Capitolo Ventuno: il Cuore di Twilight Sparkle

Hai mai guardato la luna sorgere sopra le Terre Devastate? Vorrei averti potuto donare qualcosa di altrettanto bello.”

Drago!

Un grandissimo, gigantesco, enorme drago viola, con creste verdi ed artigli ed aculei e denti molto, molto affilati ed una bocca smisurata che ci aveva appena promesso di non mangiarci.

Beh, era un inizio.

Potevo sentire le voci dei miei compagni attorno a me, ma non potevo voltare la testa. Il mio sguardo rimaneva agganciato sul drago che ci stava fissando. Non potevo muovermi. Riuscivo malapena a respirare.

“Calamity” sussurrò con urgenza Velvet. “Non sparargli!”

“Non ne avevo l’intenzione”, sibilò Calamity. “Ragazza, devi scordartelo.”

Pyrelight strillò e volò via, sbattendo le ali con lo stesso suono di un camino scoppiettante.

“Interessante”, riflettè un profondo rimbombo dall’armatura di SteelHooves.

“Direi che è una vista dannatamente più che interessante!”

“Ha detto di essere Spike” disse Steelhooves incuriosito. “Non ha detto di essere l’Osservatore.”

Lo sguardo del drago si bloccò su di me. Alzò un artiglio affilato, grande come tutto il mio corpo.

Indicandomi, Spike-il-drago-completamente-cresciuto chiese, “Sanno che posso sentirli, vero?”

***        ***        ***

“Littlepip, Velvet, Calamity... per favore, non abbiate timore.” Spike sorrise, mostrando fin troppi denti affilati. I draghi non dovrebbero sorridere mentre stanno cercando di non essere minacciosi. “Siete i benvenuti nella mia dimora. Ad una condizione”.

L’Osservatore stava stabilendo delle condizioni; questo mi avrebbe seccato, ma era casa sua. E l’Osservatore era un drago. I draghi potevano stabilire tutte le condizioni che volevano.

Mi stavo aspettando qualcosa sulla falsariga di Non rubate, mettete zoccolo o toccate il mio tesoro. Non ero preparata a vedere il drago indicare SteelHooves con un letale artiglio e dire “Quello resta fuori.”

L’Osservatore aveva un problema coi ghoul? Quello sì che mi seccava. Forse non quanto lo avrebbe fatto dopo aver incontrato Ditzy Doo e prima di aver scoperto di Codaputrida, ma mi infastidiva comunque. “Lui è con noi,” insistetti, piantando gli zoccoli per terra.

“Io soffio fuoco,” ribattè Spike, vincendo la discussione.

Mi voltai verso SteelHooves. “Ti sta bene la cosa?” A conti fatti una parte di me era pronta a dar le spalle all’Osservatore ed andare via, se SteelHooves avesse detto di no.

“Starò bene,” rispose SteelHooves. Mi sentii incredibilmente sollevata. “E comunque, non sarò da solo”. La coda corazzata di Steelhooves picchiettò sul Bandito del Cielo. Pyrelight aveva trovato rifugio all’interno e stava furtivamente sporgendo la testa da una delle finestre. Apparentemente volare nella casa del più grande predatore di tutta Equestria era stato un po’ troppo per la nostra nuova compagna piumata.

Annuii a SteelHooves per poi girarmi verso il drago. “Va bene.”

Velvet Remedy fu più formale e diplomatica, facendo un cortese inchino verso di lui. “Grazie, possente Spike, per averci accolto nella vostra dimora”, e quasi non si interruppe prima di scegliere la parola che lui stesso aveva usato.

I draghi possono arrossire? Spike sembrava di sì. Si rivolse verso l’oscurità dietro di lui. “A dirla tutta, è più una sorta di caverna. Ma l’ho sistemata perché assomigliasse il più possibile ad una casa.”

“Sono sicura che ci siete perfettamente riuscito,” lo adulò Velvet.

Spike si girò -- ci abbassammo tutti quando la sua enorme coda ci passò sopra -- e ci condusse all’interno della caverna. lo seguimmo, tutti tranne Pyrelight e SteelHooves. Il pony nella mia testa scalpitava insistentemente, deciso a scoprire perché mi era stato chiesto di lasciare all’esterno un amico.

***        ***        ***

 

Un drago? L’Osservatore era... un drago?

La soggezione ed il timore del sto-per-essere-mangiata andavano via via svanendo, e mi sorpresi a scoprire che quello che li stava sostituendo fosse la rabbia.

“È delizioso” dichiarò Velvet Remedy. “Non pensavo che la caverna di un drago potesse essere così... accogliente”. Si voltò, ammirando le cataste di gemme sparpagliate attorno ad un enorme letto circolare, affondato nel terreno. “E ci sono così tanti libri. Dovete essere un collezionista.” Lungo i muri erano disposte delle librerie, molte delle quali piene. La caverna proseguiva nell’oscurità attraverso una enorme fessura nella parete nera.

“Sono di Twilight” disse Spike con tono quasi riflessivo. Poi, con una punta di tristezza, si corresse. “Erano di Twilight.”

“Twilight Sparkle?” chiesi, cercando una conferma ai miei sospetti. Ero già sicura della risposta ancora prima che il drago annuisse. Ripensai al messaggio che Homage mi aveva fatto ascoltare, quello che Rarity aveva lasciato a Twilight Sparkle. Lei non si era rivolta a Pinkie Pie una volta esaurito lo spazio per i suoi libri. Aveva iniziato a raccoglierli qui.

Un singolo terminale era appoggiato su un piedistallo vicino al letto, un modello leggermente più sofisticato di quelli che si trovavano ovunque nelle Terre Devastate; un cavo, attaccato al retro della macchina, scivolava nelle profondità della caverna. Mi aspettavo qualcosa di molto più simile all’apparecchiatura di Homage nello STEMSA.

Il piccolo pony nella mia testa scalpitava ancora più insistentemente. Ad un certo punto, tornato il cattivo umore, chiesi francamente, “Perché ho dovuto chiedere a SteelHooves di rimanere fuori?”

“Uh... Non sei stata tu. Gliel’ho chiesto io” rispose Spike, come se avessi avuto bisogno di recuperare il filo degli eventi. “Il giorno in cui un Ranger d’Acciaio metterà zoccolo in casa mia sarà quello in cui mangerò carne in scatola!” Il minaccioso ringhio nella sua voce rese perfettamente chiaro a quale “scatola” si stesse riferendo.

Okay, Spike non aveva problemi coi ghoul. Aveva problemi con i Ranger D’Acciaio. Oppure con tutto il Ministero della Tecnologia? Per uno che passava le giornate a sintonizzarsi da una Robofatina ad un’altra era di certo un comportamento inatteso.

Velvet Remedy si stava ancora guardando attorno, esprimendo ammirazioni che il drago accoglieva prontamente. Sospettavo fosse da un po’ di tempo che qualcuno non gli faceva complimenti, anche per qualcosa di semplice come il modo in cui aveva tenuto i libri puliti dalla polvere. Lasciare sempre il campo a Velvet remedy per sapere cosa dire.

Particolarmente vero da quando avevo iniziato a sentirmi meno diplomatica. Mi morsi un labbro; ribollivo appena sotto la superfice e non riuscivo a capire perché. Mi chiesi se il mio stato d’animo non fosse dovuto a un qualche effetto collaterale a lungo termine dell’astinenza da Ment-Ali.

Oppure se non fossi semplicemente più stanca di quanto mi sembrasse. Avevo passato le ultime quattro settimane, sin da quando avevo lasciato la scuderia 2, in un continuo stato di sfinimento fisico e mentale.

Ma Homage mi aveva risollevato grazie ad un miracoloso (e multi-orgasmico) recupero. Avrei dovuto avere un controllo molto maggiore su quello che sentivo in quel momento. Distolsi lo sguardo da Spike, osservando il suo enorme letto. Sembrava comodo. Adornato di coperte e cuscini, direi che sembrava addirittura paradisiaco. Arrossii ardentemente e tremai per qualcosa che non riguardava il freddo quando il mio cervello visualizzò delle immagini mentali di cosa avrei potuto fare con Homage (o a Homage) in un letto come quello. Guardai da un’altra parte, schiarendomi la gola.

Spike interpretò la cosa come una richiesta di attenzione. “Oh, giusto. L’Opale Nera”. Allungò una zampa viola, larga più di tutto il mio corpo. “Per cortesia?”

Pony corriere al Vostro servizio, pensai amaramente mentre facevo levitare l’Opale per posarla sul suo palmo. “Perché la desideri così tanto?” chiesi. Era un drago dopotutto. Non era più capace di vedere quella memoria di quanto non fosse un pony di terra. E dubitavo che qualcuno avesse mai costruito un ricollettore adatto alle sue (attuali) dimensioni.

“Perché,” rispose semplicemente, “è stata l’ultima volta in cui le più grandi puledre di Equestria, e mie carissime amiche, furono insieme.” Con un tono sommessamente nostalgico aggiunse “Tutti noi. Nello stesso luogo, nello stesso momento. Felici.”

***        ***        ***

Twilight Sparkle. Rarity. Pinkie Pie. Applejack. Rainbow Dash. Fluttershy.

Erano, secondo le parole di Spike, le più grandi eroine di Equestria. Le puledre che incarnavano le sei più importanti virtù della loro specie. Le puledre la cui amiciza aveva il potere di cambiare il mondo.

“Come si è potuti arrivare a tutto questo?”

Fu Velvet Remedy a chiederlo, ma credo che tutti avessimo bisogno di saperlo. Spike fu lento a rispondere, e parte di quello che ci disse lo avevo già immaginato.

“Quelle pony, le mie carissime amiche, non erano certo senza i loro problemi. Hanno affrontato i loro personali fallimenti, persino quando erano giovani. Ma le loro virtù erano in grado di sormontare ogni difficoltà, e la loro amicizia forniva una forza che non avrebbero mai avuto da sole.” Spike sorrise malinconicamente. Poi quel sorriso scomparve. “Anche i migliori hanno le proprie crepe. E quando messe sotto pressione o nelle giuste circostanze, quelle crepe possono diventare spaccature. Possono distruggerti.”

“E con l’istituzione dei Ministeri, non furono mai più insieme. E rimasero sotto pressione tutto il tempo...” Spike si fermò. Poi affermò ferocemente, “Non che tutto quello che è andato storto sia da attribuire a loro! Nemmeno la maggior parte!”

Tutti noi annuimmo, ascoltando attentamente.

“Prima ci fu la guerra. Equestria la visse per oltre un decennio prima che Luna creasse i Ministeri. La guerra cambia tutto!” ci spiegò animatamente Spike. “Prima Equestria aveva prosperato in pace per oltre mille anni. Non conoscevamo la guerra. Non la comprendevamo. Forse, se ne avessimo avute alcune in passato, non avremmo fatto tutti quegli errori in una volta sola.”

La coda del drago sbattè in terra, facendo sobbalzare gemme, libri e pony.

“E poi ci furono i Ministeri. Il simbolo di tutte le buone idee e nobili intenzioni, tutte fallimentari. E non per colpa delle puledre che li ‘gestivano’.”

Velvet remedy colse nelle parole di Spike una sfumatura che io non avevo notato. “Cosa intendi dire? Non erano le Puledre dei Ministeri a supervisionarli?”

“Beh, sì. E no.” Spike si pizzicò la base del naso con due artigli, sussultando leggermente. “Come posso spiegarlo?”

Attendemmo che il drago organizzasse i suoi pensieri.

“Di tutte e sei, solo due avevano effettivamente provato a dirigere i loro Ministeri. Quelle due furono Twilight Sparkle e Rarity. le altre si limitarono più che altro a dare consigli e sperare per il meglio.” Spike cercò le parole adatte prima di trovare un’analogia per lui adeguata (ma a mio parere fu una scelta abbastanza strana).

“Pensate ai Ministeri come a delle sarte. Tutte hanno le proprie idee su come realizzare un bel vestito, ma sono limitate dalle sporadiche richieste dei clienti -- in questo caso le mie amiche, le puledre che furono incaricate di dirigerli -- persino quando questi non hanno la benché minima conoscenza dell’arte della sartoria. Non importa quanto buono possa sembrare un suggerimento, o quanto incredibilmente abili possano essere le sarte, il risultato può avere comunque un design spaventoso.”

Calamity lo interruppe “Esatto. Specialmente se stai parlando di qualcosa più tipo un comitato di sarte, tutte in competizione per far prevalere il proprio punto di vista.” Spike concordò.

“Le democrazie tendono sempre ad incasinare tutto,” disse Calamity con decisa amarezza. “L’unico caso in cui possono agire come un unico è quando si sentono minacciate.”

Guardai il mio compagno dal manto color ruggine, chiedendomi: da dove è saltato fuori questo? Oh... ma certo. Improvvisamente fui molto contenta di non sapere nulla di più riguardo alle politiche dei pegasi.

***        ***        ***

“Io non capisco, commentò Calamity. “Perché nasconderti qui dentro? Non credo ci sia qualcosa da cui un drago si debba nascondere.” Piegò la testa pensieroso, “Voglio dire, tranne da unUrsa Major veramente arrabbiata, forse.

E fu lì che compresi perché fossi furiosa. Le sue parole furono come un terremoto, che aprì una crepa di motivazioni alla rabbia che ribolliva sotto la superfice. La mia risposta fu naturale: esplosi.

“Tutto questo tempo, sei stato un drago! UN DRAGO! Tutto. Questo. Tempo!

Spike mi guardò, sorpreso.

“Uh, Littlepip, avvertì Calamity. “Per favore, non agitare il drago davvero grande.

Puntai gli zoccoli, ora fumante. “Hai idea di tutto il bene che avresti potuto fare? Quante vite avresti potuto salvare? Nella mia furia mi ritrovai ad avanzare verso il drago. Avrei voluto mettermi uno zoccolo in faccia per l’assurdità delle mie azioni, se non fossi stata accecata dalla giusta rabbia. Spike indietreggiò da me, spinto unicamente dall’assurdità del tutto.

“Non dirmi che non te ne importa, sputai. “Io so che ti importa! Sei rimasto ad osservare. Perché non esci di qui per fare qualcosa! Le Terre Devastate d’Equestria hanno bisogno di uno come te!”

Spike guardò scioccato, ma insistette, “Ho le mie ragioni.”

“Ragioni?!” attaccai, “Paura di insanguinarti gli artigli? Cazzo, i Razziatori di Ponyville non avrebbero potuto nemmeno scalfire le tue scaglie! Ma no, tu hai pensato di mandare una piccola giumenta fresca di Scuderia, virtualmente senza alcuna esperienza di combattimento, dentro una fossa di Razziatori dove molto probabilmente sarebbe rimasta uccisa, invece di riuscire a salvare qualche pony.” Stavo sbuffando. La mia criniera e la coda erano in disordine. Una parte di me seriamente voleva lanciarsi contro l’Osservatore. Forse il mio corno, con tutta la mia telecinesi concentrata in esso, sarebbe stato in grado di dargli un colpo che avrebbe potuto sentire.

“Littlepip…”

Quali ragioni? Cosa poteva essere più importante!?”

Stavo urlando al drago. Tutte le volte che avevo messo la mia vita in pericolo per salvare quella di altri, e chi che mi aveva messo su quel cammino era un drago quasi-invulnerabile che non si era preso la briga di uscire di casa? Cosa, hai bisogno di lucidare le gemme? Contarle? Magari fare un pisolino?”

Spike si ritrasse. Vedere questo era come gettare benzina sul fuoco, aprii la bocca e mi lasciai sfuggire un fuoco di ira che non credevo di possedere dentro di me.

Basta!” tuonò Spike, finalmente apparendo come un vero drago. Feci una smorfia, ricordandomi improvvisamente che io ero piccola e probabilmente gustosa. La singola parola mi zittì.

Il drago si allontanò da me, guardando verso i miei amici. Avete fiducia in Littlepip?”

Eggià!” disse Calamity senza esitazione.

Si, ce l’ho,” intervenne Velvet Remedy. Sentii una fitta, sapendo che avrei esitato se i nostri posti fossero stati invertiti. Anche se l’avevo perdonata continuavo a sentire il dolore per il suo tradimento, non importava quanto benintenzionato e benefico fosse stato quel che aveva fatto.

D’accordo. Allora spiegherò le mie ragioni a Littlepip. Ma solo a Littlepip. E solo con la promessa che lei non lo dica a nessuno. Nemmeno a voi.”

Perché?” chiese cordialmente Velvet Remedy. Avrei voluto avere la risposta.

Spike si accigliò profondamente. Avete visto le sfere della memoria. Sapete che ci sono pony che possono strapparvi via un pensiero con l’uso della magia. La cosiddetta Dea che comanda gli Alicorni è telepatica. E, attraverso di lei, lo sono anche loro.”

Rimasi scioccata alla visione degli Alicorni come terminali che fanno capo ad un maneframe. Mandando e ricevendo messaggi da e verso di esso. Era questo il modo con cui sapevano che qualcuna di loro era morta -- la loro Dea osservava la loro fine attraverso la mente dell’Alicorno e mandava la conoscenza a tutte le restanti.

Meno conoscete, minori sono le possibilità che qualcuno riesca a strapparvi questa conoscenza e usarla contro di voi…” Fece una pausa prima di concludere con “me.”

Mi accigliai. Se la ragione dell’Osservatore per essere diventato Osservatore era questa, allora Spike stava correndo un grosso rischio anche solo a confidarmelo. Il mio sfogo non poteva essere la sola causa della rottura di un silenzio durato duecento anni.

O era stata l’occasione? Nuovamente ebbi l’impressione che, nel suo esilio volontario, il drago si sentisse disperatamente solo.

D’altro zoccolo, Spike poteva anche solo essere pieno di merdate. Va bene,” confermai. Accetterò questa condizionema solo se le tue ragioni saranno buone!”

Spike ci ripensò su prima di sembrare disposto ad accettare. Guardò Calamity e Velvet Remedy. E la parola di LittlePip che le mie ragioni siano ‘buone’ sarà sufficente per voi due, senza mai sapere quali siano?”

Oh si,” Disse Calamity, agrottando la fronte. Io mi fido del giudizio di Littlepip. Se lei dice che c’è un buon motivo per lasciare il resto del gruppo fuori, è abbastanza per me.”

Velvet Remedy annuì. “Ovviamente.”

Allora seguimi, Littlepip. Ho qualcosa da mostrarti.” L’enorme drago viola si voltò e si diresse dentro la caverna, passando attraverso la fessura sul muro.

Diedi a Calamity e Velvet Remedy un’ultima occhiata e gli trottai dietro, avendo quasi bisogno di galoppare per tenere il passo.

***        ***        ***

“Cosa sto guardando?” chiesi per la seconda volta in vita mia.

Avevamo camminato fino al centro del picco della montagna -- avevo presto compreso che stavamo seguendo il cavo dal terminale di Spike -- e ora ero ferma in una grande camera, larga abbastanza perché il drago potesse muoversi con facilità.

Lungo i muri c’erano dei maneframe, mezza dozzina, con gemme che pulsavano di energia magica. Sembravano tutti dormienti tranne il più vicino, che emetteva un bip continuo. Al centro della stanza, come fosse una gigantesca stalagmite di magia e acciaio, si ergevano una colonna affusolata di un super-maneframe che faceva sembrare l’apparecchiatura di DJ Pon3 del tutto antiquata. Cavi isolati e massicci correvano dalle cime dei maneframe, per alzarsi lungo la stanza a collegarsi alla colonna ad un’altezza ben superiore alla testa di Spike.

La stanza era un camino. Guardando al soffitto potevo vedere molto in alto, sopra di noi, un rozzo cerchio che si apriva sul cielo notturno scintillante di stelle. Il super-maneframe era puntato verso quel buco come una colossale bacchetta magica.

“Un Maneframe Crusader,” rispose Spike.

Il maneframe tecnoarcano definitivo. Così potente da poter pensare autonomamente. Poteva anche conservare l’impronta della mente di un pony. Ne erano stati costruti solo tre, ricordai. Uno installato nella Scuderia Ventinove, uno riservato al Ministero dell’Epicità. E questo... questo... era qui.


Una piattaforma si aggettava dalla base del Crusader come una stella a sei punte e ogni vertice terminava in un piedistallo. Su ogni piedistallo riposava un delicato cuscino su cui poggiava un singolo gioiello. Il più vicino a me era una bellissima tiara. Vedevo chiaramente che gli altri erano collane.

“Sei...” guardai Spike, improvvisamente le mie ipotesi erano in dubbio. “È questo l’Osservatore?”

Spike rise. “No, sono io l’Osservatore. Questo è un Mainframe Crusader. Uno molto speciale.”

“Che cosa fa?” chiesi, mentre la mia curiosità superava la rabbia. “A parte permetterti di accedere alle robofatine e spiare i pony.” Qualcosa di tanto incredibile non poteva essere qui per uno scopo così... semplice.

“Al momento, nulla,” mi disse Spike. Sentivo il piccolo pony nella mia testa urlare dalla delusione. “Sta aspettando.”

“Aspettando cosa?”

“Aspettando chi.”

Guardai Spike, senza parole.

Spike sembrò prepararsi e prendere coraggio. Sentivo che il tuffo che stava per affrontare lo spaventava. “Questo è il più grande e più importante progetto di Twilight Sparkle. Ci ha messo tutto il suo cuore. Era molto più importante di qualsiasi altra cosa per lei...”

Spike si perse, guardandomi come ad implorarmi di capire il significato che avevano le sue parole. Annuii, aspettando che continuasse. Stavo trattenendo il mio giudizio, ma ero già convinta che le “ragioni” di Spike erano, se non abbastanza per me o altri pony, di vitale importanza per lui.

“Ha fatto costruire questo Crusader e ci ha lavorato con tutta se stessa in ogni momento libero che abbia avuto. Per creare un mainframe che potesse lanciare un incantesimo molto speciale...”

Sbattei le palpebre, a bocca aperta. “Cosa? Tutto questo...” agitai uno zoccolo, “Solo per lanciare un incantesimo?”

Spike mi fissò e io chiusi la bocca. “Non un semplice incantesimo. Un megaincantesimo. Uno più potente e complicato di qualsiasi altro megaincantesimo mai progettato. Twilight Sparkle non sarebbe stata capace di lanciarlo -- il pony dotato del più grande potere magico nato in un millennio -- e lo ha creato. Giardini d’Equestria era perfino oltre a quello che Celestia o Luna potevano sperare di lanciare.”

“Giardini d’Equestria?”

“Si,” rispose Spike. “un singolo incantesimo, potenziato dagli Elementi dell’Armonia, calcolato e lanciato da un Maneframe Crusader migliorato magicamente. Un singolo incantesimo che avrebbe esteso il suo effetto sull’intera Equestria, purificandola dalla radiazione e dalla contaminazione, ripristinando il bellissimo paradiso che era un tempo, prima che i megaincantesimi l’alterassero e la avvelanessero.”

Oh. Mie. Dee.

Lo fissai, ad occhi aperti, non riuscivo a crederci per quanto potessi essere certa che fosse tutto vero. Un incantesimo. Un singolo incantesimo che poteva aggiustare... beh, non tutto, ma avrebbe guarito l’anima del nostro paese mortalmente ferito.

“Ma allora perché...” chiesi piano, con un dolore che mi nasceva dentro. Una bella, ripristinata Equestria... “Perché non é stato lanciato?”

Spike parlò con una tristezza quasi infinita. “Perché i pony che possono usare gli Elementi dell’Armonia sono morti.”

***        ***        ***

Mi mossi attorno al Crusader, guardando ogni Elemento dell’Armonia, uno per volta. Mi fermai quando raggiunsi la collana con la gemma a forma di palloncino.

Sono andata alla rimpatriata a casa di Spike e l’ho portata proprio come hai chiesto. Tutti i miei amici erano lì tranne te…

“Twilight Sparkle ti ha affidato l’Elemento della Magia, vero?”

“Mi ha affidato tutto questo,” rispose Spike. “Non posso andare via. Se una banda di razziatori dovesse farsi strada fino a qui mentre sono via... o peggio, una squadra di Ranger d’Acciaio...”

Non ci fu bisogno di dire altro.

“Non posso correre il rischio che qualcuno danneggi o distrugga tutto questo,” disse comunque Spike. “Io devo restare qui. Fare la guardia. Finché non trovo i pony giusti.”

Mi sedetti vicino alla piedistallo della Risata, con gli occhi umidi. Le crude emozioni che si agitavano in me per quello che avevo visto e sentito erano troppe.

“Per quasi duecento anni,” Spike ammise cupo, “ho cercato pony che sembrassero virtuosi. Aiutandoli. Mettendoli sulla strada per trovare altri come loro. Tutto con la speranza di trovare un giorno i sei pony giusti. Magia. Gentilezza. Risata. Generosità. Onestà. E... Lealtà.”

Mi si spezzò il cuore per il drago. “Tutto il tempo?”

Fece una secca risata dolorosa. “Non potresti credere quanto sia difficile per un pony anche solo trovare cinque amici tra i maledetti orrori delle terre devastate.” Guardò in basso, con la comprensione negli occhi[1]. “Beh, in realtà tu lo sai.”

“Devono essere sei?” Chiesi.

“In tutta la storia d’Equestria, c’è stata una sola pony capace di portare più di un elemento (credimi, ho letto molti libri sull’argomento). E quel pony era Celestia. Ha usato tutto il potere degli Elementi dell’Armonia per bandire il mostro che sua sorella era diventata. Solo con il potere degli Elementi si poteva lanciare un incantesimo tanto forte. E solo Celestia era capace di usarli tutti.”

“Ma allora... perché non ha--?” Un pensiero mi colpì all’improvviso. “Parlando di questo, perché non ha semplicemente mandato tutte le dannate zebre sulla luna?”

“Perché anche lei è morta,” mi informò Spike secco. “E anche se non lo fosse stata, non avrebbe potuto usarli più. Non erano più al suo servizio.”


F
issai il piedistallo più vicino. La tiara, mi aveva precedentemente informato Spike, era l’Elemento della Magia. Mi trovai a ricordarmi quanto pateticamente non-magica fossi. Pur con tutto il potere grezzo a cui avevo imparato ad accedere, ero davvero una pony capace di un solo trucco.

Una triste conclusione si stava affacciando alla mia mente.

“Non... non siamo noi, vero?” guardai attorno verso piedistalli, e poi di nuovo Spike. “Neanche noi siamo il giusto gruppo di amici. Non possiamo ripristinare Equestria.” Sentii il mio cuore lacerarsi. “Stai ancora cercando.”

Spike annuì dispiaciuto. “No, non lo siete.” Tentò un’altra risata. “Non sentirti in colpa però. Sei una pony eccezionale, con amici eccezionali. Non ho dubbi che farete un gran bene alle Terre Devastate d’Equestria. Solo non è il vostro destino curarle.”

Una bella, verde Equestria in salute... piena di vita... ad un solo incantesimo di distanza. E io ero... inadeguata. Non mi ero mai sentita più inutile.

“Ehi,” mi rimproverò Spike, leggendomi in viso. “Non è colpa tua. Cavolo, immagino quanto sia duro trovare un pony con la virtù della risata nelle Terre Devastate d’Equestria.”

Pensai a Ditzy Doo e sentii una scintilla di speranza. Noi potevamo non essere i pony adeguati. Ma forse avrei potuto mettere Spike sulla giusta via per trovare quelli che lo erano. “Forse so chi stai cercando.”

***        ***        ***

Giurai che non avrei mai detto una parola riguardo a quello che Spike mi aveva mostrato. Quasi rimpiangevo che l’avesse fatto. Se il nemico avesse saputo di quello che stava proteggendo in questo luogo sarebbe stata la rovina della più grande speranza per Equestria. Era un segreto gravoso persino per un drago. E io ero solo una pony, molto piccola.

Lungo la via del ritorno notai qualcosa che Spike fino ad allora mi aveva involontariamente impedito di vedere. Appesa in alto sul muro c’era una teca di vetro. All’interno, sei statuette. Le conoscevo bene. Ne avevo già quattro mie.

Non riuscivo a vederle bene, men che meno a leggere le loro iscrizioni, senza farmi fluttuare fin da loro. Pensai che sarebbe stato inappropriato.

“Che cosa gli è successo?” chiesi d’un tratto. Spike si fermò, guardando verso di me per poi guidare il mio sguardo su fino alla teca.

“Voglio dire, so cos’è successo a Pinkie Pie. Ma alle altre?”

Le mandibole di Spike si strinsero in una maniera inquietante. “Non lo so.”

“Tu...non lo sai? Cioè, tu c’eri, giusto?”

“Non. Lo. So.” ripetè, con un tono minaccioso.

Feci un passo indietro e deglutii sospettando di aver oltrepassato un limite, e aver probabilmente distrutto qualsiasi tipo di legame che poteva essere sorto nella camera dietro di noi. Rivolsi lo sguardo al pavimento. “Oh.... Certo.... tu eri qui.

La voce del drago esplose con rabbia, auto-incriminazione e rimorso: “Io stavo dormendo!”

Ancora una volta, mi ritrovai a fissare il drago. L’enorme e possente drago viola che aveva in qualche modo dormito durante tutto l’apocalisse.

“Avevo solo bisogno di fare un sonnellino! Pensai che se fosse successo qualcosa di importante qualcuno mi avrebbe svegliato” urlò Spike con una voce ricolma di tanto disprezzo di sé da far sembrare il mio piccolo e trascurabile. “Avrei dovuto esserci! Avrei dovuto essere con lei! Era la mia amica più cara! Non avrebbe dovuto morire da sola! E invece, Io stavo dormendo!”

“Mi... mi dispiace molto,” dissi con voce tremolante. Appoggiai uno zoccolo sulle sue scaglie in un timido tentativo di confortarlo. Era troppo grande per un abbraccio.

Spike stette lì, immobile, perso nell’oceano dei suoi rimpianti. Non pianse. Sospettavo che tutte le lacrime per questo dolore fossero state versato almeno un secolo fa. Così piansi per lui.

Lo capii. Questa montagna era nel mezzo del nulla. A giorni di viaggio da ogni forma di civiltà. Sarebbe stato quasi impossibile persino per i rimbombi dei MegaIncantesimi arrivare così lontano, facilmente confondibili con dei tuoni. I lampi di luce avrebbero potuto entrare nella caverna... ma dopo il primo attacco i pegasi avevano coperto il cielo.

Quando Spike si era addormentato tutte le sue amiche erano ancora vive. Equestria stava combattendo il periodo più oscuro della sua storia, ma c’era la speranza che ne potesse uscire. Quando si svegliò, Equestria era andata. Le sue amiche erano morte. Il cielo era oscurato dalle nuvole e la terra sottostante non era altro che una zona devastata e pericolosa.

Mi chiesi come fosse mai stato in grado di dormire di nuovo.

***        ***        ***

“Voglio solo che ricordi,” mi disse Spike mentre ci avvicinavamo alla stanza principale della sua ‘casa’, “che i Giardini di Equestria sono il vero dono che Twilight Sparkle ha fatto a tutti noi.”

La sua voce assunse un tono un po’ più duro. ”So che durante il tuo viaggiare, mettendo il naso in luoghi e memorie, sentirai e scoprirai cose sulla mia Twi. Ma questo... Quello che hai visto prima... Quello è il vero cuore di Twilight Sparkle.”

“Non lo dimenticherò,” promisi.

“E ricorda, questo è il tuo segreto ora. E il mio piccolo cedimento di prima? È un segreto anche quello. Tu dì anche solo una parola, e io ti mangerò,” disse Spike con tono cupo. Poi accennò un sorriso, “O, per altro, se fai una qualsiasi battuta riguardo a un ragazzo troppo cresciuto che gioca con le bambole.”

Calamity e Velvet Remedy alzarono lo sguardo verso di noi appena fummo di ritorno. Dall’espressione di Velvet aveva potuto capire che avessi pianto. “È una buona ragione,” risposi semplicemente.

Annuirono entrambi, col chiaro intento di accettare la cosa.

Un silenzio imbarazzato cadde sulla stanza.

Calamity lanciava occhiate nervose verso l’entrata. Da qualche parte la fuori c’erano gli altri pegasi, un’intera civiltà che una volta era stata la sua casa. Per la sua famiglia e i suoi amici ora era un Dashita. Un traditore. Stava pensando a loro? Gli mancavano? O era preoccupato per cosa la sua gente avrebbe fatto, non a lui ma ai suoi amici, se ci avessero trovato quassù?

Velvet Remedy giocherellava con le sue cassette da trasporto -- kit medici che erano stati decisamente troppo utili per ricucire le ferite inflitte dalla violenza. La pony cantante e aspirante medica, una pacifista per natura per cui il pensiero di ferire un altro pony era aberrante, ora portava tre armi, una delle quali era un fucile da combattimento. Aveva smesso di parlarci come se fossimo capaci di cose orribili perché ora sapeva di cosa eravamo capaci. Si era invece ritirata in un mondo di fantasia che era un campo minato più di quanto potesse sospettare.

Spike…

Potevo quasi sentire il dolore che ognuno stava nascondendo.

“Raccontaci di loro,” dissi, rompendo il silenzio. Tutti si girarono verso di me.

“Twilight Sparkle, Rainbow Dash, Fluttershy e le altre. Tu le conoscevi, Spike. Raccontaci di com’erano quando erano più giovani.” Quando erano felici. Raccontaci dei bei tempi, Spike. Ognuno qui aveva bisogno di sentirne raccontare. Incluso, se non specialmente, tu.

***        ***        ***

“Aspetta, aspetta, aspetta...” boccheggiai. “Li costrinse a lasciarla andare piagnucolando?”

Calamity stava ridendo, “E a rinunciare a tutti i loro gioielli per farla andare?”

Spike annuì, con un grosso sorriso sulla faccia del drago.

“Questa me la devo ricordare,” disse Velvet Remedy con una pericolosa morbidezza.

“Grande, Spike,” mormorò Calamity. “Ci hai dannato tutti.”

Battei gli zoccoli sul pavimento della caverna in applauso. “Raccontacene un’altra!”

Era bello. Calamity si era rallegrato incommensurabilmente al racconto di come Rainbow Dash si era posta contro i suoi amici in favore dei bufali. Velvet Remedy aveva virtualmente fan-gasmato per le cure di Fluttershy a una fenice malata. E potevo dire che parlare di tutte loro, specialmente di Twilight Sparkle, stava facendo un mondo di bene a Spike.

Aprii la mia bisaccia, tirando fuori una Sparkle-Cola per ognuno di noi. Una delle bottiglie si era impuntata contro l’audioregistratore che avevo trovato sul picco, costringendomi a muoverla per liberarla. Una parte di me si sentiva in colpa per il fatto che SteelHooves non potesse essere qui con noi a condividere questi ricordi. Ma avevo compreso fin troppo bene perché Spike non voleva un cavaliere del Ministero della Tecnologia a curiosare in giro nella sua tana. Cercai invece di ricordare le storie, così da poterle poi condividere con lui.

“Okay, eccone un’altra. Questa è la storia della prima Chiusura dell’Inverno di Twilight Sparkle.”

“Cos’è una Chiusura dell’Inverno?” chiese Calamity, aprendo la Sparkle-Cola che gli avevo passato. Il liquido al gusto di carota gli schiumò in faccia. Mi lanciò un’occhiataccia.

“Oh, andiamo,” ridacchiai. “Te la dovevo per quella del Ministero dell’Epicità!”

Finì di bere, e poi rise. Velvet remedy levitò un panno verso di lui per asciugarsi la faccia.

 

Spike ci guardava divertito, aspettando che Calamity si asciugasse prima di rispondere. “Beh, era quando i pony di Ponyville pulivano via l’inverno in modo che la primavera potesse cominciare correttamente.” Mentre ci guardava potevo vederlo rendersi conto che non avevamo la benché minima idea di cosa stesse dicendo. Due di noi venivano da una Scuderia e non avevano esperienze di inverni passati. Calamity era stato un esiliato abbastanza a lungo da aver visto qualche inverno, ma solo del tipo selvaggio che si chiude da solo. I pegasi avevano smesso da tempo di facilitare il cambio di stagione.


“Beh, normalmente in Equestria una stagione veniva aiutata a chiudersi correttamente con la magia. Ma Ponyville era stata fondata da pony di terra, ed era tradizione aiutare la chiusura dell’inverno alla maniera dei pony di terra. Senza magia.”

“Ma c’erano anche unicorni e pegasi che vivevano lì,” chiese Velvet Remedy. “Allora perché non usavano la magia?”


S
pike annuì. “Anche io pensavo fosse sciocco la prima volta. La prima mezza dozzina di volte, in effetti. È stato quando visitai Fillydelphia che capii.”


“Capito cosa?” chiesi.


“Beh, è più difficile per i pony di terra,” spiegò Spike. “Loro non hanno la magia. Non hanno le ali. Il più delle volte devono lavorare tre volte tanto per fare metà del lavoro. Ma lo faranno, senza lamentarsi. Non troverai pony fieri e testardi come i pony di terra.”

Presi le parole di Spike come caso generale, anche se mi domandavo quanto fossero valide per il nostro amico ricoperto di acciaio.


“Certo, i pony di terra sono eccezionalmente innovativi. Aspetta di sentire la storia di quando Pinkie Pie inseguì Rainbow Dash e un grifone con una pazza macchina volante! Sono sempre alla ricerca di un modo più semplice per fare il lavoro. Questo è il motivo per cui i pony di terra sono sempre stati quelli che spingevano il progresso tecnologico. Equestria probabilmente non avrebbe nemmeno scoperto la ruota se non fosse stato per pony di terra.”


“E ci credo,” concordò Calamity. “Beh, la parte sulla ruota. Non credo che un pony di terra potesse tenere il passo con Rainbow Dash.”


Sorrisi a quell’affermazione.

Spike torn
ò alla sua storia. “È cominciato tutto con Twilight che mi svegliò mooooooolto presto e ti avevo detto che non sei benvenuto qui!


Mi volta
i, immaginando che SteelHooves fosse entrato nella caverna. Forse aveva sentito le nostre voci e voleva dire qualcosa riguardo i pony di terra. Sarebbe stato adeguato all’etichetta di fiero e testardo.


SteelHooves arretrava nella caverna.


Male.

“Perdonate l’intrusione” disse il Ranger D’Acciaio. “Ma avete altra compagnia. Friggimi se devi, ma forse vorresti prima vedertela con loro.”


La
voce di Calamity era quasi un ruggito quando disse: “Loro?”

Quattro pegasi completamente
ricoperti dalla nera armatura da incubo dell’Enclave volarono nella stanza atterrando di fronte a noi.

Spike reagì prontamente. Il drago viola dalle creste verdi si alzò in tutta la sua altezza, eruttando fiamme e aprendo le sue ali. “NON SIETE BENVENUTI QUI!”


Tennero la posizione, ma due di loro arretrarono della lunghezza di un pony.

“Sembra che tu abbia altri ospiti,” disse disinvolto il capo dei pegasi dell’Enclave .


“Loro sono qui su mio invito. Voi. Non. Lo. Siete!”

Il capo dei pegasi allargò gli zoccoli in un gesto incurante. “Vogliamo solo essere sicuri che trovino in sicurezza la loro strada sotto le nubi,” disse in tono amabile.

“Penso che ce la troviamo da soli la strada.” Calamity si era abbassato in posizione da combattimento. Calciò la maniglia sotto il morso della sua sella da battaglia -- una levetta che non c’era prima della Tenpony Tower; sentii dentro la bardatura lo scatto di munizioni che venivano cambiate. Ero certo fosse passato ai proiettili perforanti.


Non sparare,” sibilò Velvet Remedy a Calamity, “lascia prima provare la diplomazia.”


“Ma chi abbiamo qui!” disse fischiando una delle femmine dell’Enclave. “Abbiamo trovato un Dashita!”

“Non un semplice Dashita,” disse uno dei maschi vestito di nero. “Quello è Deadshot Calamity.”


“Merda!” sentii mormorare Calamity sottovoce.

Il capo pegaso spostò lo sguardo dal mio amico a quello che lo aveva identificato. “Sicuro?”


“Oh si. Il vincitore per quattro anni di fila di Miglior Giovane Tiratore? Non dimentichi il pony che ti ha battuto.”

“Gutshot?” bisbigliò Calamity, spalancando gli occhi.


Il visore composto del leader si voltò verso Calamity, bloccandolo col suo luccicante sguardo color fuoco. “Bene bene, sarò decorato ufficiale militare per avere ucciso un traditore omicida...” Le gemme sulle armi ad antenna della sua bardatura da battaglia cominciarono a colorarsi di un feroce giallo-arancio simile al visore.


“Scusa, drago, ma questo cambia le cose.”

Spike non la pensava allo stesso modo. “Andate. Finché vi lascio andare.” Il drago cominciava ad essere impaziente.

“Sembri dimenticare chi è in comando qui, drago,” disse il capo, ancora con un tono gentile. “Ora ce ne andremo, come segno di buona volontà. Ma prenderemo questo criminale in custodia.” Puntò uno zoccolo verso Calamity.

“Sembri dimenticare chi è buono e saporito col ketchup.”

“Ehi, ascolta...” disse la giumenta nella sinistra e nera armatura potenziata magicamente al drago, “Guarda, drago... signore. La ricompensa per la testa di questo tizio vale un bel bottino di gemme. Molto più saporite di qualsiasi pony. Sa che le dico? Ce lo lascia prendere e la ricompensa è sua.”


S
pike si fermò. Sbattè le palpebre. “Gemme?”


Oh no
... non lo farebbe. Non dopo tutto quello che aveva detto riguardo agli amici, specialmente i suoi amici...

La pegaso annuì. “Un mucchio di gemme!”

“Un mucchio di gemme?”


“Già!”

Spike piegò la testa da un lato, come se stesse ascoltando una voce che non potevamo sentire. “Avete fatto irruzione in casa mia, avete provato a corrompermi con delle gemme, chiedendomi di tradire un mio ospite in vostro favore... ospite che avete chiamato come una pony che non solo era una mia cara amica, ma anche portatrice dell’Elemento della Lealtà?”

“Uh... sì?” Alla giumenta dell’Enclave sembrava non piacere la direzione che stava prendendo la discussione. Io, d’altro zoccolo, provavo un senso di sollievo. Mi consentii di abbozzare un sorriso.


Spike lanciò in avanti un artiglio e lo lasciò cadere sulla sua schiena, schiacciandola a terra. Si chinò molto, molto vicino alla giumenta e usò un altro artiglio per alzare il suo visore così che si guardassero negli occhi.

Spike sputò un getto di fiamme nell’armatura magica attraverso il visore aperto, dando fuoco alla giumenta dell’Enclave dentro la sua armatura sigillata. Urlò e si agitò per un interminabile secondo o due prima di morire. Vene di fumo uscivano dal suo carapace insettoide di metallo.

Sentìì Calamity trattenere un suono strangolato mentre io avevo conati di vomito per l’odore. Pensai che non avrei mangiato carne cotta per un bel po’.

“Oh Dee...” gemette Velvet Remedy.

Spike alzò un’altra volta l’artiglio. Gli altri Pegasi dell’Enclave sparirono nella notte.

“Bene. Questo porterà dei guai.”

***        ***        ***

“Dovremmo restare. Dovremmo aiutare”

“Non sono proprio entusiasta all’idea di mettermi a sparare a qualcuno della mia razza. Ma farò ciò che devo per mettere le cose a posto.”

Spike scosse la testa. “No. È meglio che nessuno di voi sia qui quando ritorneranno. Una volta appurato che il loro premio non c’è più saranno meno incentivati a insistere.”

Mi voltai preoccupata verso Spike. “E se... controllano più a fondo?”

“Non gli concederò quell’opzione.”

SteelHooves, immobile sull’entrata della caverna, suggerì, “Se c’è qualcosa che non vuoi che loro scoprano, allora dovremo essere sicuri che
sappiano che ci troviamo altrove.” Si rivolse a Calamity. “Dovremmo rimanere sopra le nuvole per un po’.”

Calamity annuì. “Farci vedere in un qualsiasi posto che non sia qui.” Guardò verso di me, “Che ne dici? Torniamo verso Nuova Appleloosa, scendiamo e giriamo verso la Giunzione R-7 dopo essere stati avvistati?”

“Ci darebbe la possibilità di alleggerire il carico,” aggiunse Velvet remedy con tono di approvazione. “E di costruire il bancone da lavoro per Calamity.”

Annuii. Era deciso. Avremmo attirato l’attenzione dei pegasi lontano dalla caverna di Spike. Speravo solo che non iniziassero a spararci. Anche se fossimo andati a fuoco in un’esplosione di gloria, sarebbe stato comunque giusto pur di tenere al sicuro i
Giardini di Equestria.

“Prima di partire,” disse Velvet Remedy a Spike, “avrei una domanda a cui forse potresti essere in grado di rispondere.” Il cuore mi si fermò per un attimo. Ti prego, pregai in silenzio, fa che non riguardi Fluttershy!

“Certo,” disse Spike gentilmente.

“Cosa sono quelle torri?” chiese Velvet, con mio grande sollievo. “Quelle alte, snelle e bianche? Mentre volavamo qui ne abbiamo viste alcune. Sono le uniche cose che abbia visto alte come questa montagna, e sono sicuramente state costruite dai pony.”

“Erano parte del Progetto Singolo Pony,” rispose Spike, parlando simultaneamente con calamity.

“Sono il Progetto Sostenibilità Pegasi,” aveva affermato Calamity. Lui e Spike si guardarono l’un l’altro.

Arci, super, d’accordo. “Il Progetto Singolo Pony?” chiesi. Calamity parve urtato dal fatto che non mi fossi interessata prima alla sua versione. “Lo avevi menzionato anche prima. Che tipo di progetto è?”

Spike aprì la bocca per poi bloccarsi. Alzò un artiglio, poi si fermò. Alla fine, confessò, “A dire il vero, non ne ho idea. Ho passato tutto il mio tempo con Twilight. Non so bene in cosa fossero impegnati gli altri Ministeri. Tutto quello che posso dire è che fu chiamato Progetto Singolo Pony, che fu un’idea di Rainbow Dash e che fu l’unica cosa che il Ministero dell’Epicità fece effettivamente.”

“L’unica cosa ufficiale,” si interpose SteelHooves.

Ora mi ero voltata verso Calamity, “Il Progetto Sostenibilità Pegasi?”

“Beh, non posso dire con certezza che non fosse il Progetto Singolo Pony per certi punti...” ammise Calamity basandosi su quel che aveva detto il drago. “Mi era stato spiegato in altra maniera, ma non è come per dire che non ho ragioni di dubitare di nulla solo perché la Grande Enclave dei pegasi afferma che è vero.”

Velvet Remedy parve soffrire abbastanza
per l’incredibile scempio della corretta grammatica.

“E visto che fu Rainbow Dash a proporre questa idea dubito fortemente che avrebbe progettato quelle torri perché fossero adibite all’uso che hanno ora. Perché adesso vengono utilizzate per assicurarsi di tenere i pegasi isolati da tutto il resto.”

“Come?”

Calamity si voltò verso Velvet Remedy. “Ricordi quando mi avevi chiesto cosa mangiavamo lassù, e io avevo scherzato sul ‘coltivare le nuvole’?”

Velvet Remedy annuì. “Ricordo di aver detto che avrei aspettato in seguito una risposta decente.”

“Sì, beh, ora l’avrai,” disse Calamity. “Non so per cosa quelle torri fossero state inizialmente create. Ma so a quale scopo le ha riadattate l’Enclave. Ed è quello di incantare le nuvole per miglia attorno a loro in modo che possiamo far crescere il grano anche su in cielo.”

Fischiai per la sorpresa. Da qualche parte, all’esterno, Pyrelight fischiò in risposta.

Aveva senso. Non importava a cosa il Progetto Singolo Pony fosse rivolto, le torri adesso erano utilizzate per adattarsi agli scopi dei pony sopravvissuti. I pegasi le usavano in alto per l’agricoltura celeste. Homage se ne serviva in basso per trasmettere la musica e i messaggi di DJ Pon3 in tutte le Terre Devastate di Equestria (“portando la verità, non importa quanto faccia male!”). E Occhiorosso ne utilizzava una per Solo-Le-Dee-Sanno-Cosa.

I miei pensieri scivolarono verso Homage.

Non avevo detto a Homage dell’inganno di SteelHooves. Aveva usato la trasmissione radio di DJ Pon3 per diffondere la sua menzogna su Capo StellaTriste (mi chiesi come era riuscito un pony come SteelHooves a incastrarsi in una relazione romantica con la puledra rappresentate l’Elemento dell’Onestà). Mi aspettavo che Homage l’avrebbe presa come un’offesa personale. Non volevo essere la portatrice di un messaggio che le avrebbe causato dolore. Ma non tenevo la bocca chiusa solo perché non volevo farla arrabbiare.

Forse avrebbe sentito il desiderio di rivelare ciò che le avrei detto, anche senza alcuna prova offerta da parte mia. Ma quale sarebbe stato il vantaggio?

Più probabilmente sospettavo che avrebbe preferito non far trapelare la cosa. Così come per i miei problemi di dipendenza, o per la sua vera identità, a volte i segreti devono stare al loro posto. Homage lo capiva. Quel meraviglioso unicorno aveva più integrità personale di qualsiasi altro pony avessi incontrato fino ad allora e non potevo sopportare l’idea di poterla mettere in una situazione moralmente scomoda. Non dopo Monterey Jack, in particolar modo.

Fui scosso dai miei pensieri dal tocco dello zoccolo di Velvet Remedy. “Ancora tra noi, Littlepip?”

Annuii. Gli altri si stavano già radunando attorno al
Bandito del Cielo. Era ora di andarsene. Volevamo essere in viaggio prima del ritorno dell’Enclave dei Pegasi.

Trottai verso l’entrata della caverna e mi voltai verso Spike. “Penso... sia tutto, giusto?” L’Osservatore mi aveva aiutato; senza di lui forse non sarei sopravvissuta. Mi aveva spinto a trovare uno scopo, un obiettivo... e infine l’amicizia. Ma ora era chiaro che non eravamo i pony che lui stava cercando. E doveva concentrare altrove la sua attenzione.

Spike annuì. “Terrò un occhio aperto per voi. Forse parleremo ancora. Però... sì, è tutto.”

“Grazie, Spike”.

“Grazie a te, Littlepip.”

Mi voltai e camminai fuori della caverna.

Stavo per salire sul Bandito del Cielo quando venni colpita da una rivelazione. Voltandomi galoppai fino alla caverna.

Onestà. Era molto più del semplice dire la verità. Era una questione di integrità.

“Spike!” urlai. “Conosco un altro dei pony che stai cercando!”

***        ***        ***

Due pegasi in carapaci neri ci stavano ancora in coda mentre trapassavamo il muro di nuvole.

“Ah!” urlò calamity, spattendo forte le ali mentre trainava il Bandito del Cielo a rotta di collo. “L’avevo detto che non ci avrebbero seguiti sotto le nuvole! Codardi!”

Velvet remedy guardò le due figure demoniache dietro di noi, con la criniera che le sventolava attorno al viso. “Ci stanno ancora seguendo!”

“Cosa?!” Calamity controllò da dietro le spalle. “Oh merda!” In qualche modo riuscì ad aumentare ulteriormente la velocità.

Stavamo spingendoci avanti. Vidi le gemme delle bardature da combattimento dell’Enclave brillare, e fulmini di luce colorata furono lanciati di fronte a noi. Per fortuna nessuno di quei pegasi aveva la mira di Calamity.

Calamity, potresti gentilmente seminare quei pony? Chiese Velvet con una morbidezza quasi seducente. “Odierei davvero saltare in aria, oggi.

Ci oltrepassarono altri due raggi di energia magica, una in realtà passò attraverso una finestra del vagone passeggeri e uscì da un’altra, mancando di poco Pyrelight. L’uccello magico gracchiò e si nascose dietro Velvet, che le chiocciò con fare confortante.

Wow, Commentò seccamente SteelHooves. “Davvero non gli piaci, davvero.

“State zitti,” ci urlò contro Calamity. “E tenetevi!”

Avvolsi le zampe attorno a uno dei pioli tra i sedili del vagone. Velved Remedy strinse coi denti una delle lampade che pendevano dal soffitto (dalla sua espressione se ne pentì quasi subito. Potevo solo immaginare il sapore!). SteelHooves si sistemò tra le file di sedili. Un momento dopo Calamity spinse il Bandito del Cielo in una violenta picchiata. Pyrelight rimbalzò sul soffitto del vagone. Si affrettò ad attaccarsi alla sventagliante criniera di Velvet remedy, prima che il vento la trascinasse fuori dalla finestra posteriore del vagone. Credo che in quel momento urlai.

I pegasi dell’Enclave interruppero l’inseguimento a circa metà strada dal suolo.

***        ***        ***

Le gambe mi stavano ancora tremando, e gli zoccoli erano grati di essere piantati sulla solida terra.

Osservai Velvet Remedy trattare con Ditzy Doo fuori dal cancello principale di New Appleloosa, acquistando batterie magiscintilla per sostituire quelle, quasi consumate, del Bandito del Cielo. Non ci venne concesso di andare oltre, ma la pegaso ghoul fu più che felice di uscire all’esterno per incontrarci. Per un attimo quasi non riconobbi la piccola puledra color lavanda che timidamente le camminava appresso. I miei occhi si spalancarono quando realizzai che si trattava di Silver Bell. Non più dipinta di rosa. 

Sembrava... migliore. La convivenza con Ditzy Doo le stava facendo bene.

Silver Bell guardò in alto, riconoscendo Velet Remedy. Sì bloccò sui suoi passi.

“Buongiorno Silver Bell,” disse gentilmente Velvet Remedy. “Sei incantevole questa mattina.”

Silver Bell guardò ovunque tranne che verso Velvet.

“Ho qualcuno che forse ti piacerà conoscere,” continuò Velvet, la sua voce calda e tranquilla. “Pyrelight, vieni fuori e presentati a Silver Bell.”

Gli occhi della puledrina si spalancarono alla vista della splendida fenice di fuoco magico. La creatura d’oro e smeraldo atterrò vicino a lei e la salutò con un verso amichevole. L’effetto su Silver Bell fu incredibile -- era come se Pyrelight fosse la prima cosa bella che quella piccola avesse mai visto!

Calamity camminò accanto a me. “Datemi del pazzo, ma dopo che ce ne saremo andati, ho una mezza idea che quella puledra passerà i prossimi giorni a cercare di rendere Nuova Appleloosa bella come quell’uccello.”

Potevo proprio immaginarmelo.

Mi voltai verso Calamity. Il pegaso color ruggine dalla criniera arancione e il cappello nero era probabilmente l’amico più caro che avessi (senza contare Homage, che era in ogni cosa più vicina a me, ma molto più di una semplice amica).

“So cosa stai pensando,” iniziò Calamity. “Non gli credere. L’Enclave ha un particolare interesse nel dipingere come un mostro chi rifiuta i suoi ideali.”

“Ti credo,” gli risposi sinceramente. Avevo affidato più volte la mia vita, e quella di coloro che amavo, alla cura di Calamity. Avevo piena fiducia in lui anche a questo riguardo. “Però Calamity, se stai scappando da qualcosa forse possiamo aiutarti.”

Calamity rise. “Littlepip, dovresti conoscermi abbastanza bene per sapere che scappare dalle cose non è nel mio stile.”

Il mio amico alzò la testa verso l’onnipresente copertura di nuvole. “Ho volato verso qualcosa. Loro semplicemente non volevano lasciarmi andare.”

***        ***        ***

“Bel posto che hai, qua,” disse SteelHooves guardandosi attorno nella Giunzione R-7. Non ero sicura se fosse sarcastico o se parlasse sinceramente.

“Casa dolce carcassa di treno.”

SteelHooves squadrò le torrette di difesa, poi vide il cannone a energia magica a tre bocche montato sul tetto dell’incongrua locomotiva. “Oh, quella sì che è una bellezza!”

Potevo sentire Calamity che sistemava il suo banco da lavoro. Mi guardai in giro, ma non riuscivo a vedere dove si fosse andata Velvet Remedy. Auspicabilmente stava dormendo un po’. Sapevo di averne bisogno anch’io. La nostra prossima fermata sarebbe stata Fillydelphia. Non sapevo se avremmo veramente trovato Occhiorosso là, ma ogni cosa che avevo scoperto diceva che tutte le sue operazioni schiaviste erano incentrate in quel folle posto.

Era l’ora di iniziare a mettere a posto certe cose.

Le parole di Spike risuonarono nella mia testa. So che durante il tuo viaggiare, mettendo il naso in luoghi e memorie, sentirai e scoprirai cose sulla mia Twi. Avevo giurato che avrei ricordato, come lo aveva chiamato, il vero cuore di Twilight Sparkle. Non riuscivo a immaginare di dimenticarmene, ora che lo avevo visto io stessa. La visione di quel maneframe Crusader, circondato dagli Elementi dell’Armonia, fermo ad aspettare... anno dopo anno, decennio dopo decennio, ad aspettarei i pony scelti per fare le cose giuste, che erano molto oltre la mia abilità di metterle in atto...

Avrei detto “raccogliere polvere”, ma non erano impolverati. Spike, realizzai, aveva curato coscienziosamente gli Elementi dell’Armonia e il maneframe.

Quanto sarebbe stato difficile ricordare, se non avessi avuto una vista simile a cui aggrapparmi?

Proprio allora stavo avendo un momento privato con SteelHooves. Avrei dovuto utilizzarlo al meglio. Volevo chiedergli di Applejack... ma non pensavo che fossimo già pronti per quella conversazione; sentivo che avrei ficcanasato in un posto in cui non mi ero ancora guadagnata il diritto di entrare.

Ma avevo altri amici, inclusa una che temevo stesse andando incontro a uno sconvolgente crollo della realtà. Non avevo idea di cosa fare per lei, ma sentivo che sapere il più possibile in anticipo mi avrebbe dato le migliori possibilità per almeno aiutarla a recuperare se non fossi riuscita a proteggerla dalla tragica scoperta.

“SteelHooves… cosa è successo a Fluttershy?”

Il Ranger d’Acciaio si fermò a mezzo trotto e rivolse il suo visore verso di me. “Dipende a chi chiedi,” rispose cripticamente.

“Nessun pony lo sa?” chiesi, avendo decisamente sperato in una risposta più definitiva di quella. Preferibilmente una da cui avrei potuto estrarre un poco di speranza.

SteelHooves scosse la testa. “Tieni in mente che è veramente arduo definire cosa sia successo a un qualsiasi particolare pony. Gli scheletri non saltano fuori con le targhette. E ci sono milioni di pony a cui i megaincantesimi non hanno lasciato nemmeno quello. Certi posti, come la Splendid Valley e le Rovine di Canterlot, sono ancora troppo pericolosi per delle vere spedizioni. È raro che tu possa dire per certo cosa sia successo, anche a qualcuno amato.”

Oh caro. Annuii lentamente.

“Detto questo, la maggioranza dei pony... beh, quelli che mai pensano o addirittura sanno qualcosa di Fluttershy oltre ai poster del Ministero della Pace... credono che fosse così devastata da quello che era successo a Equestria e al mondo a causa dei suoi sforzi per forzare la pace che si trascinò in uno dei posti veramente brutti e lascò che la natura la facesse a pezzi. Lasciò che Equestria le facesse quello che lei le aveva inflitto.”

Rabbrividii. Non era quello che avevo sperato.

“Ci sono altre storie. Alcune affermano che si suicidò gettandosi dalla cima del Ministero della Pace nelle Rovine di Canterlot.”

“Ma non era un pegaso?”

SteelHooves nitrì. “Sì. Ma allora anche solo essere fuori a Canterlot sarebbe già stata una sentenza di morte.” Guardai a terra. Continuava a peggiorare. “E poi ci sono dei pony che dicono abbia vagato nella Everfree Forest e sia diventata un albero.”

“Aspetta. Cosa!?” chiesi, con la mascella a terra. “Come sarebbe potuto mai succedere?!”

SteelHooves scrollò le spalle. “Non chiedere a me. Sono sempre stato per la tesi Fluttershy-suicida, io.” Sbuffò. “Comunque la Everfree è un luogo bizzarro e contorto. Ed è diventata ancora più distorta e mortale dopo l’apocalisse... ma Luna sa perché. Non era stata nemmeno colpita.”

Il Ranger d’Acciaio si voltò altrove. “L’unica cosa su cui ogni pony è d’accordo: Fluttershy sopravvisse all’Apocalisse... abbastanza a lungo, almeno, perché il pieno orrore di tutto -- la morte di innumerevoli pony e animali, l’inquinamento e la deturpazione della terra stessa -- mettesse radici nella sua anima.”

Collassai sui miei fianchi, sentendomi affranta.

“Queste sono le Terre Devastate di Equestria. Non sono altro che crudeli.”

***        ***        ***

“Beh, è stato un disastro.

“Spike sta dormendo. Potrei svegliarlo, ma perché dovrei fare una cosa simile a quel povero ragazzo. Perché possa vedere tutto questo? Meglio lasciarlo dormire. Che faccia bei sogni almeno per un altro po’.

“Ehi, i draghi possono dormire fino a un centinaio d’anni, giusto? Forse Spike avrà fortuna e non si sveglierà finché Equestria non avrà avuto il tempo di guarire. Anche se non so se cento anni saranno abbastanza...

“Guardando un sole come questo, potrei quasi credere che non sia mai accaduto. Le nuvole nascondono il panorama di sotto. Comincio a credere che sia quello lo scopo.

“Ora mi danno della traditrice. Io! Dopo tutto quello che ho fatto! Voltano le spalle a Equestria e hanno il coraggio di dare a ME della traditrice!

“Hanno persino ingaggiato un mercenario per darmi la caccia. Perché gli porti la mia testa. Non serve che il collo sia attaccato, ovviamente.

“È brava. Più di tutti. Ma io sono migliore. E lei lo sa...”

Una seconda voce risuonò nella registrazione, più rauca di quella della puledra, “Certo. Il che spinge una ragazza a chiedersi perché te ne stai seduta quassù lasciando che ti trovassi.”

“Ciao, Gilda,” rispose la voce della puledra, apparentemente esausta.

“Mi spiace che debba finire così, Dash.”

“E invece no. Non davvero.”

“Nah. Non davvero.”

“…”

“Gilda... posso farti una sola richiesta?”

“Di che si tratta?”

“Possiamo cantarla? Solo un’altra volta?”

“Huh? cantare cosa...? Oh non puoi dire sul serio.”

“Solo una volta?”

La seconda voce si fece un lungo e sofferto sospiro. “Ugh. Perché?”

“Perché, solo per un momento, voglio poter ricordare un tempo passato, più felice. Un tempo in cui il mondo non faceva così schifo.”

“Bene... Solo per te Dash.” La voce fece una pausa. “Un’ultima volta. Ma dopo quella, sappi che ti ucciderò.”

“Ci proverai.”

Le due voci si unirono in una strana armonia:

Junior Speedsters è la nostra vita. Pronti a volare, la paura è sparita...”

La registrazione si interruppe bruscamente; l’apparecchio aveva raggiunto il limite.

Nota: Nuovo Livello
Nuovo vantaggio: La Magia dell’Amicizia -- Quando i tuoi PF o quelli di un membro della tua squadra scendono al di sotto del 20%, gli altri membri (te inclusa) ottengono una grande resistenza al danno.


[1] Traduzione incerta. Nell’originale, his eyes taking me in.