Capitolo Venti: Dietro il Sipario

“Posso fare qualcosa per te? ...O a te?”

Fallimento.

Non avevo potuto salvare Monterey Jack. Non avevo potuto impedire a SteelHooves dall’assassinare Capo Stellatriste.

Stavo deludendo i miei amici e tutti quelli che avevano bisogno di me. Realizzare quel che avevo fatto con la mia dannata dipendenza a chi mi era più vicino colpì profondamente. E per quanto volessi infuriarmi con Velvet Remedy, era colpa mia se Monterey Jack era morto. L’avevo ucciso con una mentina. In verità, l’avevo ucciso con un sacco di mentine. Le mangiavo come fossero... dannazione, avevano proprio il sapore di caramella; quanto cazzo era sbagliato?

Ero fisicamente esausta e mentalmente sopraffatta, sul punto di piangere.

Mi ci volle molto tempo per rialzarmi dal pavimento e prendere la via del ritorno. Il seminterrato era enorme, caotico, labirintico. Presi una svolta sbagliata e mi ritrovai in una stanza piena di generatori magiscintilla, metà dei quali erano in funzione, che davano l’impressione che la stanza stesse vibrando. Una fila di essi, sulla parete più lontana, era bruciata ed annerita, con la copertura metallica crepata. Un generatore esploso scintillava casualmente, dando all’aria un sapore elettrico. Lo scheletro di un pony, tagliato in due da un mucchio di frammenti metallici, riposava in eterno a qualche metro da essi. Una cianografia ingegneristica sulla parete mi disse che quelli erano i generatori che davano energia alle difese mistiche del Ministero. Avevano dato le loro vite salvando l’edificio ed i suoi abitanti dalla bomba al fuoco magico di Manehattan... beh, tutti eccetto un molto sfortunato pony della manutenzione. Mi chiesi quale fosse stato il di lei (o di lui) nome. Quel pony aveva una famiglia? Sapevano che cos’era successo?

Tutto irrilevante dopo duecento anni. Un’ultima lacrima.

Tornai sui miei passi e finalmente trovai la strada per l’uscita. Quando varcai la soglia del seminterrato fui accolta da due pony guardia della Tenpony Tower.

“Littlepip. Devi venire con noi.”

Li fissai, poi voltai lo sguardo verso la porta aperta del seminterrato dietro di me. Mi stavano arrestando? Un peso mi affondò nel cuore. Dovevano star pensando che fossi responsabile della scomparsa del Capo Stellatriste. Erano stati... veloci. Ma in effetti prima stavo correndo in giro come una pony impazzita. Ed eccomi lì, ad abbandonare la scena del crimine.

Perché la giornata non poteva peggiorare ancora.

Annuii alle guardie, senza dire nulla, e lasciai che mi scortassero agli uffici di polizia. Ci ero già stata prima. Mi chiesi se ci fosse qualcuno dei pony coi quali avevo giocato a fare la seduttrice con lo scopo di avere una conversazione privata con Monterey Jack. Non avrebbero avuto bisogno di giustiziarmi, sarei semplicemente morta dall’imbarazzo.

Una cosa era sicura. Non avrei detto niente. Sapevo che cosa aveva fatto SteelHooves, ma a cosa sarebbe servito puntare lo zoccolo? Avevo imparato quella lezione con Monterey Jack.

Dei pony si voltarono per fissarmi mentre mi facevano marciare nel Commissariato della Tenpony. Potevo sentire a metà i sussurri che seguivano il mio passaggio. Riconobbi alcune delle guardie in servizio, inclusa quella a cui avevo parlato dolcemente per farmi dare la sua matita in modo da poter scrivere tutte le idee che il mio cervello alimentato dalle MPT stava escogitando. Abbassai la testa, volendo strisciare.

Alzai lo sguardo quando passammo vicino a diverse guardie pony che parlavano con SteelHooves. Da quel che sembrava era lì di sua volontà. Non presagiva nulla di buono.

Qui dentro, per favore,” disse uno della mia scorta. Per mia sorpresa la porta che spalancò per me non era di una cella, ma di un ufficio di bell’aspetto con pannelli di finto legno e pieno di scaffali. “Accomodati. E non gironzolare. Qualche pony sarà da te fra poco.”

Lo guardai, confusa.

Scusa per i ritardi. Abbiamo avuto da fare con il Capo; non sei la nostra priorità, oggi.”

***        ***        ***

Ero così esausta che sprofondai sul piccolo divano nell’ufficio e non mi mossi, aspettando per quelle che mi sembrarono ore. Controllai il mio PipBuck. Si stava facendo tardi. Ero affamata. E confusa.

C'era una piccola radio in un angolo della scrivania. L’accesi, volendo perdermi nella musica di DJ Pon3. Invece rimasi scioccata nel sentire la profonda voce di SteelHooves rombare dalla radio.

Io non sono un eroe.

“Se state cercando un eroe, guardate Capo Stellatriste. Si è sacrificato coraggiosamente per salvare tutti voi. Vorrei soltanto averlo potuto salvare.

“Lo Sceriffo Codaputrida stava radunando un vero e proprio esercito di pony-zombie nei tunnel di manutenzione che circondano la Tenpony Tower. C'è una porta nel seminterrato attraverso la quale lo Sceriffo stava per liberarli sugli innocenti abitanti di questa torre. Sarebbe stato un massacro. Gli Artigli assunti dal Capo vennero a conoscenza di questa minaccia, ma non erano soddisfatti di come la situazione fosse precipitata (quando incontrai gli Artigli erano notevolmente di meno rispetto a quando Capo Stellatriste li aveva assunti), cosi hanno omesso di informare il Capo di tutto questo, lasciando le vostre vite in pericolo.

“Quando ho informato il Capo, insistette che scendessimo ad indagare sulla storia degli Artigli. Trovammo la porta e ci avventurammo all’interno, con l'intenzione di assicurarci che non potesse venire aperta dall'esterno. Stavano distruggendo il terminale che controllava la porta di accesso alle gallerie di manutenzione quando i pony-zombie ci attaccarono in massa. Solo la mia armatura mi ha salvato.

“Ricordo ancora le ultime parole di Stellatriste: mi ordinò di fuggire, chiudere la porta ed assicurarmi che fosse disattivata anche dall'interno della Torre. Rimase indietro, lottando fino alla fine, sacrificandosi per darmi il tempo necessario. Per fare in modo che Tenpony fosse, ed ora è, sicura.”

Fissai la radio. Per la criniera di Celestia, in realtà se ne stava tirando fuori, non è vero? C’era così tanta verità intessuta nella storia che avrebbe retto ad una indagine. Ed ogni pony che l’avesse messa in dubbio avrebbe messo in dubbio anche l'eroismo di Capo Stellatriste. Sapevo la verità, ma ero l'unica, e sarebbe stata la mia parola contro la sua. Le mie parole molto non-cittadine. Non che avrei detto qualcosa. Avevo già fatto l'errore di andare su quella strada.

Dalla radio usciva la voce di DJ Pon3. “...da un'intervista di un'ora fa con uno dei miei fedeli assistenti. Il Commissariato della Tenpony ha confermato il racconto del Ranger d’Acciaio basandosi su una nota del computer lasciata da Capo Stellatriste...”

Oh. Aspetta... era per quello che era trottato lì dentro? Le mie abilità di scassinatrice sembravano praticamente uniche, ma dubitavo che la mia capacità di forzare un terminale fosse altrettanto rara. E se qualche pony poteva farlo, chi se non un “cavaliere del Ministero della Tecnologia”? Era solo una supposizione, un sospetto, ma mi colpì che SteelHooves stesse coprendo le proprie basi[1]. Parte di me quasi ammirava quello di cui era capace. Parte di me era arrabbiata per il fatto che stesse usando la trasmissione di Homage, dedicata alla verità delle terre devastate (non importa quanto potesse far male), per diffondere le sue menzogne​​.

Spensi la radio.

***        ***        ***

Finalmente un qualche pony arrivò per parlarmi. Il disinvolto gentilstallone che prese posto dall'altra parte della scrivania era un unicorno bruno e screziato, con gli occhiali appoggiati sul naso ed una pergamena come cutie mark.

Mi dispiace di averti fatto aspettare. Andiamo subito agli affari, va bene?”

Annuii accigliata. Non ero più curiosa di sapere perché ero lì. Volevo solo concludere qualunque cosa fosse, in modo da potermene andare.

L’unicorno levitò diverse pergamene sulla scrivania e le aprì.

“Ora, dovresti essere a conoscenza del fatto che ci sono delle spese che devono essere pagate. Il costo della corda utilizzata per appendere Monterey Jack era di trenta tappi di bottiglia... roba elegante, di prima qualità. Il costo per il boia è di 25 tappi di bottiglia. Poi ci sono le spese di cremazione...” Lo stallone mi guardò da sopra gli occhiali. “A meno che, ovviamente, tu non preferisca che gettino semplicemente il suo corpo in strada in pasto agli uccelli.” Il suo tono suggeriva che sarebbe stato visto come incivile, ma che era tenuto a notificarmi la possibilità. “La cremazione è di per sé 100 tappi, più ulteriori 57 per il contenitore di base...”

Lo fissai con crescente comprensione. Avrei dovuto pagare l'esecuzione di Monterey Jack? Ero ammutolita. Come in Equestria poteva avere senso?

Ma, pensai mentre affondavo nella depressione, aveva senso... Era colpa mia che fosse morto. Perché non avrei dovuto pagare per ciò? Ascoltai scoraggiata l'elenco di tasse, spese e costi legali crescere e crescere.

“...Un anno di affitto sia per il negozio di formaggi che per i suoi alloggi. Ammontano a settemila e duecento tappi di bottiglia. Tutte insieme, le spese e tasse necessarie ammontano ad un totale di novemila e quarantasette tappi di bottiglia.”

Lo fissai con sguardo assente per un istante. Poi annuii. Con un sospiro chiesi: “Quanto tempo ho per pagare? Non ho tutti quei soldi.” Come gruppo, avevamo facilmente più del doppio, ma non me la sentivo di prelevare una tale quantità di tappi di bottiglia da quello che era anche il denaro di Calamity e Velvet Remedy (oltre che di SteelHooves, anche se mi sentivo meno in colpa per lui).

Il gentilstallone si limitò a srabuzzare gli occhi.

Perfetto. Per i loro standard ero povera. “Voglio dire, probabilmente potrei pagarne circa la metà adesso...”

Dandomi una strana occhiata, lo stallone mi informò: “È già stato tolto dai conti. Sfortunatamente Monterey Jack non aveva fondi sufficienti a pagare tutto in tappi, quindi è stata confiscata una discreta quantità di beni personali per l'asta in accordo con...”, e monotamente enunciò tutto il legalese che mi passò alto sopra la criniera.

La confusione strapazzò i miei pensieri. Quindi non avrei dovuto pagare per l'esecuzione di Monterey Jack? Ed allora perché portarmi lì per dirmi tutto ciò? Pensavano solamente che volessi sapere, per poter gongolare? Avevo l'obbligo giuridico di gongolare?

Il gentilstallone mi stava fissando di nuovo. Una smorfia gli apparve sul viso. “Beh, ho appena perso quella scommessa,” mormorò tra sé. Poi, rivolgendosi a me, “Non ha idea del perché sei qui, vero?”

Scossi la testa.

“Monterey Jack è stato condannato per tentato banditismo. Tu eri la pony che aveva cercato di derubare. Pertanto, alla sua morte, tutte le sue proprietà sono legalmente tue.”

Cosa? AspettaCOSA!? Era già abbastanza brutto quando pensavo che mi stessero punendo; avevo fatto pace con ciò, perché non mi meritavo niente di meno per il mio fallimento e la mia stupidità. Stavo per venire ricompensata per ciò? No! Il mondo non poteva essere andato così tanto a puttane! Mi rifiutavo di accettarlo.

Lo stallone mi guardò. “Ad essere onesti, c’è un certo numero di pony che sospetta che la confessione di Monterey Jack possa essere nata più dalla magia del tuo corno che dal peso della sua coscienza,” mi informò. Ricordai dei sussurri mentre passavo. Certo che lo pensavano. Ogni pony a conoscenza di quel legalese contorto avrebbe sospettato di me. Persino io non ero stata in grado di capire perché Monterey Jack avesse confessato fino a quando non avevo parlato con lui in privato.

Lo stallone legale continuò, “Personalmente avevo scommesso dei buoni tappi che fosse una sorta di complotto ordito da te e Monterey Jack.” Si accigliò nuovamente. “Chiaramente no.”

Trasalii. “Cosa? È morto. Che razza di piano sarebbe?”

Lo stallone alzò le spalle. “Tutti noi sappiamo che Monterey Jack non era a posto da quando sua moglie è morta.”

Dopo che Clarinet venne uccisa io sono tutto quello che gli rimane.

“Clarinet, giusto?” chiesi, e lo stallone legale annuì. “Ha menzionato sua moglie. Che cosa le è successo?”

Gira voce che ci sia una Scuderia intatta da qualche parte a Fetlock. Qualche mese fa stavano cercando di trovarla. Niente; nessuno ha…”

Il mio cuore fece un tuffo. Era assurdo sentirmi colpevole di aver trovato io stessa la Scuderia Ventinove, non è vero?

“…È stata uccisa da una manticora. Secondo Monterey Jack, lui ha ucciso la cosa, ma non prima che avesse punto entrambi e aver ridotto davvero male lei. Il poveretto aveva abbastanza antidoto solo per uno e lei insistette che lo usasse lui. Con le sue ferite, secondo Monterey, probabilmente non ce l’avrebbe fatta anche se l’avesse dato a lei.” Lo stallone scosse la testa. “Ovviamente, questo è solo come lha raccontato Monterey. Ma non ho mai sentito dire che lo stallone mentisse.”

Dolce, misericordiosa Celestia.

Lo stallone legale si schiarì la gola e tornò ai documenti di fronte a lui. “Tornando alla questione nei nostri zoccoli; anche escluse le tasse e le deduzioni, ti rimangono ancora alloggi, l’atto e la licenza commerciale del negozio ed una modesta quantità di mobili per la casa. Ovviamente, ci sono due questioni che devono essere affrontate.”

Era così sbagliato. Non potevo ottenere proprietà dalla tragedia di Monterey. Io proprio... non potevo accettarlo. Non me lo meritavo.

“Per prima cosa, ovviamente, c’è il semplice fatto che non sei una cittadina della Tenpony Tower. Ed in tale circostanza non ti è permesso operare attività commerciali all’interno della Torre. Normalmente occorrono svariati anni per ottenere la cittadinanza. Ma con lo stato legale di queste proprietà, se presenti la domanda adesso, potresti ottenere la cittadinanza in poco più di un anno.” Guardò da sopra gli occhiali, bloccandomi con un’occhiata. “Comunque, è raccomandazione di quest’ufficio che tu venda l’atto ed i diritti di commercio del negozio a qualche giumenta o gentilstallone che è cittadino. Fatti una bella sommetta e falla finita.”

Annuii. Mi chiesi se ad Homage sarebbe stato utile un ex negozio di formaggi.

“La seconda questione riguarda i figli di Monterey Jack...”

Le mie orecchie scattarono. Che cosa c’entravano?

“...a cui è legalmente concesso di rimanere negli alloggi fino alla fine del mese. Quindi nonostante tu possegga legalmente la proprietà, temo che non sarai in grado di cacciarli fuori fino al primo di...”

Mi sentii come se fossi stata colpita un pianoforte.

Secondo le fottute contorsioni legali della Tenpony Tower, ero io quella che avrebbe cacciato i puledri e le puledre di Monterey Jack nelle mortali terre devastate!

Stavo finalmente vedendo dietro il sipario. L’esecuzione di Monterey Jack aveva reso me, l’eroina che i suoi figli adoravano, la pony che gli avrebbe rubato la casa subito dopo che il loro padre era morto. Il calcio definitivo mentre erano a terra. A meno che, naturalmente, non avessi fatto qualcosa al riguardo...

...esattamente come avevo già fatto. Mi ero presa cura di loro ancora prima che la trappola scattasse.

Guardai lo stallone mentre un nuovo sentimento bruciava via la mia depressione: rabbia.

***        ***        ***

“Mi ha giocata!”

Urlai ai muri della mia camera, ribaltando telecineticamente tutti i letti. Gli occhi mi bruciavano dalle lacrime. Il mio cuore martellava con rabbia.

“Mi ha incastrato!” Creai un tornado di coperte nella stanza. “Ero la buona puledra sempliciotta[2] che sapeva di poter manipolare. Ed aveva ragione!” Pestai con tutti gli zoccoli. Le coperte volarono verso le finestre e rimbalzarono sui dai vetri.

Odiavo Monterey Jack. Lo volevo morto. Ma era già morto, e non ero una qualche pony che poteva cambiare idea e spostare la mia frustrazione sui suoi figli. Aveva così ragione sul mio conto. Allora, invece, avevo sfogato la mia furia contro la stanza, ed ero grata che nessuno dei miei compagni fosse lì attorno per vedermelo fare.

Era troppo. La vergogna della mia dipendenza, il dolore di quanto avevo ferito i miei amici, il tradimento nelle azioni di Velvet Remedy, ed infine Monterey Jack che mi fotteva a quattro zoccoli dalla tomba.

Scagliai una delle mie bisacce contro il muro. Se la levitazione avesse avuto una reale forza alle spalle avrei probabilmente potuto fare un buco nella stanza. Dato che non l’aveva, la bisaccia si limitò a sferragliare contro la parete, aprendosi e rovesciando il suo contenuto. Una quantità di Ment-ali Party-Time da durare una vita piovve giù sul pavimento. La scorta dalla cassaforte di Pinkie Pie.

Fissai la pila di scatolette, immobilizzandomi.

Mi ci volle solo un istante per trasferire tutta la mia rabbia e dolore sulle droghe. Prima che me ne rendessi conto ero nel bagno, rovesciando scatoletta dopo scatoletta nell’acqua del gabinetto scatoletta dopo scatoletta, maledicendo loro e me stessa per tutto quello che assieme avevamo fatto alla mia vita.

Sciacquo. Ecco che se ne va una quantità mensile. Sciacquo. Ecco che se ne vanno altre dozzine.

Ne stavo buttando via un valore incalcolabile in tappi di bottiglia... e che liberazione. Non avrebbero mai avuto la possibilità di far del male a nessun altro pony.

Sciacquo. Ecco che se ne va quello a cui mi ero permessa di diventare dipendente.

Sciacquo. Quello che avevo lasciato che si insinuasse tra me ed i pony che mi erano più vicini di quanto qualsiasi familiare fosse mai stato.


Stavo piangendo così forte che potevo a malapena vedere quello che stavo facendo. Ma non ne avevo bisogno.

Sciacquo. Sciacquo. Sciacquo.

***        ***        ***

L’ultima scatoletta di Ment-ali Party-Time fluttuò di fronte a me, librandosi sul gabinetto aperto. Dovevo solo rovesciarla e tirare lo sciacquone. La cosa più facile del mondo. Un gioco di telecinesi da bambini. Rovesciare e tirare l’acqua.

Ma la scatoletta rimanese librata, senza rovesciarsi.

L’ultima scatoletta.

Per tutto il danno che avevano fatto... che io gli avevo lasciato fare... le Ment-ali Party-Time avevano salvato la mia vita e quella dei miei compagni. Più di una volta.

Dovevo tenerne una scatoletta? Solo per sicurezza?

Ma se ne avessi presa anche solo sarei potuta diventare di nuovo dipendente. Ne era bastata una la prima volta. E non potevo farlo a me stessa. Non ero Monterey Jack. Non ero disposta a fregarmi in questo modo.

La scatoletta cominciò a inclinarsi.

E se quella lucidità mentale fosse l’unica cosa in grado di salvare i miei amici? E se ci fosse stata in gioco la vita di Calamity? O di Velvet Remedy? O di SteelHooves? Non varrebbero il mio sacrificio?

Sì. Certo che lo varrebbero.

La scatoletta si raddrizzò e prese a fluttuare verso di me.

Ma... potevo farglielo? Metterli di nuovo in quella situazione? E non sarebbe stato un tradimento tenere anche solo una scatoletta?

La scatoletta si fermò, fluttuando sopra al bordo del gabinetto.

“Littlepip?” la voce di Homage mi sorprese dall’entrata del bagno. La mia magia implose, facendo cadere la scatoletta nel gabinetto, contenitore metallico e tutto il resto.

La guardai, sgomenta, con gli occhi rossi e gonfi, conscia di apparire un completo disastro.

Homage entrò nel bagno, con un aspetto pacifico ed elegante nel suo vestito. Mi tirai indietro, non volendo toccarla accidentalmente con il mio sudicio corpo. Non mi lasciò andare via. Mi afferrò, stringendomi al petto. Non potevo più contenermi, e scoppiai in un pianto aperto.

Sentii la scatoletta metallica sollevarsi mentre Homage la levitava fuori dall’acqua e la fece cadere nella pila con tutte le altre vuote.

Sciacquo.

***        ***        ***

Ad un certo punto, Homage mi spinse lentamente via dalla mia camera conducendomi su verso l’Ateneo dove viveva. Fece partire della musica leggera e mi stette vicino, lasciando la trasmissione di DJ Pon3 ad una ripetizione di canzoni priva di notizie.

Quanto ci vorrà prima che entri nel giro delle notizie?chiesi stanca mentre il sole tramontava.

Homage mi rivolse uno sguardo dolce ma di rimprovero. “Pony riparatostapane prende a calci la dipendenza -- maggiori informazioni all’inizio della prossima ora?La graziosa unicorno grigio mi diede un colpetto con il naso. “Seriamente? Non credo sia qualcosa di adatto alle onde radio, non credi?”

Le sorrisi con gratitudine.

Lascia che ti cucini qualcosa da mangiare,” disse Homage prima di osare lasciare il mio fianco. Realizzai quanto stessi davvero morendo di fame. Non avevo mangiato perquasi due giorni?

Homage mise in imbarazzo i ristoranti della Tenpony Tower con la loro buccia di banana fritta e quant’altro. Cucina semplice e deliziosa. E non le importò di cucinare ancora quando finito di mangiare ero ancora affamata.

Dopo cena mi sentivo stanca ed emotivamente svuotata, senza menzionare l’essere completamente piena, ma avevo abbastanza energie per aiutarla a pulire.

Dove hai imparato a cucinare in questo modo?” chiesi, desiderando di avere un qualche pony con anche solo la metà del suo talento in viaggio con noi. Ero assai tentata di suggerirle di unirsi a noi (e non solo per il cibo) ma sapevo che c’era bisogno di lei lì. Tutte le Terre Devastate d’Equestria dipendevano da DJ Pon3.

La mia giovinezza criminale,” accennò strizzando un occhio. La spronai con uno zoccolo, e lei spiegò. “Ero davvero l’assistente dell’ultimo DJ Pon3. È così che indossai il suo mantello quando si ammalò; ero l’unica che lo conosceva. L’incantesimo della voce magica era stato tramandato come minimo da cinque DJ Pon3, quindi le terre devastate non sanno mai che c’è uno scambio.”

Annuii, avendo sospettato proprio lo stesso.

Dopo aver guadagnato il mio cutie mark passai diversi anni vagando attorno alle Rovine di Manehattan ed oltre insieme a Jokeblue, un’amica fidata…” L’amica, realizzai, che aveva menzionato precedentemente. “…l’area da qui a Fillydelphia non era mortale come lo è oggi. Andavo a caccia di registrazioni e sfere della memoria da dare a DJ Pon3, nella speranza che contenessero nuova musica o qualche notizia utile per la trasmissione. Facendo altre commissioni per DJ Pon3. Mi sono guadagnata un posto nella Torre. Lungo la strada imparai a sopravvivere. Cucinare, manutenzione delle armi, un sacco di pratica nel violare terminali e nel superare porte chiuse e casseforti.”

Pensai a tutte le violazioni e gli scassi che avevo fatto, guidata principalmente dalla curiosità e dalla necessità di esplorare per sapere. Anche se quello che imparavo non significava niente. Come se mantenere la memoria fosse un riconoscimento e tributo al passato.

“Jokeblue era quella che sapeva come gestire le armi ed aveva l’abilità per disarmare le trappole…” Homage si spense come se l’avesse colpita un ricordo doloroso.

Tuvuoi parlarne?”

Homage sorrise, con una lacrima negli occhi. “…la maggior parte delle trappole. Qualche crudele bastardo aveva riempito un passeggino di esplosivi, usando il cadavere di un puledro appena nato e la registrazione del pianto di un piccolo per attirare le vittime.” Mi ritrassi, innorridita. “Nel momento in cui fu abbastanza vicina da realizzare che il piccolo era morto, era troppo tardi per correre. Cercò di disarmarla, ma…” La voce cara dell’unicorno si spezzò, soffocata.

Era il mio turno di reggere Homage.

***        ***        ***

Mi allungai sul letto di Homage mentre lei mi faceva un massaggio. Od aveva imparato un sacco dalla nostra visita alla spa, od aveva fatto pratica. Ad ogni modo era meraviglioso! Se fossi stata una gatta avrei fatto le fusa.

La sentii premersi contro di me mentre si chinava per sussurrarmi all’orecchio. “So che il dottore ti ha ordinato di rilassarti e non sforzarti. Lo stai ad ascoltare come la maggior parte dei suoi pazienti.”

Annuii, non volendo realmente parlarne. O parlare di qualsiasi altra cosa. Quello che stava facendo coi suoi zoccoli era divino. Li stava premendo in cerchi contro il retro delle mie zampe alla base del sedere. Non con l’abilità delle pony professioniste della spa, forse. Ma in maniera indicibilmente più deliziosa perché era Homage a farlo.

“Quindi non mi scuserò per l’aiutarti a disobbedire ulteriormente.” Non avevo idea di cosa stesse... oh SALVE! Ansimai quando sentii la sua lingua in un posto che avevo solo immaginato prima. Il piacere esplose in tutto il mio corpo.

Ed aveva solo iniziato. Quella si sarebbe decisamente qualificata come attività faticosa.[3]

***        ***        ***

Mi misi a sedere, spaventata, ed il mio sguardo fu attratto dalla finestra buia.

Di fianco a me Homage si mosse nel letto, aprendo un occhio mentre sollevava le coperte con la magia. “Littlepip?” domandò sonnolenta.

Le dissi che pensavo di aver visto un lampo verde fuori dalla finestra. Mi aveva ricordato del lampo che avevo notato nella nebbia quasi una settimana prima.

“Probabilmente è solo una fenice di fuoco magico” concluse Homage, strusciando vicino a me. “Ce ne sono diverse a Manehattan”

“Sì,” annuii. “ma penso che questa ci stia seguendo.”

***        ***        ***

Passammo il mattino seguente assieme. Homage lasciò il letto abbastanza a lungo da preparare la colazione. E poi di nuovo due ore più tardi per infilarsi nella Stazione di Trasmissione di Emergenza sopra di noi. Le notizie questa volta includevano un resoconto del mio “coraggioso ed eroico salvataggio” degli Artigli di Alanera, incluse congratulazioni di DJ Pon3 per aver di nuovo schiacciato due uova con uno zoccolo -- a quanto pare, ero stata Io a far fuori tre alicorni con un solo zoccolo facendo saltare in aria una base di razziatori. Nascosi la testa sotto le lenzuola. La cosa non mi avrebbe dovuto sorprendere (a dir la verità, mi sarei sorpresa di più se Calamity non le avesse dato il permesso esplicito di mettere tutto nei miei zoccoli). Homage aveva dimostrato di divertirsi davvero nel mettermi in imbarazzo. In ogni modo a lei possibile.

Fu via per quasi un’ora, lasciandomi coi miei pensieri. Quando tornò avevo ormai deciso con riluttanza di toccare un argomento delicato. L’Opale Nera.

“Quella cosa?” chiese, capendo subito di cosa stessi parlando. Mi aspettavo che mi chiedesse perché lo volevo, ma invece “Come sapevi che ne ho una?”

Mi morsi un labbro. “Un... un conoscente vuole che glielo ‘procuri’.” Distolsi lo sguardo, per poi ricondurlo ai suoi occhi. “Ero molto tentata di dire al pony semplicemente di fottersi. Ma ho pensato che avrei potuto chiedere. Per favore, sentiti libera di dire no. Non voglio niente che si metta fra di noi in questo momento. O, a dire il vero, mai.”

Homage mi scrutò per un doloroso istante, poi sorrise furbesca. “Cara, l’unica cosa che si è messa fra noi nelle ultime ore è stato il sudore. Ma anche io ho del lavoro da fare, per quanto vorrei poter battere la fiacca. Non me la prendo perché tu fai lo stesso.”

Feci un sospiro di sollievo.

“E sì, puoi averla.” Catturò i miei occhi con uno sguardo ardente. “Ho anche un regalo per te. Ma l’Opale Nera... vedilo come una sorta di anticipo. Ho una missione per cui voglio assumerti.”

I miei occhi si spalancarono per la sorpresa. “Qualsiasi cosa.”

Rise. “Potresti cambiare idea dopo che ti avrò detto di cosa si tratta. Ma... tu ed i tuoi amici state pianificando di dirigervi verso Fillydelphia, giusto?” La gioia nella sua voce morì quando pronunciò quel nome.

Annuii con decisione. “Sono ancora convinta che qualcosa si stia aggravando nelle Terre Devastate d’Equestria. Qualcosa che riguarda Occhiorosso e gli alicorni. So che sono in giro da un po’ di tempo,” le dissi. Abbastanza da rendere SteelHooves noto ai mostri come il Poderoso Cacciatore di Alicorni, o per lo meno in maniera sarcastica.


Indagando sulla mia teoria continuai, “Gli alicorni
sono in giro da molto tempo, giusto? Ma, suppongo, sono diventati molto più comuni?”

Homage riflettè sulla cosa. “Non se ne sentiva parlare dieci anni fa. Ora sono ovunque a Canterlot, e nell’ultimo ’anno ho notato apparire diversi gruppi anche nei pressi di Manehattan.”

Annuii nuovamente. “Quando scopro cosa sta succedendo, DJ Pon3 sarà il primo a saperlo,” le promisi.

“E tutta Equestria saprà subito dopo,” giurò Homage. “Anche se potrei usarti come marionetta[4]...” sospettai che l’allusione fosse voluta. “...se completi questa non così piccola missione per me. Ricordi quel bancone pieno di schermi vuoti nella STE?”

Li avevo notati quando mi aveva fatto entrare per la prima volta nello STEMSA e mi avevo lasciato dare un’occhiata in giro. Glielo dissi.

“Quelle sono le trasmissioni provenienti dalla torre di Fillydelphia. Occhiorosso ha preso il controllo di quella torre, od almeno il tre percento a cui ho normalmente accesso, e mi ha chiuso fuori. Se vai in quella direzione voglio che tu attacchi un dispositivo di sovrascrittura al maneframe nella stazione della torre. Ciò permetterà a DJ Pon3 di riavere finalmente occhi in quel terribile posto. Occhiorosso ha operato abbastanza nelle ombre.”

Piantai gli zoccoli (anche se calciare un cuscino non ebbe nemmeno lontanamente lo stesso effetto). “D’accordo.”

***        ***        ***

Homage tirò giù il dipinto della Splendid Valley, rivelando una cassaforte con uno sportello fatto di spesso vetro blindato. La sua magia lo aprì con un click.


Dentro vi erano tre oggetti, due dei quali fece fluttuare fuori, dandomeli. Il primo era l’Opale Nera. Contemplai l’oggetto pieno di ricordi che l’Osservatore voleva così tanto.

“Voglio darti questa come regalo,” disse Homage con un dolce sorriso ed una voce calda ma insistente, mentre faceva fluttuare fuori la statuetta rosa acceso di una pony molto familiare. Non avevo mai visto Pinkie Pie così giovane e vivace. Mi aspettavo quasi che la statuetta saltasse, animata dalla pura energia della sua espressione, ed inizasse a rimbalzare per la stanza. Quella, realizzai, era la vera Pinkie Pie... la Pinkie Pie di Twilight. In confronto, la giumenta che avevo visto in quel ricordo sembrava come un’ombra.

“Era un regalo fattomi dal precedente DJ Pon3, che a sua volta l’aveva ricevuta da quello prima di lui. Mi è stato raccontato che fu donata all’originale DJ Pon3, Vinyl Scratch, dalla Giumenta del Ministero della Morale stessa.” La statuetta emanava una tale aura di sfrenata felicità che non potevo immaginare un qualche pony giù di morale attorno a lei. “Mi ha servito bene. Ed ora, voglio darla a te.”

Guardai Homage, sentendo una sgomenta riluttanza. Non potevo! Quello era un cimelio! Era...

“So che cos’hai passato. E so che c’è passata anche lei. Tu... tu l’hai sconfitta. Lei no. Voglio che tu la tenga come promemoria; come qualcosa da guardare ogni volta che senti l’impulso di masticare un’altra Ment-ali.”

Deglutii. Ed annuii solennemente, comprendendo la gravità di quel dono. Estesi la mia magia, avvolgendo la piccola Pinkie Pie in un velo telecinetico, ed immediatamente sentii uno scossone. Tutto divenne più chiaro. Il mio divenne più vivo. Era un po’ più che come aver mangiato una Ment-ali, ma aveva il sapore di mele caramellate e cupcake glassati (“Che cosa è stato?” insisteva parte della mia mente. Non mi ero mica messa nulla in bocca). Tra la statuetta di Twilight e quella di Pinkie Pie, mi sentivo quasi come sotto l’effetto delle Ment-ali senza averne assunte. Solo più pulita. Migliore. Più... sana.

Girai la statuetta per leggere la base. Non corrispondeva alle altre. Ovvio che non corrispondesse alle altre.

“Consapevolezza! Era sotto la ‘E’!”

Mi sentii gioiosa e dal cuore spezzato allo stesso tempo. La statuetta era un promemoria, sia degli errori che avevo commesso sia di ciò che sarebbe successo se i miei amici non mi avessero tirata fuori dall’abisso. Un doloroso riconoscimento del danno che avevo causato ed a cui dovevo rimediare. Ed una messaggera che mi diceva che avevo la forza per non sbagliare di nuovo. E, forse più di tutto, un ricordo da parte di Homage per farmi capire che comprendeva la mia debolezza con accettazione e perdono. “Grazie Homage. Questo... per me significa più di quanto tu possa immaginare.”

La feci fluttuare nella mia bisaccia (che Homage a quanto pare aveva fatto fluttuare sù mentre ero troppo fuori di me dall’emozione per notarlo). Aprendo il lembo della sacca che conteneva altre tre statuette, presi un panno e legai Pinkie Pie con Twilight. Potevano stare di nuovo insieme. Era sciocco, ma lo sentivo semplicemente giusto.

***        ***        ***

Mentre Homage chiudeva la cassaforte presi nota dell’ultimo oggetto riposto al suo interno. Era una qualche sorta di pistola ad energia magica, ma di un tipo che non avevo mai visto prima, e con un calcio che non si sarebbe adattato alla bocca di nessun pony.

La curiosità prese il sopravvento e chiesi a Homage.

“Lunga storia,” mi disse. “Una notte Jokeblue ed io stavamo andando in punta di zoccolo attorno Fetlock, cercando di trovare una Scuderia di cui avevamo sentito delle voci, quando ci fu una strana esplosione che illuminò le nuvole sopra. All’inizio credemmo fosse un tuono, ma poi ogni genere di detriti iniziò a piovere dal cielo. Pezzi della carrozza volante più strana su cui avessi mai posato lo sguardo. Ci siamo riparate in una carrozza passeggeri bruciata. Quando finì trovai quella cosa tra le macerie.” Homage ridacchiò. “Va bene, forse non era una storia poi così lunga.”

“Che cos’è?”

“La più abominevole arma magica che le Terre Devastate d’Equestria abbiano mai visto, per quanto ne so. Un colpo di quella cosa trasforma tutto ciò che colpisci in vapore. E non come le armi ad energia magica che hai visto, che lo fanno una volta ogni luna blu. Ogni. Singola. Volta.” Homage sembrava realmente spaventata dell’arma. “Credo che potresti uccidere un drago con un colpo da quella cosa.” E con quelle parole, anche io.

“Da dove è venuta?” domandai ad alta voce. L’idea che ci fossero pony... i pegas forsei... con armi così devastanti mi faceva rabbrividire dalla coda agli zoccoli anteriori.

“Jokeblue immaginò che venisse da qualche genere di carro armato volante con cui i pegasi stavano sperimentando che gli è esploso addosso. Io...” Homage deglutì. “So di sembrare una sciocca puledrina, ma non posso fare a meno di pensare che sia caduta da molto più in alto.”

“Più in alto?” Ebbi la strana immagine mentale di oggetti che cadevano su Equestria dalla luna, svuotando la cesta dei giocattoli di Nightmare Moon.

Homage sembrò lievemente imbarazzata, “Rideresti.”

Promisi che non l’avrei fatto. E decisa di non farlo, non importa quanto sarebbe stato difficile.

La bellissima e sexy unicorno grigia si prese un momento per riordinare i pensieri. Poi, iniziando cauta, “Una volta ho incontrato una zebra.”

Non era minimamente quello che mi aspettavo che dicesse. Le mie orecchie si drizzarono. Mi piegai in avanti.

Loro... non hanno lo stesso rapporto con il cielo che abbiamo noi. Ovviamente, visto che non hanno pegasi. Ma è più di questo. Prima dell’apocalisse noi pony abbiamo sempre guardato il cielo con un senso di gioia e sicurezza. Vedevamo il sole, guidato attraverso il cielo dalla Principessa Celestia durante il giorno. E la luna, la carica di Luna, che ci teneva d’occhio durante la notte. La Principessa Celestia e Principessa Luna erano le nostre benevole sovrane. Ed anche se la maggior parte dei pony non le aveva mai incontrate di persona, il sole e la luna erano i simboli della loro gentile presenza ovunque e per ogni pony in Equestria.”

Sentii il mio corpo piegarsi ancora più vicino, desiderosa di cogliere ogni singola parola. Non avevo mai sentito parlare di Celestia e Luna in quel modo.

“Quando sono perite nell’apocalisse ed i pegasi chiusero il cielo, rubandoci il sole e la luna, le trasformammo in divinità per tenerle sempre con noi. Anche quelli intrappolati sotto terra nelle Scuderie sembra abbiano fatto così. Una sorta di evoluzione parallela.”

Quello che stava dicendo era quasi blasfemo, ma calciai via il desiderio di ammonirla, sporgendomi precariamente ancora più in avanti per ascoltare. Homage aveva una prospettiva che volevo sentire, anche se probabilmente non l’avrei ascoltata da nessun altro pony. Lei mi fece riflettere, mi fece fare delle domande. Per esempio, avrebbe spiegato perché Calamity non credeva nelle Dee? Era l’ateismo una caratteristica dei pegasi? A differenza nostra, non avevano mai perso l’abbraccio del sole e della luna.

“Le zebre, tuttavia, sono spaventate dal cielo,” disse Homage. La frase era qualcosa che mi sarei aspettata da un poster propagandistico, non da una pony che l’aveva imparato direttamente da una zebra. Ma conoscevo Homage, e non sarebbe stato da lei non parlare di verità oggettiva per come la conosceva. “Le zebre guardano in alto e vedono le stelle che ci fissano da un grande vuoto nero. E le stelle, loro sanno, non sono benevole.”

Mi sporsi ancora più in avanti, incespicai e caddi di muso.

Homage si fermò, coprendo la ridacchiata con lo zoccolo. Quando mi rialzai, probabilmente con un aspetto tanto imbarazzato quanto mi sentivo, continuò. “C’è intelligenza lassù, credono le zebre, dalle stelle stesse. Le stelle bruciano con un fuoco freddo e maligno. Nessuna di loro potrebbe riscaldare il cielo la notte. Desiderano il male per il nostro mondo. E qualche volta agiscono, non direttamente contro di noi, ma per permetterci di danneggiarci e distruggerci da soli.”

Aprii la bocca, con il suggerimento che le zebre fossero un po’ pazze che mi morì sulle labbra. Sì, sembrava folle. Ma non avevamo leggende che suggerivano lo stesso? Mi ricordai della storia de La Puledra sulla Luna (la vera versione, non quello “Stallone sulla Luna” senza senso).

Le stelle la aiuteranno a fuggire.

“In particolare parlano di quattro stelle malevole, coi cuori di crudeltà e caos, che bramano di assaporare il nostro dolore e la nostra distruzione, portata dai nostri stessi zoccoli.” Con una smorfia, Homage aggiunse, “Se c’è della verità nella mitologia zebra, immagino che le abbiamo dato un bel banchetto.”

Quattro stelle che aiutano a distruggere Equestria. Perché quello sembrava tanto familiare?

Homage scrollò la lugubre atmosfera che si era stabilita nella stanza con la sua storia. “Comunque, come dicevo. Sciocco, da puledrine. Jokeblue probabilmente aveva ragione. Qualche esperimento dei pegasi che gli è esploso in faccia.”

***        ***        ***

Cauta, con Homage al mio fianco, abbassai il corno verso Opale Nera. Se l’avessi consegnato all’Osservatore, prima avrei voluto sapere cosa c’era dentro.

Fu solo con riluttanza che toccai l’opale con la mia magia, lasciando che portasse Homage ed il suo Ateneo lontani da me...

<-=======ooO Ooo=======->

Mi sentivo stranamente sbagliata.

Eravamo in un corridoio buio, largo ed elaboratamente decorato, a camminare verso una stanza fortemente illuminata e con una decorativo divisorio a tenda che ne nascondeva metà. C’erano quattro pony che camminavano davanti a me, più una quinta che le conduceva. Le Giumente dei Ministeri.

La prima pony che riconobbi era Pinkie Pie. Mentre ogni altra pony stava camminando tranquillamente nel corridoio, lei stava rimbalzando come una puledra fan sulla via della prossima esibizione del suo idolo. La pony era un po’ più giovane di quando l’avevo vista prima. L’aspetto da bastoncino di zucchero era ancora molto marcato però.

Sentii uno spasmo di profondo imbarazzo quando il mio sguardo cadde sulla pony in testa, la bellissima unicorno bianca su cui avevo... fantasticato. Ed il pony che stavo cavalcando proprio non la smetteva di fissare...

Vampate solari di Celestia in calore!

La creatura che stavo cavalcando non era un pony. Lui (ed era sicuramente ed insopportabilmente un lui!) era grosso come uno stallone! Sentivo... cose che non erano zoccoli alle estremità delle mie zampe. Ed ali richiuse sulla mia schiena. Ed una coda!...

“Spike,” chiese timidamente Fluttershy, voltandosi a guardarmi. “Quello non ti fa male?”

La mia attenzione fu portata a qualcosa di stretto e metallico che mi strizzava la testa. Il ricollettore, assunsi. Non sembrava essere stato progettato per... qualsiasi cosa fossi.

Aprii la bocca (che mi parve tutta sbagliata) e risposi, “Nah. Lo sento appena. Inoltre Rarity voleva una ricordo di questo.”

“Avrebbe potuto indossarlo lei stessa,” mormorò sottovoce Twilight Sparkle da direttamente davanti a me. Vidi i miei occhi andare ancora una volta all’unicorno bianco dalla perfetta criniera viola. Sembrò non aver sentito, essendo presa in una conversazione con la pony che sapevo essere Applejack. La pony arancione con le tre mele come cutie mark sembrava un poco più giovane, e non stanca come lo era stata all’ultimo party di Pinkie Pie.

“Spero proprio che questo non abbia nulla a che fare con... quella... cosa di cui non abbiamo mai parlato,” stava dicendo Applejack con nervosa cautela.

“Oh no, cara. Ho abbandonato quel progetto ere fa,” rispose Rarity con aggraziata dizione.

“Oh,” sospirò la pony arancione con evidente sollievo. “Bene.”

Mentre ci avvicinavamo, camminammo sopra un elegante tappeto intessuto di gemme. Provai un colpo di freddo quando la creatura che stavo cavalcando ci camminò sopra. Twilight Sparkle si era fermata poco più avanti e si voltò a guardare il tappeto, mentre Rarity ed Applejack parlavano. Ma la sua attenzione fu attirata da Rarity che si schiariva rumorosamente la gola.

Fluidamente Rarity cambiò argomento, parlando rivolgendosi a tutte e quattro le pony che stava conducendo. “Ora, questo è davvero solo un primo progetto. Ma penso che rimarrete tutte impressionate.”

“Siamo sempre emozionate di vedere uno dei tuoi progetti, Rarity,” incoraggiò Twilight Sparkle.

Rarity sorrise con professionale gratitudine. “E questa è solo la tuta leggera, non la versione a piena potenza.” Si voltò verso Applejack e sorrise discreta, “E voglio mettere in chiaro che qui non sto cercando di pestarti gli zoccoli. Questa armatura non è resistente quanto le tue da Steel Ranger, e non offre la stessa protezione...”

“Allora qual è il punto?” interruppe Applejack. “Non vedo l’utilità nel creare un’armatura meno protettiva!”

Il gruppo aveva raggiunto la fine del corridoio. C’era un grande specchio su un lato della stanza, e l’altro era pieno di macchine da cucire, rotoli di stoffa e pony manichini. Progetti e schemi ricoprivano le pareti. Ad un gesto di Rarity si fermarono, ognuna volgendo la propria attenzione al divisorio (tranne che la mia aliena cavalcatura, che aveva occhi solo per l’unicorno bianco).

“Beh, perché in un equipaggiamento c’è di più che solo quanto efficacemente fermi i proiettili, naturalmente!”

Applejack sembrava pronta a dissentire con forza, ma si rimangiò il commento.

“Va bene, Rainbow Dash!” chiamò Rarity. “Sono pronte per te!”

Da attorno il divisorio a tenda uscì l’ombra di un incubo. Una pony pegaso blu rinchiusa in un nero carapace insettoide, con solo la bocca e la parte inferiore delle ali in vista. La sua coda era nascosta in una guaina come quella di uno scorpione, con un feroce pungiglione uncinato. L’armatura ebano era lucida e malvagia. Occhialoni protettivi giallo-arancioni con degli occhi compositi da insetto completavano il quadro. Installati sui lati della tuta vi erano delle protrusioni simili ad antenne; i cristalli che stavano in cima a quelle armi ad energia magica scintillavano di cangianti luci arcobaleno.

Le reazioni delle altre pony furono immediate.

“EEEEE!”

Ehi, ragazza!”

“Quello sembra... demoniaco.”

“Oooooh. Dashie, fai paura!

La creatura che stavo cavalcando smise di guardare Rarity e decollò improvvisamente. “Fluttershy! Torna indietro! È solo Rainbow Dash!”

Mi (ci?) voltai in tempo per vedere Rainbow Dash sollevare gli occhialoni con uno zoccolo corazzato. I suoi occhi si strinsero, un ghigno correva sul suo muso mentre abbassava il suo corpo in una minacciosa posa da combattimento davanti allo specchio. Ringhiò minacciosamente, con l’armatura che rendeva il suo aspetto decisamente sinistro.

“Oh sì!” disse. “Questa è figa!”

<-=======ooO Ooo=======->

La realtà si riassestò, lasciandomi una sensazione davvero strana. Era bello essere di nuovo nei miei zoccoli. Non volevo più essere quella... cosa di nuovo.

***        ***        ***

SteelHooves mi si avvicinò mentre trotterellavo per la stazione della monorotaia della Tenpony Tower. “Stai andando a incontrare quel... tuo amico robofatina, vero?”

Annuii, guardando il guerriero celato dall’armatura.

“L’Osservatore,” disse, sorprendendomi.

“Conosci l’Osservatore?” mi uscì involontariamente. Poi mi diedi mentalmente un calcio alla testa. Dovevo ricordarmi di cominciare a fare delle vere domande a SteelHooves.

“So dell’Osservatore,” intonò SteelHooves. “Non si vive a lungo quanto noi senza incrociare reciprocamente i propri cammini.”

Mi ci volle un istante per analizzare quello che aveva detto, ma poi annuii. “Quindi... L’Osservatore è stato davvero in giro così a lungo. Chi è l’Osservatore... e cosa lei, o lui... od esso... sta facendo?”

“Chi? Questo non saprei dirtelo.” SteelHooves alzò una zampa anteriore, guardandola. “L’Osservatore permette ai pony di sapere meno cose sull’Osservatore di quanto io permetta di sapere su di me. Non senza una buona ragione.” Abbassò lo zoccolo. “E riguardo cosa: l’Osservatore ha l’abitudine di trovare pony con un... che sono...”

Non ero conscia di stare fissandolo fino a quando SteelHooves non ricambiò lo sguardo. “L’Osservatore trova dei pony che sono pony migliori. E li mette sulla strada per trovarne altri, di creare gruppi di amici.”

Mi trovai a sentirmi nervosa. Non mi piaceva guardare dall’esterno le mie avventure in quel modo. “E poi?”

“Beh, la maggior parte delle volte scompaiono. O finiscono morti.”

Quello. Non Era. Confortante.

SteelHooves rimase indietro nella stazione mentre io trottavo fuori da sola sulla Linea Celestia. Non dovetti andare lontano. La monorotaia curvava attorno ad un edificio in rovina. La Tenpony Tower scomparve dalla vista. E lì c’era l’Osservatore, con la robofatina che fluttuava silenziosa. In attesa.

“Ce l’ho,” dissi piatta.

“Grazie, Littlepip. Sapevo di potermi fidare di te. Ora, questa robofatina ha un vano per le batterie di ricambio. Se tu potessi solo...”

“No.”

La robofatina fluttuò silenziosa per un istante. “Uh?” L’Osservatore sembrava perplesso.

“La fiducia va in entrambe le direzioni, giusto?” lo sfidai.

“Beh... si. Ho consegnato il tuo messaggio, proprio come avevi chiesto. Prima che tu ottenessi l’Opale Nera.”

Annuii. Aveva senso, ma non era quello che stavo cercando. Non in quel momento. Sentii una fiera determinazione crescere. “La risposta è ancora no.”

“No? Ce l’hai, ma non me la vuoi dare?”

“Oh, te la consegnerò,” dissi vigorosa. “Di persona.”

L’Osservatore piombò di nuovo nel silenzio. Questa volta non aspettai una risposta. “Parli un sacco di virtù e di amicizia. Beh, gli amici non scappano via ogni volta che la conversazione va sul personale. Non puoi avere amici se ti nascondi dietro dei robot e non lasci mai nessun pony vedere il vero te.” Sbuffai. “Diamine, persino SteelHooves fa meglio di te. La vuoi? Voglio incontrarti.”

Perché?”

“Perché voglio sapere se sei davvero mio amico o se anche te stai solo giocando con me.”

L’Osservatore dondolò in silenzio un po’ più a lungo. Mi chiedevo solo quanto lo sconosciuto dietro il sipario desiderasse quella Opale Nera con l’interessante ma apparentemente insignificante ricordo. Poi, proprio quando mi ero convinta che l’Osservatore mi avrebbe detto di andare a fare un salto giù dalla monorotaia, la voce meccanica senza tono disse, “Va bene.”

Strabuzzai gli occhi. Era la risposta che volevo. Ma...

“Hai ragione, Littlepip.” Sentii un bip dalla mia zampa anteriore. “Ho caricato la mia posizione sul tuo PipBuck. Ci vediamo presto.” Ci fu una scarica di statica e la robofatina fluttuò via con un assolo di tamburi.

Sollevai la zampa per guardare il mio PipBuck. C’era una icona sulla mia mappa Equestrie. Molto, molto lontano da Manehattan. Nel mezzo del nulla. Sarebbero occorse settimane di viaggio per arrivarci a zoccoli.

Ma se l’Osservatore pensava che ciò mi avrebbe dissuaso, od anche solo ritardato, allora l’Osservatore si sbagliava.

***        ***        ***

Passai un’altra notte alla Tenpony Tower con Homage. Dopo la quale fu, tristemente, tempo di partire. La nostra prima fermata era Fetlock.

Calamity trascorse diverse ore sotto il Bandito del Cielo ad installare il regolatore di flusso e ad assicurarsi che tutto funzionasse correttamente. Quando ebbe finito si stava facendo buio rapidamente. “Ho grandi notizie, pony,” disse mentre strisciava fuori, con un aspetto oleoso. “Abbiamo un mezzo di trasporto!”

Velvet Remedy, SteelHooves ed io pestammo con gli zoccoli in un tonante applauso.

“Ora, questa bellezza è alimentata da una serie di batterie magiscintilla, e gli ultimi due secoli non sono stati gentili. Quindi dovremo cambiarle abbastanza regolarmente per tenerla in funzione.”

“Aspetta!” disse allarmata Velvet Remedy. “Intendi dire che la capacità di questa trappola mortale di fluttuare con te potrebbe svanire in qualsiasi momento?”

Calamity la guardò quasi con simpatia. “Nah. Prima inizierà a pendere. Più difficile da manovrare. Avremo un sacco di avvertimenti.”

“E,” assicurai a Velvet Remedy, “nel caso succeda, penso che la mia telecinesi adesso sia abbastanza forte da farci andare avanti abbastanza per un atterraggio sicuro.” Non c’era modo che riuscissi a sollevare così tanto per un tempo prolungato, almeno non abbastanza per poter viaggiare da qualche parte; ma ero pienamente convinta di poterci tenere sollevati anche se le batterie magiscintilla si fossero scaricate e Calamity si fosse addormentato. Per qualche minuto.

Gli altri iniziarono a raggrupparsi dentro il Bandito del Cielo. Velvet Remedy lo stava già ripulendo con la sua magia e discuteva su come decorarlo. Nessuno dei maschi sembrava incline a partecipare.

Feci fluttuare fuori un cucchiaio ed una lattina di patate dolci, aprendola. Avevo di nuovo fame, ed intendevo mangiare mentre pianificavo le successive tre mosse. Con il Bandito del Cielo avremmo potuto essere sulla porta di casa dell’Osservatore in meno di due giorni.

“Uh, Littlepip?” chiamò Calamity. “Hai intenzione di rimanere lì fuori sotto la pioggia?”

Mi fermai, un cucchiaio di patate dolci sollevato a metà strada dalla mia bocca. “Cosa? Non sta...”

>>BOOOM!!<<

Un tuono esplose proprio sopra di noi e l’acqua iniziò a scendere come se qualcuno avesse aperto un gigantesco rubinetto direttamente sopra di me. Fui fradicia in un istante, con la criniera afflosciata sulla faccia. La lattina si riempì d’acqua, facendo cadere a terra pezzi di patata dolce.

Lasciate capire ai pegasi.

Gettato via la lattina (ormai piena quasi solo d’acqua) galoppai sotto il rifugio che era la carrozza passeggeri. Calamity e Velvet Remedy si ripararono dietro a SteelHooves quando mi scrollai violentemente, spargendo acqua ovunque.

Ci fu un bellissimo grido acuto. E la fenice di fuoco magico uscì dalla pioggia entrando da una finestra in frantumi. Atterrò sul sedile vicino a Velvet remedy, i cui occhi si spalancarono. Si lasciò sfuggire uno strillo di gioia.

***        ***        ***

“L’hai chiamata Pyrelight?” chiese SteelHooves, facendo eco ai miei pensieri mentre Velvet Remedy nutriva l’uccello prima di avvolgersi nella sua coperta. Avevamo viaggiato in volo per un giorno, sin da quando il nubifragio era finito. La fenice di fuoco magico era rimasta con noi, o più precisamente con Velvet Remedy.

Personalmente, trovavo quel nome un po’ macabro[5]. Mi fece riflettere sulla mia amica.

Ci dividemmo i turni per dormire e stare di guardia, passandoci il mio binocolo. Fino a quel punto nessuno ci aveva sparato. Ed avevamo un’idea chiara di dove fossimo diretti. Era difficile non notare l’enorme montagna che si ergeva sopra Equestria come una di quelle torri.

Una volta certo che Velvet Remedy stesse dormendo profondamente, SteelHooves si avvicinò a me e mi sussurrò nell’orecchio, “Dovresti persuaderla a passare meno tempo in quella sfera di memoria.”

Guardai Velvet Remedy. Nelle ultime sedici ore, era scomparsa nel ricordo di Fluttershy due volte. Era come se anche lei avesse una dipendenza.

“Quello non è un bel ricordo,” borbottò SteelHooves, sorprendendomi. Lo guardai, chiedendomi come un non-unicorno potesse sapere cosa fosse quel ricordo. Come se avesse letto i miei pensieri, rispose assorto, “Gliel’ho chiesto.”

Oh. Mi sarei passata uno zoccolo sulla faccia. “Cosa c’è di sbagliato in quel ricordo?”

“Fluttershy non era come le altre. Rainbow Dash voleva vincere la guerra. Applejack voleva semplicemente proteggere gli altri pony. Specialmente dopo la morte di Big Machintosh. Twilight Sparkle voleva compiacere le Principesse, soprattutto Celestia,” intonò SteelHooves. “Ma Fluttershy voleva solo che la guerra finisse. Quel ricordo è il momento in cui indirizzò tutto il suo Ministero al proposito di trovare un modo per porre fine al conflitto. E ci riuscì.”

Sentii un brivido.

“In un mondo dove non tutti sono sani, il massimo della follia è credere di poter creare un’arma così devastante, così orribile, che nessuno oserebbe usarla.”

Oh, no.

Guardai Velvet remedy mentre dormiva. Lo stesso impulso che mi aveva fatto buttare via la sfera di memoria dalla Torre Ferro di Cavallo ritornò, cresciuto di intensità. Lei amava Fluttershy. Aveva modellato se stessa a immagine della dolce e timida pegaso gialla. Non poteva nemmeno venirne a conoscenza.

“Aspetta,” dissi lentamente, “Hai detto nessuno?” La strana scelta della parola mi riportò alla mente la prima conversazione con l’Osservatore.

SteelHooves rispose con tono drammatico, “Forse l’unica cosa più folle del credere che un’arma simile avrebbe portato la pace è creare tale arma... e poi darla ad entrambi gli schieramenti.”

SteelHooves si rivolse a me dietro il visore del suo elmetto. “Quel ricordo: quello è l’inizio della fine del mondo. In definitiva, Fluttershy ci ha ucciso tutti.”

***        ***        ***

Stavamo aggirando la montagna, spingendoci in alto. Era notte e Calamity stava salendo lentamente mentre lo guidavo con la mappa del mio PipBuck.

“Va bene,” ci richiamò. “Era quello che temevo. Sembra che il tuo amico Osservatore viva abbastanza in alto su questo picco da stare sopra al livello delle nuvole. Potremmo anche non avere problemi, ma... Beh, non è sicuro viaggiare sopra le nuvole. Almeno non dove c’è civilizzazione al di sopra.”

Ogno pony era sveglio (e lo era anche Pyrelight). Annuimmo tutti, preparandoci. Non avevo idea di cosa di aspettarmi quando attraversammo la copertura di nuvole, ma dubitavo che si sarebbe trattato di una allegra festa di benvenuto con sorrisi e muffin.

Calamity sbattè le ali, portandoci in alto, dentro il muro di nubi. Era come immergersi in una nebbia leggermente umida. Tutto ciò che riuscivo a vedere del pegaso color ruggine mentre ci portava in cielo era una parte della sua coda arancione.

Un istante dopo, il Bandito del Cielo schizzò dal manto di nuvole ed il cielo notturno si allargò all’infinito attorno a noi, coperto di (maligne?) stelle. Una splendida luna piena era appesa in aria dietro il picco della montagna, tagliandola come uno strappo verticale nell’universo.

Velvet Remedy si lasciò sfuggire un “Oooooooooooooooh!” ricolmo di stupore. Pyrelight emise un grido melodioso.

Le grinfie della vertigine si chiusero su di me. Le mie zampe si indebolirono, le ginocchia cedettero. Un panico irrazionale mi suggerì che in qualche modo sarei stata risucchiata fuori da una delle finestre e sarei caduta all’infinito nello spazio. Forse una delle stelle mi avrebbe catturato.

Mi aggrappai al bordo della carrozza passeggeri, guardando le nuvole al di sotto. Era molto meglio ed ugualmente bellissimo. Le nubi erano adornate con l’argento della luce lunare, brillando di una luce calma e tranquilla.

I miei occhi (“Era sotto la ‘E’!”) notarono un riflesso metallico su uno dei dirupi. Chiesi a Calamity di portarci più vicino.

Mi aspettavo fosse l’Osservatore, od almeno un’altra robofatina. Ma invece registratore audio. Lo feci fluttuare nel Bandito del Cielo.

“Sarà meglio che non sia da parte dell’Osservatore...” dissi, iniziando a sentirmi un tantino incazzata.

“Non credo,” rispose Calamity dal davanti della carrozza. Misi via il registratore audio, scrutando per scoprire cosa avesse visto. Attivai il mio Eyes-Forward Sparkle.

E pure giusto in tempo. Secondo il mio PipBuck, avevo trovato la “Caverna del Drago.”

***        ***        ***

“Penso che forse il tuo amico ci ha mandati quassù per essere mangiati,” disse Velvet Remedy ad alta voce, fissando l’enorme ed oscura apertura. Il Bandito del Cielo era posteggiato sulla sporgenza dietro di noi. SteelHooves stava aiutando Calamity a togliersi l’imbragatura da tiro.

“I dati del PipBuck sono vecchi di duecento anni,” la rassicurai nervosa. “Quindi era una Caverna del Drago duecento anni fa. Qualunque pony potrebbe viverci adesso.” Beh, qualunque pony con le ali, ovviamente.

Calamity, liberato, trottò per unirsi a noi. “Beh, state pianificando di aspettare fuori fino a quando sorge il sole?” Poi, giusto nel caso lo fossimo, “Non lo raccomando.”

Velvet Remedy scosse la testa. “Certo che no! Littlepip, vai tu per prima.”

Oh, grazie tante! Le lanciai un’occhiataccia.

“Beh, l’Osservatore è tuo amico.”

Quello restava ancora da vedersi. Feci un passo in avanti.

Ci fu un pesante tonfo dall’interno. Qualcosa si era mosso nelle tenebre, avvicinandosi. Qualcosa di grosso!

“Alle Ursa Major non crescono le ali, vero?” chiese nervosa Velvet Remedy, facendomi venir voglia di prenderla a calci. Con forza. Ero già spaventata a sufficienza.

Un drago sporse la testa fuori dalla caverna! Un immenso, gigantesco e
completamente adulto drago che avrebbe potuto mangiare senza problemi due pony in un boccone, persino se uno dei due fosse stato SteelHooves. Tre se due di quelli fossero stati Homage ed io.

“Ciao Littlepip. Io sono Spike!” disse il drago con una voce che non era né terribile né rimbombante, al contrario delle mie aspettative.

“E non preoccuparti. Non ti mangierò.”

Nota: nuovo livello.
Nuovo vantaggio: Esploratore -- Il tempo per spostarsi verso le località remote delle Terre Devastate d’Equestria è ridotto del
25%. Il consumo delle batterie magiscintilla del Bandito del Cielo è allo stesso modo diminuito.

Nuovo vantaggio di missione: Pony Sutra -- Sei esperta nell’arte del dare e ricevere piacere fisico. Hai più possibilità di avere incontri sessuali con specifici personaggi.


[1] Derivante dal baseball, è l’atto di pianificare attentamente le proprie azioni.

[2] Nell’originale, the goody four-shoes filly. Riferimento a Little Goody Two-Shoes, personaggio di una storia per bambini, variazione di Cenerentola.

[3] In questo punto si inseriscono gli eventi narrati nell’Interludio. Si ricorda che quest’ultimo è un capitolo con contenuti sessualmente espliciti, scritto da Pacce sulla base di materiale originariamente utilizzato da Kkat e successivamente eliminato dalla stesura definitiva. Al di là delle parti “hard” l’Interludio presenta una serie di dialoghi tra Littlepip e Homage molto importanti per la metamorfosi della loro infatuazione in un vero e proprio amore.

[4] Nell’originale, I might get a foreleg up on you, ovvero “potrei infilarti una zampa”.

[5] Pyre è il termine inglese per le pire funerarie usate per la cremazione dei corpi.