CONVEGNI

Andrea Camilli, CIVILTA’ DEI FALISCI

Si è tenuto a Civita Castellana, dal 28 al 31 maggio, presso il forte rinascimentale del Sangallo, ora Muso Archeologico nazionale dell’Agro Falisco, il XV Convegno di Studi Etruschi e Italici, dopo la pausa dovuta all’impegno per l’attuazione del II Congresso Internazionale Etrusco, tenutosi a Firenze nell’85.

       I lavori del Convegno sono stati introdotti dal Soprintendente archeologico per l’Etruria Meridionale, Paola Pelagatti, la quale ha, tra l’altro, ricordato l’opera del G. A. R. nella zona, con particolare riferimento al recupero e alla ripulitura del tratto della Via Amerina in località Fosso Tre Ponti.

       Il prof. Pallottino, presidente dell’Istituto di Studi Etruschi e Italici, presentando il tema del Convegno, ha posto il problema della definizione del termine “Falisci”, se cioè va riferito ad un populus (come Etruschi, Latini, Sabini) oppure agli abitanti di una Civitas (come Veienti, Ceretani, Romani). Dopo un breve excursus sulle fonti, Pallottino è arrivato alla conclusione che si sia trattato della popolazione di una Civitas (definendo l’altra città ricordata dalle fonti classiche, Fescennium, come un oppidum) non priva però di una sua caratterizzazione etnica.

       Per quanto riguarda l’annoso problema della lingua falisca, Pallottino ha insistito sulla completa latinità dell’idioma parlato a Falerii in età arcaica, latinità che ha sostanzialmente mantenuto. L’influenza etrusca sarebbe quindi limitatissima; ci sono, è vero, sempre più forti convergenze di interessi politici, culturali e artistici, ma non commistione etnica.

       Gabriella Begni Perina, direttrice del Museo, ha tracciato una breve storia del Forte, progettato dai due Sangallo per conto di Alessandro VI Borgia e Giulio II della Rovere, descrivendo le varie trasformazioni subite, fino alla sua destinazione, negli anni ’50, a museo. Mario Moretti, già Soprintendente di Villa Giulia, ne ha illustrato restauri architettonici e strutturali operati dalla Soprintendenza sotto la sua direzione.        

       La prima seduta del Convegno è stata consacrata alla Preistoria del territorio falisco. M. A. Fugazzola Delpino ha inquadrato i ritrovamenti e gli scavi, particolarmente in grotta, realizzati dall’800 ad oggi. Di grande interesse il riferimento ad alcune grotte, situate sulle pendici del Soratte, pubblicate negli anni ’50 dal Rellini, che per le loro esalazioni di vapore potrebbero essere messe in relazione con un culto di Apollo, ricordato da Plinio. Questo studio ha rilevato una intensa frequentazione neolitica in grotta, collegata al culto delle acque; le numerose importazioni inoltre confermerebbero le strette correlazioni con altre culture, tramite la valle Tiberina.

       Patrizia Petitti, occupandosi dell’età del bronzo, ha ricordato la significativa opera delle associazioni volontarie, soprattutto per quanto riguarda la ricognizione. I dati forniti si riferiscono a ritrovamenti di superficie, e sono attribuibili a siti tutti posizionati lungo gli affluenti del Tevere. La Petitti ha evidenziato una certa continuità tra bronzo antico e recente, mentre tra bronzo recente e finale ha notato uno spostamento degli insediamenti su posizioni più aperte.

       Particolarmente interessante la relazione di P. Baglione e di M. A. De Lucia Brolli sul ritrovamento, nell’archivio di Villa Giulia, di alcune annotazioni, probabilmente di mano del Pasqui, sullo scavo della necropoli in vocabolo “I Tufi” presso Narce; all’inquadramento topografico della necropoli, situata in fondovalle come tutte le necropoli della zona, è seguito un accurato studio dei corredi, ancora conservati a Civita Castellana. La necropoli, in parte ad incinerazione ed in parte ad inumazione, è uno dei più antichi sepolcreti di Narce e si distingue per alcune caratteristiche peculiari: anzitutto le incinerazioni sono fondamentalmente maschili, c’è grande abbondanza di servizi a lamelle metalliche (di produzione probabilmente veiente), presenta una alta percentuale di vasi in argilla figulina nei corredi e denota una preferenza nell’uso delle fibule ad arco ribassato.

       E’ seguita una poco convincente comunicazione di F. Jurgeit Blanck su un vaso di impasto del museo di Karlsruhe. La relatrice ha voluto riconoscere corrispondenze tra questo vaso figurato, con motivo inciso a cavalli alati, e altri vasi di area falisco-capenate esposti in vari musei di tutto il mondo, per stabilire con criteri tecnico-stilistici la loro pertinenza alla mano del c. d. “maestro di S. Martino”.

       La seduta dedicata all’ambiente e alla topografia è stata aperta da G. Colonna con una relazione sulla annosa questione di Fescennium. Facendo un quadro delle differenti attribuzioni formulate dal ‘600 ad oggi, Colonna ha elencato le notizie ricavabili dalle fonti classiche, con particolare riferimento alla antichità e al prestigio della cittadina. Lo studioso ha operato una prima selezione dei siti possibili basandosi sui dati delle fonti, lasciando come ipotesi Corchiano e Narce. Riferendo quindi la radice del nome Corchiano al gentilizio etrusco Curcle, presente particolarmente a Norchia, ha definito Corchiano come una “sub-colonia” tarquiniese, “pendant” alle colonie romane di Sutri e Nepi, fondata quindi per contrastare l’espansione romana lungo la valle Tiberina. Con altre considerazioni, Colonna è passato quindi alla identificazione tra Narce (vocabolo derivato certamente da In-Arce) e Fescennium, luogo di origine della prima produzione poetica centro-italica, i carmina fescennina. La ipotesi, sebbene molto criticata in sede di discussione dal Cristofani, assertore di una improbabile etruschità di Narce, è sembrata estremamente valida.

       Impressione totalmente opposta ha invece suscitato la relazione di Paola Moscati sulla topografia urbana di Falerii, sia per l’analisi delle fasi evolutive della città, sia per alcune datazioni attribuite con eccessiva disinvoltura. L’esposizione ha deluso specie in quanto ripetitiva di nozioni da tempo conosciute e divulgate.

       Di tono senz’altro migliore è stato l’intervento di M. A. De Lucia Brolli sui recenti saggi di scavo dalla stessa operati sul sito di un santuario presso Narce, noto dal secolo passato ma mai precedentemente indagato. Particolarmente interessante lo studio dei materiali architettonici e votivi già noti e quelli di recente acquisizione provenienti dal santuario. Purtroppo lo scavo non si è potuto estendere per la consueta limitazione dei fondi a disposizione, non permettendo neanche una lettura approssimativa dei resti architettonici. Durante gli scavi è stato anche rinvenuto un cranio di bovino tra alcuni blocchi di tufo, interpretabile come traccia di cerimonia propiziatoria per la costruzione del tempio.

       E’ seguita una accurata relazione di L. Quilici su alcune “vie cave” situate a nord di Civita Castellana, realizzate lungo l’asse Falerii-Tarquinia tra le due ultime guerre contro Roma.

       La terza giornata si è aperta con una chilometrica relazione di B. Adembri sulla prima produzione di ceramica falisca a figure rosse, basata sull’analisi di circa 300 esemplari, attribuiti a 3 botteghe di produzione. La relazione, sebbene estremamente professionale, ci trova concordi con il commento dello Szilagy, che presiedeva la giornata, il quale ha messo in guardia contro l’”attribuzionismo”, che deve avere un fine di ricostruzione storica per non degenerare in un puro giuoco intellettuale.

       Pregevole la comunicazione di B. Shefton su alcuni reperti di bronzo conservati al Museo di Civita Castellana. Il relatore ha prima esaminato una brocca di bronzo “rodia” che era sempre stata considerata una imitazione locale per la presenza delle tipiche teste di ariete “falische” sull’ansa, rivelatesi però fuse localmente ed applicate al prodotto importato. Lo Shefton ha quindi ricostruito le zone di diffusione e di produzione dei tipi dei 3 stamnoi bronzei sempre esposti nel museo, pezzi unici in quanto a conservazione.

       E’ seguita una relazione di F. Catalli, sulle presenze monetarie, seppure scarse, in agro falisco, con particolare riferimento ai ritrovamenti nel santuario di Narce e al corredo di una tomba della necropoli di Celle a Falerii. L’assenza completa di monetazione locale (caratteristica comune a tutte le regioni dell’Etruria a diretto contatto con Roma, cioè Caere, Veio, Capena e Falerii), insieme con la massiccia presenza della più antica monetazione romana, comproverebbe la dipendenza economica di Falerii da Roma, sino dall’età delle prime monetazioni italiche.

       Un intervento di Clementina Sforzini, di dubbia pertinenza con l’argomento del convegno, seppure estremamente interessante, ha informato sui recenti scavi della Soprintendenza per l’Etruria Meridionale nella fornace di Sigillata Italica di Vasanello (Orte), individuata dalla sezione G. A. R. di Vignanello. La scoperta (in realtà una “riscoperta”, essendo il luogo già noto nel secolo scorso ai redattori della Carta Archeologica d’Italia) fu seguita da una operazione di recupero condotta dal G. A. R. I dati dello scavo, ancora incompleti e in fase di elaborazione, testimonierebbero una volontà di totale distruzione della fornace all’atto dell’abbandono.

       A conclusione del Convegno, E. Peruzzi ha analizzato diversi gentilizi falisci da varie epigrafi, e, basandosi sull’analisi delle epigrafi etrusche di Corchiano su materiali non mobili (e quindi non suscettibili di spostamenti), ha ricostruito la provenienza di quella comunità etrusca dalla zona compresa tra Montepulciano, Cetona e il Lago Trasimeno.

     S. Renzetti Marra ha commentato alcune iscrizioni neofalische su tegole pertinenti a sigilli di loculi, individuando due nuove gentes, la Protacia e la Tertina.

       Il Convegno è stato chiuso da I. Di Stefano Manzella con una splendida ricostruzione, basata sulle fonti storiche ed epigrafiche, della situazione giuridica delle due Falerii nei confronti di Roma. La prima, dopo la distruzione e il conseguente spostamento in massa della popolazione a Falerii Novi, divenne un modesto villaggio, poi colonia nel 43 a.C. con il nome di Junonia, fino all’abbandono ed al ripopolamento nel IX secolo come Civita Castellana. La seconda fu fatta colonia (forse di diritto latino) tra il 241 e il 218, poi in età augustea divenne Municipio fino a Gallieno, che la creò colonia con il nome di “Faliscorum”. Sede di abbazia nel medioevo, ha conservato fino ad oggi il nome di Fàlleri.

 Da Archeologia, mensile dei G.A. (Gruppi Archeologici) d’Italia). N. 5, maggio 1987.  [20-21] p.