Capitolo Ventiquattro: Danze di Luci ed Ombre

Mmmh! Posso sentire il profumo dei muffin che cuociono!”

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Morte.

Il campo di battaglia era cosparso di cadaveri sanguinanti, sotto un cielo grigio carbone che minacciava pioggia.

Stavo morendo. O, più precisamente, il mio ospite stava morendo. E, intrappolata nel suo ricordo, mi ero guadagnata un giro anche io. Una parte della mia mente era rimasta abbastanza lucida da rendersi conto di cosa stesse succedendo. Potevo sentire la pressione del metallo contro la testa del mio ospite, un elmetto che facilmente avrebbe potuto contenere un ricollettore. Stavo per sperimentare la morte?

Il resto della mia mente era sovraccaricata dal dolore che mi dilaniava il petto. Il mio ospite era caduto contro la parete della trincea, con testa appoggiata quel tanto che bastava per vedere che la maggior parte del corpo sotto lo stomaco non era più attaccato come sarebbe dovuto essere. Potevo vedere i suoi intestini e gli organi interni rovesciati nella fossa scavata di recente. Fortunatamente non potevo percepirlo... l'ospite aveva perso la sensibilità dalla ferita in giù.

Lui era già morto. Lo sapeva, ma al suo corpo non era ancora arrivato il messaggio.

Chi ero? Credevo che questo fosse un ricordo di Applesnack, visto che la sfera proveniva dalla sua scatola. Ma ora sembrava improbabile. Tra la bardatura corazzata e il sangue non potevo esserne certa.

Molti pegasi volavano avanti e indietro sul campo di battaglia facendo ricerche, trasmettendo messaggi o chiamando a voce alta. In un istante una pegaso dall’aria familiare, col manto color del cielo e criniera e coda di un brillante arcobaleno, piombò sopra la trincea. Volò sul posto, guardandosi freneticamente attorno. La sua tuta porpora chiazzata di sangue sembrava quasi nera alla luce e la sua bardatura da battaglia era bruciata. Il suo sguardo cadde su di me e trasalì. Si allontanò di nuovo.

“Ehi!” L'imponente forma di uno stallone rosso, dal fisico particolarmente scultoreo e con una bardatura simile, scivolò giù nella trincea vicino a me. I suoi occhi si spalancarono quando si rese conto della tragica entità delle mie ferite.

“Quindi... Sergente... andiamo a cacciare via i bastardi a strisce?” Il mio muso si muoveva appena e le parole uscirono in una voce bassa, mascolina.

Sentii cadere una goccia sulla nostra guancia. All’inizio pensai che l’altro pony stesse piangendo. Ma poi un’altra goccia di pioggia cadde dal cielo, ed un’altra, ed un’altra.

“Ayep,” annuì il pony rosso, e ciuffi della chioma arancione caddero fuori dal suo elmetto, incrostati di sangue rappreso. Parlò lentamente, “hai fatto un ottimo lavoro, soldato. Veramente ottimo. Verrai promosso Sergente dopo questo.” La pioggia stava iniziando ad inzuppargli la divisa, lavando via il sangue incrostato.

 

Il mio ospite tossì sputando sangue. Il sapore era caldo e ramato nella nostra bocca. “Post mortem, temo, Sergente.” La voce del mio ospite era stranamente calma. Se era fortunato gli sarebbe rimasto qualche minuto. E sembrava... in pace con questo. “Mi dispiace, temo di non potermi unire a lei quando partirà.”

Sentimmo freddo. Un freddo più profondo di quello provocato dalla pioggia. Sentii le gocce baciare la ferita che bruciava di dolore. Ringraziai il fatto di non poter sentire la pioggia cadere dentro di me.

“Non parlare,” disse l’altro, che sembrava profondamente ferito. “Non sono pronto a lasciarti andare, soldato.”

“Penso che le zebre non siano d’accordo.” Mie Dee, il mio ospite stava ridacchiando! Agonizzava... Non provavo un dolore simile da quando il drago mi aveva dato fuoco; ero sicura che il mio corpo, fuori dalla sfera, stesse urlando... e lui ridacchiava. Come se nulla fosse. “Non si preoccupi, Sergente. Abbiamo vinto per oggi, giusto? Nessun rimpianto...”

 

Sembrava che il grosso stallone rosso stesse lottando per non piangere. Il mio ospite sorrise, col muso pieno del suo stesso sangue. “...Beh, solo un rimpianto. Non sono mai riuscito a incontrare quella sua bella sorella.”

Lo stallone si accigliò pericolosamente e realizzai che la sua criniera era dello stesso colore del manto di Applejack, ed avevano le stesse lentiggini. Big Macintosh sembrò irritarsi ma subito scoppiò in una rauca risata. “Adesso devi rimetterti per forza”, ghignò, “così potrò prenderti a calci in culo, soldato!”

Era troppo tardi. L’oscurità si stava già insinuando nella vista del mio ospite. Il pony mietitore era arrivato per riportarlo a casa. Ovunque fosse questa casa prima che Celestia e Luna fossero dee. Inclinammo la testa indietro, fissando il cielo che andava oscurandosi, sentendo la pioggia sul nostro muso per l’ultima volta...

Uno stormo di pegasi si librò in volo dall’alto e due di loro trainavano una carrozza passeggeri piena di pony, per lo più unicorni. Tutti i nuovi arrivati indossavano una bardatura color giallo e rosa e trasportavano bisacce decorate con un motivo a farfalle, come quelle di Velvet Remedy. Tutti tranne la pony al comando. Non aveva bisogno dell’uniforme... Fluttershy già era l’uniforme.

“Uhm… Oh… Oh cielo!” Il timido pegaso guardò oltre le colline e le trincee piene di morti e moribondi. I suoi occhi si riempirono di lacrime e iniziò a tremare. Ma battè uno zoccolo a terra e si sforzò per ritrovare la voce. “Oh... va bene. Tutti quanti... per favore, restate tutti calmi. Siamo qui per aiutarvi.”

Fluttershy si girò e chiamò il suo team, “Vi prego, se volete, di prendere le vostre posizioni. In fretta. Grazie.”

Una moltitudine di ombre si era infiltrata nella visione del mio ospite, e gli altri suoi sensi stavano scemando velocemente. Stavo guardando il mondo dal fondo di un pozzo scuro e profondo. Fortunatamente il dolore era sulla cima del pozzo, ormai lontano da noi. Chiudemmo gli occhi.

Fu difficile aprirli di nuovo. Le nostre palpebre erano pesanti, come fossero d’oro. Quando ci riuscimmo non c’era molto da vedere. Solo nuvole e pioggia, vagamente visibili. Eravamo in un pozzo molto più profondo.

La testa di Fluttershy si muoveva tra noi e le nuvole, stranamente sottosopra, e assunse un’espressione amara alla vista del mio ospite. “Ooooh... Oh no.” Si precipitò verso di noi. “Io... Noi... Penso che possiamo aiutarti. Però, per favore, resisti!”

Ci sforzammo di parlare. Venne fuori solo un mormorìo. “...po’ fuori dalle tue possibilità. Aiuta i pony che... possono...” Le nostre parole si affievolirono. Non c’era più energia a sostenerle. Quelle erano abbastanza, si sperava, per far capire cosa volevamo dire.

Un unicorno vestito di giallo e rosa entrò nel nostro campo visivo. “Fluttershy,” disse, la sua voce il bisbiglio di un bisbiglio, “Siamo pronti per la prova...”

Il mondo piombò nell’oscurità. Un’oscurità che abbracciava tutto. Niente vista. Niente udito. Niente da olfatto o percezioni. Anche il sapore del sangue in bocca non si sentiva più.

Eravamo morti.

Avremmo dovuto essere morti.

Ma un piacevole calore iniziò a diffondersi in noi. Potevo sentirlo fino alla coda del mio ospite. Il mondo precipitò verso di noi come se fossimo appena usciti da una sfera di memoria. Niente dolore. Era stato sostituito da un gelo che entrava fino nelle ossa. Il nostro corpo era inzuppato di pioggia. La trincea era diventata una pozzanghera di melma e fango.

 

Aprimmo gli occhi. Il nostro corpo era guarito. Completamente.

Era un miracolo. Era impossibile! 

“Cosa avete fatto?!” sentii la voce di una giumenta dall’alto, fuori campo. Guardando all’insù vidi la giumenta con la criniera multicolore arrivare in picchiata, lasciando dietro di sé una scia dei colori dell’arcobaleno. “Fluttershy! Cosa. Hai. Fatto?!”

 

Rainbow Dash si fermò, sospesa in aria, fissando sconvolta la sua amica pegaso.

 

“Li abbiamo guariti,” disse graziosamente Fluttershy, la sua voce piena di felicità senza ombra di orgoglio. Molti dei suoi unicorni arrivarono trottando al suo fianco.

“Lo so,” le assicurò Rainbow Dash. “Ma... come?”

Fluttershy arrossì, contenta. “Lo chiamiamo un ‘megaincantesimo’.”

 

Rainbow Dash sbattè le palpebre. “Un cosa?”

 

Una degli unicorni si schiarì la voce e Fluttershy fece un timido passo indietro, lasciando che la giumenta spiegasse. “È una nuova intelaiatura di incantesimi che fa da base ad incantesimi più piccoli, permettendo loro di crescere in portata ed intensità.”

La pegaso blu sembrava spersa. E preoccupata.

“In questo modo,” esclamò Fluttershy, “possiamo guarire tutti quanti sul campo di battaglia con un singolo incantesimo. Nessuno morirà più perché non siamo arrivati in tempo da loro.”

“Ogni...” Rainbow Dash volse lo sguardo al campo di battaglia. Il mio ospite anche. Ovunque c’erano pony che si rimettevano in piedi con espressione di meraviglia e smarrimento. Solo coloro che erano morti restavano tali, i loro cadaveri sparsi sulle colline e nelle trincee. I feriti, anche quelli ormai quasi morti per ferite impossibili, erano interi e in salute.

Come il mio ospite.

“...tutti quanti?...”

 

E come la zebra che si stava rimettendo in piedi tra i corpi, con la spada di ordinanza tra i denti che crepitava di fuoco elettrico.

Rainbow Dash urlò contro Fluttershy, “Hai guarito tutti?! Indiscriminatamente? Anche le zebre!?!”

“Uhm...”

“Capisci cosa hai fatto!??”

 

“Io... noi...”

“Sai quanti pony sono morti qui, oggi?” Rainbow Dash gridò. “E ora dobbiamo combattere di nuovo tutta la battaglia da capo!”

 

Riuscii a sentire il pegaso giallo mugolare mentre iniziava a piangere. Il mio cuore si spezzò a quel suono. Volevo che Applesnack si girasse verso di lei... che consolasse la giumenta che gli aveva appena salvato la vita. Ma non le rivolse nemmeno uno sguardo. Invece abbassò la testa, affondando i denti nel fango per raccogliere il fucile, ignorando la consistenza viscida e il sapore di terra.

Fuori dalle trincee iniziarono a risuonare colpi di fucile.

“Fluttershy, giù!” esclamò Rainbow Dash prima di spingere a terra l’altro pegaso, finendo entrambe a rotolare per terra vicino a me, quando una delle sue ali era finita nella scia di un missile sparato sopra la trincea e andato ad esplodere poco lontano, facendo piovere fango e terra su di noi.

 

Si combatteva. Ancora.

 

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***         ***         ***

Velvet Remedy si fermò mentre ci avvicinavamo all’enorme cancello che i Ranger d’Acciaio avevano costruito di fronte ai Quartieri Generali della Stable-Tec. Sembrava che la piastra corazzata fosse stata presa dallo scafo di una nave da battaglia. Era stata fatta scivolare nei solchi di un muro di cemento che circondava quello che una volta era stato il cortile del tozzo grattacielo.

I Ranger d’Acciaio stavano di guardia sul tetto e nella porzione all’aperto del cortile, accompagnati due delle sentinelle robot, simili a carrarmati, che avevano ironicamente contribuito ad avviare la creazione del fucile anticarro.

 

Questa metà esterna del cortile era un’accozzaglia di gradini frantumati, vialetti acciottolati ormai distrutti, fioriere di cemento in cui non cresceva più nulla da tempo e una fontana asciutta. Sopra la fontana si ergeva la statua, ormai segnata da crepe ed intemperie, di un’unicorno bianca un tempo mozzafiato, con criniera e coda di riccioli rosa e viola. La statua aveva sofferto non solo il passare del tempo ma anche generazioni di vandalismi, prima che i Ranger d’Acciaio riuscissero a impossessarsi dell’edificio e iniziassero a scoraggiare fatalmente razziatori e delinquenti dall’avvicinarsi alla loro base operativa.

Tutti erano concentrati sulle guardie nelle loro armature potenziate e sul robot sentinella proprio di fronte al cancello. Il paladino più anziano avanzò, rivolgendosi a loro. Aguzzai le orecchie per ascoltare ma venni distratta da un colpo di zoccolo da parte di Calamity. Mi indicò Velvet Remedy che si stava avvicinando alla fontana.

“Ciao, bis bisnonna,” disse dolcemente. “Bis, bis, bis, bis, bis...” Si interruppe, arrossendo. “Ho cantato la tua canzone. E volevo dirti: ci hai salvato. Sono qui grazie a te. La Scuderia Due ha funzionato.”

 

I Ranger d’Acciaio si fecero silenziosi, interessati anche loro alla conversazione, quasi tra sé e sé, della mia amica con la statua. Calamity si allontanò da noi per volare silenziosamente accanto all’unicorno.

“Ce l’hai fatta.” Velvet diede qualche colpetto al terreno. “Io... Volevo solo fartelo sapere.” C’era una lacrima nei suoi occhi quando si girò per raggiungerci. Calamity atterrò vicino a lei, abbracciandola per consolarla.

 

Velvet Remedy si fermò, affondando in quell’abbraccio, e tirò su col naso. Poi si allontanò asciugandosi una lacrima e tornò al suo posto dietro di me. 

Pyrelight, sbucando fuori da qualche parte nel cielo, svolazzò fin sopra la statua, facendo assumere ai Ranger d’Acciaio la posizione d’attacco.

"Riposo,” tuonò SteelHooves. Ero pronta a scommettere che, dietro la maschera, aveva alzato gli occhi al cielo.

“Quelle cose sono pericolose,” spiegò uno dei cavalieri.

Ridacchiai cupamente tra me e me. “Già, potrebbe sollevarvi il visore e soffiare facendovi al forno.” L’immagine mentale era grottesca - vedere un pony ucciso in quel modo era stato orrendo - ma per qualche motivo l’immagine di Pyrelight che faceva la stessa cosa mi sembrava divertente. Dee, di sicuro c’era qualcosa che non andava in me.

La giumenta in armatura vicino a me (quella con la mitragliatrice sulla bardatura da battaglia) ridacchiò. “Non si sollevano mica i visori di questi elmi.” Si girò verso di me, “Sarebbe un bel punto debole nell’armatura. Non riesco a pensare come farebbero ad approvare un design del genere, quelli del Comitato Scudo.”

 

Non volevo sapere esattamente di cosa stesse parlando, ma ghignai al concetto generale. “Non lo approverebbero,” concordai, “se il principale scopo dell’armatura fosse di proteggere.”

“A che altro può servire un’armatura?” replicò in tono derisorio.

 

“A intimidire.”

Dietro di noi Calamity era volato in alto fino a guardare Pyrelight negli occhi. “Cagaci sopra e Velvet ti uccide. Sei stata avvisata.”

Un cigolio da lacerare il cielo fendette l’aria. Sopra di noi il gigantesco braccio meccanico di una gru entrò nel nostro campo visivo, non più nascosta dal muro. Gli enormi artigli d’acciaio che aveva all’estremità si abbassarono e afferarono il cancello metallico. Lentamente, con il grido straziante del metallo che stride contro il cemento, il cancello della fortezza dei Ranger d’Acciaio nei Quartieri Generali della Stable-Tec si sollevò permettendoci l’accesso.

“Poppyseed[1]” disse la giumenta soldato accanto a me.

 

"Mh?” sbattei le palpebre, confusa. 

“Il mio nome,” disse lei. “Sono il Cavaliere Poppyseed.” Visto che la mia espressione non cambiava, spiegò per esteso. “I papaveri sono un fiore delle terre delle zebre. Hanno i semi.”

 

"Oh.” Sorrisi a mia volta. “Littlepip.” Sollevai la zampa destra, mostrando il mio PipBuck. “Pip sta per PipBuck,” le dissi, dimenticandomi casualmente che il mio nome era un gioco di parole di mia madre su ‘pipsqueak’. “Tutti i pony delle Scuderie ne hanno uno.” A dire la verità, mentre lo spiegavo, mi chiesi se fosse vero, viste e considerate le numerose (e letali) stranezze delle altre scuderie della Stable-Tec. Gettai uno sguardo al di là del cancello che si stava sollevando, un improvviso groppo in gola. “Nella mia Scuderia, almeno.”

 “Davvero?” commentò Poppyseed. “Ho sempre sentito dire che fare pip a qualcuno[2] voleva dire colpirlo con un’arma da fuoco.” Non l’avevo mai sentito prima. E davvero, come si risponde a una cosa del genere?

Il resto del gruppo iniziò ad avanzare. Pyrelight sembrava intenzionata a rimanere fuori, nella periferia di Fillydelphia. Le augurai buona fortuna, contando che fosse ancora nei paraggi quando, e se, fossimo usciti. Era sopravvissuta da sola a lungo. Ero più preoccupata per il resto di noi.

Calamity lanciò uno sguardo indietro, verso la base della statua, piegò la testa in avanti e rubò un tappo di bottiglia dalla base asciutta della fontana. Volò verso di noi, prendendo di nuovo posto al fianco di Velvet, infilando il tappo in una bisaccia.

***        ***        ***

 

Il suono di sporadici colpi d’arma da fuoco danzava nell’aria. I Ranger d’Acciaio trottavano intorno a un sentiero che circondava il poderoso muro intorno ai piani basi dei Quartieri Generali della Stable-Tec. Nel mezzo cortiletto interno un paladino superiore stava latrando ordini ai novizi che faticavano a controllare i movimenti nelle loro magiarmature.

“Ora ci sono arrivato,” disse Calamity a SteelHooves mentre uno dei novizi colpiva una piastra d’acciaio malandata, lasciando segni di zoccoli a quasi mezzo metro di distanza dal suo bersaglio. “La matrice di incantesimi della tua armatura migliora la forza e la resistenza per compensare la sua mole, giusto?”

 

SteelHooves annuì in silenzio.

“Interessante,” riflettè Calamity. “Gli incantesimi delle divisa dell’Enclave ne annullano il peso. Come uno degli incantesimi del Tuono di Spitfire.” SteelHooves gettò un’occhiata all’esemplare di artiglieria anticarro montata sulla bardatura da combattimento di Calamity. Quell’affare era lungo il doppio una volta assemblato completamente, quindi durante gli spostamenti lo teneva smontato. “Approcci diversi, ma siam sempre lì... alleggerire il peso.”

SteelHooves rallentò, fissando Calamity. Era la prima volta che assisteva alla bizzarra conoscenza di ingegneria magica di Calamity, che raramente ne faceva sfoggio.

La giumenta di grado superiore ci condusse ai gradini del portone della Stable-Tec, che aveva visto momenti di maggior gloria. Quello che una volta era lucente, raffinato bronzo con intarsi in legno riccamente decorato era ora metallo opaco e scolorito con inserti di tiglio marcio e deformato. Sopra la porta il logo a forma di ingranaggio della Stable-Tec era incastonato in una mensola da caminetto sopra un paio di angoli decorativi tra i quali una volta bruciava del fuoco. La cenere dagli angoli aveva macchiato di sbavature scure i muri e le porte sottostanti, dando all’edificio quasi l’aria di aver pianto.

Rabbrividii, sentendo improvvisamente freddo.

Aguzzando le orecchie verso i colpi di pistola, Calamity chiese a SteelHooves, “Immagino che ci sia un poligono di tiro là dietro. Se i tuoi amici non sono inclini a prenderci a calci o spararci contro almeno per un po’, pensi che posso andare a farci un giro?” 

“Stai cercando di far colpo sui Ranger?” ribattè il nostro compagno ghoul.

Calamity rise. “Diamine no. Niente affatto.”

Trottai più vicino, sentendo la mia curiosità risvegliarsi. “E allora perché? Di sicuro il tiratore scelto campione-per-quattro-anni-consecutivi non ha bisogni di lezioni. Non ti ho mai visto mancare un colpo...”

Velvet Remedy si intromise mordace, “Già, anche quando doveva.”

“...quindi come mai il poligono?”

 

La giumenta che ci guidava si fermò al portone principale e iniziò a parlare con qualcuno dall’altra parte attraverso un citofono. Poppyseed trottava accanto a me, con espressione ansiosa. O annoiata. Difficile a dirsi quando non riesci a vederla, l’espressione.

“Vedi, questa nuova arma, il Tuono di Spitfire, è un’arma migliorata magicamente. Per un pegaso tiratore.” Calamity tirò in avanti la tesa del suo cappello. “È incantata in modo da pesare solo qualche chilo e ha il rinculo di una piuma. Spara più come un’arma ad energia magica che come un’arma da fuoco. Ha anche una gemma di fulmine che la alimenta - è per questo che ha il suono di un tuono quando spara. Fa fuoco probabilmente il venti per cento più velocemente del modello non magico, e non si inceppa mai. Nessuna parte mobile.”

Ora era il mio turno di fischiare.

“In sintesi, è più un fucile ad energia magica che uno tradizionale. Ma servono lo stesso i proiettili, come alla mia bardatura da combattimento. E i proiettili sono soggetti a vento e gravità. È una combinazione strana.” Mi sorrise, e guardò con espressione onesta verso SteelHooves. “E questo vuol dire che farei bene a dedicarle un po’ del mio amore nel poligono prima di usarla in combattimento.”

 

La porta che conduceva all’interno dello Stable-Tec fu aperta dall’interno.

Velvet Remedy ci spinse dentro, volgendo lo sguardo al cielo e scuotendo la criniera. “Tu e il tuo fucile avete bisogno di un po’ di tempo da soli?” sibilò passando accanto a Calamity.

“Eh, sì. L’ho appena detto.” disse lui, sbattendo le palpebre.

 

Mi passai uno zoccolo sopra il volto. Velvet Remedy nitrì ed entrò al trotto, ignorando il pegaso confuso.

 

***         ***         ***

 

“Le notizie di oggi ti hanno reso nervoso? Preoccupato a proposito di quelli che potrebbe accadere a te o alla tua famiglia se cadranno altri megaincantesimi? Conosco e capisco le vostre paure perché le condivido...”

Io ed i miei compagni ci gurdammo attorno, spaventati. La sala d’attesa della Stable-Tec era stata progettata per avere uno spot auto promozionale automatico. La triste, dolce voce sembrava arrivare da davanti a noi, non importava in che direzione camminassimo. Riempiva l’aria.

“È Sweetie Belle,” sussurrò Velvet Remedy, cercando gli altoparlanti.

 

“Come te, spero per il meglio... ma come te, mi preparo al peggio. Voglio un posto sicuro per i miei cari per sopravvivere se quell’orribile giorno, quando l’olocausto di un megaincantesimo si abbatterà sulla nostra splendida Equestria, dovesse mai arrivare.”

“È automatico,” mi disse Poppyseed. “Parte ogni volta che passiamo da quella porta. Non era così prima, ma abbiamo provato a disattivarlo. Solo che abbiamo peggiorato le cose.” Indicò il vistoso logo della Stable-Tec intarsiato nel pavimento. “Prima lì c’era l’immagine di quell’unicorno della statua in cortile. Fatta di luci danzanti -- sembrava un dannato fantasma. Eliminare lei ha eliminato anche l’interfaccia per la presentazione del tour.” Ridacchiò sarcasticamente dall’interno della sua armatura. “Divertitevi”.

Questo spiegava perché né la nostra guida né i Ranger d’Acciaio che circolavano sembravano prestare la minima attenzione alla voce di Sweetie Belle.

“Anche io bisogno di sapere che la mia famiglia sarà al sicuro. Ma, più di tutto, voglio che siano felici. Non li voglio chiusi in un rifugio buio e angusto per il resto delle loro vite. Non è certo meglio di una prigione. No... voglio che la mia famiglia sia al sicuro e protetta in una delle magnifiche Scuderie della Stable-Tec.”

 

La nostra guida ci condusse oltre delle teche, la maggior parte distrutte e razziate del loro contenuto, e poster incorniciati alle pareti, tutti visibilmente sbiaditi. I poster illustravano da terribili presagi della catastrofe (ciascuno dei quali, in qualche modo, riusciva ad essere più tranquillo e piacevole della realtà post-apocalittica che cercava di profetizzare) a immagini di Sweetie Belle che incoraggiava dei genitori ad affidare i figli alla promessa della Stable-Tec di una vita lunga e felice. Tutti recavano lo stesso messaggio, leggendo tra le righe della propaganda: ci importa. Avete bisogno di noi. Morirete senza di noi. Acquistate ora i vostri biglietti per la lotteria della Stable-Tec.

Ci stavamo avvicinando alla fine del corridoio, oltrepassando una macchinetta Sparkle-Cola intonsa (questa con una vistosa targa retroilluminata in cui una orgasmica Fluttershy beveva la sua bevanda al gusto di carota preferita) e una per la vendita di munizioni che era stata distrutta e completamente ripulita. La fine della stanza era adornata con delle rocce finte, in modo che il corridoio paresse trasformarsi in una piccola caverna oscura. L’illusione sarebbe stata efficace se pezzi di gesso non fossero crollati dal “muro della caverna”, rivelando il groviglio di fili che correva dietro.

Appena la nostra guida entrò nella caverna nella stanza rimbombarono vibrazioni meccaniche e le luci delle teche si accesero, rivelando un’enorme riproduzione della porta di una Scuderia.

La voce di Sweetie Belle prese vita attorno a noi stranamente rallentata per un paio di secondi, cosa che rese per un attimo la sua voce simile a quella di SteelHooves.

“La Stable-Tec vi dà il benvenuto nella sua nuova linea di scuderie sotterranee che implementano il nostro brevetto tecnoarcano SSS. Tale tecnologia è il prodotto di anni di duro e accurato lavoro da parte degli scienziati della Stable-Tec, per garantirvi i progetti più avanzati e durevoli basati sui tre principi della sopravvivenza post-apocalittica: Sicurezza, Servizi e Sostenibilità.

Velvet Remedy e io ci scambiammo un’occhiata.

La simil-porta della Scuderia (numerata “0”) si spalancò ruotando sui cardini non appena ci avvicinammo, mentre una traccia registrata riproduceva i rumori di una vera porta di una Scuderia mentre veniva aperta. Delle luci gialle rotanti si aggiunsero alla simulazione, un qualcosa che non era presente nella Scuderia Due.

“Voi e i vostri cari potrete dormire sonni tranquilli, sapendo che le impenetrabili porte delle nostre Scuderie sono costruite per resistere e proteggervi perfino se gli invasori zebra facessero detonare una bomba di fuoco magico immediatamente fuori dalla vostra nuova, sicura e solida casa (con una percentuale di fallimento quantificata a meno del sette per cento perfino in quelle estreme e improbabili circostanze). Le prodigiose Scuderie della Stable-Tec sono garantite per proteggere voi e la vostra famiglia.”

Wow.

 

Velvet Remedy soffocò una risata. Prima di riuscire a fermarmi, bisbigliai “Le porte del fienile di Velvet Remedy non si aprono in quella direzione”. Mi sorpresi e corressi velocemente, “Volevo dire, della Scuderia Due.” Troppo tardi. L’unicorno color carbone con ciuffi oro e scarlatti nella sua chioma bianca mi stava fissando con uno sguardo che diceva che non mi avrebbe lasciato in pace per un lungo, insopportabile periodo. Dannazione, a volte odiavo mia madre. Non che il mio lapsus fosse realmente colpa sua... ma era colpa sua.

 

“Pensate ancora alla buia e angusta cella che temevate sarebbe stata la dimora della vostra famiglia? Lasciate che la magica luce della tecnologia SSS bruci quelle paure! Grazie al potere magico della Capogiumenta designata della vostra Scuderia, ognuna di queste potrà godere di una luce solare perfettamente realistica anche sotto terra, con tutto il calore e la gioia che porta con sé,” annunciò Sweetie Belle gloriandosi. “E di notte una luce più tenue riempirà le stanze, ottenuta con la durevole tecnologia dei pony di terra.”

 

Fino a quel punto la riproduzione più accurata dell’intera mostra era stata l’illuminazione della stanza, con il suo onnipresente e acuto ronzio. Ovviamente questa “luce notturna” era attiva sedici ore al giorno, tutti i giorni, sempre. La luce realistica promessa grazie alla Capogiumenta era stata riservata al meleto nel sottosuolo. E basandomi sul colore e sul sapore di quelle cose che avevamo chiamato mele, avevo i miei dubbi su quanto “perfettamente realistica” fosse.


“Preoccupati della sicurezza? Non abbiate timore. Ogni Scuderia è dotata di un alto livello di sicurezza e di un’armeria completamente rifornita. Il nostro sistema di videosorveglianza ‘Friendly Pie[3] permette alla Capogiumenta di tenere d’occhio tutti i pony nelle aree comuni, senza spiare le vostre faccende private.” La voce incorporea di Sweetie Belle parve particolarmente allietata da questo elemento. “Noi alla Stable-Tec crediamo nel restituire alla vostra vita quel livello di rispettosa intimità che meritate senza compromettere la vostra sicurezza.”

Cominciammo a camminare attraverso quella bizzarra simil-Scuderia. Il suo aspetto non era assolutamente come quello reale, progettato più come un giro in un parco dei divertimenti che come un rifugio funzionale. Ogni pochi metri passavamo un’ampia finestra. Mentre la nostra guida avanzava, delle luci si accendevano in stanze perennemente sigillate, in cui dei manichini simulavano scene di un’utopica vita sotterranea. Per ogni stanza che passavamo Sweetie Belle ci intratteneva con altri aspetti di quanto bello e sicuro sarebbe stato vivere in una Scuderia.

Dopo essere stata in quelle altre Scuderie mi accorsi che questa mi stava terrorizzando. Non potevo smettere di pensare a come così tante Scuderie si fossero apparentemente trasformate in delle trappole mortali, decisamente non quanto promesso. In qualche modo l’espressione sul volto di Calamity peggiorò addirittura le cose.

“Qui alla Stable-Tec ci siamo presi il tempo per pensare a tutto. Sappiamo che, nell’eventualità del più violento dei cataclismi da megaincantesimo, a Equestria potrebbero servire non mesi ma decenni per riprendersi. Quelli di noi che decidono di sopravvivere alla distruzione potrebbero dover vivere quasi tutto il resto della loro vita sottoterra e veder nascere una nuova generazione che non conosce il mondo esterno. Perciò ogni Scuderia include un Meleto Stable-Tec, che non solo fornirà cibo in quantità più che sufficienti a una florida comunità sotterranea, ma sarà completo di erba per gli zoccoli dei vostri piccoli e fontane di nebbia per simulare gli arcobaleni, alimentate da uno dei nostri talismani dell’acqua SSS brevettati.”

Le altre Scuderie avevano finito il cibo? Il frutteto della Scuderia Due era, in una parola, enorme. Il che forse spiegava perché il resto della scuderia non avesse mai goduto della magica luce solare. La Stable-Tec aveva davvero progettato le altre Scuderie con frutteti in grado di fornire supporto allo sviluppo solo di una o due generazioni? O Sweetie Belle stava volutamente minimizzando gli orrori che lei e le sue due amiche avevano previsto?

“Certamente tutti noi speriamo che queste Scuderie non siano mai necessarie. Ma può qualcuno fra noi permettersi di accettare quella scommessa e non cercare un luogo di sicurezza e felicità per lui e per i suoi cari?”

Velvet Remedy pareva sul punto di piangere alle parole d’addio della sua antenata che, sapevamo entrambe, era diventata la prima Capogiumenta della Scuderia Due - la Scuderia la cui funzione speciale era di tenerci laggiù, al sicuro, per sempre.

O, almeno io sapevo, finché Spike non avesse trovato i pony adatti per attivare i Giardini d’Equestria.

“Non posso credere che abbiate vissuto tutta la vita in un posto del genere,” disse Calamity mentre salivamo i gradini per uscire dalla mostra. “Voglio dire, uno che effettivamente funzionasse. Questo... spiega molte cose.”

Aprii la bocca, ma senza riuscire a trovar le parole. Uscì solo un piccolo squittio.

“Noi qui alla Stable-Tec speriamo che abbiate apprezzato la visita di oggi. Se avete domande di ogni genere, sentitevi liberi di chiedere al banco all’ingresso. Un membro del nostro amichevole staff sarà più che felice di dirvi tutto ciò che vi occorre sapere.” 

 

***         ***         ***

 

Ci fecero aspettare nel lungo corridoio di pannelli di legno putrescenti fuori dall’ufficio dell’Anziana Blueberry Sabre, guardati a vista da pony in armatura, mentre SteelHoves parlava con l’Anziana in privato.

 

Provai a far conversazione con Poppyseed. Ci riuscii finché non feci l’errore di domandarle cosa pensava del Giuramento dei Ranger d’Acciaio, chiedendomi se la pensava come il Cavaliere Buck riguardo ai principi di Applejack. Quello che riuscii a sapere, invece, era che era proibito parlare del Giuramento a estranei (o “tribali” come ci aveva chiamato). Non riuscii a capire se fosse perché l’avevo profondamente offesa o perché c’erano altri Ranger d’Acciaio in giro.

Pensai anche di origliare, ma immaginai che le guardie non mi avrebbero fatto avvicinare alla porta abbastanza da riuscirci. E non ero poi così sicura di voler sapere cosa si stavano dicendo. Di certo qualcosa avrei voluto sentirlo, specialmente riguardo la missione di SteelHooves. Ma la maggior parte del discorso sarebbe stata probabilmente riguardo le politiche interne e le faccende attuali dei Ranger d’Acciaio. Non me ne importava granché; e dopo essere entrata in un ricordo di SteelHooves senza permesso non ero molto propensa a mettere di nuovo zoccolo nei suoi affari senza essere invitata.

 

Comunque scoprii che in realtà non volevo davvero saperlo. I Ranger d’Acciaio erano... sgradevoli.

 

SteelHooves era un Ranger d’Acciaio. Non un semplice ex membro che indossava ancora l’armatura perché (per qualche motivo a me sconosciuto) non poteva toglierla, ma un membro corrente e ancora attivo. Un Paladino Stellato. Che, anche se non avevo idea di cosa fosse, suonava importante.

 

Tra questo viaggio secondario e i ricordi nelle sue sfere di memoria stavo iniziando a imparare molte cose sul nostro più recente compagno. (Beh, sul nostro più recente compagno quadrupede.) E riuscivo ad accettarle, anche se non tutte così facilmente. Sentivo di potermi fidare di lui... in certi ambiti... e poterlo definire amico. Ma di certo non invidiavo il suo karma, e avevo qualche dubbio riguardo la sua lealtà se si fosse trovato tra gli zoccoli e il melo.

 

Imparare cose su di lui implicava anche imparare cose sui Ranger d’Acciaio. Mi interessavano perché erano collegati a SteelHooves... e ad Applejack, una giumenta in quello speciale circolo di amici che Spike aveva conosciuto di persona e a cui mi stavo affezionando nonostante i secoli che ci dividevano. Il concetto di difensori che giuravano ancora sui valori di Applejack era come una luce nel mare di oscurità che spesso erano le Terre Devastate d’Equestria.

 

Ma gli stessi Ranger D’Acciaio, o per lo meno gran parte di loro, non sembravano essere molto meglio che razziatori ben equipaggiati e con un minimo di principi morali. Non andavano in giro a stuprare e torturare. Nessun cadavere mutilato penzolava dalle pareti. Ma non avevano rimorsi per il restare a guardare e a lasciare i pony a morire di fame e soffrire e crepare pur avendo la tecnologia per fare del bene. Erano come Spike, solo senza la nobile e personalmente limitante ragione a giustificare le loro azioni.

 

Mi accigliai e allontanai i miei pensieri dalla contemplazione interiore focalizzandomi sul corridoio. Avendo deciso di non origliare inserii l’auricolare in un orecchio e risintonizzai il mio PipBuck sulla trasmissione di Fillydelphia. Ma al posto di Occhiorosso incappai in un’altra ripetizione della “Marcia dei Paraspiritelli”. Guardai i miei amici. Velvet Remedy e Calamity sedevano insieme gettando occasionalmente occhiate furtive alla porta dell’ufficio di Blueberry Sabre, mentre Velvet aiutava Calamity a risolvere le maggiori incomprensioni sulla vita di Scuderia che il giro gli aveva insinuato.

 

Valutai la possibilità di partecipare alla conversazione ma ne avevo persa una grande parte, e sia Poppyseed che le guardie sembravano più interessati a loro che a me. Così invece mi sedetti, diventando sempre più irrequieta (annoiata). Fissai le immagini sulle pareti, quadri ad olio sbrindellati e scuriti dall’età di edifici. Ne riconobbi uno, a malapena, come la fabbrica Red Racer.

Mi alzai ed iniziai a camminare per il corridoio, dando un’occhiata più da vicino ai quadri. C’erano anche piedistalli, posizionati ad intervalli regolari, ognuno dei quali reggeva un plastico architettonico. Molti dei modelli erano crollati, schiacciati dal peso di almeno venti decadi. Ma alcuni erano ancora in piedi, per lo più intatti -- un fantastico testamento ai loro creatori.

 

Quando la Stable-Tec costruiva qualcosa, la costruiva per durare.

 

Stavo per togliermi l’auricolare quando terminò la canzone corrente (qualcosa che suonava patriottica e ancora forte sull’oboe), e la voce di Occhiorosso mi parlò nell’orecchio.

 

Amici miei, lasciatemi condividere con voi un segreto, solo fra me e voi. Non sono sempre stato così. No, una volta ero un puledro giovane, irresponsabile e spensierato. Non capivo il bisogno di faticare, di lavorare. Né avrei dovuto. Poiché non ero altro che un fanciullo, e l’infanzia è il tempo dell’innocenza. Dell’esplorazione. Dell’allegria e la crescita.

 

Sono stato fortunato, fortunato oltre ogni mio merito, ad esser benedetto con luoghi sicuri dove girovagare, con la sicurezza dai demoni e gli orrori delle Terre Devastate di Equestria, e della compagnia nella forma del mio amato cane, Inverno. Oh, le avventure che vivemmo.

 

Sembra bello, non è vero? Un tempo di pace e gioia cui potevo ritornare nella mia mente al termine della giornata, dopo che le Terre Devastate d’Equestria m’avevano scagliato contro il peggio dei loro orrori e della loro disperazione. Fra le visioni del mio passato tranquillo e del nostro futuro gloriosamente radioso, trovo la forza di continuare, non importa quanto sia duro il cammino o gravoso il carico.

 

Mala mia infanzia, pittoresca e ideale e sicura… è la stessa di cui godono vostri piccoli? Ditemi, Terre Devastate d’Equestria, quanti dei nostri figli oggi sono veramente felici? Veramente spensierati?

 

Purtroppo conosciamo entrambi la risosta. Nessuno. Oggi Equestria è un posto duro, infelice, spietato. I nostri puledri e puledre convivono con paura, violenza, stupro e morte. Il mondo desolato ed avvelenato offre ai nostri figli solamente una lotta insensata e, troppo spesso, una crudele e terrificante fine. Non c’è alcuna gioia là fuori, alcuna speranza.

 

“Ma non più! Questo finisce qui. Questo finisce adesso. Un giorno, , la Nuova Equestria che stiamo costruendo offrirà loro quella stessa utopistica sicurezza di cui godetti io un tempoMa non possiamo aspettare mentre i nostri figli soffrono. I leader del nostro passato possono aver dimenticato quanto ogni puledra, ogni puledro, debba essere amato quando scatenarono la loro arrogante collera sul nostro mondo, ma noi che abbiamo vissuto l’inferno ne sappiamo di più. E non aspetteremo un altro giorno.

 

“Come già sa chi vive nelle terre che stanno venendo bonificate, i giovani della nostra nazione sono, e sono sempre stati, la mia più alta priorità. Tutto quello che sacrifichiamo lo facciamo per loro, per dare loro un posto migliore. E nel frattempo lottiamo per dare loro la sicurezza e la protezione che i nostri zoccoli possono offrire.

 

E più di quella, cari amici. Oh, molto di più. Noi costruiamo scuole dove loro potranno imparare, strutture sanitarie dove saranno curati gratuitamente -- la migliore assistenza medica in tutta Equestria, e case dove potranno vivere assieme ad altri puledri, farsi degli amici, tutto sotto la vigile custodia di amorevoli e approvati stalloni e giumente.

 

Presto le armate dei Figli dell’Unità giungeranno alla tua città. Non come un esercito invasore, oh no. Ma come un esercito d’ingegneri ed insegnanti e dottori. Ricostruiranno le vostre scuole, istituiranno degli ospedali che offriranno le migliori cure in questa nazione torturata ed in rovina, e vi porteranno le Parole della Dea così che anche voi possiate conoscere l’Unità.

 

Ed ancora una volta, i nostri figli potranno giocare.”

 

La porta dell’ufficio di Blueberry Sabre si aprì. SteelHooves fece un passo fuori.

 

“Littlepip, potresti venire qui un momento?”

 

***         ***         ***

 

L’Anziana Blueberry Sabre era la prima Ranger d’Acciaio su cui avessi effettivamente posato gli occhi. Era una vecchia giumenta piuttosto bella. Sospettavo che, quando era stata più vicina alla mia età (o anche a quella di Velvet), doveva essere stata molto carina. Aveva il manto di un gradevole blu e la sua criniera e coda erano state un tempo di un viola mirtillo[4] prima di diventare per lo più grigio argento. C’erano ancora alcune ciocche del colore originale. Non potevo vedere il suo cutie mark: le sue vesti coprivano una modesta porzione del suo corpo.

 

SteelHooves mi guidò all’interno, chiudendo la porta dietro di sé con la sua coda rivestita di metallo. Blueberry Sabre stava di fronte a me dietro ad un pesante tavolo di ferro il cui motivo frontale intrecciato mi ricordava curiosamente un’impalcatura. Aveva uno zoccolo sul tavolo, sebbene con un’occhiata da più vicino riuscii a vedere che questo non stava realmente toccando la superficie di metallo. Intrappolato fra lo zoccolo e la scrivania c’era la forma nera e tonda di una sfera di memoria.

 

“Littlepip,” disse SteelHooves, la sua voce stranamente tesa. “Ho bisogno che tu guardi quella sfera e che mi dica cosa c’è lì dentro.”

 

Lo guardai, perplessa. Poi volsi lo sguardo alla Ranger d’Acciaio Anziana. Questa annuì con un sorrisetto forzato che appariva brutto su quello che avrebbe dovuto essere bel viso.

Bene,” feci io, avvicinandomi lentamente. Ero rimasta un po’ sorpresa dalla mia esitazione. Qualcosa nella stanza sembrava sbagliato. Tuttavia feci come aveva chiesto SteelHooves, abbassando il mio corno verso il globo e concentrandomi. Provai la strana sensazione di essere risucchiata mentre la realtà sfuggiva. Parte di me fu presa dal panico, pensando improvvisamente che mi stessero immobilizzando. Un ricordo tutto mio -- quello di Velvet Remedy che mi sparava con la mia stessa pistola a dardi -- mi balenò in mente.

 

E poi non ero più con loro.

 

<-=======ooO Ooo=======->

 

Il primo senso che acquisii fu l’olfatto. Ancora prima di vedere il fienile, potei assaporare il ricco profumo di fieno, sovrapposto ad altri, meno piacevoli, odori di terra. Dopo venne la vista. Avrei voluto sbattere le palpebre quando la luce abbagliante del sole, bella e pura, filtrò nel fienile attraverso una botola per la biada aperta. Poi venne il tatto. Prima il tocco della cappa che stavo indossando, un tessuto grezzo ma non spiacevole. Poi

 

Mi sentii strana.

 

Il corpo in cui mi trovavo era diverso… ma non sapevo esattamente dire in che modo. Ero già stata in pony di terra in precedenza; la mancanza di un corno non era più allarmante. Ed il corpo mi era meno alieno di quello di un maschio eccitato, molto meno della mia eccezionalmente strana esperienza nei panni di Spike. Ma in qualche modo mi sentivo comunque sbagliata. Ed era come un prurito che non se ne voleva andare.

 

Il mio ospite stava in un letto di fieno, osservando due giumente dall’aria familiare mentre entravano nel fienile. Queste camminarono lentamente proprio davanti a me senza neanche degnarmi d’uno sguardo.

 

“Ora cos’è questa cosa di cui vuoi parlare, Rarity, per cui ci siamo dovute nascondere nel fienile?”

 

Ebbene,” fece l’elegante unicorno bianco, guardando la sua lentigginosa amica con la bionda criniera spettinata, “Rainbow Dash ha detto che la settimana scorsa alla Festa del Sole d’Estate, ha filato con te, e che non ti sia dispiaciuto…”

 

Volevo ridacchiare. Rarity era riuscita a trovare un tono perfetto fra il pettegolezzo e la suggestione. Tuttavia potevo dire, senza alcun dubbio, che stava solo scherzando con la giumenta arancione dal cutie mark con tre mele. Chiamatela intuizione, ma ero certa che Rarity avesse occhi solo per gli stalloni. E questo rendeva l’espressione di Applejack ancora più divertente.

 

“Oh diamine, no!” urlò quasi Applejack, indietreggiando. Dannazione, non ti ci mettere pure tu! Rainbow Dash era ubriaca. Un’altra volta. E le ho detto…”

 

Desiderai davvero che il mio ospite ridesse, perché è difficile rotolarsi dalle risate quando il tuo corpo non coopera. Ma per lo meno potevo dire ad Applesnack che qualunque cosa temesse avrei potuto trovare qua dentro altro non erano che scocchezze.

 

Applejack riprese la sua compostezza quando Rarity sbattè i suoi occhi, ma non riuscì a soffocare abbastanza in fretta una risatina da signora.

 

“Oh per l’amor del…” Applejack diede un pestone a terra. “M’hai trascinato fino a qui solo per prendermi in giro.” Si mise uno zoccolo sul suo viso lentigginoso. Oh cribbioè stata Rainbow Dash a fartelo fare? Questo è uno dei suoi soliti scherzi, non è vero?”

 

“A dire il verobeh ,” ammise Rarity. È stata una sua idea…”

 

Lo sapevo!” Applejack sbuffò, pestando di nuovo.

 

“…ma ho davvero qualcosa di cui ho bisogno di parlare con te,” disse il grazioso unicorno, facendosi improvvisamente seria.

 

Applejack capì che l’umore era cambiato. Il divertimento, anche quello a sue spese, era finito. Di cosa?”

 

Mi sonoimbattuta in qualche nuova magia,” disse Rarity cautamente. Magia zebra. Si fermò, valutando la reazione della giumenta di campagna.

 

Intendi dire, come gli intrugli che preparava Zecora?”

 

“Non esattamente, no.” Rarity abbassò la sua voce. “Hai mai sentito di una giara spirituale?”

 

Applejack fissò la sua amica dalla criniera viola. “No. E non sono sicura di volerlo.”

 

Ma Rarity non era pronta a fermarsi. Una giara spirituale è un oggettoin effetti può essere un qualunque oggetto, non c’è bisogno che sia per forza una giara… in cui metti un’anima.”

 

Applejack sembrava sconcertata, ma l’unicorno continuò. Era come se, ora che aveva cominciato a parlare, non potesse interrompersi finché non avesse detto tutto. “Mettere un’anima in una giara spirituale cambia loggetto. Diventa a tutti gli effetti indistruttibile, per esempio. E puoi usare l’anima per infondervi altri incantesimi…” L’unicorno si fermò a riflettere, poi aggiunse, “Diventa una base. Non dissimile dall’intelaiatura di un megaincantesimo, suppongo.”

 

“Rarity!” ansimò Applejack. “Che diavolo t’è preso, ragazzal! Come hai fatto a mettere gli zoccoli su questo tipo di magia? Questa è…” la voce della giumenta arancione si abbassò ad un sibilo. “Questa è necromanzia!

 

Rarity guardò la sua amica e poi annuì, con gli occhi sgranati. Lo so.” Poi, in risposta, “Viene da un libro zebra chiamato Il Nero Grimorio.” S’interruppe di nuovo, pensando, “Beh, il Nero Grimorio di… qualcosa che non riesco a pronunciare. Un nome, ma non ha vocali nelle posizioni giuste. Ci sono tutti i tipi di cose estremamente repellenti. Giare Spirituali. Incantesimi d’Elusione. Stregonerie per distruggere anime…”

 

Ad ogni parola l’espressione di Applejack si faceva sempre più inorridita. Rarity non sembrava notarlo affatto. Fece un sorrisetto come se stesse rivelando un pettegolezzo particolarmente succoso, “Se credi alle voci più pittoresche circa il libro, alcuni dicono che sia stato scritto da una zebra alchimista impazzita che comunicava con le stelle attraverso i sogni.”

 

E chi sarebbero questi “alcuni”’?” chiese Applejack, ma non ottenne mai una risposta.

 

Ora, so che tutto questo è perfettamente terribile, ed il mio primo istinto è stato di bruciare il libro e liberarmene,” disse Rarity. Per la prima volta da quando la conversazione era diventata terribile, Applejack sembrò un po’ sollevata. Quel sollievo ebbe vita breve. 

 

“Ma il miglior incantatore del mio Ministero sostiene che potremmo essere in grado di prendere quella magia lacera-anima e rimaneggiarla, trasformandola in un incantesimo di precisione che gli consentirebbe di tagliare via giusto una piccola porzione dell’anima di un pony. Abbastanza da creare una Giara Spirituale senza causare alcun danno reale a chi ne fosse soggetto.”

 

Eperché vorresti farlo?”

 

Pensaci, Applejack! Quale soldato non sarebbe disposto a rinunciare a giusto un pezzetto della sua anima perché questo sia messo nella propria armatura, rendendola completamente impenetrabile a qualunque proiettile? Qualunque arma?” Rarity era raggiante nell’estasi della sua idea. “E non dovrebbe essere come quei brutti cosi di metallo su cui stava lavorando il tuo Ministero. Potremmo ricavare delle perfette, impenetrabili armature da degli abiti. Splendidi abiti!”

 

Applejack stava barcollando.

 

“E non solo i nostri soldati sarebbero assolutamente favolosi, ed immuni alle armi del nemico,” continuò Rarity, “Non sarebbero gravati, ingombrati. Finora la bardatura corazzata ha sempre costretto a sacrificare la mobilità, ma ora...”

 

“Rarity?”

 

L’unicorno si bloccò, ponendo i suoi zoccoli sulle spalle di Applejack. “Applejack, pensaci un momento. Nessuno dei nostri familiari dovrebbe più morire in battaglia. Se Big Macintosh avesse…”

 

“NO!”

 

Rarity cadde all’indietro, stupita dall’improvviso sfogo di Applejack. Ma la pony di terra arancione non aveva finito. Avanzò sulla sua amica, piantandole uno zoccolo sul suo petto. Non osarti a trascinare mio fratello in questa oscurità!

 

Rarity restò senza fiato, con gli occhi sgranati.

Questa conversazione finisce adesso!” impose Applejack. Non voglio sentire un’altra parola. Questo èorrendo. Nessun soldato darebbe mai quello che suggerisci. Ed anche se fossero disposti, come potremmo lasciarglielo fare? Certi prezzi sono semplicemente troppo alti! Non pensi che, se non ci fossero orribili consequenze a scherzare con queste cose, staremmo già affrontando zebre con armature impenetrabili? O proiettili che possono perforare qualunque cosa? O peggio?”

 

“Io…” Rarity si fermò. Allontanò lo sguardo da Applejack, un filo d’imbarazzo sulle sue guance. “Oh… Hai proprio ragione. Io… Io non so a cosa stessi pensando!”

 

Applejack lasciò andare un sospiro di sollievo. Va tutto bene, zuccherino. Ti sei incartata su un’idea e non ci hai riflettuto davvero a fondo. Capita a tutti noi, di tanto in tanto.”

 

L’unicorno alzò lo sguardo verso Applejack, sorridendo debolmente. Bene, alloraSono fortunata ad avere una buona amica che me ne può tirar fuori.”

 

Applejack ridacchiò. Nessun problema allora. Ora voglio che torni a Canterlot e continui a lavorare sui tuoi disegni. Hai già un mucchio di lavoro sulla tua scrivania così com’è. E nessuna di noi due parlerà mai più di questa cosa.”

 

Come se non fosse mai accaduta,” rispose Rarity, con sincera gratitudine nella sua voce.

 

Come se non fosse mai accaduta,” concordò Applejack.

 

Rarity ed Applejack si strinsero l’un l’altra in un abbraccio. Poi l’unicorno scivolò via con eleganza e s’avviò verso la porta del fienile.

 

Ehi,” chiamò Applejack. La sua amica si fermò, voltandosi. “E quando torni, brucia quel libro. O meglio ancora, trovati qualche pony che lo faccia per te,” suggerì la pony arancione. “Ho come il sospetto che anche solo averlo letto ti abbia scombussolato la testa.”

 

Rarity si portò uno zoccolo al mento pensierosa, poi annuì. , penso tu abbia ragione, Applejack.” Aggrottò signorilmente le sopracciglia. Quel libro è pericoloso.

 

Applejack guardò Rarity aprire la porta del fienile con uno zoccolo ed uscire. Finalmente, il mio ospite si mosse, muovendosi col passo così leggero da non fare alcun rumore, seguendo il bellunicorno bianco.

 

“Hey!” chiamò di nuovo Applejack, galloppandomi davanti abbastanza velocemente da far ondeggiare la mia cappa. Si fermò alla porta, gridando, “E riguardo qualunque sciocchezza Rainbow Dash ti abbia raccontato, quell’abbraccio non conta!

 

<-=======ooO Ooo=======->

 

Ero tornata. Tornata nel mio corpo, e tornata in presenza di SteelHooves e Blueberry Sabre, entrambi membri d’alto rango dei Ranger d’Acciaio. Quelli che indossano quei “brutti cosi di metallo” che Applejack aveva portato avanti e progettato. Gli ingranaggi cominciarono di nuovo a muoversi nella mia testa. Il pony nel mio cervello era occupato a incastrare le tessere di un puzzle. E la prima ad andare a posto era il ricordo di Applejack e Rarity che parlavano nel ricordo di Spike:

 

Spero che questo non abbia nulla a che vedere conquellacosa di cui non abbiamo mai parlato.”

“Oh no, cara. Ho abbandonato quel progetto tempo fa.”

 

SteelHooves interruppe il mio rompicapo mentale con un tono inusuale. Allora. Che cosa riguardava il ricordo?

 

Sbattei le palpebre. Non stavo più pensando che la questione fosse la fedeltà di Applejack, che non dovrebbe mai essere stata messa in discussione. Ma non avevo idea di cosa fosse a tenere SteelHooves coi nervi a fior di pelle. Chiaramente Applejack aveva dissuaso la sua amica da quell’orribile progetto. In caso contrario armature talmente perfette sarebbero state ancora oggi in circolazione.

 

Era… una conversazione,” offrii, mentre il mio cervello si metteva in moto per capire come selezionare le informazioni che non volevo fornire. “Fra le giumente del Ministero della Tecnologia e del Ministero dell’Immagine.” Mi chiesi se avessi dovuto chiamarlo il Ministero della Tecnologia Bellica, ma era troppo tardi per cambiare la mia dicitura.

 

“Era una lunga conversazione su varie cose, la maggior parte delle quali triviali,” dissi, in modo non del tutto disonesto. Cosa stavate cercando di preciso?”

 

SteelHooves scosse la sua testa. “Dirtelo influenzerebbe la tua risposta.”

 

L’Anziana Blueberry Sabre sbuffò. Bene, se non lo farai tu, io non ho problemi a dirglielo.” L’anziana giumenta mi sorrise. “Digli che questo ricordo prova che i valori della Giumenta del Ministero a cui lui s’aggrappa con tanta testardaggine sono una finzione. Questa memoria prova che non le importava davvero delle vite dei soldati, ma solo del progredire dei suoi stessi progetti. E quando giunse un altro pony con un progetto di armatura molto, molto migliore, lei si assicurò che non vedesse mai la luce del giorno.”

 

Oh. Era quella la questione.

 

Sbattei le palpebre, adesso sentendomi arrabbiata. Era quella la questione? Fra tutte le cose molto, molto peggiori in quella memoria l’Anziana dei Ranger d’Acciaio si era concentrata su questa? Quasi sputai la mia risposta.

 

Drizzandomi quanto più in alto mi fosse consentito dal mio piccolo corpo, sbuffai, “Che ne dici se ti racconto cosa non ho visto in quella memoria?”

 

Blueberry Sabre sbatté le palpebre sorpresa. SteelHooves fece un passo incerto verso di me.

Quello che non ho visto era il mio ospite!” dallo sguardo perplesso negli occhi dell’Anziana, capii che stavo usando termini che mi ero inventata da sola. Non avevo idea di quale fosse il termine corretto per l’ospite di una sfera di memoria. Non che avesse importanza. L’Anziana era una pony di terra. Non poteva comunque guardare in una sfera di memoria senza un ricollettore. Sembrava sempre più verosimile che lei non avesse mai visto davvero la memoria da sé, o che lo avesse fatto molti anni prima e che mancasse di una chiara reminiscenza dei suoi contenuti.

 

Così riprovai, tenendo la mia rabbia per questa sciocchezza strettamente sotto controllo. Non ho visto il pony cui apparteneva il ricordo. Neanche uno zoccolo anteriore. E mentre questo non è del tutto strano, sono piuttosto certa che neanche le due Giumente dei Ministeri potessero vederla. Non credo che avrebbero avuto quella conversazione se avessero saputo che qualcun altro era presente.”

 

Sia l’Anziana che SteelHooves restarono fermi per almeno un momento, prestando veramente attenzione.

 

“Quello che ho visto lì dentro è che qualcuno stava spiando le Giumente dei Ministeri. Invisibile.” Ricordai lo strano prurito. E penso che non fosse neppure un pony. Sono abbastanza sicura di avere condiviso il ricordo di una zebra.”

 

Nella mia testa un altro elemento del puzzle prese posizione. Sollevai il mio PipBuck, dicendo, “Ho trovato questa nelle macerie di un centro di reclutamento fuori vicino alla struttura Spaccazoccolo.” Riprodussi la vecchia registrazione, rimuovendo l’accessorio auricolare cosicché entrambi potessere sentire:

 

“Ti sto inviando uno dei dispositivi recuperati dalla Cresta Spaccazoccolo. I servizi segreti suggeriscono che le zebre abbiano sviluppato dei feticci con incantesimo dell’invisibilità, ma questo sembra qualcosa di progettato dal Ministero della Magia. È anche compatibile con un PipBuck. Detesto dirlo, ma pare che abbiamo dei traditori fra di noi. Se qualcuno nel M.S.A. sta passando tecnologie arcane alle zebre, la Principessa avrà bisogno di prendere dei provvedimenti.”

 

***         ***         ***

 

Quello che seguiva nella registrazione erano per lo più discussioni; ma alla fine l’unico punto certo era che avevo ottenuto almeno in parte la fiducia dell’Anziana riuscendo a distogliere entrambi dalla loro precedente discussione.

Era trascorsa quasi un’ora quando l’Anziana Blueberry Sabre si alzò e trottò verso la finestra, osservando all’esterno la rabbiosa luminescenza rossa che proveniva dalla parte non murata di Fillydelphia.

“Se stai andando laggiù non ci riuscirai in quella maniera,” disse. “Non con un’armatura, un arsenale o una squadra di compagni.”

“Perché no?” chiesi. “Non mi preoccupa il dover oltrepassare il muro. Posso semplicemente levitare ciascuno di noi durante gli intervalli tra le pattuglie.” Quello era, almeno, il mio piano.

“Perché,” Blueberry Sabre si voltò verso di me, “Non riuscirai mai ad avvicinarti a Occhiorosso in quel modo. È costantemente protetto. Come minimo da uno stormo di grifoni se non da uno di quei diabolici alicorni. Il primo segno di pericolo e salterà sul suo carro volante per abbandonare la città. Perderesti ogni possibilità di eliminarlo ancora prima di accorgertene.”

Dannazione. Ero sicura di riuscire a intrufolarmi finché non nominò gli alicorni. Avrei dovuto immaginare che non sarebbe stato così semplice. Ma che fossi dannata se avessi deciso di arrendermi e tornare a casa. Non dopo la recente rinfrescata su cosa questi schiavisti stavano facendo a dei pony innocenti.

“Posso aiutarti,” si offrì l’Anziana. “se prometti di aiutarmi a tua volta.”

Oh. Stava per diventare una di quelle giornate.

L’Anziana mi espose la cosa. Poteva far arrivare me e forse uno dei miei compagni fino alla parte murata della città... privati del nostro equipaggiamento e vestiti con degli stracci da schiavi. Avrei dovuto trovare la mia strada fino a lui da lì, possibilmente ottenendo la sua fiducia piuttosto che con un ampio numero di morti. Il secondo metodo sarebbe stato controproducente per la stessa ragione dell’attacco furtivo.

“Potresti avere più da temere dagli altri detenuti che dalle guardie,” chiarì Blueberry Sabre. “Le armate di Occhiorosso hanno iniziato a radunare razziatori e metterli al lavoro come schiavi assieme agli altri. Alcuni dei pony con cui sarai costretta a lavorare laggiù sono rifiuti particolarmente pericolosi.”

Il piano non faceva altro che migliorare.

“E cosa dovrei fare in cambio?” le chiesi alla fine.

“Due cose.” Blueberry Sabre prese a camminare per l’ufficio mentre parlava. “Per prima cosa, Occhiorosso è riuscito a sviluppare una qualche sorta di motore alimentato a radiazioni. Ha fatto lavorare gli schiavi dentro al Cratere di Fillydelphia per ottenere macerie radiattive, visto che è in grado di riutilizzarle come combustibile per le sue fabbriche.”

SteelHooves nitrì, “Beh, quella è una svolta.” Le pretese di Occhiorosso di costruire una Nuova Equestria, almeno a livello di infrastrutture, avevano improvvisamente guadagnato molta più credibilità.

“Infatti,” affermò Blueberry Sabre. Poi si voltò verso di me. “Voglio i progetti di quel motore.”

Okay. Progetti del Motore a Radiazioni. Quello era uno. “E la numero due?”

L’Anziana Ranger d’Acciaio si corrucciò ancora di più. “La nostra Intelligence riferisce che Occhiorosso ha avviato le ricerche su qualcosa chiamato Incantesimo di Elusione.”

Avvertii un brivido. Avevo sentito di quella sorta di magia nemmeno due ore prima, e non in un contesto piacevole.

“Voglio che trovi i suoi studi sull’Incantesimo di Elusione. Prendi ciò che puoi. Distruggi il resto.” L’Anziana pestò con entrambe le zampe anteriori. “Eliminalo completamente.”

Alzai un sopracciglio. “Da quando il Ministero della Tecnologia Bellica ha interesse a fare ricerca su un incantesimo?”

SteelHooves si intromise. “Da quando è una questione di sopravvivenza”, spiegò, “Le zebre crearono gli Incantesimi di Elusione a metà della guerra. Un’Elusione agisce su un altro effetto magico, permettendogli di ignorare uno specifico tipo di cosa. Le zebre, in quel caso, lo usarono per creare esplosioni di fuoco magico... una versione molto più piccola dei megaincantesimi che conosci meglio, con... con un’elusione zebra. Con quella una zebra poteva trottare in un’area affollata da pony, innescare l’ordigno ed uccidere chiunque nel raggio di uno o due isolati senza rimanere ferita.”

L’immagine mentale di una zebra invisibile che camminava nell’atrio di una Scuderia affollata durante una delle performance di Velvet mi apparve di colpo nella mente e si rifiutò di andarsene.

“Gli unicorni del Ministero delle Scienze Arcane non riuscirono a capire come funzionassero prima che fossero scagliati i megaincantesimi,” mi informò Blueberry Sabre. “Ma è impossibile sapere quanto ci fossero vicini. E quanto OcchioRosso ci sia vicino. Io penso, comunque, che tu possa capire perché è nell’interesse di tutti che non gli sia permesso di continuare la sua ricerca.”

Annuii, ora immaginando degli incantesimi con dei bypass alicorni. Per le Dee!

“Quindi,” chiese l’Anziana, “accetti la mia offerta?”

Per quanto lo detestassi, non vedevo altre soluzioni. Non ora, ora che semplicemente uccidere Occhiorosso non era abbastanza.

 

 

***         ***         ***

 

“Questo è un piano stupido.”

Sospirai, guardando i miei amici. “Quasi sicuramente, ma è il piano che abbiamo.”

“Non ti lascerò andare là da sola!” insistette Calamity. “Specialmente disarmata!”

Sorrisi alla sua lealtà. “Non sarò del tutto disarmata,” lo rassicurai. “Non potranno prendersi il mio corno. E non possono nemmeno prendersi il mio PipBuck.” A tal riguardo avremmo avvolto le mie zampe anteriori in degli stracci spessi in modo da nascondere la sua presenza.

“Perché devi andare da sola?” chiese Velvet Remedy, quasi implorando. Se possibile sembrava gradire il piano ancora meno di Calamity.

“Perché...” perché non voglio che quei dannati schiavisti mettano gli zoccoli su di te. Sei splendida. E là dentro è davvero una brutta cosa essere splendidi. “Ho bisogno di te qui fuori. Sei una non combattente, e quel posto è pieno di razziatori schiavizzati.” Ti prego, ti prego non farmi spiegare oltre!

Velvet Remedy aggrottò la fronte, chiaramente odiando ogni singola parola, ma non disse altro.

“Uno di noi deve essere con te!” pretese Calamity. “Perché non me?”

Almeno con Calamity mi sentivo a mio agio usando risposte dirette. “Per due motivi,” dissi, sentendomi stranamente come Blueberry Sabre per un attimo. “Primo, perché sei un pegaso. E solo Luna sa cosa potrebbero fare a un pegaso. Quelli come te non sono proprio merce comune quaggiù.” Strinsi le labbra per il dispiacere. “Non penso che saremmo in grado di stare insieme una volta passato il cancello.”

Calamity non era del tutto soddisfatto. “Non mi importa. Lascia che provino a fare quello che credono gli lascerei fare, non ti abbandono certo per quello!”

Me l’aspettavo, ma provai comunque un’ondata di pura gratitudine. Prima che potessi passare al secondo motivo, Velvet Remedy mi interruppe.

“Che mi dici di SteelHooves?”

“Io non posso andare,” disse SteelHooves. “Un Ranger d’Acciaio sarebbe un po’... vistoso.” 

Velvet sospirò esasperata. “Ormai sappiamo tutti che sei un ghoul. Non devi nasconderti dentro all’armatura. Puoi levartela.”

“No. Non posso.”

Calamity alzò la testa, lanciando a SteelHooves uno sguardo incuriosito.

“Perché no?” avanzò Velvet Remedy. 

“Perché il mio corpo è fuso al suo interno,” fu la risposta del ghoul, suscitando numerosi mormorii di sorpresa (uno dei quali proveniente da me).

“Oh!” Calamity fece qualche passo indietro. “Sei quel tipo di ghoul!”

Aspetta... esistevano diversi tipi di ghoul adesso? Oltre ai pony ghoul e ai pony zombie?

Velvet Remedy parve egualmente sorpresa dalla reazione di Calamity. “Che tipo di ghoul?”

“È un Ghoul di Canterlot.”

SteelHooves annuì. Io e Velvet Remedy brancolavamo ancora nel buio.

“Qualcuno potrebbe gentilmente spiegare?”

Niente più segreti.

 

 

***         ***         ***

 

I pony che erano stati esposti a quantità massive di radiazioni magiche e che erano sopravvissuti erano costretti a sopportare il crudele deterioramento di chi diventa un pony ghoul. Visto che le zebre avevano usato diversi tipi di megaincantesimi era logico che ci fosse qualche differenza nei risultati. Nella maggior parte dei casi queste differenze erano solo minimamente riconoscibili, tranne che per i pony ghoul. Ma i ghoul di Canterlot erano una cosa completamente diversa. Perché il megaincantesimo caduto su Canterlot era diverso da tutti gli altri.

 

“Quando iniziarono a cadere le bombe,” ci disse SteelHooves, “la Principessa Luna creò uno scudo magico su tutta la città. Canterlot era bombardata da centinaia di missili. Nessuno di quelli era un missile a megaincantesimi, come quelli che avevano colpito Cloudsdayle o Fillydelphia, ma sarebbero stati devastanti comunque se fossero arrivati a destinazione. Ma la Principessa aveva creato lo scudo.”

Velvet Remedy e io ci sedemmo, ascoltandolo quasi in trance. Calamity passeggiava nervosamente avanti e indietro. 

“Ero di stazione in uno dei paesini che circondavano la città, subito fuori il perimetro dello scudo. Gli ordini della mia squadra erano di evacuare tutti i sobborghi e portare quanti pony possibile nei rifugi o nelle Scuderie. Le onde d’urto dei missili che esplodevano contro lo scudo falciò centinaia di pony già nei primi minuti. Il bombardamento durò ore.”

SteelHooves fece un respiro profondo e tremante, e continuò. Anche se era nascosto nella sua armatura si vedeva che era scosso. Anche se in quel momento credevo che fosse per il ricordo di quelle morti, capii più tardi che era per quello che era successo dopo.

“Applejack era con me. Ma quando iniziarono a cadere le bombe scappò a Ponyville, lasciandoci a fare il nostro lavoro mentre cercavamo di assicurarci che tutta la sua famiglia fosse al sicuro nella Scuderia Due.”

 

Improvvisamente mi domandai se Applejack ce l’avesse fatta. Era nella Scuderia Due quando si chiusero le porte? Vidi Velvet Remedy lanciarmi un’occhiata e sospettai che avesse pensato la stessa cosa. 

“Ma i missili erano solo una parte del piano delle zebre. Il megaincantesimo era già in città. Uno speciale... dopotutto, era stato creato per uccidere Luna e Celestia, non solo i tre quarti di milione di pony che vivevano a Canterlot.”

 

"La Nuvola Rosa,” disse improvvisamente Calamity, fermandosi. 

“Sì.”

Fu il turno di Calamity per un momento. “La Nuvola Rosa è... era... una grossa nuvola radioattiva di gas necromantico. Come la Contaminazione, non importava se stavi indossando una maschera antigas. Niente ti proteggeva. Tutto quello che toccava, gli entrava dentro e lo decomponeva. Ho sentito storie dell’orrore che parlavano di corpi mezzi fusi nei marciapiedi, o con le loro bisacce fuse alle ossa. Canterlot è tossica ancora oggi. Le strade e gli edifici hanno assorbito il gas come spugne e lo rilasciano mentre cadono a pezzi.”

“Le zebre volevano lo scudo,” continuò SteelHooves. “Ha tenuto la Nuvola Rosa concentrata in città, abbastanza forte da avvelenare fatalmente anche Celestia e Luna. Quando si resero conto che stavano morendo era troppo tardi. Ma nonostante tutto, tennero in piedi lo scudo. Mi hanno detto che facevano a turno, una dava la sua energia allo scudo mentre l’altra recuperava un po’ le forze. Tanto che, alla fine, dovevano reggersi l’una con l’altra per stare in piedi.”

 

"Perché?” chiesi, sentendo le lacrime che iniziavano a scendere. “Perché non hanno lasciato che lo scudo si dissolvesse? La città era già condannata! Perché non sono scappate?”

“Tu l’avresti fatto?” mi domandò SteelHooves semplicemente. “Io ero ancora in uno dei sobborghi più lontani quando lo scudo cadde. La città aveva assorbito abbastanza della Nuvola Rosa da rendere l’esposizione non fatale, ma...”

Calamity di nuovo aggiunse dettagli alla storia, con una nota di disgusto nella voce. “Quando Luna e Celestia capirono che la Nuvola Rosa le stava uccidendo, erano passate ore dal primo attacco. I pegasi avevano già chiuso il cielo. Il vento era diventato selvaggio.”

Con una triste scossa alle sue ali, il nostro amico Dashita ci spiegò, “Se Celestia e Luna avessero lasciato cadere quell’incantesimo, forse si sarebbero salvate... anche se forse diventando solo una piccola frazione di quello che erano. Ma molti altri pony sarebbero morti, perché i venti incontrollati avrebbero portato la Nuvola su tutti i sobborghi che stavano evacuando, sulle fattorie... avrebbe distrutto ogni forma di vita fino a Ponyville. Forse anche più lontano.”

 

In tono addolorato, ci informò, “Mi dispiace così tanto. Per tutte e due. Mi dispiace davvero. Ma... Luna e Celestia non sono Dee che vi guardano dal cielo come vi hanno detto nella Scuderia. Le Principesse sono morte in modo che i vostri antenati potessero arrivare in quella Scuderia e sopravvivere.”

 

***         ***         ***

 

Passò molto tempo prima che io e Velvet Remedy riuscissimo a parlare di nuovo. Per un po’ ci spostammo lontano dagli altri, trovammo un angolino per noi e ci abbracciammo in silenzio.

In quel momento decisi che avrei comunque continuato a pregare Celestia e Luna. Non mi importava se i rapporti non corrispondevano alle mie credenze. Nel mio cuore credevo ancora che in qualche modo Luna e Celestia fossero lassù. Che ci guardavano. Che ci proteggevano. Che ci guidavano. 

Non sapevo se quello in cui credevo fosse vero oppure no. Probabilmente no. Ma potevo scegliere di continuare a credere.

 

Finalmente ci radunammo di nuovo insieme per il secondo round di Nessuno viene a Fillydelphia con me. Devo ammetterlo, con la mia fede scossa non mi sentivo più così sicura. Ma continuavo a tirare l’aratro. 

“Secondo,” dissi a Calamity, continuando da dove mi ero interrotta, “Sei un pegaso.”

 

"Uh, Li’lpip? Non era la prima?” 

“Beh, è anche la seconda. Perché sei la mia via di fuga. La mia ancora di salvezza. Nessun altro può piombare giù e salvarmi se si mettesse male. Ho bisogno che tu stia qui fuori per poterlo fare.”

Calamity si accigliò, ma sembrò trovare la motivazione più soddisfacente. “Aspetta!” Mi guardò come se avessi cercato di gabbarlo. “Come diavolo faccio a sapere se sei nei guai, o dove sei, se io sono qui e tu sei lì?”

 

Fortunatamente ci avevo già pensato. “Quegli schiavisti, almeno la base del gruppo, non sembra che siano queste grandi cime. Sono sicura che non saprebbero distinguere dove finisce il PipBuck e dove inizia un’altra periferica. Penso di poter entrare con qualcosa collegato.” Sorrisi. “Quindi, uno StealthBuck o l’emittente che abbiamo ottenuto dai grifoni.”

 

Li levitai entrambi fuori dalla borsa. “Io prendo l’emittente. Tu lo StealthBuck. SteelHooves te lo può attivare quando...”

“Lo so come si usa uno StealthBuck,” mi interruppe Calamity, alzando uno zoccolo fino al dispositivo. “Quindi come faccio a sentirti, genietta. Se non te ne sei accorta, non ce l’ho un PipBuck, io.”

 

Ghignai mentre tiravo fuori il PipBuck personalizzato di Velvet Remedy, ancora nelle mie bisacce dopo tutte quelle settimane di viaggio. Velvet Remedy mi guardò addolorata.

 

“Sì, l’ho tenuto,” le dissi prima che potesse parlare. “E sì, lo so che non ti piace indossarlo. Non dovresti averne bisogno. È solo il piano B se quello principale fallisce.”

Calamity alzò un sopracciglio. “E qual è?”

 

Finalmente levitai il dispositivo di disabilitazione di Homage fuori dalle mie bisacce. “Ho una missione molto importante per voi tutti da completare mentre sono via.” Esaminai i miei compagni e pensai che non si fosse mai riunita una squadra migliore per un simile compito. “Ho bisogno che voi portiate questo alla Torre di Fillydelphia e che lo colleghiate al maneframe nella stazione alla base. Una volta che lo avrete fatto, questo darà a DJ Pon3 sia occhi che voce a Fillydelphia, buttando fuori Occhiorosso. E questo renderà i ricevitori della stazione liberi di captare la mia trasmissione.”

 

“Occhiorosso avrà quasi sicuramente delle ingenti forze a guardia di quella torre,” osservò SteelHooves. Prevedo che dovremo affrontare una battaglia.”

 

“Allora vi serve assolutamente un pony medico,” affermò Velvet Remedy.

 

Calamity alzò la tesa del cappello. Bene allora. Sembra che abbiamo un piano.”

 

***         ***         ***

 

Continua,” disse SteelHooves, tendendomi l’ultima delle sue sfere di memoria su uno zoccolo corazzato. Hai visto le altre. Potresti anche vedere l’ultima prima di andare.”

 

Non ritenevo di essere pronta ad un altro viaggio nelle memorie di Applesnack. La giornata era stata un eccessivo vortice d’emozioni. Mi sentivo debole e fragile, come se un’altra ventata avrebbe potuto abbattermi. Alzai uno zoccolo di scongiuro, scuotendo la testa.

 

SteelHooves borbottò. “In confronto a quello che hai visto questa è delicata.” Pressò, “Ti fidi di me, o no?”

 

In misura ben determinata,” ammisi. Non ètu ed Applejack che fate l’amore, vero?”

 

SteelHooves mi fissò in silenzio. Poi mise giù la sfera, lasciandola rotolare sul pavimento verso di me. “Hai una mente perversa.” Si voltò ed uscì.

 

Fissai la sfera che rotolò fino a fermarsi contro il mio zoccolo anteriore destro.

 

<-=======ooO Ooo=======->

 

“Non è giusto!”

 

Riconobbi la voce di Rainbow Dash quasi un intero minuto prima di capire cosa dicesse.

 

Ero SteelHooves. Non Applesnack questa volta, non con l’armatura pesante che mi stringeva tutt’attorno. La mia visione fuori dell’elmo era limitata a quello che mostrava il mio visore, ma godevo di un EFS eccezionalmente complesso e sofisticato. All’interno dell’elmo sembrava avessi accesso a qualunque cosa fornissero i miei EFS e PipBuck… ed ad altro ancora.

 

Respirare all’interno dell’armatura era spiacevole. Il mio muso era schiacciato in un autorespiratore. L’aria era fresca e pulita, probabilmente fornita da un talismano minore d’aria, ma il boccaglio era semplicemente scomodo.

 

L’armatura stessa era massiccia e mi pesava addosso, ma mi sentivo forte. Più forte che in qualunque memoria avessi sperimentato in precedenza. Il peso, seppure grande, non sembrava più gravoso di un pacco leggero.

I miei passi erano pesanti, come se i miei zoccoli fossero... beh, rinchiusi in un’armatura d’acciaio come esattamente erano. Era, nel complesso, un’interessante visione dell’esistenza di SteelHooves. E anche se potevo vedere i vantaggi, non lo invidiavo per questo.

Trottai lungo un corridoio, concentrata sulle doppie porte di legno alla fine. Questo, sospettai, era un palazzo di uffici di qualche sorta. Non, misericordiosamente, un campo di battaglia. Qua non sembravano esserci pericoli imminenti.

Mi sentii alzare uno zoccolo rinforzato e aprire la porta con misurata gentilezza.

Dentro c’era un ufficio a malapena arredato che sembrava quasi inutilizzato. Pochi scaffali e una scrivania. E qua sembrava essere dove Rainbow Dash e Applejack stessero avendo una lite. Applejack stava in piedi dietro la scrivania, vestita in completo nel quale era evidentemente non a suo agio. Rainbow Dash, d’altro zoccolo, stava indossando la stessa uniforme viola e nera in cui l’avevo precedentemente vista oggi e anni prima. O, piuttosto, una nuova versione più pulita dello stesso design di base. Aveva una scollatura dentellata gialla e sul fianco una nuvola a forma di teschio che scagliava un fulmine arcobaleno, applicato dove il vero cutie mark di Dash sarebbe dovuto essere.

Entrambe le giumente si voltarono a guardarmi. Applejack annuì, dando a SteelHooves un sorriso di gratitudine. Rainbow Dash sembrò soltanto valutare il soldato di metallo, chiaramente incapace di riconoscere il pony all’interno. Ricordai che il pegaso non avrebbe saputo di Applejack e Applesnak fino a un party che, sospettavo, era ancora un anno o due lontano. La sua attenzione ritornò all’amica dal mantello arancione.

“Non è proprio giusto!”, sputò la pegaso blu con giusta indignazione. “Il Ministero dell’Epicità sta mettendo su almeno cinquanta torri — alte come le nuvole — in tutta Equestria e qua tu devi vendere la Sweet Apple Acres solo per far costruire una serie di armature? Ma come fa ad avere senso?”

Va bene, forse non una lite.

“ È perché costruire quelle torri sembra essere tutto quello che state facendo,” spiegò pazientemente Applejack. “Nel frattempo, il mio Ministero sta aiutando con sovvenzioni quattro dozzine di industrie, dandogli i sussidi di cui hanno bisogno per mantenersi fino a che non abbiano un solido profitto. L’anno prossimo c’e ne saranno una dozzina in più.”

Rainbow Dash rimase a bocca aperta. Poi chinò la testa. “A volte non pensi che il Ministero della Tecnologia abbia un pelo troppo successo?”

 

Applejack si sistemò il cappello da cowpony e sorrise.

“No, seriamente,” sostenne la pegaso blu, allargando le ali. “È diventato che a volte non riesco nemmeno più a riconoscere Equestria.”

La pony arancione dalla bionda criniera ingrigita guardò l’amica. Non avevo notato il grigio nelle altre memorie, anche se la differenza di età era al massimo di pochi anni. Realizzai con divertimento che, a un certo punto, Applejack aveva cominciato a tingersi i capelli. Mi chiesi se, a quell’età, ne avrei sentito il bisogno. Ma allora sarei stata una giumenta fortunata a sopravvivere così a lungo nelle Terre Devastate di Equestria.

“Per esempio, davvero vi servono tutte quelle strade?” chiese la pegaso dalla criniera arcobaleno.

“Alcuni di noi non hanno le ali, ricorda.”

Ci fu un colpo di zoccolo alla porta. SteelHooves trottò al fianco di Applejack come una guardia del corpo. Rainbow Dash si accigliò ma si fece da parte.

“Avanti!” disse Applejack.

La porta si aprì e Apple Bloom camminò nella stanza.Era meravigliosamente curata e indossava un abito d’affari mogano e rosa che si accostava bene alla sua criniera. Sembrava infinitamente più a suo agio nel suo vestito di quanto la sorella maggiore non fosse nel proprio abito. C’era una valigetta da affari legata sul suo fianco.

“Aspetta...” disse Rainbow Dash guardando le due sorelle. “Stai vendendo la tua fattoria... a tua sorella?”

“Tecnicamente,” disse Apple Bloom con un tono educatamente professionale, “sta vendendo la Sweet Apple Acres alla Stable-Tec.” La sorella minore voltò la testa, aprendo la sua valigetta e tirandone fuori coi denti una cartella. La offrì ad Applejack, che la prese dall’altro lato e la posò sulla scrivania tra loro due.

“Penso che ci troverai tutto proprio come abbiamo promesso,” Apple Bloom disse alla sorella. Notai che la sua voce era un poco più urbana che quella della sorella, con l’accento campagnolo non così forte.

SteelHooves si mosse verso Apple Bloom, avvicinandosi e bisbigliandole nell’orecchio, “Non avete intenzione di radere tutto al suolo e costruire un centro commerciale, vero?”

“Oh cielo, no” sussurrò di rimando Apple Bloom, sembrando non a suo agio. Quasi... colpevole. La sorella maggiore notò lo sguardo.

“Ferma. Non stai per buttare fuori dalla fattoria ne e la nonna, vero?”

Apple Bloom sembrava ferita. “Come puoi anche solo chiederlo? Sono tua sorella!”

“Perché conosco quello sguardo,” disse severamente Applejack. “Ed è perché sono tua sorella che lo faccio. Ora sputa il rospo.”

Apple Bloom sospirò, poi tirò fuori una serie di progetti, srotolandoli sulla scrivania di fronte alla sorella maggiore e agli altri due (tre, in realtà) ospiti.

“Hai ancora i diritti sugli alberi e le mele, proprio come abbiamo promesso. La Stable-Tec sta solo acquistando i diritti sul terreno. Ma dovrai spostare tutti i meli in questa sezione qua. E non potrai usare il fienile fino alla prossima primavera.”

“Cosa?” Applejack alzò un sopracciglio guardando la sorella minore. “Perché?”

“Perché costruiremo una Scuderia, lì.” 

<-=======ooO Ooo=======->

 

 

Nota: nuovo livello.

Nuovo vantaggio: Una Piccola Dash – Quando indossi un’armatura leggera o nessuna armatura, corri il 20% più veloce.


[1] Letteralmente “Seme di papavero”.

[2] Nell’originale, to pip somepony.

[3] Gioco di parole basato sull’assonanza tra Friendly, “Amichevole”, e Pinkie, il personaggio.

[4] Nell’originale, berry purple. Berry significa genericamente “bacca” e fa parte del nome di molti frutti come fragole, mirtilli, ribes etc.