Capitolo Ventidue: La Maniera dei Pony di Terra

“Prego per la sicurezza di tutti i pony che giungono a Fillydelphia, schiavi inclusi. Ma non possiamo aspettarci che le Dee facciano tutto il lavoro.”

 

 

Industria.

Spike aveva detto di non aver compreso la “Maniera dei Pony di Terra” prima di avere visto Fillydelphia. Già ora, con le rovine della città che incombevano all’orizzonte, iniziavo a capire il perché.

L’industria era diventata il cuore segreto di Equestria da molto prima della guerra. Come si potevano avere treni trainati da pony senza acciaierie che creassero il metallo per le rotaie? Come si potevano costruire gli alti grattacieli di Manehattan senza vetrerie che producessero finestre a centinaia? Come poteva una piccola città come Ponyville avere un negozio di sartoria con tutti i tessuti più raffinati senza un’industria tessile? Eppure molti pony avevano a malapena pensato alla cosa -- senza prospettiva, senza riflessione. Vivendo negli idilliaci e rurali villaggi e nelle serene città di Equestria era stato facile dimenticarsene. A meno che tu non fossi un pony che viveva nell’unico centro di produzione di Equestria -- una mecca dell’industria dei pony di terra.

 

Fillydelphia.

Avevo imparato queste cose da SteelHooves. Avevo richiesto le sue conoscenze quando era diventato palesemente chiaro che ci stavamo dirigendo verso qualcosa che andava ben oltre una versione più grande della vecchia Appleoosa. Perché a metà strada tra Manehattan e Fillydelphia il mio PipBuck aveva iniziato a rilevare una trasmissione radio all’esterno di Fillydelphia.

Era lo stesso programma musicale che le robofatine trasmettevano in continuazione, occasionalmente interrotto da messaggi di Occhiorosso. Ma adesso che avevo un segnale continuo realizzai che quei brevi discorsi erano molto più frequenti, e molto più argomentati, di quanti avessi presunto. Occhiorosso poteva parlare a me così come faceva con i pony di Fillydelphia. E le sue parole mi preoccupavano. Molto. 

 

***         ***         ***

 

“...abbiamo Zio e Zia Fruitcup[1], una pacifica e amorevole coppia, sposati ormai da quasi un decennio, che vivono nella loro piccola e caratteristica casetta col loro piccolo giardino nella periferia di Roamer. Niente bambini, due cani e un girasole che Zia Fruitcup ha chiamato Celestia.

“Che genere di mostro, mi è stato chiesto, potrebbe sradicare Zio e Zia Fruitcap, allontanarli dalle loro pacifiche, inutili vite, e costringerli a lavorare trainando carrelli carichi di rottami di metallo?

“Un mostro, effettivamente. Ma uno con gli occhi aperti e rivolti al nostro futuro. Il futuro di Equestria. Duecento anni fa abbiamo perso la nostra grande nazione, ma la riavremo! E cosa sarebbero stati per duecento anni i Fruitcaps nella loro piccola fattoria? Nulla, senza scopo, nemmeno note a margine negli annali della storia. Ma... Cosa avrà un significato in duecento anni a partire da ora? Questa fabbrica!

“Ed è da questa fabbrica, e dalle altre come lei, che Equestria verrà ricostruita. È dal lavoro che Zio e Zia Fruitcup svolgono adesso che verrà creata la nuova struttura nazionale e sorgerà una nuova era d’oro -- l’era dell’Unità! Equestria risorgerà come una fenice dalle sue ceneri! Ma non senza il nostro aiuto, e non senza il nostro impegno.

“È questo l’importante. Questo farà la differenza. Questo perdurerà nel tempo!”

Le parole di Occhiorosso ricevettero uno scalpitante applauso da almeno un centinaio di zoccoli. Il clamore della folla cessò di colpo, rimpiazzato da una voce stridula:

“Vi abbiamo presentato: il discorso di Occhiorosso per la cerimonia di riapertura della fabbrica dell’Acciaio Onesto. È giunta voce che Occhiorosso farà ritorno questa settimana per supervisionare la produzione della fabbrica. E ora un po’ di musica, a partire dalla mia preferita: la Marcia dei Paraspiritelli...”

 

La trasmissione iniziò a riprodurre la familiare marcetta, caricata su tuba e armonica.

Chiusi il contatto con la stazione, sfilandomi l’auricolare. Occhiorosso, apparentemente, non viveva a Fillydelphia, ma faceva visite e stava per essercene una a breve. Informai della cosa i miei compagni.

Velvet Remedy era rannicchiata su uno dei sedili del Bandito del Cielo con Pyrelight che dormiva accanto a lei, una macchia brillante d’oro e smeraldo sul suo mantello color carbone. Ero impressionata da come la fenice di fuoco magico fosse rimasta con noi. Normalmente persino per un uccello da compagnia servirebbe una gabbia.

SteelHooves annuì, senza voltarsi verso di me. Aveva costantemente guardato il paesaggio scorrere sotto di noi da quando eravamo volati oltre gli ultimi sobborghi di Manehattan. Io avevo cercato di ignorare la cosa. 

“Ho delle brutte notizie, gente,” ci chiamò Calamity dalla parte anteriore del Bandito del Cielo. “Sta iniziando a calare. Tenete gli occhi aperti per qualche zona in cui fermarci il tempo necessario a cambiare le batterie magiscintilla.”

“Tutto quello che vedo è polvere, rocce e alberi morti,” rispose SteelHooves. “Niente su cui vorresti atterrare.”

Feci fluttuare il binocolo e mi sporsi dal bordo di una delle finestre, sfidando le possibili vertigini.

“Cosa stiamo cercando?”

SteelHooves continuava a controllare il terreno sottostante. “Un posto qualsiasi in cui i canemoni abbiano meno possibilità di raggiungerci.”

Canemoni. Mi ricordai Homage, in veste di DJ Pon3, mettere in guardia i pony sui canemoni presenti nel tratto fra Manehattan e Fillydelphia. Me li ero immaginati come cani selvatici, come quelli di Zio e Zia Fruitcup, solo più feroci. Probabilmente sproporzionati e mutati, come i pipistrelli vampiro. Certo, la prima volta che avevo sentito parlare di un canemonio avevo appreso che uno da solo poteva eliminare un intero vagone di schiavisti. Ma allo stesso modo potevo riuscirci io. E difficilmente potevo dirmi spaventosa.

 

La voce atona di SteelHooves comunque tradiva un accenno di preoccupazione. E niente di quello che stava evocando la mia mente avrebbe potuto allarmare l’antico soldato d’acciaio. “Cosa sono i canemoni?” Sentiì un tremito scorrere in Pyrelight. Sospettai che la risposta potesse essere qualcosa molto peggiore di quanto mi aspettassi. Anche l’uccello semi-immortale era preoccupato...

Il sospetto fu confermato quando SteelHooves e Calamity si voltarono in contemporanea a guardarmi come se avessi appena chiesta cos’è una pistola.

 
“Non sai cos’è un canemonio?” SteelHooves chiese con voce piatta. “E hai deciso che dobbiamo tutti andare a Fillydelphia lo stesso? Senza sapere cosa c’è nel mezzo?”

Velvet Remedy si inserì, “Nemmeno io ho sentito parlare di un canemonio.”

 
SteelHoo
ves si battè lo zoccolo sul viso con un clangore di metallo contro metallo. Calamity mormorò qualcosa tipo “gente delle Scuderie.”

 
“Potreste spiegarci,” suggerì Velvet Remedy . “Oppure continuare a essere melodrammatici.”


SteelHooves
 sbuffò. “I canemoni,” nitrì, “sono semplicemente le creature più pericolose di tutte le Terre Devastate d’Equestria. Preferirei affrontare gli alicorni.”

 
Velvet Remedy e io ci scambia
mmo un’occhiata. Lei rimase impassibile, “Wow. Illuminante. Cosa sono questi, dei segreti?” Ghignai.

 
Calamity spinse all
’indietro il suo cappello, guardandoci da sopra la sua ala sinistra. “Qualcuna di voi due ha mai sentito parlare della Splendid Valley?”


Il mio
“Sì” giunse assieme al “No” di Velvet Remedy. Se da un lato i Canemoni non avevano avuto un grande impatto sulla mia immaginazione, dall’altro si era dipinto nella mia mente un terrificante spettro della Splendid Valley grazie a tutte le oscure voci e alle menzioni premonitrici. Guardai in basso verso le pianure in rovina sotto di noi, tutte di un marrone sporco e con alberi anneriti. Non sembrava come il terreno spoglio nella foto dell’Ateneo di Twilight Sparkle, ma quello era prima della fine del mondo. Poteva essere...

 
“È questo che c’è fra Manehattan e Fillydelphia? La Splendid Valley? La stiamo sorvolando ora?” Guardai in basso cercando quella che poteva essere Maripony. Una struttura in distanza catturò il mio sguardo. Un largo edificio coronato da ciminiere. Sembrava abbastanza intatto. Grossi scheletri di metallo circondavano l’edificio in tutte le direzioni, mantenendo alte linee di cavi.


Calamity
nitrì una risata. “Diavolo, no. La Splendid Valley è più vicina a Ponyville che a Fillydelphia.” Fui improvvisamente grata che gli schiavisti mi avessero catturato la mia prima notte fuori dalla Scuderia. Senza di loro che pony avrebbe potuto dire in che direzione sarei andata a zonzo? “Ma... cosa sai riguardo alla Splendid Valley?”

 
“Beh... È dove si trova Maripony,” iniziai, cercando di ricordare ogni cosa che avessi sentito mentre mi chiedevo dove volesse arrivare Calamity. SteelHooves era silenzioso, il che voleva dire che pensava che Calamity stesse prendendo la direzione giusta (o semplicemente perché SteelHooves era SteelHooves). “Maripony era lì per via di tutte le gemme che scavavamo dalla Splendid Valley, ma era stata convertita in qualcos’altro quando sono finite le gemme.” Mi leccai le labbra, cercando di ricordare altro. “Nelle caverne sotto la Splendid Valley ci hanno conservato tutti i tipi di tossine magiche. Ed è stato il secondo posto colpito da un Megaincantesimo...”

“Il secondo posto, uh?” nitrì Calamity. “Non ne sapevo nulla.”

“Ti manca la parte più importante,” interruppe SteelHooves.

Più importante dei megaIncantesimi, delle radiazioni e delle tossine magiche? Volsi lo sguardo da Calamity a SteelHooves. 

“Esatto. Quando i pony decisero di scavare nella Splendid Valley incontrarono un piccolo problema. La Valle era abitata...”

Gli occhi di Velvet Remedy si spalancarono. “Aspetta... scavarono sotto le case dei pony?”

“Non dei pony,” rispose SteelHooves, intervenendo, “Le gemme significavano armi a energia magica. Cruciali per lo sforzo bellico. Fu deciso che le creature che vivevano nella Splendid Valley dovevano andarsene. La valle apparteneva alla nazione di Equestria, ed era necessaria.”

Sentii come una pietra crescermi nello stomaco.

“Solo che non tutti gli abitanti parvero cogliere il messaggio. E dopo che i pony ebbero ripulito la zona molte famiglie si ritrasferirono in quelle caverne.”

“Quelle... in cui il Ministero delle Scienze Arcane stava immagazzinando scorie magiche radiattive?”

“E dove le zebre innescarono la seconda bomba di fuoco magico,” aggiunse SteelHooves.

“Sante Dee,” ansimò Velvet Remedy. “E... riuscirono a sopravvivere? Quei poveri... cos’è già che erano?”

“Cani dei Diamanti,” rispose Calamity.

Raggelai. Aaaaspetta.... “Un attimo! Stai dicendo che le creature che Rarity sconfisse piagnucolando sono diventati i più terribili mostri nelle Terre Devastate d’Equestria?”

“Esatto.”

Guardai SteelHooves incredula, ma il suo elmetto annuì. “Sono grandi. Veloci. Ed estremamente aggressivi. Hanno artigli che possono dilaniare un’armatura come fosse morbida stoffa. Ne vidi uno trapassare perfino lo scudo magico di un alicorno.”

Merda. “Beh, mi fa piacere sapere che siamo quassù, possiamo sparargli e non possono raggiungerci!” Mi fermai, “Non possono volare, vero?”

“No,” disse Calamity, con mio sollievo, anche se breve. “Ma possono scavare. Velocemente. E praticamente attraverso qualsiasi cosa. Quando ti inseguono possono rimanere nel sottosuolo finché non sono sotto di te. La terra potrebbe tremare un po’; è l’unico avvertimento che avrai prima di essere squarciato. E di certo non se ne staranno fuori allo scoperto dove puoi sparargli.”

“Peggio,” affermò SteelHooves. “Sono furbi. Questi non sono animali come le manticore o i pipistrelli vampiro. Hanno recuperato armi a energia magica, le hanno riprogettate e poi ricostruite per poterle imbracciare coi loro artigli. Non hanno la magia necessaria per costruirne di nuove, ma hanno scavato fino nella Splendid Valley e hanno rubato almeno un centinaio di armi -- ciascuna delle quali, dobbiamo presumere, è stata riadattata.”

“Perciò...” disse lentamente Velvet Remedy, “Loro possono spare a noi, ma non noi a loro.”

Piegando la testa verso di me, commentò, “Grazie davvero, Littlepip. Adoro i posti in cui mi porti. 

 

***         ***         ***

 

Che posto è questo?” chiesi appena uscii dal Bandito del Cielo sul tetto rotto dell’edificio che avevo visto da lontano, fissando le enormi ciminiere. Tutte intorno c’erano strutture di metallo, come scheletri di giganti immobili distesi intorno alla pianura, la maggior parte diretta verso Manehattan o Fillydelphia.

 

L’edificio era immenso, e offriva la migliore protezione dai canemoni.

 

Una centrale elettrica,” rispose SteelHooves. Enormi fornaci bruciavano carbone per generare l’energia necessaria a far funzionare molti dei comfort non-magici nati dalla Rivoluzione Tecnologica di Equestria. Ce ne erano centinaia in tutta Equestria, prima della guerra.” Puntò uno zoccolo verso i cavi che gli scheletri di metallo tenevano sollevati. Quelli portavano l’energia prodotta qui alle città.”

 

Wow. Feci fluttuare fuori i binocoli e guardai verso una delle linee di marcia delle strutture metalliche. A circa un miglio di distanza molte erano crollate e c’erano linee recise che penzolavano dai loro compagni ancora in piedi. Questi erano molto più grandi dei motori alimentati a carbone che avevo visto a Nuova Appleoosa e alla Giunzione R-7.

 

Calamity si era sganciato dall’imbragatura del Bandito del Cielo e si stava preparando a scivolare sotto al vagone passeggeri mentre Velvet Remedy pescava le batterie magiscintilla fuori dalle sue scatole da trasporto.

 

Fatti fluttuare i binocoli dentro la borsa gettai uno sguardo al tetto. Da un lato c’era una piccola torre con una porta. La mia curiosità si svegliò, cominciando a scavare con insistenza nella mia mente con uno zoccolo. Scrollando le spalle trottai verso la porta, tirando fuori in anticipo il mio cacciavite e una forcina. Non c’era motivo di non dare un’occhiata.

 

Fui emozionata scoprendo che la porta era chiusa a chiave. Dopo essermi accovacciata mi misi al lavoro.

 

Clic. Che dolce suono. Spinsi la porta per aprirla. Scale, su verso la torre e giù verso la centrale stessa.

 

Appena feci un passo nel buio una profonda voce rimbombante chiese, “Cosa stai facendo?”

 

“Esplorando,” dissi sorridendo. SteelHooves scosse solamente la testa, ma prese posizione dietro di me appena salii su per le scale.

 

La tromba delle scale della torre si apriva su una singola stanza con una balconata che sembrava essere stata progettata per gli atterraggi dei carri dei pegasi. La metà posteriore della sala non era nient’altro che un grande montacarichi. Il logo circolare di una compagnia dipinto sulla porta dell’elevatore (Ippocampo Energia: Idroelettrico, Carbone, Liquami[2]) era sfaldato e andava scrostandosi in un lento oblio.

 

Il resto della stanza aveva larghe finestre rivolte verso i profili di Fillydelphia e Manehattan. Entrambe erano abbastanza lontane perché l’orizzonte le nascondesse, ma Fillydelphia era più vicina e potevo vedere le nuvole mantenersi basse su quell’orizzonte: scure, minacciose nuvole illuminate dal basso con una luce rossastra. La torre d’avorio di Fillydelphia era chiaramente visibile, perforando le nuvole come un ago.

“Wow. Adesso il cielo sopra Fillydelphia sembra... alquanto malefico.”

 

Occhiorosso deve avere parecchie fabbriche di nuovo in funzione,” commentò SteelHooves.        

 

Annuii, sebbene non avessi idea del perché questo avrebbe influito sulla copertura nuvolosa. Poi, appena diressi lo sguardo verso le gigantesche ciminiere della centrale elettrica, pensai che forse avrebbe potuto.

 

C’erano quattro casse di munizioni sotto un cumulo di spie fuori uso con etichette del tipo “produzione generatore #11” e “carico settore #7”. Mi inginocchiai vicino alle scatole di munizioni. Due erano vuote, le altre due bloccate. Apriì una delle due facilmente, trovando munizioni che non erano adatte a nessuna arma da fuoco che avessi visto prima. Erano di un calibro spaventosamente grande. L’altra, con mia sorpresa, aveva la serratura inceppata. Qualcuno doveva aver provato ad aprire la serratura e aveva fallito malamente. Era letteralmente la prima prova che avessi mai trovato che qualcuno oltre me, nelle Terre Devastate d’Equestria, avesse imparato a scassinare. Sfortunatamente per entrambi non era molto bravo.

 

Non avevo idea di come aprire una serratura inceppata da un tentativo di scasso, oltre che ricorrendo a una potenza di fuoco abbastanza massiccia da probabilmente distruggere anche il contenuto della scatola rinforzata. Quella dannata cosa era costruita in modo da non poter semplicemente sparare nella serratura.

 

Alzai la scatola con la telecinesi e provai ad aprirla, ma era desolatamente futile. Un pony potrebbe pensare che avere la forza di sollevare la carrozza di un treno dovrebbe darmi abbastanza potere da aprire una scatola, e invece no. Il campo di levitazione della mia telecinesi rendeva gli oggetti al suo interno, come il vagone ad Appleloosa, virtualmente privo di peso... ovviamente solo finché non lo lasciavo andare. Ma, semplicemente, il mio unico incantesimo non aveva la forza necessaria a rompere una serratura. Avrei avuto più fortuna con un piede di porco. Ma ci provaì lo stesso. E fallii. E riprovai. E fallii ancora. E infine lanciai la scatola il più forte possibile. Sbattè con un tonfo che non fece altro danno alla scatola ma lasciò una piccola crepa nella plastica che copriva il muro.

 
“Finito ora?” chiese una vellutata voce femminile dalle scale. “O vuoi anche saltarci sopra con gli zoccoli, prima?”

 

Arrossiì, guardando Velvet Remedy. ”Uhm... come sta Calamity?”

 
Sosp
irò, guardando fuori dalla finestra verso il Bandito del Cielo sul tetto sottostante. “Pensi che ci sia una possibilità di fargli fare un bagno a Fillydelphia?” Guardò dall’altro lato della stanza SteelHooves. “Credo che sarebbe necessaria una spa.”

 
Mi fece ridere. Buona fortuna a cercare di portare Calamity in una spa, anche a trovarne una!

 

***         ***         ***

 

La tromba delle scale verso basso conduceva ad una serie di uffici adiacenti ad una sala ricreativa. Mentre Steelhooves e io ci dirigevamo verso gli uffici Velvet Remedy trottò nella sala per cercare del cibo in quello che una volta era stato il frigorifero degli impiegati. Ero sicura che tutto quello che lei avrebbe trovato sarebbe stato vegetariano, a prescindere dal reale contenuto.

 

Gli uffici avevano finestre su lati opposti. Nella parte posteriore le finestre un tempo permettevano di sbirciare all’esterno, ma nel corso dei secoli erano state a tal punto ricoperte di polvere che la debole luce del sole filtrata attraverso le nuvole non era abbastanza forte da penetrarle.

 

Di fronte a queste c’erano finestre che davano sul piano principale della centrale elettrica, pieno di enormi generatori e file di fornaci. Un passerella di metallo attraversava lo spazio al di sopra, portando da questi uffici a quello che, dall’altro lato, sembrava essere l’ufficio di una Capogiumenta.

 

Come sono diventate l’estetica dominante le passerelle sopra un macchinario pesante?”

 

Ricordi terrificanti delle Armerie Ironshod balenarono nella mia testa. Anche se, fortunatamente, questo posto sembrava completamente deserto. Guardandomi intorno riuscii a vedere dove erano state posizionate le postazioni delle torrette, ma erano distrutte. Altre passerelle e scalinate sospese conducevano al piano terra dell’ impianto, e su una c’erano i resti sbriciolati di un robocervello e alcuni mucchi di una cenere rosa. Ulteriori prove che i razziatori erano giunti prima di noi.

 

Tornai indietro, avendo già deciso di attraversare la passerella ed esplorare l’ufficio più avanti. Ma non con SteelHooves. Esperienze passate mi suggerivano che avere qualcuno pesante come lui su queste passerelle doveva essere un “no” a quattro zoccoli.

 

SteelHooves stava guardando un foglio incorniciato, in alto su un altro muro. Una pagina di giornale veramente sbiadita lo guardava di rimando. Mi avvicinai trottando e dovetti appoggiare gli zoccoli anteriori sul muro per arrivare all’altezza per leggere. Il pony che aveva appeso la cornice non aveva pensato ai pony più bassi.

 

L’articolo principale mostrava un’immagine di questa centrale elettrica (o, perlomeno, una che poteva essere la sua sorella gemella):

 

La Centrale Elettrica Ippocampo Energia #12 Apre Tra Le Controversie

Manifestanti Pegasi e Unicorni denunciano l’Impatto Ambientale

 

L’articolo dominava la pagina rubando lo spazio ad altri minori (Il prestigioso Hotel Alpha-Omega di Fillydelphia ospita l’annuale Celebrazione del Sole d’Estatee Il prezzo del carbone continua a salire perché le relazioni con la nazione delle zebre rimangono tese. La Principessa Celestia promette un’amabile e rapida risoluzione).

 

Mi colpì un pensiero. Ad Appleloosa Calamity aveva detto qualcosa

 

Tutto il carbone è in strane terre lontane... piene di zebre!

 

Caddi sui miei zoccoli, voltando la testa verso steelHooves.

“Un attimo,” dissi, esterrefatta per la seconda volta in quel paio ore. “Equestria non aveva carbone!”

Puntai uno zoccolo verso la centrale elettrica. “Mi stai dicendo che voi pony avete costruito l’intera infrastruttura di Equestria basandola su una fonte d’energia che non avevate?

SteelHooves non disse nulla.

“Questo è... folle! Che pony farebbe una cosa simile?”

SteelHooves accennò a parlare, mentre la mia mente fondeva nel tentativo di analizzare la cosa. Alla fine disse “Perché sarebbe dovuto essere essere un problema? Noi avevamo risorse che servivano alle zebre, e loro avevano il carbone. Facciamo scambio. Tutti contenti.”

Sì, certo. Finché qualche pony... o qualche zebra... non si rende conto di non averne più abbastanza per continuare. O semplicemente decide di non volere più condividere.

Mi voltai, lo sguardo catturato da un tavolo con appoggiata sopra una stranamente immacolata tazza di caffè. Mi concessi la distrazione di pensare a come, fra tutte quelle rovine polverose, diroccate e in rovina, l’oggetto nelle migliori condizioni potesse essere una tazza di caffè. Buttai un’occhiata agli altri banchi e tavoli. Esatto, non ce n’era una sola da cui mi sarei sentita sicura di bere... ad eccezione di quella, in cui aveva deciso di annegare una piccola radiablatta. Tremai un attimo realizzando che il produttore di tazze aveva usato una magia minore per la loro produzione. Un minuscolo incantesimo studiato per evitare che rimanessero macchiate dal caffè le aveva rese gli oggetti più puliti di tutta Equestria.

Molte delle tazze riportavano l’emblema della compagnia: Ippocampo Energia. Idroelettrica, Carbone, Liquami. va bene, quindi Equestria era stata completamente dipendente dagli scambi con le zebre, ma questa centrale elettrica mostrava bene quanti essi fossero.

Sbuffai, amaramente divertita. Gli unicorni ci avevano dato energia mediante la magia. I pony di terra attraverso acqua, rocce e... ”Oh merda!” dissi, realizzando d’un tratto che avevamo lasciato Calamity da solo sul tetto.

***         ***         ***

 

Tornammo tutti indietro al galoppo solo per trovare Calamity ancora al lavoro. “Non dovrebbe volerci più di qualche minuto” disse, con metà del corpo nascosto sotto il Bandito del Cielo. “Perché...? Che vi ha spaventato tutti quanti?”

Pyrelight stava volando in cerchio al di sopra, tenendo un occhio aperto per eventuali pericoli (o del cibo. O piccole cose luccicanti).

“Niente,” cominciò a rispondere SteelHooves, ma Velvet Remedy fece un passo avanti, facendo levitare un rotolo di carta che aveva riposto tra le cinghie delle bisacce.

“Ho trovato qualcosa a cui vorrei tu dessi un’occhiata,” disse, quasi facendo le fusa. “Costruire e riparare cose è la tua specialità, dopo tutto.”

Calamity si spinse fuori da sotto il Bandito del Cielo per dare un’occhiata. Velvet Remedy rabbrividì lievemente. Era tanto sporco proprio quanto lei temeva. “Certo. Cos’hai per me?”

Allontanandosi di qualche passo da Calamity Velvet fece levitare il rotolo di carta tra loro due, rivelando degli schemi di progettazione. Il foglio era cupamente macchiato di sangue, ma la maggior parte delle didascalie erano ancora leggibili. Calamity si sporse in avanti per analizzarlo.

Con la coda dell’occhio vidi Pyrelight tuffarsi oltre il bordo del tetto. Un momento dopo vi fu un lampo di fiamme verdi. Lo splendido predatore ritornò con uno scoiattolo arrostito nel becco. Lo lasciò cadere sul tetto vicino a Velvet Remedy iniziando a becchettarlo. Dentro di me inorridii quando Velvet, che istanti minuti prima aveva preso le distanze da un Calamity coperto di sporco e grasso, si limitò a sorridere di fronte agli atteggiamenti carnivori della fenice di fuoco magico.

Calamity si lasciò sfuggire un lieve fischio. “Beh, qualcuno qui era decisamente... creativo.” Guardò verso Velvet Remedy. “Dove l’avete trovato?”

“Su un tavolo, vicino ai resti di un unicorno morto,” disse Velvet con fare agitato. Potevo capire dal suo tono di voce che non si trattava di uno scheletro. Un pony più recente, uno dei razziatori probabilmente. “Penso che possa essere morta per quello.”

“Come è morta?” chiese Calamity in maniera stranamente insistente.

Velvet Remedy, da sempre il pony medico, fu rapida a rispondere. “È stata colpita da un’arma magica. Non l’ha trasformata in polvere, ma le ha sciolto metà del viso e del collo,” disse con tono cupo.

 

Calamity annuì corrucciato. “Bene, questo esclude... praticamente nulla.”

 

“La centrale elettrica aveva un sistema di sicurezza robotizzato ed equipaggiato con armi a energia magica,” lo informai. “Ho già visto in passato qualcosa di simile.”

Calamity fece un sospiro di sollievo. Pyrelight alzò lo sguardo dal suo pasto, con un pezzo di scoiattolo arrosto che gli pendeva dal becco.

“Questo è il progetto per creare un elmetto utilizzando gli artigli di un canemonio. Il problema è che non credo un unicorno possa utilizzarlo,” ci disse. Potevo immaginare il perché; non avevo alcun desiderio di rinunciare al mio corno per un elmetto. “Ma sarebbe di sicuro una diavolo di arma, se passassi dallo sparare al tirare testate.”

 

***         ***         ***

“Uno dei bambini mi ha chiesto, ‘Occhiorosso, qual’è il tuo cutie mark?’”

La voce carismatica di Occhiorosso mi parlava nell’auricolare mentre tornavo all’interno della centrale elettrica. Questa volta avevo lasciato SteelHooves con Calamity. In cambio Velvet Remedy aveva insistito per accompagnarmi.


Niente separazioni.

 

“A quel puledrino ho risposto ‘Non ce l’ho.’”

 

Feci una sosta portandomi uno zoccolo all’auricolare. Ricordai con un brivido come gli alicorni fossero fianchibianchi. Occhiorosso era un alicorno? Certamente non parlava come uno di loro. Mi scervellai cercando di ricordare se avessi mai incontrato un alicorno maschio. Non riuscii ad immaginarne uno.

 

Ovviamente la domanda successiva è stata ‘Perché, Occhiorosso?’ Perché non ho un cutie mark? Perché ho scelto di non avere un cutie mark. Perché avrei dovuto volerne uno? Veramente lascerò decidere il mio futuro ad un’immagine sul mio fianco? Se trovo qualcosa che mi piace realmente ho bisogno di un’icona sul mio didietro che me lo dica? Ovviamente no. 

 

Per fin troppi pony i cutie mark rappresentano per lo più cosa non potete essere. Come puoi aspettarti di essere un grande scienziato se il tuo cutie mark è un rastrello? O un sorprendente artista se il tuo fianco ha l’immagine di un mucchio di fieno? Chi ti darà un’opportunità?

 

Ma se il tuo fianco è spoglio allora le possibilità sono illimitate. E la scelta spetta a te. Ecco perché il mio cutie mark è stato eliminato. E perché i Figli dell’Unità hanno scelto di fare lo stesso. Nella nuova Equestria, saremo innalzati dalle Dee, liberati dai ceppi della coercizione dei cutie mark.

 

Ma c’è ancora molto lavoro da fare prima di quel giorno. Così in sua anticipazione abbiamo scelto di fare i primi passi da soli.”

 

Appena feci un primo passo sulla passerella chiusi la trasmissione. Non avevo bisogno che quelle sciocchezze minacciassero la mia concentrazione, se una parte del pasaggio fosse ceduta.

 

“Velvet, tu rimani qui. Sto per attraversare verso quell’ufficio…”

 

Perché ecco cosa significa per te ‘niente separazioni’, giusto?” protestò ad alta voce Velvet.

 

Sospirai e picchiettai la passerella. Perché non voglio rischiare di metterci peso extra... Mi zittii due parole troppo tardi.

 

Cosìstai dicendo che sono pesante?” disse Velvet Remedy, con una voce come di seta di cioccolato. Per questo non sembri più interessata a me? E io avevo pensato che fosse per ilcarro. Ma no, è perché pensi che sono grassa.”

 

Mi battei lo zoccolo sul viso. “Velvet… Io...”

 

“Oh no,” disse, mettendo un certo ondeggiare nei fianchi appena si infilò sulla passerella di fronte a me. È un bene che tu me l’abbia finalmente detto. Tutto questo andare all’avventuraMi sono proprio lasciata andare, vero?”

 

“Velvet…”

 

La giumenta più matura scostò la criniera voltandosi ad osservarmi da sopra la spalla, ammiccando sensualmente. Sentii una vampata di eccitazione mista ad un fremito di vergogna. Portò uno zoccolo alla bocca, mordicchiandolo in sovrappensiero. Immagino di stare anche invecchiando.”

 

Maree di vampate di Luna in calore![3]

 

Iniziai a camminare dietro di lei, con la testa bassa, usando il mio incantesimo di levitazione per togliere dalla passerella gran parte del mio peso. Lei mi torturò per l’intero tragitto. Fu la passerella più lunga della storia.

 

***         ***         ***

 

Stavo lavorando alla serratura della porta di quello che avevo mentalmente etichettato “l’ufficio della Capogiumenta” della centrale elettrica quando Velvet Remedy morse la mia tuta da lavoro corazzata dandomi uno strattone. La mia mente evocò immediatamente due possibilità. O qualcosa andava male, il tipo di guaio che richiede una comunicazione silenziosa, o Velvet Remedy aveva deciso di aumentare la mia punizione con strusciate e pizzichi. Entrambe le opzioni, in realtà, sembravano probabili.

Percepii un rumore strisciante dietro di me.

Va bene, non era una punizione. Appoggiai con cautela i miei strumenti, per non correre il rischio di lasciarli cadere per uno shock. Controllai oltre il bordo della passerella. Sotto di noi, nascosto dietro l’ultimo di quegli enormi generatori, c’era il cadavere mutilato di un Ranger d’Acciaio. Ma non si trattava di SteelHooves. L’armatura aveva un profilo differente, il che mi suggeriva che questo Ranger fosse una puledra. In piedi vicino al corpo c’era un’enorme creatura demoniaca, canina solo nel più generico dei paragoni, tre volte più grande del pony corazzato che stava venendo fatto a pezzi da terribili artigli che penetravano l’armatura come fosse cartapesta.

Il canemonio si fermò, annusando l’aria. Si eresse in tutta la sua altezza ed ululò di dolore, per poi tornare sulle quattro zampe. Una delle gambe della creatura era menomata e deformata. il Ranger d’Acciaio aveva messo a segno un colpo prima di soccombere alla creatura.

Il mostro tese le zampe e raccolse da terra un fucile a energia magica dal profilo bizzarro. Cominciò nuovamente a guardarsi attorno. Velvet Remedy si acquattò completamente contro la passerella. Mi allontanai dal bordo. Restammo col fiato sospeso. 

Sentimmo un grugnito. Poi un lamento e uno strascico. Se ne stava andando... ma dove?

Alzai cautamente di nuovo il cacciavite
 e la forcina, sperando che questo ufficio disponesse di un’uscita sul retro. Non volevo tornare indietro strisciando lungo la passerella. Se poteva annusarci volevo velocemente uscir fuori da questa stanza.

I pistoncini entrarono in posizione. La porta si aprì con uno scatto che parve assordante.

Sentimmo entrambi uno strano rumore vocale da qualche parte di sotto. 

Entrammo nella stanza il più silenziosamente possibile e accostammo lentamente la porta dietro di noi. Ma ormai era troppo tardi. Potevo vedere il mostro arrampicarsi su una delle scalinate come le scimmie -- se le scimmie fossero fatte di morte.

Guardai immediatamente verso il muro in cui alle Armerie Ironshod si trovava l’ascensore. Non ebbi la stessa fortuna. Scrutai con attenzione la stanza -- tavolo, terminale, muro, armadio per armi (un armadio per armi in una centrale elettrica?), casellario, frigorifero da ufficio, mobili vari mal assortiti. Nessun tipo di uscita.

Realizzai che al canemonio sarebbe occorso non più di qualche secondo per aprirsi un varco nella porta. Gli avrebbe richiesto più tempo, con la sua gamba malandata, attraversare tutta la passerella.

Velvet Remedy galoppò verso l’angolo opposto della stanza, con il corno che iniziava a brillare. Diamine... se questi esseri potevano trapassare lo scudo di un alicorno, cosa avrebbe potuto fare?

 

Estrassi la Piccola Macintosh e il mio fucile di precisione, anche se avevo una possibilità irrisoria di andare a segno con il secondo prima che il mostro si avvicinasse e mi uccidesse.

Aspettammo.

Mentre i secondi passavano, iniziai a contare le occasioni perse per cambiare le munizioni con qualcosa di più efficace. Ma ogni volta che desideravo farlo mi convincevo che nel momento in cui avessi scaricato la Piccola Macintosh il canemonio sarebbe entrato dalla porta.

Velvet Remedy stava tremando, pur mantenendo nervosamente il suo incantesimo. Mi stava lanciando occhiate furtive che non riuscivo a interpretare, ma non osavo nemmeno sussurrare.

Aspettammo per molti altri secondi. Secondo la mia stima il canemonio avrebbe già dovuto raggiungere la porta. Stava semplicemente aspettando fuori? O se n’era andato? Mi sforzai di pensare nonostante l’effetto annebbiante della paura. SteelHooves aveva detto che questi esseri erano furbi. Forse stava organizzando un piano. Ma cosa? Che cosa avrei pianificato se fossi stata un’incarnazione della morte? Un’incarnazione ferita?

 

Quello che non avrei fatto sarebbe stato entrare alla carica attraverso una porta dove i pony dall’altra parte stavano aspettando per spararmi. No, avrei preparato una trappola.

Stava preparando una trappola!

La mia mente fuggì da quell’idea quando Velvet ne sussurrò una propria. “Segue le tracce in base all’odore,” sibilò. “E se fosse andato nella direzione sbagliata?”

Non pensavo fosse possibile. Doveva avermi sentito chiudere la porta dietro di noi. Ma, se Velvet Remedy aveva ragione, allora significava che si stava dirigendo verso SteelHooves e Calamity! E che stavamo sprecando del tempo prezioso che non avevamo!

Certo se invece fossi io ad aver ragione correre fuori per salvarli sarebbe stato esattamente l’errore innesca-trappola che quell’essere stava aspettando. 

 

***         ***         ***

 

Mi avvicinai con lenta cautela alla porta. Ero quasi arrivata quando sentii un suono provenire dall’altro lato, leggero, breve e misterioso.

Feci un salto, retrocedendo finché la mia coda non toccò il muro opposto. Mi rannicchiai cercando una copertura e preparando le armi al fuoco.

Tutte quante. 

 

***         ***         ***

 

Con un senso di totale paura, mi stancai dell’attesa. I miei nervi erano consumati dall’adrenalina. L’odore di muffa e marcio della porta mi stava dando il mal di testa. Credetti di sentire altre volte lo strano rumore, ma ero così esausta a causa della porta che sicuramente erano stati i sussurri della mia mente a giocarmi quei brutti scherzi.

 

Ormai se il mostro fosse andato da SteelHooves e Calamity erano già morti. Se ci stava perseguitando, chiaramente aveva intenzione di attendere per sempre.

 

Bene,” sibilai. Vado a scoprire di cosa dobbiamo morire, e poi vado via. Piano e con cautela. Mi aspetto una trappola.”

 

Velvet Remedy annuì. Stai solo lontana dal canemonio. Ho un piano.”

 

Velvet Remedy aveva un piano? Velvet? Mi rimproverai subito per essermi sorpresa così tanto. Era intelligente e capace, anche se non la consideravo esattamente preparata per le Terre Devastate. Del resto era destino che sarebbe successo, prima o poi.

Iniziai con l’armadietto delle armi solo per scoprire che, come la scatola delle munizioni al piano di sopra, la serratura era stata maciullata dal tentativo di uno scassinatore principiante. Provai una vampata d’odio. SteelHooves e Calamity probabilmente erano morti, noi stavamo per morire e questo idiota aveva fottuto la serratura.

 

Mi spostai alla scrivania solo per scoprire che era stata scassinata e svuotata. Il classificatore a sua volta era stato forzato, ma all’interno trovai per lo più cenere, con i resti bruciati di documenti e cartelle e anche un registratore audio, parzialmente fuso e senza registrazione intatta. Il mio rivale scassinatore aveva aperto questo classificatore con l’intento di distruggere il contenuto,non di rubarlo.

 

Mi voltai verso il terminale. Forzare l’accesso fu difficile, ma non quanto il terminale di Pinkie Pie. Tuttavia o il mio rivale era entrato prima di me, o la matrice di incantesimi del terminale era stata programmata per cancellare tutti i contenuti. Il terminale era vuoto.

 

Questo aveva tenuto la cassaforte al sicuro, che avevo lasciato di proposito per ultima. Riguardandola dovetti trattenere un fischio per la sua fattura. La serratura fu di gran lunga la più complicata e impegnativa che avessi mai provato. Senza aggiungere la più robusta. Anche il mio rivale aveva chiaramente provato e fallito, ma la serratura aveva resistito anche all’inceppamento. Quella cagna aveva controbattuto rompendoci dentro una forcina, in un misero tentativo di impedirmi di raggiungere il premio che era stato negato ad altri. La tirai fuori con la semplice telecinesi.

 

Il mio primo tentativo era fallito. Anche il secondo. Pensai di avercela fatta la terza volta, ma fui ricompensata con una forcina rotta .

 

Dannazione! Non ero certa che avrei potuto riuscirci, senza l’aiuto delle Ment-ali Party-Time.

 

No. Non stavo per ricadere su quella strada. Non di nuovo.

 

Tirai invece fuori ogni attrezzo da scasso a mia disposizione e riprovai. E ancora. E ancora, finché non ci riuscii.

 

La cassaforte si aprì con uno scatto.

 

All’interno c’erano un discreto numero di monete d’oro pre belliche, due caricatori di quei proiettili spaventosi, uno StealthBuck e una sfera di memoria. E una fibbia da sella dorata “Iron Pony” (se è una fibbia da “Iron Pony[4], perché è dorata?). Lasciai quest’ultima.

 

Facendo cenno a Velvet Remedy da dietro il tavolo, mi abbassai e mi concentrai sulla porta. Un campo telecinetico la avvolse, abbassando la maniglia con uno scatto e aprendola.

La prima cosa che vidi fu il canemonio dall’altra parte della passerella, che imbracciava il fucile puntando un nemico che non riuscivo a vedere. La prima cosa che sentii invece fu la sinfonia di beep mentre le mine a energia magica che il canemonio aveva applicato sulla porta si preparavano a esplodere.

 

BIP! BIP! BIP!

BIP! BIP! BIP!

BIP! BIP! BIP!

BIP! BIP! BIP!

BIP! BIP! BIP!

Il mio istinto diceva di chiudere la porta, ma anche se l’esplosione non ci avesse uccisi avrebbe come minimo distrutto il ponte. Decisi invece di afferrarle tutte con la mia telecinesi e lanciai una preghiera alle Dee perché la forza del mio incantesimo bastasse a rimuoverle dalla porta. 

Il canemonio si voltò e sparò un raggio di luce arancione verso di me. Colpì l’interno della cassaforte aperta, segnandone il fondo. Il colpo d’energia portò la fibbia dell’Iron Pony al calor bianco.

Le dannate mine non si staccavano. Il canemonio poteva averle attaccate con della Colla Prodigiosa (e, a ripensarci, probabilmente l’aveva fatto).

 

BIP!BIP!BIP!

 

Non c’era più tempo. Chiusi la porta e cercai un riparo.

L’esplosione sciolse il muro.

Trasformò in poltiglia perfino tanto pavimento che il tavolo cadde nella stanza sottostante. Senza neanche pensarci, Velvet e io lo seguimmo. L’ultima cosa che mi parve di vedere prima di tuffarmi nell’oscurità sotto di noi fu Pyrelight volare nell’ampio spazio sopra i generatori, mentre il canemonio cercava di puntarla con il suo fucile. L’ultima cosa che sentii invece fu il lacerante suono del metallo.

 

***         ***         ***

 

Ad ogni passo il dolore mi trafiggeva la zampa anteriorie sinistra. Considerando che eravamo momentaneamente scappati, ero felice. Mi ero solamente storta uno zoccolo. Avevo ancora tutti gli arti attaccati.

 

Il corridoio passava tra dei bagni su un lato e a quella che sospettavo fosse la stanza ricreativa dei supervisori, completa di distributori automatici. Il lato opposto del corridoio conservava una serie di manifesti incorniciati e rotroilluminati, ognuno dei quali con differenti illustrazioni ma con lo stesso messaggio in grandi, lettere in grassetto:

 

PROGRESSO.

 

Le immagini, altamente stilizzate erano in ordine: una locomotiva che sbuffava fumo e trainava varie carrozze passeggeri da sola, pony che ammiravano meravigliati una monorotaia che passava sopra le loro teste, e una giumenta che si stupiva in una gioia quasi orgasmica mentre il suo robot galleggiante dalla forma di ragno le spolverava il mobilio. L’illuminazione dell’ultimo manifesto tremolava forsennatamente.

 

Trovammo altri due Ranger D’Acciaio squarciati prima di raggiungere la scala. Per mio sgomento l’unica via d’uscita era ritornare nella stanza del generatore. Velvet Remedy mi sussurrò, “Quando dico la parola galoppa con tutte le tue forze.”

 

Uno sprazzo di paura mi percorse il petto . Non so quanta corsa riesco a reggere,” dissi, ma il mio vero timore era che il suo piano fosse suicida.

 

Prova a farti levitare abbastanza da non caricare il peso sullo zoccolo ferito,” raccomandò lei. E non preoccuparti. Conosco quello sguardo. Starò alle tue spalle. Promesso.”

 

L’onestà, mi ricordò un pony nella mia testa, non era la virtù di Velvet Remedy. È meglio che tu lo sia. O ritornerò indietro.”

 

Lei annuì. Avevo la Piccola Macintosh di fronte a me, caricata con i proiettili incantati magicamente. Feci un respiro.

 

Uscimmo cautamente verso il piano principale dell’Impianto Energia Ippocampo #12. Riuscimmo quasi subito a scorgere il canemonio ferito. Era arroccato sulla cima di un generatore, stava sparando a Pyrelight, che a turno volteggiava e danzava nell’aria, gettando occasionalmente vampate di fuoco verde nella direzione del mostro.

 

Pyrelight lo stava distraendo per noi. Successivamente realizzai che quei bizzarri suoni che avevo sentito erano gli spari provenienti dal fucie ad energia magica, smorzati dalla porta.

 

Annotazioni personali: primo, Pyrelight è disposta a mettersi in pericolo per Velvet Remedy (e possibilmente anche per me). Secondo, Pyrelight è una volatrice incredibilmente agile. Terzo, i canemoni potranno anche essere cinquanta sapori di omicidio, ma non sono necessariamente buoni tiratori.

 

Al canemonio bastò meno di un secondo per notare la nostra presenza e saltò selvaggiamente verso di noi, con gli artigli assetati di sangue spiegati. Lanciò un guaito quando la sua zampa ferita toccò il pavimento, ma spinse la sua zampa sana verso di noi con una velocità che mi colse alla sprovvista. Mi bloccai, dimenticando di aprire il fuoco.

 

La luce attorno al corno di Velvet Remedy si staccò, diventando una sfera luminosa che volò verso il canemonio colpendolo a una spalla. Il mostro parve perdere istantaneamente ogni coordinazione, crollando a terra con gli arti scomposti e scivolando verso di noi lungo il pavimento per la sola inerzia.


“Corri!” urlò Velvet Remedy iniziando a galoppare, e mettendo molta distanza dal mostro mentre raggiungeva la zona opposta, saltando sopra i pezzi della passerella che erano crollati nella stanza. Le corsi dietro, seguendo il suo suggerimento.

Il dolore continuava a rallentarmi, ma era gestibile. Il canemonio cercò di colpirmi con quegli enormi e terribili artigli. Scattai abilmente fuori dalla sua portata. Cercò di inseguirmi a carponi, riuscendo a malapena a strisciare. Il canemonio era caduto e sembrava non potersi rialzarsi.

Davanti a me, Velvet Remedy si fermò e mi disse di proseguire. Ero preoccupato, ma non discussi. Raggiunte le scale sul lato opposto, la sentii dietro di me chiamare Pyrelight.

 

***         ***         ***

 

“L’hai ucciso?” chiesi, ansimando pesantemente mentre Pyrelight volava dentro il Bandito del Cielo attraverso una finestra rotta, con Velvet Remedy che galoppava poco dietro.

L’unicorno dal manto color carbone si gettò dentro al vagone passeggeri.

Ero arrivata abbastanza in anticipo per avvisare SteelHooves e Calamity mentre riprendevo fiato (credo che le mie parole ammontassero a “Aaaah! Canemonio... generatori... fucile... Velvet... incantesimo... via! via! VIA!”). Calamity aveva a malapena indossato l’imbracatura quando Velvet aveva raggiunto il tetto. Distese le sue ali e con un energico sbattito ci portò in aria.

Velvet Remedy, non appena ebbe anche lei ripreso fiato, alzò la testa verso di me. “Ucciso? Perché mai avrei dovuto? Non sono abituata a uccidere i miei pazienti.”

Sbattei le palpebre. “Erauncosaadesso?” 

 

“Incantesimo anestetico,” sorrise. “Quel poveretto stava chiaramente soffrendo.”

Fissai Velvet come se avesse del tutto perso la ragione[5].

“In più ha l’utile effetto collaterale di impedire al paziente di andarsene in giro. È difficile riuscirci se non ti senti le gambe.” Sorrise con aria intelligente, e con gli occhi che le brillavano .

Mi accasciai.

Dannazione. Quel piano... dannazione.

Mi ripresi leggermente. “Non l’hai... davvero curato, giusto?”

Velvet roteò gli occhi. Lo presi come un no. Personalmente l’avrei ucciso, se avessi compreso che era teoricamente senza speranza. Ma in un certo senso ero felice che Velvet non l’avesse fatto. Avevo paura che le terre devastate la stessero privando di quella compassione che la rendevano tanto speciale. Le stavano intaccando lo spirito, non c’era modo di evitarlo. Ma era bello vedere che la mia Velvet Remedy (nel senso de “la mia Pinkie Pie”) era ancora lì.

 

Anche se, ripensando a quei tre Ranger D’Acciaio, non ero proprio d’accordo con quella decisione.

 

Quando hai imparato a farlo?” chiesi, stupefatta.

 

Velvet scosse la criniera e rise. Alla Tenpony Tower mentre erifuori gioco. Il dottor Helpinghoof aveva un gran bell’assortimento di vecchi incantesimi medici del Ministero della Pace da vendere.” Velvet Remedy sorrise malinconica. Apparentemente il Ministero di Fluttershy aveva un intero dipartimento di unicorni dediti alla ricerca magica.”

 

Il pony nella mia testa si rianimò allarmato, ma venne ignorato. Si possono comprare incantesimi?”

 

Velvet Remedy nitrì. Se con questo intendi contrattare per farseli insegnare, allora si.”

 

MaIl dotto Helpinghoof non era un pony di terra?”

 

Si,” accondiscese Velvet. Ma il suo assistente era un bell’unicorno maschio. Comunque non sentirti troppo abbattuta. Dubito ti sia persa qualcosa. Tutti gli insegnamenti di questo mondo non aiuterebbero se non hai un talento naturale per l’incantesimo che stai cercando di imparare. Non sarò mai capace di lanciare un fulmine dal mio corno, o trasformare una roccia in un cappello a cilindro, o fare apparire una porta dalla pura aria. Non importa quanti tappi vuoi spendere o quante ore cerchi di studiare. L’intrattenimento e gli incantesimi medici sono il mio dono.”

 

Cercai di non farmi vedere troppo demoralizzata. Certo. E il mio è fare lo stesso incantesimo che ogni altro giovane pony sa fare. Il primo che impariamo. E basta.” Era come avere un PipBuck come cutie mark. La personificazione del non essere speciale.

 

“No,” rimproverò la voce di Velvet. Il tuo dono è saper fare quell’incantesimo meglio di chiunque altro nell’arco di duecento anni.”

 

Le rivolsi un debole ma grato sorriso. Così lo faceva suonare migliore.

 

***         ***         ***

 

Scusatemi,” disse Calamity penzolando dalla bardatura, con le ali afflosciate. L’intero Bandito del Cielo era avvolto nella tenue luce del mio incantesimo di levitazione, brillando sullo sfondo del cielo ormai scuro mentre trasportavo lentamente il gruppo verso la sezione con tre pilastri ancora in piedi di un viadotto solitario. Sembrava sufficientemente solido e sarebbe dovuto essere sicuro dai canemoni. Un posto dove passare la notte.

 

Non c’è bisogno di scusarsi,” insistetti. Calamity aveva volato per molte ore, con la sola fermata per la

pausa alla Centrale Elettrica Ippocampo. Invidiavo la resistenza dei pegasi.

 

Dovrei tirarmi su e andare.” Calamity mugolò, “…mi son giusto tipo alzato e sono andato.[6] Guardò verso la parte sollevata del cavalcavia. Ce la fai fino là?

Senza sudare.” In realtà, sudando molto. Stavo cominciando a sentire lo sforzo, e il cavalcavia era almeno ad un’altra mezz’ora di viaggio. Avrei voluto dire che non ci sarebbe stato modo, per me, di resistere così tanto; ma dopo tutto quello che Calamity aveva fatto, sarei stata dannata se non avessi trovato la forza di volontà per andare un po più lontano.

 

Ci spostammo nel cielo con dolorosa lentezza.

 

Ancora non riesco a crederci...” ruppi il ghiaccio, “Voglio dire, non mi era mai venuta in mente l’idea di poter barattare degli incantesimi. Mi lasciai sfuggire un sospiro. “Penso che questo spieghi il motivo per cui Velvet Remedy sia la nostra commerciante, e io sono...

“Una pony ripara tostapane?” Aggiunse Calamity quando rimasi a corto di parole. Risi ed annuìi. 

Pyrelight svolazzò fuori e si appolaiò sulla bardatura da combattimento del pegaso color ruggine, agganciandosi ad essa con gli artigli. Distese e sbatté le ali, come se con la mia magia in gioco potesse sperare di trainare il Bandito del Cielo da sola.

 

“Accidenti!” Calamity ridacchiò. “Molto presto non avrete bisogno di me per niente.

 

I miei occhi si spalancarono in allarme. “Cosa? Non pensarlo nemmeno! 

“Beh, non è passato inosservato che da un bel po’ di tempo a questa parte io non sia stato con te nelle tue avventure di quanto sia stato con te.

 

Aprii la bocca per dirgli che non era vero... Ma mi fermai quando la realtà mi colpì. Invece dissi, “Calamity, sei l’amico più caro e vicino che ho...”. Escludendo Homage, aggiunsi mentalmente. “Mi dai forza. Mi impedisci di perderla. Avrò sempre bisogno di te.

 

“Certo, questo lo dici ora.”

 

“E nella prossima avventura staremo insieme. Tu ed io. Prometto.

 

Il sole calante s’immerse al di sotto delle nuvole, infuocandole con sfumature d’arancio brillante e bruno scarlatto. L’effetto era amplificato sullo sfondo delle nubi nere sospese sopra Fillydelphia, trasformando l’intera città post-apocalittica in un inferno ardente.

“Dannazione!

 

C’erano macchie scure che galleggiavano da ogni parte sopra la città. Eravamo abbastanza vicini da scorgerli, ma soltanto a mala pena. Anche Calamity li aveva individuati e mi chiese di levitargli il binocolo. Scrutò l’aria fra il profilo delle rovine di Fillydelphia ed il cielo in fiamme.

 

Oh diamine,” esclamò, facedomi cenno di dare un’occhiata io stessa. Levitai il binocolo ai miei occhi e guardai verso Fillydelphia, vedendo centinaia di fuochi di fonderie nell’oscurità sottostante. Ciminiere buttavano continuamente fuori fumo. Il draconico scheletro di gigantesche montagne russe aggiungeva un tocco alieno al profilo della città. La scura sagoma di Fillydelphia s’innalzava in cielo. Seguendola col mio sguardo, li vidi

 

Dozzine di dirigibili rosa a forma di inquietanti faccine rosa sorridenti con tanto di orecchie e coda galleggiavano in giro per il cielo sopra le rovine della città. Palloni Pinkie Pie.”

 

C’è un nome per quelli?” Calamity rabbrividì. Comunque stavo più che altro guardando cosa stanno caricando i ponies su quei... Palloni Pinkie Pie. Sicuro come la morte che non voleremo là in mezzo.”

 

Guardai di nuovo, regolando l’ingrandimento al massimo possibile. Vidi pony di terra manovrare fucili montati lunghi tranquillamente quanto due pony, spianati e terrificanti. Erano quello che il mio fucile di precisione sarebbe stato da grande.

 

Fucili anticarro,” mi informò Calamity. Ora mi ero ben fatta un’idea su cosa servissero i miei nuovi spaventosi proiettili.

 

Aveva ragione. Portare la bomba a traino pegaso in qualsiasi posto vicino a quei profili era una condanna a morte. Da qui in poi avremmo camminato. Ci saremmo intrufolati a Fillydelphia a zoccoli. Sperai sinceramente che ci trovassimo al di fuori del territorio dei canemoni.

 

***         ***         ***

 

“Come hanno potuto, le tanto deificate Principessa Celestia e Principessa Luna, permettere che la nostra terra si riducesse a questo? Come hanno potuto le giumente dei Ministeri permettere alla più grande e gloriosa nazione al mondo di morire in un’esplosione di fuoco magico e agonia? La risposta è piuttosto semplice.

“Incompetenza.

“Per intere generazioni i tanto laboriosi pony di Equestria si sono impegnati per fondare questa meravigliosa terra, e i sovrani invece si sono messi a riposo e hanno goduto dei benefici. E non solo loro, ma anche la maggior parte dei pony in tutta la zona. Hanno goduto dei frutti di quel duro lavoro senza alzare un singolo zoccolo. Si sono riposati, hanno dormito sulle nuvole, hanno oziato tutti i giorni, come paraspiritelli che si nutrono del sudore dei lavoratori. Lavoratori come voi. Lavoratori come me.

“Sono diventati egoisti e pigri. E la pigrizia, miei piccoli pony, genera stupidità.

“La distruzione che hanno portato su di noi era, in una parola, inevitabile. Non potevano fare niente di meglio perché non erano niente di meglio. Ma oggi tutti lavoriamo. E domani, quando il nostro duro lavoro sarà finito, noi ci faremo avanti, saremo accettati dall’amorevole abbraccio delle Dee e ne saremo trasformati. E nella futura Unità, godremo tutti dei benefici portati dal sudore delle nostre fronti. Insieme. Uguali...”

Spensi la trasmissione di Occhiorosso. In qualche modo mi lasciavano sempre stranamente disturbata all’interno. A volte riusciva ad essere fastidiosamente convincente. Una rigida dieta a base di biada simile e mi sarei potuta ritrovare a mordere la sua mela avvelenata.

Calamity era crollato per la stanchezza nel momento in cui avevamo toccato terra sul cavalcavia, e stava russando beatamente. C’erano altri veicoli nei dintorni, incluso un voluminoso vagone trasporti della Sunrise Sarsaparilla che pareva essere diretto verso Fillydelphia, con un’immagine sbiadita di una Celestia sorridente che osservava i gioiosi bevitori di salsapariglia al suo fianco.

Una coppia di carri con colorazione mimetica era abbandonata sul margine opposto -- parte di un convoglio militare, il resto del quale giaceva distrutto e sepolto sotto la sezione crollata del cavalcavia più in là. Volevo dare un’occhiata in giro, esplorare... ma avevo fatto una promessa a Calamity. E, anche se curiosare nel retro di qualche vagone non era proprio un’avventura, ero sicura che se la sarebbe presa se non l’avessi aspettato. Con buona ragione, per di più.

Anche Velvet Remedy si era addormentata. Pyrelight era appollaiata sulla sua spalla, con il piumaggio che pareva brillare mentre la luce del giorno calava. La fenice di fuoco magico appariva fiera e, se non era una mia impressione, possessiva.

SteelHooves era di nuovo di guardia. Non pensavo di averlo mai visto dormire. Ma poi ai ghoul serviva dormire? Non ero molto informata al riguardo.

“Mi piaci,” dissi, sorridendo al mitico volatile. “Sei...” La parola che mi veniva in mente era semplice, ma dopo l’errore fatto prima con Velvet Remedy stavo cercando di curare l’uso del mio vocabolario. “...leale. Non devo preoccuparmi di alcun progetto nascosto o oscuro segreto con te. Ci hai osservati... Oso dire per curiosità? In quel caso, è qualcosa che abbiamo in comune.”

 

La fenice di fuoco magico emise un piacevole fischio.

“Velvet Remedy ti ha aiutato, e tu hai deciso di stare con lei. Amicizia, pura e semplice.”

La fenice si lisciò le penne.

“Hai scelto bene,” aggiunsi, guardando Velvet Remedy. “Lei è davvero una pony molto bella, molto speciale.” Mi avvicinai a lei e appoggiai uno zoccolo sul suo cutie mark. Un uccello che cantava.

Pyrelight si accigliò, lanciando un grido supportato da una lieve fiammata di fuoco verde. Il mio PipBuck accennò un ticchettio per poi placarsi di nuovo. Ritirai lo zoccolo con una risata. “Non preoccuparti, non sono una contendente. È tutta tua.” Un filo imbarazzata aggiunsi, “Forse un tempo lo sarei stata. Ma... sono cambiate alcune cose.”

La fenice verde e oro piegò la testa. Cercai un modo di spiegarmi. “Velvet mi ha messo in gabbia. Era per il mio bene... Stavo male e mi stavo ferendo da sola. Ma dopo quell’evento...” feci una pausa. “Siamo solo buone amiche.”

Pyrelight parve soddisfatta della cosa. Ma non volevo toccare il fianco di Velvet remedy per fare la prova.

 

***         ***         ***

 

Non riuscivo a dormire. Lo spavento di prima ed i timori di cosa ci attendeva si fusero in un ronzio costante nella mia testa. Non potevo permettermi d’infilarmi in questa nuova situazione mezza instupidita dalla mancanza di riposo, ma questa preoccupazione non faceva che peggiorare le cose. Non riuscivo a costringermi a dormire. Ci avevo provato.

 

Una distrazione avrebbe potuto aiutare a sviare i pensieri preoccupanti che m’affollavano la testa. Tirai fuori la sfera di memoria porveniente dalla centrale elettrica. La fissai per un momento, scorrendo una lista mentale. Non ero in battaglia o in imminente pericolo, perciò sarebbe dovuto essere sicuro. D’altro canto, queste sfere erano sempre una scommessa. Ricordai troppo vividamente la sconvolgente esperienza della sfera di memoria danneggiata.

Parte di me si chiedeva anche se stessi usando la mancanza di sonno come scusa per appagare la mia curiosità. Probabilmente lo stavo facendo. Beh, questo andava bene. Chi non aveva i propri vizi?

 

<-=======ooO Ooo=======->

 

La memoria contenuta in essa era qualcosa di stupefacente, meraviglioso, d’ispirante. La luce del Sole!

 

Pura, radiosa luce solare. Non infastidita e filtrata dalla copertura nuvolosa. La sfera infuocata nel cielo era allo stesso tempo terrificante e maestosa. Il simbolo vivente della stessa Dea Celestia. La sua luce era potente, capace di squarciare il buio e le tenebre, rivelatrice e purificatrice. Era calda e compassionevole, e portava con sé un sentimento di pace e speranza.

 

Per me la luce del Sole era miracolosa quanto un PipBuck per i pony delle Terre Devastate di Equestria. E, allo stesso modo, era scontata per il pony che impersonavo come il mio PipBuck lo era per me.

 

Ero in piedi su una balconata con altri gentilstalloni vestiti elegantemente, guardando continuamente l’interno di un grande atrio illuminato dal Sole e delimitato da fiinestre di vetro trasparente che si innalzavano per almeno tre piani. La scena all’esterno era idillica. Pony colorati, vestiti finemente, camminavano indaffarati lungo i marciapiedi acciottolati ai lati di un viale d’erba – un campo di verde geometricamente perfetto diviso con precisione da vialetti di ciottoli e con un grande abbagliante specchio d’acqua. Le costruzioni sull’altro lato erano per lo più coperte dagli alberi, ma potevo dire che erano regali e solenni come quella in cui mi trovavo.

Balconi e soppalchi si arcuavano per l’arioso atrio aperto. Grandi vasi da giardinaggio ospitavano alberi di mele completamente cresciuti. E dappertutto i pony si imuovevano indaffarati. Dopo essersi brevemente guardato intorno, il mio ospite si focalizzò sul piano sottostante di marmo chiaro, dove una folla di pony stavano causando confusione.

 

Era un piccolo gruppo, si accalcava verso la singola figura al centro. Una zebra.

 

Torna da dove sei venuta!”

Pensavi di trottare semplicemente in un Ministero??”

Meglio lisce che a strisce!”

Che ci fai qui? Sei una spia?”

 

Una voce risuonò sopra la folla mentre una familiare pony arancione con una bionda criniera e coda arrivava trottondo da una scala inarcata. “Calmate i bollenti spiriti, belli. Zecora non è una spia!”

 
Applejack ra
ggiunse la folla e velocemente disperse i ponies, alcuni dei quali bofonchiarono mentre tornavano al lavoro. Nel giro di un minuto c’era solo lei con quella zebra estremamente fuori posto. Altri pony lanciavono loro sguardi fulminanti da una certa distanza. Applejack rispose con sguardi ancora più torvi facendo andar via intimoriti molti di loro, riprendendo il loro cammino.

 

Finalmente guardò la zebra, mostrando profondamente dispiaciuta. “Zecora, dovresti capire che non è tanto raccomandabile camminare qua in giro così. Non è sicuro in questi giorni.”

Pensai di poter almeno visitare” rispose la zebra con una voce esotica e stranamente poetica. “Quale la fine avrei dovuto immaginare.[7]

 

"Beh, c’è una guerra in corso," rispose ragionevolmente Applejack. Alzò uno zoccolo per grattarsi dietro l’orecchio, sembrando imbarazzata.

 

"I ponies mi odiano come in passato, proprio come a Ponyville avevo sperimentato.” Il tono della zebra era pieno di delusione. Per voi gente le zebre sembrano anormali, ma i pony... I pony sono sempre uguali."

 

"Accidenti, grazie,” Applejack s’accigliò, mostrando un po’ di rabbia. Poi fece un sospiro. “Vediamo solo di toglierti dalla vista? Vieni con me…” Applejack si fermò, guardando qua e là per l’enorme atrio. Dovrei avere un ufficio qui dentro da qualche parte."

 

Questo è il suo Ministero, e lei non sa neppure dove sia il suo ufficio?

 

"Lady Applejack, che piacere in...” chiamò un gentil stallone che si avvicinava da un’altra rampa di scale. Si fermò non appena notò la zebra. Oh cielo!"

 

"Uff,” Applejack fece una smorfia, coprendosi il volto con uno zoccolo. "Non anche tu, Starshine[8]. Non c’è niente di sbagliato in Zecora. Lei è amica mia."

 

"Oh, ma certo!” disse il gentilstallone garbatamente. “Non ho nulla contro le zebre. Infatti la mia compagnia è una delle poche a Canterlot ad avere la consuetudine di assumere zebre.” Beh, se non era un viscido stronzo. “Lasci che il Ministero della Propaganda dica quel che vuole..."

 

"Ministero dell’Immagine," puntualizzò Applejack.

 

"Credo che sia quello che ho detto,” affermò sbrigativamente Starshine, volgendo la sua completa attenzione alla zebra. Ad ogni modo... Zecora, non è vero? Dovessi mai trovarti in cerca di lavoro vieni a trovarmi. Chiunque abbia il timbro d’approvazione di Lady Applejack..."

 

"Volevi qualcosa, Starshine?" lo interruppe Applejack con impazienza.

 

"Oh . Volevo soltanto trasmetterle un piccolo ringraziamento per il supporto dell’MTB alle nostre espansioni a Stalliongrad e Manehattan. Tutto procede senza intoppi, e non mi aspetto niente di meno che un successo stellare."

 

"Uh... te l’ho già detto, Starshine. Non accettiamo omaggi[9]. Non è così che lavoriamo qui."

 

"Naturalmente, naturalmente. Lungi da me il pensiero!” si scusò cordialmente il gentil stallone “No, questo è solo un dono amichevole. Ma non se ne curi, allora.” Non intendeva offendere, ovviamente. Untuosa testa di cazzo. Assolutamente tutto in questo pony suscitava in me impressioni negative. Dall’espressione sulla sua faccia non sembrava che piacesse molto neanche ad Applejack.

 

Ora, Zecora...” disse, voltandosi verso la zebra. “Che ne pensi del trasporto pubblico?"

 

Lo stallone che stava sul balcone di fianco a me parlò a bassa voce, allontanando la mia attenzione dalla scena sottostante:

 

"Adesso trotterella in giro annunciando pubblicamente amicizie con le zebre. La sola pubblicità potrebbe affondarci."

 

Sentii il mio ospite annuire assieme agli altri.

 

"Signori, penso sia tempo di discutere del pensionamento di Applejack."

 

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Uscii dalla memoria quasi sentendo freddo. Era stato agghiacciante, quel tipo di ricordi che si conservava solo per ricatto. Spinsi la sfera della memoria lontano da me.

 

***         ***         ***

 

“SteelHooves?” mi avvicinai con cautela al Ranger d’Acciaio. “Ho bisogno di parlarti di Applejack e del suo Ministero.”

L’elmetto del Ranger corazzato ruotò verso di me. Non disse nulla.

“Tu la conoscevi... Probabilmente meglio di chiunque altro, a parte la sua famiglia e le sue amiche di vecchia data. Cosa... cos’è successo?”

“Sono caduti i MegaIncantesimi,” asserì impassibile SteelHooves. “Tutti i pony sono morti.”

Sospirai. Sarebbe rimasto di quell’idea al riguardo. Provai di nuovo. “Cos’è accaduto tra Applejack e il Ministero della Tecnologia?”

“Mi stai ordinando di dirtelo?” chiese, stranamente.

“No...” gli risposi, colta di sorpresa dalla sua domanda. “Te lo sto solo chedendo. Semplicemente... volevo saperlo.”

“Perché pensi che avere quell’informazione sarebbe tatticamente vantaggioso?”

 

Chinai la testa per l’esasperazione. “No. Perché...” Mi bloccai, incerta. “Perché, per quanto stupido possa probabilmente apparire, mi sta a cuore.” Le mie parole mi sorpresero, così come la verità dietro di esse. In qualche modo ero arrivata a provare solidarietà per questo gruppo di sei pony di duecento anni fa, le giumente dei Ministeri. E non capivo il perché. Non aveva alcun senso. Eppure, a un certo punto, i miei sguardi nel passato si erano evolti da una pura curiosità accademica a un genuino senso di affetto.

Forse era stato l’incontro con Spike. Ascoltare le sue storie di un passato così solare e gioioso, e delle avventure di queste amiche tanto legate, aveva di certo concluso tale evoluzione. Una parte di me desiderava un finale felice per almeno una di loro.

La realtà aveva dipinto tale speranza con un colore cupo e spezzacuore. Ne ero a conoscenza, ma non volevo in alcun modo smettere di sperare. Guardando oltre SteelHooves, osservai le Terre Devastate di Equestria coperte dalla notte. Le nuvole basse su Fillydelphia brillavano di un rosso cupo, riflettendo la luce che proveniva da terra.

Inferno. Stavamo letteralmente andando all’inferno.

Il rimbombo cupo della voce di SteelHooves mi spaventò.

“Applejack non aveva le competenze per essere amministratore,” iniziò. Mi voltai verso il pony ghoul che tempo fa, ne ero certa, era stato l’amante di Applejack. “Non era come portare avanti una fattoria o organizzare la Pulizia dell’Inverno...” Sentii lo sbuffo di una risata da dentro l’elmetto. “...Per il quale, ripensandoci, aveva comunque bisogno dell’aiuto di Twilight Sparkle. Così si limitò ad assumere un mucchio di pony di gestione d’impresa perché lo facessero al suo posto.”

Mi chiesi con quanti di essi avevo condiviso il balcone.

 

“L’intenzione di Applejack,” continuò SteelHooves con un tocco di insolita nostalgia, “era che il Ministero della Tecnologia aiutasse a incoraggiare e sostenere le imprese che stavano portando avanti i principali progressi tecnologici e industriali. Il Ministero promosse i principi della maniera del pony di terra e cercò di aiutare a rendere Equestria migliore per tutti i pony attraverso quell’etica.”

SteelHooves stava rivolgendo lo sguardo all’orizzonte. A Fillydelphia. La sua voce rimaneva ferma, ma potevo comprendere si trattasse di un argomento difficile da trattare per il pony ghoul. Ascoltai con rispetto, sapendo che si trattava di un dono da parte sua.

“Applejack non voleva mettere gli zoccoli negli affari degli altri più di quanto non volesse nessuno a trafficare attorno alla sua fattoria. Credeva nell’intrinseca natura buona dei pony, e riteneva che questi dovessero essere lasciati alla guida delle loro virtù...” 

Si voltò improvvisamente verso di me, con una nota di amarezza che si faceva largo nella sua voce. “Il problema è che industrie e corporazioni non sono pony. Loro non hanno una natura buona. Sono come... degli elaboratori, che calcolano rischi e guadagni. E se i numeri fossero abbastanza convincenti potrebbero gettare giovani puledrini tra gli ingranaggi delle loro stesse macchine per migliorare lo scorrere del capitale.” D’un tratto mi ritrovai a pensare al Maneframe Crusader nella Scuderia Ventinove.

“Quando Applejack ritornò al Ministero della Tecnologia dopo la morte del fratello la sua unica intenzione fu di concentrare gli sforzi del Ministero per il tempo necessario a creare una nuova e migliore uniforme corazzata. Una che non avrebbe fallito nel proteggere un pony come quella di Big Machintosh, che non era stata sufficiente a salvarlo.

“Ma quanto più tempo rimase, tanto più iniziò a scoprire sempre più in profondità la fossa di orrori. Quello che non era corrotto era fuori controllo. E così cercò di sistemare le cose. Cercò di mettere freno e briglie allo sviluppo, e di regolare la cattiva condotta di tutti.”

SteelHooves cadde in silenzio, fissandomi per un lungo periodo di tempo. Capii che stava valutando la mia comprensione, e forse con essa quanto meritassi questo dono.

Alla fine, concluse aggiungendo, “Ed era una cosa per cui non tutti i pony sarebbero stati felici. E che alcuni pony non avrebbero sostenuto.”

 

***         ***         ***

 

Sapete qual è la parola che odio di più? Schiavi.

 

“Si, siamo tutti legati alle catene dell’industria. Ma vi dirò di più, c’è una catena più grande che ci tiene tutti insieme. È la catena della reciproca responsabilità. E liberarsi da questa catena non è niente di meglio che diventare un razziatore, la più disgustosa e ripugnante tra le sanguisughe presenti nella nostra grande Equestria.

 

“Se fossi uno schiavo a causa della mia non indipendenza dalla virtù e dalla responsabilità verso i miei compagni, allora non voglio la libertà! La libertà di essere indegni, distruttivi, improduttivi... Liberi di abbandonare il futuro che soltanto insieme possiamo raggiungere... Questa non è libertà. Questa è anarchia nella sua forma più spregevole. E i buoni, gran lavoratori ed onorabili pony d’Equestria non staranno a guardare. E voi?

 

“I razziatori sono la reincarnazione dei peccati del passato. Egoismo, pigrizia, avidità. Prendono ciò che non possono farsi da se. E distruggono ciò che non possono prendere. Infestano le Terre devastate d’Equestria come termiti, rosicchiando le già fragili ossa della nostra vecchia grande nazione. Svolazzano anche nelle rovine di Fillydelphia, cinguettando proprio fuori dal Muro.

 

“Riposate tranquilli, miei piccoli pony, perché quando avverrà la rinascita non ci sarà posto per dannosi e parassitari insetti nel nostro nuovo mondo. Coloro che si opporranno all’Unità finiranno schiacciati sotto i nostri zoccoli. Cacciati via, una volte per tutte.

“Non dobbiamo nemmeno aspettare quel poco tempo. Anche oggi il glorioso esercito dei Figli dell’Unità cresce più forte, più robusto. E le Dee hanno mandato le loro figlie, create a loro immagine, per setacciare le terre devastate.

 

“Si... a quelli di voi che sono termiti... ai razziatori, ai Ranger d’Acciaio ed ai cannibali, ho da dire questo:

 

“L’Epurazione sta arrivando!”

 

 

Nota: Nuovo livello 

Nota abilità: Scassinare ha raggiunto il 100%

Nuovo vantaggio: Saltellatore Intelligente – Grazie alla tua agilità ed ai tuoi riflessi, sei diventato abile a colpire dove fa male e a impedire che i tuoi nemici facciano lo stesso. Ottieni un 5% di possibilità addizionale di effettuare un colpo critico; i tuoi nemici hanno il 25% di possibilità in meno di effettuare un colpo critico nei tuoi confronti. Questo vantaggio ha effetto solo quando indossi armature leggere o nessuna.


[1] Letteralmente, “Tazza di Frutta”.

[2] Nell’originale, Hippocampus Energy: Hydroelectric, Coal, Sewage.

[3] Nell’originale, Luna’s tidal mareheat.

[4] Letteralmente, “Pony di Ferro”

[5] Nell’originale, spit her bit.

[6] Non siamo certi della traduzione. Calamity farfugliava Muh get up an’ go… just kinda got up an went”.

[7] Zecora parla in rima, proprio come nella serie animata. I suoi dialoghi verranno tradotti con una certa elasticità a causa delle differenze sonore e ritmiche tra inglese e italiano.

[8] Letteralmente, “Brillìo di stella”.

[9] Nell’originale buckbacks, che potrebbe rendersi come “calcio da dietro”. Bustarelle, per dirla breve.