Capitolo Otto: Deragliati

“Qualcosa mi dice che questo non è un numero da circo.”

Sangue.

Scorreva attorno ai miei zoccoli, mi schizzava le zampe, trasportato dal quel fiume che era la Mane Street.

Ero ritta al centro del fiume, ed era pieno di cadaveri.

“Quanti pony hai massacrato?” chiese la voce accusatoria di Velvet Remedy. “Di certo non ti è servito molto tempo per diventare un’omicida di massa, non è vero, Littlepip?”

“V-Velvet?” La cercai nell’oscurità della tempesta. Ma i miei occhi trovarono solo il muro dell’ufficio dello sceriffo, divorato dai proiettili. Lo ricoprivano crude scritte a bomboletta che urlavano blasfemie. I razziatori erano stati lì. I loro nauseanti disegni, le sadiche mutilazioni, erano in mostra perché ogni pony le potesse vedere. Guardai il torso del pony che pendeva dal soffitto all’interno, con le membra amputate e la pelliccia rasata fino alla pelle, scivolare dalle catene e cadere a terra con un tonfo molliccio.

Cercai di urlare, quando cominciò a strisciare verso di me!

Con un umido suono di lacerazione il corpo squarciato contro il muro si scosse per liberarsi, con la carne che si scorticava ritirandosi e mostrando le costole e gli organi putrescenti, e si contorse verso di me, sguazzando nell’acqua.

Cercai di ritirarmi, solo per scoprire che i miei zoccoli erano bloccati nella strada fangosa! L’icore scarlatto nell’acqua ricoprì il mio PipBuck e si impregnò nel pelo attorno alle zampe. “Calamity! Velvet? Aiutatemi!” urlai, ma la mia voce non aveva suono.

Una silenziosa robofatina osservava, senza fare nulla, mentre la parte inferiore di uno schiavista si univa alle altre due che stavano strisciando malignamente verso di me, srotolando dietro di sé una lunga striscia di intestini.

***        ***        ***

Mi svegliai, col cuore che batteva forte e col corpo coperto di sudori freddi, al suono ed agli scossoni del treno. Ero debole, ma più calda e meno dolorante di quanto avrei mai dovuto essere. Ero coricata in uno dei letti del vagone passeggeri, con una coperta sopra di me. Al mio fianco Velvet Remedy stava teneramente ondeggiando il suo corno sopra la mia gamba recentemente ferita. Con mio grande stupore la zampa sembrava migliorare, anche se prudeva profondamente.

Cercai di allontanare lo spettro del mio incubo. Quello non era stato il primo terrore notturno che le esperienze dell’esterno avessero creato, ma era stato il più profondamente spiacevole. L’inserimento dei miei compagni, o la loro mancanza, in qualche modo aveva reso quel sogno molto, molto peggiore.

Velvet Remedy! L’ultima volta che l’avevo vista era sdraiata in una pozza del suo stesso sangue, dopo aver salvato quasi una mezza dozzina di puledri...

Le mie orecchie si tesero verso i suoni attorno a me; guardandomi alle spalle vidi i puledri e le puledre delle celle dello sceriffo occupare buona parte del vagone passeggeri. Sembravano stanchi e sbattuti; due di loro si erano velocemente addormentati, ma uno aveva ancora abbastanza entusiasmo per guardarmi e sorridere. “È stato fantastico!” Il puledro ondeggiò lentamente il suo zoccolo in aria e poi lo pestò a terra con un colpo.

Gli rivolsi un debole sorriso, col cuore che finalmente iniziava a calmarsi. Calamity si voltò dalla finestra che stava fissando per darmi il bentornata nella terra dei viventi.

“Siamo... a posto?” Ero esitante, temendo in parte che fosse solo un altro sogno che aspettava di tramutarsi in incubo. Velvet Remedy annuì rassicurante.

“Gli schiavi?”

“Nel vagone di servizio”, disse piano Velvet. Meno piano, “Questo treno ha un solo vagone passeggeri, e mi è sembrato che i puledri avessero maggior bisogno di spazio. Quindi potevano andare o nel vagone di servizio, o legati ai pianali.”

Parlare così duramente, come se avessi suggerito qualcosa di terribile, non era, decisi, uno dei suoi tratti caratteriali più affascinanti.

All’improvviso mi ricordai del piano originale e delle gabbie dove erano stati tenuti i pony prigionieri. “Ma le serrature...?” Sapevo che Calamity non poteva averle forzate, e non riuscivo ad immaginare che Velvet Remedy, nella sua gioventù, avesse esercitato quell’abilità.

Roteò gli occhi verso di me. “Oh avanti, non sono la scassinatrice che sei tu, e di certo non ho il livello di maestria telecinetica che hai mostrato -- imponente, devo aggiungere -- ma sono un unicorno! Posso fare una semplice levitazione. Tra i tuoi proiettili e le mine sono stata in grado di... aggirare la necessità di scassinamenti o chiavi.”

Il treno rumoreggiava attorno a noi. Dando un’occhiata fuori dalla finestra vidi che avevamo già attraversato il deserto ed eravamo chiaramente a un buon punto della nostra strada su per la montagna. Il passo dei pony ferrovieri stava rallentando; ci stavamo avvicinando al punto culminante della ferrovia montana. La mia conversazione con Velvet era andata scemando, ed ora Calamity la interruppe completamente.

“La nostra ombra è tornata.”

Mi alzai a sedere, tastandomi la gamba guarita. “Ombra?”

Il puledro che aveva parlato prima dichiarò “Il signor Calamity pensa che qualcosa ci segua.” Notai che Calamity stava accucciato alla finestra, guardando in alto attraverso di essa... verso il cielo?

“Un’altra...” mi trattenni dal dire dea per riferirmi alla schiavista unicorno alata che avevo combattuto. “...di quelle... come dallo sceriffo?”

“Non penso. Ma c’è qualcosa lassù. Che si tiene appena fuori vista.”

“Se è fuori vista, come fai a dire che c’è qualcosa lassù?” controbattè Velvet. Ma ad un’occhiata di Calamity cedette. “Un altro pegaso, magari?”

Calamity fece una smorfia. “Io... non credo proprio.” Rivolse lo sguardo alla finestra, in silenzio.

“Almeno ha smesso di piovere”, annunciò Velvet Remedy, guardando fuori dalla finestra. “Quella tempesta è durata per giorni.”

Mi voltai e guardai la spessa coltre di nuvole grigie. La pioggia aveva decisamente smesso di cadere dal cielo e le nuvole erano di un colore molto più più chiaro, che trasformavano la luce del sole in un grigio monotono.

“Velvet...” cominciai.

Mi sorrise, ed il mio cuore si risollevò, la sua ruvida osservazione precedente dimenticata all’istante. “Grazie, Littlepip. Le tue medicazioni mi hanno salvato la vita.”

La guardai, sapendo che era impossibile che quei poveri tentativi di metterle delle bende, trattate magicamente o meno che fossero, potessero averla portata in salute. Iniziai a dirlo ma lei alzò uno zoccolo per interrompermi. “No, ma sei riuscita a fare abbastanza bene da farmi riprendere conoscenza, e da lì ho potuto prendermi cura di me stessa”. Lanciò un’occhiata di lato verso Calamity. “Per non parlare di te e di quel tuo interessante amico.”

Calamity nitrì nella sua direzione.

Guardai la mia gamba, sorpresa. Ghignando, Velvet mi ricordò, “Te l’avevo detto che avrei sempre voluto essere un pony medico. Ho studiato per diventarlo ed anche fatto dell’apprendistato.”

Guardai la bellissima giumenta, molti anni più vecchia di me, incuriosita. “Se è quello che volevi, perché non l’hai fatto?”

“Perché comparve il mio cutie mark. Un giorno cantai una canzone per un gentilpony malato, ed apparve. Un uccello canterino, un usignolo per essere precisi. E quando il tuo cutie mark appare, il tuo posto nella Scuderia è deciso.” C’era un triste tono da dato-di-fatto nella sua voce. Era una verità e lo sapevo fin troppo bene.

“Ho anche implorato la Capogiumenta. Ma chiaramente la mia sorte era diventare un’intrattenitrice, il mio destino era scritto sui miei fianchi. La mia voce era la più bella della Scuderia, e non potevo negare di saper cantare. O che mi piacesse anche un bel po’ farlo. La Capogiumenta mi mostrò pure la mia genealogia, dimostrando che ero la molte-volte-pro pronipote della prima Capogiumenta della Scuderia Due, anche lei una cantante leggendaria.”

Annuii, avendo ascoltato da me la struggente musica alla Taverna del Casello.

“Come potevo combattere il peso di tutto questo? La Capogiumenta... mi lasciò cortesemente la possibilità di indulgere nel mio hobby, nel poco tempo libero se non avesse interferito con i miei nuovi obblighi di sollevamento del basso morale della Scuderia. Ma i miei sogni, mi fu detto, non erano per me.”

Sospettando la risposta, dovetti farle la domanda: “Velvet, perché hai lasciato la Scuderia.”

Velvet nitrì pudicamente. “Di nuovo a causa del mio cutie mark.” Si voltò, spostando una delle cassette mediche per mostrarmi l’usignolo sul suo fianco. Le ali erano spiegate, il becco aperto nel canto.

“Vedi che cosa non è, Littlepip?”

Vedevo cos’era. Cos’era sempre stato. Un uccello dalle canzoni meravigliose.

“Non è un uccello in gabbia,” disse Velvet Remedy, con voce soddisfatta. “E se non lo è lui, allora non dovevo esserlo nemmeno io. Che vengano orrori e dolore, avevo bisogno di essere libera.”

***        ***        ***

“Vado a fare una passeggiata fuori, magari mi stiracchio le ali.”

Alzai lo sguardo dal libro che stavo leggendo per passare il tempo (era saltato fuori che Esercito Equestre Oggi parlava solo di bardature da combattimento). Il treno stava rallentando fin quasi a fermarsi. La locomotiva aveva appena superato il picco, ed i pony ferrovieri stavano trainando il resto del treno oltre il limite verso la curva successiva, prima di lasciarlo correre e salire essi stessi a bordo. Non ci sarebbe stata un’altra possibilità di prendere un po’ di aria fresca... o per Calamity di dare una occhiata più approfondita alla nostra ombra.

Annuii, dicendogli di andare. Velvet Remedy era probabilmente nel vagone di servizio; aveva fatto regolari controlli ai pony adulti che avevamo recuperato, e mi ero intrattenuta anch’io facendo una rapida trottata una volta che lei era a controllare i puledri.

Aspettai, mentre il tempo sembrava aver rallentato fino a strisciare come il treno stesso. Ci stava mettendo un bel po’ di tempo -- che si fosse persa? No, era stupido; non puoi perderti su un treno, no? Ridacchiai quando pensai che, se anche mi fossi persa sul treno, l’incantesimo di automappatura del mio PipBuck mi avrebbe guidato. Povera Velvet, come sarebbe riuscita a trovare il percorso su un treno, senza di esso?

Avevo offerto a Velvet Remedy il suo PipBuck; ma con mia sorpresa l’aveva rifiutato. Sottolineai quanto fosse uno strumento incredibilmente utile nelle Terre Devastate d’Equestria. Disse che potevo tenerlo come un dono. E come scusa per avermelo lasciato, in primo luogo. Non si incolpava perché avevo lasciato la Scuderia, ma rimpiangeva di aver messo uno zoccolo (e in verità un intero pony) nella mia decisione.

Avevo provato un’ultima volta, e finalmente mi aveva detto in tono piatto “Sono fuggita da quella prigione, non indosserò le sue manette. Non importa quanto dorata una manetta possa essere.” Detto quello se ne era andata per controllare i pony nel vagone di servizio.

Fui strappata dalle mie fantasticherie dal ruggito draconico del fuoco di una mitragliatrice a canne rotanti. Seguito dall’urlo di morte dei pony ferrovieri.

Un solo secondo più tardi sentii la squadra di ricambio (che ora stava facendo da guardia) che apriva il fuoco in risposta.

I puledri furono presi dal panico. Stavo cercando di calmarli (o almeno raggrupparli) quando Velvet Remedy tornò attraverso la porta sul retro, preoccupata. Quasi nello stesso istante uno dei pony ferrovieri della squadra di cambio irruppe all’interno, gridando ed agitando le zampe, con una carabina a leva che galleggiava al suo fianco. “Agguato schiavista! Proteggete i puledri!”

Cosa? Come potevano essere arrivati davanti a noi?!

Prima che potessi chiedere, un macabro pony con indosso una corazza schiavista, con gli zoccoli chiodati ricoperti del sangue dei pony ferrovieri, irruppe nel vagone passeggeri e si impennò, intenzionato ad ucciderne un altro. Non ebbi il tempo di pensare; solo estrassi il mio fucile da combattimento e gli sparai. Il ferroviere si accucciò, fece roteare il suo fucile e lo scaricò sullo schiavista. Non capii quale colpo lo avesse ammazzato.

Immagini del mio incubo mi tornarono alla memoria. Esitai, ma per fortuna solo dopo che l’attaccante era stato abbattuto. Poi con una zoccolata attivai l’EFS e guardai la moltitudine di segni rossi che riempiva l’indicatore macinare i pochi amichevoli che erano di fronte a me.

Mi voltai verso Remedy, facendo levitare fuori la pistola sparachiodi e caricandola con un blister marcato. Non ero stata in grado di determinare che cosa significassero le marcature sulle ricariche, ma sospettavo che una qualsiasi di quelle fosse almeno in grado di incapacitare. “Prendi questa. Proteggi i puledri con la tua vita. Vado ad aiutare davanti!”. Meglio farli fuori prima che riuscissero ad arrivare fin lì, se possibile.

Velvet Remedy guardò la sparachiodi come se fosse infetta. “Io... non potrei.”

Oh, per il bene di Celestia. “Devi! Non sopravviverai qua fuori se non hai intenzione di combattere.” Indicai i puledri. “E nemmeno chi stai proteggendo.”

Velvet deglutì. “Voglio dire... non so usarla!”

Oh! “È facile. Falla fluttuare puntando questo lato verso il cattivo. Per sparare tira indietro questa levetta; è il grilletto.”

Annuì. Poi mi guardò come se sperasse che potessi offrirle un’altra opzione. “Non sono un’assassina. Io... non penso di poterlo fare!”

“Impara.” Era stata una cosa dura da dirle, anche brutale. Ma erano le Terre Devastate d’Equestria.

***        ***        ***

Il treno scivolò lungo i binari, prendendo velocità ma ancora abbastanza lento da permettere alla variegata forza schiavista di pony unicorno e terrestri di saltare a bordo. Due pony terrestri con bardature con mitragliatrici a canne rotanti avevano squartato la squadra di tiro, sminuzzando i poveri pony in carne rossa. Lo sbarramento di fuoco in risposta li aveva egualmente ammazzati.

Presi posizione su un vagone merci, molti carri davanti alla carrozza passeggeri che ospitava Velvet Remedy ed i puledri, col fucile d’assalto pronto. Lo schermo del mio EFS era talmente pieno di rosso davanti a me che era impossibile individuare i singoli nemici. Una parte di me avrebbe voluto provare a parlamentare, se non altro per evitare il crescente dolore della mia coscienza. Ma quello era fuori discussione. No, qualsiasi pony che stesse attaccando il treno doveva cadere. Fu con quell’intenzione fermamente piantata nella mia testa che aprii il fuoco contro la prima schiavista che provò a saltare sul carro davanti a me. Il mio colpo andò a vuoto e lei saltò di nuovo giù. Dannazione!

Sentii un’esplosione sopra e dietro di me. Alzando gli occhi al cielo vidi Calamity schivare ed intrecciarsi in aria con un grifone che lo stava inseguendo. L’aviatore nemico impugnava un corto fucile da caccia dall’aria molto più malvagia di quelli che avevo visto fino ad allora, ed ogni tanto rallentava il suo inseguimento per sparare un colpo. Calamity, sia benedetto, non si stava rendendo un bersaglio facile ed il grifone perdeva distanza ad ogni fallimento.

Mentre guardavo, Calamity all’improvviso virò in alto, facendo un giro completo... e con mio sgomento il grifone seguì la mossa, con una virata lievemente interna alla sua che li fece di nuovo riavvicinare!

Sentii un galoppo farsi vicino, ma quando rivolsi di nuovo l’attenzione al vagone davanti non vidi nulla. Confusa feci un passo verso il bordo, guardando in basso per vedere se stavano correndo sul terreno...

...solo per trovare tre pony schiavisti che correvano lungo le pareti del mio vagone, sorpassandomi! Da qualche parte un pony unicorno li stava aiutando con incantesimi! Un alone magico incollava i loro zoccoli al fianco del treno in corsa. “Che Luna vi stupri col suo corno!” ringhiai, furibonda per il trucchetto magico, e mirando col fucile d’assalto sparai a cosce, fianchi e colli mentre correvano lungo il successivo vagone prima della carrozza passeggeri. Due pony urlarono quando caddero dal treno, mortalmente feriti, ed uno si ruppe il collo nella caduta; ma il terzo si infilò nello spazio tra le vetture prima che potessi spostare la mia arma su di lui.

Il treno si muoveva a un buon trotto, ora. Corsi lungo il tetto saltando sul vagone seguente e scivolai nel fermarmi. Guardai in basso tra le due vetture, e velocemente tirai indietro la testa quando lo schiavista mi individuò e scaricò una raffica della mitraglietta che teneva in bocca verso il punto dove un istante prima si trovava il mio cranio.

Concentrandomi tirai via dal suo nascondiglio lo schiavista dagli occhi sbarrati. Poi qualcosa mi colpì da dietro, accendendo una striscia di dolore bruciante sulla mia schiena! Lo lasciai cadere, ed il dannatamente fortunato bastardo cadde in sicurezza sul tetto proprio di fianco al bordo. Ero circondata, ora; la pony che avevo mancato prima era salita dietro di me mentre ero concentrata su quello nuovo, ed aveva una frusta in bocca che manovrava con una precisione infernale. Con uno schiocco di frusta strappò via dalla levitazione il mio fucile d’assalto, che volò oltre il dirupo che la ferrovia stava aggirando. Lo schiavista con la mitraglietta aveva sfruttato il mio momento di sorpresa per ricaricare, ed ora ghignava; nella sua testa mi aveva già ucciso.

Un’altra esplosione dall’alto e due pallottole lacerarono lo schiavista, abbattendolo. Il suo cadavere, con la mitraglietta ancora stretta tra i denti, scivolò via dal tetto del vagone. Un istante dopo Calamity scese radente sul carro e fece una stretta virata, andando a raschiare con gli zoccoli contro la parete rocciosa che si elevava dall’altro lato del treno. Il grifone scese in picchiata inseguendolo. Mi abbassai. La pony frustatrice non fu abbastanza rapida e venne segata da una delle ali del grifone, ed il colpo la decapitò con precisione. Sentii il mio cuore perdere un battito quando vidi le lame che adornavano il profilo anteriore delle ali del grifone.

Raccogliendo la frusta della pony decapitata, calciai via la dondolante testa dal vagone. Arrotolai la frusta in una bisaccia, tirai fuori il fucile da combattimento e mi mossi, prima da un lato del carro e poi dall’altro. L’incantesimo che stavano usando gli schiavisti aveva cambiato drammaticamente la situazione, ed ero dolorosamente preoccupata di quanti mi fossero potuti passare oltre prima che me ne accorgessi.

Più avanti nel treno sentii numerosi spari mentre i restanti ferrovieri combattevano per le loro vite. Verso il fondo del treno mi sembrava di sentire Velvet Remedy gridare! Mi volsi verso il suono, dando le spalle alla testa del convoglio, quando qualcosa urtò forte da qualche parte in avanti, e poi il treno diede uno scossone quando le ruote scricchiolarono attraverso un corpo che era caduto sui binari.

Calamity atterrò abilmente al mio fianco.

Lo fissai sorpresa, e sembrò arrossire mentre si passava uno zoccolo nella criniera. “Mi spiace che Ali-a-rasoio non ci possa raggiungere. Non voleva staccarsi dalla mia coda. Anche quando ho fatto una picchiata tra due vagoni.” Calamity sorrise, guardandosi attorno come se stesse cercando un amico mancante. “Giuro, era proprio dietro di me appena un istante fa!”

Sorrisi. Poi puntai uno zoccolo verso il vagone passeggeri. “Vai ad aiutare Velvet!”

Calamity annuì e si levò in aria, senza nemmeno bisogno di volare mentre il treno, ormai al galoppo, portava il vagone verso di lui. Lo vidi scomparire nello spazio tra i due vagoni, e poi galoppai in aiuto dei pony ferrovieri. Mentre facevo ciò una voce terrorizzata nella mia testa mi chiedeva cosa fosse diventata la mia vita, cosa io stessi diventando, se c’erano così tanti pony che volevano la mia vita, ed io stavo caricando verso di loro?

***        ***        ***

Gli ultimi due sopravvissuti tra i pony ferrovieri ed io corremmo sopra i tetti e stavamo scendendo nella porta aperta del vagone passeggeri, quando due scariche di energia magica rosa attraversarono il cielo, sparati dalla bardatura da combattimento di un unicorno razziatore bianco. Il pony ferroviere che era stato con noi pochi secondi prima ora non era altro che una brillante cenere rosa portata via dal vento.

Il vagone passeggeri era vuoto! Più o meno. Il corpo di uno schiavista dal manto nero pendeva dal soffitto, riempito di aghi. L’incantesimo sui suoi zoccoli gli impediva di cadere sul pavimento, anche dopo la morte. Fece quasi venire un colpo al pony terrestre con me. Per essere onesti, potrei aver gridato un poco anch’io.

“Ti dirò, preferisco gli schiavisti che sparano proiettili!” boccheggiò il ferroviere, riprendendosi. “Non puoi mettere una benda attorno all’essere ridotti in cenere!”

Ero del tutto d’accordo.

Velvet Remedy corse attraverso la porta sul retro, rientrando dal vagone da carico in coda. Vedendo il pony ferroviere gli fece cenno di seguirla. “Per piacere, vada da Calamity! È nel vagone di servizio!”

“Ne abbiamo una brutta in avvicinamento”, la avvisai. “E altri quattro dopo di lei. Credo che questi siano gli ultimi, ma una sta usando una bardatura con armi ad energia magica!”

Velvet Remedì annuì con circospezione, poi guardò in alto ed indicò il corpo in alto. “Q-questo è venuto dal tetto! C-come un insetto!” Era chiaramente scossa, più per l’aver dovuto prendere una vita che per la stranezza della situazione, ma sospetto che non riuscisse a concentrarsi su quello. Non ancora. Cominciai a domandarmi se la sua occasionale sgradevolezza non fosse parte di un meccanismo di difesa per scendere a patti con gli orrori delle Terre Devastate d’Equestria.

Il pony terrestre le trottò oltre, ricaricando la sua arma e chiudendosi la porta alle spalle.

Un minuto più tardi Calamity arrivò galoppando. “Tutti i pony sono nel vagone di servizio e l’ho scalciato via! Gli schiavisti non li raggiungeranno da qua!” Abbassò la testa e percosse il pavimento. “Qui è dove terremo la linea!”

Non c’era tempo per i discorsi. Calamity aveva a malapena spiegato le sue intenzioni quando tre schiavisti, guidati da un pony unicorno, entrarono nel vagone contro di noi. Non dal fronte né dal retro, ma dalle finestre! Nel vagone passeggeri esplose la violenza.

Il SATS si agganciò allo schiavista che proveniva dalla finestra alla mia sinistra. A quella distanza difficilmente potevo mancare. Sfortunatamente, nemmeno loro! Il corno di Velvet Remedy si illuminò mentre io sparavo al petto del mio primo bersaglio, ancora ed ancora. La sua corazza fermò molto del danno ma cadde indietro, ed il suo colpo mi graffiò la guancia. Mi voltai verso il secondo, ma non abbastanza velocemente da impedirgli di mandare la sua mazza magicamente potenziata dritta contro il mio costato! Il dolore era accecante! Potevo sentire le costole che si spezzavano sotto la corazza!

Il mio grido di dolore non gli impedì di calare un secondo colpo sulla mia schiena. La corazza di Ditzy Doo dissipò il colpo su tutto il corpo, salvandomi da una spina dorsale spezzata e da una molto breve vita da paralizzata.

Calamity aveva sparato un doppio colpo con la sua bardatura, aprendo squarci in uno dei pony che venivano dal suo lato. Interiora insanguinate andarono ad imbrattare il letto, le pareti e la finestra. L’ultimo andò contro Velvet Remedy. Oh Dee, perché non indossava protezioni? Dal pavimento vidi con orrore lo schiavista infilare il suo coltello da combattimento in profondità nella sua spalla, mancandole di poco il collo. Il sangue sgorgò attorno alla lama trasformando il suo manto grigio carbone in un nero bagnato. L’incantesimo implose, e la magia che si irradiava dal suo corno svanì in un istante.

Iniziai a rialzarmi, piangendo ancora mentre una brillante agonia si faceva strada dentro di me con dita infuocate. Il mio incantesimo di mira si stava ancora ricaricando, ma il mio primo avversario si era già ripreso e stava riprendendo la sua pistola. Il pony con la mazza caricò un altro colpo, intenzionato a pestarmi fino alla sottomissione: la sottomissione di un cadavere.

Calamity sparò. La corazza che aveva salvato lo schiavista dal mio fucile da combattimento non fece lo stesso contro le potenti carabine del mio compagno. Lo schiavista che aveva colpito Velvet aveva afferrato l’impugnatura del coltello coi denti cercando di estrarlo dalla cantante ferita, ma il corno di Velvet si illuminò un’altra volta ed un campo telecinetico avvolse il pugnale. Era una telecinesi semplice e debole, che tratteneva la lama. Ma impedì al pony di estrarre il coltello con la facilità che si era aspettato, e quella breve pausa diede a Calamity abbastanza tempo per volgere le sue canne verso di loro. Sparò di nuovo, e Velvet venne coperta dai brandelli dell’altro pony.

Il dolore era atroce; la mia vista era pesantemente offuscata. Avevo problemi a respirare. Però almeno ora eravamo (pensavo speranzosamente) solo tre contro uno. Ma quando lo schiavista alzò la sua mazza sulla mia testa la porta si aprì con uno schianto. L’unicorno bianco, rimanendo appena fuori della porta, aprì il fuoco con quell’energia magica rosa.

Con un lampo del mio corno il pony con la mazza si ritrovò spinto via, trasformato in uno scudo improvvisato. Un battito di ciglia più tardi, era luccicante cenere rosa.

Ora era davvero un tre contro uno. E mentre dovevo lottare contro il dolore per sparare, il mio incantesimo di mira era finalmente tornato ed il SATS guidò i miei colpi. E Calamity non aveva alcun bisogno di aiuto.

***        ***        ***

Il corno di Velvet Remedy era illuminato mentre lentamente saldava le mie numerose costole rotte, sobbalzando un poco quando il treno ebbe una sbandata. Il dolore al fianco si era ridotto a un sordo pulsare, comunque abbastanza forte da farmi piagnucolare. “Veramente, Littlepip, questa sta diventando un’abitudine.” Il suo manto era inzaccherato del suo stesso sangue. L’ultima delle nostre pozioni curative era stata consumata ed entrambi stavamo usando le ultime delle nostre bende. Solo Calamity ne era uscito praticamente indenne.

Gli schiavisti erano morti lì vicino a noi, tranne quello che mi aveva preso a mazzate. Il suo corpo era stato vaporizzato -- trasformato in cenere luminosa. Rabbrividii al pensiero di averne potuto respirare un poco.

Mi voltai, guardando il pavimento. Anche se avevamo vinto, non la sentivo una vittoria. Invece mi sembrava di aver condotto una mezza dozzina di pony ferrovieri al loro massacro. E, alla fin fine, avevo fallito anche nel combattimento. Se Calamity non fosse stato con noi...

Interpretandomi veramente troppo facilmente, Velvet Remedy cercò di consolarmi. “Almeno tu hai fatto fuori quello con la mazza orribile. Tutto quello che sono riuscita a fare è stato fare da bersaglio.”

“Stai facendo più che la tua parte con le tue abilità mediche e gli incantesimi di cura,” specificai, aggiungendo “anche se sono sorpresa che tu non sia rimasta con gli schiavi liberati ed i puledri.”

Velvet Remedy nitrì. “Quel vagoncino era già troppo affollato. Se avessi cercato di infilarmici qualche pony sarebbe soffocato!” Finì di medicare le mie ferite, accigliandosi agli scossoni sempre più forti del treno. Il panorama saettava fuori dalle finestre.

“Eggià”, disse Calamity ritornando, facendosi strada nel treno sferragliante, “sembra che quella fosse l’ultima di loro.”

Il treno gemette pericolosamente quando affrontò una curva, costringendoci ad aggrapparci ognuno a qualcosa. Velvet ci guardava allarmata. “Ma a voi pony non sembra che stiamo andando terribilmente veloci? Come fanno questi vostri treni a rallentare?”

“Usiamo i freni.”

“E dove sono?”

“Nel vagone di servizio.”

Le orecchie di Velvet precipitarono indietro. Guardò impassibile Calamity. “Il vagone di servizio? Che sarebbe il grosso carro rosso in coda, vero? Quello che poco fa hai scalciato via da noi?” Sentii salire un’ondata di panico.

Calamity fece una piccola smorfia. “Eggià.” Ponderando, “Sai, questo potrebbe spiegare lo sguardo del pony ferroviere mentre lo stavo facendo.”

“Inizio a capire come hai ottenuto il tuo nome”, Velvet disse in tono piatto.

Seguirono alcuni minuti per confermare la situazione e chiedersi cosa si potesse fare mentre il treno continuava la sua corsa senza controllo giù per la montagna; presto tutti e tre dovemmo tenerci ad ogni curva. Eravamo ancora a metà della discesa, e ripidi dirupi si stendevano da entrambi i lati. Alla fine decisi che c’era un’unica soluzione.

“Calamity, porta al sicuro Velvet Remedy in volo!”

Gli occhi di Velvet si allargarono, “E tu?”

Pestai isolutamente uno zoccolo sul pavimento, cercando di ignorare le fitte alle gamba appena curata e alle costole. “Andrà bene. Ho trovato un altro modo per scendere.”

Entrambi sembravano dubbiosi. Ma avevano fiducia in me. Quindi annuendo Calamity e Velvet si diressero verso il più vicino pianale. “Torno a prenderti!” promise Calamity mentre allargava le ali. Il vento strappò Calamity e Velvet nell’aria.

E poi fui sola. Su un treno fuori controllo!

Va bene, pensai tra me e me. Adesso era l’ora di pensare davvero ad una via di fuga. Il treno stava caricando verso una curva della montagna, prendendola troppo veloce! Il convoglio sbandò; potevo sentire le ruote che si staccavano dalle rotaie!

Il mio corno si accese di energia, e sudori freddi ricoprirono il mio già troppo abusato corpo mentre canalizzavo potere telecinetico per tenere il treno sulle rotaie. L’intero convoglio s’illuminò flebilmente mentre svoltava la curva, pazzescamente inclinato, correndo su un solo lato delle sue ruote!

Con un tonfo cigolante il treno si riassestò sui binari, già diretto verso un’altra curva, che questa volta avrebbe lanciato il peso del treno contro la parete rocciosa che vi si innalzava. La roccia raschiò tutto il treno, scavando i vagoni merci e strappando la maggior parte del tetto della carrozza passeggeri con un fragore clamoroso. Strinsi gli occhi contro una tempesta di schegge.

Quando li riaprii di nuovo il vento mi stava sferzando attraverso lo squarcio nel vagone. Potevo vedere un’altra curva più avanti, ancora più stretta. Tremando per la stanchezza capii che questa volta era impossibile impedire al treno di deragliare.

Mi concentrai di nuovo, sperando di potermi levitare verso un posto sicuro. Gemendo per lo sforzo sentii i miei zoccoli abbandonare il terreno proprio mentre la locomotiva entrava nella curva, riuscendo a seguirla. Il grosso peso del treno non poteva fare altrettanto. Con un orrendo e fragoroso sbalzo il treno si piegò e venne strappato dalle rotaie, svettando sopra la scogliera come un serpente con la testa rotta, e precipitando verso la valle una trentina di metri più in basso!

Con tutta la mia rimanente concentrazione mi spinsi in alto e lontano, sollevandomi fuori dal soffitto aperto... ma non era abbastanza. Stavo ancora cadendo, e velocemente! I miei sforzi mi rallentavano solo abbastanza da farmi vedere il treno che mi superava, precipitando sulla foresta morta al di sotto con un indicibile fragore. La distruzione sotto di me era come lo zoccolo di Luna contro la terra in basso. Grandi nuvole si stavano alzando, nascondendo le macerie contro cui mi stavo per spiaccicare.

Calamity mi afferrò!

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Tutti e tre -- Calamity, Velvet ed io -- camminavamo lungo la stretta valle sotto il tetto di nuvole grigie. Non avevo idea di dove fossimo, tranne che Nuova Appleloosa era a molti giorni di cammino sulla mappa del mio PipBuck. Assumendo che potessimo viaggiare in qualcosa di simile ad una linea retta. Assumendo che ci andassimo.

Basandosi sulle registrazioni del terminale, gli schiavisti della vecchia Appleloosa stavano vendendo i carichi di pony che catturavano a qualcuna chiamata Stern in un qualche luogo chiamato Fillydelphia. Non avevo perso la mia rabbia per quel che avevo letto, per le cose malvagie e crudeli che quei pony stavano facendo. La tenni a fuoco lento nel retro della mia mente. Se fosse stato per me, Fillydelphia era la prossima tappa. Ma non potevo ignorare le nostre necessità più pressanti.

Avevamo un disperato bisogno di materiale medico. Alla stessa maniera, il cibo e l’acqua che Calamity ed io avevamo portato era insufficiente per mantenere tre pony per più giorni. Avevamo bisogno di un rifugio sicuro e di rifornimenti.

Una volta riuniti ci riposammo per molte ore. Noi tre eravamo passati attraverso una terribile battaglia, e sarebbe stato folle, se non impossibile, spingerci oltre senza darci un po’ di pausa. In verità avevamo bisogno di molta di più di quella che ci prendemmo -- io stessa ero talmente indebolita dalle mie estreme azioni telecinetiche che mi trovai incapacitata a sollevare persino qualcosa di relativamente leggero come la Piccola Macintosh -- ma l’ambiente non familiare e magari anche ostile non incoraggiava gli indugi.

La valle era disseminata di neri alberi morti e pezzi di detriti. Non del treno, il cui punto di impatto era ormai chilometri dietro di noi; quelle raccontavano della devastazione dell’apocalisse d’Equestria. Cocchi volanti precipitati ed altri veicoli simili segnavano il terreno. Secondo Calamity eravamo al di sotto della periferia di quella che una volta, molto sopra di noi, era stata la città dei pegasi di Cloudsdayle. Ora non c’era nulla al di sopra delle nuvole. E sul terreno le uniche lapidi a ricordare la fine improvvisa delle vite di così tanti pony erano i relitti di quei veicoli dei pegasi che si erano trovati troppo lontani dalla città per essere immediatamente consumati ma non abbastanza da salvare chi li stava trainando.

Un’inappropriata musichetta allegra (pesante sul bassotuba) aleggiava per la valle come il canto di una sirena. Le mie orecchie si rizzarono e cominciai a galoppare verso la fonte, ed i miei compagni sorpresi si scontrarono per seguirmi.

“Littlepip!” Velvet rimase a bocca aperta. “Cos’è?” Calamity non era meno confuso; conosceva il suono di una robofatina, ma non poteva immaginare per quale motivo avessi così tanta fretta di trovarla.

Raggiunta la robofatina la avvolsi con la magia del mio corno, spostandola in modo che mi prestasse attenzione. “Osservatore!”

Calamity atterrò, guardandomi stranamente. Velvet, considerevolmente rimasta indietro, scese al trotto quando non vide segni di immediato pericolo o rischi che rimanessi paralizzata ancora una volta.

“Osservatore!” gridai stizzita, dando uno scossone alla noiosa robofatina, come se facendo così la musica si dovesse spegnere ed evocare il mio criptico compagno. “Osservatore, lo so che puoi sentirmi! Ho bisogno di te, adesso!”

“Littlepip,” cominciò lentamente Calamity. “Non penso...” Si interruppe, con gli occhi che gli si allargavano per il terrore quando la musica si interruppe con uno schiocco a metà di una canzone e la robofatina mi parlò direttamente con una voce che non aveva mai sentito provenire da nessun altro dispositivo simile.

“Uh, ciao, Littlepip. Come posso aiutarti?” La metallica voce artificiale che mi stava parlando chiaramente spaventò profondamente il mio compagno, esperto delle terre devastate.

“Ho bisogno che mandi un messaggio a Nuova Appleloosa!” Agitai freneticamente uno zoccolo. “C’è un vagone di servizio sceso dalla montagna, senza il treno. Il ferroviere che c’è sopra farà in modo che arrivi in fondo alla discesa in sicurezza, ma ci sono un sacco di pony all’interno, tra cui cinque giovani, che non possono sopravvivere là fuori da soli. Nuova Appleloosa deve mandare un convoglio a prenderli.”

L’Osservatore rimase in silenzio, esitante.

“Osservatore, non sono in buona forma. Non hanno cibo né acqua. Il tempo è essenziale!”

L’Osservatore parlò lentamente, “Non so, Littlepip. Non sono abituato a...”

“Non. Mi. Interessa!” gridai di malumore. “Ti dispiace per quei pony, no? Vuoi vedere morire quei puledri?”

“No! Voglio dire, sì, mi interessa. No, non voglio...”

“Allora aiutali! Non c’è tempo per indugiare nella timidezza, Osservatore. Ci sono vite in pericolo!”

Con uno schiocco la musica della robofatina continuò. La rilasciai, incerta se sentirmi sollevata o disgustata.

“Littlepip”, nitrì Velvet trottando fino a me. “Se continuerai a dare ordini ai tuoi amici, presto finirai per non averne più.”

Aggrottai la fronte, ricordandomi all’improvviso del mio incubo senza amici. Calamity mi diede un’occhiata che mi suggerì che poteva avere ragione. Velvet continuò a camminare, e mi misi in colonna dietro di lei.

Nota: nuovo livello.

Nuovo vantaggio: Trotto Leggero – Sei agile, fortunata e sempre attenta; o forse hai semplicemente padroneggiato l’arte dell’autolevitazione. In ogni modo non attivi mai mine o trappole sul terreno.