Venezia, un abbraccio che può soffocare

 

Venezia, 31 gennaio 2011

di Paolo Lanapoppi,

vicepresidente, Italia Nostra, Sezione di Venezia

 

Le notizie che giungono in questi giorni attraverso la stampa confermano che la città sta precipitando molto velocemente e in modo quasi scientifico verso trasformazioni che ne rovineranno per decenni a venire la bellezza, la straordinaria unicità, la poesia del vivere e dell’abitare.

Sta tutto, o quasi tutto, scritto nel Piano per l’Assetto del Territorio, il famoso PAT che il sindaco Orsoni ha messo a punto e intende far approvare e implementare quanto prima. Intanto ne vengono gettate le basi attraverso incontri, accordi, compra-vendite, in qualche caso delibere.

La settimana scorsa si è avuta notizia che il Consiglio dei ministri ha approvato la proposta di Legge speciale per Venezia del ministro Brunetta. Una legge fatta da un economista, che vede nello sviluppo economico il principale traguardo da raggiungere anche a scapito dell’ambiente, della qualità della vita, della natura stessa del luogo da proteggere.

Intanto il sindaco Orsoni ha raggiunto un primo accordo con Enrico Marchi, direttore della Save: mettendo fine a esitazioni e ambiguità, si andrà avanti con la realizzazione del Quadrante di Tessera, con le costruzioni di natura ricettiva e residenziale (un milione di metri cubi di edifici privati, 15 chilometri quadrati di cemento), con il parcheggio per 28.000 automobili e con il tratto di sublagunare tra Tessera e le Fondamente Nuove. Ciò significa ridurre una parte del territorio mestrino a dormitorio per turisti di poche ore e intasare oltre ogni dire Calle del Fumo e  le callette attigue. Significa anche dare il via al primo tratto di un progetto molto più ambizioso: è di pochi giorni fa la notizia che la Camera di Commercio sta premendo vigorosamente perché si attui l’altro tratto di sublagunare, quello a cui tiene veramente: il tratto Jesolo-Cavallino-Lido-Pellestrina-Chioggia, che permetterà agli alberghi del litorale di funzionare tutto l’anno come dormitorio, ancora una volta, per turisti diretti a Venezia. Solo ad essere molto ingenui si può pensare che la sublagunare non finisca per prendere proprio quella forma.

La stampa ha anche annunciato che la Vtp (Venezia terminal passeggeri) ha deliberato di investire 17 milioni di euro per la costruzione di nuove banchine portuali destinate alle grandi navi da crociera. Il porto ne potrà ospitare ben otto contemporaneamente, con un numero di passeggeri variante tra i 1.500 e i 3.000 ciascuna. Altre 15-20 mila persone al giorno. E quelli, dove li metteremo?

La EstCapital diretta, com’è noto, dall’ex assessore Mossetto ha siglato gli acquisti del Lido. Ancora zona ricettiva al posto dell’Ospedale al Mare, e darsena per 1.500 imbarcazioni a San Nicolò. Altre costruzioni al Forte di Malamocco. L’opposizione degli abitanti del Lido, ottomila firme su ventimila abitanti, è stata ignorata.

L’associazione degli industriali e l’Autorità portuale diretta dall’ex sindaco Paolo Costa si stanno disputando le zone (da bonificare) dell’ex area industriale di Marghera. L’insediamento di attività produttive in quella zona sembra assolutamente desiderabile, e potrebbe anzi segnare la vera rinascita economica del veneziano, come Italia Nostra auspica da tempo. Ma si faranno le cose con capacità di programmazione e con un piano fondato sul rispetto per l’ambiente e la residenzialità per i lavoratori? Non sembra proprio, se il sindaco Orsoni ha già dichiarato che il Comune assegnerà gli spazi direttamente e scegliendo tra i candidati caso per caso. Non dunque una programmazione, un polo tecnologico o innovativo. Intanto i quasi cento ettari della Montefibre sono già stati acquistati dall’Autorità portuale e diverranno parcheggio per i milioni di container che si spera di attrarre nel porto offshore da costruire con la benedizione (e con i fondi) della Legge speciale di Brunetta.

Sviluppo economico? Può darsi. Ma anche i capannoni del trevigiano sono sviluppo economico, e ora si capisce quanto meglio sarebbe stato programmarli in centri organizzati, senza distruggere un paesaggio che era stato quello di Giorgione e di Cima. Venezia può e deve rinascere, ma con queste premesse: preservare l’integrità dell’ambiente, la qualità della vita degli abitanti e il godimento anche estetico di abitanti e turisti.

Si può fare? Sì, facilmente. Basta pianificare uno sviluppo ordinato per Marghera e ridurre i flussi turistici. Basta negare ogni permesso di costruire altre attrezzature per un turismo che è già non solo abbondante, ma eccessivo. Non lo dice Italia Nostra; lo dice Piero Marzotto, presidente dell’Ente Italiano per il Turismo: Venezia, ha detto, è iper-spremuta. Il promotore del turismo italiano ha detto, lui in persona, che abbiamo già troppo turismo. Intanto la stampa continua ad annunciare che nuove strutture stanno sorgendo, nuovi milioni di turisti stanno arrivando.