Capitolo Venticinque: Spiriti Generosi

Siamo agli albori d’una nuova età dell’oro. Dove altri sopravvivono a stento, noi prosperiamo! E sebbene sia stato io a condurre i vostri sforzi, questo è stato grazie alla vostra forza... Poiché, certo, la libertà è ciò per cui noi tutti lavoriamo.”

 

 

Sola.

 

Diedi ogni mio avere, anche la mia bardatura, a Calamity. Il Cavaliere Poppyseed mi portò sporchi e sudici abiti da schiavo con cui coprirmi. Mi vennero avvolte spesse bende attorno alla zampa anteriore destra per nascondere il mio PipBuck, complete di stecche e macchie di sangue a suggerire che la mia zampa fosse stata crudelmente ferita (se chiunque avesse chiesto intendevo dire che ero stata infilzata con un pezzo di tondino da cemento armato).

 

Poi mi misero le manette (come già era successo con gli schiavisti, il Cavaliere Poppyseed non riuscì ad ammanettarmi come si deve allo zoccolo per via del mio PipBuck, così me le bloccò al di sopra delle ginocchia). Mi levitai nella gabbia di un carro schiavi ed mi accoccolai in del fieno ammuffito ripieno di piccoli insetti pruriginosi. Bastarono pochi minuti perché divenisse maledettamente scomodo. Fra quello e l’essere la sera prima quasi stata fottuta nel sottocoda da una gigantesca Pinkie Pie ardente, sarei stata considerata abbastanza patetica a vedersi.

 

Mi venne concesso di fissare un po’ di forcine ai miei cenci, ma avrei dovuto sperare di trovare un cacciavite da qualche parte dall’altra parte del Muro.

 

Infine, con addii preoccupati, i miei compagni mi lasciarono da sola. Dovevo giacere lì ed aspettare che uno degli schiavisti di Occhiorosso che i Ranger d’Acciaio avevano corrotto a sufficienza (o di cui forse si erano assicurati la cooperazione in modi meno salutari) venisse a prendere il vagone schiavi.

 

Mi ero dimenticata come ci si sentisse ad essere soli. Avevo trascorso tutta la mia vita passata da sola. Crescendo non avevo avuto alcun amico; e mia madre, per quanto l’amassi, non era il tipo di genitore con cui una puledra potesse sentirsi “unita”. Da soli è freddo, cupo e misero. È un vuoto che agogna d’essere colmato. E i piccoli passatempi e le distrazioni a cui mi ero rivolta non avevano mai davvero colmato quel vuoto. Poiché era un vuoto che poteva essere colmato solo con l’amicizia.

 

Crescendo la cosa con cui mi ero più avvicinata a questo era la musica -- il canto sul programma radiofonico della Scuderia Due. Almeno, con la musica, c’era un altro pony coinvolto che cercava di stabilire un rapporto. E potevo fingere che quel pony stesse cercando di stabilire un rapporto proprio con me, e non semplicemente con chiunque fosse in ascolto. L’illusione non era mai perfetta e non poteva essere mantenuta oltre la canzone. Ma mentre la musica suonava il miraggio dell’amicizia aiutava a proteggermi dal freddo.

 

Inutile dirlo, erano le canzoni di Velvet Remedy quelle che amavo di più. Mi ero persino innamorata, penso, del sogno che avevo di lei. Ricordavo ancora il dolore di quando la mia ridicola ed irrealistica immagine mentale di lei venne frantumata dalla realtà che stesse in un vagone, libera in una città di schiavisti. E persino allora, penso, mi ero aggrappata ancora ai piccoli frammenti della mia Remedy di sogno fino al giorno in cui mi aveva sparato.

 

Detto ciò, non avrei scambiato la mia più che vera amicizia con la pony reale per nulla, specie per una relazione con il mio piatto sogno ad occhi aperti. Quel che avevo era meglio. Molto meglio. Perché era reale.

 

Quando lasciai la Scuderia Due, la mia vita cambiò per sempre. Ed il cambiamento più drastico non fu la sconfinata desolazione, o la luce malaticcia del sole che si apriva un varco attraverso le nuvole. Non furono gli orrori, le malvagità e le crudeltà che avevo visto, o la spaventevole quantità di dolore che avevo sofferto, o persino il crescente fiume di sangue di pony che affogava i miei zoccoli.

 

Il cambiamento più drammatico era stata l’amicizia. E aveva avuto inizio solo dopo pochi giorni fuori dalla Scuderia con un pony chiamato Calamity.

 

Calamity era diverso da qualunque pony avessi mai incontrato. Era impavido e nobile in un modo cui io avrei potuto solo proprio aspirare. Ed aveva cura di me come nessuno, neppure mia madre, avesse mai fatto. Era disposto a stare al mio fianco, anche quando mi stavo comportando da sciocca ed ero in errore. Non che non fossimo mai stati in disaccordo, perché lo siamo stati abbastanza spesso. Ma lui mi aveva concesso il beneficio del dubbio. Lui aveva avuto fiducia in me ed era qualcuno di cui sapevo di potermi fidare a mia volta.

 

Francamente ammetto di essere stata gelosa quando Calamity e Velvet Remedy avevano iniziato a girarsi intorno (e ripensandoci mi chiedo: la mia convinzione che loro fossero già una coppia era esatta o era una profezia che si sarebbe compiuta da sola?). Quanto sono stata fessa a sentirmi in quel modo. Ma l’amicizia era ancora nuova per me, ed io avevo molte lezioni da imparare al riguardo (e molte, molte altre a venire se il numero vertiginoso delle storie di Spike è da prendere sul serio).

Solo dopo che giunsi ad accettare la loro vicinanza, e trarne conforto, il mio cuore fu davvero abbastanza aperto da abbracciare Homage. Avevo l’amicizia, ma il vuoto era ben più profondo. Volevo più che la compagnia. Anelavo amore ed intimità fisica.

 

Voglio anche ammettere che quando Homage per prima lo ha reso possibile, ero stata attratta da lei per disperazione. Ma questo era cambiato. Lei lo aveva cambiato. Allo stesso modo non biasimerei un pony per aver pensato che la nostra relazione sia stata veloce e breve. Ma mentre è vero che non l’ho incontrata in manto e criniera fino alla Tenpony Tower, avevo avuto modo di sapere molto di lei prima d’incontrarla faccia a faccia, come lei aveva avuto modo di conoscere me. In effetti ho conosciuto Homage a lungo quasi quanto Calamity.

 

Certo, non l’ho conosciuta personalmente ed a fondo fino alla Tenpony Tower, ma chi conosce davvero bene i propri amici nelle prime settimane? E posso dire con sicurezza che il legame che abbiamo stabilito prima d’incontrarci è stato posto su di una solida base. Posso dire questo in gran parte grazie all’onestà che mi rendo conto che Homage incarna. L’Homage che sono venuta a conoscere come DJ Pon3 era ed è la vera Homage. Non nella sua completezza, certo, e non senza finimenti. Ma ugualmente vera.

 

Homage conosce il mio meglio, ma ha anche visto il peggio di me. Ed anziché esserne spaventata mi ha accolto e si è aperta a me. Mi ha sorretto e confortato. E ha fatto molto altro ancora, concedendomi un’intimità che prima avevo solo fantasticato, e solitamente per mia vergogna personale. Con Homage non mi vergognavo.

 

Avendo visto le memorie di SteelHooves, una malinconica realizzazione s’insinuò nei miei pensieri. Lui era il solo dei miei compagni ad essersi trovato in un simile rapporto (finora… a meno che Calamity e Velvet Remedy non fossero riusciti a fare la cosa con grado di furtività e sotterfugio decisamente maggiore di quanto io attribuisca ad entrambi). Come me, lui aveva avuto una compagna di cui poteva fidarsi e che fosse aperta ed onesta con lui. E, come me, lui aveva scelto di nasconderle alcune cose. Sono piuttosto sicura che non abbia rivelato ad Applejack l’assassinio da lui commesso. Mentre, nel mio caso, ho tenuto nascosto ad Homage… beh, un altro assassinio che ha commesso SteelHooves.

Pensando a queste cose, improvvisamente trovai il confronto davvero inquietante.

SteelHooves mi aveva detto una volta che avrei appreso che lui non fosse un “pony migliore” -- cosa che senza dubbio mi ero accorta essere vera -- proprio come fece lei. E mentre posso solo fare supposizioni su cosa accadde al loro rapporto, so che lui ed Applejack erano insieme il giorno in cui caddero le bombe. Debbo assumere che almeno si adoperarono per riparare qualunque danno che fosse stato causato dai suoi oscuri segreti. E so anche che, alla fine, lei lo lasciò. Scelse la sua famiglia a lui, e lo lasciò indietro.

 

E lui ha convissuto con quell’abbandono per duecento anni. Da solo.

 

Con un cuore dolorante ed un senso di disagio mi trovai nel disperato bisogno di parlare ad Homage. Con un po’ fortuna sarei stata in grado di farlo non appena i miei amici avessero installato il dispositivo di disabilitazione. Mi domandai se sarei stata in grado di comunicare con lei semplicemente parlando all’aria. Ma da quel che avevo sentito mi sembrava più probabile che avrei avuto bisogno di raggiungere la stazione di persona per avere una vera comunicazione con lei. In entrambi i casi, ero determinata a confessare. Nel bene o nel male.

 

A differenza dei passatempi e delle distrazioni della mia giovinezza solitaria, l’amicizia può davvero colmare il vuoto abbastanza perché un pony sia felice. Ed anche se normalmente non riterrei felici le mie esperienze nelle Terre Devastate d’Equestria, sono stata davvero più felice qua fuori di quanto lo sia mai stata nella Scuderia Due.

 

Stare con gli amici è una coperta contro il freddo. Un bastione che ti rende più forte. Un legame che ti rende più grande. Senza amici ero esposta, debole e piccola.

 

E, su un piano del tutto diverso, pruriginosa.

 

***         ***         ***

 

Una recinzione di catene a maglie crepitava d’energia, circondando un cancello esterno barricato. Le guardie guardavano divertite mentre lo schiavista tirava il carro dove mi trovavo fino al Muro.

 

Solo una?” gridò una giumenta di guardia. Era pesantemente protetta ed indossava una bardatura da combattimento che montava quattro mitra. Lo spettacolo mi fece rabbrividire. “Un intero carro per una sola? Si batte la fiacca, Gnash[1]?”

 

Lo schiavista che tirava il mio carro semplicemente grugnì. Mi grattai il collo con uno zoccolo posteriore e cercai di non sussultare ogni volta che il carro sobbalzava mentre passava sulle strade malferme e sbrecciate. Sperai irrealisticamente che agli schiavi fossero fatti dei bagni.

 

Ed una così piccola per di più,” gridò uno stallone di guardia con una bardatura simile. Notai che non riuscivo a vedergli addosso alcuna arma, salvo che il suo corno ed gli zoccoli. Mi chiesi, questo lo rendeva più o meno pericoloso? Se non fosse un unicorno avrei detto di ributtarla nel lago.”

 

Provando un forte prurito desiderai intensamente di essere buttata in un lago. Mi sovvenne, comunque, che questa non era la prima volta che uno schiavista suggeriva che gli unicorni fossero considerati un bottino molto prezioso. Non del tutto sorprendente, considerando che nella Scuderia Due ci si aspettava che gli unicorni si dessero al lavoro tecnico grazie alla manipolazione fine che la nostra magia consentiva. Mi domandai a quale opera Occhiorosso ci stesse assegnando. Probabilmente lo avrei scoperto ben presto.

 

Mentre la pony a quadruplo mitra mi teneva sotto tiro la sua controparte maschile tirò una leva, sopprimendo il crepitìo elettrico della recinzione di catene a maglie. Diede una zoccolata a un pulsante ed una sezione della recinzione cominciò ad aprirsi avvolgendosi con uno sferragliamento considerevole. La pony a quadruplo mitra continuava a tenere la sua bardatura da combattimento puntata su di me, un singolo pony unicorno ammanettato ed ingabbiato, come pure facevano due cecchini nascosti all’interno di vedette d’acciaio su entrambi i lati del cancello interno delle Mura. Si potevano scorgere le teste di pony di ronda che percorrevano il perimetro del muro su di una piattaforma rialzata appena dietro di esso. Anche conoscendomi, mi parve uno spiegamento ridicolmente eccessivo.

 

Un grifone s’inarcò in alto, controllando l’ultimo arrivo, e volò via ridendo.

 

“Per tu sai chi, Gnash, quando ho visto questa qui prima, ho pensato che ti fossi bevuto il cervello ed avessi veramente portato una puledra!” sghignazzò la giumenta, facendomi sentire ancora più piccola. Stavo pensando che forse avrei dovuto farti saltare la testa prima che Stern si fosse messa in contatto con te.”

 

Gnash, il mio “chauffeur”, di nuovo grugnì appena.

 

“Cos’è questo?” domandò lo stallone di guardia, sbirciando dentro. Il suo corno s’illuminò ed un’arrugginita lancia uncinata si sporse fra le sbarre verso di me. Mi ritrassi indietro. L’unicorno mi guardò accigliato ed inclinò la lancia così che la sua estremità s’agganciò al bendaggio sporco di sangue attorno al mio PipBuck e lo tirò via.

 

Merda! Non ero nemmeno dentro al cancello che il piano stava andando in fumo.

 

“Oh,” esclamò con un ghigno. “Pensi di essere una pony intelligente, non è vero?” Mi lanciò un’occhiataccia piena di lascivia. Vediamo quanto ti senti intelligente dentro.”

 

Dentro? Intendeva forse stuprarmi, mi chiesi con un colpo di panico, o lasciarmi semplicemente attraversare il cancello?

 

La giumenta gli lanciò un’occhiata e diede una crudele risata. “Oh ti prego, fallo! Diavolo, ecco, lascia che aiuti a tenerla ferma!” fece al suo compagno un sorrisetto malvagio, “Quindici minuti di divertimento… se tale… e starai a grattarti i pidocchi che ti mordono la punta del cazzo per una settimana!”

 

Mi sentii improvvisamente grata per il fieno infestato.

 

Lo stallone si ritrasse con sguardo impaurito, poi fece una smorfià alla giumenta. “Te lo godresti proprio, non è vero?”

 

Più della vita stessa.” Che coppietta disgustosa.

 

“Bah!” Quello premette il pulsante per chiudere il cancello esterno ed agitò uno zoccolo verso i pony cecchini. Lascialo passare!” Mi diede un’altra occhiata, questa di chiara repulsione. I suoi occhi si spostarono sul mio PipBuck, ora in parte visibile attraverso i bendaggi. “Oh, e segnala per vedere Dottor Massacro[2]. Ha uno di quei terminali da zampa che sono una rogna da levare.”

 

Per un pony che era stata così dolorosamente delusa di avere un PipBuck come cutie mark, ero notevolmente terrorizzata al pensiero che avrei potuto perderlo. Come avevo potuto dedurre dalll’atteggiamento dello stallone, questi schiavisti avevano già visto dei PipBuck. Ed avevano dei metodi per rimuoverli.

 

Lo stallone tirò la leva e la recinzione attorno a noi crepitò e ronzò ancora una volta.

 

Con un cigolìo straziante l’enorme cancello metallico interno del Muro cominciò ad abbassarsi con delle massicce catene -- un ponte levatoio, completo di un fossato sul lato interno del Muro. Il mio PipBuck iniziò a ticchettare con urgenza appena rilevò la radiazione che filtrava fuori dal fango. Il Muro era chiaramente volto ad impedire a chiunque tanto di uscire quanto di entrare.

 

Dall’altra parte ebbi il primo assaggio del centro cittadino di Fillydelphia. Schiavisti stavano di guardia su delle cave coperte da reti, con indosso bardature e maschere antigas, puntando le armi in basso dove poveri pony faticavano oltre la soglia dello sfinimento. Non avrei saputo dire quale lavoro stessero compiendo, ma potevo dire che erano sudici, sofferenti e tremanti.

 

Una ciminiera s’innalzava dalla cava più vicina. Un fumo di scarico infernale e dalla tinta vermiglia si riversava fuori da esso. Vomitai al fetore di ponies non lavati e fumi nocivi.

 

Una falciata di giallo e verde brillanti svolazzò attorno alla ciminiera prima d’appollaiarsi su di un vicino cumulo di macerie. Pyrelight! Piegò la testa verso di me.

 

Non ero sola.

 

***         ***         ***

 

Ecco!annunciò la voce di Occhiorosso. Ci troviamo sulla soglia di un nuovo inizio. Con ogni fabbrica che recuperiamo, ogni mulino che ricostruiamo, noi muoviamo un grande passo verso unEquestria dove i nostri figli possano vivere nella sicurezza e nel conforto delle città moderne, non strisciare nelle cadenti rovine del passato. Con la pietra ed il vetro e l’acciaio forgiato da queste, possiamo ricostruire le case e le torri e le vie dei trasporti pubblici che daranno libertà e prosperità alle generazioni a venire! Questa, figli miei, è proprio l’ultima generazione che ha bisogno di strisciare nelle grotte e strapazzarsi per degli avanzi di cibo vecchi duecento anni.”

 

La radiotrasmissione di Fillydelphia si riversava fuori da altoparlanti da ogni parte. I proclami e la musica erano non-stop, i fedeli compagni sia degli schiavi che degli schiavisti.

 

Gnash tirò il carro oltre molte altre cave prima di trainarci a una fermata dove una volta c’era un deposito di carrozze. Tossii. Il mio PipBuck non era timido nell’informarmi che il gas che usciva dai fumaioli delle cave era velenoso. Le guardie avevano maschere antigas, ma apparentemente non ne avevano date agli schiavi. Fremetti di rabbia. Il ritmo di logoramento qui doveva essere senza limiti.

Lo spazio era pieno di vagoni gabbia, la maggioranza dei quali svuotati da altri carrettieri che stavano ammassando gli schiavi in un’area aperta del pavimento. Il cancello attraverso cui ero entrata non era l’unico, e non ero la sola nuova arrivata.

Gnash aprì la mia gabbia e infilò dentro la testa, mordendo le catene tra le mie manette e tirandomi bruscamente fuori. Venni trascinata tra una folla di pony sofferenti, ognuno dei quali era chiaramente passato per settimane di tormento prima ancora di finire qua.

Una grande grifona nera con una bardatura grigio scura da Artiglio atterrò sul tetto adiacente al deposito carrozze e voltò la sua testa dalle piume bianche a squadrarci. Sopra la sua testa si innalzava una bandiera che garriva al vento: la bandiera di Occhiorosso. Aveva una frusta arrotolata sotto un’ala e un fucile anticarro legato alla schiena.

“Il lavoro è duro, sì,” continuò la voce di Occhiorosso dall’altoparlante più vicino mentre la grifona dall’alto analizzava il miserabile gruppo di pony sotto di lei. “Ma solo attraverso il generoso dono dei nostri sforzi i nostri figli, e i figli dei nostri figli, potranno avere un mondo migliore. Dobbiamo altruisticamente dare tutto quello che possiamo in modo che una Nuova Equestria possa sorgere. E questa non è cosa semplice da domandare.”

Onestamente, Occhiorosso, non vedo in giro molto domandare.

“I tribali si interessano soltanto del loro piccolo gruppo, incapaci o non desiderosi di vedere un quadro più ampio. I razziatori e i Ranger d’Acciaio sono l’epitome dell’egoismo, curandosi solo dei loro desideri primari e di codici sorpassati, prendendo da noi ciò che vogliono senza dare nulla in cambio.

“Ma qui, oggi, e ogni giorno, noi restituiamo. Creiamo. Dove gli altri sanno solo distruggere, noi costruiamo! E questo, figli miei, è come lastricheremo la strada per...”

Uno degli altri carrettieri ci gridò contro, facendo rabbrividire molti pony e facendone letteralmente esplodere in lacrime uno. “Rendetevi presentabili, inutili muli!”

L’espressione della grifona cambiò improvvisamente da qualcosa che somigliava a lieve disprezzo a fredda rabbia. Estrasse il massiccio fucile anticarro più velocemente di quanto avessi ritenuto possibile. L’effetto del fucile fu come la giusta ira di Luna. Il carrettiere venne segato in due, e i proiettili perforarono l’asfalto sotterrandosi profondamente nel terreno.

Alcuni pony gridarono. Una giumenta magenta con la criniera arancione cominciò ad arretrare, cercando di tenere i suoi zoccoli fuori dalla crescente pozza di sangue, col viso deformato dal terrore e macchiato da quello che sembrava parte della copertura dello stomaco dello schiavista morto.

“...Non siamo animali. Non siamo zebre. Siamo pony! Abbiamo una natura migliore, e uno scopo più alto. Sappiamo che la strada è dura, ma ci alziamo comunque e affrontiamo la sfida. Sappiamo che molti di noi potranno soffrire e morire e mai assaggiare il dolce frutto del proprio lavoro. Ma per la nostra generosità e speranza ci concediamo lo stesso, in modo che altri possano conoscere un futuro migliore. Perché quel futuro merita ogni sacrificio! E sì, la Nuova Equestria richiede sacrifici.”

Va bene... ma sacrifici di pony?

Il discorso di Occhiorosso finì. La musica ricominciò, esaltante e regale. La grifona non guardò noi ma gli schiavisti rannicchiati.

“Voi non interrompete quando Occhiorosso sta parlando!”

Poi si voltò verso di noi. “Il mio nome è Stern”, dichiarò la grifona, guardando in basso ai suoi nuovi schiavi. “E questa è la mia città.”

 

***         ***         ***

 

“Voi siete lavoratori,” ci informò Stern mentre passeggiava sul tetto sopra. “Voi lavorate per la costruzione di un futuro più luminoso, per la Nuova Equestria che sarà popolata dall’Unità. Il vostro lavoro è il dono che date al futuro. E potete darlo volontariamente, o Occhiorosso lo darà per voi.”

Mi trovai in conflitto. Ribollivo per il trattamento ai pony schiavi, che non era nient’altro che un lento e tortuoso omicidio. Eppure... comprendevo l’obiettivo di Occhiorosso. Magari non tutto. L’intera storia dell’Unità stava diventando sempre più inquietante. Ma il progresso? Lo sforzo di rendere il mondo un posto migliore ad ogni costo? Lo stesso scopo mi aveva portato nel sangue fino ai fianchi, e non ero scusata per questo.

Occhiorosso ti metterà al lavoro a fare cose per fare le quali probabilmente avremmo comunque dovuto lavorare assieme (anche se per scelta e in condizioni più sicure!). Io? Ti infilerò un proiettile in testa se sei una piaga stupratrice e assassina per la ponytà. In entrambi i casi abbiamo deciso che i pony che non scelgono di vivere le loro vite nel modo corretto hanno rinunciato al loro diritto di vivere liberamente, se non del tutto.

C’era una differenza. Esisteva una linea tra Occhiorosso e me. Solo che non era marcata quanto avrei desiderato. Anche così, non cambiava il dolore che stavo vedendo e sentendo tutto attorno a me, e questi orrori dovevano fermarsi.

“Ma la maggioranza di voi proprio non si interessa del futuro, vero? Lo posso vedere nei vostri occhi. Non ve ne frega un cazzo degli altri pony. Vi interessa solo la vostra ‘libertà’. Bene, allora, ascoltate attentamente, perché vi sto per dire come fare a liberarvi,” disse Stern, con la voce roca per il disgusto e la convinzione. Parte di me voleva gridare che mi importava. Ma una parte molto più forte di me ascoltò con attenzione. Fino a quando non avessi potuto trovare un cacciavite e un posto non pattugliato dove nascondermi, questa sarebbe potuta essere la mia migliore possibilità.

“La guadagnerete!”, naturale che lo farete, pensai. Ma Stern fu veloce a esporre quel concetto. “Potete passare per i mulini e le fabbriche e i riformatori fino a che non crollate. O potete offrirvi volontari per lavori più pericolosi. Quelli che lo fanno sono ricompensati. Occhiorosso è uno stallone molto generoso. Vi da tre opzioni.”

La grifona allungò tre artigli affilati come rasoi e cominciò a contarci sopra. “Potete scegliere di lavorare in una Squadra di Recupero Scuderie. Ci sono un sacco di Scuderie nell’area di Fillydelphia, ognuna con un sacco di risorse. Ma le Scuderie tendono ad essere pericolose. Spesso hanno la loro forza di sicurezza o i loro... peculiari pericoli.

Rabbrividii, sentendo una nuova ondata di rabbia.

La grifona si accigliò. “E naturalmente ci sono i Ranger d’Acciaio, che cercano anche loro lo stesso premio. E prima che cominciate a farvi idee sbagliate, lasciate che vi avvisi: i Ranger d’Acciaio hanno adottato un’attitudine del tipo prima massacra verso chiunque si ponga sul loro cammino per reclamare a sé stessi le vecchie proprietà della Stable-Tec. Vi ammazzeranno rapidamente quanto ammazzeranno noi. E nei rari casi in cui le Scuderie abbiano residenti ancora in vita, di solito ammazzano anche loro. Almeno Occhiorosso gli offre le stesse opzioni che dà a voi.”

I miei occhi si allargarono, la mascella mi cadde. Che Luna li stupri col Suo corno!

“Lavorate per due anni in una Squadra di Recupero Scuderie e sopravvivete, e Occhiorosso vi promette la libertà. Verrete etichettati e vi verrà permesso di vivere qualunque vita voi scegliate.” La grifona fece una smorfia saputa, “Finché non decidete di diventare un problema.”

Due anni. Quella... non era un’opzione. Ma non ci stavo realmente pensando. Stavo pensando a come Blueberry Sabre e io saremmo arrivati a veramente male, male parole. Stavo già considerando quali munizioni usare come punteggiatura.

Piegando il secondo artiglio, Stern continuò. “Potete lavorare nel Cratere di Fillydelphia. Occhiorosso ha bisogno di materiale radioattivo, e il cratere ne è uno scrigno del tesoro.” Se si poteva credere a Blueberry Sabre, e sarebbe stato stupido da parte sua mentire riguardo i miei obiettivi, allora sapevo perché Occhiorosso stava scavando il cratere. Aveva bisogno di materiale per il Radio-Motore. Ma lavorare nel punto zero di un’esplosione di un megaingantesimo... Anche in bardatura scherma radiazioni era una sentenza di morte!

“Occhiorosso aveva stabilito che qualsiasi pony che lavorasse per sei mesi a giornate piene nel Cratere di Fillydelphia sarebbe stato curato per l’avvelenamento da radiazione e liberato.” Un sorriso falsamente cordiale le passò sul becco. “Ma siccome egli è un così caritatevole stallone, Occhiorosso ha recentemente ridotto il periodo a soli quattro mesi.” Sospettavo che la maggioranza dei pony soffrisse di intossicazione letale entro i tre.

“La vostra terza opzione,” ci informò Stern, toccando il terzo artiglio, “è combattere nella Fossa. La Fossa è l’arena dei combattimenti, pony contro pony. Ogni Evento ha sei round, e normalmente c’è un Evento ogni settimana. Di più se Occhiorosso stesso ci grazia con la sua presenza.”

La grifona abbassò lo sguardo su di noi, valutando il patetico branco di nuovi schiavi. “Se sopravvivete a sei eventi consecutivi, non solo otterrete la vostra amata libertà, ma guadagnerete un posto d’onore nell’armata di Occhiorosso!”. Si innalzò, accigliata. “Ma francamente nessuno di voi sembra degno di un tale onore.”

La grifona dal corpo nero sbuffò. “Comunque sono costretta per onore a darvi la possibilità. Cercate solo di non renderla troppo facile al vostro avversario se lo fate.” Poi, squadrandoci nuovamente, ci avvisò, “Questi sono i metodi per guadagnarvi la libertà. Ma ci sono altri due modi per ottenerla. Potete, in ogni momento, scegliere di abbracciare l’Unità. Se lo fate, il vostro destino sarà tra gli zoccoli delle Dee,” disse la parola come fosse disgustosa. “O, naturalmente, potete guadagnarvi la libertà attraverso la morte.”

“Provate qualcosa di stupido, provate a ribellarvi, provate a combattere, provate a correre... ognuno di questi è un buon modo per morire orribilmente.” Stern ci bloccò tutti con uno sguardo. “Ma non sono nient’altro che questo.

 

***         ***         ***

 

Benvenuti alla FunFarm di Fillydelphia!

 

Una sovradimensionata e decadente immagine della testa e degli zoccoli anteriori di Pinkie Pie sbucava da sopra la cima dell’arcuato ingresso in ferro battuto. Oltre si stendevano le decadenti rovine di quello che una volta doveva essere stato un gigantesco parco giochi. Lo ricordavo dal poster nella capanna di SteelHooves (“Tutto quello che il Gran Gala Galoppante sarebbe dovuto essere! Ogni giorno! Per sempre!”). 


Fummo radunati oltre il cancello. Una buona parte del vecchio parco dei divertimenti era stato convertito negli alloggi degli schiavi. Mi avevano assegnato un mucchio di paglia da qualche parte in un recinto dove un tempo i pony galoppavano con delle repliche di
carri spazzaneve, sbattendo contro gli altri per divertimento (essendo nuova, non mi meritavo quattro pareti, solo un tetto. E mi avevano detto di esserne grata. La pioggia di Fillydelphia, a detta loro, bruciava).

Lungo la strada verso il cancello avevo notato degli schiavi incatenati a dei veri carri spazzaneve che spingevano mucchi di macerie e tiravano un calesse dietro di loro, trasportando il capo degli schiavisti, che li frustava se non andavano abbastanza veloci. O se a quello piaceva il suono che emettevano quei poveri pony quando venivano brutalmente sferzati con la frusta. O se era semplicemente annoiato.

Mi chiesi se qualcuno di quei pony torturati passasse la notte a dormire nella sezione dei Carro-Scontri. A volte, l’ironia faceva schifo.

Tempo fa puledri e puledre avrebbero trascinato i loro genitori da miglia di distanza per divertirsi e giocare con le strane giostre e le attrazioni che offriva la FunFarm. Ora era solo un mostruoso monumento alla schiavitù e alla morte, avvolta in colori chiari e sbiaditi.

Pinkie Pie non avrebbe approvato.

Sopra di noi fluttuavano tre palloni Pinkie Pie, in orbita costante sul parco dei divertimenti distrutto. Uno si muoveva liberamente. Gli altri due erano ancorati, ciascuno ai due edifici più alti ancora in piedi all’interno dei margini del Muro. Il primo era legato a un vecchio hotel, vissuto ma intatto, che torreggiava pochi isolati oltre il margine a est della FunFarm di Fillydelphia. Gli enormi caratteri sul balcone del ventiquattresimo piano si erano quasi ridotti a ruggine e avevano perso l’illuminazione molto tempo fa; ma pur senza quella, avrei potuto riconoscere l’Hotel Alpha-Omega dalla sua piccola immagine in quel vecchio articolo di cronaca che avevo visto un paio di giorni prima.

Il secondo pallone Pinkie Pie era legato a un edificio che si ergeva dalla stessa FunFarm. Era chiaramente strutturato come una fattoria, apparendo come niente di meno che una versione colossale della vecchia costruzione a Sweet Apple Acres. I primi piani erano ricoperti di murali dai colori allegri e personaggi inventati, molti dei quali erano passati dal Precipizio della Frivolezza Giovanile alla Valle dell’Immaginazione Preoccupante. Le montagne russe che giravano attorno all’intero parco giochi vi passavano praticamente attraverso al sesto piano. Un’enorme torre radio si ergeva dalla cima, modificata per assomigliare a una banderuola assurdamente sproporzionata. 

Mi accorsi di stare osservando il Centro Direzionale di Fillydelphia del Ministero della Morale.

Avrei dovuto saperlo. Pinkie Pie e il suo ministero avevano creato le robofatine. La sorgente delle loro trasmissioni doveva essere in un Centro Direzionale da qualche parte. Non era abbastanza potente da arrivare fino a Manehattan, ma con ogni robofatina che ritrasmetteva il segnale l’estensione del Ministero della Morale era praticamente illimitata. Quando OcchioRosso aveva preso il controllo del centro non aveva fatto altro che aggiungere i suoi sermoni alla playlist. Persino la musica era composta dagli stessi brani che il Ministero trasmetteva sin da prima della guerra.

Come per sbeffeggiarmi per la mia comprensione, il grintoso pezzo di clavicembalo trasmesso dagli altoparlanti subì un improvviso influsso di testo:

“Devi condividere. Devi curare. È la cosa giusta da fare!” 

Volevo davvero, davvero una pistola.

“Oh, guarda,” esclamò una giumenta rosso sangue la cui criniera verde scuro era stata sistemata in punte. Stava oziando sulla ringhiera degli spettatori della pista dei CarriScontro. “Carne fresca!”

Il pony capo schiavista che camminava con noi si allontanò. Gnash mi rivolse uno sguardo di addio che non seppi interpretare. E allora fummo da soli con gli altri schiavi. Molti non ci prestarono attenzione. La maggioranza di quelli che ci rivolsero anche solo un’occhiata lo fecero con espressioni tristi e rassegnate.

Mi sentii male alla vista di numerosi tra loro — molti stavano perdendo i loro manti e criniere, rivelando bolle di carne scolorita al di sotto, o soffrivano di arti avvizziti o visi desquamati  le vittime lentamente morenti di avvelenamento da radiazioni.

E poi c’erano i bulli.

La giumenta rosso sangue scivolò dalla ringhiera e si avvicinò lentamente a noi. “Ascoltate bene, miei piccoli bacherozzi,” abbaiò. Il suo cutie mark sembrava un globo oculare su una punta. Rabbrividii, solo chiedendomi come si possa finire per avere quello come cutie mark. Blueberry Sabre aveva avvisato che avrei dovuto temere più dai miei compagni che dalle guardie.

Un altro pony si unì a lei: un grande e goffo pony maschio color piscio con una brutta cicatrice e un fiore giallo molto incazzato come cutie mark (ebbi l’assurda sensazione che il fiore volesse uccidermi).

La scuola della Scuderia Due aveva dei bulli, e questi pony me li ricordavano. Non importa quanto tutti fossimo impotenti, qui, loro avrebbero trovato potere nel rendere il resto di noi ancora più miserabile. Era spregevole, al meglio. Con ogni pony che soffriva, mi sembrava vile che alcuni tra gli stessi schiavi potessero fare di tutto per rendere peggiore la vita agli altri. Avevo imparato che il modo migliore per guadagnare forza fosse attraverso l’amicizia. Non dovremmo tutti lavorare assieme? Ma... così era più veloce e facile per gli egoisti.

“Sono Sangue,” annunciò l’appropriatamente colorata giumenta dalla criniera a punte. Poi, presentando il troppo muscoloso maschio, “E lui è Daff[3].” Il bagaglio ci guardò, e i suoi occhi indugiarono sulle giumente.

“So che tutti avete sentito la gran tiritera di Stern su come Fillydelphia sia la sua città,” disse Sangue (scommettevo che non avrebbe osato dirlo se la grifona fosse stata da qualche parte nelle vicinanze). “Bene, la Fossa dei CarriScontro è il nostro dominio!”

“Che glorioso impero avete, qua,” dissi sarcasticamente sottovoce prima di potermi fermare.

Sangue sembrava come se fosse appena stata schiaffeggiata. “Scuuuuusa?” Trottò in avanti, allargando gli occhi. “Hai appena parlato? Perché suonava come se avessi parlato, ma non ricordo di averti detto di farlo.”

Perché non potevo tenere la bocca chiusa? Beh, almeno forse se mi riempiva di calci sarebbe riuscita a schiacciare nel mentre tutti gli insetti mordaci che avevo nel manto.

E comunque... forse era una buona cosa che avessi attirato la loro attenzione. Se diventavo il nuovo giochino[4] dei bulli questo avrebbe risparmiato agli altri schiavi almeno un po’ delle loro attenzioni. Avevo affrontato un drago; potevo sopportare la merda che questi due avrebbero servito.

Va bene, ero corsa via da un drago. Ma questo era solo fare i pignoli.

“Allora, hai parlato?” chiese Sangue piazzando il suo muso contro il mio. Doveva abbassare un po’ la testa per farlo, qualcosa che potevo vedere le faceva piacere. La mia piccola statura mi rendeva un bersaglio particolarmente attraente.

“Io... Ho solo detto... Che glorioso impero avete. Sai... Con la pista del parco divertimenti cadente,” balbettai arretrando. “Dovete essere c-così orgogliosi!”

I suoi occhi si allargarono. “Oh... Tu. Mi. Implori. Di sfasciarti.” Sollevò uno zoccolo e portò in basso la catena delle mie manette, portando la mia faccia nel fango. “Va bene, puledrina, questa è la vita da ora in poi. Parli quando ti dico di parlare. Lecchi quando dico di leccare. E mi dai metà delle tue razioni di cibo ogni notte. E forse, solo forse, ti terrò per me invece che lasciarti a Daff, qua, ogni notte maledetta da Luna fino a che non ti spezza in due!”

Guardai su verso di lei, arrangiando un’espressione pietosa.

“Daff”, chiamò indietro il bruto color piscio. “Scopala di brutto!”

Il pesante maschio mi si avvicinò con un sorriso sgradevole. “Con piacere!” Si girò e scalciò. FORTE!

Il dolore esplose nel mio petto. Mi trovai a volare indietro attraverso l’aria. Caddi nei resti putrescenti di quello che un tempo era stato un banco di hot dog (con un’immagine di Pinkie Pie che si rotolava sulla senape).

 

Mi stavo dibattendo per mettermi sugli zoccoli quando mi venne addosso al galoppo, spedendomi lunga distesa. Credetti di sentire una costola rompersi. Respirare stava diventando doloroso.

 

Il maschio mi raggiunse al trotto mentre lottavo per riprendere fiato e s’impennò. Senza armatura temevo che mi avrebbe rotto la schiena, così mi girai. Lui compensò, i suoi zoccoli venendo giù nel mio stomaco, facendomi buttare fuori tutto il fiato che avevo. Tossii, sentendo il sapore del sangue.

 

L’enorme maschio si posizionò sopra di me.

 

Il mio corno s’illuminò lievemente quando avvolsi una parte molto delicata di lui in una guaina telecinetica e gli diedi una strizzata d’avvertimento.

 

Daff si fermò improvvisamente. 

 

Ecco il patto,” sussurrai, per metà gemendo per il dolore. Tu decidi che non sono degna delle tue… attenzioni. In questo modo ottieni di salvarti la faccia. Ed in cambio io non ti mostro quanto sia brava in questo particolare giochetto.” Strinsi un po’ più forte e lo stallone sobbalzò dal dolore, ora sudando. “E tieni... te stesso... per te stesso ed alla larga dagli altri schiavi, o l’accordo finisce.” Una piccola stretta ulteriore e Daff annuì ferventemente, con le lacrime agli occhi mentre cercava di non urlare.

“D’accordo?” chiesi, anche se sapevo che aveva già accettato mentre davo una leggera torsione al campo telecinetico. La sua reazione ne valse decisamente la pena.

“Bene,” ringhiai, con la bocca che sapeva di rame caldo. Lo lasciai, buttando indietro la testa mentre la mia visione ondeggiava. Avevo bisogno di un pony medico. Avevo bisogno di Velvet Remedy.

Scrollandosi, Daff fece la scena di guardarmi dall’alto in basso, poi mi respinse con uno sbuffo. “Fanculo!” disse a voce troppo alta. “È così piccola che sarebbe come scoparsi un bambino!” Si voltò. Sangue lo stava guardando con un occhio allargato per l’incredulità.

Daff guardò indietro da sopra la sua spalla e sbuffò, apparentemente decidendo con cosa poteva e non poteva farla franca. Tirò indietro il suo zoccolo destro con un crudele mezzo calcio che piombò direttamente tra le mie zampe posteriori. Poi trottò via, crogiolandosi nell’ovvia approvazione della giumenta color del sangue.

Non ho mai urlato così forte in vita mia.

 

***         ***         ***

 

“Ho camminato per le vie di Fillydelphia sgombre dalle macerie, e ho visto l’acciaieria produrre metallo, la fabbrica tessile produrre vestiti, la centrale energetica produrre energia.” La voce di Occhiorosso suonava orgogliosa attraverso gli altoparlanti metallici sui pali d’acciaio che si innalzavano nella rosseggiante aria della sera. “È un inizio, ma un inizio così glorioso. E tutti noi lo dobbiamo... a ognuno di noi.”

“Cos’è questo?” chiesi, mezzo piagnucolando, quando una ciotola di un’indescrivibile roba molle mi fu spinta davanti al naso. La puzza fece contorcere di repulsione il mio stomaco profondamente ferito.

“Zuppa d’avena,” affermò seccamente il pony schiavo, raccogliendo una ciotola della stessa colla scolorita per il pony seguente.

“Zuppa d’avena? Sei matto?” Lo fissai stupefatta. “Questa non assomiglia minimamente alla zuppa d’avena! O odora. O...” aggiunsi quando un’altra porzione della poltiglia colò dal mestolo alla ciotola, “...suona.”

Diedi metà della “zuppa d’avena” a Sangue, sentendomi come fossi io quella crudele. Poi zoppicai in giro fino a che trovai un altro pony che aveva perso la sua parte a causa dei bulli e gli diedi il resto. Mi facevano troppo male le parti tenere, incluso lo stomaco, per provare comunque a mangiare.

A sua volta lui mi diede consigli molto deprimenti per la sopravvivenza come “lavoratore” a Fillydelphia. Non scegliere il Cratere. La maggioranza dei pony che va là non vive nemmeno tre mesi, ancora meno quattro. Non scegliere la Fossa. Dovresti sopravvivere ad almeno trentasei battaglie contro altri schiavi per riuscire, e gli scontri erano sempre alla morte. Gemetti per questo. Non riuscivo a vedermi prendere la vita di un altro schiavo. Beh, magari di Sangue e Daff. Ma non di innocenti.

Lui lavorava nei depositi rottami, usando uno strumento che chiamava ascia automatica[5] per fare a pezzi carrozze e altri grossi oggetti di metallo per fonderli nell’acciaieria. Era un lavoro pericoloso ed erano tenuti sotto controllo da guardie in posti sopraelevati, ma non c’erano fruste. Nessun capo schiavista sarebbe andato in un rottamaio assieme a uno schiavo attrezzato con una lama rotante magicamente incantata per passare facilmente attraverso il metallo.

Mi intrattenne con i molti modi per morire a Fillydelphia. Uno dei meno piacevoli erano le fosse di lavoro che avevo visto entrando. “Ma fortunatamente,” disse, “quelle sono riservate ai pony che hanno provato a scappare o, peggio, sabotare il lavoro di Occhiorosso.”

“Cosa sono?”

“Fillydelphia ha un problemino coi paraspiritelli,” mi disse il pony mentre mangiava il resto della mia sbobba. “Apparentemente c’era stata una massiccia infestazione forse tre o quattro decadi prima dei megaincantesimi. Pensavano di averli eliminati tutti, ma i paraspiritelli sono davvero persistenti.”

Leccò la ciotola mentre cercavo di non vomitare.

“Un paio d’anni fa, i tizi di Occhiorosso stavano tagliandosi la strada in una di quelle Scuderie che era abbastanza vicina al cratere e hanno aperto una sacca piena dei dannati affari, irradiati come l’inferno e incazzati come non mai.”

“Paraspiritastri?” chiesi, ma lui scosse la testa.

“Nah, i paraspiritastri sono quello che succede quando i paraspiritelli si trovano contaminati. Grossi e brutti, ma non tendono a riprodursi. E quella è una benedizione, devi credermi.” Mi guardò gravemente. “Questi piccoli scarafaggi sono irradiati. Grossa differenza.”

“Allora... cosa fanno?”

“Stessa cosa che han sempre fatto. Mangiano e ne sputano fuori altri,” il pony mi fissò con un’occhiata. “Solo che ora sono carnivori.”

Mangiano... pony? Oh Celestia!

“E quelle ciminiere?”

Il maschio inclinò la testa. “Beh, lì è dove inceneriamo i nidi che trovano. L’unico modo per essere certi che non si riproducano è ucciderli col fuoco.” Si accigliò, “Il problema è che a volte ce ne sono di quelli in profondità nei nidi che non vengono completamente cotti dagli sterminatori. Si svegliano per il caldo, volano fuori... La rete di maglia sopra le fosse di lavoro fa in modo che non vadano troppo lontano, e una delle guardie ha sempre un lanciafiamme. Specialmente dopo che a una giumenta ne è volato uno in gola. L’hanno mangiata da dentro.”

Puro propellente per incubi. Davvero avrei voluto non sentirlo.

Ma per quanto brutto fosse, in cima alla sua lista dei modi per morire c’era l’Unità.

“So cosa dice quel bastardo di Occhiorosso, ma ho conosciuto un sacco di pony che si sono offerti volontari per l’Unità e nessuno di loro è mai tornato indietro,” mi confidò. “Secondo certi pony le Dee, qualsiasi cosa siano, li trasformano in quelle grosse creature alicorno che ogni tanto vediamo in giro. Ma se fosse vero immagino che ne vedremmo molte di più. E penseresti che uno potrebbe curarsi di tornare indietro a dire ciao ai vecchi amici, già che possono volare e tutto.”

Non pensai fosse utile dirgli che ce n’erano più di loro di quante pensassimo. La mia mente stava già processando l’altra informazione. Le pseudo dee non avevano cutie mark ed erano almeno guidate tramite una sorgente telepatica. La mia mente annaspò alla possibilità che la trasformazione rimuovesse completamente la loro individualità e il senso di sé. Fare quello a un pony sarebbe stato... peggio che un omicidio!

 

***         ***         ***

 

La notte era fredda e non avevo coperte. Ero coricata su un vecchio materasso mangiato dai topi che era stato il letto di schiavi prima di me, la maggioranza dei quali era ora probabilmente morta. Quel materasso era così consumato che sembrava più duro del cemento sotto di esso, e così macchiato che davvero non volevo toccarlo. Ma era tutto quello che avevo.

Il mio corpo era gravemente ferito e ancora mi faceva male respirare. La costola era incrinata ma per fortuna non rotta. Cercai con tutto il cuore di ignorare il dolore nelle parti basse. Una parte di me voleva uccidere Daff il più dolorosamente e sanguinosamente possibile. Una parte di me voleva rannicchiarsi e piangere. Le combattei entrambe. Considerando cosa avevo fatto e minacciato di fare al bastardo color piscio, penso che una parte di me volesse mostrare che potevo incassare quello che volevo servire. Per lo più, comunque, gli avevo detto che poteva salvare la faccia. E per quanto lo odiassi, dovevo riconoscere che era esattamente quello che aveva fatto.

Il cielo sopra era nero con riflessi arancioni e rossi. Col cadere della notte tutte le forge e i fuochi e le altre cose luminose erano meno pronunciati, dando un aspetto infernale alle Rovine di Fillydelphia. Il peggio era il sottile riflesso rossastro nell’aria che diventava una luminescenza dentro la grossa fossa dove aveva colpito il missile che trasportava il megaincantesimo, mancando la grossa zona industriale della città per finire nel cuore delle residenze civili. L’oscurità non scendeva mai davvero nel cuore del Cratere di Fillydelphia.

Una folata di vento portò un brivido più profondo e con essa un odore acido e soffocante proveniente da qualche parte più nelle profondità di Fillydelphia. Qualcuno degli altri schiavi tossì nel sonno. Rabbrividii e cercai di respirare senza inalarlo.

Mi mancavano i miei amici. Mi chiedevo se stessero bene. Nella mia mente avevo cominciato a passare tra tutti gli errori che avevo fatto, tutti i modi in cui il mio piano sarebbe potuto fallire...

Da qualche parte, non lontano, intavvidi una piccola esplosione di fiamme verdi.

Alzandomi scivolai quietamente fuori, avviando l’EFS per aiutarmi a trovare la fenice di fuoco magico. Il mio cuore fu grato per la compagnia quando la vidi appollaiata su un cartello a forma di una sorridente Pinkie Pie che alzava uno zoccolo (“Devi essere alto così per salire sulla Ruota della FunFarm.”). Dietro di lei, la massiccia struttura metallica della ruota panoramica si ergeva sul parco come un occhio metallico, guardandoci maligna.

Pirelight mi fischiò musicalmente.

“”Grazie,” le dissi onestamente. Non pensavo di poter riuscire a superare questa prova da sola.

Considerai di farle domande, o chiederle di portare un messaggio a Velvet Remedy, o una mezza dozzina di altre cose che rifiutai a turno. Invece scelsi soltanto di sedermi lì, appoggiando la testa alla bidimensionale Pinkie Pie, e godere della sua compagnia.

***         ***         ***

 

“Bene, vediamo di metterti al lavoro,” disse il Signor Brillante[6], guardandomi. Il Signor Brillante era il pony capo schiavista incaricato di assegnare il lavoro ai nuovi schiavi, e pensai che avesse una voce ingannevolmente gentile. “Vedo che hai un PipBuck, e che saresti segnata per una visita al Dottor Massacro, ma credo che possiamo soprassedere su questo.” Mi rivolse un sorriso che pareva affabile ma non aveva un reale calore. “Cosa ne dici se mettiamo a frutto quella cosa, invece?”

Ero ancora terribilmente dolorante e camminavo zoppicando lievemente, ma lui non sembrò notarlo, o almeno non se ne curò. Ero sicura che avesse messo al lavoro pony che erano in condizioni molto peggiori. “Cosa devo fare?”

“Bene, c’è un palazzo in città che è stato infestato dai paraspiritelli. Ma questa volta non possiamo solo entrare coi lanciafiamme. Quindi ci verrebbe utile un pony con un PipBuck,” spiegò il Signor Brillante. “Quella cosa può individuare i bersagli per te, vero? Ti manderemo là in bardatura ambientale e con una pistola a energia magica a basso potenziale. Spara ai dannati cosi finché non sono mucchietti di cenere.”

“Quanti... Quanti ce ne sono?” Gli irritanti incubi della notte precedente si riproposero nella mia mente.

“Non dovrebbero essere più di cinquanta. Non hanno avuto niente da sgranocchiare fin da quando l’infestazione è stata scoperta, povero Codabianca.”

Nel giro di mezz’ora mi aveva equipaggiato ed ero pronta ad andare. Tranne che per le munizioni. Le avrei avute dopo essere entrata nell’edificio. Me le avrebbero passate attraverso una buca delle lettere.

 

***         ***         ***

 

Raggi di energia magica magenta brillante si scagliarono attraverso l’aria verso di me dalla torretta di sicurezza nel soffitto del corridoio. Una delle raffiche colpì la mia bardatura ambientale, sciogliendoci un foro della grandezza di uno zoccolo appena sotto il mio cutie mark e bruciandomi la carne al di sotto. Mentre mi lanciavo dietro ad una scrivania sperai che non cicatrizzasse come il taglio sul collo.

 

Il terminale sulla scrivania s’illuminò lievemente, con lo stesso verde malaticcio che avevano tutti. Mi nascosi dietro di esso mentre cominciai a violare il sistema. Mi ci volle un momento; la protezione del terminale era patetica. Ed ero fortunata! Il terminale poteva spegnere le torrette.

 

La torretta liberò un’altra raffica d’energia rosa. Diversi fulmini saettanti colpirono la parte posteriore del terminale. Questo mi esplose in faccia con uno scoppio di scintille.

 

Sarei stata permanentemente accecata, se non addirittura uccisa, se la bardatura ambientale non avesse incluso una maschera anti gas e pesanti occhialoni. Mi riacquattai dietro la scrivania e considerai le mie opzioni.

 

Per ora, la caccia all’insetto era più frustrante che pericolosa. La bardatura mi aveva reso effettivamente immune ai paraspiritelli, ed ero diventata così pratica nell’arte della furtività che potevo sbucare proprio dietro ad uno prima che i cosi mezzi ciechi m’avessero individuata. Il che era un bene, dal momento che non avevo quasi alcuna abilità con le armi ad energia magica. Anche a distanza ravvicinata, anche col SATS, mancavo tanto spesso quanto colpivo.

 

Mentre la torretta vomitava un’altra raffica, un piccolo paraspiritello giallo volò verso di me, attirato dall’odore della mia carne bruciata. Scivolai nel SATS appena si avvicinò, puntando il laser e sparando. Lo colpii col terzo colpo e si disintegrò in una vampata di cenere turchese. Sganciai l’incantesimo di puntamento e lo riattivai un secondo dopo per aiutarmi ad abbattere altri due paraspiritelli (uno dei quali era grossomodo del colore della carne morta).

 

Penso di essere nei guai.”

 

Controllai la batteria magiscintilla. Questi ultimi due avevano richiesto cinque colpi per essere vaporizzati. Meglio, ma ancora non bene. In base al primo rilevamento del mio PipBuck, nell’edificio c’erano cinquantadue paraspiritelli che dovevano essere eliminati, e io avevo appena tolto di mezzo quelli numerati da diciannove al ventuno. Andati questi, ne rimanevano trentuno, la maggior parte dei quali, sapevo, stava sciamando in giro per il piano officina dell’edificio -- un’area che avevo evitato, preferendo ripulire prima il resto del palazzo. Solo ora sentivano l’odore della carne.

Mi rimanevano sette colpi.

“Davvero nei guai.”

La torretta rovesciò su di me ancora più energia magica, cercando di abbattermi, non abbastanza intelligente però da accorgersi che nel mezzo c’era un grosso banco metallico. Che stava diventando caldo al tatto.

Se non avessi trovato delle munizioni in questo posto...o, ancora meglio, un’altra arma...

Aprii il banco, giusto per controllare.

Tappi di bottiglia. Tre per la precisione. Urlai per la frustrazione.

Mi guardai in giro, notando una porta targata “manutenzione” lì vicino. Avvolgendo il banco in un campo di levitazione, lo trasportai come uno scudo mentre mi spostavo e mi lanciai verso la porta. Era chiusa.

Non avevo ancora un cacciavite. Guardando rivolta al cielo, “Se almeno una di voi due è lassù, sono davvero dispiaciuta di aver dubitato. Davvero dispiaciuta. Chiedo perdono! Ora... non è che potreste darmi un attimo di tregua?”

La torretta sparò di nuovo. Il banco non era più solo caldo. Stava iniziando a irradiare calore. Altri tre paraspiritelli volarono nella stanza, attirati dal mio odore.

“Bene, andate a farvi fottere. Tutte e due!” Urlai verso l’alto. “Andate a leccarvi a vicenda il...” Entrai nel SATS e lanciai una folata di colpi magicamente guidati contro i paraspiritelli. Due si trasformarono in polvere. Il terzo venne colpito e colpì il pavimento, ma senza morire. Gli altri colpi andarono a vuoto. E ora ero a secco. Ansimai, con il trauma al torace che rendeva doloroso respirare.

Dannazione!

La torretta sparò di nuovo. Il banco ora stava brillando. In preda alla frustrazione, reagii, “Lo vuoi così tanto? Tieni! Prenditelo!” Mantenendo il banco tra me e la torretta, lo levitai fino alla macchina all’attacco e continuai a sbatterglielo addosso finché, con uno scricchiolio, non smise di funzionare.

Poi lo feci levitare dalla parte opposta, alzandolo e poi lasciando cadere la superficie metallica incandescente sull’insetto blu ferito.

 

***         ***         ***

 

Cercai di chiudermi in un ufficio sopra il piano principale della costruzione. Il corridoio che la torretta stava proteggendo aveva condotto a questa stanza -- l’equivalente dell’ufficio di una Capogiumenta. C’era una piccola porta su di un lato che probabilmente portava ad uno sgabuzzino e imponenti finestre con lastre di vetro che si affacciavano sull’area principale di lavoro. Guardai fuori da una di quelle finestre la moltitudine di colorati e carini predatori che sciamavano tra le passerelle in alto e le macchine da stampa al di sotto.

 

Stessa estetica, notai severamente. Era come se il mondo precedente avesse avuto un’erezione per l’architettura industriale.

 

Adesso capivo perché entrare con un lanciafiamme non fosse proprio un’opzione. Questa costruzione era una tipografia. E gran parte di essa era piena di libri, poster… una vera e propria abbondanza di combustibile per un incendio senza controllo. Un rogo del genere avrebbe probabilmente distrutto proprio le cose ero certa Occhiorosso stesse cercando: le macchine da stampa.

 

Dovevo applaudire lo stallone. Aveva l’energia, l’acciaio, i tessutie adesso stava lavorando a riportare la pubblicazione di massa. Da quanto ne sapessi, l’unico libro che era stato scritto e distribuito su scala significativa sin dall’apocalisse era La Guida alla Sopravvivenza nelle Terre Devastate. Rimettere questo posto in funzione sarebbe stato un grande passo avanti.

 

Quelle scuole che stava promettendo improvvisamente iniziarono a sembrare reali.

 

Avvistai molte altre torrette automatiche coprire il piano principale di lavoro. Quelle fottute cose ingnoravano gli insetti, ma sapevo avrebbero attaccato se avessi messo zoccolo in quella stanza. Non ero in condizione di affrontare così tanti paraspiritelli, tanto meno le dannate torrette.

 

La stanza aveva una scrivania con un terminale ancora funzionante. Mi sedetti ed iniziai a forzarlo, sperando che avrei potuto spegnere altre torrette da qui. La password, stranamente, era “Spiriti Generosi”.

 

Benvenuta al Ministero dell’Immagine, Centro di Fillydelphia, Miss Periwinkle!

Come si sente questa bella mattina?

Sono passati 202 Anni, 37 Giorni, 1 Ora e 13 Minuti dal suo ultimo accesso.

Desidera controllare i suoi ultimi messaggi?

 

Aspetta ... questo era un Hub? Ma ... non c'era niente qui! Era un piccolo edificio, poco più di una tipografia. Non c'era nulla qui.

 

Questo ... non ha senso. Questa non era una torre; era alta due piani. E avevo visto abbastanza del palazzo per essere sicura che non ci fossero sottolivelli segreti. Non c'erano molti uffici, niente più di quello che ci si aspetterebbe da una piccola casa editrice.

 

Mi alzai e inizia a guardarmi attorno. C’erano poster sulle pareti dell’ufficio, e molti di più nelle stampanti al piano di sotto. Avevo già visto la maggior parte di loro. Tutti, dai poster “PROGRESSO” del Ministero della Tecnologia Bellica a quelli con l'immagine di Twilight Sparkle sopra le parole "Leggere è Magia" (il manifesto che avevo visto nella Biblioteca di Ponyville, solo senza graffiti a deturparlo).

 

Mi voltai a guardare il terminale e notai qualcosa di diverso. Sulla scrivania c'era un vecchio album. L'ho aprii e cominciai a sfogliare magicamente le pagine, tutte piene di ritagli raccolti: articoli di giornale, vecchi volantini, notifiche pubbliche. La maggior parte di loro erano talmente decomposte da diventare illeggibili. Di quelli che non lo erano, molti erano familiari. L'avvertimento della clinica sul Disturbo da Stress Bellico, per esempio.

 

Uno degli articoli di giornale a malapena leggibili catturò la mia attenzione:

 

Drago sopra Hoofington

 

Gli Shadowbolts, guidati da Rainbow Dash, si sono occupati del drago Brimstone sopra i cieli di Hoofington lo scorso fine settimana, quando le forze zebra hanno gestito il più grave attacco ad Equestria in tredici anni di storia bellica. Tutte le voci che le zebre avessero arruolato dei draghi indigeni in patria sono state confermate. La Principessa Luna promette di espandere i pegasi d’Equestria...

 

Il resto presumibilmente doveva proseguire in un'altra pagina. Il resto di questa era una foto di Rainbow Dash in piedi con orgoglio sulla testa del mostro caduto.

Era il tipo di immagine che avrebbe bollato Rainbow Dash come un eroe nazionale nelle menti dei pony per generazioni.

Chiusi il libro e mi voltai a guardare lo schermo. E cominciai a capire.

Ripensai al poster di Pinkie Pie che per primo mi avvertì dell'esistenza dei ministeri. Se me lo avessero chiesto, avrei detto che il Ministero della Morale era stato il primo che avevo scoperto.

Mi sarei sbagliata.

 

Il Ministero dell’Immagine era stato il primo che avevo visto. Solo che non era menzionato con quel nome. Non è stato quasi mai menzionato con quel nome, almeno non esternamente. In effetti ho il sospetto che Principî dell’Adeguato Linguaggio dei Pony dovesse essere un documento interno.

 

Il Ministero dell’Immagine non sembrava fare progetti propri. Ha lavorato al servizio degli altri Ministeri. Ha creato i loro materiali, i loro libri, i loro manifesti, i loro volantini... e in un caso anche le loro armature. Ogni manifesto era associato ad uno degli altri Ministeri... diavolo, probabilmente ogni volta che avevo visto o sentito qualcosa sul loro riguardo, stavo vedendo il Ministero dell’Immagine.

 

L’invisibile Ministero... che era ovunque.

 

***         ***         ***

 

Scaricai i messaggi di Miss Periwinkle nel mio PipBuck per una lettura successiva per poi passare al compito più urgente, ovvero trattare con le torrette. Avevo sperato di poter spegnere le torrette attraverso il terminale in quello che consideravo l'ufficio della Capogiumenta. Ma il terminale mi permise di fare di meglio. Mi permise di riprogrammare le torrette e cancellare i paraspiritelli!

 

Mi accovacciai dietro al tavolo, col rumore dell fuoco di sbarramento della torretta che riempiva l’intero piano del centro del Ministero dell’Immagine. Il conta-uccisioni di paraspiritelli sul mio PipBuck era schizzato fino a trentanove e stava solo iniziando a rallentare. Capii che avrei dovuto dare la caccia agli ultimi rimasti, quelli nascosti in stanze e spazi non sorvegliati da torrette. Ma d’un tratto il mio compito apparve molto più facile.

La mia fortuna non fece che aumentare. C’era un bagno subito fuori dall’ufficio. L’acqua faceva impazzire il mio PipBuck, e lo scarico era del tutto non funzionante...un pony idraulico ci stava lavorando su quando il MegaInanctesimo aveva colpito. Il suo scheletro era ancora lì dentro; era stata uccisa da un pezzo di muro crollato dal soffitto.

Non era rimasto molto della sua uniforme da manutenzione, ma abbastanza da rattoppare i buchi nella mia tuta ambientale con l’aiuto di un po’ di colla prodigiosa. E c’erano molte bottiglie di quest’ultima nella scatola degli attrezzi del pony. Assieme a una chiave inglese e (squee!) un cacciavite!

C’era anche una scatola di pronto soccorso debolmente chiusa a chiave con qualche benda curativa e un paio di forcine extra. E una lattina di Ment-Ali.
 

La fissai per un tempo lunghissimo, combattuta fra il bisogno di andarmene e quello di prenderne una. Solo una.

Mi dovetti sforzare per chiudere la scatola, lasciandole dentro. La richiusi a chiave. Mai più.

Ero finalmente libera da quelle dannate catene! Avevo notato che la maggior parte degli altri schiavi non le indossava, ed ero abbastanza sicura di riuscire a fuggire senza averle addosso. Ma se non me le fossi tolte io stessa, pensavo che non ci sarebbe stato nessun altro pony con sia l’abilità che la gentilezza disposto ad aiutarmi.

Odiavo davvero Fillydelphia.

Il fuoco della torretta cessò. Per essere sicura le spensi del tutto prima di uscire dall’ufficio. Secondo il mio PipBuck, ne restavano cinque. Ed ero ancora senza munizioni. Mi serviva un piano.

Ritornando da dove ero arrivata, cercai di sbloccare la stanza di manutenzione a cui prima non mi era stato possibile accedere. Con un po’ di fortuna al suo interno vi avrei trovato delle batterie magiscintilla.

La porta si aprì, ma la mia serie di fortune era giunta al termine. Non c’erano batterie. Né armi o munizioni di alcun genere. In compenso c’era lo scheletro di un pegaso che si era chiuso dentro, da solo con una ormai vuota
bottiglia di buck e una scatola di antidolorifici. Dalla posizione dello scheletro e il disordine della stanza sospettai che fosse morto in preda a convulsioni...magari senza la possibilità di avvertirle.

 

Sul muro della stanza c’erano dei poster molto ben conservati che non avevo mai visto prima. Uno particolarmente fantasioso per una pattuglia acrobatica di pegasi chiamati “Wonderbolt”, le cui uniformi blu riprendevano palesemente il design più scuro e militareggiante di quelle degli Shadowbolt.

O era il contrario? Un articolo incorniciato sulla parete affermava:

 

L’Eroico Tentativo dei Wonderbolts di Liberare i Prigionieri Catturati dalle Zebre Lascia Quattro Morti

 

Questa mattina la Principessa Celestia ha annunciato il successo del salvataggio dei diciassette pony tenuti prigionieri per due settimane dai pirati delle gemme Zebra. I Wonderbolts, i più grandi aviatori d’Equestria, si sono offerti volontari per la missione segreta che li ha mandati nelle acque delle Zebre. Tuttavia il successo è costato la vita a quattro membri della squadra d'elite Pegasi che sono stati uccisi nella battaglia che ne è seguita. Per fortuna nessuno dei prigionieri è rimasto ucciso e solo uno ha riportato gravi lesioni.

 

Durante queste due settimane di crisi, il Cesare Zebra ha più volte denunciato le azioni dei pirati e ha offerto sostegno alla Principessa Celestia, ma ha negato il permesso ai pony d’Equestria di entrare nei territori delle Zebre, affermando che ciò avrebbe "aumentato le tensioni già esistenti" e insistendo sul fatto che l’intelligence del suo esercito aveva segnalato che i pirati stavano operando in acque internazionali. Il Cesare Zebra continua a negare alcuna conoscenza di dove la nave pirata fosse ancorata.

La Principessa Celestia sostiene che l’operazione dei Wonderbolts nel territorio delle Zebre sia stato il risultato di un "semplice fraintendimento" e si è scusata personalmente con il Cesare...

 

L’articolo era chiaramente datato prima dell’inizio della guerra. Un’altra cosa a cui pensare più tardi, quando non stessi provando a trovare un modo di disintegrare paraspiritelli senza un’arma ad energia magica, o incenerirli col fuoco.

 

La stanza manutenzione includeva anche un banco da lavoro e una varietà di cianfrusaglie, incluso il cestino da pranzo dei “Wonderbolts” e un sacco riempito con una malconcia collezione di porno di qualche pony. Principalmente vecchie copie della Wingboner[7] Magazine. Riuscii a non guardare. No, davvero.

 

Ok, forse giusto un pochino. Le giumente Pegaso sono un po’… esotiche, dopo tutto.

 

Scintilla ispiratrice. Buttai la rivista e spostai il sacco da una parte. Poi svuotai il cestino da pranzo dalla melma che il cibo all’interno aveva prodotto marcendo. Tirai fuori il progetto che Ditzy Doo mi aveva dato come regalo. Non mi aspettavo davvero che una mina fatta in casa sarebbe stata utile contro i Paraspiritelli, ma ciò non significava che non ne avrei trovato un utilizzo in seguito.

 

Ero sul punto di riporre la mina nella sacca quando mi venne un’altra idea. Non potevo dare fuoco ai dannati insetti mangia-pony dentro l’edificio, ma...

 

Mezz’ora più tardi, trottai fuori dalla stamperia, un sacco pieno di paraspiritelli arrabbiati fluttuava di fianco a me.

 

“Oh, Pyrelight!” canticchiavo con un sorrisetto.

 

***         ***         ***

 

Il Signor Brillante fu molto impressionato, e sentii me stessa arrossire con orgoglio. Solo che l’orgoglio venne rapidamente sostituito da vergogna e rabbia per il fatto che mi sentissi felice per il lavoro da schiava. E, peggio, grata ad uno degli schiavisti per avermi fatto i complimenti.

 

La ricompensa per i miei sforzi fu quella di vedermi portare via l’arma ad energia magica, ma in compenso mi offrì un completo di bardature da schiavo. Offrivano poca protezione, ma meglio poco che niente, e mi avrebbe aiutato nelle notti gelide. Il vero proprietario, secondo il Signor Brillante, non sarebbe stato più in grado di indossarla causa decapitazione.

 

Lavorare velocemente non significava riposo ma più lavoro. Fui assegnata al cantiere di demolizione per il resto della giornata. Spesi dieci minuti buoni a prendere istruzioni sull’utilizzo di una apparentemente arruginita motosega prima che il capo cantiere, anch’egli uno schiavo, decise semplicemente di non volere uno strumento così doloroso negli zoccoli di una piccola e apparentemente debole puledra. Feci notare che, come unicorno, ero più che capace di brandire la motosega taglia metallo indipendentemente dalla mia stanza fisica o dalla forza. In risposta mi mise al lavoro a raccogliere i pezzi di scarti che gli altri lavoratori (schiavi, dannazione!) tagliavano da vecchi vagoni passeggeri e altri enormi artefatti metallici del passato.

 

Mi trascinai nell’assordante frastuono del cantiere di demolizione. Dozzine di pony stavano usando quelle lame rotanti e magicamente taglienti contro i metalli. Alla fine una dozzina in più si aggiunsero al servizio ritiro rottami. Guardai in alto per osservare le guardie schiaviste posizionate sopra di noi, armate con bardature da combattimento o carabine d’assalto, che si tenevano ben lontane dalle motoseghe. Un audace unicorno avrebbe potuto provare a farne fluttuare una verso di loro, ma sarebbe stata freddata prima ancora di poterne uccidere più di uno. Con la coda dell’occhio vidi lo splendido piumaggio giallo e verde di Pyrelight volare in cerchio, con un cestino da pranzo Wonderbolts stretto nei suoi artigli, prima di uscire fuori vista. 

 

Sorridendo un poco a me stessa, nonostante la mia triste situazione, ebbi modo di lavorare.

 

Pony schiavizzati, urlanti sotto le fruste degli schiavisti, trainanti carri carichi di metallo nel cortile d’acciaio per essere affettati. Rimasi scioccata quando diversi pony si trascinarono faticosamente nel cantiere, trainando un carro riempito dalla gigantesca porta di acciaio a forma di ingranaggio di una Scuderia.

 

Il mio lavoro era molto più facile del loro grazie alla mia magia. E mi offriva la possibilità di parlare con gli altri schiavi. Non erano una comitiva molto loquace, svelti a ricordarmi che parlare troppo rendeva nervosi gli schiavisti ed era un modo rapido per farsi tagliare la lingua. Ma fui lo stesso in grado di racimolare un po’ d’informazioni che mi convinsero che gli unici posti probabili dove trovare o gli schemi del Radio-Motore o la ricerca di Occhiorosso sugli Incantesimi d’Elusione fossero l’Hotel Alpha-Omega o l’hub del Ministero della Morale.

 

L’Alpha-Omega veniva usato come “alloggio speciale”. Nei piani inferiori, questo significava alloggio per i combattenti della Fossa. Essere sulla corsia preferenziale per una morte brutale per zoccolo di altri schiavi non era senza compensi: un posto molto più bello dove coricarsi, meno ore di lavoro e (se le voci erano vere) accesso ad una distilleria. Chi, o cosa, fosse alloggiato ai piani superiori era apparentemente un segreto gelosamente custodito.

 

“L’unico altro posto in tutta Fillydelphia dove trovare dell’alcool,” commentò una degli schiavi mentre faceva raffreddare la sua motosega prima di riprendere a lavorare su una sezione di tre metri di quella che un tempo era stata la paratia di una Scuderia, “è il Bar del Vagabondo. Una zona di ritrovo per schiavisti dall’altra parte del Muro.” Un peccato, dal momento che non avrei certo disdegnato un po’ di whiskey di mela. “Stern odia quella roba. Dice che l’alcool rende gli schiavi stupidi, e a lei gli stupidi non sono di alcuna utilità.”
 

La giumenta schiava dall’accento molto strano strinse i denti sulla motosega, rimettendola in moto, e riprese a tagliare. Attesi abbastanza per prendere i primi pezzi tagliati della paratia, e li levitai verso i bidoni di raccolta. Poi mi spostai.

Per i pony disponibili a parlare ogni cosa riguardante l’edificio del Ministero della Morale, con quella divertente forma simile a una fattoria, era un mistero, tranne il fatto che c’era sempre un pallone Pinkie Pie ancorato, che Stern stava appostata nella parte alta della torre e che Occhiorosso stesso aveva delle stanze private da qualche parte al suo interno.

Mi ritrovai a parlare con un altro degli schiavi, questa volta un unicorno con un occhio malato e solo tre zampe (il risultato non di un incidente o di qualche crudeltà ma di un difetto di nascita, essendo nato in una tribù che aveva vissuto troppo vicino al Cratere di Fillydelphia prima del Muro). La nostra conversazione si interruppe quando, uno per uno, gli schiavi smisero di lavorare per rivolgere lo sguardo al cielo coperto di nuvole scure. Alcuni indicavano. Molti bisbigliavano.

Voltai la testa in su, cercando di notare il motivo di tale agitazione. Non fu difficile da capire. Un carro del cielo stava passando, trainato da due grifoni. Attorno a questo, uno stormo di alicorni.

“Ragazza...” borbottò il pony deforme, “A quanto pare Occhiorosso è arrivato.”

 

***         ***         ***

Ero nello stesso posto in cui mi ero ritrovata il giorno prima. Il sangue dello schiavista che Stern aveva ucciso macchiava ancora il terreno. Gli altri schiavi si erano raccolti tutt’attorno a me, stringendosi tra loro. I tetti che ci circondavano erano ricoperti da grifoni in armatura da Artiglio. Stern si mise nel suo posto preferito e guardò in basso verso di noi. Il suo fucile anticarro era adagiato sulla sua schiena, ma ricordavo la sua velocità di estrazione.

Gli altoparlanti si zittirono, interrompendo a metà la Marcia dei Paraspiritelli.

Un paio di pony che mi si trovavano accanto nitrì nervosamente. Individuai Sangue e Daff tra la folla. Sangue sembrava annoiata, mentre si controllava uno zoccolo. Daff aveva un’aria torva.

Ed infine lo vidi. Occhiorosso.

Fiancheggiato da una scorta di Alicorni, il pony che ero giunta ad incolpare di gran parte delle situazioni sbagliate nelle Terre Devastate di Equestria si fece avanti da una rampa sulla parte destra dell’edificio sul quale Stern era appollaiata.

Occhiorosso era uno stallone di terra, forte e robusto, con il pelo rosso sangue e qualche leggera cicatrice attorno al fianco vuoto su cui avrebbe dovuto trovarsi il suo cutie mark. Aveva la criniera e la coda di un nero corvino, con un taglio pratico, ed indossava una mantella nera che scendeva lungo il suo fianco destro. Riuscii a vedere chiaramente soltanto la parte sinistra del suo corpo, mentre camminava a grandi passi verso il centro del tetto, ma il suo occhio sinistro era spiccatamente blu.

Non so bene cosa mi aspettassi. Diamine, credo che mi aspettassi un mostruoso alicorno grande come un Pallone di Pinkie Pie, contorto e malvagio, irradiante esplosioni di energia. O qualcosa di ugualmente assurdo.

Occhiorosso era... soltanto un pony.

Potevo far finire tutto in quel momento! Mi serviva soltanto qualcosa di grande e pesante. Potevo farlo fluttuare sulla sua testa e poi lasciarlo cadere. Anche se i grifoni mi avessero colpita, anche se Stern mi avesse uccisa a fucilate, avrei potuto accettarlo fintanto che fossi riuscita a portare Occhiorosso con me.

Uno degli alicorni guardò in basso tra la folla e i suoi occhi mi individuarono rapidamente. Aprì le ali e prese il volo, vigilando con fare protettivo. Maledizione. Si ricordavano di me e non mi avrebbero permesso di fare lo stesso giochetto una seconda volta.

Realizzai con un brivido che gli alicorni sapevano che ero lì. E anche la loro Dea. Il che significava, sospettai, che anche Occhiorosso lo sapeva. 

 

Era un piano stupido.

Al centro del tetto c’era un lembo di ringhiera che una volta aveva sostenuto un segnale. Occhiorosso trottò fin lì, mentre gli altri due alicorni prendevano posizione su ciascuno dei suoi fianchi. Si voltò verso di noi, allargando i suoi zoccoli anteriori sulla ringhiera mentre guardava in basso. Restai senza fiato, il mio mondo improvvisamente scompariva da sotto i miei zoccoli.

 

Lavoratori! Benvenuti, e grazie per esservi uniti a me.” Occhiorosso era ancora più carismatico di persona, le sue parole erano lisce come l’olio e diabolicamente persuasive. Ma le ascoltavo a malapena, il mio sguardo era pietrificato sul rosso lucore che proveniva dal rivestimento di metallo intorno a quella che avrebbe dovuto essere la sua orbita destra.

 

Un cyberpony?

 

Occhiorosso era un cyberpony!? Mi trovavo al cospetto di un livello di avanzamento tecnologico avanzato ben oltre terminali e robofatine. Occhiorosso aveva impianti cibernetici! Come? Dove li aveva ottenuti? Quando era divenuto possibile quel genere di tecnologia?

 

Il mio sguardo si spostò lungo il suo corpo, in cerca di altri segni di potenziamenti, e si bloccò sulla sua zampa anteriore destra. Occhiorosso stava indossando un PipBuck!

 

Occhiorosso era un pony di Scuderia[8].

 

“Vi ho chiesto molto in nome del futuro,” stava dicendo Occhiorosso quando mi scossi dal mio totale stupore. Lo stallone cremisi cyber-migliorato indossava persino il suo PipBuck sulla sua zampa destra, il che era insolito. Proprio come me.

 

“Ma non richiederei nulla da voi che non esiga da me stesso,” sostenne Occhiorosso, posando lo sguardo su di noi. Il raggio rosso di quell’occhio puntatore scintillò quando passò su di me.

 

“Come potete vedere mi è stato dato, non per merito mio, un livello di educazione privilegiata che i pony delle nostre Terre Devastate potrebbero solo sognare. Ho vissuto in una Scuderia in cui simili lussi, come la sicurezza, il cibo e l’acqua pulita, erano dati per scontati. Il nostro talismano dell’acqua da solo avrebbe potuto generare sostentamento per la sopravvivenza di migliaia di noi, e invece veniva usato per frivole sciocchezze come la fontana dell’atrio.”

Si accigliò, scuotendo la testa. “Osservate il mio occhio. La mia Scuderia mi ha offerto migliorie mediche e tecnologiche ben più avanzate persino rispetto a quelle del periodo prebellico. I pony ai gradi alti della Stable-Tec avevano cospirato per trasformare la mia Scuderia in un esperimento per una reggenza basata sulla maniera del pony di terra...”

Che Celestia me la lecchi![9] 

La Scuderia Due aveva sempre avuto una capogiumenta unicorno. Provai a immaginarmene una sotto il comando di un pony di terra e orientata verso lo stesso progresso e lavoro che aveva dominato il pensiero del Ministero della Tecnologia. Che livello avevano raggiunto in duecento anni di isolamento?

Beh, quello degli innesti cibernetici, per prima cosa.

 

Mi accorsi di aver perso il filo del discorso di OcchioRosso, e mi rimproverai di non aver prestato maggiore attenzione ora che si trovava proprio di fronte a me. Ma non riuscivo ad allontanare l’idea di stare guardando in uno specchio oscuro e incredibilmente devastato.

“...ho visto le terre devastate di Equestria per ciò che erano. Ma soprattutto, ho visto cosa avrebbero dovuto essere. E cosa potrebbero essere di nuovo! Quella notte, per la prima volta, le Dee mi hanno parlato...”

Mi ritrovai a combattere l’istinto di coprirmi il volto con uno zoccolo. L’idea delle Dee degli alicorni che parlavano a Occhiorosso, o anche solo che lui avesse avuto tale impressione, rendeva tutto molto più chiaro. Conoscevo un pony nella Scuderia Due che ogni tanto captava il segnale delle trasmissioni radio tramite l’impianto metallico che aveva nella mascella. Solo Celestia poteva sapere cosa fosse in grado di captare tutto quel groviglio di cavi nella testa di OcchioRosso, che fosse intenzionale oppure no. La Dea comunicava telepaticamente con gli alicorni.
 Stava quindi comunicando anche con lui? O era una semplice ricezione di strani segnali?


Il Predicatore aveva suggerito a Velvet Remedy che OcchioRosso stesse captando
 messaggi confusi.

“...E la prima cosa che Lei mi mostrò fu quanto sbagliati fossero gli insegnamenti della mia Scuderia. Quanto fossero effettivamente rivoltanti le nostre idee di una supremazia dei pony di terra. Non esiste una razza di pony superiore a un’altra. Siamo tutti schiavi delle Terre Devastate di Equestria. E solo con il nostro lavoro potremo tornare liberi.”

 

Mentre Occhiorosso parlava, ricordai le versioni distorte della storia e di racconti che avevo visto nella Scuderia Ventiquattro. Persino il racconto della Puledra nella Luna -- il racconto della caduta millenaria nella follia della Principessa Luna come Nightmare Moon, dalla quale venne salvata dal gruppo di amiche che Luna aveva successivamente scelto come Giumente dei Ministeri -- era stata cambiata nel racconto di un principe caduto. Potevo solo supporre, se era quello che la Stable-Tec aveva fatto per garantire un esperimento di dominazione maschile in quella Scuderia, quali fossero stati gli insegnamenti nella Scuderia di Occhiorosso.

 

“Ma quel lavoro non è di alcun valore a meno che non sia condiviso! Finché non siamo tutti liberi, nessuno di noi lo è davvero. Né meritiamo di esserlo!” Occhiorosso distolse lo sguardo, apparendo stranamente vergognoso. Poi, con una ferocia che non mi aspettavo, ci disse, “Ed è per questo che la mia Scuderia fu la prima ad essere smantellata. La sua porta ed i suoi supporti divelti e fusi, i suoi muri e pavimenti di calcestruzzo tagliati a pezzi per fare le pietre di fondazione della Cattedrale, la fortezza che stiamo costruendo sul sito della mia precedente casa, perché sia la nuova capitale della nostra Nuova Equestria, e la nuova dimora delle nostre Dee viventi.”

 

Vacillai.

 

I pony della mia casa furono i primi ad unirsi all’armata dei Figli dell’Unità. O, nel caso di molti, essi divennero i primi lavoratori in questi stessi cantieri in cui voi lavorate oggi. Vidi la ricchezza della nostra scuderia condivisa, il talismano dell’acqua dato ad una città in difficoltà che ora conosce la gioia dell’acqua pura e pulita. Concentrai le grandi menti dei nostri migliori pony di scienza sul compito di costruire la nuova era ventura.”

 

La sola cosa che rimane della mia casa è il mantello che indosso come un ricordo,” dichiarò Occhiorosso, sorridendo giù verso di noi. “Tutto quello che abbia mai avuto, io l’ho dato. Come voi fate oggi…” I suoi occhi, sia il meccanico che il naturale, si posavano sui pony nella folla. La sua voce era paterna. “E non potrei essere più fiero di tutti voi.”

 

Diede un’occhiata indietro a Stern. Il grifone di colore nero annuì con la sua testa dalle bianche piume, ma il suo becco si torse in una smorfia di disgusto nel momento in cui lui si voltò. L’alicorno nell’aria continuava a volteggiare, tenendo i suoi occhi ben aperti per oggetti levitanti non identificati.

 

Guardando di nuovo a noi, bagnandoci nel suo sorriso al di sotto delle nuvole colorate d’ardesia, Occhiorosso annunc, “E così io vengo portando il dono del sollievo. Domani sarà un giorno di riposo. Nessuno lavorerà. Inoltre, il frutto degli alambicchi del Bar del Vagabondo vi sarà reso disponibile gratuitamente, per quelli che desiderano gustare il migliore horse whisky[10] che Fillydelphia abbia da offrire!”

 

Le parole del capo dei nostri schiavisti furono accolte con applausi scalpitanti ed urla di gioia. Era una pazzia. La gratitudine della folla aveva tanto senso quanto la nostra zuppa d’avena. Mi guardai intorno e trovai un po’ di pony che non stavano festeggiando. Uno di questi era Daff, sebbene sembrasse che Sangue si stesse rallegrando per entrambi.

 

Occhiorosso sorrise gentilmente, e poi agitò il suo zoccolo per chiedere il silenzio. Le urla e lo scalpitìo si spensero con difficoltà, come soffocati. “Ed ho anche proveduto per l’intrattenimento. Due interi Eventi nella Fossa, con posti perché ciascuno ne goda!” Guardò in basso verso di noi. Questo, ovviamente, se posso avere qualche volontario.”

 

La quiete divenne un duro silenzio. I pony schiavi si guardavano l’un l’altro.

 

E ne abbiamo uno!” annunciò Occhiorosso guardando nella folla. Nessun altro?”

 

Guardai intorno per vedere quale pony si fosse offerto volontario per il sanguinoso sport. Daff stava tenendo uno zoccolo alzato. Sangue lo fissava scioccata.

 

Poi, lentamente, in una dimostrazione d’amicizia che credevo impossibile per la viziosa giumenta ex-razziatrice, Sangue rimase accanto allo stallone color piscio ed alzò il suo zoccolo, abbassando la sua testa per sospirare.

 

Vaffanculo, Daffodil,” mormorò. “Ti odio così tanto.”

 

La voce di Occhiorosso contò, “E sono due!...”

 

***         ***         ***

Tutto andò all’inferno un’ora dopo il discorso di Occhiorosso.

Stavo tornando verso la copertura dei carri scontro quando il grido di una giumenta mi spinse a correre. Il grido proveniva da dentro una struttura, la cui decadente verniciatura annunciava il “Labirinto degli Specchi e Casa dei Riflessi Strambi della FunFarm di Fillydelphia!” La giumenta urlò di nuovo ed io mi precipitai dentro.

L’interno dell’edificio era scuro e polveroso, l’aria pregna di granelli di polvere, il pavimento coperto da vetri rotti. Mi feci levitare leggermente mentre mi muovevo, non volendomi tagliare gli zoccoli. Era un labirinto, proprio come pubblicizzato, ma poche delle cornici degli specchi reggevano più di qualche coccio sporco, sporgente rispetto al retro della cornice. Dei vecchi graffiti mi suggerirono che in passato un gruppo di razziatori aveva usato il luogo per il proprio tipo di “divertimento”.

“No! Togliti!” urlò la puledra ed io scivolai fermandomi nel momento in cui riconobbi la voce. Era Sangue.

Udii delle risa. E la voce roca e crudele di uno stallone chiese, “Perché mai non dovresti divertirti questa notte? È un diritto, visto che domani morirai nella Fossa!”

Sentii un grugnito che mi sembrò Daff. E quindi il suono di legno che impattava contro la carne di un pony.

Trottai avanti finché non colsi la scena riflessa nel terzo rimanente di uno specchio rotto. Due schiavisti tenevano Sangue schiacciata contro un muro. Potevo vedere il sangue che le scendeva lungo la schiena, dove i frammenti dentellati dello specchio dietro di lei le stavano tagliando la coda ed i fianchi. Uno degli schiavisti era un unicorno e stava facendo fluttuare una carabina a leva verso il muso di Sangue, mentre si spingeva su di lei con fare lascivo. Lo stallone che gli stava accanto la stava puntando con un fucile a canne mozze praticamente identico alla prima arma da fuoco che avevo mai visto.

Altri tre schiavisti erano ammucchiati su Daff. Uno di essi, una giumenta, stava cercando di picchiarlo fino alla sottomissione con l’impugnatura del suo fucile.

Il mio cuore si infiammò di rabbia. Sentii i miei nervi prendere fuoco. Un pony nella mia testa cercò di ricordarmi che non potevo iniziare ad uccidere degli schiavisti. Questa era la mia sola possibilità di arrivare fino a Occhiorosso e richiedeva di tenere un profilo basso finché non fossi riuscita ad arrivargli vicina. E avevo ancora così tanto lavoro da fare...

...che non avevo proprio intenzione di salvare quella cagna sadica e il suo amico stupratore. Che diavolo stavo per fare rischiando la mia vita, rischiando tutto, per loro?

E assolutamente niente di tutto questo ebbe importanza, come gli schiavisti compresero, quando al bagliore che veniva dal mio corno si unì la luce proveniente da più di centinaia di cocci mortalmente affilati di vetri degli specchi.

Il pony schiavista con il fucile a canne mozze provò a sparare un colpo prima che la stanza divenisse un tritatutto[11].

Fallì.

 

***         ***         ***

L’assassinio particolarmente sanguinoso di cinque schiavisti non sarebbe passato inosservato. Il singolo colpo sparato aveva attirato attenzione e ora stavo correndo lungo il labirinto, cercando disperatamente di trovare la via d’uscita mentre guardie schiaviste in pesanti bardature da combattimento si davano all’inseguimento.

Avevo lasciato Sangue e Daff vivi e scioccati, nel corridoio decorato con una scena così sanguinosa che avrebbe reso invidioso qualsiasi razziatore. Avevo strappato via la carabina e il fucile della giumenta ma non avevo avuto tempo di cercare tra i resti. Avevo solo le munizioni presenti al momento nelle armi. Secondo il mio EFS non erano molte: due colpi nella carabina, dodici nel fucile.

I segnali rossi sulla bussola del mio EFS mi dissero che due altre guardie erano davanti a me. Senza dubbio all’esterno avevano circondato l’edificio. La mia unica speranza era di uscire da qua e cambiare zona prima che avessero abbastanza tempo per far arrivare altri oltre alle forze schiaviste più vicine.

Desiderai di aver scelto lo StealthBuck, dopo tutto.

I segni rossi si mossero, ondeggiando lungo il labirinto, avvicinandosi. Mi accucciai, nascondendomi, con la carabina pronta. Nel momento in cui la testa della prima guardia apparve nel corridoio scivolai nel SATS e aprii il fuoco. La guardia schiavista cadde duramente a terra, sanguinando da un buco aperto nella gola. La seconda era proprio dietro di lei. Le infilai l’unico altro colpo che avevo in faccia, centrato sul suo occhio sinistro. Poi scartai la carabina a leva e galoppai avanti.

Sentii grida e il suono galoppante di zoccoli pesantemente armati sui vetri infranti dietro di me.

Più avanti individuai una porta aperta, con la luce del tramonto che si riversava all’interno, attorno alla pony schiavista che si era posizionata là. Era un unicorno e stava facendo fluttuare uno scudo anti-sommossa davanti a sé, mentre finiva di preparare una mitragliatrice a catena all’entrata. ‘Fanculo!

Mi tuffai in un altro passaggio ed indietreggiai verso un vicolo cieco, mentre soppesavo le mie opzioni. Gli schiavisti che mi stavano alle calcagna si stavano avvicinando.

 

Urtai lo specchio dietro di me e il tocco sparse sul mio corpo la sensazione di un bagno ghiacciato. Mi voltai, guardai nell’unico specchio rimasto completamente intatto nella Casa dei Riflessi Strambi e mi bloccai.

A guardarmi di rimando c’ero io... ma non ero io. La Littlepip che mi guardava indossava un’armatura fatta di pezzi messi insieme da altre armature di razziatori. La avevano colpita duramente, era moribonda, il suo corpo stava cedendo mentre mi lanciava sguardi feroci in una posizione di combattimento che andava velocemente deteriorandosi. Il suo sguardo mi spinse a muovermi di nuovo. 

Inorridita, mi ritrassi, mi voltai e corsi.

Proprio sulla traiettoria della mitragliatrice a catena.

Di me sarebbero rimaste solo interiora sanguinolente se la mia apparizione improvvisa non avesse completamente sorpreso la giumenta unicorno. L’istante che le servì per riaversi fu abbastanza per permettermi di afferrare telecineticamente la mitragliatrice e farla ruotare, aprendo il fuoco. Lo scudo anti-sommossa fu dolorosamente insufficiente rispetto alla sua alquanto imponente potenza di fuoco.

Mi fermai un momento in un futile tentativo di tirare la mitragliatrice fuori dalla sua impalcatura e portarla con me. Quindi mi precipitai fuori dalla porta. 

Una cecchina da uno dei Palloni Pinkie Pie provò a colpirmi. Il proiettile sibilò dietro di me, penetrando in un carretto dei popcorn distrutto. Iniziai a muovermi a zig zag, in modo da rendere il più difficile possibile colpirmi. Avevo bisogno di raggiungere un posto sicuro, preferibilmente un posto alto. Era il momento di chiamare Calamity. L’intero piano era un fallimento.

Un grifone piombò dall’alto, bombardandomi con un fucile mitragliatore. Cambiai percorso, sperando di non essere in trappola. 

Lo ero. Il tragitto davanti a me terminava sulla palizzata di ferro battuto che circondava il parco giochi. Mi avevano spinta in una trappola.

O almeno quella era la loro intenzione. Mentre galoppavo oltre uno stand di pasticceria capovolto (“Le Torte Rosa di Pinkie Pie[12]!”) sollevai magicamente una dozzina di contenitori per torte sparpagliati lì attorno, facendoli fluttuare davanti a me. Feci levitare ciascuno di essi più in alto di quello precedente, formando i gradini di una scala. Avvolgendomi in un campo gravitazionale per negare virtualmente il mio stesso peso, corsi sulla scala di contenitori per torte e balzai oltre la recinzione.

La cecchina del Pallone Pinkie Pie fece nuovamente fuoco, bucando l’ultimo contenitore esattamente mentre il mio zoccolo lo abbandonava. Il grifone si voltò e continuò l’inseguimento. Ma, almeno per il momento, avevo ridotto il numero dei miei avversari a due.

 

Mi lanciai in picchiata, rotolando, e richiamai il mio incantesimo di puntamento liberando metà dei proiettili del fucile nel ventre coperto dall’armatura del grifone mentre volava sopra di me. L’armatura da Artiglio si rivelò molto efficace. Non era morta, nemmeno sanguinante, ma i colpi le avevano tolto il fiato, portandola ad atterrare bruscamente.

 

Mi rigirai, ruotando sugli zoccoli, mentre un ulteriore sparo della cecchina colpiva il terreno esattamente dove poco prima si trovava la mia testa. Dovevo spostarmi da sotto quella pony cecchina! Non era Calamity, ma era comunque una temibile tiratrice. E le sarebbe bastato un colpo.

Corsi verso l’edificio intatto più vicino, sparando i miei ultimi proiettili contro le due guardie che stavano a sorveglianza dell’ingresso. Scartai il fucile ed acchiappai telecineticamente le pistole automatiche di una delle guardie, come rimpiazzo, prima di lanciarmi attraverso il portone dell’Hotel Alpha-Omega.

 

***         ***         ***

L’hotel, che in passato aveva ospitato la Celebrazione del Sole d’Estate, aveva visto secoli migliori. L’aura di logora opulenza si aggrappava all’interno come la sua carta da parati scolorita e scrostata. L’aria era grigia e piena di piccoli granelli di polvere e degrado. Sottili piogge di intonaco cadevano occasionalmente dalle crepe nel soffitto.

 

L’hotel fungeva da casa per i pony che sapevano di essere in fila per una morte gloriosa.

 

I pony sedevano lungo il bancone del bar, buttando la loro notte nell’alcool, sapendo che il giorno dopo gran parte di essi sarebbe stata macellata durante un sanguinoso spettacolo, per il divertimento della folla. Folla piena di compagni schiavi che riuscivano in un qualche modo a guardare nella Fossa e non vedere se stessi. Che riuscivano a guardare... ed effettivamente applaudire.

 

Il mio cuore si sentì sofferente mentre camminavo velocemente attraverso la piccola moltitudine di silenziosi pony schiavi. Lanciarono brevi occhiate verso di me, per non dire che non mi guardarono affatto. Non gli importava. Perché avrebbe dovuto? A ben vedere, eravamo incapaci di curarci l’uno dell’altro.

Spazzolai l’umidità dai miei occhi e cercai le scale. Se fossi riuscita a raggiungere il tetto, avrei potuto chiamare Calamity ed uscire da questo inferno.

 

Salii lungo l’Alpha-Omega, gli zoccoli che arrancavano su tappeti marcescenti. Il mio EFS captava uno stuolo di segnali amichevoli, ma nessun segno di pony (o grifoni) ostili. Passai accanto ad un dipinto in cui Celestia si mostrava, in tutta la sua eleganza, in quella che sembrava un’imponente sala da ballo, con un sorriso gentile sul suo viso, circondata da pony di tutti i colori presi nel fervore di una festa. La Celebrazione del Sole d’Estate in pieno svolgimento.

Il dipinto si stava ingrigendo a causa del tempo e della polvere.

 

“Dee, é un posto deprimente,” mormorai, quasi sperando che dietro di me arrivasse la carica di altre guardie, così che l’adrenalina potesse schermarmi dal mantello di disperazione che stava iniziando ad opprimermi.

 

Perché non stavano arrivando? Avrei dovuto avere tutto l’esercito di Stern attaccato alla coda a quel punto. Nemmeno che il cecchino non avesse visto dov’ero andata.

Forse mi consideravano in trappola? Ma anche in tal caso, non riuscivo ad immaginare che non facessero niente e mi lasciassero ripararmi qui dentro. Perché non stavano entrando?

Trovai la successiva rampa di scale ed iniziai a salire.

 

Stavo per superare la cima quando tutte le luci amichevoli sul mio EFS iniziarono a diventare rosse. Ora ne captavo dozzine di ostili. Decisamente troppe; le luci si sovrapponevano tra di loro, rendendo impossibile identificare la posizione dei singoli nemici. 

Feci fluttuare la pistola automatica e mi rannicchiai in basso, sperando di riuscire a sgattaiolare oltre molti di loro. 

La porta si aprì, non per mio corno o zoccolo, ma per la spinta telecinetica di un unicorno dall’altra parte. Scivolai immediatamente nel SATS, mirando al puledro ancora prima che lui potesse vedermi. E di nuovo mi paralizzai. 

Un puledro!

Il piccolo, che stava facendo fluttuare con fare inesperto un fucile da caccia con un solo colpo di fianco a sé, non era nemmeno abbastanza grande da avere un cutie mark.

Più in là, scorsi degli altri cuccioli, giovani puledre e puledri evidentemente ben nutriti, ben curati... e fastidiosamente ben armati. La stessa stanza era vivacemente illuminata ed era stata recentemente dipinta con colori allegri. Le crepe peggiori erano state riparate (sospettavo con la magia), e l’aria era considerevolmente più pulita. A differenza di tutte le altre strutture utilizzate sia da schiavisti che da schiavi, questo piano era stato riportato ad un discreto riflesso della sua gloria passata. I miei occhi si allargano ulteriormente quando attraverso la porta opposta a questa, vidi quella che era chiaramente un’aula scolastica.

 

Le parole di Occhiorosso mi riecheggiarono nella testa:

 

I giovani della nostra nazione sono, e sono sempre stati, la mia più grande priorità. Tutti i sacrifici che facciamo li facciamo per loro, per dargli un mondo migliore. 

La scena davanti ai miei occhi era al contempo stupenda ed orrenda. 

Giovani cuccioli, strappati alle case delle loro famiglie ed assegnati alle cure di “amorevoli ed approvati giumente e stalloni.” Le loro vere famiglie stavano morendo nella città sottostante, intrappolati e schiavizzati oltre il Muro. Mentre a loro venivano date le migliori cure possibili... probabilmente la miglior vita possibile nelle Terre Devastate d’Equestria.

E li stavano istruendo. Educazione. Indottrinazione. Naturalmente lo amavano. Erano pronti ad uccidere per lui. 

Occhiorosso stava costruendo delle scuole. E stava per essere in grado di stampare i propri libri di testo. Questa scena sarebbe stata ripetuta ovunque.

Non potevo farlo. Soppressi il SATS.

Non potevo sgrattaiolare tra di loro. E non potevo, semplicemente non potevo, combatterli. 

“Hey!” il puledro chiamò giù dalle scale. “È quassù!”

Mi girai per scappare, soltanto per vedere un alicorno blu notte che saliva lentamente le scale verso di me. 

Mi sarei passata lo zoccolo sulla faccia con se ne avessi avuto la possibilità. Mi ero effettivamente chiesta perché nessuno mi stava venendo dietro. Per le Dee, come avevo potuto dimenticare che alcuni di questi mostri potevano diventare invisibili?

Il corno dell’alicorno stava rilucendo. Una mela metallica fluttuò verso di me, la linguetta si tolse. L’alicorno sarebbe sopravvissuto, ma anche se io ci fossi riuscita, il puledro vicino a me non avrebbe potuto. Se ci fosse stato tempo, mi sarei fermata a chiedermi per quale ragione l’alicorno minacciasse un cucciolo, se essi erano così evidentemente preziosi per Occhiorosso. Ma non c’era tempo. Istintivamente, mi scagliai in risposta con la mia magia, cercando di spingere via la granata.

Realizzai che era stato un errore quando il mondo iniziò a scivolare via da me. L’ultima cosa che vidi di questo mondo fu l’alicorno che sopprimeva l’illusione che circondava la sfera di memoria.

Loro ricordavano. Loro imparavano. Ed erano stati migliorati dal mio stesso trucco.

***         ***         ***

 

<-=======ooO Ooo=======->

 

Accadde tutto con una rapidità quasi brutale. I colori erano più accesi. I contorni degli oggetti quasi vibravano. La luce del sole era più splendente di quanto avessi mai pensato potesse essere. Luminosa, calda e gloriosa oltre l'immaginabile. Potevo sentire l'odore del cespuglio a cui stavo accanto, i fiori lì vicino, l'erba. L'odore dei due pony che stavo guardando. Il sudore di Applejack avrebbe infiammato certe zone ferite di recente, se fosse stato il mio corpo.

Non lo era, comunque -- una cosa di cui ero super-certa. Potevo sentire un leggero bruciore alla zampa anteriore sinistra, come se poco prima avessi toccato un fornello bollente. Avevo prurito a una guancia, uno strano dolore alle zampe posteriori appena percepibile e un pizzicorio lungo la schiena. Nella mia bocca c'era un sapore di menta delizioso e vagamente familiare.

Oh no...

Con immenso orrore, capii che il pony che stavo impersonando era fatto di Ment-ali.

Per favore, no! Non potevo sopportarlo!

Gli effetti non erano neanche lontanamente paragonabili alla realtà. Avvertivo l'amplificazione delle percezioni, ma nient'altro. Eppure, era ancora troppo confortevole, troppo attraente. 

 

"Ehilà, Fluttershy," disse Applejack, accogliendo la sua amica con un sorriso mente il pegaso giallo atterrava dolcemente sull'erba come preoccupandosi di rovinarla.

"Ciao, Applejack," rispose timidamente il pegaso.

"Allora, cosa ti porta da queste parti?"

"Ecco..." Il timido pegaso guardò in basso, incrociando una zampa sull'altra. "Io... uhm... è che..."

Applejack alzò gli occhi. "Per la miseria, ragazza. Sputa il rospo. C'è qualche problema?"

Il pegaso inspirò profondamente e poi disse tutto d'un fiato, "Stai cercando una compagnia intima? Perché, se è così, noi potremmo... uhm... lo sai?" Si fermò, ormai fin troppo palese che non aveva alcuna idea di cosa dei buoni compagni facessero nell'intimità dei loro letti.

Il mio portatore trattenne una risata quando gli occhi di Applejack si spalancarono. Questa poi aggrottò la fronte, correndo oltre l'arrossatissimo pegaso per sbattere ripetutamente la testa contro un albero.

Quando ebbe finito, si rivolse a Fluttershy. "Bene. Adesso basta. Cos'è tutta questo insistere delle mie amiche, pretendendo che io sia un’adescapuledre? Tutte voi lo sapete bene. E tutte voi siete normali[13]." Fece un passo avanti. Fluttershy si spaventò e ne fece uno indietro. "Fluttershy, ti conosco. Quindi sii normale con me."

Il gioco di parole era probabilmente involontario.

 

"Ecco..."

"È stata Rainbow Dash a metterti in testa questa storia?" domandò Applejack.

"Oh" squittì Fluttershy, subito scuotendo la testa. "No."

Applejack sembrava sospettosa. "Quindi mi stai dicendo che un tuo pensiero del tutto spontaneo?"

Fluttershy scosse di nuovo la testa.

"Allora è stata Rainbow Dash!"

"No," insistette dolcemente. Il mio portatore iniziò a muoversi, strisciando lentamente da dietro il cespuglio.

"Ma... è stato qualcuno?" intuì Applejack. La sua amica gialla annuì. "Chi?"

Il mio portatore era arrivato così velocemente dietro ad Applejack che a malapena ero riuscita ad accorgermene. Comunque, mi sconvolse come potessimo stare così vicini senza che nessuno dei due pony paresse notarci. Eravamo invisibili? Non era certo la prima volta che mi ritrovavo a impersonare qualcuno invisibile per magia mentre spiava le Puledre dei Ministeri. Ma stavo sicuramente occupando un pony di terra...

Applejack si voltò solo per ritrovarsi naso-a-naso con il mio portatore. Spaventata, saltò così di scatto da ribaltarsi sulla schiena. "Pinkie Pie!"

"Ehilà!" sentii il mio muso dire, udendo le parole con una voce molto acuta ma gradevole. "Awww! Mi hai scoperta!"

"Che diamine stai..." il pony arancione dalla chioma bionda si fermò. Poi si passò uno zoccolo sul muso mentre ancora era stesa sulla schiena in una posizione del tutto indecorosa. "Tu! Tutto questo è uno di quegli scherzi tuoi e di Rainbow Dash, o sbaglio?"

 

"Esatto!" Sentii me stessa dire allegramente mentre iniziavo a rimbalzare. Rimbalzare!?

Applejack ritornò sugli zoccoli, fissando con rabbia me e il mio portatore. "Ti scoccia se chiedo perché?"

"Beh, sei sempre stata così depressa dopo il funerale..."

"Per forza lo sono!" urlò Applejack. "Ho dovuto seppellire mio fratello!"

“...e stai sgobbando tanto tanto,” Pinkie Pie continuò. “E non sei più uscita, o andata ad una festa, o uscita con i tuoi amici. E non hai nemmeno parlato con uno stallone tipo, da se-m-pre!...”

Applejack sbuffò. “Come puoi sapere se ho...” Si fermò rapidamente, realizzando quanto la sua domanda fosse stupida, considerando a chi la stava facendo. Fluttershy era indietreggiata scivolando, quasi nascondendosi.

“...e sei tutta agitata e stressata e se non stai attenta ti brucerai, e hai davvero, davvero bisogno di farti una scopata!

Applejack chinò il capo. Pinkie Pie era... incorreggibile nella migliore delle ipotesi. “Tutto questo non finirà finché non mi troverò uno stallone, giusto?”

“No!” annunciò Pinkie Pie rimbalzevolmente. Come faceva a saltellare su tutti gli zoccoli in quel modo? Ero dentro di lei e ancora non ero riuscita a capirlo.

“Bene, aiuterebbe se ti dicessi che c’è uno stallone al quale ho messo gli occhi addosso?” 

Pinkie Pie smise di rimbalzare e fissò il vuoto. Il prurito sul bordo della sua guancia si spostò verso il suo mento. Tornò a guardare Applejack, “Sì, é la verità! Ma il mento pruritoso vuol dire che non gliel’hai ancora detto. Devi parlargli!”

Applejack sospirò. “E se lo faccio, questa insensatezza finirà?” Guardai il mondo scuotersi mentre Pinkie Pie annuiva con entusiasmo.

Il mio ospite iniziò a canticchiare chiassosamente “Fallo!” mentre saltellava in cerchio attorno ad Applejack.

“Bene.” Applejack allungò uno zoccolo e fermò Pinkie Pie. “A una condizione!”

“Cosa?”

 

“Dovete promettere...” Applejack si voltò verso Fluttershy. “...Tutte e due, che Rainbow Dash non ne saprà nulla!”

“Ma...” iniziò Pinkie Pie, “Se Rainbow Dash non lo sa, come potrà sapere che è il momento di fermare lo scherzo, sciocchina?” 

“Posso sopportarlo da Rainbow, “ disse Applejack duramente. “Almeno, adesso che so da dove viene. Ma questo eventuale stallone?... beh, ha un nome un po’ buffo... e credo che Rainbow non sarebbe in grado di trattenersi dal rovinare tutto.”

Wow, le era venuta fuori male. Anche Applejack sembrò rendersene conto. “Sentite, glielo dirò io stessa quando sarò pronta. Non prima.” Guardò le sue due amiche. “Adesso voi due fate il giuramento Pinkie Pie!

Giuramento Pinkie Pie?

La reazione del mio ospite fu immediata. Mi sforzai di tenere traccia delle mosse strampalate (che terminarono con l’infilarmi uno zoccolo in un occhio!) che accompagnarono la breve canzoncina che Pinkie Pie e Fluttershy cercarono di fare in perfetta sincronia.

“Prometto senza tema di fallire che un confetto mi possa colpire!”[14]

Applejack fece un sospiro di sollievo. Le tre amiche iniziarono a camminare mentre il mio ospite rimaneva indietro.

“Oh... eccolo di nuovo.”

Applejack e Fluttershy si fermarono, guardando indietro. “Ecco cosa?”

“Zoccolo che brucia significa che Littlepip mi sta guardando,” Pinkie Pie sbottò incredibilmente. “O mi guarderà. Ancora non ne sono sicura.” Saltellò verso le sue amiche. “Chi è Littlepip?”

 

<-=======ooO Ooo=======->

 

***         ***         ***

“La fossa della fornace?” suggerì Stern, guardandomi furiosa. Ero sul pavimento, legata e ammanettata. E, come se non fosse abbastanza, due alicorni con il mantello verde stavano immobili accanto a me, intrappolandomi in uno scudo.

Non solo avevo fatto gran parte delle cose che Stern considerava una sentenza di morte, le avevo anche fatte con risultati aggressivi. Avevo comunque fallito, ma lei si prese il tempo di nominare ogni schiavista che ero riuscita ad uccidere prima di essere inevitabilmente catturata.

“No,” disse Occhiorosso, suscitando un’occhiata scandalizzata ed incollerita del grifone. Lo stallone ciberneticamente migliorato si avvicinò per guardarmi. “Mi sento particolarmente generoso, oggi.”

Dubitavo che mi sarebbe piaciuta la sua definizione di generosità. Ma l’orribile idea di un pony divorato dall’interno da una quantità di paraspiritelli in continuo aumento mi rese allo stesso tempo grata.

Rivolgendosi direttamente a me, Occhiorosso chiese, “Credi che io sia un mostro?”

Senza mezzi termini, risposi, “Sì.”

Egli scrollò le spalle. “Perché, naturalmente, lo sono. E tu, Puledra della Scuderia, puoi probabilmente vederlo più chiaramente di molti altri. Perché io e te siamo molto simili, o no?”

“Nemmeno lontanamente,” sibilai, mentendo tra i denti.

Occhiorosso ridacchiò. “Ho sentito delle tue gesta. Credo che siamo molto più uguali di quanto ti potrebbe piacere. L’hai avuta facile fino ad ora.”

Imbestialita, sputai, “Facile!? Pensi che quello che ho passato qui fuori sia stato facile!?”

Occhiorosso mi elargì un sorriso quasi paterno. “Il fatto che tu sia ancora qui e possa giudicarmi mi dice che è così. Hai avuto forti difficoltà, ne sono certo. Ma non sei mai stata forzata a rinunciare ai tuoi principi per un bene più grande. A sacrificare te stessa e diventare un mostro perché era la cosa giusta da fare.”

Oh, quanto dissentivo!

“Non ce l’hai nemmeno fatta a fuggire,” notò. “Cosa per la quale, in ogni caso, ti sono veramente grato. Avessi torto un capello ad un solo di quei cuccioli...” Fece una pausa, poi disse semplicemente, “Grazie.”

Occhiorosso si voltò verso Stern. La sua mantella cadde nel mio campo visivo, un grezzo rettangolo fatto con le bardature di sicurezza della Stable. Il numero 101 era ben visibile in giallo, contro la stoffa nera.

“Riportala giù e tienila sotto lo scudo. Domani, combatterà nella Fossa.”

***         ***         ***

Schierata nel buio con altri cinque pony, passai un’ora rovistando tra i messaggi registrati di Miss Periwinkle. La maggior parte non era rilevante, ma uno era in effetti di una Giumenta del Ministero... e non quella che mi sarei aspettata.

“Cara Miss Periwinkle,” iniziava la voce. Trovai veramente strambo sentire un messaggio registrato come se fosse una lettera.

“È stato un piacere sentirla di nuovo. I nuovi poster per la biblioteca sono assolutamente perfetti. Spero non sia un peso realizzarne duecento entro la prossima settimana.

“Ho anche una... questione più delicata da sottoporle.

“Mi permetta di introdurla dicendo che da decine d’anni, da quando mi insegnò il suo incantesimo per trovare le gemme, io e Rarity ci siamo trovate a intervalli irregolari per scambiarci incantesimi.

“Devo ammettere, e la prego di credermi: non lo dico per vantarmi, è passato molto tempo dall’ultima volta che mi ha portato qualcosa che non avessi già imparato da sola. Tutto questo fino a tre giorni fa.

“Sono rimasta elettrizzata nel vedere che aveva imparato un trucchetto che non avevo mai visto prima. Aveva incantato un piccolo specchio. A guardarci dentro, avresti visto il tuo riflesso, come in qualsiasi specchio. Ma se lo toccavi o concentravi la tua magia su di esso, allora l’incantesimo all’interno dello specchio prendeva... beh, come l’ha messa lei, lo specchio prendeva l’immagine della tua anima. Quindi un secondo incantesimo permetteva allo specchio di mostrare quell’immagine. Come mi ha detto Rarity, lo specchio può mostrarti come appari all’esterno... o all’interno.

“Devo ammetterlo... non ero pronta per quello che ho visto. E ancora non ne sono sicura. Ma è... personale. Piuttosto, volevo chiederle se poteva darmi un qualsiasi indizio su dove Rarity possa aver imparato un incantesimo come quello. So che Rarity sistemerebbe qualsiasi incantesimo finché non risulta conforme ai suoi desideri; ma onestamente, ho cercato in tutti i miei libri e non ho trovato nulla che potesse anche solo remotamente assomigliare a quell’incantesimo. So che lei ha lavorato a stretto contatto con lei negli ultimi mesi, quindi spero che lei possa averne un’idea.

“Inoltre, è appena il caso di dirlo, ma l’incantesimo era... freddo. Completamente diverso dagli incantesimi di Rarity.

“In ogni caso, questa è più che altro una questione di curiosità morbosa, e le chiedo il favore di non farne parola con lei. Ma se ha qualche idea, apprezzerei veramente tanto se me lo facesse sapere.

“La sua amica,

“Twilight Sparkle.”

Cancellai i messaggi dal mio PipBuck, ma tenni quest’ultimo.

Stetti nella silenziosa oscurità con altre cinque anime segnate e aspettai.

 

***         ***         ***

Il rumore all’esterno mi suggerì che i posti attorno all’arena si stavano riempiendo in fretta. Udii Stern, la sua voce amplificata dagli altoparlanti, che dava il benvenuto a tutti al sanguinoso spettacolo. Sentii gli zoccoli martellare di applausi gli spalti.

Il mio volto si distorse disgustato. Come potevano? Era macabro.

Poco prima un capo schiavista aveva attaccato un foglio ai miei fianchi, nascondendo il mio cutie mark. Aveva ringhiato e mi aveva sussurrato che il suo più ardente desiderio era che la mia sofferenza fosse profonda e straziante e molto lenta. Conosceva uno degli schiavisti stupratori. L’unica ragione per la quale sopravvissi all’essere numerata fu che Stern stava guardando, ma comunque si ingegnò coprendo il retro del foglio con una sorta di polvere pruriginosa che mi rendeva difficile concentrarmi.

 

Ero il numero tre.

Sangue e Daff erano rispettivamente il numero uno ed il due. Sedevano vicini al cancello, guardando verso l’arena -- un grande appezzamento di cemento rotto sotto una gabbia alla quale erano appese diverse botti. Potevo vedere pedane a pressione disposte ovunque come mine. Nessuno dei due mi aveva parlato, deviando dal loro percorso per ignorare la mia esistenza. Non sapevo se essere offesa o sollevata.

 

“Una volta era una pista di pattinaggio sul ghiaccio,” disse colloquialmente lo stallone di colore blu con il numero quattro. “A quanto pare, il proprietario della FunFarm era fissato con il pattinaggio sul ghiaccio. Dobbiamo essere grati che Occhiorosso abbia rimosso il talismano dell’acqua e l’abbia destinato ad un uso migliore. Questi combattimenti sono già abbastanza brutali senza doverli fare sul ghiaccio.”

Provai ad immaginarlo e semplicemente non ci riuscii. Fuori, la folla iniziò ad incitare per la prima sfida, il calpestio dei loro zoccoli che si univa in un accordo che avrebbe reso fiera le Dee. Una parte di me voleva ferirli. E quelli erano i pony che stavo cercando di salvare. 

“Ehi, considerati fortunata,” scherzò lo stallone blu. “Non è male essere il numero tre. Qualcuno ti ha detto come funzionano queste cose?” 

Scossi la testa. Il boato esterno si intensificò in un crescendo. Ci fu un basso ronzio, quindi un suono fragoroso mentre il cancello veniva fatto levitare da un unicorno che nessuno poteva vedere dall’interno.

“Primo round!” rimbombò la voce di Stern.

“Al Cancello Rosso: direttamente dalle Rock Farm, ecco Calcestruzzo[15]! È il suo secondo Evento, quindi sapete che ha qualche zoccolo addosso! Ed al Cancello Nero: é rude, é meschina, é una razziatrice con una conta dei corpi più alta delle punte nei suoi capelli... è Sangue!”

Sangue si alzò, guardando per un istante il cancello che si apriva con aria sconsolata, quindi raddrizzò la testa e trottò fuori, mettendo su un’espressione coraggiosa alla quale non credevo nemmeno un po’.

 

“Vedi,” mi stava dicendo il Numero Quattro, “Ci sono due cancelli. Noi siamo in quello Nero. Ogni cancello ha sei combattenti, numerati a caso. Se sopravvivi al tuo primo scontro, vieni messa contro il successivo avvesario del Cancello Rosso. L’Evento dura finché tutti gli avversari di un cancello non sono morti. I sopravvissuti dell’altro cancello combattono nell’Evento successivo.”

Guardai Sangue e trasalii. “Quindi, sostanzialmente, essere il numero uno fa schifo.” Non potevo credere di star provando compassione per quella vile puledra razziatrice.

 

“Beh, é un dare e avere,” disse il Numero Quattro. Lo guardai enigmatica. “Voglio dire, è vero, se sei un numero abbastanza alto è possibile che tu non debba nemmeno combattere. E chiunque sopravviva a sei Eventi viene liberato. Non importa se ha effettivamente combattuto o no.” Ebbi l’impressione che Numero Quattro avesse superato almeno un Evento in quel modo.

“Puoi anche avere un posto nell’esercito di Occhiorosso!” aggiunse con entusiasmo. Considerai di fargli notare a quale tipo di posizione Occhiorosso avrebbe potuto designarlo se non avesse mai vinto una battaglia. Ma tenni chiuso il muso.

L’improvviso ruggito della folla riportò la mia attenzione all’arena. Sangue era a terra, ammollo in una pozza del suo stesso... beh, sangue. Calcestruzzo, uno stallone grigio chiaro dall’aspetto atletico, stava impennando gli zoccoli in segno di vittoria. Il combattimento era durato pochi secondi.

Il mio cuore affondò.

“Qual era il beneficio di essere il primo?” chiesi debolmente. 

Numero Quattro si inclino in avanti, apparentemente incapace di comprendere gli spazi personali. “Beh, vedi quelle botti? E vedi quei dischi?” annui ad entrambe le cose. “Sali su un disco, la botte al di sopra scende. Le botti sono piene di roba brutta. Di solito poltiglia radioattiva, ma a volte qualcosa di peggio. Ho sentito che una volta ne avevano riempita una con melma contaminata.

Rabbrividii, guardando in alto verso la gabbia che era stata costruita attorno all’arena e le botti appese. Qualche grifone volava alto lì sopra, guardando lo spettacolo con binocoli o attraverso i mirini da puntamento. I miei occhi colsero una porta basculante costruita nella gabbia, tenuta chiusa da un semplice lucchetto.

 

“Secondo round!” urlò Stern. 

“Al Cancello Nero, ecco Daffodil!” La folla esplose in risatine e sghignazzi quando Daff si alzò e camminò nell’arena. Lanciò un’occhiata al corpo sanguinolento della sua compagna e quindi bloccò Calcestruzzo con un’occhiata truce che potei quasi percepire da dietro di lui.

Daffodil andò in carica contro il pony grigio chiaro. Calcestruzzo corse... non verso di lui, ma verso uno degli spingidischi. La botte al di sopra non scese esattamente. Piuttosto, quando il pony grigio corse sopra il disco, il fondo della botte si aprì ed una dozzina di mine piovve giù, colpendo il terreno e rimbalzando in ogni direzione. Daff cambiò direzione con una sveltezza che non mi sarei aspettata. 

Le mine erano adattate per un’esplosione veloce, suonarono solo una volta prima di esplodere in un bagliore di fumo e scheggie. Calcestruzzo era stato quasi abbastanza veloce, ma le sue zampe posteriori erano maculate e strappate mentre lui era stato sbalzato lontano. Stava ancora cercando di rialzarsi sulle sue zampe sanguinanti quando Daff lo raggiunse.

Sapevo quanto forte potessero colpire quegli zoccoli. Ma vedendolo, sospettai che Daff si fosse trattenuto quando aveva dimenato il suo cazzo eccitato davanti a me. Anche con il suo ultimo colpo basso.

 

La folla sbattè gli zoccoli ed urlò per vederne ancora quando Daff prese a pugni l’altro stallone, rompendogli prima le gambe, poi tutte le altre ossa che potè prima di ucciderlo. 

Assaggiai la bile. 

“Mine,” rifletté Numero Quattro. “Beh, questa è nuova.” Gli scoccai un’occhiataccia. “Ehi, come ti dicevo, queste botti hanno delle brutte cose. Ma contengono sempre anche un’arma o due. Quindi se sei il primo, ti prendi la parte migliore dei premi. Se sei ultimo, beh... vai su contro un avversario con la sua scelta di armi, in un’arena piena di melma e la Dea sa di cos’altro, e tutto quello che hai sono i tuoi zoccoli. Combattere per ultimo fa schifo.”

“Terzo round!” annunciò infine Stern dopo che Daff aveva smesso di brutalizzare Calcestruzzo e aveva iniziato a colpire un pony morto. 

“Al Cancello Nero, ecco ancora Daffodil, dopo una prima performance sorprendente e divertente. Non credo che qualcuno di voi riderà sentendo il suo nome ora, giusto?”

La folla applaudì lo stallone schizzato di cremisi il cui cutie mark a fiore arrabbiato era ora parzialmente visibile sotto la sua pezza col numero due, cascante e resa umida dai fluidi vitali di Calcestruzzo.

“Ed ora, quella che so che state aspettando!”

La folla tacque per la gioiosa aspettativa.

“Al Cancello Rosso: è demoniaca, è esotica, e non ha mai perso un combattimento! Arrendetevi davanti al nostro Campione in corsa per il quarto Evento! Xenith!”

Il mio primo pensiero, fissato nel cervello alla parola “esotica”, era una puledra pegaso. L’idea di fronteggiare un avversario volante in questa arena era terrificante. E, se era davvero brava come pubblicizzato, l’avrei fronteggiata non appena avesse finito di uccidere Daff.

Il Cancello Rosso si aprì e Xenith ne uscì, camminando nell’arena verso gli applausi fragorosi e travolgenti. Dalla sua espressione torva, non le piaceva per niente. Dall’occhiata che lanciò a Daff, stava per ucciderlo, lo sapeva e questo non le portava alcun tipo di piacere.

Dalla mancanza di ali, non era un pegaso. Dalle strisce, non era nemmeno un pony. 

 

È una zebra!”

 

 

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Nota: nuovo livello.

Nuovo vantaggio: Calmo Sotto Tiro – La rigenerazione dei Punti Azione è più veloce. Quanto più veloce? Esatto: più veloce del 20%!

 

 

 


[1] Letteralmente “Digrignare”.

[2] Nell’originale, Doc Slaughter.

[3] Abbreviazione di Daffodil, “Narciso”.

[4] Nell’originale chew-toy, più propriamente “giocattolo da masticare”.

[5] Nell’originale, auto-axe. Strumento simile a una motosega dell’espansione “The Pitt” di Fallout 3. Grazie a Swo per la segnalazione.

[6] Nell’originale, Mister Shiny.

[7] Letteralmente, “erezione alare”.

[8] Nell’originale Stable Dweller, che è anche l’appellativo con cui è conosciuta Littlepip.

[9] Nell’originale, Celestia suckle me!

[10] Riferimento all’etichetta di scotch White Horse di Edimburgo.

[11] Nell’originale cuisinart, nome di una famosa marca di robot da cucina.

[12] Nell’originale, Pinkie Pie’s Pink Pies.

[13] “Normale”, qui come a fine frase, è la traduzione di straight, che vuol dire sia “corretto” che “eterosessuale”.

[14] Abbiamo deciso di usare la versione italiana ufficiale del Giuramento Pinkie Pie, nonostante sia orrenda. Una traduzione più fedele sarebbe stata:

Croce sul cuore e spera di volare. Ficcati un cupcake dentro un occhio!

[15] Nell’originale, Cinderblock.