Capitolo Ventitrè: Schemi di Comportamento

 “Vedi, figliolo, è piuttosto pericoloso esplorare luoghi che non ti sono permessi. Dove ti stavi recando, per ritrovarti nelle mie camere personali?”

 

“Curiosità.”

 

Mi fermai, con forcina e cacciavite che galleggiavano tra me e la cassaforte a muro, sentendo il commento mormorato da SteelHooves. Questa cassaforte era l’unico contenitore nella Clinica Helpinghoof che ancora non fosse stato razziato con successo da dei pony prima di noi. Qualsiasi cosa che avesse potuto avere un contenuto di valore era stata già saccheggiata; macchie più chiare sui muri stinti indicavano dove si erano trovavate le cassette mediche, probabilmente chiuse a chiave, che erano state semplicemente strappate via dal loro alloggiamento.

“Uh?”

Eloquente come sempre, Littlepip. Steelhooves nitrì, “La tua amichetta Homage mi aveva chiesto quale pensavo fosse il tuo tratto distintivo.”

 

“Cosa? Quando?” Oh Dee, che gli aveva detto SteelHooves? Per favore, fate che non sia stato nulla di male. O imbarazzante.

 

“Quando eri ricoverata,” rispose seccamente SteelHooves. “Davvero trovi sorprendente scoprire che abbia chiesto di te ai tuoi compagni?”

 

No, non molto. Probabilmente cercava di conoscere meglio la vera me, specialmente prima di portare la nostra relazione a un nuovo livello. Era stato... saggio. Solo non ero sicura che SteelHooves fosse il pony a cui lei potesse chiedere un parere.


“Cosa gli hai detto?” chiesi nervosamente. E poi mi sentiì subito stupida. Mi aveva appena risposto, vero? “Intendevo dire... bene. Curiosità. Non é così male. Già, sono curiosa. Ma non penso che si possa definire la caratteristica che mi contraddistingue.”

 

“Stiamo camminando nell’Inferno,” si intromise Velvet Remedy, “e Littlepip fa il giro panoramico.”

 

“No,” risposi. “Non sto...” mi fermai al suo sorriso accondiscendente. “Ehi, la Clinica era proprio qui; proprio sulla nostra strada. E tu lo sai che avremo bisogno di scorte mediche, se riusciamo a trovarne qualcuna.”

 

“Eggià. Dovevate vedere Li’lpip nella Scuderia Ventiquattro,” approvò Calamity. Imitando la mia voce (male, se posso dirlo), disse, “Animali pericolosi? Esploriamo!”

 

“Ehi. Sei tu quello che voleva venire con me nella prossima avventura”

 

“Immagino che fosse così fin da quando ha messo zoccolo fuori dalla sua Scuderia,” concluse Calamity. “Penso di non poterle dire niente. Vivere in una scatola...”

 

“Oh no,” rincarò Velvet Remedy. “Era così anche nella scuderia.” Sospirai. A quanto sembrava quella sarebbe stata la Giornata Stuzzica Littlepip. Mi voltai, scegliendo di concentrarmi sulla cassaforte a muro. Lasciamo che si divertano.

Velvet continuò , “Quando gli altri puledrini e puledrine decidevano di provare cose nuove per cercare di far uscire il loro cutie mark provavano il calcio. O il balletto. Littlepip invece? Provava a inventare l’arte di irrompere negli spazi personali altri pony.”

 

Ruppi la forcina. Il che era molto frustante, considerato che questa serratura era ben entro le mie capacità.

 

Feci un respiro profondo, guardando in una direzione a caso né verso la cassaforte né verso i miei amici. Pyrelight si era appollaiata su un sostegno per flebo, nell’angolo, vicino a un letto d’ospedale. Dietro di lei c’era un poster del Ministero della Pace con una Fluttershy sorridente, con un coniglio bianco seduto sulla sua testa e farfalle e uccellini colorati che gli svolazzano attorno. L’intestazione del poster diceva semplicemente “Ricorda”, ma la metà di sotto era talmente rovinata che non sapevo dire cosa volesse dire. L’immagine di Fluttershy doveva avere un potere gentile ma insidioso, visto che mi trovai a sentirmi in colpa per aver dimenticato quello che mi aveva chiesto di ricordare.

“Bene,” grugnii, facendo galleggiare una forcina di riserva. “Forse allora la curiosità è davvero la mia virtù.”

 

I miei tre compagni si guardarono tra loro in silenzio, scettici. Pyrelight lascio uscirò un leggero grido quando dei sorrisi si fecero strada sui loro visi (oh, almeno, sui musi di Calamity e Velvet Remedy). Si girarono simultaneamente verso di me e mi dissero che no, certamente era un vizio.

 

***         ***         ***

 

“Beh, questo non me l’aspettavo,” notò Calamity, guardando attraverso la cassaforte aperta fino a dentro l’edificio adiacente alla clinica Helpinghoof. L’intero retro della cassaforte era andato, e anche buona parte del muro dell’edificio. A giudicare dal danno sembrava che fosse stata usata una grossa arma magica, delle proporzioni del cannone nella Giunzione R-7, per far fondere quel muro. “Qualcuno si è davvero eccitato per ‘sta cassaforte.”

 

“Degli stupidi allora,” commentai. “Quell’esplosione probabilmente ha distrutto tutto quello che c’era dentro.”

 

SteelHooves intervenne , “Non credo che volessero usare quell’arma sulla cassaforte.”

 

“E come ci arrivi?”

 

“Primo, questa cassaforte era nascosta. È probabile che non sapessero neppure che fosse qui”

 

SteelHooves aveva ragione. La cassaforte era nascosta dietro un grosso manifesto, con cornice. La maggior parte dei saccheggiatori non avrebbe pensato ad abbassarlo e a guardarci dietro. Ma da quando Homage mi aveva mostrato la sua cassaforte dietro il dipinto della Splendid Valley avevo preso l’abitudine di sbirciare il retro quadri e cornici. Abitudine che senza dubbio dava maggior credito alle discussioni dei miei compagni riguardo il mio cosiddetto vizio.

Diedi uno sguardo dove era poggiato il manifesto, vicino a uno scaffale per medicine. Era molto diverso dai poster a cui mi ero abituata. Era più un sincero avviso medico dal passato:

 
Disturbo da Stress Bellico
per più di mille anni i pony hanno conosciuto solo la pace.
Non dovrebbe stupire allora che così tanti non siano in grado di sopportare le dure condizioni belliche.
Il Disordine da Stress Bellico è una malattia reale che ogni anno affligge migliaia di pony.
Imparate da cosa riconoscerlo:

· Depressione

· Ansietà

· Mancanza di sonno

· Perdita dell’appetito

· Pensieri non patriottici

· Impulsi suicidi


Se voi o chiunque dei vost
ri cari manifestate due o più di questi sintomi potrebbe essere DSB. Nel caso, chiedete aiuto. Nessun pony dovrebbe soffrire da solo. Pony esperti e attenti, istruiti dal Ministero della Pace, sono pronti ad aiutarvi.

 

Gli concessi un solo sguardo prima di riportare la mia attenzione a SteelHooves (avendo letto il manifesto prima di averlo levitato a terra, non mi serviva rileggerlo).

“Secondo,” continuò SteelHooves, che a quanto sembrava aveva prestato molto più attenzione a quello che ci circondava rispetto a quanto avessi fatto io, “l’edificio vicino alla clinica era una banca.”

 

Avevo ammesso di voler lasciar perdere l’edificio di fianco dopo aver scoperto che le porte erano bloccate da macerie da dentro. Ora potevo rendermi conto (attraverso il buco nella cassaforte) che una buona parte dell’interno era intatta. E una banca prometteva di essere interessante.”Okay,” dissi, facendo levitare il fucile zebra. “Vado dentro.”

 

Avevo cominciato ad arrampicarmi nella cassaforte quando sentii dei denti mordermi la coda e tirarmi indietro.

 

“Oh no che non ci vai!” disse Calamity, e mi lasciò andare. “Non c’è modo per nessuno di infilarci in quel coso,” disse puntando uno zoccolo alla cassaforte a muro. Aprii la bocca per protestare, ma mi interruppe. “Non ti permetto di sfidare quel posto da sola. Qualsiasi cosa abbia distrutto il muro potrebbe ancora nascondersi lì da qualche parte.” Calamity ghignò, “Tra l’altro avevi detto che la tua prossima avventura sarebbe stata con me. Me l’hai promesso e ci tengo.”

 

Crollai. Aveva ragione. Poi ebbi un’illuminazione. “Quando sarò dentro potrò vedere le macerie che bloccano la porta principale e levitarle via. Posso farvi entrare tutti dalla porta principale. Mi ci vorrà solo un momento.”

 

Si guardarono tra loro e gli lessi sulla faccia che accettavano a malincuore che andasse così. Misi in moto gli zoccoli; non c’era modo di fermarmi (tranne che con un dardo tranquillante in petto).

 

Feci fluttuare il fucile zebra davanti a me, la mia attuale arma preferita. Calamity e io avevamo speso un po’ di tempo quel mattino presto saccheggiando le scatole di munizioni ancora chiuse a chiave nei carri dei convogli sopravvissuti sul viadotto, con il risultato di non essere più preoccupata per le munizioni del fucile zebra (fui sorpresa di scoprire, anche qui, che tutto quello che non era stato chiuso a chiave era stato saccheggiato. Ma Calamity mi ricordò di non essere l’unico in grado di volare nelle Terre Devastate di Equestria).

 

Ci reputavo fortunati per essere riusciti a spostarci dal territorio dei canemoni a quello frastagliato dei sobborghi di Fillydelphia senza incontrare nessuno. Durante il nostro cammino Calamity e io avevamo pattugliato per primi la strada, essendo di gran lunga i membri più silenziosi del gruppo. Avevo tenuto spenta la radio del mio Pipbuck. Solo un suono molto flebile riusciva a trapelare dai miei auricolari per farsi sentire da altri, ma avevo paura che l’orecchio acuto dei Canemoni potesse percepire perfino quello. Avevo voglia di accenderla ancora per sentire cosa avrebbe potuto dire Occhiorosso.

 

Guardai una seconda volta la cassaforte e decisi di sfilarmi le bisacce. Cominciavano a diventare pesanti e non volevo rimanere incastrata. Le avrei fatte levitare a me una volta dentro. O, nel peggiore dei casi, sarei tornata a prenderle una volta ripulita la porta frontale della banca.

 

Nessun incontro significava anche che dovevo ancora un’avventura a Calamity. Ed io volevo saldare quel debito prima di entrare nel cuore di Fillydelphia. Stavamo trotterellando nel territorio degli schiavisti e avevo paura per la sicurezza dei miei compagni. Non che dubitassi delle loro abilità o del loro coraggio. Ma... l’ansia che sentivo non era facile da descrivere a parole. Suppongo avessi paura che i miei amici non solo fossero cari a me, ma che lo sarebbero stati anche in un’altra spiacevole maniera. Agli occhi degli schiavisti che valore avrebbe avuto un pegaso? O Velvet Remedy?

 

Solo le Dee sapevano come avrebbero reagito ad un Ranger d’Acciaio. E l’ultima cosa che potevo permettermi era di lanciare un assalto a quel dannato esercito di schiavisti.

 

Onestamente ero quasi a Fillydelphia e non avevo idea di cosa fare dopo esserci arrivata. Il mio piano era andare là, dare un’occhiata e pregare che ciò che avessi visto mi avrebbe indicato dove andare dopo. Con sgomento accettai la possibilità di essere potuta andare lì solo per gironzolare e poi sgattaiolare verso casa. I miei amici contavano su di me perché facessi meglio di così. Tutti quegli schiavi contavano su qualche pony che li difendesse.

 

Improvvisamente mi trovai ad immaginarmi trottare verso un portone e bussare dicendo alle guardie dall’altra parte “Salve, sono qui per difendere gli schiavi.” Il sogno ad occhi aperti terminò con l’immagine di me mentre mi sparavano in testa. 

 

Quindi si, probabilmente stavo facendo un giro turistico. Una distrazione per darmi del tempo.

 

Mi tirai su nello stretto e nero rettangolo della cassaforte e ci strisciai attraverso.

 

***         ***         ***

 

Una giumenta si è rivolta a me proprio l’altro giorno. Grazie, Occhiorosso!’ ha detto. Tu hai dato un significato alla mia vita. Prima ero infelice, ma ora faccio parte di qualcosa di grande. E so che qualcosa di addirittura più grande mi attende. L’occasione di una vita.’

 

Naturalmente stava dicendo questo solo nel tentativo di avvicinarmi per poter usare il rozzo pugnale che aveva ricavato da del metallo rubato. Eppure le sue parole mi hanno commosso. Così non l’ho fatta uccidere sul posto.

 

“Invece l’ho mandata al Pozzo, dove avrebbe avuto la possibilità di mettere in pratica quegli impulsi omicidi per un fine più meritevole…”

 

Velvet Remedy si era fiondata nel bagno delle giumente fuori dall’atrio della banca, e noi tutti stavamo educatamente facendo finta di non sentirla. La radio dell’atrio aiutava, con le parole di Occhiorosso si aggiungevano al ronzare delle mosche. Guardandomi intorno mi addolorai per il fatto che il mio stomaco non si stesse ribellando poi così duramente. Il tanfo mi faceva lacrimare gli occhi. Ma avevo visto troppo, e troppo spesso. Potevo dire che stavo divenendo insensibile. E questo mi faceva cagare addosso[1].

 

Sentii l’acqua cominciare a scorrere in uno dei lavandini della toilette e provai l’improvviso bisogno di precipitarmici all’interno. Non avevamo controllato l’acqua del posto ma ero sicura che fosse radioattiva. Velvet doveva saperlo, ma dubitavo stesse pensando con lucidità.

 

“Corpi di pony squartati e graffiti profani,” disse Velvet con un debole sorriso quando ci raggiunse. “Raider chic.” Si voltò verso di me, “Lascia che ti ringrazi ancora di portarmi in posti così incantevoli.”

 

Mi sentii sinceramente in colpa per questo.

 

Un tempo l’atrio era stato un luogo dove i pony potevano passeggiare mentre aspettavano il loro turno con uno dei cassieri, i cui sportelli fiancheggiavano un lato della stanza, o per chi aveva affari nelle sale da riunione sul retro come quella in cui ero strisciata attraverso la cassaforte cui era stato distrutto il fondo. Ma i razziatori si erano dati ad una gioia perversa nel profanare questo luogo, in una misura che non vedevo fin dalla Biblioteca di Ponyville. Il cane crocifisso che pendeva dalla plafoniera era un tocco particolarmente rivoltante.

 

Sono d’accordo con Li’lpip,” osservò Calamity dopo aver dato un’occhiata sul retro alla sala riunioni che confinava con la clinica. “I razziatori che vivevano qui si sono azzuffati con alcuni invasori un sacco più pericolosi. Un mucchio di cadaveri di razziatori, nessuno dei loro attaccanti.”

 

Beh, uno,” Lo corressi. Circa.” il cumulo di cenere in quello che era stato il centro della distruzione magica emetteva ancora una leggera luce rosa, suggerendo che lo scontro non si fosse svolto molto tempo prima.

 

Calamity annuì. Il mio parere? Un tiro fortunato,” disse. Dal modo in cui tutto quel muro è stato disintegrato dietro fino a toccare la cassaforte della porta accanto, la mia ipotesi è che uno degli invasori stesse portando una bisaccia piena di granate ad energia magica o qualcosa del genere, ed uno dei razziatori ci ha fatto passare un proiettile da parte a parte.”

 

Dunque ovviamente non sono passati dalla porta anteriore. O dalla cassaforte. Quindi questo significa che c’è un altro modo per entrare.” Guardai verso SteelHooves. “Ricordi cosa fosse l’edificio dall’altro lato della banca?”

 

Rumori provenienti da qualche parte sopra di noi interruppero la conversazione. Della polvere piovve dal soffitto quando zoccoli di pony risuonarono al piano superiore. La lampada appesa ondeggiò quando ci passarono sopra mentre un pezzo putrescente del cane crocifisso cadde sul pavimento con un suono flaccido. Mi avvicinai levitando il mio fucile. Calamity diede un calcio alla sua bardatura da combattimento per caricarla.

 

Onestamente,” bisbigliò Velvet Remedy. “Non è mai venuto in mente a nessuno di voi che possano essere amichevoli?”

 

“No.”

 

“State indietro,” ruggì SteelHooves. Comprendendo le sue intenzioni scattai verso il bagno, avvolgendo una sorpresa Velvet in un campo di levitazione per tirarla dietro di me. Pyrelight si tuffò attraverso la porta al di sopra le nostre teste. Calamity si librò all’indietro verso la sala riunioni.

 

Cha-pwoot. BOOM!

 

Il colpo sparato dal lanciagranate automatico di SteelHooves detonò contro il soffitto in una vampata di fuoco e stucco. Il soffitto cadde con un fragore assordante, trascinando cinque pony razziatori che rovinarono nell’atrio. Un maschio col mantello rognoso ed un teschio fiammeggiante come cutie mark atterrò duramente sullo sportello di un cassiere, rimbalzando fuori vista. Una giumenta con la criniera rosa a punte si era avviluppata in una macabra composizione formata dalle interiora di almeno tre puledri, con una spada zebra che cadendole dalla bocca sferragliò da un lato all’altro del pavimento. Scivolò fino a fermarsi agli zoccoli di Calamity.

 

Un ultimo pony razziatore era rimasto sopra di noi sul bordo del pavimento crollato, mentre un fucile da caccia levitava al suo fianco. Il suo sguardo fisso cadde su di me, scivolando sul il mio corpo… e adesso volevo vomitare. I suoi occhi si allargarono improvvisamente e balzò fuori vista.

 

Gli altri pony razziatori cercarono di rimettersi precipitosamente in piedi. SteelHooves sparò a cadenza rapida altre sei granate in mezzo a loro. Vidi lo scudo di Velvet Remedy guizzare attorno a noi due, giusto in tempo per salvarci dall’esplosione di scheggie e brandelli di cadavere sanguinolenti. Il bulbo oculare di un pony razziatore si spiaccicò contro lo scudo magico a pochi centimetri dalla mia faccia iniziando a scivolare in basso.

 

Dopotutto finii per svuotare violentemente il contenuto del mio stomaco. Il mais in scatola non ha un così buon sapore quando torna su rispetto a quando va giù.

 

***         ***         ***

 

“Quello che era caduto qui se n’è andato,” urlò Calamity, fermandosi in aria dall’altro lato del corridoio. Una porta verso gli uffici sul retro della banca rappresentava la più probabile via di fuga del razziatore.

Sputando un’altra sorsata d’acqua dalla mia borraccia, gli risposi, “Ce n’era un altro di sopra, schizzato via anche lui.”


Ero stanca e spaventata, ma cercai comunque di focalizzarmi sul pericolo che avevamo tra gli zoccoli. I pony razziatori sopravvissuti avrebbero potuto chiamare rinforzi, dando per scontato che ce ne fossero. Temevo di più che stessero sistemando trappole.

Calamity sbuffò. “I razziatori scappano da noi, adesso?” Volò nella stanza al piano di sopra. “Certo, potrebbero stare organizzando un’imboscata.” 

Velvet remedy alzò lo sguardo verso la parte inferiore di Calamity. “Oh andiamo. Sei davvero così sorpreso?” 

Mi diede un colpetto con lo zoccolo. “La più piccola di noi è un arsenale mobile. Tu sei un pegaso con una sella da battaglia modificata, e SteelHooves... è SteelHooves. Per Luna, sembriamo degli oscuri pony mietitori[2].

Velvet Remedy trottò verso la zona della carneficina. “Ogni razziatore così ben equipaggiato...” disse, facendo fluttuare fuori dai calcinacci una mazza da baseball insanguinata piena di chiodi spaventosi, “ci darebbe un’occhiata per poi galoppare verso le colline, se gli è rimasto anche solo un briciolo di buon senso.”

Feci una smorfia. Non che mi dispiacesse sembrare un’oscura pony mietitrice per i razziatori (dovevo sembrarlo dannatamente bene!), ma perché i commenti di Velvet avevano riportato alla luce il ricordo della visione distorta di noi che SteelHooves una volta aveva descritto a Calamity.

SteelHooves stava osservando la spada zebra. La gemma incastonata nell’elsa era spaccata e annerita; qualunque incantamento avesse avuto quell’arma era morto assieme alla pietra.

“Va bene...” dissi, riordinando i pensieri. “La scuderia principale è nel seminterrato. L’altro ingresso della banca probabilmente è di sopra, nel passaggio dal prossimo edificio.” Guardai i miei compagni, dando loro la possibilità di controbattere. “Velvet, SteelHooves, voi due andate di sopra. Assieme sono certa che saprete accogliere tutti i pony che potrete trovare con la giusta quantità di amorevole gentilezza o forza schiacciante.”

Velvet Remedy mi lanciò un’occhiata pungente ma annuì (in nome di Luna, come ero finita nuovamente ad essere il leader di fatto?). Dopo aver visto come la puledra della scuderia mia compagna aveva gestito un canemonio, non ero troppo preoccupato per la sua sicurezza.

“Io sono la scassinatrice, quindi devo scendere. Calamity, con me.”

 

 

***         ***         ***

 

POW!

 

Un doppio colpo ben piazzato dalla sella da combattimento di Calamity fece esplodere la torretta ad energia magica, scagliando schegge in tutta la sala. Scivolando nello zen del SATS mirai alle due torrette rimaste e scaricai due colpi in ognuna. Riuscirono a malapena a sparare un colpo, bruciando una piastra della mia bardatura e regalandomi una dolorosa ma sopportabile bruciatura al di sotto.

 

Oltrepassammo cautamente la scrivania e osservammo il corridoio oltre questa. Aveva alcune porte che immettevano in stanze laterali e alla fine vi era la massiccia porta metallica del caveau, con un terminale acceso sul muro di fianco.

Mentre Calamity si avviava verso il corridoio mi fermai alla scrivania. Notai un libro che le era scivolato dietro. Migliorare Il Tuo Fatturato. L’immagine in copertina mostrava un cliente soddisfatto che mangiava una mela. Levitai il libro dentro alle mie bisacce, avendo ormai terminato la mia effettiva collezione per averla lasciata alla Giunzione R-7. Trottai lungo il corridoio, riunendomi a Calamity.

 

Mi sfiorò una sfera infuocata di energia verde, colpendo il muro dietro di noi e fondendolo fino a creare un buco, coi pannelli in simil legno e i mattoni sottostanti trasformati in poltiglia verde.

“Non c’è niente di meglio del profumo di zebre liquefatte al mattino!”

Merda. Uno di quelli.

 

“Indietro!” urlai a Calamity. Entrambi avevamo a malapena raggiunto l’angolo quando il robot galleggiante multiarticolato ci raggiunse levitando. Avvertii il fuoco avvolgermi la coda quando il robot inondò il corridoio in cui ci trovavamo con il suo lanciafiamme.

 

“Ow! Ow ow ow!” saltellai, con le fiamme che mi consumavano la coda, finchè Calamity non la calpestò per spegnerle. “AAAAAoooooooow!”

 

“Pardon.”

Piagnucolai, con le lacrime agli occhi. “Grazie.”

Durante la discesa Calamity mi aveva spinto a sbloccare ogni cassetta delle munizioni, portamonete e scrivania. Le sue bisacce ora praticamente straboccavano di monete d’oro prebelliche come di pacchi di sigarette, gomme da masticare e altre cose che pensava valesse la pena caricarsi in groppa. Non mi aspettavo certo di trovare un mercante con cui commerciare a Fillydelphia, ma non dissi niente. Avevo preso la maggior parte delle munizioni, incluso un premio principesco di quattro granate a energia magica.

“Beh, le granate hanno fatto la loro magia la volta scorsa,” bisbigliai, facendone fluttuare fuori un paio. “E a differenza degli alicorni credo di poter fregare questi affari due volte nella stessa maniera.” 

 

***         ***         ***

 

Mi sedetti sulle cosce davanti al terminale a muro accanto alla porta della camera blindata, col rottame fumante del robot galleggiante nella sala dietro di noi. La porta per questa camera blindata era quasi identica a quella sotto lo Spaccazoccolo, tranne per il fatto che questa non presentava alcuna serratura esterna rendendo tutte le mie abilità nello scasso inutili. Comunque, penetrando nel terminale, ero sicura che avrei potuto modificare la matrice di incantesimi e far aprire la porta.

 

Calamity stette di guardia mentre io lavoravo. Alzammo tutti e due lo sguardo quando il suono attutito di un’esplosione riecheggiò da qualche parte vari piani sopra.

Niente amorevole gentilezza, allora.”

 

“No.”

 

“Se sopravvivo a tutto questo, un giorno mi siederò e scriverò un seguito alla Guida alla Sopravvivenza nelle Terre Devastate, coprendo tutte le cose che Ditzy Doo è riuscita a tralasciare.” Volevo bene alla pony ghoul, ma… seriamente, un’intera sezione sui radiporci ed appena un cenno ai canemoni? Ed il capitolo sul il far funzionare per sé i robot era del tutto una cazzata.

 

Mi concentrai sul rompicapo di fronte a me, penetrando attraverso combinazioni di codice fino a trovare quella giusto. Era quasi difficile come il terminale di Pinkie. Quasi.

 

Con una serie di rumorosi sferragliamenti, la porta della camera blindata scivolò nel muro. Alzai un sopracciglio in risposta e quindi continuai per la camera blindata.

 

Qualcun altro era già stato qui. Rimanevano solo una manciata di monete pre belliche, e molte delle cassette di sicurezza che tappezzavano la parete erano aperte e vuote.

 

Bene, adesso sono scoraggiata.”

 

Notai tre cassette più piccole ed una più grande che sembravano ancora intatte. Queste serrature richiedevano un livello di abilità al di làche fosse opera dello stesso scassinatore rivale che aveva fatto tanto casino alla Centrale Elettrica Ippocampo #12?

 

No, sarebbe stato assurdo. Ma il piccolo pony nella mia testa non avrebbe abbandonato l’idea.

 

Iniziai prima con la cassetta più grande, fiduciosa nelle mie abilità di sconffiggerla e con la voglia di fargliela vedere, al mio rivale immaginario.

 

Feci fatica per aprire la cassaforte, ma finalmente i pistoncini andarono al loro posto. Il grande sportello si aprì con uno scatto. Lo tirai entusiasticamente indietro con la telecinesi, spinta a vedere cosa ci fosse all’interno.

 

Dentro c’erano due oggetti, uno dei quali avevo già visto, di recente, attraverso il binocolo: un fucile anticarro. Solo che questo era integro, con filigrane dorate a forma di fiamma, un morso personalizzato, incastonature limone intenso sulla canna e una targhetta in rilievo su cui lessi Tuono di Spitfire”. Era anche smontato in due pezzi per essere conservato nella cassetta. Doveva essere assemblato.

 

Calamity fischiò alla vista della poderosa arma.

 

La mia attenzione fu attratta dalla scatoletta accanto. Il contenitore aveva un’insegna familiare a forma di mela, sebbene ce ne fosse solo una invece che tre come sulla Piccola Macintosh. La feci galleggiare. La scatola aveva la sua serratura, ma sembrava decisamente facile da scassinare.

 

Quelle gemme sulla canna? Ho già visto pietre del genere ,” stava dicendo Calamity alle mie spalle, ancora affascinato dall’arma. Contengono un incantesimo che assorbe il rinculo del fucile. Permette a un pegaso di fare fuoco senza venire buttato fuori rotta.”

 

Ridacchiai. Probabilmente pensava di essere stato sottile. “Lo vuoi? È tuo.” Sorrisi. “Ho perfino delle munizioni adatte.”

La scatola con la mela si aprì con uno scatto. Ricordai di averne già vista una in passato. Nella cassaforte di Vinyl Scratch. E, come quella, conteneva quattro sfere di memoria

Appoggiai la scatola aperta. Dietro di me Calamity stava facendo del suo meglio per non squittire come una puledrina. “Grazie, LittlePip, È davvero generoso da parte tua...”

“Calamity,” lo zittii con un sorriso. “Resta di guardia. Potrei stare via un po’.” Il pegaso dal manto arancione notò la scatola con le sfere di memoria e annuì, voltandosi verso l’entrata del caveau, in posizione da battaglia.

Abbassai il corno verso la scatola, prendendo una sfera di memoria a caso e concentrandomi. La banca, Calamity e le Terre Devastate di Equestria scivolarono via. 

 

<-=======ooO Ooo=======->

 

Applejack mi stava guardando come se avessi perso la testa.

“E per che diamine di motivo pensavi di doverlo indossare?”

Speravo davvero di poter imparare di più sul passato... e, con un po’ di fortuna, sulle Giumente dei Ministeri. Ma trovarmene una a darmi delle indicazioni, vicino e di persona? Questo andava ben oltre il semplice colpo di fortuna.

La stanza attorno a noi sembrava molto simile a come le suite della Tenpony Tower dovevano essere state ai tempi andati. Che fosse il centro direzionale del Ministero? In sottofondo risuonava una canzone che avevo già sentito:

 

“Voglio calmare la tempesta, ma la guerra è nei tuoi occhi.

Come posso proteggerti dagli orrori e le menzogne?

Quando tutto quel che aveva significato è in frantumi, distrutto, sanguinante

Ed i sussurri nell’oscurità mi dicono che non sopravviveremo?”[3]

 

Mi ci volle un attimo per ricordarlo, ma una volta avevo visto SteelHooves quasi incantato da questa canzone.

“Per ricordare questa notte,” sentii la mia bocca parlare. Le parole uscirono in un tono dolce e profondo. Oh Luna... era la voce di SteelHooves! Più raffinata e di certo non rauca come quella del Ghoul che conoscevamo, ma era sicuramente la sua.

Come diavolo era finita qui questa memoria? In questa banca? Mi giunse il sospetto solo in quel momento che forse SteelHooves sapesse cos’era stato l’edificio vicino non perché l’aveva notato oggi ma perché lo ricordava.

“Al diavolo, no. Non farò niente finchè indosserai quel ridicolo ricollettore, Applesnack!” Applejack piantò uno zoccolo per terra. “Ora levatelo.”

Aspetta, cosa? Oh no. Non dovrei assolutamente, assolutamente trovarmi qui. Questo era... privato. E...

“Ti legherò. Con il tuo stesso lazo.”

Gli occhi di Applejack si spalancarono, e un rossore apparve sulle sue guance lentigginose.

Oh dolce Celestia abbi pietà. Non solo stavo invadendo i ricordi personali di SteelHooves, ma il tipo era pure eccitato. Potevo avvertire una calda durezza che cercai in ogni modo di ignorare. Pregai le Dee di tirarmi fuori da questa memoria, di risparmiarmi questo. E pure il mio amico ghoul. Non meritava che io mi trovassi qui. E io proprio non volevo trovarmi qui.

 

Socchiudendo pericolosamente gli occhi, “Ed esattamente cosa ti fa pensare di avere quello che serve per battermi col mio stesso lazo, soldatino?”

 

(Parte del mio cervello si soffermò a meravigliarsi come la puledra di campagna, divenuta figura politica di spicco, si fosse innamorata di un maschio di città trasformato in soldato.)

 

SteelHooves… no, Applesnack si protese in avanti (quella calda pressione al suo inguine mi stava divenendo insopportabile) e sussurrò con voce fioca, “Perché so che ti eccita.”

 

Davvero troppe informazioni! Per favore, Celestia, Luna, chiunqueinterrompa la memoriaho bisogno di smontare adesso! Aaaah! Intendo dire andare. Ho bisogno di andarmene adesso!

 

Pensai quasi che le mie preghiere fossero state esaudite quando un forte squillo suonò da un vicino terminale luminoso. Applejack si tolse di dosso l’espressione da cerbiatto davanti ai fari dell’auto. “Comunque no”, decise, voltandosi via verso il terminale. “Ora devo prendere questa. E farai meglio a non portare quella roba quando avrò finito. Sei ridicolo!”

Sentii il mio ospite sospirare, poi trottò lentamente verso quella che riconobbi essere la porta del bagno. Venni percorsa da un’improvvisa ondata di orrore. Applesnack stava ancora portando la sua... durezza. Dee, fate in modo che non abbia uno specchio a figura intera, là!

Un grido di smarrimento della giumenta dal manto arancione risolse le mie preoccupazioni con velicità sorprendente. “Cosa c’è che non va?” sentii me stessa dire con la voce di Applesnack.

La giumenta del Ministero della Tecnologia stava scorrendo le informazioni sullo schermo del terminale più rapidamente di quanto le consentisse il suo zoccolo. “No…” gemette. “No, non lo farebbero mai!” La sua voce stava facendosi più alta e tesa. “No! LoroloroCome hanno potuto?!”

 

Di nuovo, con più fermezza, “AJ, amore, cosa c’è che non va.”

Applejack si voltò verso il suo soldato con un primo accenno di lacrime nei suoi occhi e con un tono spaventoso nella sua voce. È la Ironshod che non va!” Sputò fuori le altre emozioni che lottavano dietro alla sua faccia sconvolta dalla furia. Un anno! I Ranger d’Acciaio sono stati in giro per un anno, e

le Armerie Ironshod sono andate e hanno costruito un’arma progettata per penetrare la loro armatura! Hanno costruito un’arma per uccidere i loro simili!”

 

Sentii Applesnack irrigidirsi alla notizia.

 

La giumenta dalla criniera bionda trottava avanti e indietro, contenendo a stento l’indignazione. Lo hanno chiamato fucile anticarro. Ma quello che realmente èè il fucile anti armatura a energia magica!” Si girò, con le lacrime agli occhi. Quanto ci vorrà prima che le zebre ci mettano mano? Hanno ucciso i loro simili!

 

Sentii il mio ospite deglutire. Stava riuscendo straordinariamente bene a mantenere basso il suo battito cardiaco ma, mentre non potevo provare le emozioni di Applesnack, potevo sentirne la ricaduta sul fisico.

 

“Ci ho messo tutto quello che avevo per trovare il modo migliore per proteggere i nostri pony soldato,” s’infuriò Applejack. “Ho venduto la mia fattoria! Ho lottato contro i pony del mio stesso Ministero per ottenere questo risultato.”

 

Lei si voltò, con gli occhi sgranati e pieni di lacrime. Ho. Venduto. La. Mia. Fattoria! 

 

Mi venne un nodo in gola. Mi piangeva il cuore per la giumenta ed i miei zoccoli volevano scagliarsi sui pony malvagi che avevano potuto essere così sconsiderati.

 

Il pony arancione si girò e scalciò il suo cassettone così forte che quello si frantumò in schegge e cumuli di vestiti. “Questo è un tradimento! Non possono farlo!” Il mio ospite osservava mentre la sua giumenta si guardava intorno in cerca di qualcos’altro da scalciare; poi lei sembrò avere un’idea migliore.

 

Andrò laggiù!” Decise improvvisamente Applejack. Ho dei familiari giù all’Ironshod. Braeburn mi darà ascolto…”

 

Ebbi un tuffo al cuore.

 

“SteelHooves,” sbraitò Applejack, rivolgendosi al mio ospite non con il nome dell’amante ma con la sua designazione militare. Chiama Wingright[4]. Digli di farsi trovare sul tetto entro due minuti e di avere pronto il mio cocchio personale. Se parto adesso posso arrivare alla Ironshod prima di mattina. Magari posso scongiurare l’intera faccenda prima…”

 

“AJ, amore…” Offrì lentamente Applesnack, cercando di essere ragionevole, “Se lo hanno già inventato non puoi rimettere quella mela sull’albero.” Sapevo che aveva ragione. L’altro oggetto nella cassaforte ne era la prova sufficiente.

Applejack ci lanciò ad entrambi un’occhiata (o, almeno, mi parve davvero così). Beh, qualcuno non ne avrà per un bel po.” Se avessi potuto dirle la mia avrei spiegato che simili aspettative erano andateda tempo. Ora fa’ quella chiamata!”

 

Il pony arancione si girò a fissare i frammenti di legno sparsi e i vestiti. Grandioso. Ora devo trovare qualcosa con l’aria ufficiale da mettere.”

 

Meno di tre minuti dopo SteelHooves stava salutando Applejack mentre lei entrava nell’ascensore fuori dal loro appartamento. La chiamata a Wingright era stata fatta ed il cocchio della Giumenta del Ministero era in attesa sulla piattaforma d’atterraggio per pegasi.

 

“Sarò di ritorno prima che tu te ne accorga,” insistette Applejack, vestita con un completo con gonna austero e formale (che non sembrava essere molto utilizzato) ed apparendo leggermente meno feroce ma altrettanto determinata. “Mi dispiace che questa notte non sia andata come speravi. Mi farò perdonare. Promesso.”

 

Si voltò ed alzò uno zoccolo, premendo il pulsante per la piattaforma d’atterraggio. Mentre le porte decorate si chiudevano chinò la testa. “E levati quel ricollectore. Sembri…”

 

Le porte si chiusero. Si sentì un lieve ronzio quando l’ascensore cominciò a salire. Il mio ospite diede un’occhiata in alto, a guardare la freccia sopra le porte dell’ascensore che lentamente scivolava lungo i numeri. Quarto piano. Quinto. Sesto

 

Applesnack si volse indietro verso la porta dell’appartamento suo e di Applejack. Il ricollettore stava veramente iniziando a provocare prurito.

 

Un forte TWANG risuonò da dentro la tromba dell’ascensore dietro di lui. Si girò verso quelle porte decorate sentendo la cabina dell’ascensore di Applejack rimbombare verso il basso oltre il suo piano, prendendo velocità.

 

Poi ci fu un fragoroso, terribile, THUD di metallo che si deforma.

 

<-=======ooO Ooo=======->

 

Tornai nel mondo reale, tremante dalla memoria, sentendo ancora l’urlo di Applesnack come se fosse uscito dalle mie labbra.

 

Alzando lo sguardo trovai il visore di SteelHooves che mi fissava. Mi rannicchiai, volendo strisciare nella cassaforte.

 

La sua bassa, roca voce affermò semplicemente, “È decisamente un vizio.”

 

***         ***         ***

 

Cos’è l’Unità?” risuonò la voce di Occhiorosso nel mio auricolare.

 

Calamity e Velvet Remedy naturalmente avevano preso il comando quando riuscimmo a tornare indietro lungo la banca. Sentivo gli zoccoli pesanti, come se fossero avvolti nell’acciaio. Non potevo guardare SteelHooves. Potevo sentire che mi fissava senza proferire parola. Era molto peggio che sentirsi gridare contro.

 

L’Unità sei tu. L’Unità è la tua famiglia. Tua madre e tuo padre. I tuoi fratelli e sorelle. O, per lo meno, lo diventerà. Io l’ho vista. E si, lUnità sarà anche me. Ma per adesso sono meramente il suo, e quindi vostro, umile servitore. La Dea mi ha donato la visione dell’Unità, ed è Colei che porterà la pace su queste terre martoriate.

 

Pensatemi come null’altro che un corriere, che consegna il messaggio dell’evoluzione. Seguiremo la Dea nella Sua grande missione di curare questa terra e tutti i buoni pony in essa.

 

Nessun pony muore a Fillydelphia a meno che non lo scelga. E nella Nuova Equestria nessun pony dovrà morire ancora. Quando sarà giunto il tempo della fine delle vostre fatiche non dovrete fare altro che sottomettervi. Già adesso la Dea sta accogliendo coloro che le vanno incontro, li porta al suo petto e li trasforma. I loro vecchi e deboli corpi malati sono portati via, sostituiti da una nuova forma trascendente…”

 

Mentre stavamo superando il telaio di una porta aperta di un ufficio, SteelHooves alzò uno zoccolo rivestito di metallo e mi condusse all’interno. Lui seguì. Chiaramente voleva trovarsi da solo con me. Balbettai una scusa guardando dappertutto tranne che lui. La ignorò.

 

Quale hai visto?” chiese freddamente.

 

Lo guardai, spavetata.

 

Quale. Memoria. Hai. Visto?”

 

Arrossii con gelido imbarazzo. Quequella dove…” Lottai per cercare la descrizione meno inopportuna. “…Applejack venne a sapere che la Ironshod produceva fucili anticarro?”

 

“Oh,” disse SteelHooves. Le altre tre memorie erano chiuse al sicuro nella sua bardatura . L’ ‘incidente’.”

 

Ricordai la voce tesa di Apple Bloom:

 

Certa gente dice che magari non è stato proprio un incidente. Dicono… che magari è stato qualche pony all’interno del suo stesso Ministero.

 

“La più grande lite di Applejack fu riguardo al fucile anticarro,” mi informò SteelHooves. Lo sospettavo già, avendo visto la memoria, ma voleva che avessi una qualche contestualizzazione. Era una disponibilità davvero fuori norma da parte sua. Ancora più strana se si considerava quanto profondamente mi trovassi nel torto, in quel momento.

“Da una parte non potevo certo biasimarli,“ ammise SteelHooves. “E nemmeno tu potresti, se avessi visto alcuni dei robot che le zebre avevano iniziato a impiegare sul campo.”

Mi trovai ad annuire, nonostante il male al cuore per Applejack. Ricordavo il robot sentinella, simile a un blindato, alla Four Stars. Gli avevo sparato con un fucile di precisione caricato con munizioni perforanti da una distanza di metri, e solo un colpo preciso in una zona delicata era riuscito a fermarlo.

“Ma sapevo quanto dolore le causasse, e come avesse preso personalmente la cosa. Il fatto che avesse parenti alla Ironshod poi peggiorò solo le cose. L’intera faccenda l’aveva semplicemente distrutta...” nitrì dietro l’elmetto. “Il peggio fu che, pochi mesi dopo, le zebre presero in ogni caso a usare munizioni perforanti un paio di mesi dopo. Non efficaci come il fucile anticarro per abbattere i miei compagni Ranger, ma un colpo di fucile ben piazzato avrebbe potuto trapassare un elmetto.”

SteelHooves mi osservò finchè lo sguardo da dietro il visore non si fermò sulla fondina che conteneva la Piccola Macintosh. “La verità è che, con quel genere di munizioni, quell’arma potrebbe riuscirci. La Piccola Macintosh è probabilmente la più potente fra le armi delle sue dimensioni.” Un tocco di nostalgia si fece largo nella sua voce. “Disegnata con il tipo di impugnatura da morso che solo una puledra come Applejack avrebbe potuto usare facilmente.”

Per quanto male mi sentissi mi scappò una risata. In base alle storie di Spike Applejack era abbastanza forte nei denti da poter trascinare non solo il suo peso ma anche quello delle sue cinque amiche con niente più di un morso alla coda di un drago.

Avevo appena iniziato a notare che tutto il contesto che avevo ottenuto riguardava le armi da fuoco e in alcun modo l’incidente, quando risuonò uno sparo assordante. Era il Tuono di Spitfire? Quanto lontano erano andati Calamity e Velvet Remedy, e cos’avevano incontrato?

Schizzai oltre la mole di SteelHooves, lanciandomi fuori dalla stanza in direzione del suono. Potevo sentire i pesanti zoccoli del Ranger d’Acciaio correre dietro di me.

 

***         ***         ***

 

Quello era un colpo di avvertimento,” udii Calamity dire da più avanti, con la voce coperta e leggermente biascicata. Non ne darò due.”

 

“I colpi d’avvertimento dovrebbero andare a vuoto!” sbraitò duramente Velvet Remedy.

 

“Non ho colpito niente di vitale,” fu la sua risposta. Parlava lentamente e le parole suonavano come se fossero passate attraverso i denti stretti.

 

“Quell’arma,” insistette l’aspra voce di una giumenta, “è proprietà del Ministero della Tecnologia Bellica. Consegnatela, selvaggi, e vi lasceremo vivere.”

 

Stronzate!” Ora potevo dire perché la voce di Calamity suonava così distorta. Parlava reggendo il Tuono di Spitfire in bocca. In quello era più bravo dello schiavista con la pala-lancia che avevo incontrato la mia prima notte all’aperto, ma non di molto. “La sola ragione per cui non avete smembrato noi ‘selvaggi’ è che non volete danneggiare la bella armetta.”

 

Sentii Pyrelight mandare uno strido allarmato.

 

“Dannazione!” SteelHooves borbottò da dietro di me lanciandosi al galoppo, lasciandomi rapidamente indietro. Abbassai il capo, caricando in avanti cercando di stare al passo. La Piccola Macintosh levitava al mio fianco, pronta all’azione.

 

Entrai precipitosamente in un atrio pieno di pony ed incespicai sulla zampa posteriore mozzata di un razziatore, perdendo l’equilibrio e piantadomi di faccia nelle macerie del soffitto collassato. La Piccola Macintosh cadde nei calcinacci con rumore metallico.

 

Uh… Mi ha fatto lo sgambetto!” proposi debolmente, rialzandomi. I miei occhi si spalancarono quando mi accorsi dei cinque Ranger d’Acciao nella stanza, dei quali uno soltanto era SteelHooves. Uno dei quattro nuovi arrivati si era beccato un colpo in una la zampa, e Velvet Remedy ci stava armeggiando su con disappunto del pony. Calamity sembrava intento ad intimidire gli altri tre. Senza il potente Tuono di Spitfire i miei compagni ed io saremmo stati surclassati senza alcuna possibilità. Pure assumendo che SteelHooves rimanesse dalla nostra parte.

 

SteelHooves stava fermo e rigido fissando Calamity, che aveva l’unico fucile anticarro stretto fra i denti, e il Ranger d’Acciaio a cui questi aveva sparato alla gamba. Era come se le paure di Applejack avessero preso forma proprio davanti a lui. L’abitudine di Calamity di sparare per primo non si sarebbe potuta manifestare in un momento peggiore.

 

La giumenta al comando del quartetto di Ranger d’Acciaio stava dividendo la sua attenzione fra Calamity e SteelHooves. Rivolgendosi a quest’ultimo chiese “Che cosa stai facendo con questi primitivi?”

 

SteelHooves la ignorò, fissando Calamity. Hai sparato a un Ranger d’Acciaio.”

 

Quei tuoi amici ci sono venuti addosso con l’intenzione di uccidere.”

 

Velvet Remedy intervenne di nuovo. “Calamity ha ragione. Nel momento in cui ci hanno visto il lanciamissili di quello lì si è aperto,” disse, puntando uno zoccolo contro uno dei Ranger d’Acciaio. “E questo qui ha caricato contro di noi con una lancia ad energia magica.”

 

Te lo chiedo ancora una volta,” disse la giumenta al comando, facendo un passo in avanti, “Cosa ci fai qui? Soldato, a rapporto!” I due Ranger d’Acciaio illesi dietro di lei cambiarono le loro pose da battaglia per coprire meglio la stanza, uno di loro prendendomi di mira. Diressi i miei occhi al pavimento, cercando dove fosse caduta la Piccola Macintosh.

 

SteelHooves ringhiò a Calamity, “Ne riparleremo.” Poi, preoccupandosi di rivolgere la sua attenzione alla giumenta, rispose. “Non sei autorizzata a tale informazione. Ti basti sapere che sono in missione e che tu stai interferendo. Ordina subito ai tuoi cavalieri di arretrare.”

 

La tensione nell’aria era quasi soffocante.

 

“Sono un Paladino Superiore del Ministero della Tecnologia Bellica. Ti rivolgerai a me con l’opportuno rispetto che si addice al mio rango!”

 

Come farai tu,” rispose SteelHooves con calma lapidari, “rivolgendoti ad un ufficiale superiore.”

 

La voce più giovanile di uno stallone risuonò da dietro l’elmetto del Ranger armato di lanciamissili. Anziano SteelHooves?”

 

La domanda venne accolta da una stanza pietrificata. Avvistai la Piccola Macintosh ma non osai farla levitare dal suolo, sicura che qualcuno avrebbe aperto il fuoco.

 

Calamity ruppe il silenzio. Anziano? O beh, indovina chi ci nasconde qualcosa.”

 

Le mie scuse, Paladino Stellato SteelHooves,” disse cautamente il paladino più anziano. Non ti avevo riconosciuto. La tua armatura è quella di un rango molto più basso.”

 

SteelHooves nitrì. Scuse accettate.” Si voltò verso lo stallone più giovane, “E ti pregherei di non chiamarmi con un rango superiore al mio. Se mi conosci allora sai che ho rifiutato quella carica.”

 

La giumenta al comando non aveva ancora finito, tuttavia. Sei molto lontano dai luoghi che frequenti di solito, Paladino Stellato SteelHooves. Secondo protocollo dovrei condurti ad incontrare l’Anziana Blueberry Sabre[5].” La luce sul suo elmetto ruotò per illuminare ognuno di noi a turno.

 

Per quanto riguarda la disposizione dei tuoiamici,” iniziò lei.

 

Loro sono con me,” disse SteelHooves fermamente. Facci strada. Ti seguirò.”

 

La giumenta coperta di acciaio si voltò e trottò al di fuori della banca. Velvet Remedy rimase vicina al ferito non appena si mise sui suoi zoccoli, aiutando la sua zampa ferita.

 

Mentre il resto di noi iniziava a seguire feci fluttuare la Piccola Macintosch verso di me. Gli ingranaggi nella mia testa iniziarono a girare di nuovo. E mentre sapevo che non era il caso di iniziare a fare domande nel bel mezzo di una situazione diplomatica così tesa, era chiaro che SteelHooves e io avevamo bisogno di fare una bella chiacchierata.

 

***         ***         ***

 

“Paladino Stellato SteelHooves, signore,” chiamò il giovane cavaliere, trottando vicino a SteelHooves mentre l’altro cavaliere illeso copriva me e Calamity con la mitragliatrice leggera della sua bardatura da combattimento. Di nuovo, le mie scuse per prima.”

 

La questione è chiusa,” disse SteelHooves seccamente. Intuivo che questa non era una conversazione che il nostro compagno ghoul volesse avere. Mi scoprii a tifare mentalmente per il giovane cavaliere.

 

Ho il permesso di fare una domanda, signore?”

 

“No.”

 

Oh…” Il cavaliere si bloccò di colpo, lasciando che noi lo sorpassassimo, quindi trottò per rimettersi in posizione. “In tal caso, ho il permesso di parlare liberamente, signore?”

 

La testa di SteelHooves s’abbassò un poco. “No.”

 

Il cavaliere rallentò ma questa volta non si fermò.

 

“Permesso accordato, Cavaliere Boom,” proclamò il paladino superiore. Rivolta a SteelHooves nitrì, “Mie le truppe. Mio il territorio. Mie le regole.”

 

“Signore, volevo solo dire… ci sono molti Steel Rangers che la pensano come lei. Riguardo il seguire il sentiero della Giumenta del Ministero, intendo. Se avesse accettato la sua legittima carica di Anziano molti di noi l’avrebbero seguita volentieri.”

 

SteelHooves rimase impassibile.

 

Il silenzio si prolungò mentre trottavamo attraverso le rovine dei sobborghi che circondavano Fillydelphia. Il giovane cavaliere tornò lentamente in posizione dietro di noi. Udii le sue ultime parole, mormorate fra sé e sé prima di zittirsi per il resto del viaggio.

 

Lo faremmo ancora.”

 

***         ***         ***

 

“Quando ero un giovane puledro mi fu insegnato che, in qualche modo, certi pony erano inferiori rispetto agli altri. Che quelli nati non come pony di terra erano deboli, fragili, inadatti alla fatica. Incapaci di sostenere il loro stesso peso senza ricorrere alla magia.

“Voi, figli miei, dimostrate ogni giorno che gli unici pony inferiori sono coloro che hanno deciso di esserlo. L’Unità è più del semplice consacrarsi alle Dee. È il nostro tentativo di trascendere la pigrizia e la debolezza dei nostri avi, di raggiungere un livello di esistenza più alto. Unità coi nostri compagni pony, non distruggendoci, ma migliorandoci l’un l’altro, e migliorando Equestria con noi. E voi, figli miei, siete già a metà strada.

“In voi vedo quell’Unità che già risiede in tutti noi, e dobbiamo solo scegliere di accettarla. La gloriosa evoluzione che ci aspetta è solo la glassa sul cupcake...” 

Le esplosioni dirompevano per la strada. SteelHooves affiancò gli altri Ranger d’Acciaio mentre avanzavano verso gli schiavisti, trovando copertura dietro carri e bighe distrutti e persino un vagone pieno di schiavi che stava venendo trasportato verso il centro di Fillydelphia. La voce di Occhiorosso si spense quando una raffica di granate dalla bardatura da battaglia del nostro ghoul distrusse la radio dello schiavista.

Nel fracasso generale nessunò si accorse del colpo dall’alto che trapassò l’elmetto del Cavaliere Buck[6], perforandogli il torso e trasformando in poltiglia l’interno della sua testa. Un Pallone Pinkie Pie si alzò in cielo, colorato di un fucsia intenso dal sole calante.

“Al riparo!” urlò il paladino superiore, e i Ranger si dispersero.

Dopo questa serie di eventi gli schiavisti cominciarono a fare resistenza, riempiendo la strada con fuoco di soppressione. Mi nascosi dietro un bidone mentre i proiettili lo colpivano. Se non fosse stato pieno dei rifiuti di un’altra era l’avrebbero sicuramente trapassato e mi avrebbero colpito. I pochi che riuscirono comunque a passarvi attraverso furono fermati dalle mie bisacce e dall’equipaggiamento.

“Me ne occupo io,” affermò Calamity, sfrecciando in aria con il Tuono di Spitfire legato alla schiena e intenzionato a battersi con il Pallone Pinkie Pie. Da dietro una cassetta delle lettere Velvet Remedy si concentrò per evocare il suo incantesimo di scudo, creandolo tra il nostro pegaso e gli schiavisti che avevano rivolto le armi verso di lui.

Nel momento in cui le loro armi si allontanarono da me mi lanciai oltre il bidone, attivai il SATS e misi a segno dei colpi nelle teste di tre di loro, una cortesia del fucile zebra. Le teste cadendo esplosero in fiamme. Altri due furono avvolti da un tremolante fuoco magico verde che fece ticchettare il mio PipBuck. Si accasciarono urlando mentre Pyrelight volava sopra gli altri schiavisti.

Potevo sentire scambi di colpi sopra di me.

 

Il pony schiavista che si era nascosto dietro il vagone di prigionieri, una puledra unicorno color lavanda e verde, avvolse i resti del Cavaliere Boom in un campo telecinetico e li levitò verso di sé. Il SATS si spense per riattivarsi subito dopo, parzialmente ripristinato. Guardai nell’ottica del fucile zebra, ma non riuscivo a ottenere un tiro pulito con il vagone di schiavi in mezzo. Si stavano rannicchiando, in trappola in una posizione scoperta. Vidi la bocca di una puledra dal manto marrone muoversi a dire “non spararmi!”.

 

Un attimo... cosa stavo pensando? Mi concentrai, avvolgendo da sola l’intero vagone in un campo telecinetico, e rimossi la copertura della schiavista.

Uno degli altri schiavisti mi sparò contro, obbligandomi a tornare in copertura. Sentii il controllo del campo scivolarmi via, ma lo riafferrai prima di far cadere il vagone pieno di pony indifesi.

Un fischio e un lampo di fiamme verdi annunciarono la morte dello schiavista che mi aveva bloccato.

 

Mi voltai a guardare la strada giusto in tempo per vedere l’unicorno lavanda e verde levitare il lanciarazzi del Cavaliere Boom e sparare un colpo contro la vetrina del negozio in cui si era rifugiata la Ranger d’Acciaio ferita. La facciata del negozio esplose in una nuvola di fumo e macerie. Un momento dopo la Ranger con la mitragliatrice leggera dilaniò l’unicorno schiavista con almeno una dozzina di colpi.

 

Il rumore inconfondibile della sella da battaglia di Calamity risuonò nell’aria, seguito da un’esplosione.

“Evvai!” Il pegaso ripiombò in basso per svolazzarmi sopra. “Hai visto? Le ho sparato la granata direttamente in bocca! Mentre facevo un triplo giro della morte!” Agitò uno zoccolo nell’aria. “Chi è il miglior tiratore delle Terre Devastate d’Equestria?”

 

Gli feci un cenno con lo zoccolo per dirgli di trovare riparo. Uno “whooooosh” crepitante riempì l’aria. La mia ombra saltò sul terreno mentre il cielo si illuminava all’improvviso.

 

Indicandosi il petto Calamity ne approfittò per gongolare ancora un po’. “Il quattro volte di seguito vincitore del torneo per il Miglior Giovane Tiratore Scelto, ecco chi!”

 

“Oh cielo,” disse Velvet, guardando in alto dalla sua cassetta delle lettere. Il suo viso era colorato da luci tremolanti.

 

Sentii un’ondata di terrore. Calamity, che mi volava ancora intorno, si voltò verso l’alto, e la sua voce si affievolì.

Guardava, sconvolto, il Pallone Pinkie Pie che veniva divorato dalle fiamme. Spalancò la bocca. “Gas infiammabile?” mormorò. “I cazzo di schiavisti si riempiono i dirigibili di gas infiammabile?”

Apparentemente.

 

“Littlepip... Calamity...” mugolò Velvet, facendoci segni per richiamare la nostra attenzione. “Sta cadendo verso di noi!” Sapevo che avrei dovuto muovermi, ma la visione di quell’olocausto sopra di me mi aveva pietrificato. Brandelli di materiale in fiamme iniziarono a cadere a terra tutto intorno a noi. Uscii dalla trance quando un lembo infiammato di tessuto spesso cadde sul bidone dei rifiuti vicino a me, mandandolo in fiamme.

 

Che Celestia mi titilli il clitoride con una zoccolata di fiamme solari!

 

CORRETE!”

 

Mi gettai sul lato del barile crivellato di colpi, correndo lungo la strada velocemente quanto le mie corte zampe permettessero. La luce al di sopra diventava sempre più intensa e potevo sentire le ondate di calore spingersi fino a noi.

 

Non lo sapevo. Come potevo saperlo?” Calamity passò velocemente oltre di me. Quale fottuto pony psicopatico farebbe una cosa del genere?

 

I pony imprigionati si voltarono verso l’inferno in cielo e urlarono. L’aria mi bruciava in gola. Per fortuna avevo ancora il mio campo di levitazione intorno al vagone. Lo sollevai dal terreno tirandolo con me mentre galoppavo lungo la strada distrutta, cercando di mettere distanza fra tutti noi e la gigantesca palla di fuoco (a forma di testa di Pinkie Pie) che si schiantava lentamente a terra.

***         ***         ***

 

Mandai una preghiera di ringraziamento a Celestia e Luna. Tutti i miei compagni erano sopravvissuti. Due dei Ranger d’Acciaio, però, no.

 

Perché?” chiese la giumenta paladina quando aprii il vagone per liberare i pony prigionieri.

 

La guardai sorpresa. Feci per chiederle cosa intendesse dire, ma ricordai le parole di avviso di Homage sui Ranger d’Acciaio:

 

In effetti la maggior parte di loro sarebbe più interessata a salvare il tuo PipBuck che non te.

 

Realizzai che probabilmente i Ranger d’Acciaio avevano ingaggiato gli schiavisti per un motivo completamente diverso dal mio. La rivelazione aveva un gusto amaro.

 

“Perché è la cosa giusta da fare. E perché, se fossi stata al posto loro,” dissi, ricordando di esserlo stata una volta, “avrei voluto che qualcuno facesse lo stesso per me.”

 

Le orecchie di Velvet Remedy si rizzarono. Ascoltò la nostra conversazione mentre si dirigeva a prestare aiuto e conforto ai pony che erano stati rinchiusi in quel vagone gabbia da quelle che sembravano essere (e puzzavano come) settimane. Erano malnutriti, sfregiati ed avevano dormito nella loro stessa sporcizia. Uno dei pony era morto, da abbastanza tempo per cominciare a puzzare, ma gli schiavisti non s’erano disturbati a rimuovere il cadavere. Provai una rabbia ribollente.

 

Distogliendomi dalla vista fissai l’impassibile maschera del Ranger d’Acciaio. “Perché voi lo avete fatto?”

 

Più le forze di Occhiorosso aumentano più terreno perdiamo,” spiegò il paladino più anziano. Egli brama la tecnologia del passato che è nostro diritto e dovere proteggere. Non possiamo affrontare direttamente il suo esercito, quindi attacchiamo le sue linee di rifornimento.”

 

Una parte di me voleva urlare contro il pony rivestito di metallo a proposito delle sue priorità. Invece aggrottai la fronte a queste notizie; non avrei immaginato che la periferia di Fillydelphia fosse una zona di combattimento.

 

“Fillydelphia era la sede dei maggiori centri di controllo del Ministero della Tecnologia Bellica e del Ministero della Morale. Ma la nostra Base Operativa ci è stata sottratta dalle forze di Occhiorosso tre anni fa, e siamo stati costretti a fortificarci in altro luogo.”

 

Mi accigliai ulteriormente. Nessun piano imminente per riconquistarla?”

Sentii la giumenta Ranger d’Acciaio fissarmi da dietro la sua maschera. Mi stava presumibilmente portando alla loro fortificazione, quindi non c’era motivo per non dirmelo; ma quella libertà di informazione non si estendeva a nulla di tattico.

 

SteelHooves, tuttavia, si alzò e rispose. “No.” Sentii la giumenta nitrire, rizzandosi all’interno della sua armatura, ma a SteelHooves non interessò. Perché dovremmo. Ormai, la costruzione è stata spogliata di qualsiasi cosa valga la pena recuperare.”

 

Avvicinandosi SteelHooves mi ordinò “Vieni con me. Vorrei parlarti da solo.”

 

Perfetto, perché io volevo parlare con lui.

 

***         ***         ***

 

Perché sei con noi?”

 

Ci trovavamo nelle rovine bruciate di una piccola tavola calda. SteelHooves rimase, come sempre, celato e inespressivo dietro la sua armatura.

E questa volta non sia quella cazzata del non avere nulla di meglio da fare,” ordinai. Una volta soli capo SteelHooves era svanito. Ero inspiegabilmente ancora una volta al comando. Solo questa volta, lo volevo davvero essere. Hai detto di essere in missione. Che missione?

 

La coda di SteelHooves ondeggiò. Ricordi quando hai origliato la mia conversazione con Calamity? L’immagine che avevo tratteggiato di te e dei tuoi amici?”

 

Annuii rigidamente. Mi sorprese con le sue successive parole.

Non credevo in nulla di ciò,” mi disse. Non sei una spia o un agente segreto di una scuderia per lo spionaggio di un qualche Ministero dell’Epicità. Sei una buona pony che è vittima della sua stessa natura buona e della sua irrefrenabile curiosità.”

 

Sedendo sulle sue cosce, SteelHooves continuò, “Nel corso della mia valutazione sei sopravvissuta grazie alla buona sorte, migliorando le tue capacità e all’insolita fortuna di avere amici capaci che vogliono rimanerti accanto anche quando sei sorprendentemente stupida.”

 

Beh, cavolo, grazie.

 

Ti seguo perché sei una pony migliore di quanto sia io. E mi ricordi qualcun altro. Ti sforzi onestamente per aiutare e proteggere gli altri pony. Io credo…” Fece una pausa. Ci fu un tremore nella sua voce. Credo che lei ti avrebbe approvato.”

 

SteelHooves toccò con uno zoccolo le piastrelle rosse e nere, carbonizzate e in frantumi, che ricoprivano il pavimento.

 

Te l’ho detto in passato, ogni Ranger d’Acciaio non ha la stessa visione del nostro Giuramento. Ho sempre creduto che avremmo dovuto seguire l’esempio della Giumenta del nostro Ministero, Applejack. Che dovremmo giurare fedeltà ai suoi obiettivi e alle sue priorità. Che dovremmo proteggere gli altri pony, con la nostra tecnologia e con la nostra forza d’animo. Non eravamo destinati a rubare e accumulare. Eravamo destinati a difendere.

 

Annuii lentamente.

 

Non sono stato fedele al mio Giuramento per molto tempo. Ma al tuo fianco posso esserlo di nuovo.

 

Distolsi lo sguardo mentre lasciavo che le parole del ghoul mi entrassero dentro. Quando mi girai gli rivolsi uno sguardo fisso. “Questo era il carretto di merdate più rincuorante che abbia mai sentito.”

Smise di dare colpetti al terreno. “È la verità.”

 

“Ma certo che è la verità,” dissi, “è così che menti. Se ricordi bene, ti ho già visto farlo.” Iniziai a camminare intorno al Ranger d’Acciaio seduto. “Dici abbastanza verità da fare in modo che qualsiasi pony creda alla tua storia. Ma qui la sella inizia a prudere: tutta quella valutazione deve essere avvenuta dopo che ti sei insinuato nel nostro gruppo. Se hai spiegato qualcosa, è perché sei ancora con noi.” Mi fermai di fronte a lui, indicandolo con uno zoccolo. “Quindi te lo chiedo di nuovo. Perché. Sei. Qui?”

“Va bene,” nitrì piano SteelHooves, tirandosi in piedi. Ripetendosi quasi parola per parola, “Ricordi quando hai origliato la mia conversazione con Calamity? L’immagine che avevo tratteggiato di te e dei tuoi amici?” Annuii nuovamente.

 

“Quello è ciò che il mio superiore crede che tu sia. E il mio compito è valutare la potenziale minaccia che rappresentate tu e gli altri residenti della Scuderia da cui provieni.”

 

***         ***         ***

 

Basta segreti. Quella era la mia condizione per non lasciare indietro SteelHooves. Per tutta risposta mi aveva affidato la scatola di sfere di memoria come segno di sottomissione. Non me lo aspettavo, ma SteelHooves aveva insistito. Dopotutto, entrambi sapevamo che non potevo davvero fidarmi solo delle sue parole.

Mi concentrai su una sfera, mostrandogli di avere fiducia in lui visto che sarei rimasta indifesa in sua compagnia. Il mondo intorno a me si sciolse.

 

<-=======ooO Ooo=======->

Ero bagnata. La pioggia cadeva torrenziale dall’oscurità del cielo notturno. Indossavo un impermeabile ma il vento lo frustava, sollevandolo. Solo parte della mia criniera era vagamente asciutta sotto al cappuccio.

I fulmini illuminavano il cielo e la piattaforma d’atterraggio dei pegasi, più di due dozzine di piani sopra le luci vivaci della città al di sotto. Riconobbi la forma di un monopattino gigante sospesa su un edificio ben illuminato in lontananza. Ero a Manehattan.

 

“Sicuro di voler volare in una notte del genere, Applesnack, signore?” chiese un pegaso grigio vestito elegantemente mentre barcollava verso la bardatura di una carrozza volante. Era una carrozza particolarmente bella, decorata con un motivo molto familiare recante il disegno di tre mele.

 

“Affari molto urgenti”, mi sentii dire con la voce di Applesnack. “Questa notte, per forza.”

 

“Beh, è per questo che mi paga, no?” sorrise il pegaso. “Ma probabilmente sarà un viaggio da cani.”

“Sopravviverò”, disse Applesnack mentre il cielo era squarciato da un fulmine.

Il pegaso afferrò il morso coi denti e tirò, tenendolo ben stretto. “E come sta Miss Applejack? Mi è dispiaciuto davvero sentire del suo incidente. I pony che dovevano fare la manutenzione di quegli ascensori dovrebbero finire tutti in galera.”

Sentii la mia mascella serrarsi. Ma Appleshank mantenne la sua voce piacevolmente costante. “Ti sei legato ben stretto, Wingright?” sentii (e mi percepii) chiedere. “Non voglio che mi scivoli via nella pioggia ora.”

“Sì,” rise il pegaso. “Sarebbe una caduta mica da ridere.”

Applesnack entrò nella carrozza, spingendosi più avanti che poteva come se avesse paura di scivolare via dal fondo appena il pegaso si fosse lanciato in avanti. Il pegaso grigio spiegò le ali, le penne grondanti acqua.

 

Applesnack iniziò a muoversi a una velocità allarmante. Mi sentii beccheggiare in avanti, mordendo, afferrando l’ala del pegaso con i denti. Il mio ospite arretrò, tirando l’ala all’interno della carrozza, oltre al bordo di metallo, alzando contemporaneamente uno zoccolo.

“Applesnack! Cosa...?” il pegaso esclamò sorpreso un attimo prima di sentirei il mio zoccolo abbattersi su quell’ala con un colpo da spezzare le ossa. Il pegaso urlò!

Sputando le penne dell’ala ora ferita di Wingright, SteelHooves ringhiò, la sua voce bassa come un tuono.

“Solo tre pony sapevano con certezza quando Applejack avrebbe usato quell’ascensore!”

“Aaaah! La mia ala! La mia ala! Che diavolo...?!” 

“Ho controllato le tue finanze. Il tuo conto ha avuto un improvviso afflusso di denaro tre settimane fa. E uno ancora più ingente meno di otto ore dopo l’incidente di Applejack!” Stavo fissando gli occhi increduli del pegaso che piangeva rumorosamente. La mia voce era pericolosamente bassa. Il mio battito cardiaco era regolare. “Davvero, dovresti scegliere password migliori che il nome di tua figlia.” 

 

“I-Io posso spiegare!” urlò il pegaso, stringendo a sé l’ala spezzata. “Mia sorella è morta in guerra. Quella era l’eredità!”

“Non penso proprio.” Applejack si girò e scese dalla carrozza. Poi sentii il mio ospite sollevare gli zoccoli posteriori e appoggiarli contro la carrozza, iniziando a spingerla da dietro, muovendola sul tetto bagnato insieme allo sfortunato pegaso.

“Cosa?! No! Cosa vuoi fare? Non farlo!” il pegaso urlò, cercando debolmente di spingere in senso opposto mentre si avvicinava sempre di più al limite del tetto.

“Ti prego! Ho una famiglia!”

 

SteelHoves grugnì e si fermò. “Forse avresti dovuto pensare a loro prima di operare certe scelte.” Diede un ultimo, potente calcio alla carrozza, facendola ribaltare oltre all’orlo del tetto, con il pegaso e tutto.

Potevo sentire il pony alato urlare fino all’istante in cui la carrozza rimbalzò sul primo ostacolo nella sua caduta verso le strade sottostanti.

Mi sentivo stordita, tramortita, mentre le zampe del mio ospite mi conducevano verso la porta più vicina con trotto tranquillo tra gli spruzzi d’acqua. Lo sentii provare sottovoce.

“È stato un terribile incidente. No, non ho idea da dove stesse rientrando. Vedevo che era troppo basso, ma credevo si sarebbe rialzato prima di colpire l’edificio. È stato orrendo. Sento che è stata colpa mia; non avrei dovuto chiedere a Wingright di volare con questo tempo. Avrei dovuto sapere che la forza del vento sarebbe stata troppa per lui.”

 

<-=======ooO Ooo=======->

 

Il ricordo finì.

Fissai SteelHooves, pietrificata.

Mi restituì uno sguardo calmo. “Basta segreti.” 

 

***         ***         ***

“...Non siamo tribali primitivi, che sfregano gli zoccoli sulla pietra sperando di accendere un fuoco. Stiamo costruendo un domani migliore per i nostri figli. E per i figli dei nostri figli.

 

“L’abbiamo costruito con il sudore e il sangue che versiamo per ripristinare le basi dell’industria della nostra grande nazione. Perché senza industria non c’è progresso. E non ci accontentiamo di lasciar passare altri duecento anni mentre i pony sono ridotti a frugare tra rifiuti e macerie!”

Il discorso di Occhiorosso finì, e una musica da carnevale sostituì la sua voce nell’etere.

 

Il crepuscolo stava scendendo sopra Fillydelphia quando arrivammo sulla cima di una collina e potei distinguere in lontananza la meta del nostro viaggio.

 

Quasi due terzi di Fillydelphia erano stati tagliati fuori, sigillati dalle rovine al di là da un grande muro di metallo. Il grosso del centro industriale, il parco divertimenti la cui ruota panoramica si stagliava contro la luce ormai calante, e il Cratere di Fillydelphia erano tutti nascosti all’interno. Non solo le torri subito oltre il muro ospitavano numerosi pony di guardia, ma grifoni pattugliavano i cieli nell’area circostante. I troneggianti dirigibili fornivano ulteriori postazioni per tiratori scelti.

La “posizione secondaria” dei Ranger d’Acciaio era ovvia: l’edificio intatto più grande e facile da difendere al di fuori del muro. Il gigantesco emblema a forma di ingranaggio sul lato principale dell’edificio ne proclamava l’appartenenza anche meglio che le lettere, alte due piani e ormai cadenti a pezzi, che lo attraversavano. I Ranger d’Acciaio avevano conquistato i quartieri generali della Stable-Tec e li avevano trasformati in una fortezza.

 

Calamity mi superò volando con aria disinteressata per fermarsi sopra SteelHooves.

“Quindi non sei un Anziano perché hai scelto di non esserlo?” chiese curioso. “Magari non siamo così diversi, dopo tutto.”

Sentii acqua gelida corrermi giù per la schiena. 

SteelHooves si girò verso Calamity, studiando per un momento il pegaso color ruggine. “No. Tu hai volato verso le tue responsabilità nonostante i divieti della tua razza, e non sei stato né attento né conscio delle conseguenze.” 

Calamity volò un po’ indietro, aggrottando le ciglia.

SteelHooves continuò. “Io sono scappato dalle mie responsabilità perché avevo capito esattamente quali sarebbero state le conseguenze se non l’avessi fatto. So che c’erano pony che avrebbero seguito il mio esempio, e non ero disposto a rischiare una guerra civile tra i Ranger d’Acciaio.”

Dando le spalle a Calamity, SteelHooves asserì, “Non siamo affatto simili.”

 

 

 

Nota: nuovo livello.

Nuovo vantaggio: Pelle Dura (livello due) – Le brutali esperienze delle Terre Devastate di Equestria ti hanno rinforzato. Ottieni +3 al Limite Danni per ogni livello che ottieni di questo vantaggio.


[1] Nell’originale, and it scared the horseapples out of me.

[2] Nell’originale, grim reaper pony. Grim Reaper è il nome della rappresentazione iconica della morte, lo scheletro con falce e mantello nero.

[3] Vedi capitolo 15, quando SteelHooves informa Littlepip di volersi unire al gruppo.

[4] Letteralmente, “Ala Destra” o “Ala Giusta”.

[5] Letteralmente, “Spada Mirtillo”.

[6] Buck significa sia “maschio” che “calcio”.