Parlare al vento

Adele Cammarata

Ascoltami, figlio, solo a te lo posso dire, ché tu non lo vai a contare a nessuno. Tu, il segreto, lo sai tenere.

Ascoltami, ora ti conto.

Il mare era così, com'è adesso, azzurro e verde, l'aria era ferma, umida e immobile nel sole che saliva.

A quel tempo io ero ragazzino ma già uscivo con mio nonno e mio padre. Dunque. Siamo sulla barca dopo una notte di pesca. Io un poco dormo e un poco aiuto. Il mare è una tavola. Nel cielo nuvole lontane.

"Non mi fido," dice mio nonno, "state all'erta".

Ma noi siamo stanchi e tranquilli, già sogniamo la riva da lontano. Peppi guarda l'orizzonte, i suoi occhi si riempiono di nuvole. Lo sa lui a che pensa.

E d'improvviso un esercito di nubi si raduna sull'acqua dietro di noi. Rimango di sasso. Il nonno, lo sguardo inquieto, tiene salde le mani sul timone. Mio padre, distrutto dal sonno e dalla fatica, sgrana gli occhi e santìa. Mi mettono al riparo, ma io voglio vedere.

Eccolo il vento, che tira da ogni parte. Non ci capiamo più niente. Dove siamo? Le onde infuriano e schiantano. Ora c'è una sola nuvola nera, densa, enorme, pronta a rovinare su di noi e sulla nostra barca.

Poi la vediamo alzarsi e Peppi si segna. Ci segniamo tutti. Ora la nube è una testa e scuote i lunghi capelli d'acqua e vento, rigirando il mare intero. Spalanca la bocca: cavalli di schiuma si riversano sul mare.

"Reggiti figlio!" è l'ultima cosa che sento da mio padre. Non vedo più mio nonno, né Peppi. Sono solo, fradicio, inchiodato al legno, e vedo tutto con questi occhi, morto di paura.

Il mostro si solleva. Lo vedo rovesciare la testa all'indietro e alzarsi a mezzo busto. Il sale brucia dappertutto ma tengo gli occhi aperti. Ora è unaltissima colonna d'acqua scura, un drago, e solleva la sua coda e a un tratto mi ritrovo in alto, a mezzo cielo, portato dal turbine che non mi molla più.

Mi aggrappo con tutte le forze e urlo: "ABBI PIETÀ! TI PREGO! ASCOLTAMI!"

A quel punto cedo e mi abbandono. Qualcosa mi acciuffa, una stretta potente e perdo i sensi.

Quando riapro gli occhi, penso:

"Sono morto".

Intorno a me azzurro d'aria e giù in fondo il mare calmo, e io, sospeso nel cielo come un aquilone disperso. Sento qualcosa che mi tiene.

Prima un respiro di sale,  profondi sospiri sonori, fiato sulla mia pelle. Poi la sua voce, come un canto lontano:

Vento io sono, e suono:

aria - prima creatura

ché senza di me

neanche la parola

arriva a compimento.

Il mio mestiere è sacro

io faccio il portatore:

porto e riporto

la vita e la morte

che della vita è parte,

la sabbia, la pioggia,

i semi, i suoni, le storie.

Io alito sospiro brezza

soffio carezza

io penetro e gonfio e riempio

e semino tempesta

io sollevo trascino scompiglio

burrasca travolgo e schianto

m'indrago sul mare

finché non mi tagli -

un colpo netto

e le parole giuste -

ma io, vento, non muoio.

No, io mi nascondo

nel grembo dell'aria

per nascere ancora

vento, io sono e suono,

fresco filo che cuce il fiato

sussurro, bisbiglio, suggerisco

voce di flauto, io zufolo e fischio

finché non mi senti, cresco

urlo ruggisco

sciolgo i cavalli e non li so domare

stravolgo il cielo, capovolgo il mare

e poi spavento e supplica e preghiera

ma io, vento,

t'ascolto e sento,

minuscola creatura

e avrò pietà della tua sventura."

E come risvegliandomi da un incantesimo, riapro gli occhi e mi trovo sulla barca, il mare di nuovo calmo. Mio padre e il nonno sfiniti, ma vivi. Siamo salvi. E Peppi, girato verso l'orizzonte.

"Ci parlasti, vero?" mi dice senza voltarsi.

 Non rispondo, credendo di avere sentito male.

"Pure io, sai? Quann'era quantu a ttia."

Si volta e mi guarda negli occhi, mettendomi una mano sul braccio.

Ascoltami bene, non glielo dire a nessuno che parli con il vento. Altrimenti ti pigliano per pazzo, comu a mmia. Hai capito? Muto. Solo ai morti lo puoi dire, ché loro i segreti li sanno tenere. Mi capisti?"

Ecco, figlio mio. Ecco perché ora te lo posso dire. Io ci parlai, col vento, quella volta. E m'aiutò. Ma oggi no, figlio, io l'ho chiamato e non m'ha voluto ascoltare. M’ha voltato le spalle proprio quando c'eri tu, in mezzo al mare.

Tu, fiato mio. Tu.