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08.Uberto de’ Olevano
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Uberto de’ Olevano

Nel 1164 il Barbarossa conferiva, quindi, ad Uberto, suo consigliere, fiduciario e negoziatore, i feudi di Olevano, Mortara, Torretta, Rovertino ed Erbamara, come compenso dei suoi servigi[1]. Torretta faceva parte di Cergnago; Rovertino (o Roventino) era un podere tra Mortara e Tromello; Erbamala si trova sul confine tra Olevano e Cergnago: qui (odierna cascina Badia) Uberto fondava nel 1170 la Vallombrosana Abbazia di Erbamara o Erbamala, nota dissodatrice di terreni. Il feudo mortarese fu comunque tolto ad Uberto l'anno seguente (1165) per essere ceduto a Guglielmo il Vecchio di Monferrato, cognato del Barbarossa. Come ci riferisce il Pezza[2], i feudatari di Olevano ebbero tuttavia sempre forti vincoli con la vita comunale di Mortara, sia per i vari possedimenti, sia per la vicinanza del loro castello, già fin dal 1179 compreso nella podestaria o squadra di Mortara. Vari documenti danno vita alla multiforme attività di figura di primo piano di Uberto, sia come uomo politico, sia come giurista, negoziatore, ammiraglio. Fu dei maggiorenti che ebbero la responsabilità delle direttive politiche del forte comune di Pavia e, come tale, strenuo difensore dell'idea imperiale. Durante le vicende della questione sarda, nella primavera del 1164, fu tra i nunzi imperiali inviati a condurre Barisone di Arborea a Pavia, per essere incoronato Re di Sardegna. Nel 1192 lo troviamo reggere la carica di podestà di Como, dove è ricordato per aver rafforzato le mura cittadine e aver fatto edificare Porta Torre; nello stesso anno, su pressione del mandato imperiale Bonifacio I marchese di Monferrato, fu nominato podestà di Genova dove pacificò la cittadinanza ponendo fine alle rivalità tra guelfi e ghibellini. Il 12 gennaio 1194 presenziò alla solenne seduta di ratifica della Pace conclusa a Vercelli fra l'Imperatore e la Lega Lombarda. Risulta anche presente alla pronuncia conciliativa di Enrico IV nelle discordie fra Novara e Vercelli. Quando il siniscalco imperiale Marcovaldo richiese ai genovesi di intervenire in Sicilia, Uberto fu nominato Capitano Generale delle forze genovesi di terra e di mare. La spedizione iniziò positivamente con la riconquista di Gaeta e Napoli, ma, giunta la flotta a Messina alla fine d'agosto del 1194 Uberto morì a causa di forti febbri e il 1° di settembre, mentre la salma veniva trasportata per essere tumulata fuori città, i pisani approfittarono per tendere un'imboscata al corteo funebre cui partecipavano il siniscalco imperiale e Bonifacio I, che comunque uscirono illesi dall'agguato[3]. Per evitare ulteriori imboscate, i funerali dell'ammiraglio non vennero celebrati.

Da Uberto de' Olevano prese origine la potente famiglia dei nobili Olevano che ebbero gran voce nelle vicende di Pavia e del suo contado fino al secolo XVIII. Feudatari di numerose località del pavese e della Lomellina, persero i loro diritti feudali probabilmente nel corso del XV secolo, mantenendo sempre i loro possedimenti territoriali ad Olevano e in tutte le località circostanti, da Mortara a Ceretto, da Cergnago a Campalestro, dominando ininterrottamente dal poderoso fortilizio olevanese, che più volte ricostruirono ed ampliarono.

Nella famiglia[4] si annoverano numerosi personaggi illustri come Antonio (ricordato in documenti del 1387 e del 1421), governatore di Alessandria e capitano dei Militi Catafratti; Bartolomeo II (citato nel 1494) ambasciatore presso Ludovico XII di Francia; Bartolomeo III, prefetto di Mortara e Novara durante la dominazione di Carlo V, maestro dei militi ed ambasciatore di Filippo II; Paolo Alessandro (secolo XVII) Console dei Conti Palatini investito più volte da Ferdinando III; Bartolomeo IV, senatore di Milano, che, verso la fine del '600, meritò per la famiglia il titolo marchionale. Fu nel Settecento e con il marchese Gerolamo III che la presenza della famiglia Olevano si fece ancor più significativa nelle vicende pavesi, non solo in relazione alla vita politica, ma anche alla fiorente attività artistica a Pavia (Palazzo Olevano) e nel contado (Olevano, Cava Manara e Borgo San Siro).

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[1] Il documento è riportato dal Pollini nell'Annuario Storico Statistico Lomellino per l'anno 1873 edito a Mortara nel 1872 - pagg. 178-154: "Alli 30 gennaio 1164 Federigo in Roma, essendo Cristiano cancelliere in iscambio di Rainaldo Coloniese Arcivescovo et Arcicancelliere d'Italia, alla presenza di Ottone Maggiore conte Palatino, conte Sabardo Castellano Mandebergense; Gaifero Isimbardo, e Giacomo Isimbardo, confermò ad Oberto Olevano pro suo praeclaro, et honesto servitio quod sibi et imperio contulit, l'investitura già da esso imperatore fattagli dei feudi di Olevano, Herbamala, San Giorgio, Cergnago, San Martino, Reventino, Carosco, Torretta cum curis et pertinentiis, e di Mortara ancora".

[2] F. Pezza: Il San Lorenzo…

[3] Gladis Alicia Pereyra, Bonifacio I Marchese di Monferrato

[4] L'albero genealogico della famiglia Olevano è riportato nella terza parte, in gran parte è tratto dalle Schede Marozzi conservate alla Biblioteca Bonetta di Pavia