Festa della Liberazione Nazionale

La mia breve riflessione per questo insolito 25 aprile parte dal significato della parola 'liberazione', e in particolare dalla differenza rispetto a quello della parola 'libertà'. Come riporta un dizionario qualsiasi, la libertà è «lo stato di chi è libero», mentre la liberazione è «l'atto del liberare». La parola libertà fotografa quindi uno stato, una condizione ideale o una situazione data in un certo momento e in un certo luogo. Il termine liberazione invece è molto più concreto e dinamico, indica un processo, un'azione (liber-azione), quella appunto che porta o ha portato ad essere liberi. E di conseguenza, ci interroga su aspetti imprescindibili per la sua comprensione: liberazione da che cosa? da chi? quando? come?

Celebrare la Festa della Liberazione implica necessariamente porsi tutte queste domande, e rispondere. Il 25 aprile non è la festa della libertà in generale, né tanto meno della libertà dal virus o dall'emergenza, anche se in questo periodo la tentazione può essere forte (e lo è stata: basta rileggere numerose dichiarazioni e comunicati rilasciati durante le commemorazioni di quest'anno). Il 25 aprile 2020, esattamente come quello degli ultimi 75 anni, si ricorda e si onora la liberazione dal fascismo. Liberazione dal fascismo, ossia un movimento di opposizione e di lotta che ha contrastato il fascismo e i fascisti fin dalle sue origini, nei primi anni venti, e che lo ha sconfitto con la Resistenza del biennio 1943-1945. Un movimento fatto di donne e uomini partigiani, i quali, pur se per una serie di innumerevoli motivi, scelsero di stare tutti dalla stessa parte: quella dell'antifascismo. I risultati più concreti e tangibili di quel movimento di liberazione furono la vittoria della repubblica democratica alle elezioni del 2 giugno 1946 e la promulgazione della Costituzione il 1 gennaio 1948.

Nel celebrare il 25 aprile, quindi, non si possono tralasciare i fondamentali. Neanche in un momento umanamente tragico come quello attuale. Il rischio che non possiamo correre è quello di snaturare una ricorrenza fondante la nostra memoria storica, la nostra etica, la nostra civiltà democratica. Oltre a quello di legittimare in maniera sostanziale, anche se non formalmente, chi chiede vigliaccamente di trasformare il 25 aprile «nel giorno del ricordo dei caduti di tutte le guerre, senza distinzione alcuna, […] e di tutte le vittime del Covid». Per non tralasciare i fondamentali è indispensabile utilizzare le parole giuste: non libertà, quindi, ma liberazione dal fascismo.

Mattia Tisba