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02.Il centro abitato e l'economia
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Il centro abitato e l'economia

L'abitato si sviluppa con pianta dispersa a circa un chilometro dalla riva sinistra dell'Agogna e presenta l'aspetto del tipico borgo rurale[1]. Vi confluiscono le strade provinciali provenienti da Mortara, Zeme, San Giorgio, Cergnago ed altre strade campestri, mentre ad ovest è limitato dalla linea ferroviaria Alessandria-Novara-Milano. L'abitato ha strade abbastanza larghe con andamento irregolare, su cui si affacciano case a schiera che non superano l'altezza necessaria alla realizzazione del piano rialzato. Frequenti, soprattutto nel centro, le corti, che riproducono, all'interno dell'abitato, la forma caratteristica delle cascine con edifici disposti in modo da chiudere uno spazio quadrangolare cui si accede da un portone ad arco. Le schiere di abitazione sorgono di preferenza sui lati adiacenti le vie pubbliche e comunque con prevalente orientamento a sud (rimane emblematico il caso degli edifici prospicienti la via Drovanti detti malpinsà, cioè mal concepiti perché rivolti verso occidente). Le unità abitative rurali erano ridotte al minimo e costituite da un locale al piano terreno, la cucina, su cui era ricavata, nel piano rialzato o addirittura nel sottotetto, la camera da letto. L'accesso alla casa avveniva dal lato più corto verso il quale pendono le falde del tetto; gli edifici sono realizzati quasi esclusivamente da mattoni cotti legati con una malta argillosa e poca calce, i tetti sono realizzati con coppi cotti posati su un'orditura di legname. Il recupero della case rurali alle necessità abitative moderne hanno comportato l'accorpamento di più unità. Gli altri lati della corte erano occupati da rustici un tempo adibiti a legnaia, piccoli fienili, porcili e pollai ed ora scomparsi o trasformati in accessori delle abitazioni.

La proprietà di queste corti è spesso molto frazionata, fatto questo che ha provocato e provoca tuttora numerose liti e cause per confini e diritti di servitù. Un caso a parte sono le due grandi tenute sorte attorno al Castello e al Castelvecchio[2], realizzate agli inizi di questo secolo quando i due grandi proprietari terrieri del luogo intrapresero una radicale trasformazione urbanistica delle loro proprietà immobiliari, che comportò, in alcuni casi, anche lo spostamento e la rettifica delle strade pubbliche. Le aziende, ora pressoché disabitate, sono formate da numerose corti ognuna delle quali conservano le caratteristiche della cascina a corte chiusa e dove vivevano i salariati dell'azienda. Le famiglie dei proprietari terrieri, i Drovanti e gli Zorzoli, vivevano rispettivamente nel castello Olevano ed in una villa ottocentesca con annesso giardino padronale. Negli anni trenta, con la costruzione del Palazzo Municipale, prese avvio la costruzione di un nuovo quartiere costituito in prevalenza da ville e case singole attorno alle due nuove vie Marconi e Battisti. Lo sviluppo urbanistico degli ultimi anni è avvenuto prevalentemente verso il lato orientale ed ha visto il prolungamento (via San Barnaba, via San Martino, vicolo Campo del Pero) o la realizzazione di nuove vie (via Gramsci, via Turati, Via Cassani).

Nel territorio comunale sorgono otto cascinali il cui uso è esclusivamente agricolo. Ad est, presso il confine con Mortara e Cergnago, si trovano la Melegnana (105 m s.m.) e la Vallazza (105 m s.m.); a sud, incuneata fra i territori di Zeme e Cergnago nei pressi della chiusa di Galliavola sull'Agogna, sorge la Battaglia (104 m s.m.)[3]; sempre a sud è situata la Cascina Nuova (106 m s.m.). Ad ovest, fra il confine con il territorio di Zeme ed il corso dell'Agogna, si trovano la cascina della chiusa di Campalestro (104 m s.m.), la Cascina Bianca (107 m s.m.) e la Paronina (105 m s.m.). Poco distante dal centro abitato si trovano, infine, le cascine Mulino (103 m s.m.) e Quattro Venti(104 m s.m.).

Densamente abitate fino a pochi decenni fa, sono ora occupate da pochi nuclei famigliari. Quasi tutte queste cascine conservano la caratteristica struttura a corte chiusa con pianta quadrangolare: attorno ad un ampio cortile, un tempo occupato dall'aia, sorgevano la stalla, i fienili, le case dei salariati e quella del padrone; ora queste strutture sono state trasformate ed adattate ai moderni usi agricoli. Le epoche di costruzione non ci sono giunte in modo preciso: la Melegnana era un antico centro romano sull'antica strada Mortara-Tortona, detta ora dei muli; molte risalgono al XVII-XVIII secolo; una, la Cascina Nuova, fu costruita nel secolo scorso. La superficie del territorio comunale è di circa 20.031 pertiche[4], pari a 15,42 kmq.

Nel corso degli ultimi secoli (periodo per cui si possono trovare informazioni pressoché sicure) il numero degli abitanti ha subito inizialmente un graduale incremento ed in seguito un brusco calo, soprattutto negli ultimi decenni. Considerando però la massiccia fuga dalle campagne nel dopoguerra, la diminuzione della popolazione, al confronto di altri centri, appare relativamente contenuta. Il fenomeno è favorito sia dalla vicinanza di città che si sono espanse industrialmente (Mortara e Vigevano) sia per il servizio offerto dalla ferrovia che consente a molti olevanesi di lavorare a Valenza Po, nell'industria orafa, a Vigevano, nell'industria calzaturiera, e a Milano.

Il paese resta essenzialmente un centro agricolo. La zona estremamente fertile, con terreni sabbiosi e poco permeabili, era un tempo prevalentemente coltivata a marcite e prato, cereali vari e pioppeto. Da alcuni decenni più dei tre quarti dei suoi 1398 ettari coltivabili sono stati destinati a risaie stabili, condotte da circa 20 aziende, con 33.309 quintali annui di prodotto (dato del 1988) . Accanto alla risicoltura sono rimaste le colture di granturco, frumento, tabacco e degli ortaggi (asparagi, piselli). L'allevamento dei bovini, fiorente fino a pochi anni fa, si è ora ridotto a poche decine di capi, mentre assume ancora una certa importanza quello dei suini. L'industria è assente dal territorio comunale, dove operano solo laboratori artigianali (fabbri, meccanici, lavorazione di lamiere, lavorazione di materie plastiche).

Nel 2010 sono iniziati i lavori per la costruzione di un impianto per la produzione di energia elettrica da fonte rinnovabile, di circa 18 MW elettrici (140000 MWh all'anno). La centrale è realizzata da Maire Tecnimont in qualità di General Contractor con un costo è di circa €80 milioni e rappresenta il primo caso in Italia di reale integrazione della filiera agro-energetica: l'impianto avrà un impatto ambientale minimo, garantendo un significativo contenimento delle emissioni sia in atmosfera che nel sistema idrico. Il completamento dell'opera, previsto per metà 2011 e ritardato da alcuni ricorsi al TAR ed al Consiglio di Stato, è avvenuto nel settembre 2012 e la centrale è entrata in attività nei primi giorni di ottobre 2012. La centrale, che può beneficiare degli incentivi previsti per la produzione di energia da risorse rinnovabili per 15 anni, permette di soddisfare il fabbisogno annuale di energia elettrica per circa 50 000 abitazioni, evitando l'emissione in atmosfera di circa centomila tonnellate annue di anidride carbonica, rispetto ad un impianto a carbone.

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[1] Il centro del nucleo abitato, individuato all'incirca nella chiesa di San Rocco, si trova a 45° 12' 45" di Latitudine Nord e 8° 43' 00" di Longitudine Est da Greenwich.

[2] La casaforte comunemente conosciuta come Castelvecchio è inserita nell'Azienda Agricola San Giovanni di proprietà della famiglia Galbarini. Il fabbricato di forma rettangolare e base scarpata faceva probabilmente parte della tenuta della famiglia Olevano. Il suo aspetto e le caratteristiche costruttive fanno pensare ad una casaforte del secolo XVII, anche se i documenti storici ci riferiscono che nel 1392 il castello fu ricostruito  “accanto al vecchio” (da cui potrebbe derivare il nome). D’altra parte la denominazione attuale di Castelvecchio potrebbe essere stata attribuita nel Settecento quando il Castello attuale, reso inabitabile per le continue rovine subite a causa delle guerre e del tempo fu restaurato e rinnovato, diventando il Castello Nuovo.

[3] La Battaglia, il nome ricorda sicuramente un evento bellico non ricordato, viene citata citata in documenti del XVII secolo di proprietà dei conti Della Tela e dipendente dalla Cappelania della Marza, fondata nel 1664 dalla contessa Barbara della Tela proprietaria anche della Marza e della Macedonia. In seguito al matrimonio fra Barbara della Tela e Cesare Taverna la proprietà pervenne ai conti Taverna. Sul finire del secolo il conte Lorenzo Taverna tentò di far elevare dal vescovo di Pavia ta cappellania della Marza in parrocchia ma non se ne fece nulla.

[4] La pertica è un'antica misura di superficie largamente diffusa nella pianura padana; a Pavia corrisponde a 769,7918 mq.