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18.Lo Stato Sabaudo
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Lo Stato Sabaudo

Il 1 novembre 1700 muore senza figli Carlo II di Spagna, possessore di un vasto regno che si estendeva in America, in Asia, in Africa, in Europa (Belgio, il Milanese, Sicilia e Sardegna). In Spagna era ammessa la successione al trono anche del ramo femminile: pertanto non avendo Carlo II figli, si fanno avanti vari pretendenti, discendenti degli Asburgo di Spagna, per via di donne. Sono l'imperatore d'Austria Leopoldo I (marito della sorella di Carlo II), il duca di Savoia Vittorio Amedeo (pronipote di una figlia di Filippo II di Spagna), il re di Francia Luigi XIV (marito di una sorella di Carlo II). In realtà Carlo II aveva già designato come suo successore Filippo d'Angiò, nipote di Luigi XIV, il quale si sottomise alla volontà del defunto re.

Si scatena cosi in Europa la guerra di successione spagnola, guerra che vede alleati la Francia, la Spagna, alcuni principi tedeschi e il duca di Savoia Vittorio Amedeo II. Quest'ultimo, stretto fra Francia e ducato di Milano, soggetto alla Spagna, è quasi costretto ad accettare queste alleanze, contro l'Austria, l'Inghilterra e l'Olanda.

Per motivi vari il duca di Savoia passa nello schieramento avverso alla Francia e nel 1703, a Torino, tratta segretamente con l'Austria la spartizione di territori che una probabile vittoria avrebbe loro assegnato. Al Savoia vengono promesse le province di Alessandria e Valenza, la Lomellina e la Valsesia: "Alessandria e Valenza si cederanno quali sono con le munizioni, ma le fortificazioni di Mortara, subito dopo la pace, saranno, a spese del duca, eguagliate al suolo, lasciato il semplice muro, né più si riedificheranno". Al trattato ne fanno seguito altri, con la richiesta da parte del Savoia anche del Vigevanasco. Il Piemonte viene invaso dai Franco-spagnoli e Torino è assediata, ma l'intervento degli Austriaci sbaraglia l'esercito francese.

La battaglia di Torino pone fine alla signoria spagnola sul ducato di Milano, e vi si sostituisce quella austriaca: Mortara, caduta l'8 novembre 1706, viene consegnata al duca di Savoia, insieme alla Lomellina ed alle altre terre promesse, escluso il Vigevanasco. "Togliere la Lomellina a Pavia, ha scritto Mario Zucchi[1], alla quale era sempre stata legata, suscitò una fiera opposizione"; protestò in particolare la nobiltà, "avendo essa in Lomellina gran parte dei beni, che in tal modo venivano smembrati..."; anche i decurioni pavesi protestarono fieramente, e si adattarono alla forza, quando fu loro imposto di consegnare le carte delle regioni cedute ai Savoia. Tali carte furono dapprima trasportate nel castello del Marchese di Olevano a Cava Manara, poi a Gropello, poi in parte a Torino. Il 17 marzo 1707 il governatore della rocca di Torino prese possesso di Mortara e della Lomellina, le quali festeggiarono l'annessione al Piemonte e giurarono fedeltà al nuovo signore. In tale anno Vittorio Amedeo II decorò Mortara col titolo di città, la quale si trasformò così da baluardo fortificato a capoluogo di provincia e tale rimase fino al 1860; la fortezza venne smantellata.

Nella relazione del 1 novembre 1707 dell’intendente generale Fontana, incaricato di censire i comuni della Lomellina dal duca di Savoia, Olevano conta 525 anime, il feudatario è il conte Lorenzo Taverna, abitante in Milano; nella compartimentazione territoriale sabauda del 1723 Olevano sarà inserito nella provincia Lomellina, prefettura di Mortara, e tale rimarrà fino alla parentesi napoleonica.

Nel 1710 il duca di Savoia fece distribuire del frumento ai poveri della Lomellina.

I trattati di Utrecht e di Radstadt (1713/14) confermarono a Vittorio Amedeo II il possesso, tra l'altro, della Lomellina, escluso il Vigevanasco che passerà alla casa Savoia solo nel 1748.

Con la salita al trono sabaudo di Carlo Emanuele, ogni sorta di tasse e balzelli vennero imposti al popolo per far fronte a nuove guerre. La prima è detta di successione polacca: la Francia, non rassegnandosi a veder dominare in Italia gli Austriaci, entrò nella contesa, scatenatasi dopo la morte, avvenuta nel 1733, del re di Polonia. La Francia, con la Spagna, si alleò al Savoia, il quale occupò Milano. La guerra ebbe termine nel 1738 con la pace di Vienna e vide ridotto il dominio austriaco in Italia alla sola Lombardia ed a Parma e Piacenza. Ma Carlo Emanuele non ne fu soddisfatto, e, alla morte dell'imperatore austriaco, si alleò con la figlia di costui, Maria Teresa, per farla proclamare imperatrice, contro altri pretendenti. Si scatenò così la guerra di successione austriaca (1740/48) che scese ancora in Italia. I Francesi invasero prima la Savoia, poi il Piemonte; alla fine, la vittoria toccò agli Austro-piemontesi che, nel 1745, attaccarono e danneggiarono nuovamente il castello di Olevano. Con la pace di Aquisgrana, Maria Teresa fu confermata imperatrice ed il Savoia estee i suoi possedimenti su tutta la Lomellina, Vigevano compresa. Da questo momento fino allo scoppio della Rivoluzione francese (1789), ed in particolare alla calata di Napoleone in Italia del 1796, la Lomellina potrà… godere di una certa pace e stabilità. In questo periodo Olevano seguì le intricate vicende lomelline. Il suo territorio fu più volte percorso e devastato da eserciti e soldataglie che spesso, aggiunte alle avverse condizioni climatiche, vanificarono gli sforzi dell'amministrazione sabauda volti a risollevare l'economia della nuova provincia. Dalla "Relazione dello stato e coltivi de beni de Territori delle città e comunità d'Alessandria-Terre separate ed aggiunte", dell'anno 1742[2] leggiamo che "in questa provincia non solo molti si sono resi assenti per cagione delle guerre, ma perché li raccolti de' risi, a cagione della gran siccità…, sono stati più scarsi e non vi è perciò stato il concorso della solita quantità di forestieri per li travagli di campagna".

Dallo stesso documento apprendiamo che la popolazione di Olevano era di 550 abitanti nel 1741 e di 430 l'anno seguente. Questa diminuzione, ci avvisa lo scritto, è dovuta principalmente al fatto che nel 1741 sono state contate tutte le persone, mentre nel 1742 si sono censite solo quelle fra i 7 ed i 70 anni.

"Il raccolto della segala, prosegue il documento, è il principale di questo territorio, in cui vi sono diversi tenimenti gerbidi[3], che servono al pascolo del bestiame". La seconda coltivazione, in ordine di importanza, risulta il riso, seguita dal frumento e dal granturco. Altri prodotti degni di nota risultano anche il fieno per il nutrimento degli animali, in prevalenza bovini, e la produzione di vino (quasi tremila litri l'anno per gli anni 1743/1749).

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[1] M. Zucchi: Lomello...

[2] ARCHIVIO STORICO DI TORINO

Prima Archiviazione, Province di Alessandria e Lomellina, Mazzo 1, Fg 21

"Relazione dello Stato e coltura de beni de Territori delle città e comunità d'Alessandria. Terre separate ed aggiunte"

[3] I terreni incolti, prima delle bonifiche ottocentesche, erano molto diffusi. Leggiamo nel documento citato: "Detti tenimenti sono uno di giornate 12 circa Commune nelle regioni dette dell'Agogna, all'Isola del Prono, al Campo delle Fontane, al gerbido del lupo, al fosso delle vacche et alla Mortizza, altro tenimento gerbido del sig. Marchese Olevano di giornate 30 circa, nella regione della Cassinetta, al Campone oltre l'Agogna, al campo per la strada della Marza, al campo delle fontane, al campo della valle dell'Agogna, al campo della Fornace (era tra l'attuale cascina Mulino ed il ponte sull'Agogna), al prato della gabetta, al campo del fosso delle vacche, al campo della Dinisa, al campo della Mortizza. Vi è pure altro gerbido de CC di S. Paolo di Pavia di giornate 10 circa alle regioni dette alli zerbidi, al boscogrosso, et all'Agogna morta". La giornata era una misura di superficie corrispondente al terreno che poteva essere arato da un paio di buoi in una giornata lavorativa. Corrisponde a 3810,3948 mq