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06.I Romani e l'Alto Medioevo
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I Romani e l'Alto Medioevo

La Lomellina seguì certamente le sorti della regione Transpadana, che si estendeva tra le Alpi e il Po, e che fu assoggettata dalle legioni romane verso il 213 a.C. Si deve però presumere che i Levi abbiano creduto conveniente stringere amicizia con Roma: se questo è vero, le nostre terre non sarebbero state devastate come quelle degli Insubri, popolo celtico stabilitosi nella Lombardia centrale. Secondo Polibio, dopo aver soggiogato la Gallia Cisalpina, i Romani cinsero con mura i borghi conquistati. Sarebbero quindi stati fortificati molti luoghi lomellini, permettendo così ai Romani di fronteggiare, dopo alcuni anni, l'esercito di Annibale. "Le campagne della Lomellina, scrive il Calvi[1], furono devastate, case e ville arse e distrutte, armenti depredati". Proprio in queste terre sulla riva destra del Ticino, il console romano Publio Cornelio Scipione fu ferito e sconfitto nel 218 a.C. dall'esercito cartaginese. Altre lotte e distruzioni insanguinarono la Lomellina nel 101 a.C., quando Caio Mario e Quinto Lutazio Catulo vinsero i Cimbri ai Campi Raudii. Attorno all'anno 100 a.C. la Cisalpina divenne provincia romana. In questa epoca la Lomellina fu divisa in due province: la Cottuta e la Laumellina, corrispondenti ai due municipi di Cozzo (Cuttiae) e di Lomello poi (Laumellum). Quest'ultimo, divenuto Oppidum romana, diede all'intera regione il nome di Lomellina (documentato però solo all'inizio del secolo X d.C.). Il dottor Pezza[2] afferma che in epoca romana esisteva in Lomellina una densa popolazione, dovuta, oltre alla buona terra, a tre strade consolari (la Francisca, la Romea e la Settimia, che saranno poi dette romee, cioè percorse dai pellegrini che si recavano a Roma, sede della cristianità), le quali da Roma, passando per Ticinum, attraversavano il territorio della regione. La via Francisca portava al Moncenisio sul percorso Dorno, Lomello, Cozzo; alla mutatio di Dorno (Adurnum) la via Settimia si staccava per raggiungere il Sempione e alla mutatio di Cozzo, la Romea muoveva verso il Piccolo San Bernardo[3].

Alla fondazione dell'impero romano, fecero seguito per la Traspadana secoli di pace e di benessere economico, specie dopo l'elevazione di Milano a capitale dell'impero d'Occidente, secondo la divisione di Diocleziano. In questo tempo, forse nel sec. III, si può collocare l'apparizione del Cristianesimo in Lomellina, in forma ovviamente clandestina fino all'editto di Costantino del 313. La fine dell'impero romano era ormai vicina: nel 401 i Visigoti, condotti da Alarico, minacciarono Milano, salvata dal rapido intervento di Stilicone; nel 452 gli Unni di Attila scesero dalle Alpi ed occuparono Milano; nel 455 l'Italia fu percorsa dai Vandali, guidati da Genserico. L'onta più vergognosa fu portata da Odoacre che, deposto l'ultimo imperatore d'Occidente (476), si fece proclamare Re e pose la capitale a Pavia. La vicinanza della capitale potrebbe far pensare ad un periodo di pace per la nostra terra, invece, nel 489, Teodorico, Re degli Ostrogoti, occupò 'Italia settentrionale, compresa Pavia. Non passarono due anni e scesero dal nord i Burgundi che distrussero le nostre campagne fino a Milano. Ancora guerra e distruzione vennero portate in Lomellina dalle lotte fra Goti e Bizantini. La sospirata pace venne dopo più di un secolo e mezzo di stragi, con l'arrivo dei Longobardi: Alboino, rex Langobardorum, entrò in Milano il 5 settembre 569 e scelse Pavia come capitale del regno. Per la Lomellina ebbe inizio un periodo felice. I Sovrani longobardi, conquistata gran parte della penisola, divisero le cure di governo con le battute di caccia e gli ozi; Pavia, Monza e Lomello erano i loro soggiorni preferiti. In Lomellina lasciarono crescere una foresta smisurata, la Silva Carbonaria tra il Ticino, il Terdoppio ed il Po, ove la selvaggina ed i porci copiosamente allevati traevano il loro nutrimento. Lomello assunse una funzione rilevante divenendo capoluogo amministrativo, cioè sede di un graf (conte) e fu dotata di una rocca inespugnabile nella quale, come ci ricorda Paolo Diacono[4], avvenne l'incontro che preluse alle nozze tra la regina Teodolinda ed il duca di Torino Agilulfo, celebrate, secondo la tradizione, nella primitiva chiesa di Santa Maria (ora basilica di Santa Maria Maggiore).

Dopo duecento anni di dominio Longobardo, scesero dalle Alpi i Franchi: dopo l'assedio di Pavia nella primavera del 754 e la campagna dell'estate del 756, alle porte della romana Pulchra Silva, poco distante da Olevano, il 12 ottobre 773 si scontrarono gli eserciti di Carlo Magno e di Desiderio in una sanguinosa battaglia che vide la sconfitta dei Longobardi e la fine del loro regno in Italia.

La vita riprese lentamente e si diffuse il feudalesimo: il Re concedeva terre e possedimenti ad un signore che, in cambio di fedeltà e sostegno militare, dominava sul suo feudo con diritto di vita e di morte. Se i Longobardi avevano spezzettato l'Italia in ducati, i Franchi la frazionarono ancora di più, con lo scopo di togliere potenza ai grandi signori. Il territorio dei ducati venne pertanto diviso in contee, mentre ai confini dello stato vennero stabilite le marche, più ampie. Capi delle tre suddivisioni sono i duchi, i conti, i marchesi. A loro si affiancò via via una schiera di feudatari minori, a loro volta vassalli dei feudatari maggiori, chiamati valvassori, dal latino vassi vassorum, cioè “vassalli dei vassalli”, che a loro volta nominavano i valvassini. In origine, il feudo era revocabile: alla morte del vassallo, o per altri gravi motivi, il signore aveva il diritto di recuperare il beneficio e di assegnarlo ad altri ma col tempo i feudatari accentuarono la tendenza a sottrarsi agli obblighi nei confronti del potere centrale. La diffusione del sistema feudale determinò la nascita di una nuova organizzazione politica e  sociale, che giunse a maturazione intorno all'anno Mille quando nuove sciagure flagellarono la nostra regione.

All’inizio del X secolo gli Ungari, provenienti dalle pianure del Tibisco e del medio Danubio, in Pannonia, intrapresero diverse campagne verso occidente. Un primo tentativo di arrestarne l'avanzata, compiuto dal re Berengario I, fallì in una cruenta battaglia sul Brenta lasciando campo libero alle orde barbare. Nel 915 prima e ancora nel 924 gli Ungari seminarono il terrore in tutta la pianura padana con la loro crudeltà e la ferocia del loro aspetto.

La necessità di difendersi da queste incursioni, ma anche dalle rivalità tra i signori locali, indussero questi a costruire luoghi di difesa per sè e per proteggere la popolazione circostante in caso di pericolo. E’ il fenomeno dell’incastellamento che mutò in profondità il paesaggio degli insediamenti abitati diventando la residenza permanente di molti contadini un tempo sparsi nelle campagne. E’ probabile che il castello di Olevano sorgesse proprio in questo periodo a difesa della riva sinistra dell’Agogna; attorno alla palizzata quadrangolare e alle torri di legno di avvistamento le povere case dei contadini trovavano protezione e riparo dalla violenza delle scorrerie e dei saccheggi.

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[1] CARLO CALVI (Palestro 1811-Vigevano 1868 Sacerdote e professore del Seminario di Vigevano)

Cenni storici sulla Lomellina dalle origini sino al sec. X

Mortara, Tipografia A. Cortellezzi, 1874

[2] F. Pezza: Il San Lorenzo…

[3] Negli ultimi anni a Mantiè,, frazione di Motta de’ Conti (VC) in territorio Lomellino. sono stati studiati i resti del Ponte romano che emergono negli anni di secca dal Sesia. Il ponte attraversava il fiume tra la frazione e il territorio di Langosco e serviva da collegamento tra Augusta Taurinorum (Torino) e Ticinum (Pavia). Il ponte sarebbe stato ricostruito più volte a partire dal 218 a.C.: ai tempi della seconda guerra punica fu realizzato in legno; fu poi edificato in pietra negli anni della costruzione della via Postumia (148 a.C.) e fu ricostruito fra l'89. e il 49 a.C quando Pompeo Magno consolidò tutte le strade romane della Gallia Cisalpina. Del ponte si hanno notizie fino al 212 d.C. Dopo tale data il ponte divenne probabilmente inservibile a causa delle piene del fiume Sesia e il materiale con il quale era realizzato venne riutilizzato dalle popolazioni locali come materiale da costruzione.

[4] PAOLO VARNEFRIDO detto Paolo Diacono (Cividale ca 720 - Montecassino 799 storico longobardo)

Historia Langobardorum