Published using Google Docs
07.I Conti Palatini
Updated automatically every 5 minutes

I Conti Palatini

Dopo l'epoca romana, il titolo di Imperatore d'Occidente fu rinnovato nell'anno 800 da Carlo Magno Re di Francia, consacrato dal Papa come Imperatore del Sacro Romano Impero; da questo momento la chiesa rivendicherà a se il diritto di concedere o negare tale consacrazione. Su questo fatto si innestano le lotte medioevali tra Chiesa e Imperatore. che presero il nome di lotta per le investiture.

Nel 962 l’imperatore Ottone I promulgò il 'Privilegium Othonis', con cui stabiliva il primato del potere imperiale su quello papale, però, per limitare il potere dei marchesi e per impedire che il titolo diventasse dinastico, divenne consuetudine che l'imperatore conferisse i poteri comitali ai vescovi da lui prescelti.

Intorno al 989 fu nominato marchese d’Ivrea Arduino che, con l’appoggio della piccola nobiltà, cercò di ridare prestigio al potere marchionale attaccando i vescovi di Vercelli e di Ivrea. Dopo aver subito due scomuniche, fu deposto nel 999 da Ottone III, ma, approfittando della morte di questo, il 15 febbraio 1002 si fece incoronare re d’Italia a Pavia. La lotta riprese contro l’imperatore Enrico II che scese in Italia per ben due volte ma solo nel 1014 riuscì a ripristinare il potere imperiale sui marchesi ribelli e anche sul popolo di Pavia che, durante la sua prima discesa (1004), gli si era rivoltato contro. Arduino depose le insegne reali e si fece monaco.

Lo storico piemontese del settecento Jacopo Durandi ci riporta un’atto del 1014 con il quale Enrico II confiscò le terre appartenute ai seguaci di Arduino e li conferì al Vescovo di Vercelli; in questo documento compare la citazione della nostra località detta Olivolum e l’autore ci dice essere “forse l’Olevolum memorato anche nel diploma di Ottone III del 7 maggio 999[1].

Ma ai confini delle potenti diocesi-contadi di Vercelli e Novara un’altra storica città stava acquistando potere e prestigio.

Lomello, da Iudiciaria longobarda, cioè sede di un giudice che era di solito un conte, divenne verso la metà del secolo IX un comitato, assegnato in feudo a Manfredo dei Signori di Mosezzo[2]. Nel 990, morto senza eredi l'ultimo discendente di Manfredo, fu nominato Conte di Lomello Cuniberto, giudice del Sacro Palazzo di Pavia, e capostipite della potente famiglia dei Conti Palatini, che per circa due secoli ebbero altissima autorità, in quanto rappresentanti in Italia del potere imperiale nell'amministrazione della giustizia.

Dopo i primi fermenti della rivolta dei pavesi contro l'autorità imperiale che culminò nel 1024 con la distruzione il Palazzo Reale, iI Conti, trasferirono la loro residenza nella rocca di Lomello estendendo il loro potere sui centri abitati di buona parte della Lomellina, designata per la prima volta con questo nome in un diploma di Enrico II del 1019.

Due anni dopo la distruzione del palazzo scese dalla Germania il re Corrado II[3], il quale non riuscendo a punire Pavia per l’affronto subito, si rivolse verso i borghi della Lomellina abbandonando ogni cosa al saccheggio ed alla ferocia della soldataglia.

Questo nuovo e diverso assetto del territorio provocò la necessità di un rafforzamento militare e di conseguenza la necessità di disporre su tutto il territorio controllato dai Conti, di una serie di opere fortificate e castelli per la difesa della contea sia dagli appetiti delle dinastie circostanti che dalla crescente rivalità fra Pavia e Milano.

I conti rimasero a Lomello fino al 1155 anno in cui fu occupata e rasa al suolo dai Pavesi[4], che, avendo consolidato il governo comunale, ormai non temevano più la presenza del conte in città. Nel 1164 Federico I, detto il Barbarossa (1121-1190), già Re di Germania e incoronato Imperatore a Roma nel 1155, concesse nuovamente immunità e privilegi ai Conti di Lomello, anche se questo atto, che fece seguito alla formale sottomissione del comune di Pavia all'imperatore e al ritorno in città del palatino, segnò il progressivo decadimento dei Conti quali alti funzionari dell'amministrazione giudiziaria e rappresentanti dell'autorità regia.

La potente consorteria nobiliare dei conti si frantumò, ed i feudatari, sia per opportunità che per necessità, si dispersero nei vari centri del contado, rafforzarono i loro castelli, e diedero origine ai numerosi rami, che assunsero di solito il nome del castello in cui dimoravano. Si ebbero così i conti di Langosco, Ceretto, Mede, Albonese, Gambarana, Breme, Nicorvo, Rosasco, Sant'Angelo ed anche Olevano.

E' proprio nel 1164 che compare il nome di Olevano su un diploma del Barbarossa: il 30 gennaio il nostro villaggio diventa conforma imperiale della famiglia degli Olevano, il cui capostipite è il ghibellino Uberto de' Olevano[5].

I Conti Palatini seppero così tener testa ai vari imperatori e riuscirono sempre a conservare le preziose alleanze, il prestigio e l'autorità necessari a far riammettere membri della famiglia nel governo della città di Pavia; dopo il primo periodo burrascoso, durante il quale anche il primitivo castello di Olevano, come quelli di altre località, fu distrutto nel 1155 e riedificato su ordine del Barbarossa, i conti furono fedeli all'imperatore, militando sotto le sue insegne.

Un tale Guido o Giuffredo riuscì a salvare il Barbarossa il quale, al secondo assedio posto a Milano (1162)[6], era caduto da cavallo e stava per essere fatto prigioniero. Riconoscente, l'Imperatore protesse la casa lomellina, concedendole ampi privilegi.

I conti di Lomello, con particolare designazione di ciascun feudo, furono investiti con diplomi di Federico I il 5 e il 21 luglio 1164; di Federico II nel febbraio 1219; di Enrico VII di Lussemburgo nell'aprile del 1311 e di Carlo IV (1355).

Proprio nei diplomi di Federico II del 1219 viene delineato il territorio dell'antica contea Lomellina che comprendeva tutta l'attuale regione più alcuni paesi al di là del Po fino a Valenza e Marengo, con borgate e castellanze, per un totale di 138 località[7].

Sommario        Capitolo successivo


[1] JACOPO DURANDI

Dell'antica condizione del Vercellese, e dell'antico borgo di Santià

Torino, Stamperia G. Fontana, 1766

[2] MARIO ZUCCHI (Sannazzaro de' Burgundi 1872 - Torino 1949, Bibliotecario di Casa Savoia)

Lomello (476-1796) con un cenno sul periodo delle origini

Torino, in Miscellanea di Storia italiana, 1904

GEROLAMO BISCARO

I Conti di Lomello

Milano, Archivio Storico Lombardo, 1906

[3] Corrado II il Salico (ca 990-1039) emanò nel 1037 l'Edictum de Beneficiis (Castituzio de Feudis) che riconosceva il diritto di ereditarietà dei feudi minori.

[4] Alcuni storici vogliono questo avvenimento nel 1148.

[5] In realtà documenti relativi alla donazione ai Vallombrosani di terre e possedimenti con lo scopo di fondare l’Abbazia di Erba Mala, parlano di Uberto e Martino, figli di Olivo.

[6] Federico I Hohenstaufen, detto il Barbarossa (1122-1190) cercò di restaurare il potere imperiale sui comuni italiani che, come Milano, non avevano nessuna intenzione di rinunciare alla propria autonomia. Tra il 1154 e il 1155 scese per la prima volta in Italia: i risultati furono modesti e in cambio dell’appoggio papale (papa Adriano IV lo incoronò nel 1155) l’imperatore si impegnò a contrastare la nascente autonomia comunale romana. Nel 1158 Federico I attraversò di nuovo le Alpi per sottomettere Milano ma nulla fece se non attaccare città minori. Nella dieta di Roncaglia, emanò la Constitutio de regalibus, con la quale rivendicava le prerogative dell’imperatore usurpate dai comuni. Nel 1159 venne eletto papa Alessandro III, sostenitore del potere papale e avverso a Federico I che elesse un antipapa facendosi scomunicare. Forte del mutato clima politico, Milano si ribellò ma nel 1162, dopo due assedi, dovette arrendersi e venne distrutta. Cercò allora nuovi alleati che, con il giuramento di Pontida del 1167 formarono la lega lombarda, alleandosi con il Papa, i Normanni e Venezia. Federico Barbarossa scese di nuovo in Italia nel 1174. l’esercito tedesco subì una sconfitta decisiva a Legnano 1l 29 maggio del 1176 cancellando definitivamente i suoi sogni imperiali.. 

[7] Le 138 località sono: Petra de Marraciis, Pagonum, Pecetum, Rivaronum, Bassaignana, Mugaronum, Plovra, Bellengerium, Mons de Cerronis, Glarea meVana, Montes, Turris Raynerii vescontis, Pomarium, Tixinense, Fraxinetum (tutte in Piemonte),Burgum Bassignane per Porta Sparogarie, Burgum ipsum per porta Gamgarane, Burgum ipsum per porta Cibide, Sanctus Martinus de mandria, Cayre vegium (Pieve), Cayre iuvene (Cairo), Galia, San laurencius de Campis (Galliavola), Sanctus Laurencius de Campis(ossia Galliavola), Frascarolum, Villanova de Conchis, Rivaria, Turtorolum cum barleta, Villa piperatorum, Lomellum, Castellarium, Mede, Candianum, Cantalupum, Broelexe (Brusolo?), Sanctus Michael de Boscho, Aqualungha, Goyve, PurVanum, Sartirana, Bremide, Candia, Villa que dominus nescit (Villata?), Gasum cum Ysola, Langoschum, Bagnolum, Cocium, Bordagnana, Valide (Valle), Caroxium, Semignana, VileVa (Velezzo?), Cerpenclium, Sanctus Angelus, Roxascum, Castrum novetum, Redobium, Rivabrollum (Rivoltella ?), Palestrum, Confienca, Casalelum (Casalé), Cerretum, Cemide (Zeme), Nicorvum, Albonexe, Cellavegna, Payrona, Mortaria, Ollevanum, Cergnagum, Rivalta, Sanctus Georgius, Octabianum, Valegium, Allagna, San Gaudencius, Tromellum, Gambolatum, Reventinum, Veglevanum, Caxolum cum Pertica, Gravalona, Cerredanum (Cerano), Villanova de Caxolo, Vignarellum, Burgum Sancti Syri, Garlaschum, Aurellum de San Paulo, Olecola, Gropellum, Villanova de Ardenghis, Domus Sylvanorum, Sanctus Spiritus, Domus de Sycleriis, Domus Alberici de la Porta, Limide, Carbonaria, Cauda, Mellendraria, Domus Marianorum, Ferraria, Sanctus NaVarius Burgundiorum, Scaldasole, Domus de bosco, Domus bulciorum, Plebs Albignole cum Sancta Honorata, Albignola, Cinascum, Syvola, Durne, Santus NaVarius de Boscho, Sayranum, Raxa, ScaviVata episcopi, ScaviVata Rimionorum, ScaviVata de Gambolato, Travedum, Domus Castellani Rane, Bruxata de Cortis, Summe, Frasceta, Cava, Costa, Spexa de Canibus, Sablonum, Domus de Ponticello, Mulinellum, Domus Bogie de Gargano, Domus de Gratis Guillelmi de Strada, Domus Bertrami Rubei, Domus Alloni, Domus Resonati mancipata, Sancto Martinus in terra arsa, Domus Lantelmi Ferrarii sive Uberti, Domus Pirle, Domus Silani de Juvenali, Domus de Cogabellis, Sancta Maria de Rocamadore usque in Ruptam et Gravalonum, usque ad S. Martinum in terra arsa.