Capitolo Ventisei: Xenith

“Il destino di Equestria non dipende dal mio fare amicizia.

 

 

Zebre.

 

I nemici di Equestria. Le creature che ci hanno macellato a milioni e hanno devastato le nostre terre con nubi velenose e bombe al fuoco magico.

 

Le creature che venivano costantemente raffigurate come demoni, incubi senz’anima.

 

Già...ho pensato, guardando un’arena dentro una gabbia dove pony si uccidevano tra loro nei giochi degli schiavi[1]. ...perché noi pony siamo così nobili.

 

Era corretto addossare a Xenith tutte le malefatte dei membri della sua specie morti secoli prima? Non più che incolpare me per quello che i pony avevano fatto a loro stessi.

 

Avevo i miei peccati per cui sentirmi in colpa.

 

E adesso, ipotizzando che un razziatore di nome Daffodil non l’abbattesse, avrei dovuto combattere questa zebra. E magari ucciderla, o morire per suo zoccolo. Più probabile la seconda. Ero stata spogliata di tutto quello che avrei potuto usare come arma. Anche il cacciavite, per cui avevo tanto combattuto e che sentivo di aver meritato, mi era stato portato via. Avevo il mio corno, i miei zoccoli, il mio unico incantesimo e il SATS. Le mie abilità di fare a botte, per farla breve, erano patetiche. Sarebbe stato un miracolo se fossi sopravvissuta.

 

Mi ero già occupata di miracoli prima. Era quella l’intenzione di Occhiorosso: o sarei morta, o sarei stata costretta ad uccidere altri schiavi, questa zebra sarebbe stata solo una dei tanti, compromettendo quella mia parte sacra solo per vivere abbastanza a lungo da ucciderlo.

 

In ogni caso avrebbe vinto lui. Anche se fossi riuscita ad ucciderlo, nel migliore dei casi avrei ottenuto una vittoria di Pirro.

 

Pensavo all’immagine nello specchio. Littlepip come una razziatrice, ricoperta di sangue, moribonda. Non era la mia anima, di quello ne ero certa! Ma... sapevo che sarei potuto diventarlo. Stavo già nuotando nei massacri dei miei nemici.

 

Mi resi conto di assomigliare a Monterey Jack, costretta a scegliere tra il distruggere quello che mi permetteva di vivere con me stessa, o semplicemente morire.

Avevo bisogno di un’altra opzione.

 

***         ***         ***

 

Il raggi del sole passarono attraverso le nuvole nere, tingendo di un rosso sfumato quell’inferno che è Fillydelphia. Daffodil rimase immobile, respirando affannosamente, il corpo maciullato di Calcestruzzo trasudava sangue che bagnava gli zoccoli di Daff.

 

Il corpo di Sangue, la compagna razziatrice di Daff, era steso a terra non molto lontano e il suo stesso sangue si stava essiccando incrostandosi.

 

Daffodil guardò verso di lei e potei vedere dolore sul suo viso. Realizzai che sarebbe rimasta lì, sotto il sole, finché le battaglie non fossero finite. Volevo urlare. Non gli era stato dato neanche il tempo di piangere. L’incontro successivo era già cominciato.

 

Daffodil si girò, bloccando il suo sguardo sulla zebra di nome Xenith. Uno spettacolo estremamente raro nelle terre devastate d’Equestria. Probabilmente anche più di un pegaso.

 

“Xenith è nel giro degli schiavi da anni,” commentò il pony azzurro destinato a combattere dopo di me. “Abbiamo lavorato nei laboratori alchemici a nord per tre mesi, per lo più reciclando carburante per lanciafiamme. Per tutto quel periodo, non disse mai una parola. Ad ogni modo ho sentito che gli schiavisti che l’hanno catturata le hanno tagliato la lingua dopo che disse loro qualcosa di offensivo.

 

Il numero quattro fece una pausa, “Visto il suo essere una zebra e il resto, probabilmente era qualcosa di cortese. Tipo ‘Ciao’.

 

Guardai la zebra fare un passo avanti verso Daff e abbassare la testa in quello che mi sembrò un segno di rispetto verso il suo avversario.

 

Daff non la vide in quel modo. La vide come un’opportunità, e la colse. Girandole attorno le diede un colpo brutale sul collo. La zebra cadde...

 

Daff si voltò, inpennando, sollevando entrambi gli zoccoli sulla zebra ancora a terra. Xenith rotolò sulla schiena e lo scalciò via con i suoi zoccoli posteriori, piantandoli ferocemente nello stomaco esposto del pony di terra. Daff cadde stringendo la pancia e sputando sangue.

 

La zebra si rialzò con una piroetta, atterrando sui suoi zoccoli.

Daff grugnì e si costrinse ad alzarsi, ma la zebra si rannicchiò e roteò su sé stessa tenendosi su una sola zampa anteriore, con le sue zampe posteriori allungate a spazzare quelle di Daff da sotto di lui. Cadde nuovamente.

 

Fissavo la scena e la mia mascella cadde fino a terra. Stavo osservando i fluidi movimenti della zebra. Non stava semplicemente combattendo -- sembrava più una forma di arte marziale. Non avevo mai visto niente di simile.

 

“Heh. Sembra lo stile del Cesare Decaduto[2]... non che io sia un esperto,il numerò quattro notò con disinvoltura. Le sue sopracciglia si alzarono davanti al mio sguardo perplesso. “Non dirmi che sei arrivata alla Fossa senza aver letto almeno una volta Arti marziali delle Zebre[3]? E ti aspetti di vincere?”

 

“N-no,” balbettai. Di tutti i libri che ho beccato durante il mio viaggio nelle terre devastate, dovevo perdermi proprio questo. Ov-ovviamente no!” e tornai a guardare l’incontro.

 

Daff era tornato sui suoi zoccoli e girava intorno alla zebra. La zebra lo guardava, aspettando il suo attacco con una calma quasi inquietante. Lui si lanciò e lei si abbassò, piantandogli uno zoccolo nel petto e usando la sua forza per scaraventarlo via. Daff cadde a terra, disteso.

 

Era una combattente di gran lunga migliore. Era ingiusto.

 

Ma Daff era più forte. E combattè più sporco.

 

Xenith trottò con cautela più vicino. Sospettavo volesse porre fine alla lotta mentre lo stallone color piscio era ancora faccia a terra nel fango. Daff stava tremando come esausto, e gemette mentre cercò di tirarsi su solo per vedersi le zampe cedere sotto di lui.

 

La sua debolezza era un’inganno. Quando Xenith fu abbastanza vicina Daff si girò sul terreno e le tirò una nuvola di polvere e sabbia negli occhi occhi. Lei nitrì indietreggiando, accecata. Il suo corpo si immerse in una posizione difensiva, pronto per l’immediato attacco.

 

Ma Daff aveva visto qualcosa che apparentemente lei non aveva. E invece di girarsi per combatterla si lanciò in avanti. Sentii il BEEP della mina inesplosa mentre lui ci galoppava contro, calciando l’esplosivo indietro verso la zebra con uno zoccolo posteriore.

 

Anche Xenith l’aveva sentito. Si allontanò come meglio potè, e la mina esplose in aria con quasi due pony di distanza dalla zebra. Non era né letale né in grado di ferirla gravemente, ma era abbastanza vicina da farla rotolare a terra per lo spostamento d’aria.

 

Sentii me stessa ansimare.

 

“Oh, può reggere molto più di questo,” commentò il Numero Quattro. Gli schiavisti fanno regolarmente un lavoretto con il suo posteriore nelle baracche. Sembra che si divertano parecchio a farle qualsiasi cosa. Rendendo le cose molto più facili per il resto di noi.

 

Mi rizzai e feci una smorfia, sia per le immagini mentali che le sue parole provocarono sia per il bruciore al fianco. La polvere che lo schiavista aveva intrappolato contro il mio cutie mark stava affondando i suoi orribili denti nella mia carne.

 

Diavolo, mi ricordo che una volta una schiava unicorno fece un casino con il riciclo e si diede fuoco. Gli schiavisti la spararono così per non farle dare fuoco a tutto mentre correva in fiamme. Alla fine, dopo che si spensero le fiamme, giusto per divertirsi tagliarono la testa dell’unicorno e con quella ci violentarono la zebra. Il Numero Quattro alla fine ebbe la decenza di rabbrividire un po’. Lo stavo fissando con un orrore infinito. “Ora che ci penso, fu prima che si proponesse volontaria per la Fossa.”

 

Xenith si stava tirando su. Daff aveva usato il momento di tranquillità non per attaccare ma per correre verso un’altra piattaforma a pressione. Il fermo sul barile al sopra si sganciò e il fondo si aprì, rilasciando galloni di splendente poltiglia verde. (“Eggià, ora è questo quello che contiene la maggior parte,” commentò Numero Quattro.) Qualcosa di largo cadde nella poltiglia, colpendo il suolo con un tonfo bagnato. Daff era del tutto fuori dalla traiettoria se non per un paio di gocce, ma queste gli tirarono fuori un urlo. Si dimenò, scrollando via la merda luminescente, poi si girò per vedere il suo premio.

 

Una motosega giaceva nella sparsa e luminescente poltiglia verde, scintillando fradicia. Daff fece una smorfia. Avendo solamente sentito poche gocce sui suoi fianchi non sembrò incline a mettere in bocca qualcosa che avesse fatto il bagno in quella poltiglia.

 

Xenith si stava di nuovo muovendo con cautela in avanti. Aveva capito abbastanza delle sue tattiche da sapere che non avrebbe voluto ingaggiare Daff da nessuna parte vicino a quella poltiglia luminescente. Iniziarono a girarci intorno, ognuno mantenendo la distanza dalla poltiglia, Xenith persino più di Daff.

I pony sugli spalti cominciarono a calpestare all’unisono. Lotta! Lotta! Lotta!”

 

Daff fece una mossa. Era riuscito a girare attorno portandosi vicino al cadavere di Calcestruzzo, con Xenith dall’altra parte della pozzanghera. Fiondandosi dietro i resti di Calcestruzzo alzò i suoi zoccoli posteriori…

CALCIO! Il cadavere di Calcestruzzo volò dietro di lui.

 

Sploosh! Un’onda di fango verde si diresse verso Xenith. La zebra scartò di lato in una manovra che non credevo neppure possibile.

Caricò verso Daff.

 

L’enorme stallone la vide arrivare e si abbassò, mantenendo la posizione. Puntò entrambi gli zoccoli posteriori in un potente colpo nel momento in cui fu a portata di zoccolo.

 

Ma Xenith saltò. Balzò su Daffodil tranquillamente, colpendo di passaggio la nuca con uno zoccolo. Atterrò con una graziosa rotolata che la lasciò di nuovo sui suoi zoccoli, di fronte a lui.

 

Daff sembrò congelato sul posto. La fissò, immobile.

 

Zoccolo Paralizzante!” esclamò Numero Quattro. Ora è sicuramente lo Stile del Cesare Decaduto.”

 

Può paralizzare un pony con un colpo di zoccolo? Come diavolo avrei potuto combatterci contro?

 

Daff crollò. Xenith trottò verso il pony caduto, con lo sguardo triste fissando i suoi occhi spalancati e spaventati. La folla iniziò a intonare e a sbattere gli zoccoli. Uccidi! Uccidi! Uccidi!”

 

La voce di Stern esclamò, stranamente magnificata. “Finiscilo!”

La zebra piantò uno zoccolo sul collo di Daff. Abbassò il capo, indugiando col muso vicino al suo orecchio un momento prima di mordergli la criniera. Tirò indietro il capo con uno scatto. Sentii il collo di Daff fare crack.

 

I denti di Xenith lasciarono la criniera del pony morto. Trottò verso il centro dell’arena in attesa del suo prossimo sfidante. Me.

 

***         ***         ***

 

Il calore di mezzogiorno stava diventando opprimente sotto la spessa, soffocanta coltre delle nuvole che ricoprivano Fillydelphia. La costola rotta mi faceva male. Il fianco bruciava così tanto che dovetti pulirmi le lacrime dagli occhi.

 

Xenith si alzò, guardandomi con occhi tristi, mentre avanzavo a fatica dentro l’arena.

 

Ora che mi trovavo all’interno riuscivo a vedere molte più cose della Fossa rispetto alla visione limitata che avevo dalla porta. Ma era bene o male quello che avevo già visto. C’era una terza entrata -- un insieme di doppie porte dietro alle quali pensai ci fossero guardie schiaviste pronte, al primo segno di problemi, a galoppare all’interno di quella che una volta doveva essere stata una pista da pattinaggio. Potevo vedere Stern in piedi su una piattaforma innalzata e barricata sopra e dietro gli spalti. Indossava delle strane cuffie anteguerra che sospettai fossero responsabili della sua voce amplificata. Teneva anche il suo fucile anticarro legato dietro alla sua armatura dell’Artiglio.

 

Potevo anche vedere la folla di pony che osservava l’arena con gioiosa anticipazione. Alcuni stavano persino mangiando degli snack. Mi sentii avvampare dalla rabbia. Non sia mai che qualcuno mi veda brutalmente uccisa a stomaco vuoto.

 

“Sto cercando di salvarvi tutti, e mi chiedo PERCHÈ!gli urlai contro. Per un singolo istante compresi come Occhiorosso potesse giustificare moralmente la sofferenza che stava infliggendo a questi pony per costruire un mondo migliore. Non ero d’accordo, ma riuscivo a comprendere il suo punto di vista.

Vedi, piccola pony? aveva detto Mister Topaz. Guarda che cosa voi pony state facendo l’un l’altro di sopra. Guarda che cosa tu hai fatto ad entrambi di sopra. Cosa ti fa pensare che la vostra, immorale specie valga abbastanza per essere altro che non cibo per draghi?

 

Cercai di ricordarmi come avevo risposto.

 

Xenith fece qualche passo verso di me. Potei notare come il suo corpo riportasse molte cicatrici sotto il mantello a strisce. Il suo cutie mark (o qualunque cosa le zebre avessero sui loro fianchi in quella posizione) era un contorto groviglio di linee, piú simile a un glifo elaborato che al disegno di un cutie mark. Sul fianco destro sembrava che qualcuno ci avesse spento sopra dei sigari.

Chinò il capo non appena si fu avvicinata. La stessa posa che avevo assunto prima in segno di rispetto.

Poi, velatamemte, in modo che solo io potessi sentirla, Xenith sussurrò, "Mi dispiace."

Mi bloccai di colpo, sbalordita. La zebra che non aveva aperto bocca nemmeno quando i capi-schiavi la avevano violentata con il corno di un pony morto aveva appena rotto il suo silenzio per me. Decisamente un segno di rispetto.

Di certo, realizzai, aveva simulato la parte della muta perché qualsiasi altro atteggiamento l'avrebbe portata a perdere la lingua. Poteva fare un’eccezione con me solo perché stavo per morire.

Realizzai anche, un po' troppo tardi, che le sue parole mi avevano fatto abbassare la guardia.

Xenith mi colpì con le sue zampe anteriori, dritte sul mio lato ferito. Potei udire e sentire la mia costola fratturata spezzarsi, andandosi a conficcare in uno dei polmoni. Caddi a terra, sciovolando indietro per la forza dell'impatto. Il mondo mi galleggiò intorno mentre tentavo di respirare.

Era come se avesse saputo eattamente dove colpire per causare il danno maggiore. (All'opposto di Daff, che invece sapeva solo dove causare maggior dolore).

Guardai il cielo, con una foschia rossastra che cresceva ai margini della mia visione. Vidi i Grifoni che volavano sopra di noi, stringendo fucili tra gli artigli. Potevo anche sentire lo scalpitìo di più di duecento zoccoli, mentre i pony sugli spalti richiedevano a gran voce la mia morte.

Un'ombra cadde su di me. Mi voltai per scorgere Xenith impennarsi, i suoi zoccoli alti sul mio muso e pronti per un ultimo rapido colpo.

Ansimai, mentre il mio corno si illuminava, e scalciai sul terreno. Il mio velo di leitazione mi avvolse, rendendomi quasi senza peso, e mi alzai da terra come un pallone lanciato. Gli zoccoli della zebra colpirono violenetemente la sabbia che ancora riportava l'impronta della mia testa.

"Aspetta!" Ansimai di nuovo, avvertendo lo sforzo per mantenere la levitazione mentre tentavo ancora di respirare. "Noi... non dobbiamo farlo..."

 

La zebra mi fissò con un'espressione che trasmetteva rassegnazione e pena.

"Ti prego... non fare quello che vogliono tu faccia!" Stavo lentamente scendendo di nuovo verso il terreno. Xenith osservava, attendendo che tornassi a portata. "Unisciti a me. Possiamo scappare insieme."

Xenith sbuffò, con uno sguardo che mi fece pensare a quanti pony le avessero fatto quest'offerta in passato. Messuno dei quali, sospettai, aveva avuto successo.

"LOTTA! LOTTA! LOTTA!" urlava la folla.

"Ho un piano..." le proposi, cercando di apparire più fiduciosa di quanto non fossi in realtà. La mia quota di successi coi piani negli ultimi giorni non era molto motivante. Tutto questo progetto era stato pensato incredibilmente male.

 

In realtà ero stata arrogante -- così fiera della mia capacità di improvvisare, così gonfia di me stessa per le precedenti vittorie, da aver davvero pensato di poter camminare dentro al campo nemico con nient'altro che il mio ingegno... e vincere. Mi ero lasciata convincere dall'Anziana che questo era l'unico modo che mi avrebbe permesso di proteggere i miei amici. E invece ero diventata una schiava, e ora stavo disperatamente cercando di levitarmi lontano dal raggio d'azione dei devastanti colpi di zoccolo di una zebra.

Era giunto il momento di andarsene, raggrupparsi e, con un po' di fortuna, studiare un piano meno esaltatamente stupido.

 

Xenith saltò, colpendomi al petto con una zampa anteriore. Sentii dolore esplodermi in tutto il corpo! Urlai, e la mia magia implose facendomi cadere a terra con un tonfo.

 

La zebra atterrò a un pony di distanza da me.

 

Ansimando disperatamente alla ricerca di un po’ d’aria, la vidi fare un passo indietro e preparare le sue zampe posteriori per calciarmi.

 

Il mio corno si illuminò di nuovo. Con una mossa disperata avvolsi il campo telecinetico attorno alla sua gola e iniziai a stringere.

 

Mentre iniziavo a soffocarla, Xenith mi calciò sulle costole non rotte. Ma il soffocamento le aveva fatto sbagliare la mira abbastanza da mancare il bersaglio, e io avevo imparato a schivare.

 

La zebra non sapeva come reagire mentre stringevo la magia telecinetica. Non c’era molta forza fisica dietro alla mia telecinesi, ma gliene applicai abbastanza da schiacchiarle la gola. Non volevo uccidere la zebra, ma dovevo metterla fuori combattimento.

 

Xenith barcollò, con gli occhi sporgenti e le narici allargate. Per un momento mi diede lo stesso sguardo terrorizzato che Daff le aveva lanciato. Poi lo sguardo si mutò in rassegnazione e smise di lottare, fissandomi con un’espressione che mi diceva che accettava la mia vittoria.

 

A quel punto svenne. La lasciai andare, facendola cadere come un sacco di mele.

 

Che capovolgimento!” tuonò la voce di Stern.

 

Tutto intorno a me l’aria ruggì di fragorosi applausi.

 

Uccidi! Uccidi! Uccidi!”

 

Lottai per tenermi alzata, riprendendo dolorosamente fiato, e guardai in alto verso la folla. Li odiavo. Tutti quanti.

 

Trottai verso il corpo di Xenith. Respirava appena.

 

Alzai lo sguardo ai barili. Il mio corno si illuminò ancora, avvolgendone uno in un campo magico. Ma il barile era ben fissato alla gabbia, e la mia telecinesi non era abbastanza forte per liberarlo.

 

Stern doveva aver intuito che stavo progettando qualcosa perché stava iniziando a slacciare il suo fucile anti-carro. Finiscilo!” comandò la grifona. Stern non poteva almeno indicarla come ‘lei’?

 

Mi tornò alla memoria come si aprivano i barili. Non avevo bisogno di buttarli giù, bastava sganciare i catenacci. I catenacci erano facili.

 

Il mio corno brillò. 

 

Stern portò il fucile anti-carro in avanti e sbirciò attraverso il mirino puntando verso di me. Finiscilo ora!”

 

I catenacci sui barili si aprirono. Tutti quanti.

 

Il mio PipBuck ticticticchettò con urgenza. Come aveva detto il Numero Quattro molti dei barili contenevano della brillante poltiglia verde. E delle armi. I barili rilasciarono il loro contenuto, facendo piovere attrezzi di morte. Una lancia a energia magica, una spada, una motosega (una motosega!?) e persino un paio di armi da fuoco. Le lasciai andare dove i barili le avevano fatte cadere. Era la poltiglia che mi interessava.

 

La melma luminescente era a malapena traslucida. Me la feci ruotare attorno e sopra l’interno della gabbia, creando una luminosa cortina verde, sottile come una pellicola ma abbastanza spessa da nascondermi all’interno. Non avevo intenzione di permettere a nessuno di quei grifoni o guardie schiaviste di spararmi. Galoppai immediatamente in una nuova posizione; come avevo previsto Stern sparò un colpo nel punto in cui mi ero trovata pochi istanti prima.

 

Avevo le lacrime agli occhi. Il petto mi bruciava per il dolore e il respiro si faceva sempre più irregolare mentre cercavo di mantenere la concentrazione in così tanti posti contemporaneamente. A ogni respiro mi sembrava di annegare.

 

Avvolsi me stessa in un altro involucro telecinetico, cancellando il mio peso, e poi lo estesi per avvolgere anche la zebra. Non avevo alcun dubbio sul volerla portare con me. Il pensiero di lasciarla qui non mi era neanche passato per la mente.

La mia vista si fece sfocata. Mi forzai a mantenere la concentrazione. Il mio corno si illuminò ancora di più e un altro strato luminoso eruttò da esso. Mi resi conto che un grifone con una buona vista avrebbe potuto notare la luce del corno attraverso la cortina di poltiglia.

 

Ma avevo bisogno di mantenere ancora abbastanza concentrazione e di incanalare abbastanza potere per un ultimo trucco. E mi serviva più tempo.

 

Afferrai con la telecinesi la lancia ad energia magica e la usai per bloccare le doppie porte qualche istante prima che gli schiavisti andassero a sbatterci, tentando di entrare.

 

Dei buchi apparvero nella parte superiore della cortina, indebolendola. Uno di questi strappi era quasi esattamente sopra di me, e mi rivelò la porta della gabbia superiore che avevo notato prima, chiusa con una semplice lucchetto. Con un calcio mi feci galleggiare verso l’alto, fissando lo sguardo sul lucchetto. Non avevo forcine. Il cacciavite mi era stato tolto..

 

Non avrei dovuto averne bisogno.

 

Manipolare oggetti multipli che si trovavano fuori vista era complicato, ma avevo tirato le linguette di granate nascoste in un sacco. E conoscevo le serrature. Conoscevo i pistoncini e i meccanismi interni. Allora dovevo essere in grado di scassinare una serratura con la sola magia.

 

Raggiungendolo con la mia magia avvolsi il lucchetto in un tenuo bagliore. Il mio corno si illuminò quando un secondo strato di luce divampò intorno al primo. Fasci di luce si fluirono dalla mia testa.

 

Sentii la sferzata di un proiettile al mio fianco, seguito dal suono di uno sparo. In basso i colpi contro la doppia porta stavano facendo piegare la lancia ad energia magica.

 

Stavo ancora galleggiando in alto, portando con me la zebra priva di conoscenza. Ci stavamo avvicinando alla gabbia. Ma la nostra ascesa stava rallentando in modo allarmante. Uno dei grifoni sopra sparò verso di me, ma il colpo arroventò una delle barre della gabbia.

 

Posso farcela!” mi dissi ripetutamente.

 

Un secondo colpo brillò contro il cancello, a pochi centimetri dal lucchetto.

 

Chi stavo prendendo in giro? Riuscivo a malapena a respirare! La mia magia vacillò, e la cortina iniziò a cedere, ondeggiando.

 

No! Posso farcela!”

 

Mossi i pistoncini al loro posto. Il lucchetto si aprì. La vista tornò a vacillare. Per poco non persi tutto.

 

La lancia ad energia magica si spezzò in due. Le porte al di sotto si spalancarono e gli schiavisti rotolarono nell’arena.

 

Spostai freneticamente il lucchetto e aprii la porta. Un istante più tardi l’avevamo attraversata e stavo correndo sopra la gabbia quanto velocemente mi consentisse il polmone che mi restava. Lasciai la presa telecinetica su tutto tranne che su di me e Xenith. L’intero corpo mi urlò contro per il dolore e lo sforzo.

 

Vennero sparati dei colpi sia da sopra che da sotto, che andarono a colpire la gabbia attorno a me. Avanzai a zig-zag, facendo del mio meglio per diventare un bersaglio difficile da colpire. Stavo raggiungendo il bordo della gabbia.

 

L’arena del ghiaccio era alla fine della FunFarm di Fillydelphia. Con un po’ di fortuna avrei potuto saltare da lì oltre lo steccato, mettendo di nuovo una barriera tra me e gli schiavisti, almeno quelli non volanti.

 

La fine della gabbia arrivò più in fretta di quanto avrei voluto. Saltai, urlando per il dolore agonizzante al petto. Insieme alla zebra salimmo in alto, sopra il parco divertimenti. Il cuore sprofondò quando realizzai che avevo corso nella direzione sbagliata e il mio salto ci stava portando dentro la FunFarm invece che lontano da essa.

 

Una forza lacerante strattonò la mia zampa anteriore con uno scricchiolio metallico! Il suono del fucile anticarro di Stern seguì da vicino la bruciante agonia che attraversava la mia gamba. Il proiettile aveva mancanto, sfiorando a malapena il PipBuck, ma la sola forza trasmessa da quel colpo di striscio sembrava avermi distrutto la zampa!

 

Caddi, il mio campo magico implose e collassai su una serie di binari molti piani sopra il parco di divertimenti al di sotto.

 

***         ***         ***

 

Gemetti mentre sentivo il corpo martellare ritmicamente come se stessi cavalcando una lavatrice, e non nel modo che piace alle puledre. Il mondo sembrava follemente inclinato. Riuscivo a fare solo respiri poco profondi. Un dolore intenso pulsava nella mia zampa anteriore destra. Sentii colpi d’arma da fuoco.

 

Ricordai improvvisamente cosa mi era successo e aprii gli occhi di scatto. Mi guardai attorno, quasi cadendo dalla schiena della zebra che mi stava trasportando su una pendenza ripida del tracciato delle montagne russe della FunFarm di Fillydelphia.

 

Dovevo essere svenuta per al massimo qualche minuto. Abbastanza a lungo per la zebra di riprendersi. Risvegliandosi sul tracciato sopraelevato, saltare non era un’opzione. C’erano solo due vie possibili che poteva seguire. Mi sentii grata che Xenith avesse ricambiato il favore portandomi con lei.

 

La mia prima preoccupazione era per il mio PipBuck. Sollevai la zampa anteriore, ma appena l’alzai di pochi centimentri un dolore lancinante mi attraversò la zampa, lasciandomi scappare un urlo straziante.

 

Il Pipbuck aveva preso un colpo indiretto; non era stato danneggiato di per se, ma il proiettile aveva trapassato la periferica. L’emittente era distrutta. E con essa il mio piano di fuga.

 

Avviai il mio EFS. Il PipBuck era un lampeggiare di allarmi. Al Pipbuck non avevano fatto piacere le radiazioni che mi ero presa nel mezzo di tutta quella poltiglia verde. Il petto e la zampa anteriore destra avevano subito delle ferite invalidanti, e quest’ultima aveva subito una slogatura straziante e una leggera frattura dell’osso.

 

Guardando in basso vidi dei pony schiavisti che ci sparavano da terra. Per esperienza sapevo che non erano i migliori tiratori a distanza ravvicinata. Se fossero riusciti a colpirci a questa distanza con la copertura dei binari sarebbe stato solo per pura fortuna.

Dietro di noi altri ci stavano seguendo su per il binario, ma erano molto indietro. Erano i grifoni la minaccia più grande. Mi guardai attorno ma non ne vidi nessuno. Il che non significava che non ce ne fossero.

 

Xenith raggiunse l’apice del binario, fermandosi poco prima. Un gruppo di tre carrelli a forma di pony verniciati con colori vivaci riposava sulla cima della collina delle montagne russe, prendendo ruggine da duecento anni. Non c’era spazio per girare loro intorno, lasciando alla zebra nessun’altra scelta che salirgli sopra.

 

Mise con cautela uno zoccolo sul carrello arancione posteriore e vi impresse il suo peso. Il carrello rispose con un lamento metallico. Si girò a guardarmi con una smorfia che potevo imitare.

 

Mi concentrai, avvolgendoci in un campo di levitazione per ridurre il nostro peso. La testa si coprì di sudore. Nel petto sembrarono formarsi dei carboni ardenti e solo un polmone riusciva a prendere fiato. Lo sforzo risucchiò tutta la forza che rimaneva in me. Il campo magico scoppiò e per poco non svenni di nuovo.

No. Dannazione, perché doveva capitare di nuovo? Avevo sovraccaricato la mia magia già una volta, e avevo avuto bisogno di giorni (e di una statuetta magica) per poter far di nuovo levitare gli oggetti senza problemi. Mi sembrava la stessa sensazione. Forse non era un vero esaurimento, forse era solo una forte perdita di potere, ciò che succede dopo essersi sforzati così tanto in uno stato di debolezza. E il vero esaurimento poteva essere imminente.

 

Stabilizzai il respiro e mi concentrai ancora. Il corno si illuminò appena. Il campo di levitazione ci avvolse lentamente. Il mio respiro stava accellerando, ero quasi in iperventilazione, ma il campo stava tenendo. Sali,” ansimai, “adesso.”

 

La zebra montò sul carrello con cautela, poi scese sul sedile del primo vagone. La vecchia macchina venne smossa leggermente, lamentandosi di nuovo. Passo dopo passo iniziò ad avanzare lungo il trio di carrelli.

Eravamo a metà del carrello viola intermedio quando si formò un buco sul naso del carrello di fronte, seguito da un lontano rimbombo. Grugnii quando Xenith fece un involontario passo indietro quasi cadendo sul sedile del carrello. La mia magia inplose e i carrelli collegati si sfogarono in un gemito di protesta.

 

Mi ero sbagliata. Non era dei grifoni che mi dovevo preoccupare. Ma dei cecchini nei dannati Palloni Pinkie Pie. Quando avevamo raggiunto la cima ci eravamo messe dritte dritte nei loro mirini. E i carrelli avevano rallentato la nostra avanzata, fornendo loro dei bersagli facili.

 

Un altro colpo perforò il sedile e il telaio del carrello dietro di noi. Xenith mi gettò nella copertura del vano, quindi si gettò per trovare riparo in un sedile molto più avanti. Eravamo bloccate.

 

L’ombra di un grifone passò sopra di noi, gettando qualcosa che colpì il bordo della banchina e rimbalzò sul bordo del binario. Un istante più tardi la granata esplose. Il suono di legno frantumato accentuò l’esplosione. Sentii un delicato e spiacevole spostamento del carrello; la granata aveva distrutto alcune delle travi nella già precaria struttura delle montagne russe.

 

Un altro grifone si levò in volo, aprendo le ali e virando. Mi allarmai quando vidi che la creatura imbracciava un lanciarazzi!

 

Non c’era tempo di pensare. Dovevamo andare.

 

Saltai fuori dalla postazione, mi voltai di scatto e calciai il collegamento che teneva i due carrelli frontali collegati con quello posteriore. Un altro sparo lacerò l’aria sopra il mio fianco sinistro e colpì il carrello posteriore. Mi accorsi solo ora che la parte frontale di ogni carrello era formata e colorata in modo da assomigliare comicamente alle facce delle amiche di Pinkie Pie.

 

Mi misi con gli zoccoli anteriori sulla barra e calciai in faccia ad Applejack. Il corpo urlò di dolore, mentre la zampa anteriore destra avvampò per lo strazio e scivolò.

 

Il carro arancione posteriore scricchiolò e iniziò a scorrere all’indietro, sprizzando scintille dalle ruote ricoperte di ruggine. I pony schiavisti che ci stavano caricando si fermarono di colpo, restando fermi come i birilli di fronte a una palla da bowling, poi si voltarono e cercarono di correre nell’altra direzione. Uno di loro aveva cercato di saltare nel percorso di binari sottostanti ed era sparito alla vista.

 

Senza il carrello posteriore a fungere da ancora, i primi due iniziarono lentamente a scorrere verso la pendenza di fronte a noi. Mi girai, cercando di agganciare la mia zampa ferita attorno al bordo della postazione. Ci riuscii, ma il dolore mi colpì come una mazzata in testa. Urlai e per poco non scivolai via.

 

Xenith saltò indietro nel mio sedile, afferrandomi la criniera con i denti.

 

Il grifone con il lanciarazzi fece fuoco. Una scia di fumo si diresse verso di noi, annunciando una morte violenta.

 

Xenith mi tirò all’interno del carrello, spingendoci entrambi il più in basso possibile. Un istante più tardi il razzo colpì il binario quasi nello stesso punto dove poco prima si trovava il carrello posteriore. L’esplosione passò sopra di noi, ferendoci le schiene coi frammenti e lambendoci con le sue fiamme. Il carrello sbandò fortemente in avanti, saltando e ricadendo sul binario mentre pezzi di metallo e frammenti di legno bruciato piovvero nel parco sottostante. Ciò che doveva essere una lenta avanzata si era trasformata improvvisamente in una corsa precipitosa.

 

I carrelli continuavano a scuotersi e a urtarsi, stridendo durante la discesa. Il carrello azzurro davanti fece un salto, rischiando di uscire dai binari. Se capitava sarebbe stata la fine. Non c’era alcun Calamity che poteva salvarmi questa volta.

Il mio stomaco sobbalzò quando la discesa vertiginosa si trasformò in una rapida salita, spingendoci contro il sedile del seat well.

 

L’angolo superiore del carrello ora lasciava il nostro seat well esposto. Un proiettile bucò il sedile, a pochi centimetri dalla spalla sinistra si Xenith, facendo uscire imbottitura marcia.

 

Uno dei grifoni (credo quello che aveva lanciato la granata) aveva slacciato il suo fucile a pompa e stava volando verso di noi, sparando lentamente colpi nella nostra direzione. La nostra corsa improvvisata ci aveva permesso di distanziarli, ma stavamo già rallentando. Avrebbe raggiunto la distanza di tiro ottimale a momenti.

 

Il secondo grifone stava ricaricando il lanciarazzi. Un terzo gli passò dietro e virò, muovendosi fuori dalla mia linea visiva dietro le colline di legno delle montagne russe.

 

Il grifone con il fucile a pompa fece di nuovo fuoco, e uno spruzzo di sangue schizzò da dietro il collo di Xenith. Un colpo di striscio che sapevo bruciare molto. Ma la zebra si limitò a digrignare i denti e restare in silenzio. Il grifone si avvicinò, mirò e fece di nuovo fuoco.

 

Il fucile era scarico. Il grifone imprecò, si fermò a mezz’aria e iniziò a ricaricare.

 

Ricaricare significava una perdita di presa sull’arma. Mi concentrai e gli strappai via l’arma da fuoco con la telecinesi. Gli occhi del grifone si allargarono alla vista della sua stessa arma che si girava per puntare su di lui. BLAM!

 

Mentre cadeva, un’altra scia di fumo partì dal lanciarazzi dell’altro grifone, puntando verso di noi. Il missile sfrecciò oltre la nostra posizione, e lo sentii esplodere da qualche parte più in alto.

 

Feci levitare urgentemente il fucile a pompa, controllando i colpi. Il grifone aveva caricato solo due proiettili prima che glielo strappassi via, lasciandomi con un solo colpo. Avrei dovuto scegliere il mio prossimo col-

 

Il terzo grifone spuntò dritto sulla destra del nostro carrello mentre stavamo avvicinandoci alla cresta della salita più piccola, puntando a bruciapelo un fucile a canne mozze contro nostre facce.

 

BLAM! La grifona cadde giù a spirale. Il mio colpo a malapena mirato le aveva attraversato l’ala.

 

Xenith si stava schiacciando sul fondo del carrello. Osai sedermi e guardai in alto. Alla base di questa collina il tracciato affrontava una curva a gomito ed entrava nel tunnel che passava attraverso l’edificio a forma di fienile del Ministero della Morale. Ma il secondo razzo aveva creato un buco nel tracciato. 

Xenith mormorò qualcosa in una strana lingua, apparendo al mio fianco. Poi, con voce bassa, “Spero che stia ancora andando secondo il piano.”

 

,” mentii.

 

Strisciai in avanti, facendomi piccola quando un cecchino su uno dei palloni sparò un altro colpo sul tracciato di fronte a noi, tranciando una traversina dei binari con il proiettile del fucile anticarro. Agganciai i miei fianchi contro la barra anteriore e scivolai sulla faccia di Twilight Sparkle. Il piccolo corno che sporgeva dalla fronte mi dava qualcosa contro cui potevo appoggiare la spalla. Abbassando il mio zoccolo anteriore sinistro diedi un calcio al catenaccio, sganciando il carrello azzurro che stava davanti.

Liberato del peso extra il carrello anteriore iniziò ad allontanarsi, scivolando in avanti. Arrivò alla curva, poi al buco… a quel punto il carrello di Rainbow Dash fece ciò che più desiderava. Saltò dai binari e prese il volo.

 

Concentrandomi con tutta me stessa circondai il carrello di Twilight Sparkle in un campo magico, negando il nostro peso. Pregai Luna che questo bastasse per permetterci di saltare quel buco. Pregai Celestia che la mia forza non cedesse fino ad allora.

 

Se c’era qualche dubbio nella mia mente che le Dee non ci stessero guardando da lassù, svanirono quando entrambe le preghiere vennero esaudite.

 

***         ***         ***

 

Il carrello viola di Twilight Sparkle venne trascinato nell’oscurità del tunnel. Una dura scossa ci colpì quando il nostro viaggio senza controllo finalmente saltò il tracciato. Mi sentii scaraventare via dal carrello mentre sbandava e si capovolgeva. Colpii duramente il binario; nuovo dolore alla spalla, che arrivò rapido come una scossa lungo i nervi della mia zampa anteriore sinistra quando urtò il binario metallico. 

 

Xenith era rimasta rannicchiata nel vagoncino; il carrello rotolò una volta prima di scontrarsi contro una fila di piloni a forma di pony clown. Guardai quel punto, ansimando, e vidi la forma della zebra strisciare tremante fuori dai rottami.

 

Lottai per stare sui miei zoccoli. Entrambe le mie zampe anteriori protestavano con dolori discordanti. Mi girava la testa. Mi chiesi se non fossi in stato di shock.

 

Xenith trottò verso di me. Allora, mia piccola salvatrice pony,” disse nella sua bassa ed esotica voce, “Tutto questo fa ancora parte del piano, giusto?

 

Accesi la lampada del mio Pipbuck. “Qui, da qualche parte, dev’esserci una via verso l’interno dell’edificio.”

 

“Il piano di fuga è di irrompere nella casa di Occhiorosso?” potevo sentire l’incredulità nascosta dietro il suo tono altrimenti innocente.

 

Annuii. “Dobbiamo arrivare sul tetto. C’è sempre un Pallone Pinkie Pie ancorato là sopra. Dobbiamo prenderlo. È così che supereremo il fossato e il Muro.” Trasalii quando combattei per riprendere fiato. “Ho amici che ci attendono fuori.”

 

La zebra mi fissò, valutandomi. “Tutti i tuoi amici sono pazzi come te?”

 

“Tu… non sei costretta a seguirmi,” osservai con un sospiro. Avevo salvato la vita della zebra, ma nel farlo l’avevo rapita. Non poteva tornare indietro dagli schiavisti, lo sapevamo entrambe. Finché non avesse attraversato il Muro, l’avevo praticamente costretta a stare con me. Dopo quel momento, però… Però mi piacerebbe se lo facessi.”

 

Hai salvato la mia vita, piccolo pony” rispose “Adesso sei responsabile per me. Tocca a te portarmi in salvo. Fino ad allora, ti seguirò.”

 

Annuii. E dopo.”

 

Sei ancora responsabile,” disse con fermezza. “A meno che non sia io a toglierti questa responsabilità.”

 

Battei le palpebre. Una cosa era avere questi pensieri. Tutt’altra cosa era vederseli ritorti contro in una sorta di folle logica da zebra.

 

Ci inoltrammo nel tunnel, alla ricerca di una porta d’entrata al vecchio centro del Ministero della Morale che Occhiorosso e Stern avevano reso il fulcro del loro impero di schiavi.

 

Ero ferita, anzi, gravemente ferita. Ma per esperienza avevo più facilità a sfruttare a mio vantaggio gli ambienti interni in un combattimento. Sentii ritornarmi un pizzico di fiducia.

 

Il grifone con il lanciamissili volò all’interno del tunnel dietro di noi. Sia io che Xenith ci accucciammo nell’oscurità che ci nascondeva parzialmente e restammo ferme. Il grifone iniziò a camminare lungo il binario, lasciando che gli occhi si abituassero alla mancanza di luce.

 

Mi concentrai sulla chiusura delle sacche dove teneva i suoi missili extra.

 

Non accadde niente.

Mi concentrai di nuovo. Con più intensità.

 

Niente. Nemmeno un lieve bagliore dal mio corno, ancor meno un campo telecinetico. Lasciai cadere la testa. Esaurimento. Quel salto miracoloso nel vuoto aveva preso tutto quello che mi era rimasto. Ero inerme. E inutile.

 

Dannazione… perché doveva capitarmi adesso? Contavo sulla mia levitazione per portarci almeno sul pallone. Ora dovevamo trovare un altro modo per arrivarci. Sempre che ci fosse un altro modo. Sempre che arrivassimo vive al tetto. Avevo molti più dubbi su quest’ultima possibilità.

 

Guardai indietro in tempo per vedere un’ombra muoversi vicino al grifone. Xenith gli era scivolata al fianco, senza che se ne accorgesse. La vidi solo quando colpì con lo zoccolo. Il grifone fece un suono strozzato mentre il corpo divenne rigido. Non perse tempo e con gli zoccoli anteriori gli spezzò il collo.

 

Guardai il grifone mentre cadeva morto a fianco della zebra. Avrei voluto che avesse con sé un fucile. Contemplai di prendere il lanciamissili. Ma poi decisi che era meglio rinunciare (non ero SteelHooves). Chiaramente Xenith preferiva un approccio furtivo al combattimento simile al mio. In più, con la mia mancanza di esperienza, tenere con i denti esplosivi ad alto potenziale all’interno di un edificio sembrava una pessima idea.

Avrei anche voluto che la sua armatura fosse più adatta ad un pony. Però, almeno, svuotai le sue sacche e me le presi.

 

***         ***         ***

Diedi un’occhiata oltre l’angolo, squadrando un decadente corridoio rosa. Due pony che indossavano armature coi colori di Occhiorosso erano a guardia di fronte a un terminale a parete, controllando una nicchia poco profonda di fronte a loro. Pensai di vederne uscire il baluginio di un distributore di Sunrise Sarsaparilla. Quelle guardie non ci stavano cercando attivamente; ma per quello che potevo dire non c’era modo di aggirarli. L’unica altra via per salire era collassata decenni prima.

Sentii comunque una fitta all’idea di attaccare pony che non ci stavano nemmeno minacciando, schiavisti o meno. Questo stiracchiava la definizione di autodifesa. Mi chiesi se fosse possibile scivolare non visti alle loro spalle; ma il corridoio era troppo stretto ed erano in piedi con le code al muro. Saremmo dovuti passare direttamente in fronte a loro. E non importava quanto potessimo essere di zoccolo leggero, accucciarci non ci avrebbe resi invisibili.

Xenith mi passò oltre prima che potessi muovermi verso di lei. Lei non aveva esitazioni morali ad ammazzare membri a caso delle forze di Occhiorosso. Con mia sorpresa riuscì a scivolare fino a metà del corridoio prima che la individuassero. Attraversò la distanza rimanente con un salto, atterrando sugli zoccoli anteriori e scalciando in testa una delle guardie con abbastanza forza da mandare il suo elmetto a sferragliare per il corridoio.

L’altra guardia era un unicorno, e stava già facendo levitare un fucile automatico verso la zebra.

Urlai per il dolore alla gamba mentre caricavo la guardia, abbassando il mio corno. L’unicorno si girò, sorpresa dal secondo attaccante, dando a Xenith l’opportunità di calciare via il fucile. Il campo magico attorno ad essa implose mentre l’arma volava fuori da esso e rimbalzava contro uno stinto muro rosa. Il mio corno graffiò l’armatura della guardia, facendo più male a me che a lei. Il suo corno era illuminato.

 

Elettricità si scaricò attorno a lei, abbattendosi sui miei nervi mentre inciampavo e cadevo sul pavimento. Attraverso le zampe della guardia potevo vedere Xenith collassare a sua volta. Gemetti, ricordandomi che (al contrario di me) gli altri unicorni avevano magia più complessa della semplice telecinesi a loro disposizione.

 

L’unicorno avvolse il suo fucile automatico in una nuova guaina di energia magica e lo fece levitare sopra di me, probabilmente perché pensava che un attaccante unicorno fosse la minaccia maggiore. Errore fatale.

 

Il fucile automatico sparò, crivellando il terreno accanto a me di proiettili mentre Xenith faceva una spazzata sulle zampe dell’unicorno. Ero a malapena in grado di muovermi, ma la zebra sembrava aver recuperato quasi tutte le sue capacità. La mia compagna striata rotolò sulla guardia pony e la colpì ripetutamente sulla faccia con i suoi zoccoli anteriori. Rabbrividì quanto sentii il corno dell’unicorno frantumarsi. La magia attorno al fucile svanì e l’arma da fuoco cadde a distanza di morso.

Quando riuscii a rimettermi in piedi, con il fucile in bocca, Xenith aveva già ucciso entrambe le guardie.

Mi guardai intorno. Fiduciosa dei miei sospetti, l’alcova di fronte le guardie conteneva due distributori automatici -- uno di Sunset Sarsaparilla e un Distributore di Munizioni della Ironshod dall’aspetto funzionante. Tra di loro c’era la pesante porta metallica di una camera blindata. 

 

***         ***         ***

 

Cos’è questo?” chiese Xenith, guardando nella stanza che era stata sigillata dietro la porta della camera blindata. 

 

Era comprensibilmente turbata quando mi fermai per penetrare nel terminale, ma si calmò quando le spiegai che avevo bisogno di riprendere fiato. Un’affermazione che il mio respiro flebile e ruvido aveva dimostrato essere assolutamente vera. La parte peggiore delle mie lesioni era il fatto che non potevo rischiare di curarle -- non con una costola rotta e un polmone perforato. Qualsiasi impiastro ne avrebbe causato una guarigione errata. Avevo bisogno di Velvet Remedy prima che potessi osare di usare niente di più che una benda curativa. E nella nostra situazione, non avevo nemmeno il coraggio di usare antidolorifici. Avevo bisogno di rimanere lucida.

 

“Le Terre Devastate che si fanno beffe di me, risposi mettendo zoccolo nella camera blindata, guardando intorno agli scaffali per lo più vuoti con la loro cosparsa di sfere di memoria -- in nessuna delle quali potevo guardare senza la mia magia -- e la fila di cassette di sicurezza codificate con chiavi di accesso -- nessuna delle quali sarei riuscita ad aprire. Le Terre Devastate d’Equestria amavano schiaffeggiarmi nei miei momenti di debolezza.

“Cosa sono?” mi chiese, guardando le dozzine di sfere disperse sul pavimento.

“Confessioni.”

Inizia a raccogliere le sfere, prendendole con i denti e lasciandole scivolare in una delle mie bisacce sgraffignate, davanti alle munizioni ed alle bottiglie di sarsaparilla. Muovendomi tra gli scaffali, adocchiai la luce di un altro terminale. Magari c’era un modo di penetrare le cassette di sicurezza, dopo tutto. 

Una volta raggiuntolo, agganciai il mio PipBuck al terminale ed inziai a forzarmi l’accesso. Il terminare era eccezionalmente ostico. Il piccolo pony nella mia testa iniziò a disperarsi per delle Ment-ali dopo la terza volta che mi trovai costretta ad uscire dal sistema prima che i suoi protocolli di sicurezza lo bloccassero. Combattei per zittire quella voce. 

Mi stavo rendendo sempre più conto di quanto ci stesse volendo. Stern aveva dei pony che stavano perlustrando l’edificio ed i terreni circostanti per trovarci. Erano divisi, ma alla fine qualcuno di loro sarebbe inciampato su di noi.

“Ancora un tentativo!” Insistei con Xenith dopo essere uscita dal sistema per la quarta volta. “Se non riesco a entrare, andiamo.”

“Perché stai cercando di aprire le cassette di sicurezza di Occhiorosso, poi? Cosa speri di trovare?” Mi chiese Xenith, ragionevolmente. “Dei biglietti per le mongolfiere, forse?”

Sbuffai. Stavo per rispondere, probabilmente con qualcosa di maligno, quando trovai la password: Sir Lints-a-lot[4]. Dopo averla fissata per qualche istante non mi sentii più in colpa per non averla scoperta prima.

Dalla data sul terminale, diventò chiaro che nessun altro pony l’aveva immaginato. Il terminale non era stato usato per accedere a queste cassette per più di duecento anni. Una notifica di sicurezza indicava che la cassetta più a sinistra era stata aperta diverse volte negli ultimi anni attraverso l’utilizzo del codice di accesso.

 

Le aprii tutte.

La cassetta più a destra conteneva una scatola per sfere della memoria duramente danneggiata, con una singola sfera all’interno. Le altre tre non c’erano. C’erano anche una registrazione audio, un mantello scuro, uno StealthBuck ed una mezza dozzina di registrazioni. Quando presi il mantello colsi la reazione di Xenith, anche se si riprese in fretta.

“Che c’è?” chiesi.

“Niente,” mentì.

 

Presi le registrazioni e la sfera della memoria, tenendola separata dal casino di sfere che avevo raccolto dal pavimento. Offrii il mantello a Xenith. Il suo colore cupo avrebbe fornito un camuffamento migliore delle sue vistose strisce, ed era troppo grande per me. Annuì e lo indossò, ma le scivolò via. Il gancio per il collo era rotto.

 

Aprii la seconda cassetta e saltai indietro allarmata dalla luce pulsante e vorticante che ne uscì. All’interno c’erano quattro oggetti a forma di uovo, che splendevano con una danza ipnotica di colori scuri. “C-cosa?”

Xenith trottò più vicino, studiò gli oggetti senza guardarli direttamente. “Uova di Fuoco Magico.” 

 

Le fissai stupidamente per qualche istante, mentre il mio cervello decifrava l’informazione. Fluttershy in effetti non aveva progettato degli incantesimi per distruggere le città. Aveva progettato l’impianto magico che avrebbe preso un normale incantesimo e l’avrebbe aumentato oltre... beh, oltre qualsiasi cosa che avessero realmente immaginato. Ma come per l’incantesimo di guarigione doveva esserci della magia da amplificare. Queste uova di Fuoco Magico erano la magia alla base delle bombe di fuoco magico per l’omicidio di massa.

“Q-quanto è grande un’esplosione?” chiesi alla mia compagna zebra.

“Non lo so. Non ero viva duecento anni fà, a combattere la guerra nella quale vennero usate.”

Touché. Immaginai che il Ministero della Morale avesse confiscato queste in un qualche tipo di raid. Potevo capire perché avrebbero dovuto restare sotto chiave.

 

La terza cassetta conteneva quello che sembrava un casco dell’Enclave dei Pegasi con un ricollettore montato all’interno, completato con un opale nero. Conteneva anche un intero mucchio di scartoffie etichettate “ACZ”, che includevano diverse fotografie troppo rovinate dal tempo per capire cosa raffigurassero. Tirai fuori i documenti, facendoli cadere sul pavimento mentre cercavo di raggiungere qualcosa che vi era nascosto dietro. 

“Attività dei Cittadini Zebra,” disse Xenith dietro di me, leggendo una delle cartelle che avevo sbattuto fuori dalla cassetta di sicurezza. “Il tuo governo stava puntando l’attenzione su ogni zebra che viveva a Equestria.”

“Non il mio governo,” la corressi rapidamente. “E il Ministero della Morale stava guardando chiunque.”

 

Dietro i fogli c’era quello che sembrava un PipBuck di prima generazione. Il Pipbuck era chiuso e c’erano antiche macchie di sangue nella fodera di feltro. Era stato rimosso attraverso un’amputazione, si spera post-mortem. Collegai velocemente il PipBuck al mio ed inizia a guardare i file, ma erano criptati con quella stramba doppia codifica che avevo scoperto durante la mia prima notte al di fuori della Scuderia Due. L’unica cosa che riuscii a ricavarne fu una planimetria automatica della Scuderia Tre. La Scuderia era identica alla Scuderia Due, a parte che il meleto era soltanto due-terzi della dimensione e che c’erano due uffici della Capogiumenta collegati. Rabbrividii inesplicabilmente.

L'ultima cassetta era quella che Occhiorosso aveva usato. E conteneva il premio più grande.

Lo schema per il Motore Potenziato a Radiazioni.

 

***         ***         ***

Xenith mosse involontariamente un passo indietro rispetto al poster in cima alla tromba delle scale. “Coniglio dell’apocalisse!” sussurrò enigmatica.

Fissai la mia compagna zebra, poi il poster, poi di nuovo la zebra. Era lo stesso poster che avevo visto nella clinica, solo che questa volta era accomodato meglio: Fluttershy circondata da animali, con le parole “RICORDA: Ci siamo dentro tutti insieme! Prendiamoci cura l’uno dell’altro.”

In un primo momento pensai che Xenith si riferisse a Fluttershy. Aveva quasi un senso; potevo comprendere che Fluttershy fosse vista come una portatrice di distruzione e condanna, considerando la sua connessione con i megaincantesimi. Ed era abbondantemente graziosa.

Poi i miei occhi colsero il piccolo coniglio bianco che le sedeva sulla testa. Le mie sopracciglia si inarcarono e mi voltai incredula verso Xenith. “Coniglio dell’apocalisse? Sul serio?”

Xenith sbuffò. “Non capiresti. Non hai mai sentito la storia del protettore di Fluttershy.”

Le mie orecchie erano inclinate e sapevo di stare riservandole uno sguardo incredibilmente dubbioso.

“Il coniglio dell’apocalisse era un orrore sul campo di battaglia. Fluttershy veniva per curare anche i soldati zebra e la sua guardia annichiliva chiunque fosse così folle da provare ad attaccarla.”

“Il... coniglietto.”

“Oooh... Il coniglio dell’apocalisse era molto più che un semplice coniglio. Il coniglio dell’apocalisse era la morte con denti affilati ed appuntiti...” 

Mi stava prendendo in giro. Doveva starmi prendendo in giro. 

“...molto più potente di una creatura grande molto più di lui, grazie alle sostanze chimiche che il coniglio dell’apocalisse aveva preparato in laboratori segreti.”

“Sostanze chimiche?” Era una follia.

 

Xenith abbassò il viso verso il mio, parlando in quell’accento strano. “Oh sì. Il coniglio dell’apocalisse era un maestro di laboratorio. Ho anche sentito che poteva preparare e scagliare un’infame insalata[5].” Sorrise appena. Mi stava prendendo in giro.

E tuttavia, dallo sguardo nei suoi occhi, non completamente.

Andammo avanti ritrovandoci, in modo del tutto appropriato, in quello che sembrava il piano di un laboratorio di ricerca. Oltre la tromba delle scale c’era una singola porta nella quale si trovava una piccola finestra. Attraverso la finestra, potevamo vedere un luogo tentacolare dedicato alle scienze arcane e dei pony di terra. Un’enorme finestra panoramica sul fondo della stanza risplendeva della luce di Fillydelphia, dalle tinte che si facevano sempre più profondamente rosse. Il giorno stava per finire. Il sole sarebbe tramontato presto.

Scivolammo silenziosamente attraverso la porta. L’unico pony che stava trottando all’interno non aveva notato il nostro ingresso. Xenith se ne occupò velocemente.

Abbassai il fucile automatico ed iniziai a togliergli la bardatura da laboratorio. Xenith alzò un sopracciglio quando vi sgusciai all’interno. “Non è una gran protezione,” ammisi. “Ma è meglio di niente...” Avrei potuto prendere l’armatura dalle guardie di Occhiorosso; ma dopo essere stata quasi uccisa da un pegaso, non avrei fatto lo stesso errore di nuovo. “...e poi, mi fa sentire più scienziosa.”

Xenith roteò gli occhi e poi trottò verso le vetrine della farmacia nella cabina armadio in direzione del fondo della stanza. Spinse uno zoccolo attraverso la serratura della prima e la aprì.

Estrassi le registrazioni audio, scaricandole nel mio PipBuck con l’intenzione di ascoltarle mentre davamo un’occhiata alla stanza. I miei occhi caddero sugli schemi per le Ment-ali Party-Time. Questo laboratorio di ricerca aveva sicuramente tutto quello che mi sarebbe servito per farne alcune, e mi sentivo sempre più disperata. 

Mi ci volle una profonda forza di volontà per scorrere via dalla ricetta. Mi sforzai di pensare a Calamity. Velvet Remedy. Homage...

Ricordai la voce dolce di Homage. Ed una cosa che mi aveva detto tornò fluttuando verso di me:

...Oh, una miscela di Rage ed antidolorifici. Un’amica ed io trovammo la ricetta nelle rovine di una clinica dell’MdP quando eravamo giovani...

 

Sbattei le palpebre. Poi chiamai Xenith.

“Aspetta... intendi dirmi che il coniglietto di Fluttershy ha inventato lo Stampede?” 

 

***         ***         ***

 

Heilà?”

Chiese la voce di Rarity nei miei auricolari, mentre iniziai a guardare tra tutti i terminali e le note che riempivano il laboratorio. Divenne rapidamente chiaro che stavo captando solo una parte di una conversazione.

Oh, salve, Vostra Altezza! È deliziosa questa chiamata da parte vostra!

“Oh, come al solito. Così tanto da fare, così tanti progetti e così poco tempo! Onestamente, la maggior parte del tempo il gestire un Ministero mi fa sentire come Fluttershy si sentiva a fare la modella! Ma la restante parte, lo amo completamente! Naturalmente continuo a trovare del tempo per creare dei nuovi abiti. E per fare il mio sonnellino di bellezza. Credo che diventerei pazza se non ci riuscissi... Oh, no no no. Saltare qualche pasto non fa male a nessuno. E mi aiuta a tenere la linea.

“Sì. Sì ho sentito cos’è successo a Zecora e ne sono arrabbiata come chiunque altro. Ho già promesso a Pinkie Pie tutte le risorse che il mio Ministero ha da offrire per aiutare il suo a prendere i bruti responsabili e consegnarli alla giustizia... Il lato positivo, dovete ammetterlo, è che il nuovo poster è molto efficace.”

Rarity sembrava legittimamente irritata rispetto a Zecora e soltanto un poco compiaciuta dell’efficacia della sua propaganda. Il nome era familiare. Oh sì, la zebra amica di Applejack, forse un’amica di tutte loro. Potevo capire perché Rarity avesse colto la connessione.

“...Pinkie Pie? È sempre eccentrica, cara! ...No, non più del solito... No, Principessa Luna, non credo dobbiate preoccuparvi. Strano e Pinkie Pie vanno zoccolo nello zoccolo. Si impara ad accettare questa parte di lei e la si ama ancora di più per quello.”

 

Mi ricordai di come Twilight Sparkle, nella sfera di Vinyl Scratch, aveva commentato a proposito del fatto che tutti coprissero Pinkie Pie e la sua dipendenza. Fui immediatamente grata di essere riuscita a resistere alla necessità di fare altre Ment-ali Party-Time.

 

“Ammetterò, piuttosto, che sto iniziando a preoccuparmi un po’ per qualcuna delle altre mie amiche... Beh, ho sentito una diceria, soltanto una voce si dice, che Applejack stia avendo qualche... problema all’interno del proprio stesso Ministero. ...no, non saprei dire.

“...E Twilight... L’avete sentita recentemente? È sempliemente esausta. E terribilmente stressata. La povera cara si è presa così tanta responsabilità e così tanto lavoro... Beh, dovete ammetterlo, a parte me naturalmente, Twilight Sparkle è l’unica che ha realmente cercato di gestire il proprio Ministero, invece di lanciarvi idee come ferri di cavallo... E meno diciamo del ‘Ministero’ di Rainbow Dash, meglio è. ...e con la grande manovra in corso; e Spike è entrato nell’adolescenza draconica e, lo sapete, ora è davvero un bel peso No, no. Ma Principessa Luna, credo veramente che Twilight Sparkle abbia bisogno di una vacanza...

“No, tutte le altre stanno bene. O almeno, così era l’ultima volta che le ho viste. Fluttershy sta andando avanti brillantemente. La vedo tutte le settimane... Mi piacerebbe molto vedere le altre più spesso. Erano le mie prime vere amiche... le uniche, a essere onesti. E mi mancano tutte terribilmente. Ma c’è sempre così tanto da fare. Non riesco a ricordare l’ultima volta che siamo state tutte insieme... Oh, aspettate, la ricordo. Era il compleanno di Pinkie Pie. No, non quello di quest’anno. L’anno scorso, credo... O era l’anno prima?

Per la prima volta nella conversazione, la voce di Rarity tremò. Potevo percepire la tristezza che stava cercando di nascondere. Risuonava profondamente. Probabilmente perché il mio cuore conteneva lo stesso dolore.

“Oh no, sto bene. È solo che... a volte è come se ci stessimo dividendo. E non riesco a sopportare di vederlo accadere. Devo assolutamente fare qualcosa.”

Avevo bisogno dei miei amici. Stavo tremando per qualcosa di più della semplice sofferenza mentre la registrazione volgeva al termine. 

“No, Principessa Luna, il piacere è stato tutto mio! Grazie mille per la chiamata!” 

 

***         ***         ***

 

Rilessi le iscrizioni che erano state nascoste nel terminale della scrivania del ricercatore capo (una scrivania che aveva contenuto un posacenere, una scatola di sigari e quasi due dozzine di tappi di bottiglia).

Incantesimi di elusione. In base alla ricerca che stavo guardando, il Ministero delle Scienze Arcane l’aveva già decifrato circa un mese prima della fine del loro mondo. Avevano anche iniziato un uso limitato, non per le armi ma per creare degli schermi protettivi che avrebbero permesso soltanto a specifici materiali di passarvi attraverso.

La ricerca di Occhiorosso qui dentro era stata duplice. Per prima cosa i suoi scienziati avevano lavorato all’applicazione di una deviazione ad una sorta di effetto di un’arma. I dettagli completi erano stati redatti quando la ricerca si era rivelata un successo. Da quel poco che potevo leggere era successo meno di una settimana da quando ero arrivata. Volevo dare il beneficio del dubbio all’Anziano dei Ranger d’Acciaio e presumere che lei non lo sapesse. La seconda parte della ricerca era in corso ed aveva incontrato risultati considerevolmente meno promettenti -- Occhiorosso stava cercando di capire come ingannare un’Elusione fino a farle ignorare qualcosa che non era progettata per ignorare.

 

Xenith aveva riempito una borsa con erbe e sostanze chimiche dallo stanzino delle forniture e stava trottando verso di me quando qualcosa fuori dalla finestra la fece raggelare sui suoi passi. 

Abbandonai il terminale e mi spostai al suo fianco con la massima velocità che le mie gambe ed il mio respiro mi permettessero. Guardai fuori dalla finestra mentre qualcosa di enorme usciva dalla luce rossa del Cratere di Fillydelphia.

Era un alicorno nero corazzato, ben vicino ad essere tre volte le dimensioni di uno normale, con l’aria attorno a lei increspata dal suo potere. Volò verso di noi, lasciando falciate di energia lungo la propria scia. 

“C-c-cos’è...?” Non potei parlare ulteriormente. La mia bocca era diventata secca. 

“Si è crogiolata nelle radiazioni del Cratere di Fillydelphia,” commentò Xenith. Quindi spiegò come avrebbe fatto con un bambino, “Le creature fatte di radiazioni non subiscono mere cure in loro presenza. Se ne assorbono abbastanza, diventano più forti. Più potenti.”

Gli alicorni potevano diventare... massicci e giganteschi super-alicorni? Squittii in un impeto di rabbia impotente. “N-non è giusto!” 

Alzai lo sguardo verso il cielo, maledicendo Celestia e Luna a turno. Non era abbastanza che loro fossero più abili di me con la magia? Che fossero intelligenti? Furbi? Fottutamente telepatici? Con degli scudi che apparentemente potevano essere attraversati solo da un ridotto numero di cose? E che potessero volare?!

E diventare invisibili? O teletrasportarsi?

Trovai abbastanza voce da gracchiare verso il cielo, “Cosa volete da me!? Nel Vostro nome, cosa cazzo volete!??”

Un campo di luce blu scura avvolse l’enorme finestra. Il vetro iniziò a vibrare. Ebbi un’improvvisa visione del mattatoio in cui avevo trasformato il labirinto degli specchi. 

“Corri,” sussurrai a Xenith.

Ci voltammo e fuggimmo.

Mentre ci tuffavamo attraverso la porta verso la tromba delle scale udii la finestra frantumarsi. E non sentii nessuna scheggia toccare il terreno. Mi rigirai e chiusi la porta dietro di noi con una spinta un battito di ciglia prima che il super-alicorno spedisse nella porta centinaia di letali schegge di vetro.

Quando lo sbarramento finì, mi alzai ed osai lanciare un’occhiata attraverso la piccola finestra sulla porta. Guardai l’enorme alicorno nero trascinarsi nella stanza ed attivare il proprio scudo, una bolla di scintillante vigore che le si espandeva attorno con una potenza sufficiente a strappare il pavimento ed il soffitto, far esplodere le scrivanie e gli strumenti chimici. L’energia che si dipartiva dalla bolla causò lo scoppio dei terminali nelle vicinanze in getti di luce. Vidi il fucile automatico che avevo lasciato indietro cadere nel pavimento aperto verso il piano sottostante.

Beh, almeno non avevo dovuto preoccuparmi di distruggere le ricerche.

Mi allontanai, terrorizzata, e scoprii che potevo lanciarmi in un galoppo molto più veloce di quanto il mio corpo volesse permettermi. Faceva male, il mio torace infuriava come se stessi respirando fuoco liquido, ma corsi. 

 

***         ***         ***

 

L’alicorno distrusse il pavimento e irruppe nel corridoio. Era troppo grande per passare agevolmente in quello spazio ridotto, ma non era un problema per lei. Lo scudo semplicemente tranciava i muri mentre passava, masticando parti degli uffici da entrambe le parti.

Nella mente mi attraversò il pensiero che stesse semplicemente cercando di farci cadere l’intero edificio addosso. Il suo corno fiammeggiò di una luce quasi nera. Lo scudo cadde brevemente mentre scaricava energie oscure che assomigliavano vagamente a un fulmine nero.

Voltai un angolo, sententomi il corpo come se stesse per esplodere ed esplodere di nuovo. Xenith era di fronte a me, e si muoveva con molta più grazia. Il corridoio dietro di noi era striato dell’odore di ozono e liquerizia.

Seguii la zebra su un’altra rampa di scale, urlando per l’agonia e odiando l’edificio che ci obbligava a scalare mentre il dannato mostro dietro di non non ne aveva bisogno.

 

Il super-alicorno ruppe il soffitto, librandosi di fronte a noi quando finalmente arrivammo in cima. Inciampai e caddi, realizzando con assoluto disprezzo che dovevamo tornare indietro. Solo il mio corpo non voleva più muoversi. Il corpo voleva solo arrendersi e morire.

 

Sentii Xenith mordermi la criniera e gettarmi sulla sua schiena.

 

Il nero alicorno gigante spiegò le ali e puntò il corno. Un punto luminoso guizzò nella parte frontale dello scudo e si aprì a spirale creando un’apertura. Realizzai con sgomento e stupore che anche se avessi avuto la mia magia sarebbe stata inutile. Lo scudo di questo alicorno era così potente che nemmeno lei poteva lanciarvi un incantesimo attraverso.

 

Xenith andò giù, facendomi cadere come un sacco di dolore. La vidi che si contraeva.

 

Incantesimo di infarto. Avrebbe avuto danni permanenti o sarebbe morta in pochi secondi.

 

Urlai! Al super-alicorno per essere così assurdamente potente e malvagia e del tutto sleale! Alle Dee per permettere a un simile incubo di esistere e di farmelo affrontare subito dopo aver perso la mia magia! Al Cratere di Fillydelphia per essere così dannatamente radioattivo!

 

Con una forza alimentata dalla rabbia ben oltre a quella a cui potevo normalmente avere accesso, strappai il mio corpo sofferente dal pavimento e galoppai contro la creatura che realizzai improvvisamente assomigliava tantissimo a quelle vecchie immagini di Nightmare Moon. Saltai, gettandomi a metà dell’apertura dello scudo del super-alicorno. Il bordo fece un taglio profondo nel mio petto, come se stessi sospesa su una lama di rasoio affilata. Mi dibattei, tagliandomi ancora di più, con il sangue che fuoriusciva sia dentro che fuori lo scudo.

 

L’alicorno ebbe almeno la decenza di mostrarsi scioccata. Ero riuscita con successo a farle interrompere l’incantesimo che stava attaccando il cuore di Xenith.

 

Non potevo entrare nello scudo. Ma con un urlo da ferita mortale voltai la testa, aprii una delle sacche e gettai l’intero contenuto all’interno dello scudo.

 

Dozzine di sfere di memoria si sparsero alla base della bolla magica. L’alicorno diede loro uno sguardo e non ne fu impressionata. Portò la sua attenzione a me. Caddi nel panico quando realizzai cosa stava per accadere e mi spinsi via prima che il foro nello scudo si richiudesse di colpo. Se fossi stata di poco più lenta lo scudo del super alicorno avrebbe potuto tagliarmi in due.

 

Collassai, sanguinando copiosamente sul pavimento. Ecco. Ce l’avevo fatta. Adesso era tempo di dormire.

 

Ma mentre svenivo c’era un leggero sorriso sulla mia faccia, malgrado tutto il dolore. Avevo salvato Xenith. E avevo provato che potevi ingannare una di quelle fottute stronze due volte allo stesso modo.

 

L’ultima cosa che vidi prima che l’oscurità mi sommergesse fu l’alicorno fluttuare nella sua bolla impenetrabile, tagliata fuori da qualsiasi pericolo eccetto poche dozzine di sfere di memoria. E quattro Uova di Fuoco Magico.

 

Non sentii l’esplosione. Ma Xenith più tardi mi rivelò che fu… rumorosa, ma di più.

 

***         ***         ***

 

Quando mi risvegliai eravamo in un bagno per stalloni. Ero stata appoggiata su un tavolino, a guardare un poster di Pinkie Pie (ti guardo pisciare per sempre?). Non sentivo dolore neanche lontanamente quanto avrei dovuto e assunsi che non fossi morta (e in effetti chi avrebbe messo un poster di Pinkie Pie in un bagno del paradiso… o se per questo in un qualsiasi bagno?), il che mi preoccupò. Mi sentivo la testa leggera e … strana.

 

Guardai in basso. Ero stata ricoperta di bendaggi curativi. Probabilmente l’equivalente di tre o quattro kit medici. Ce n’erano altri sul pavimento accanto a me, intrisi di sangue e consumati. Ero stata qui per un po’ di tempo. La mia mente realizzò a malincuore che ero stata imbottita di antidolorifici.

 

Questo piano di fuga stava andando davvero bene.

 

Xenith trottò nella mia vista. Sei proprio una pony pazza.”

 

Grazie.”

 

“Vorrei farti riposare di più, ma dobbiamo andare. Siamo inseguiti.”

 

Annuii e provai ad alzarmi. Gli arti però non volevano collaborare. Un momento più tardi mi ritrovai di nuovo a cavalcare la zebra, gettata sulla sua schiena come un vecchio tappeto. Arrossii di imbarazzo e sperai di non sporcarla troppo del mio sangue. Mi chiesi cosa avrebbe potuto fare una cavalcata del genere alle ferite sul mio petto, e quanto fossero già guarite le altre ferite grazie ai bendaggi curativi. La spalla sinistra non mi faceva più male, e la zampa destra me la sentivo a malapena slogata.

 

Xenith prese le mie sacche con i denti e le aggiunse sui suoi fianchi insieme alla sua sacca di rifornimenti medici. La aiutai a legarsele saldamente.

 

La mia compagna striata strisciò rapida ma con cautela attraverso i piani dell’edificio, chiaramente cercando di tenersi a distanza di qualcosa. Sapevo che eravamo inseguiti dagli schiavisti di Stern. Ma sentivo qualcosa di diverso. I miei pensieri divennero oscuri. Dopo il super-alicorno, non ero pronta ad un altro avversario a sopresa.

 

Cosa ci sta seguendo?” chiesi, temendo la risposta.

 

Inverno,” sussurrò Xenith con tono sinistro.

 

La mia mente offuscata dagli antidolorifici faticò a dare un senso a quel nome. È estaterisposi blandamente.

 

La zebra sbuffò. Il cane cibernetico di Occhiorosso. Inverno ci sta seguendo con il fiuto.”

 

La mia mente ripetè parte di una trasmissione di Occhiorosso che avevo trovato particolarmente singolare: Sono stato fortunato, fortunato oltre ogni mio merito, ad esser benedetto con luoghi sicuri dove girovagare, con la sicurezza dai demoni e gli orrori delle Terre Devastate di Equestria, e della compagnia nella forma del mio amato cane, Winter. Oh, le avventure che vivemmo.

 

Se a quei tempi era un puledro, il cane doveva aver ormai lasciato questo mondo per la vecchiaia. Ma ora immaginai che invece di permetterlo Occhiorosso lo avesse migliorato ciberneticamente, rimpiazzando di volta in volta ogni parte di lui che avesse ceduto all’età. Era macabro.

 

Gemetti. Avevo davvero, davvero bisogno di uscire da Fillydelphia.

 

Avevamo percorso due rampe di scale senza problemi.Tre volte Xenith era riuscita a passare inosservata agli schiavisti anche con me sulla schiena. Mentre oltrepassavamo un ufficio aperto potevo vedere dalla finestra calare la sera, ombreggiata dalla luce di un tramonto che aveva trasformato il mondo esterno con il colore di un fiume sanguinoso. Eravamo quasi sul tetto.

 

Sentii un basso ringhio metallico.

 

Guardai indietro. Dietro di noi vidi un cane semirobotico che ci stava inseguendo. Inverno era più macchina che animale. Il suo cervello era racchiuso in un serbatoio leggermente brillante che sembrava così spaventosamente simile a quello di un robocervello che iniziai a supporre non fossero pony ma cani da compagnia, i cui cervelli erano stati usati per quelle cose orribili. Le zampe anteriori di Inverno terminavano in artigli che sembravano essere tratti dagli unghioni dei canemoni.

 

Anche Xenith non voleva combattere quel coso. La zebra fuggì, galoppando il più velocemente possibile. Inverno ululò e si diede all’inseguimento, mentre la luce proveniente dal contenitore del suo cervello si tingeva di rosso.

Avrei voluto riavere il mio fucile automatico. O, per quel che contava, un’arma qualsiasi. Non sapevo perché, ma ero abbastanza sicura di non poterlo abbattere a occhiatacce.

 

Arrivammo alle scale segnate come “Accesso al Tetto”, col cane cibernetico che quasi mordeva gli zoccoli di Xenith. Realizzai troppo tardi che il cane avrebbe già potuto saltare e cominciare a sbranarmi, ma aveva deciso di non farlo. Stavamo venendo sospinti.

Mi girai per avvisare Xenith. Ma prima che ci riuscissi eravamo già arrivate al tetto. Xenith frenò di colpo fino a fermarsi, bloccata tra il Ministero della Morale e un nuvoloso cielo rosso sangue.

Il Pallone Pinkie Pie era ancorato sempre lì. Ma assieme a quello ce n'erano altri due, e un terzo era in avvicinamento. Una mezza dozzina di fucili anticarro era puntata verso di noi.

Con una chiara nota di sarcasmo Xenith domandò, "Sempre secondo il piano, vero?"

Inverno apparve dietro di noi e si fermò, come per fare la guardia alla porta alle sue spalle.

 

***         ***         ***

Chiusi gli occhi, in attesa di uno sparo. Ma i pony cecchini esitarono. In attesa di qualcosa. Un ringhio dietro di noi diede un'idea a Xenith. "Occhiorosso sta arrivando."

Quindi il bastardo si sarebbe occupato di noi personalmente? Si fottesse. "Oh, andiamo!" urlai a quelle gigantesche e gonfie teste di Pinkie Pie. "Fatelo e basta!"

Ero esausta. L'effetto degli antidolorifici stava svanendo e il dolore cominciava a farsi risentire.

Una colonna di fiamme dorate, circondate da fuoco magico verde, si erse dal Cratere di Fillydelphia. Il lampo di luce raggiunse il suo apice e spiegò le ali, che brillarono in cielo come un secondo sole.

Pyrelight si gettò in picchiata verso di noi, bruciando in un'aura di oro e smeraldo almeno cento volte le sue dimensioni normali.

 

Le creature delle radiazioni non si curano semplicemente in loro presenza. Se ne assorbono abbastanza, diventano più forti, più potenti.

Mi spiace, Celestia, Luna... per tutto quello che ho pensato di male!

Il Pallone Pinkie Pie in avvicinamento fu avvolto dalle fiamme al passaggio di Pyrelight. Il magnifico araldo aprì il becco e il verde e lucente fuoco magico esplose, diffondendosi sopra di noi. Tutti e tre i Palloni Pinkie Pie presero fuoco, trasformandosi in inferni ardenti. Stracci di pallone bruciato e carne di schiavista presero a pioverci addosso mentre i dirigibili infuocati iniziavano a collassare, precipitando verso il parco dei divertimenti sottostante. Sperai malignamente che attorno all'edificio fosse pieno di schiavisti.

"Pyrelight!" festeggiai, applaudendo con gli zoccoli!

Xenith continuò a guardare in alto, senza riuscire a dire nulla.

Il cybercane fu preso dal panico e fuggì per le scale.

Pyrelight cambiò direzione. Potevo vedere che l'energia che aveva assorbito stava già defluendo via da lei, come le onde scintillanti provenienti dall'alicorno nero. L'uccello si tuffò, e mi parve di sentire più in basso lo scoppiettio del fuoco e le urla di alcuni schiavisti.

Ero così entusiasta di quanto accaduto che mi ci vollero diversi minuti per realizzare che Pyrelight aveva incenerito ciò che speravo di usare come veicolo.

Eravamo ancora intrappolate a Fillydelphia.

 

***         ***         ***

 

La nostra cattura fu tanto ignobile quanto inevitabile.

Mi ritrovai a guardare attraverso una foschia rossa. Non un problema della mia vista, ma una caratteristica della stanza in cui eravamo state condotte. L’aria era satura di uno strano tipo di fumo. I miei polmoni, già abbastanza provati, si adirarono quando provai a respirarlo. Delle lampade rosse delimitavano la stanza, diffondendo la loro luce in modo che l’aria assumesse quella tinta nauseante.

C’era una linea sul pavimento, che i ben armati grifoni vicino a noi ci avevano avvisato di non oltrepassare. Inverno era accucciato lì accanto, pronto a scattare al primo accenno di fuga. Con le capacità di Xenith pensavo che sarebbe stato ancora possibibile aprirsi un varco per uscire da quella situazione. Ma solo l’idea mi fece venir voglia di crollare per la stanchezza.

Occhiorosso trottò attraverso la porta del muro opposto, vicino a un ampio schermo nero. Alzò uno zoccolo e i grifoni di guardia lasciarono il posto. Li sentii chiudere a chiave e sbarrare la porta alle nostre spalle.

“Littlepip,” disse dolcemente. “Siediti, rilassati. Non intendo farti alcun male.”

Ovviamente non si poteva dire lo stesso da parte nostra. Stavo ancora ragionando sul fatto che Occhiorosso si fosse chiuso in una stanza con noi quando Xenith caricò verso di lui, con una furia omicida nei suoi occhi.

Sbattè contro un muro invisibile, tanto violentemente che fu fortunata a non rompersi il collo. Mi guardai attorno e capii d’un tratto il perché di quella strana atmosfera. “Stai usando questa foschia rossa per nascondere lo scudo di un alicorno,” ipotizzai ad alta voce. In effetti ero abbastanza sorpresa. “Devi avere almeno due di quelli verdi a fare da statue proprio dietro il muro.”

Occhio Rosso mi illuminò (letteralmente -- nella foschia, la linea rossa proveniente dal suo occhio cibernetico era chiaramente distinguibile). “Volevo che potessimo parlare tranquillamente. Senza che nessuno attaccasse nessun altro.” Lanciò un’occhiataccia alla zebra, che si stava riprendendo.

“Che cosa vuoi?” gli chiesi senza troppi indugi. C’era solo una cosa che potevo pensare volesse confidarci. E non mi piaceva.

“Tutto quello che voglio da voi è qualcosa che avreste fatto comunque,” disse Occhiorosso con un tono tranquillo e allo stesso tempo fastidiosamente deciso. “Solo voglio che lo facciate secondo i miei tempi.”

Ottimo. Il mio nemico mortale aveva una missione per me. La mia vita faceva schifo.

“Voglio che tu uccida le Dee.”

La mia mascella toccò il pavimento.

Ok, questo non me l’aspettavo. “M...ma tu servi le Dee! Sei... il loro fottutissimo primo sacerdote!”

Occhio Rosso aggrottò le sopracciglia, sedendosi. “Mi piace considerarci più come... collaboratori. E purtroppo, questa collaborazione non è più di alcuna utilità ai miei scopi.” Mi fissò, ignorando del tutto Xenith. “E dopo la tua esperienza con l’Alicorno del Cratere, penso tu abbia ciò che serve per riuscirci.”

“Spiegati.” Lo fissai con uno sguardo torvo.

 

“Come sicuramente avrai già notato le Dee controllano i Loro figli. Telepaticamente. Non hanno una particolare indipendenza, essendo estensioni della Loro volontà. E tutto rimarrà così finché Loro non saranno definitivamente messe a riposo.”

Annuii lentamente.

“Non c’è motivo di lavorare per la libertà di tutti i pony se l’Unità giungerà con delle catene,” affermò solennemente Occhio Rosso. “Non c’è posto nella Nuova Equestria per gli schiavisti, e tantomeno per gli schiavi.”

Xenith nitrì, “Nessun posto per te quindi.” Sorrisi, col mio sentimento che faceva da eco al suo.

Occhio Rosso rispose con calma. “No. No, nessun posto.”

Okay, era la seconda volta che mi coglieva di sorpresa. “Cosa intendi fare dunque? Ucciderti?”

Scoppiò a ridere. Occhio Rosso aveva una risata carismatica e piacevole. Anche per questo lo odiavo. “No, no. Ho intenzione di ascendere. Una volta che vi sarete occupate della Dea giungerà finalmente per me il momento di unirmi di persona all’Unità. Ma non come uno qualsiasi di voi. Qualcuno dovrà farsi carico dei ciò che le Principesse e i pegasi hanno lasciato degenerare, dopo tutto. Qualcuno dovrà controllare il tempo, far sorgere il sole e la luna.”

Sbattei le palpebre. “Okay, ho una nuova teoria. Sei matto.” Seriamente, le Dee non potevano gestire cose del genere, e ancora meno poteva un pony di terra alicornato.

Di nuovo scoppiò a ridere, portandomi i nervi al limite. “Bene, allora fallirò. Ma in ogni caso sarò fuori dai vostri problemi. Non dovrete più preoccuparvi di me. Non vi pare buono? Schiacciare due uova sotto un solo zoccolo?”

Quanto odiavo questo stallone. “E cosa ne sarà di tutto il tuo lavoro,” argomentai. Dannazione, il solo motivo per cui ancora esitavo ad abbattere questo mostro era che persino io riuscivo a vedere il bene che i suoi sforzi avrebbero portato. Riuscivo ad... ammirare ciò che stava costruendo, anche se odiavo il modo in cui lo stava realizzando. “Che ne sarà delle scuole? Degli ospedali? Della ricostruzione di quelle infrastrutture che permetteranno a Equestria di tirarsi fuori da questa fossa post-apocalittica!?”

Occhio Rosso finse una riflessione. “Oh, diamine. Beh, suppongo che dovrai prendere il mio posto e portare a termine l’opera.”

La mia mascellà era di nuovo sul pavimento. Ancora una volta, mi aveva colto alla sprovvista. Come ci riusciva?

“Vuoi che io... cosa?”

Occhio Rosso sorrise. “Voglio? O semplicemente mi aspetto tu non lascerai che tutto questo vada in pezzi. Certo, sono sicuro che cercherai di trovare un modo per compiere il tutto senza gli spiacevoli orrori della schiavitù. E, con almeno le fondamenta di quello che sono riuscito a costruire, potresti anche riuscirci.” Si inchinò con eleganza. “Lo spero fermamente.” Poi aggiunse, con un tono più professionale, “Le Dee si trovano ancora nella Loro... casa, a Maripony.”

Capii che c’era un altro ferro in attesa di essere giocato.

“E... quindi mi lascerai andare?”

Il cyberpony dalla criniera scura annuì. “Abbastanza implicito nella richiesta.” Senza nemmeno rivolgere lo sguardo a Xenith aggiunse, “E puoi portare con te la tua nuova amica zebra. Voi due sembrate essere... efficaci, insieme. Accetta, e lei avrà la sua libertà.”

Xenith mi fissò con uno sguardo imperscrutabile. Sapevo che voleva la sua libertà abbastanza da rischiare la vita e uccidere altri schiavi per essa. Mi stava chiedendo di accettare? O stava cercando di mettermi in guardia sul fare patti coi diavoli?

“E se mi rifiutassi di uccidere la Dea?”

Occhio Rosso mi guardò storto. “Beh, preferirei non dover ricorrere alle minacce. Ma, diciamo solo che se riuscissi nell’impresa, salveresti la vita dei tuoi amici nella torre.”

No! Non avrei mai dovuto mandarli in quel posto da soli! Oh dee, cos’ho fatto?

“C-cosa hai fatto a Calamity, Velvet Remedy e SteelHooves?” domandai con voce spaventata.

“Stanno bene?”

L’occhio sano di Occhio Rosso sbattè. “Oh, intendi il tuo gruppo d’assalto alla stazione della Torre di Fillydelphia? Ho mandato Stern e un’intera squadra dei suoi migliori per dargli un caldo benvenuto. Sono certo che almeno uno di loro sia sopravvissuto.”

 

Deglutii amaramente, sentendomi come se tutta Equestria stesse crollando sopra di me.”Io... io voglio vederli.”

Occhio Rosso annuì tranquillamente. Trottò verso un bottone sul muro accanto allo schermo. “Stern, rapporto. Ho qualcuno qui che vuole vedere i prigionieri.”

Il monitor si accese. Per un momento tutto quello che mostrò furono rovine e sangue.

Poi un zoccolo si alzò, toccando lo schermo. “Ehi!” La faccia sorridente di Calamity e la sua chioma arancione apparvero nella trasmissione.

“Penso che questo si sia acceso.”

Potevo sentire il cupo rimbombo della voce di SteelHooves, “Calamity, non farci casini.”

“Oh, aspetta,” disse Calamity, guardando più in alto. “Ehi, posso vedere Littlepip su questo affare. Ehilà, ragazza!”

Questa sicuramente non era la risposta che Occhio Rosso si stava aspettando. Avvertii un incredibile sollievo e crollai al suolo.

“Oh, e tu devi essere Occhiorosso. Non posso dire sia un piacere c... Whoa! Sei un cyberpony! Pensavo che non esistessero nemmeno!”

Occhiorosso alla fine ritrovò la voce. “Calamity, giusto? Suppongo che abbiate eliminato...”

“Il tuo comitato di benvenuto? Quello che stavi aspettando? Mi spiace, ma non possono presentarsi di persona dopo essere stati fatti esplodere, per lo più.”

“Per lo più?”

“Abbiamo tenuto la tua amica grifone comoda e al sicuro. Fidati, non ha neanche un graffio, e non sta sentendo alcun dolore,” disse Calamity con un tono cordiale che non arrivava a toccare il baluginìo nel suo sguardo. “Abbiamo pensato che le cose potessero essere andate un po’ storte alla nostra amica Littlepip, così ho deciso che dovevamo salvare qualcuno per uno scambio.”

***         ***         ***

 

Osservai il ponte levatoio calare sopra il fossato. Dall’altra parte, oltre il cancello elettrificato, potevo vedere Velvet Remedy e SteelHooves affiancare una Stern molto ben legata e furiosa. Calamity era posizionato come cecchino da qualche parte.

Potei quasi sentire l’aria farsi più fredda quando lo sguardo di SteelHooves incrociò la mia compagna a strisce.

Occhiorosso era accanto a me, protetto all’interno dello scudo di un alicorno -- gli alicorni che lo proiettavano erano nascosti in una fognatura subito sotto di noi, ma comunque lontani dal campo visivo di Calamity. “Ricorda la mia offerta, Littlepip. Uccidi le Dee...” mi sussurrò, abbastanza noncurante del fatto che i figli delle Dee potessero sentirlo. (Basandomi sulla mia esperienza sul tetto della Torre Ferro Di Cavallo, avevo il forte sospetto che non riuscissero a sentire proprio nulla.) ”...e ti libererai non solo di loro, ma anche di me. E salverai i tuoi amici nella torre.”

Sbattei gli occhi per poi voltarmi verso di lui con uno sguardo corrucciato. “Credo abbiamo già appurato che quella minaccia è abbastanza ridicola ormai.” Puntai uno zoccolo ai miei amici, in attesa dall’altra parte del cancello.

Occhiorosso piegò la testa, e per un attimo pensai che fosse davvero confuso.

“Ah. Perdonami per il fraintendimento. Non intendo
questi amici in quella torre...” disse, facendo un cenno alla bianca antenna che si ergeva dalla Torre di Fillydelphia.”Intendo i tuoi amici nella Tenpony Tower.”

Sentii gelarmisi il sangue.

“Ora, so che quel dannato edificio è già sopravvissuto a una bomba di fuoco magico, ma credi davvero che possa resistere a un’altra?”

Nota: nuovo livello.

Nuovo vantaggio: Pony Gladiatore -- Il costo dei punti azione per tutti gli attacchi disarmati compiuti con il SATS è ridotto del 10%

Vantaggio di missione aggiunto: Sopravvissuto di Fillydelphia -- Le tue violente battaglie dietro il Muro tra le rovine di Fillydelphia ti hanno reso più forte. La tua soglia del danno sale di due e la tua resistenza alle radiazioni aumenta del +3% 


[1] Nell’originale “sport of slaves”, in riferimento a quelli praticati nell’antica Roma.

[2] Nell’originale Fallen Caesar Style.

[3] Nell’originale Martial Arts of the Zebra.

[4] Letteralmente “Signor Tanti-Pelucchi”; riferimento all'amico immaginario di Pinkie Pie in "Party of One".

[5] Nell’originale, I also hear it could cook and toss a mean salad. Non sono sicuro della traduzione.