Tavolo 3

PRIMA FASE

Parola ai Cittadini al tavolo

Segretario:  Francesca Sicilia

Facilitatore:  Matteo Mangiacavallo

Nome proponente

Titolo proposta

1° voto

Voto finale

1

Giorgio

Revoca del mandato elettorale

12/13

13/13

2

Giorgio

Possibilità mantenimento quorum abbassando la soglia sotto il 50%

8/13

0/13

3

Silvana

referendum del singolo

7/13

0/13

4

Claudia

certificazione firma digitale

6/13

13/13

5

Claudia

Rendere comprensibili quesiti referendum abrogativi

6/13

6

Enrico

Strumenti per pubblicizzare temi referendum

5/13

7

Giovanni

numero di consiglio comunali che possono fare richiesta referendum - Invio cartaceo libretti informativi

4/13

8

9

10

Appunti sulle proposte discusse durante La Parola ai Cittadini ai Tavoli:

Punto 1 in discussione: “Revoca del mandato elettorale”

Giorgio illustra la sua proposta. In sintesi presenta la possibilità di revoca del mandato elettorale attraverso un referendum promosso dai cittadini della circoscrizione elettorale che lo ha eletto. Claudia chiede di inserire nella proposta, l’obbligo di produzione di una motivazione valida a supporto della richiesta di revoca. Luciana inquadra le motivazioni che i proponenti del referendum dovrebbero avanzare con la proposta sul merito dei punti del  programma elettorale che l’eletto ha finalizzato (o meno) e sulla condotta morale e penale dell’eletto messo in discussione.

Enrico avanza le sue perplessità sull’ambito di applicazione di questa proposta di legge. A suo modo di vedere non troverebbe applicazione per effetto dell’art. 67 della Costituzione. Giovanni interviene sulla possibilità che la proposta referendaria di revoca utilizzata in maniera “pretestuosa” e ritiene che possa considerarsi ogni proposta come fatta in “buona fede”.

Punto 2 in discussione: “Possibilità mantenimento quorum abbassando la soglia sotto il 50%”

Giorgio illustra la sua proposta. Secondo la sua opinione, eliminare il quorum che consentirebbe ad una minoranza risicata di scegliere per tutti, non favorirebbe il dibattito democratico perché la gente non andrebbe a votare e lascerebbe la scelta a pochi. Per questo motivo chiede di inserire una soglia più bassa per rendere valida la votazione (es. un 10%, un 20%).

Rosario ritiene invece che eliminare il quorum avrebbe l’effetto completamente inverso, ovvero obbligherebbe la gente ad una partecipazione. Enrico è allineato a quest’ultimo intervento. A suo avviso, la gente, con un referendum senza quorum, parteciperebbe maggiormente e si informerebbe di più visto che dovrebbe andare a votare per esprime il proprio dissenso, oltre che il proprio assenso.

Punto 3: “referendum del singolo”

Lo illustra Francesca. Allo stesso modo in cui il cittadino, secondo il DDL proposto da Cancelleri, può sottoporre al 60% dei deputati dell’Assemblea Regionale Sicilia, il cittadino singolo potrebbe proporre un quesito referendario? I diversi interventi a seguire inquadrano l’ambito di intervento della proposta del singolo a livello comunale invece che regionale. In tal senso, un intervento di questo tipo andrebbe normato dallo statuto e dal regolamento comunale.

Punto 4: “certificazione firma digitale”

Claudia chiede di estendere l’applicazione della firma digitale a tutti gli ambiti in cui il cittadino deve esprimersi per dire la propria.

SECONDA FASE

Open Space Technology (OST)

Segretario:  Francesca Sicilia

Facilitatore:  Matteo Mangiacavallo

Titolo dell’argomento discusso: Revoca del mandato elettorale

Appunti:

La proposta, seppur ritenuta valida e valutata positivamente da tutto il tavolo troverebbe uno scoglio insormontabile nell’art. 67 della Costituzione che recita che:  “Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato”. La Regione Sicilia, recependo la legge "Legge 17 febbraio 1968, n. 108 - Norme per la elezione dei Consigli regionali delle Regioni a statuto normale." avrebbe introdotto, tra le altre, anche la norma che estende il vincolo di mandato anche ai consiglieri regionali.

Il vincolo di mandato fu scritto e concepito per garantire la libertà di espressione più assoluta ai membri del Parlamento italiano eletti alla Camera dei deputati e al Senato della Repubblica. In altre parole, per garantire la democrazia i costituenti ritennero opportuno che ogni singolo parlamentare non fosse vincolato da alcun mandato né verso il partito cui apparteneva quando si era candidato, né verso il programma elettorale, né verso gli elettori che, votandolo, gli avevano permesso di essere eletto a una delle due Camere (divieto di mandato imperativo).

L'eletto riceve un mandato generale dai suoi elettori, in virtù del quale non ha alcun impegno giuridicamente vincolante nei loro confronti; questi non gli possono impartire istruzioni né lo possono revocare, possono solo non rieleggerlo al termine del mandato (sempre che si ricandidi). L'eletto, dunque, non ha alcuna responsabilità politica o giuridica nei confronti degli elettori, fin quando permane nel suo ufficio di rappresentanza[1]. Solo al termine del mandato, qualora il deputato si ripresenti alle elezioni, i comportamenti politici sono sottoposti allo scrutinio degli elettori.

Sintesi da presentare alla fine all’assemblea plenaria:

Il tavolo ha discusso approfonditamente l’argomento concentrando le attenzioni sullo studio di tutte quelle norme che regolano l’argomento in Italia e, nello specifico, nella Regione Sicilia.

In sintesi la proposta prevede la possibilità di revoca del mandato elettorale attraverso un referendum promosso dai cittadini della circoscrizione elettorale del rappresentante messo in discussione, sulla base di una motivazione particolarmente valida (requisiti morali, finalizzazione del programma elettorale).

La proposta, seppur valutata positivamente da tutto il tavolo, in prima istanza, troverebbe uno scoglio insormontabile nell’art. 67 della Costituzione che recita che:  “Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato”. La Regione Sicilia, recependo la legge "Legge 17 febbraio 1968, n. 108 - Norme per la elezione dei Consigli regionali delle Regioni a statuto normale." avrebbe introdotto, tra le altre, anche la norma che estende il vincolo di mandato anche ai consiglieri regionali.

Il vincolo di mandato fu scritto e concepito per garantire la libertà di espressione più assoluta ai membri del Parlamento italiano eletti alla Camera dei deputati e al Senato della Repubblica. In altre parole, per garantire la democrazia i costituenti ritennero opportuno che ogni singolo parlamentare non fosse vincolato da alcun mandato né verso il partito cui apparteneva quando si era candidato, né verso il programma elettorale, né verso gli elettori che, votandolo, gli avevano permesso di essere eletto a una delle due Camere (divieto di mandato imperativo).

L'eletto riceve un mandato generale dai suoi elettori, in virtù del quale non ha alcun impegno giuridicamente vincolante nei loro confronti; questi non gli possono impartire istruzioni né lo possono revocare, possono solo non rieleggerlo al termine del mandato (sempre che si ricandidi). L'eletto, dunque, non ha alcuna responsabilità politica o giuridica nei confronti degli elettori, fin quando permane nel suo ufficio di rappresentanza[1]. Solo al termine del mandato, qualora il deputato si ripresenti alle elezioni, i comportamenti politici sono sottoposti allo scrutinio degli elettori.

Per applicare la proposta di dovrebbe pertanto procedere con una modifica costituzionale svincolata dal disegno di legge sui referendum che ha ispirato la discussione odierna.