STUDIO DENTISTICO BALESTRO srl Direttore Sanitario Dr. Balestro Giuseppe Attestazione di idoneità al Sistema di Qualità della Regione Veneto Sistema di Gestione per la Qualità conforme alla Norma UNI EN ISO 9001:2008 Sistema di Gestione per la Responsabilità Sociale conforme alla Norma SA 8000:2008 |
MINISTERO DELLA SALUTE
Dipartimento della Sanità Pubblica e dell’Innovazione
Raccomandazioni Cliniche in Odontostomatologia
Gennaio 2014
Endodonzia
QUADERNI dello STUDIO DENTISTICO BALESTRO
A cura del Dr. Balestro Giuseppe
In collaborazione con
Dott.ssa Balestro Francesca
Dott. Feltrin Alessandro
Dott.ssa Peron Carla
Perucchi Evelin
Pisan Raffaella
Dott.ssa Schiro Silvia
Dott. Volpato Andrea
Sommario
Indicazioni per il trattamento endodontico
Controindicazioni al trattamento endodontico
Trattamento endodontico convenzionale dei denti permanenti
Trattamento endodontico chirurgico
Trattamento delle lesioni traumatiche di interesse endodontico
L'endodonzia è la branca dell'odontostomatologia che tratta della morfologia, fisiologia e patologia della polpa dentale e dei tessuti di sostegno periradicolari dell’elemento dentale.
L’area di azione della disciplina endodontica, a titolo indicativo ma non limitativo, comprende
L’esame del cavo orale e degli elementi dentali per motivi legati a patologie di origine endodontica ha molte delle caratteristiche comuni ad altre procedure diagnostiche delle patologie del cavo orale e degli elementi dentali.
L’anamnesi medica è importante ma lo è ancor di più quella odontoiatrica che può fornire, attraverso la descrizione dei principali disturbi accusati dal paziente, già un quadro sufficientemente chiaro della tipologia di affezione per cui il paziente è giunto all’osservazione dell’odontostomatologo.
L’esame clinico intraorale condotto secondo la semeiotica classica medica, ovvero attraverso l’apprezzamento delle obiettività (osservazione, palpazione, percussione), è volto, oltre alla osservazione della problematica prettamente endodontica, alla verifica del livello di igiene orale, delle condizioni della mucosa orale, della situazione parodontale, dell’eventuale presenza di tumefazioni, fistole o altre lesioni. Importante è la conta degli elementi dentari presenti e la loro condizione, la quantità e la condizione dei lavori di restauro, ove presenti.
L’esame clinico intraorale dovrà essere associato ad indagini diagnostiche. Nello specifico, in endodonzia, possono essere utilizzati
A tal proposito, le radiografie possono richiedere l’utilizzo di più di un’angolazione e, a volte, si rende necessario, per avere un quadro diagnostico più preciso, completare l’indagine con radiografie bitewing e/o occlusali. In taluni casi, il paziente può essere richiamato, ad intervalli periodici, per ripetere e confrontare alcuni accertamenti diagnostici e per fare una diagnosi accurata sull’insorgenza, progressione o arresto di un determinato processo patologico. A volte, è consigliabile richiedere al paziente le radiografie eseguite precedentemente, eventualmente da parte di altri specialisti, per avere una più chiara comprensione dello stato di avanzamento di una condizione specifica.
In altri casi, si richiede un’attenta valutazione dei tessuti parodontali, come pure esami di tipo microbiologico per valutare le patologie più refrattarie a determinate terapie.
L’esame del paziente deve essere anche extra orale e può essere integrato con esami clinici e/o di laboratorio. Durante l’esame extra orale, l’operatore deve evidenziare eventuale/i
Denti permanenti
Denti permanenti
In presenza di indicazioni per il trattamento endodontico di denti permanenti, la terapia canalare convenzionale prevede una serie di passaggi tecnici che vanno dalla preparazione della cavità di accesso alla sagomatura e detersione/disinfezione biomeccanica del sistema canalare. Queste procedure sono seguite dal riempimento canalare con idoneo materiale non riassorbibile e dalla ricostruzione dell’elemento dentario.
La preparazione della cavità di accesso ha come obiettivo l’eliminazione del tetto della camera pulpare in modo che questa possa essere adeguatamente detersa, offrire una buona visibilità degli orifizi canalari, eliminare le interferenze primarie, offrire una ritenzione sufficiente per l’otturazione temporanea.
Una volta individuati gli imbocchi radicolari, è norma determinare la “lunghezza di lavoro” strumentando il canale fino a portarsi il più vicino possibile al termine dell’endodonto. Metodologie utilizzabili per la determinazione della lunghezza di lavoro sono quelle che prevedono l’uso di rilevatori elettronici dell’apice e/o di esami radiografici eseguiti con l’uso di centratori.
Si procede, quindi, alla preparazione del canale radicolare. Premesso che la devitalizzazione o l’eliminazione della polpa non deve essere effettuata chimicamente con materiali che contengano componenti tossici, gli obiettivi della preparazione canalare sono
L’uso di sistemi di ingrandimento e/o di fonti di illuminazione particolari può facilitare alcune fasi di lavoro.
La preparazione del canale è imprescindibile senza adeguata irrigazione dello stesso.
Gli obiettivi dell’irrigazione sono
Talvolta, possono essere utilizzate medicazioni intermedie per prevenire la crescita e la moltiplicazione di microrganismi nel sistema canalare, nel periodo tra due sedute terapeutiche successive.
La preparazione del canale radicolare è seguita dal riempimento canalare che ha i seguenti obiettivi
A otturazione completata, la qualità del riempimento deve essere controllata con una radiografia. Questa deve mostrare l’apice radicolare, preferibilmente con almeno 2-3 mm della regione periapicale chiaramente visibili.
In caso di esposizione della polpa per carie o a seguito di eventi accidentali (es. traumi), i denti permanenti con radice non completamente formata, possono essere trattati con pulpotomia. Obiettivo di questa tecnica è quello di preservare la polpa radicolare fino a completamento della formazione radicolare, asportando la sola parte coronale del tessuto pulpare vitale. L’utilizzo di materiale bioattivo, nella camera pulpare, consente il mantenimento della vitalità della polpa radicolare.
In caso di denti permanenti con apici incompleti possono essere utilizzate le procedure di apecificazione e apicogenesi, eseguite unitamente a interventi endodontici non chirurgici.
Il ritrattamento endodontico non chirurgico è indicato in caso di:
Il ritrattamento endodontico non chirurgico rappresenta una procedura per asportare dal sistema radicolare di un dente il materiale da otturazione precedentemente inserito o completare un precedente trattamento canalare non soddisfacente. La detersione, la sagomatura, la disinfezione e l'otturazione dei canali devono avvenire mediante tecniche e utilizzo di materiali idonei. Possono rendersi necessarie procedure aggiuntive per rimuovere perni o altri sistemi di ritenzione, intervenire su ostruzioni canalari (blocchi, gradini) o correggere e risolvere eventuali errori iatrogeni (perforazioni, stripping).
La metodica ha come obiettivi
In caso di perforazioni radicolari, la riparazione non chirurgica ha come obiettivo la preparazione, la disinfezione ed il riempimento del difetto della radice con un materiale da otturazione adeguato come MTA o materiali con caratteristiche simili.
Il riassorbimento radicolare e’ un processo patologico progressivo che sottrae sostanza ai tessuti duri del dente e, in alcuni casi, porta alla sua completa distruzione.
Il trattamento è indicato nei casi in cui il riassorbimento non abbia compromesso gravemente la struttura dentale.
Lo scopo della terapia, che è quello di interrompere il processo di riassorbimento e preservare la radice da ulteriori danni, consiste, nei casi di riassorbimento interno e apicale di natura infiammatoria, nel trattamento canalare.
Negli altri casi l’approccio terapeutico sarà multidisciplinare e consisterà nella terapia canalare abbinata ad un intervento di chirurgia parodontale.
Questo tipo di endodonzia, con approccio prettamente chirurgico, si rende necessario in tutte quelle situazioni cliniche nelle quali la tradizionale terapia ortograda è impossibile, non pratica o non conveniente per il paziente.
Procedure standard in endodonzia chirurgica
Incisione e drenaggio
Lo scopo è quello di ottenere il drenaggio di essudato purulento fluttuante, che si è raccolto all’interno dei tessuti e che non può essere drenato attraverso i canali radicolari. Si pratica un’incisione mucosa per favorire la fuoriuscita dell'essudato. Il tutto consente di alleviare la sintomatologia acuta.
Chirurgia apicale o apicectomia con otturazione retrograda
Tale metodica è indicata quando sussiste l'impossibilità di ritrattare un dente per via ortograda, in presenza di patologia periapicale. Dopo aver eseguito un corretto piano di trattamento basato su un corretto esame radiografico ed un’attenta valutazione clinica, si inizia l’intervento con un’adeguata anestesia locale tale da garantire un buon effetto anestetico al paziente ed un buon effetto ischemizzante sui tessuti. Dopo aver scolpito un lembo mucoperiostale che consente al clinico una visibilità ottimale della zona da operare, si rimuove il tessuto osseo sovrastante la lesione sì da esporre l’apice radicolare che viene rimosso insieme con il tessuto infiammatorio presente. In questa fase, obiettivo primario è conservare la maggiore porzione possibile della radice. La preparazione della cavità retrograda, rappresentata da una cavità di prima classe, si esegue in asse con il canale, con dimensioni pari a quelle del canale originale e tale da essere adeguatamente profonda. La cavità così preparata viene, quindi, sigillata con materiale che dia buone garanzie di sigillo e biotollerabilità. Lo scopo dell’otturazione retrograda è quello di sigillare ogni via di comunicazione, apicale o laterale, esistente tra canale radicolare e tessuti periradicolari, comunicazione che non era stato possibile sigillare per via ortograda. Il materiale per l’otturazione retrograda deve essere radiopaco e facilmente riconoscibile alla radiografia intraoperatoria. Deve avere tutte le caratteristiche dei materiali indicati per l’otturazione dei canali radicolari. Una volta eseguito il sigillo apicale, il lembo di accesso viene riposizionato e suturato. A completamento della procedura chirurgica, si esegue una radiografia post-operatoria, che verrà poi eseguita nuovamente a distanza di sei mesi, per almeno due anni, a riprova dell’avvenuta guarigione.
Chirurgia esplorativa
Lo scopo è quello di diagnosticare la presenza di un problema endodontico che non può essere diagnosticato in altra maniera. A tal fine è necessario sollevare un lembo mucoperiostale per esaminare la superficie radicolare.
Biopsia
Lo scopo è la rimozione chirurgica di tessuto patologico per poter eseguire un esame istologico dello stesso. Tale procedura può essere eseguita in caso di dubbio circa la causa della patologia periradicolare. Il tessuto prelevato va immediatamente immerso in apposito liquido fissativo, solitamente una soluzione di formalina, prima dell’invio al laboratorio.
Riparazione di perforazione
L’intervento ha lo scopo di sigillare una perforazione iatrogena o patologica (riassorbimento esterno in comunicazione col canale radicolare o riassorbimento interno con perforazione) che non può esser chiusa tramite un approccio non chirurgico. La cavità viene intraoperatoriamente detersa, disinfettata e sigillata con MTA o materiali con caratteristiche simili.
Controindicazioni al trattamento sono
Frattura della corona con interessamento della polpa
In tale condizione il trattamento è indicato se sussiste la condizione di frattura della corona con interessamento dello smalto, della dentina ed esposizione della polpa vitale.
Lo scopo del trattamento è quello di proteggere la polpa. Questo consente, per i denti ad apice immaturo, un normale sviluppo della radice. Si consiglia l'incappucciamento pulpare diretto o la pulpotomia non profonda. Viene applicato un materiale a diretto contatto con la polpa come idrossido di calcio o simili per mantenere la vitalità e la funzionalità della rimanente parte radicolare della polpa. Quindi, si procede con la ricostruzione dell’elemento dentario.
Nel tempo, va controllato lo stato della vitalità pulpare e vanno effettuati controlli radiografici per intercettare eventuali riassorbimenti interni e calcificazioni.
Frattura corono/radicolare
Le fratture della corona che interessano lo smalto, la dentina e il cemento radicolare possono interessare anche la polpa. Il trattamento è indicato dopo che il paziente è stato messo al corrente della prognosi incerta. La procedura varia in funzione del livello della rima di frattura.
Frattura della radice
Le fratture orizzontali della radice possono essere localizzate a livello del terzo coronale, medio o apicale. Il trattamento varia a seconda della sede della frattura.
Il tutto con l’obiettivo del recupero della funzionalità dell'elemento dentale.
Lussazione
La lussazione comprende lesioni di varia entità ai denti e alle rispettive strutture di supporto.
E’ possibile distinguere la
In caso di lussazione dentale, si può procedere al trattamento immediato che prevede il riposizionamento del dente e l'eventuale stabilizzazione non-rigida, per un periodo minimo di due settimane massimo di un mese, in modo da consentire il ristabilimento del supporto del legamento parodontale.
Il trattamento definitivo prevede la cura canalare per quei denti interessati da necrosi pulpare o pulpite irreversibile, secondo quanto stabilito dalle procedure diagnostiche del caso.
Il trattamento dei denti immaturi è diverso da quello previsto per i denti completamente formati, in quanto è possibile la rivascolarizzazione pulpare; è necessario controllare ogni 6 mesi la vitalità pulpare.
Tutto quanto sopra con l’obiettivo di ottenere un riposizionamento corretto dell'elemento dentario e, pertanto, recuperare la funzione dell'elemento stesso.
Avulsione
Il trattamento è consigliato quando un dente è completamente estruso dal rispettivo alveolo e trova indicazione nell’immediato quando è volto al tempestivo reimpianto del dente. E’ buona norma verificare il grado d’immunità antitetanica del paziente e valutare l’intervallo di tempo trascorso tra l’evento dannoso e il trattamento, come pure la metodica di conservazione del dente avulso.
Quanto sopra ha l’obiettivo del recupero della funzionalità del dente reso possibile dal riattacco delle fibre del legamento periodontale con la creazione di uno spazio del legamento periodontale normale.
Le procedure di sbiancamento intracoronale sono indicate per quei denti che presentano discromie della corona dentale dovute a cause patologiche pulpari (riassorbimenti coronali, emorragie o necrosi) o a terapie endodontiche incongrue (presenza nella camera pulpare di un coagulo emorragico non rimosso, tessuto pulpare o materiale da otturazione).
Nelle procedura di sbiancamento intracoronale di un dente trattato endodonticamente è previsto l'impiego di agenti ossidanti all'interno della parte coronale, al fine di eliminare la discromia. Il grado di recupero del normale colore della corona dipende dalla causa e dalla durata della discromia.
E' necessario assicurare un corretto sigillo del sistema canalare prima di procedere allo sbiancamento.
E’ consigliato l’isolamento del dente da trattare per evitare danni al paziente a causa del contatto degli agenti ossidanti con la mucosa orale.
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Ministero della Salute - Raccomandazioni Cliniche in Odontostomatologia - Gennaio 2014
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