Ilaria Militello

A  shared dream

Non mi importa se il nostro sarà un amore nascosto,

purché sia amore


Io sono qui

Riesci a sentirmi?

Non importa quanto sei lontana

il limite della mia voce

il limite della mia forza

vorrei che arrivasse a te

per risplendere

(A shared dream – U Kiss)



Capitolo 1

La sveglia suona insistente e allungo la mano per spegnerla. Sbuffando mi giro dall’altra parte. Non ho voglia di alzarmi ma non posso fare altrimenti. Devo andare a lavorare, non posso fare tardi.

Mi trascino in bagno mentre sento mia madre trafficare in cucina, l’odore di caffè arriva fino a me. Sorrido e mi preparo, in cucina vedo mia sorella Eleonora e mia madre intente a fare colazione. Prendo posto con loro che mi danno il buongiorno.

La poca voglia che avevo prima è svanita. Succede sempre quando mi siedo a tavola con loro, sono la mia carica per la giornata, la mia forza e di quella, credetemi, me ne serve tantissima.

Scendendo in strada, faccio un lungo respiro per poi salire in auto e gettarmi nel traffico mattutino di Seoul.

Accendo la radio perché la musica accompagni il mio viaggio e il mio abitacolo di riempie delle voci degli 9mmBullet, il mio gruppo di kpop preferito.

Alzo il volume e la mia giornata inizia.

Guido fino a Busan dove c’è la caffetteria in cui lavoro, si chiama CoffiItaly. Un posto tranquillo e affollato da studenti ma anche da molti idol che nelle ore serali cercano pace dall’assalto continuo dei fan.

Lavoro nella caffetteria dieci ore al giorno da ormai cinque anni, quando mi sono trasferita qua dall’Italia. I proprietari sono italiani, come si può intuire dal nome del locale e sono stati ben contenti di offrirmi un lavoro.

Non è di certo il massimo della mia aspirazione; sono venuta qua con ben altri sogni, ma quest’ultimi, alle volte, non si possono realizzare facilmente e, fin quando non arriverà il loro momento, sarò costretta ad arrangiarmi con altri lavoretti che mi permetteranno di sopravvivere. Sì, sopravvivere, perché solo quando realizzerò i miei sogni comincerò a vivere per davvero.

Raggiungo finalmente Busan e il parcheggio del locale, mi spiace spegnere lo stereo, voglio restare ancora in auto ad ascoltare un po' di musica, voglio ascoltare la sua voce. È così bella, mi invade la testa, mi fa perdere la ragione, ha un potere incredibile su di me. Mi basta chiudere gli occhi e lasciarmi andare, la musica mi entra dentro e inizio a muovermi.

È come una droga per me, amo ballare. Non posso vivere senza il ballo e la musica. Ci ho già provato e ho quasi rischiato la depressione, per chi poi? Per un demente con cui ho perso solo del tempo e la mia identità.

Ognuno di noi deve sentirsi libero di seguire i propri sogni, nessuno deve impedirlo, dobbiamo essere noi i soli padroni della nostra vita e non permettere agli altri di manipolarci. Io sono stata una stupida, mi sono lasciata plagiare a suo piacimento. Lui pensava che i miei sogni fossero stupidi, che si sogna solo quando si è bambini e ho messo da parte tutto. Ho tolto a me stessa una parte di me, di ciò che sono. Temevo di essere una delusione, volevo essere perfetta per lui, ma dentro mi sentivo morire. Mi sentivo sempre irrequieta e indossavo una maschera, un personaggio che recitava ogni singolo giorno solo per essere come lui voleva. Mi odiavo, avevo smesso di guardarmi allo specchio se non per vedere come ero vestita, ma non riuscivo più a fissare i miei occhi. Sorridevo con gli amici ma dentro piangevo. Ero bloccata in una vita che non era mia, che non sentivo. Alcune mattine mi svegliavo triste e angosciata, mi sentivo schiacciare da quella realtà che giorno dopo giorno mi stava facendo morire, ma ero brava a fingere, non mostravo nulla a nessuno, ma non puoi sfuggire a vita da ciò che sei, la tua natura cercherà sempre di prevalere su di te. Io sono nata per ballare, la danza fa parte di me, vedevo gli altri arrivare dove volevo arrivare io, realizzare i propri sogni e io ferma in una realtà che non era mia. Da piccola dissi a mia madre che non volevo fare una vita come tutti, diventare una moglie e lavorare per sopravvivere. Avere una vita monotona e priva di sogni, vivere per la casa e il marito… no, volevo girare il mondo e ballare, poi mi sono accorta che invece stavo finendo per vivere quel tipo di vita e così piombai in uno stato di desolazione e depressione. Avevo perso la voglia di fare tutto, l’unica cosa che mi avrebbe reso felice mi era stata portata via. Non riuscivo nemmeno più ad ascoltare la musica, non la trovavo più stimolante e non mi trasmetteva più alcuna voglia, poi un giorno grazie ad Eleonora tutto cambiò.

È stata lei a farmi ascoltare la prima canzone dei 9mmBullet. Mi sono sentita rinascere.

Ho sentito quella carica e quella forza che da tempo mi mancava. Ho seguito la musica e ho ripreso a ballare, nella sua stanza, senza nemmeno accorgermene. Ricordo ancora l’emozione che mi invase il corpo come un’onda. Quando mi sono fermata Eleonora mi fissava stupita e felice. Ho iniziato a piangere dalla commozione. In seguito ascoltai tutte le loro canzoni, guardai i video e divennero parte della mia vita. Non potevo più fare a meno della loro musica e della voce di Kevin. Ho ripreso a ballare e con la forza di volercela fare, senza permettere a nessuno di dirmi cosa avrei dovuto e non avrei dovuto fare, soprattutto a lui. Imparai che le sue parole potevano scivolarmi addosso, le sue prese in giro e i suoi insulti. Mi sentii libera e soprattutto me stessa. Se nessuno sa apprezzarti per come sei allora non ti ama: non si cambia quello che si ama, si apprezza anche con i difetti. Che poi quale difetto ho? Solo perché ho dei sogni che voglio realizzare? L’essere umano è fatto di sogni. Tutti noi, piccoli o grandi che siano, abbiamo dei desideri per cui vale la pena lottare.

Il mio è quello di trasferirmi in Corea del Sud, incontrare Kevin e diventare una ballerina.

Il primo sono riuscita a realizzarlo, il secondo lo trovo un po’ difficile, quasi impossibile, per quanto riguarda il terzo, invece, ci proverò con tutta me stessa.

Quando ho deciso di trasferirmi in Corea mia madre e mia sorella hanno scelto di seguirmi, non è stato difficile convincerle, Eleonora è subito stata d’accordo. Quella che temevo di dover pregare era mia madre, invece aveva bisogno di allontanarsi anche lei dalla nostra vecchia vita, dopo la morte di mio padre si era chiusa in casa e aveva smesso di fare ogni cosa, anche quello che amava: insegnare musica.

Non avrei mai potuto venire qui senza di loro, sono state le sole a restarmi accanto quando ho deciso che sarei stata la vera Erika.

Ho visto le mie amiche allontanarsi una dopo l’altra, ma non importa, questo mi ha fatto capire che non si trattava di una vera amicizia e la decisione di partire è stata immediata, non avevo nulla da perdere!

Dopo tre anni non mi sono ancora pentita della scelta, certo i primi tempi è stata dura, nonostante sapessi tanto della Corea, studiare la lingua non fu facile, viverla di persona è tutta un’altra cosa che ammirarla da lontano, ma ho tenuto duro e impegnandomi sono riuscita e integrarmi e fare di Seoul la mia nuova casa, la sola e unica. Amo vivere qui, nessuno potrebbe portarmi via, è come se fossi originaria di questo posto, il mio aspetto occidentale dice il contrario sì, ma il mio cuore e la mia anima sono coreane e lo sono sempre state, non m’importa cosa possono dire gli altri, ormai ho imparato a farmi scivolare addosso i commenti di chi parla per cattiveria o invidia.

Non permetterò più a nessuno di spegnere il mio sorriso.


CAPITOLO 2

Quando finalmente Siwoon chiude il locale tiro un sospiro di sollievo. Sono stanca e non vedo l’ora di andarmene a casa e mi aspetta ancora il viaggio da Busan fino a Seoul.

«Allora a domani», dice Siwoon con il sorriso. Annuisco e saluto lui e Ji-min, poi salgo in auto e accendo la musica. La voce dei ragazzi invade l’abitacolo e quando esco dal parcheggio sto già ballando e cantando sulle note della loro musica.

Attraverso la città senza nemmeno rendermene conto.

Busan, il cui nome è anche Pusan, è una città portuale, la più grande della Corea del Sud, la seconda città più popolata.

Il locale dove lavoro io è situato nell’area di Nampo-dong, dove assieme a Gwangbok-dong e Jungang-dong formano il vecchio distretto del business con uffici, caffè bar, negozi e ristoranti.

Busan ha ben sei spiagge ed è la meta turistica per eccellenza per le vacanze.

Da Seoul a Busan ci sono 394 km e sono quattro ore di auto, quindi dopo dieci ore di lavoro devo ancora farmi il viaggio di ritorno. È stancante, troppo, ma il più delle volte prendo il treno che ci mette anche un’ora in meno.

Arrivata a casa sono distrutta e mi resta poco tempo per me stessa, ma non rinuncio mai a ballare, non potrei più farlo e comunque prima di addormentarmi voglio ascoltare la sua voce, quella di Kevin.

Quando mi sdraio sul letto e chiudo gli occhi in effetti mi addormento subito e ascolto ben poco, ma se non sento la musica non riesco a dormire.

Le mie giornate sono queste, musica, danza, lavoro e lui, Kevin. Seguo la sua vita da quando ho scoperto il suo gruppo. So ogni cosa di lui, leggo tutti i giorni il suo profilo Twitter ma oltre al cuoricino non ho mai commentato, non trovo il coraggio e poi di sicuro lui non presterebbe attenzione di certo al mio commento, perché dovrebbe? Non sono nessuno per lui e potrebbe avere mille ragazze coreane, anche famose e più carine di me.

Quante volte guardo il cielo e mi chiedo che cosa sta facendo in quel momento, a cosa sta pensando, sembriamo distanti chilometri, quando invece ci dividono solo pochi distretti e mentre io so tutto di lui, lui di me non sa nulla, nemmeno che esisto.

Che pena la vita, perché innamorarsi di chi non si può avere?

Vorrei solo che lui sapesse che esisto, che la sua voce mi dà forza e che le loro canzoni per me hanno significato tanto. I 9mmBullet sono stati il mio gancio in mezzo a quel mare di nuvole grigie, se oggi sono qui e sogno, vivo e lotto è merito loro. Per me non sono solo belli e bravi, il loro impegno in ciò che fanno sono per me fonte di ispirazione e punto di forza, perché nonostante tutte le loro sconfitte si sono sempre rialzati e hanno continuato a impegnarsi duramente ogni giorno.

Le loro canzoni non sono solo l’insieme di belle parole con il ritmo giusto, ma sono per chi come me sogna, parole di speranza e forza. Loro sono l’esempio che impegnandoti duramente e sempre, otterrai poi dei risultati, non importa quando, quello che conta è arrivarci e continuare a impegnarti anche dopo perché nulla è per sempre e ciò che si è ottenuto lo si deve anche conservare.

Ho imparato molto con loro e ogni mio piccolo successo lo devo alla forza che mi trasmettono anche se questo loro non lo sanno.

Non so se l’incontrerò mai per dire loro tutto questo, ma li ringrazio ogni sera nelle mie preghiere. Sì, ogni sera prego, ringrazio per la giornata trascorsa e per essere arrivata alla fine, poi metto le cuffie e mi addormento e il mio ultimo pensiero è sempre lui, Kevin.