Seducenti, ma di fatto omicidi

I falsi maestri e profeti sono spiritualmente degli omicidi perché pregiudicano, illudendo, il benessere dell’anima eterna di una persona conducendola di fatto lontano dalla Parola di Dio. Oggi vi sono in circolazione, fra gli altri, due falsi insegnamenti che godono di una certa popolarità: il “vangelo dell’inclusione” e la teologia pro-gay. Nelle parole di 1 Timoteo 4:1[1], si tratta di dottrine di demoni, di gente che dà retta ogni giorno a spiriti seduttori.

Ignazio di Antiochia[2], nel II secolo A.D. diceva: “Non io vi scongiuro ma la carità di Gesù Cristo. Prendete solo l'alimento cristiano e astenetevi dall'erba estranea che è l'eresia. Coloro che per farsi credere mescolano Gesù Cristo con sé stessi, sono come quelli che offrono un veleno mortale nel vino melato. L'incauto prende allegramente in un piacere nefasto la morte”[3].

Oggi ci sono nelle chiese predicatori e insegnanti influenti che non operano come sentinelle per avvertire il popolo di Dio dei pericoli che attentano alla sua integrità, ma sono persino in combutta con il suo nemico. Si trovano nella posizione descritta da Ezechiele 3:18: “Quando io dirò all'empio: ‘Certo morirai!’ se tu non l'avverti, e non parli per avvertire quell'empio di abbandonare la sua via malvagia, e salvargli così la vita, quell'empio morirà per la sua iniquità; ma io domanderò conto del suo sangue alla tua mano”. Essi non sono vere sentinelle di Dio che ammoniscono gli empi della loro iniquità. Chiunque creda o segua tali insegnamenti corre il rischio della dannazione eterna, la “seconda morte” o separazione definitiva da Dio[4].

Immaginate solo un’intera comunità cristiana che segua insegnamenti falsi. Se essi perseverano in quegli insegnamenti fino alla loro morte, non ricevono la piena rivelazione che si tratta di menzogna e mai si ravvedono per aver creduto alla menzogna, essi sono spiritualmente morti. Il falso insegnante ha perpetrato un omicidio spirituale. La comunità è stata ingannata e portata a credere in una menzogna e tutto questo ha per risultato la morte eterna. I santi di Dio dovrebbero sempre seguire la Parola di Dio e non il predicatore o insegnante di moda.

Deuteronomio 13:1-4 dice: “Quando sorgerà in mezzo a te un profeta o un sognatore che ti annuncia un segno o un prodigio, e il segno o il prodigio di cui ti avrà parlato si compie, ed egli ti dice: «Andiamo dietro a dèi stranieri, che tu non hai mai conosciuto, e serviamoli», tu non darai retta alle parole di quel profeta o di quel sognatore, perché il SIGNORE, il vostro Dio, vi mette alla prova per sapere se amate il SIGNORE, il vostro Dio, con tutto il vostro cuore e con tutta l'anima vostra. Seguirete il SIGNORE, il vostro Dio, lo temerete, osserverete i suoi comandamenti, ubbidirete alla sua voce, lo servirete e vi terrete stretti a lui”.

I falsi maestri e profeti sono molto abili a torcere le Scritture e sanno presentarsi in modo molto plausibile e accattivante. Fanno appello alla logica umana, parlano di amore, tolleranza, inclusione, giustizia, e persino di fedeltà alla Parola di Dio, ma si tratta solo di “mezze verità”. Sono verità equivocate come quelle che Satana proponeva a Gesù[5]. Satana, quando proponeva a Gesù le sue seducenti verità, citava la Bibbia con apparente grande perizia. Se però Satana non avrebbe potuto certo ingannare il Cristo che ben sapeva contrapporgli l’intera verità della Bibbia e non qualche versione emendata, altrettanta perizia spesso non si trova in tanti “membri di chiesa” che accettano di avere un pastore o invitano un conferenziere,  perché “parla bene”, “è simpatico”, ha dei “titoli di studio”, è raccomandato dalla denominazione (dominata dai suoi consimili), o persino perché vi sono poche altre scelte. Quella comunità, però, non ha le risorse, la capacità o la volontà, di verificare attentamente quel personaggio, confrontando quanto insegna con le Scritture e di contestarlo rilevando le abili menzogne che questi è in grado di propinare. La triste verità è che non poche sono quelle comunità cristiane che, domenica dopo domenica, bevono pozioni avvelenate di predicazione ed insegnamento falsamente biblico e magari sono disposti a difendere questi loro ministri come se quel che dicono fosse verità. Gradualmente avvelenati, ben presto non saranno più in grado di distinguere la verità dall’errore e, quando l’udranno, respingeranno la verità come “cosa strana”. Purtroppo essi non sono in grado di “vedere la morte” in un falso insegnamento nella “pentola” della loro “minestra”[6]. Mangerebbero piuttosto la morte che la Parola di Dio che dà vita.

Sono molti coloro che seguono la voce del loro predicatore o insegnante favorito invece che la voce di Dio. Molti cristiani oggi mancano della disciplina necessaria per investigare da soli la Scrittura. Non riescono a distinguere se colui o colei che stanno ascoltando dica loro la verità. Dobbiamo essere come i cristiani della Berea in Atti 17:11: “Or questi erano di sentimenti più nobili di quelli di Tessalonica, perché ricevettero la Parola con ogni premura, esaminando ogni giorno le Scritture per vedere se le cose stavano così”. I cristiani della Berea esaminavano le Scritture per vedere se Paolo e Sila dicessero loro la verità. Come osavano “sospettare” dei grandi Paolo e Sila? Che “arroganza”, questi “ignoranti”, sospettare di tali eruditi maestri!  Eppure essi non prendevano le cose per scontate, non si affidavano alla notorietà e fama ma si accertavano che quanto udivano fosse in linea con la Parola di Dio.

Non fatevi sedurre dalle false dottrine. Possono letteralmente uccidere. Rammentatevi di Giovanni 5:39: “Voi investigate le Scritture, perché pensate d'aver per mezzo di esse vita eterna, ed esse sono quelle che rendono testimonianza di me”. Verificate le Scritture da soli. Stiamo parlando qui della salute eterna della vostra anima. Non vi saranno altre possibilità. Le Scritture non parlano di alcun Purgatorio o di alcun Karma. Che alcuni fra quei falsi maestri non credano all’inferno, non significa che l’inferno non sia una realtà. Lo è! Che ci potrebbe essere peggio dell’inferno? Separati da Dio, fonte di ogni bene! Se dite: “Ma questo non è possibile! Dio è così buono e generoso! Salverà tutti, non è vero? Se esiste l’inferno è sicuramente vuoto”. Se pensate così siete già caduti nella trappola dei falsi maestri, perché le Scritture, Gesù stesso, sono molto chiare su questo insegnamento e per quanto questi falsi maestri cincischino sull’argomento, ci finiranno insieme a chi presta loro ascolto!

Il “vangelo dell’inclusione”

Il “vangelo dell’inclusione” è semplicemente l’antica eresia dell’universalismo riciclata e con un nuovo nome. L’universalismo è la credenza che tutti indistamente alla fine saranno salvati e andranno in paradiso. Questa credenza può apparire in diverse forme ed accezioni, ma è sostanzialmente la stessa. Può includere le seguenti false dottrine:

1) Il vangelo dell’inclusione sostiene che la morte e risurrezione di Cristo abbiano pagato il prezzo della salvezza di tutta l’umanità e che tutti un giorno godranno di vita eterna in Cielo senza bisogno di ravvedimento.

2) Il vangelo dell’inclusione insegna che la salvezza è incondizionata e che non richieda nemmeno la fede esplicita in Gesù Cristo come pagamento del debito di giustizia dell’umanità dovuto al peccato.

3) Il vangelo dell’inclusione crede che tutta l’umanità sia destinata alla vita in Cielo, che se ne rendano conto oppure no.

4) Il vangelo dell’inclusione dichiara che tutta l’umanità andrà in cielo indipententemente dalla religione che si professa.

5) Il vangelo dell’inclusione sostiene che solo coloro che intenzionalmente e consapevolmente respingono la grazia di Dio - dopo aver “gustato i frutti” della Sua grazia - passeranno l’eternità separati da Dio.

Il vangelo dell’inclusione si contrappone al chiaro insegnamento di Gesù e della Bibbia. Nel vangelo secondo Giovanni, Gesù insegna chiaramente che Lui è l’unica via che porta a Dio ed alla salvezza (Giovanni 14:6). Dio ha inviato Gesù nel mondo per assicurare la salvezza non di tutti, ma “del Suo popolo” (Matteo 1:21), vale a dire di tutti coloro che Egli, nell’ambito dell’umanità, ha sovranamente deciso di accordare la grazia della salvezza e che, a suo tempo, durante la loro vita terrena, Egli porta al ravvedimento ed alla fede in Cristo (Giovanni 3:16). Gli apostoli tutti fanno eco a questo messaggio (Efesini 2:8-9; 1 Pietro 1:8-9; 1 Giovanni 5:13). Fede in Gesù Cristo significa rinunciare esplicitamente a qualsiasi altro presunto salvatore o condizione di salvezza, opere o meriti diversi da Lui o dai Suoi. Questo implica che solo Gesù e “quel” Gesù rivelato presentato e spiegato autorevolmente dalle Scritture è Colui che può riconciliare con Dio ed impartire salvezza eterna.

In congiunzione con la fede vi è il ravvedimento. Fede e ravvedimento da tutto ciò che Dio considera nella Sua Parola come peccato, vanno sempre assieme. Il ravvedimento è un esplicito “cambiamento di mente” e di condotta al riguardo del peccato e del bisogno della salvezza attraverso Cristo per fede in Lui (Atti 2:38). Il ravvedimento significa riconoscere che, davanti a Dio, siamo peccatori giustamente condannati ed incapaci da soli o con qualsiasi mezzo diverso da Cristo, di guadagnarci accesso alla salvezza. Ci ravvediamo così dai nostri peccati, volgiamo loro le spalle e seguiamo fiduciosamente il Signore e Salvatore Gesù Cristo.

Gesù ha fatto e fa diffondere ancora oggi nel mondo il messaggio dell’Evangelo che chiama a ravvedersi ed a credere. Gesù stesso, però, ha detto che non tutti crederanno (Matteo 7:13-14; Giovanni 3:19). A nessuno piace pensare che un Dio amorevole e misericordioso voglia mandare qualcuno all’inferno, ma questo è esattamente ciò che la Bibbia afferma. Nei termini più chiari Gesù parla del giudizio finale. Egli dice che alla fine il Figlio dell’Uomo, il Cristo di Dio, separerà la massa dell’umanità fra “pecore” e “capri” facendo così una chiara distinzione e discriminazione nel loro carattere. Le “pecore” sono quei peccatori che Dio ha sovranamente eletto affinché ricevano la grazia della salvezza, le “capre” sono quei peccatori ai quali Egli “passerà oltre”, lasciandoli patire la giusta condanna a causa dei loro peccati. Questi ultimi sono destinati all’eterna separazione da Dio, fonte di ogni bene, in una condizione che inevitabilmente comporterà sofferenza indicibile, cosa che viene rappresentata come “fuoco eterno” (Matteo 25:31-46).

Questo insegnamento offende oggi molte persone, così, invece di conformare il chiaro insegnamento della Parola di Dio, essi cambiano quello che dice la Bibbia sulla questione e diffondono alle masse il loro falso insegnamento. Il vangelo dell’inclusione ne è un chiaro esempio.

Ecco alcune argomentazioni supplementari contro il vangelo dell’inclusione:

(1) Se non sono richieste né ravvedimento né fede per ricevere il  dono della salvezza, perché il Nuovo Testamento è pieno di appelli al ravvedimento ed a riporre la propria fede in Gesù Cristo?

(2) Se la salvezza non richiede fede nell’opera compiuta da Cristo in croce, perché mai Cristo si sarebbe sottomesso ad una tale morte umiliante e dolorosissima che avrebbe potuto ben evitare? Non avrebbe potuto Dio semplicemente decretare una sorta di “amnistia generale”?

(3) Se tutti alla fine saranno salvati ed andranno in paradiso, che se ne rendano conto oppure meno, vuol dire forse che vi saranno pure trascinati coloro che sulla terra odiano Dio e tutto ciò che Egli rappresenta e che preferiscono sfidare la Sua legge e vivere come meglio loro aggrada senza alcuno scrupolo morale e persino commettendo atrocità?

(4) Come potrebbero tutti essere salvati indipendentemente dalla religione che professano quando ciascuna religione è impostata in maniera sua propria contraddicendo le altre? Per esempio, che dire di coloro che credono cose completamente diverse sulla vita dopo la morte, come, ad esempio, la reincarnazione o l’annichilimento? Certo oggi la moderna concezione post-moderna afferma che ciascuno “andrà” dove crede di andare, ma questo è del tutto irrazionale.

(5) Se coloro che rifiutano apertamente la grazia di Dio non saranno alla fine salvati, allora questo certo non potrebbe dirsi un “vangelo dell’inclusione”. O tutti andranno in paradiso, oppure non chiamatelo “vangelo dell’inclusione”, perché ancora escluderebbe qualcuno.

L’apostolo Paolo chiama il messaggio dell’Evangelo “un odore di morte” (2 Corinzi 2:16). Questo vuol dire che per molti l’Evangelo è qualcosa di offensivo, scandaloro. Esso dice alla gente la verità sui loro peccati e che senza Cristo sono in condizione disperata. Esso dice alla gente che non c’è nulla che possano fare come “ponte” fra essi e Dio. Per secoli vi sono stati coloro (molti anche con buone intenzioni) che hanno cercato di addolcire il messaggio dell’Evangelo per attrarre nelle chiese molta più gente. Superficialmente questo sembra la cosa più saggia da fare, ma alla fine questo comunica loro solo un falso senso di sicurezza. Si tratta solo di un illusione, di un inganno loro perpetrato. Era l’apostolo Paolo a dire che chiunque avrebbe predicato un vangelo diverso è sottoposto alla maledizione di Dio (Galati 1:8). Indubbiamente si tratta di un concetto forte, duro. Una volta, però, compreso di quanta importanza vitale sia il messaggio dell’Evangelo, ci si renderà pure ben presto conto di quanto sia importante comprenderlo in modo corretto. L’apostolo Paolo scrive: “Vi ricordo, fratelli, il vangelo che vi ho annunciato, che voi avete anche ricevuto, nel quale state anche saldi,  mediante il quale siete salvati, purché lo riteniate quale ve l'ho annunciato; a meno che non abbiate creduto invano” (1 Corinzi 15:1-2).

Un falso vangelo non salva nessuno. Tutto quello che fa è condannare gli sprovveduti che lo sostengono e generare più grande condanna per coloro che prestano fede a tali falsità - come il “vangelo dell’inclusione”.

La teologia gay pesantemente influenzata dall’antinomismo

La teologia gay è così pesantemente influenzata dall’antinomismo che tutte le argomentazioni del movimento dei “gay cristiani” contro ciò che le Scritture affermano chiaramente sull’omosessualità sono il risultato dell’infusione di questa eresia. Proprio come il proverbiale “vaso di Pandora”, quando un gruppo religioso abbraccia una fallacia dottrinale, esso apre la porta affinché altre credenze errate siano accettate e praticate. Questo spesso è spiritualmente fatale.

L’antinomismo è inerentemente ipocrita in parte perché esso minimizza la parola scritta nelle questioni sessuali e morali, ma ne fa un uso selettivo per appoggiare le proprie posizioni. Tali credenze sono una componente dominante della teologia “cristiana” gay e sono la ragione della capacità di questo movimento di apparire e suonare “cristiano” per coloro che non hanno familiarità con le effettive sue credenze. Parla di “amore” e di “grazia”, ma si tratta di discorsi che, di fatto provengono da “empi che volgono in dissolutezza la grazia del nostro Dio e negano il nostro unico Padrone e Signore Gesù Cristo” (Giuda 4).

Nel tentativo di relativizzare la legge di Dio, l’approccio gay alla teologia, per giustificare sé stesso, fa appello all’esigenza pretestuosa di far prevalere “lo spirito” alla “lettera” come pure all’amore (in qualsiasi modo lo si intenda) come criterio principale del “comportamento cristiano” da contrapporsi all’ubbidienza alla Parola di Dio, la “lettera”, la “legge”. Si fa appello alla priorità del “sentimento” e sulle emozioni rispetto alla logica. Talvolta si sente citare, come presupposto antinomista, il poeta Thomas Carlyle che dice: “Un cuore amorevole è il principio di ogni conoscenza”. Questo condurrebbe alla “conoscenza di sé stessi”. Praticamente il principio che dice: “Va dove ti porta il cuore” come giustificazione di ogni cosa. Si tratta, però, di un principio che davvero segue la via insegnata da Gesù Cristo?

Salmo 111:10 afferma “Il timor del SIGNORE è il principio della sapienza; hanno buon senso quanti lo praticano”. Geremia 17:9-10 dice che:“Il cuore è ingannevole più di ogni altra cosa, e insanabilmente maligno; chi potrà conoscerlo?”. La Bibbia non ci esorta mai a perseguire la conoscenza di noi stessi, ma “crescete nella grazia e nella conoscenza del nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo” (2 Pietro 3:18). E’ quando conosciamo Cristo, infatti, che noi giungiamo a conoscere autenticamente noi stessi, ma solo in Lui. La moderna filosofia “del cuore” è una filosofia pagana, così come non è l’amore cristiano quello di cui tanto si riempie la bocca.

Una delle caratteristiche principali di un falso vangelo è che non produce alcuna forza per combattere il peccato (così com’è definito dalla Scrittura). Paolo dichiara in Romani 1:16: “non mi vergogno del vangelo; perché esso è potenza di Dio per la salvezza [libertà dal peccato] di chiunque crede”. La teologia gay non solo non ha potenza alcuna per condurre i suoi aderenti a combattere e vincere il peccato, ma lo giustifica “mettendo in pace il cuore”, liberando dai sensi di colpa ed incoraggiando la condotta immorale (salvo indicare come peccato tutto ciò che vorrebbe impedire la propria “fellicità”, ovvero fare ciò che più ci aggrada. Come disse l’apostolo: “Essi, pur conoscendo che secondo i decreti di Dio quelli che fanno tali cose sono degni di morte, non soltanto le fanno, ma anche approvano chi le commette” (Romani 1:32).

Talvolta, nei circoli gay “cristiani” esiste la chiara consapevolezza di essere “dottrinalmente eretici”, ma questo viene giustificato col solito soggettivismo e sentimentalismo, dicendo qualcosa del genere: “Sappiamo di essere dottrinalmente eretici, ma sappiamo pure che essere dottrinalmente eretici è meglio che nasconderci, negare il nostro vero io e vivere la menzogna che la dottrina vorrebbe che noi vivessimo”. In tutto questo, naturalmente, non c’è nulla del “portare la croce”, la difficoltà e l’impegno di cambiare secondo i propositi di Dio. E’ così che la disfunzione viene benedetta e non condotta a “funzionare” correttamente.

Se poi non riescono a trovare testi adeguati nella Bibbia o fra gli scritti cristiani che possano giustificare e favorire lo “stile di vita” gay, non si esita a leggere testi di altre religioni, ad esempio il Buddismo, per sostenere il principio de “va dove ti porta il cuore”. Insomma, non cambiamento, non conversione, non trasformazione, ma accettazione e giustificazione della realtà così come essa si manifesta, “benedizione” della “normalità” della disfunzione e della corruzione dovuta alla Caduta e non salvezza. Quanto tutto questo sia incoerente con i principi cristiani autentici non è difficile da vedere. Che importa però.... La religione (adattata) è solo un pretesto per giustificare le proprie scelte immorali.


[1] “Ma lo Spirito dice esplicitamente che nei tempi futuri alcuni apostateranno dalla fede, dando retta a spiriti seduttori e a dottrine di demòni” (1 Timoteo 4:1).

[2] http://it.wikipedia.org/wiki/Sant%27Ignazio_di_Antiochia

[3] Ignazio, Lettera ai Tralliani, 6:1-2.

[4] “Ma per i codardi, gl'increduli, gli abominevoli, gli omicidi, i fornicatori, gli stregoni, gli idolatri e tutti i bugiardi, la loro parte sarà nello stagno ardente di fuoco e di zolfo, che è la morte seconda” (Apocalisse 21:8).

[5] Matteo 4:1ss.

[6] “Poi versarono la minestra a quegli uomini perché mangiassero; ma appena l'ebbero assaggiata, esclamarono: «Uomo di Dio, c'è la morte nella pentola!» E non ne poterono mangiare” (2 Re 4:40).