LA LUNGA STRADA VERSO MANERBIO

Come e perché io e GL vinceremo L’Anzianity IRHA-NRHA-INPS. Parola di Gino Balestrazzi !”


"Il seguito delle prodigiose avventure di GL e Gino Balestrazzi, il Reiner della bassa"

Un racconto di Mauro Penza, 2008


 

La sabbia rossa di Oklahoma che esplode sotto il cavallo piegato in un ultimo stop a dragare l’arena, la folla in delirio con quelli meno calvi che si strappano anche i capelli, il catino del Fair Ground di Okla stracolmo di spettatori che mi fa accapponare la pelle come ai tacchini qui in America nel giorno del Ringraziamento. L’occhio di bue che mi insegue nel buio mentre galoppo felice tra petali di fiori che cadono dal soffitto. E poi Shawn Flarida e Tim Mc Quay che mi vengono incontro parlando come Dan Peterson nella pubblicità del The: “Gino…uh-uhhh, per noi tu sei il NUMERO UNO!”


Ecco, a questo punto quasi sempre mi sveglio in un bagno di sudore. Dal crescendo eroico del ritornello di Run for the Roses, torno a bomba a GL che mi russa accanto. Si, perché da qualche tempo lui ha deciso che il mio letto matrimoniale è meglio del box e del truciolo. Si sdraia squassando la rete e il materasso con il suo dolce peso, poi emette un peto equino folgorante a sollevare le lenzuola e via a russare come un bisonte delle praterie americane. Buonanotte.


Solo allora sposto le sue zampacce dal mio cuscino, mi accendo con calma una paglia e nelle notti tiepide di primavera cerco di capire cosa veramente voglio. Certo, c’è chi vuole donne, ricchezza, fama. Io invece la cosa che davvero voglio è vincere un bronzo! Un trofeo gigante, da 25 chili, di quelli da piazzare orgogliosamente all’ingresso di casa, così che quando poi la mattina andrai a lavorare distrattamente ci tirerai contro una tempiata pazzesca alla Fantozzi mentre ti allacci le scarpe. Ma sarai contento lo stesso, perché il reining scorre nelle tue vene assieme allo stesso sangue che hai appena lasciato sull’orecchio destro del cavallo bronzeo che immobile ti guarda, con il suo culone spalmato nella sabbia e i suoi riflessi d’oro a illuminare il giorno che inizia.


“Si, si …la foto è venuta bene” commentavo il giorno dopo con GL sfogliando l’ultimo numero di The Reiner a colazione.


Nelle cronache regionali, troneggiava in effetti una bellissima foto di noi due. “Gino Balestrazzi e il suo GL ecc ecc” diceva la didascalia e in effetti, tra le macerie della parete in legno, appena oltre il buco provocato dall’impatto dello stop a muro, si intuiva persino il mio cappello e anche la coda di GL diritta come quella di un cavallo arabo in una splendida giornata di sole di gennaio!


A lato, il proprietario del centro, con le mani nella chioma e la bocca spalancata, certamente impressionato dalla nostra ottima performance. Ecco, adesso mi chiameranno un sacco di Non Pro per comprare il mio campione. Siamo famosi, siamo sui Media. Ma la risposta è no, ragazzi. GL NON è in vendita.


Appena arrivata la canicola estiva con il suo carico di tafanazzi da scuderia , io e Gielle ci siamo goduti un breve periodo di ferie per stemperare gli impegni della stagione agonistica . Ho spiegato al mio Quarter americano la bellezza della riviera adriatica, le donne, il mare pieno di alghe (stranamente, è la cosa che sembra piacergli di più!), le frotte di “patacca” romagnoli alla perenne ricerca dell’avventura estiva. Le motonavi in attesa di turisti rosolati dal sole, il gelataio di 200 anni che da sempre percorre il sabbione con i suoi lamentosi urletti da venditore ambulante. Insomma siamo partiti, con un low cost rimediato su Internet alla volta della Pensione Adalgisa di Viserbella.


Quando GL ha visto questa nostra riviera adriatica, con la sua distesa di sabbia a perdita d’occhio, ha avuto un sussulto poetico e mi ha detto subito “Oh! Mica vorrai metterti a fensare qui, eh ?”

guardando mooolto preoccupato verso il molo che distava 2 chilometri circa.


Rilassati, amico, siamo in vacanza. Rassicurato ma sempre sospettoso, dopo 3 ore si è presentato in spiaggia con un pauroso costumone in Lycra a pallini - modello aderente tipo cappuccio invernale – attirandosi immediatamente addosso le risate di tutte le ragazze che passavano. Glielo ho detto che ha un po’ di pancia, che la roba aderente non gli dona affatto. Ma il mio old boy è duro come un cane della prateria, temprato dalla ventazza del midwest americano. Non teme l’ironia, la perfidia delle donne, le urla dei coyote. E’ un duro…per quanto, a pensarci meglio, l’ho visto più di una volta saltare in aria come un pazzo strabuzzando gli occhi e fuggendo al galoppo verso le colline, quando una vecchietta gli ha stropicciato sotto al naso un sacchetto della Coop. Stranezze equine. D’altronde un vecchio e saggio detto britannico dice così: “I cavalli hanno paura di 2 cose. Oggetti che si muovono. Oggetti che Non si muovono. That’s all…”


In albergo abbiamo usato documenti falsi perché pare che non tutti accettino cavalli a pensione. Strano. Su consiglio di un amico Trainer, avevo quindi astutamente camuffato GL da geometra di Cuneo in vacanza. Si aggirava nella hall con un metro sempre in tasca, per darsi un tono. Il dialetto piemontese non è davvero il suo forte, anche se poi ogni tanto urlacchiava “Viva i Savoia!” offrendo Gianduiotti a tutti i villeggianti. Camicia Hawaiana, bandana in tinta e ovviamente, ai piedi, zoccoli d’ordinanza..


Peraltro il mio pard non ama troppo la spiaggia. Dice che gli ricorda il lavoro. Non ha voluto fare neanche un castello di sabbia e si è assurdamente rifiutato di collaborare quando, con alcuni bambini in spiaggia, volevamo usare il suo grande culone a pallini per tirare una pista da biglie sulla sabbia. Era comunque molto amato dal bagnino, perché passava ore sul bagnasciuga a mangiare le alghe. In una settimana ha praticamente ripulito tutta la costa tra Viserbella e Rimini Sud


Certo, non è stata tutta rose e fiori. Spesso il mio Pard importunava i bagnanti con domande del tipo “scusi, siete anche voi qui per un pay time?”. Inoltre, era fermamente convinto che ogni persona con una penna in mano (tipo bagnanti sudaticci con settimana enigmistica ) fossero Scribe e ogni tanto gli urlacchiava da sotto l’ombrellone “questa NON è Penalità!!!”.


In effetti, uno come GL può essere un ottimo appoggio per rimorchiare le ragazze. Un cavallo, fa sempre colpo sulle girls ! Tuttavia, una sera che avevo imbroccato due bionde tinte e scollacciate, lui – dico, senza una ragione al mondo e in modo del tutto infantile– ci ha mollati lì senza una parola precipitandosi come un ossesso a mangiarsi un’aiuola. Proprio mentre le girls stavano accettando un invito a vedere l’alba in spiaggia. Capirete che con le ragazze il rimorchio diventa difficile, se il vostro amico al ristorante come prima cosa si mangia gli addobbi floreali. Questione di stile, roba da provincialim con una fame atavica. Tutto questo per poi guardarmi con aria innocente, dopo l’ennesima serata in bianco.


Prossimo anno, vacanze separate. Lo mando in colonia equina. Meglio, a fare un corso di sopravvivenza con i Mustang delle praterie, lui che la mattina fa la doccia con la cuffia canticchiando qualche motivetto country e mi costa una fortuna in cereali Kellogs – modello ultima pubblicità - per la colazione.


Rientrati in città, è stata dura riprendere gli allenamenti. Così per un po’ abbiamo seguito due tabelle separate. Io facevo trenta minuti di jogging al parco (forse 20, 10 se nessuno controllava) mentre GL ha fatto sedute specifiche di potenziamento dei muscoli deltoidi-lombo-cervicali. Ossia, ha brucato come un bisonte il prato per tutto il mese di settembre. Altro che etica del lavoro. Certe volte, si comporta proprio come un animale!


Che dire. Il calo della tensione è inevitabile dopo un grande stress agonistico. Ed essere famosi ha comunque i suoi lati positivi. Proprio come Valentino Rossi, anche noi abbiamo pensato di griffare delle magliette con un numero. Il numero 54 (e mèz!) stampato a bella vista sul petto. L’ultimo punteggio in arena. Dove il “Mez” rappresenta, per citare il poeta, l’apostrofo rosa tra le parole

Ti Stoppo !”


Poi finalmente, Gielle una mattina è rientrato per pranzo con il nuovo numero di Reiner tra i denti, lo ha buttato semiaperto su una poltrona, si è mangiato le quattro mele Golden che avevo messo a centro tavola come decorazione, stravaccandosi come al solito in attesa del pranzo. E lì che ho visto la pubblicità con la coda dell’occhio, mentre gli facevo l’ennesimo cazziatone. “Gielle, invece di sbavare per tutto il soggiorno, passami mò Zereiner !” gli ho sibilato tanto per farlo sentire in colpa mentre sbiascicava ancora i resti di un torsolo. E io pulisco, grandissimo bastardo. Ma ormai già leggevo avidamente la pubblicità nel paginone centrale.


ANZIANITY PRIME TIME IRHA-NRHA, il primo Universal Reining Trophy sponsorizzato dall’INPS e aperto a tutti, anche a tuo nonno”. Recitava la reclame patinata. Sotto, l’accattivante primo piano di un cavallo con barba bianca in pieno Stop, nel sabbione fino alle anche nonostante l’artrite galoppante, una stampella e forse persino un filo di gonorrea. Peraltro splendidamente immortalato dal semper-eternus Bonaga-con-barbetta, un misterioso folletto delle arene del reining, che vaga per i campi in sabbia con occhiali a specchio e teleobiettivi stroboscopici in grado di coglierti di soppiatto con le dita nel naso anche se stai allenandoti in gran segreto nel capannone accanto. Sappi che qualsiasi cosa di sospetto, anomalo o vergognoso starai facendo nella tua trasferta equestre, egli proprio in quell’attimo ti immortalerà con un click di una delle sue 180 macchine digitali, non lasciandoti scampo. GL una volta mi ha confidato che tutti i cavalli scivolatori pensano che Egli viva al Palasturla di Manerbio. Si mormora che abiti in un box con vista campo prova.


Hmmm. Questa è la nostra gara. Gielle mi guardava serio, ma io sapevo che in un angolo del suo cervello comprendeva il mio messaggio. Mi guardava con occhio furbo studiando la mia reazione. O forse, il maledetto, stava semplicemente cercando di capire dove gli avevo nascosto il sacchetto delle carrube.


Signori, la ricreazione è finita! La mattina dopo, adunata in arena alle ore 8.30 subito dopo colazione. GL prontamente si è nascosto sotto a un metro di truciolo facendo finta di non essere in box. Un angolo della sua pancia e un sottile peto a fischio mal trattenuto, ha tradito quasi subito la sua presenza. L’ho fatto riemergere – dolcemente- a forconate sul culone, secondo i più moderni dettami della doma diabetica, ultimo derivato zuccheroso e vagamente caramellato della scuola dei sussurratori dolci.


Mentre stringevo la sella, mi sono reso conto che il sottopancia in neoprene era diventato improvvisamente troppo corto. “Caro il mio Gielle, una gara nazionale è qualcosa di diverso. Parlo di onore, prestigio, la magia del grande pubblico sugli spalti, insomma va affrontata con spirito olimpico. Va mò là…abbiamo un mese di tempo per togliere quel ciambellone di lardo dai tuoi fianchi e rimetterti in fiato”.


Ed è proprio qui che, a questo punto, normalmente a Hollywood partirebbe la sequenza “eroica” del periodo di Training tipo “Eye of the Tiger!” Insomma, una cosa alla Rocky I quando vuole vincere il campionato e sale vittorioso la scalinata di Philadelphia e tutte quelle balle là. A Hollywood in cinque minuti ti sintetizzano la preparazione di una Olimpiade. E a te che giaci nella poltronazza di quarta fila rigorosamente con ciccione altro 3 metri a impallarti lo schermo, ti viene pure da crederci. Ma il Reining nella realtà, proprio come la Boxe, è lacrime e sangue. E qualche tonnellata di palle di letame fumigante, anche se Stallone questo non lo metterebbe mai in un suo film.


Gielle ! 550 chili di inamovibile e atavica pigrizia, unita ad una stoica resistenza passiva a qualsiasi tipo di lavoro. A me, come sempre, la parte più difficile. Seduto su una staccionata, a cronometrare i suoi passaggi al trotto sulla pista, sottolineando il ritmo con un “ohp, ohp “ incalzante, ma rassicurante. Un Coach amico, ma allo stesso tempo un duro. In un paio di occasioni, ho anche portato il fischietto per sembrare più professionale.


Dopo mezz’ora di riscaldamento “autogestito” (mentre io dalla staccionata finisco di leggere il giornale) di solito salgo in sella. Scioglimento, un po’ di cerchi, insomma tutto il repertorio. E in modo che non si dica che voglia fare il misterioso sui miei metodi di allenamento, qui di seguito inserisco un estratto dalla mia rubrica On Line, che ho dovuto allestire per rispondere alle numerose domande del mio pubblico a casa.


HOT REINING LINE: DOMANDALO A GINO!


Caro Gino. Il mio cavallo, per quanto io lo inciti con tirini e rane varie, nei cerchi non corre.

Che fare? Provo con la coda delle redini?

Carissima amica Reiner. Evita di spaventarlo con punizioni corporali. Piuttosto, senza alcun preavviso, scatenagli dietro una muta di cani da combattimento. Un paio di morsi alle chiappe lo convinceranno ben presto a non discutere la tua “rana” e soprattutto…a correre!


Gino carissimo, il mio QH stoppa solo in fondo al fence e fatica a fermarsi al Whoa. Hai un consiglio per me?

Amico Reiner, il rimedio che ti propongo è un misto di innovazione e tecnologia. Acquista un cancello automatico a scomparsa, tipo Faac. Solo che invece di aprirsi e chiudersi in orizzontale, installalo sotto la sabbia, in modo che emerga a scatto verso l’alto. Mentre a tutta manetta il tuo equino va come un disperato per raggiungere il fence opposto, digli Whoa e aziona poi con fiducia il telecomando. Vedrai che dopo poche stampate a cancello, anche lui imparerà a fermarsi in scivolata docilmente non appena glielo chiedi.


Ginooo ! Sò du’ anni che mi devi 300 Euriiii pe’ la sella. Me devi da pagà, senno vengo lì e t’annodo Gielle attorno ar collo come nà cravatta !!!!

Mò io vorrei sapere chi è quel pataca che mi ha inserito proprio sta domanda nella rubrica ?!?



A volte, se GL è particolarmente affaticato, si mette lui a leggere il giornale, mentre io trotterello in arena per disegnargli uno dei pattern di gara che lui, dopo pochi giorni, puntualmente dimentica.


“Gielle, grandissimo bastardo, oggi dobbiamo spinnare”. Voi non mi crederete, ma quanto invidio i Trainers che lavorano con i loro bravi 3 anni. Piccini, così ingenui da spaventarsi alla sola minaccia di uno sperone (mostrato anche solo in foto), così volenterosi da stoppare in ogni occasione senza mai risparmiarsi, subito belli grondanti di sudore, avvolti dai vaporosi effluvi dell’onesto lavoro equestre. Ah, che bel lavorare. ….


Gielle è invece un grande vecchio, è sopravvissuto a Toro Seduto e al Little Big Horn. Si narra che una volta, avendo perso una scommessa con un Caporale dell’esercito, entrò nella tenda del Generale Custer lasciando sulla branda del Biondo un “profitterol” fumigante, mentre il Generale in mutande e annebbiato dal sonno lo inseguiva vanamente, scaricando nel buio la sua Colt 45. Non è facile discutere con il mio old boy, per nulla. Quando minaccio una speronata, si mette a ridere. Quando agito la coda della redine, sbadiglia. Mentre lo jerko e lo butto in un cerchio stretto di punizione, continua a fumare. Se mi distraggo un attimo, mi cappotta nel sabbione con una lanciata in aria degna di un Bronco, sganasciandosi poi per la malefatta mentre cerco di ricomporre i pezzetti in frantumi del mio ego di cavaliere. Altro che i vostri tre anni !


Per non parlare poi di quando la mattina arrivo in arena e lui è già andato al bar da solo e lo trovo puntualmente mentre fa lo scemo con la cassiera. Per la quale, per inciso, ho anche un debole e so già che il fetente sta facendo di tutto per mettermi in ridicolo ai suoi occhi. Inoltre, sono quasi certo che mi abbia fatto addebitare una decina di brioche e cappuccino sul mio conto.


I grandi vecchi sono tutti così. Un giorno vorrei chiamare al telefono, che so, il vecchio Bob Loomis. Chiedergli “Bob, this is Gino from Italy! Dico, ma quella lenza di Topsail Whiz ti fa ancora i gavettoni con il secchio quando passi davanti al suo box? No perché qui GL lo sta raccontando a tutti e sai com’è, la gente ama credere a questo genere di storielle. Good old Bob. Sono certo che un giorno lo rivedremo in arena a vincere il Futurity a bordo di una di quelle vacche Long Horn che alleva con passione. Una vera mucca da reining che una volta finito il pattern, ti sforna in diretta il latte alla temperatura giusta per un cappuccino. Ma questa è un’altra storia…


Insomma ragazzi, non sono stati i soliti 5 minuti del film di Hollywood - ma due lunghi mesi di allenamento estenuante, con ogni genere di condizione Meteo. Perché ci vuole una solida etica del lavoro, in questo sporco mestiere. Certo, a parte quando pioveva e allora si rimaneva chiusi in casa a piangere su qualche Telenovela (GL adora “Quando si bruca” ) - e certo se c’era nebbia. Per quanto, in alcune giornate freddine siamo in effetti andati a fare shopping in qualche centro commerciale. E se invece era troppo caldo, meglio star ben bene barricati con aria condizionata e bibitoni ghiacciati d’ordinanza a seguire su Sky ogni genere di sport improbabile.


GL ha peraltro molto apprezzato la nuova regola di ridurre il numero dei GO per non stressare i cavalli Non Pro. Ha persino telefonato al Presidentissimo Irha (camuffando astutamente la voce) suggerendogli di evitare del tutto qualificazioni e finali, giocandosela direttamente a centro arena a briscola e tressette. E mentre io cercavo vanamente di strappargli la cornetta dagli zoccoli, aveva persino osato aggiungere qualcosa sull’idea che “Correre per le Rose” non era poi così stimolante né per i cavalieri né per i cavalli, per cui la cosa giusta sarebbe stato comporre un nuovo Inno del tipo “Run for some more Alfa Alfa” che a suo dire, era molto più incentivante per gli equini.


Io non possiedo un cavallo, ma un sindacalista. A 15 giorni dall’Anzianity IRHA-IRBHA-NRHA-INPS siamo ancora del tutto impreparati all’Evento. Inoltre, completamente al verde, per cui il bollettino di pagamento del Box e della Entry Fee rimane desolatamente sul mio comò in attesa dei fondi necessari. Ragazzi, senza uno “sponsor” è dura entrare nell’Olimpo del Palasturla. Intendo un parente amorevole, un anonimo benefattore, Rockerduck, Bill Gates, l’Anonima Sequestri Equini.


E tanto per rallegrarmi ulteriormente. guardavo oggi la mia Lada SW nel parcheggio, desolatamente ammaccata con le cromature appannate e le gomme sgonfie e pensavo agli inarrivabili e luccicanti Trailer Goose-neck con Living a 3 piani, idromassaggio e piscina olimpionica sul tetto.


Ma in qualche modo dobbiamo arrivare al Palasturla e partecipare al grande Evento. Lo penso intensamente mentre guardo la Lada bolsa e Gielle guarda me. Poi io guardo Gielle – anche lui un po’ bolso - , ma lui guarda la Lada. Poi la Lada bolsa ci guarda entrambi, mentre noi siamo però distratti da una signorina in minigonna che ancheggia graziosamente oltre la palizzata del maneggio. Io ammiro le sue curve. GL ammira più probabilmente i ciuffi di lattuga che spuntano dalla sua borsa della spesa. L’ammirazione muove le corde più strane, nella gente. Anche nei cavalli.


Non so perché, ma proprio in quell’istante abbiamo capito tutti e tre (io, Gielle e la Lada di latta beige) che comunque ne varrà la pena. Perché il Reining non è solo un coccodrillo piegato ad organetto e stipato di carte di credito. E’ prima di tutto cuore e passione. (d’accordo, per tutto il resto, c’è mastercard.)


Metto un braccio intorno al collo di Gielle a fine allenamento. Ed è stato finalmente un buon allenamento, di quelli in cui tutte le manovre si inanellano docili e corrette. Lui si toglie con un gesto scenico la Cooler di spugna nuova di zecca in tinta con le sue meches e decidiamo che è ora di andarci a fare una birra, prima della partita di stasera.


La sabbia è soffice sotto i miei stivali, mentre ci avviamo fuori dalla mia arena. Il sole ormai basso sembra guardarci fisso negli occhi, mentre i lampioni lontani sulla strada cominciano a brillare della loro luce tremolante. Stasera, Manerbio ci sembra decisamente più vicina….


(To Be continued)




Mauro Penza

Last Editing 02/2008