Ripartire. Provare e riprovare
Ripartire, dopo il terremoto, la sconfitta, le divisioni congressuali. Ripartire dopo il trauma di relazioni, personali e politiche, stritolate da conflitti e differenze che avremmo dovuto saper gestire. Ripartire soprattutto senza rimozioni, cercando di elaborare quanto provocato da tutto quello che è accaduto negli ultimi anni, negli ultimi mesi.
Ripartire dalla consapevolezza che una storia femminista, la nostra, si è interrotta bruscamente ,
ma anche dalla scelta politica condivisa di provare a riprendere un percorso comune.
Provare e riprovare, perché ne vale la pena.
Provare e riprovare è stata infatti la bussola per molte di noi, è la nostra storia. Una storia di scommesse difficili. E la storia del Forum è troppo densa di insegnamenti per non rimetterci in gioco.
Qualunque ipotesi per ricostruire una opposizione di sinistra in Italia ed una ipotesi di radicale cambiamento dell'esistente non può che partire dalla nostra interrogazione e tematizzazione di alcune questioni, per comprendere le ragioni della sconfitta della sinistra alle elezioni di aprile, per comprendere la crisi della politica, e della politica di sinistra nel nostro paese, per comprendere le metamorfosi profonde in atto nella società, per comprendere da dove ripartire, su quali temi, con quali pratiche, in che modo.
La problematicità dello scenario in cui viviamo crediamo che ci obblighi, più che mai, più di sempre, ad assumere un approccio interrogativo su tutto, a non dare nulla per scontato in questa nostra discussione, neanche il patrimonio delle nostre pratiche, ad avere tra noi il coraggio di mettere a confronto le nostre legittime differenze. Pensiamo, dunque, che il punto di partenza non possa che essere un punto di domanda, o meglio, molti punti di domanda. Che la radicalità del desiderio di ricominciare insieme, non possa che coincidere con la radicalità di una auto interrogazione, di uno scavo su di noi, sulla nostra internità a quella che chiamiamo "crisi della politica" . A partire da una sola certezza: senza la soggettività politica e critica delle donne, senza il punto di vista femminista, la riflessione sulla crisi della politica e della sinistra, non può che essere più povera, parziale.
E' una riflessione che vogliamo fare a
partire da noi, come Forum delle donne del PRC. Una riflessione sulla
nostra efficacia, sulla capacità di produrre al contempo
soggettività e conflitto, processi di soggettivazione femminista e
processi trasformativi dei luoghi in cui, in tutti questi anni,
abbiamo scelto di praticare il conflitto: il partito (dentro) e il
mondo (fuori).
Un bilancio è d'obbligo.
E' una riflessione che ci riguarda e che ci chiede di ri-guardarci come Forum. Che, come diceva la convocazione della Rete femminista, riguarda tutte noi. E', dunque, una riflessione che vogliamo fare, come sempre, con tutte, in uno spazio aperto e condiviso; consapevoli che occorre partire da noi nella connessione con i processi sociali e culturali in atto. E che, ad esempio, dobbiamo connettere la riflessione sulla nostra efficacia in questi anni come Forum nella critica alla forma partito, con la domanda che Lea Melandri poneva qualche giorno fa su Liberazione: "perché il femminismo non è riuscito a generalizzare la sua cultura, che riguarda uomini e donne, sfera pubblica e sfera privata?"
Per un'ipotesi di laboratorio
Proponiamo, allora, di
organizzare un laboratorio, uno spazio aperto e condiviso di
riflessione, per contribuire, nella complessità e nelle
difficoltà del contesto attuale e della nuova situazione, a
costruire spazi politici di condivisione e di iniziativa; un
laboratorio tra compagne iscritte a rifondazione e non iscritte, come
sempre è stato nella nostra pratica e come oggi più che mai è
assolutamente necessario. Pensiamo a un laboratorio aperto,
itinerante, che nasca inizialmente in rete e che possa via via
assumere altre forme, più incarnate, che le donne sceglieranno. Noi
proponiamo qui solo alcune questioni, in forma di domanda, su cui
invitiamo chi ne ha voglia a intervenire con propri contributi e
riflessioni. Vi invitiamo naturalmente a proporre altri temi.
Ci
occuperemo di pubblicare via via tutti i materiali sul nostro sito in
modo che siano condivisi e che sia possibile commentare le singole
riflessioni.
I materiali prodotti potranno rappresentare una prima
base di riflessione da cui partire già dal prossimo primo
appuntamento, quello dell'Assemblea nazionale del Forum delle donne
fissata a Roma per il giorno domenica 23 novembre. Abbiamo scelto
questa data anche per agevolare la partecipazione alla manifestazione
nazionale a Roma del 22 novembre contro la violenza maschile.
Durante l'assemblea proveremo a istruire, sulla base dei materiali
pervenuti, il lavoro del laboratorio.
Abbiamo immaginato, poi,
un secondo appuntamento nel mese di dicembre, in forma seminariale,
in cui articolare la discussione a partire dai materiali che
produrremo.
Alcune domande per ripartire
Il femminismo nella crisi della
politica
Il pensiero e le pratiche prodotti in trent'anni di
femminismo, lungi dall'essere percepiti come dispositivo di
interpretazione e come ipotesi di risposta alla crisi, sembrano
invece essere stati fagocitati dalla crisi e dal maschile: assorbiti
come elemento culturale e non politico; ridotti a issues, al tema
dei diritti, alla questione femminile; il nodo della democrazia di
genere viene ridotto alla questione della rappresentanza e non
percepito come domanda radicale sulle forme della democrazia. E'
così? Perché? Riusciamo, noi, a costruire una connessione non
eclettica fra diversi contraddizioni e diversi soggetti del
conflitto? Come lasciare ai maschi la lista della spesa (classe,
genere, razza, ambiente, ecc)?
Il punto di vista: nesso
tra dominio maschile e complicità delle donne
Una crisi
come quella che sta sconvolgendo la sinistra può essere analizzata
da tanti punti di vista (a partire dalla fine dell'esperienza del
movimento operaio, a partire dall'analisi della globalizzazione,
dalla crisi economica in atto etc… ) La crisi della
politica, anche quella di sinistra, è anche crisi della
politica maschile.
Noi proponiamo qui un punto di vista che non
è esaustivo, ma che riteniamo fondamentale: il nesso tra dominio
maschile e complicità femminile.
La crisi del femminismo: il
problema dell'efficacia
Il femminismo, inteso come politica
dei nessi, della connessione fra personale e politico, muore se si
colloca nella dimensione autonoma e separata della politica.
Diventa, cioè, strumento inservibile per rispondere alla crisi
della politica. Quali sono oggi le forme possibili di una
riconnessione non enunciativa fra personale e politico? Quale è la
nostra efficacia in termini di trasformazione del senso comune?
Quanto siamo riuscite a connettere il tema della
formazione/liberazione dell'individuo con la tensione alla
trasformazione? Siamo, noi, un esempio di politica incarnata?
Nella
crisi dei paradigmi politici anche il femminismo rischia di
risuonare come una parola che ha avuto una tale inflazione,
banalizzazione, al punto da non significare più nulla.
Come
entra in questo un femminismo che ha subito un radicale slittamento
di senso?
Le pratiche
Abbiamo
sempre considerato le pratiche femministe un patrimonio. Ne abbiamo
anche scoperto la fragilità nei momenti di conflitto. E' da qui che
abbiamo agito e crediamo di dover continuare ad agire la critica
alla forma partito. Ma le nostre pratiche hanno realmente cambiato
la forma partito?
E quanto ci ha cambiate il conflitto
neutro? E' un nodo che riguarda noi e la nostra efficacia. E anche
forse la possibile estensività delle pratiche delle donne. Come
prendiamo le nostre decisioni? I nostri luoghi sono davvero
orizzontali? Come possiamo immaginare forme della politica e della
democrazia sessuate? Come possiamo, nel generale arretramento del
contesto culturale e politico, pensare che il tema della democrazia
di genere non venga ridotto a quote? Come è possibile che la
rappresentanza e rappresentazione delle donne siano diventate un
formidabile strumento del patriarcato? Siamo più in crisi noi o il
patriarcato?
La soggettività
Si può
parlare di tentativo di riassorbimento del femminismo nel processo
di ristrutturazione capitalistico e patriarcale, di riduzione
culturalista, o spettacolare? E' questo l'esito di una debolezza
della soggettività femminista? La recente ondata di movimento delle
donne è riuscita a riconnettere autocoscienza e trasformazione,
comunità e rappresentanza? Come articoliamo la differenza tra
posizionamento femminista e appartenenza ideologica?
Il movimento
La
sfida che abbiamo ora davanti è, a nostro avviso,
riconnettere il nodo della violenza maschile, del femminicidio
in tutte le sue possibili interpretazioni, con la violenza di stato,
il tentativo sempre più devastante di normare le condotte,
criminalizzare, punire. Carfagna e Gelmini esecutrici materiali.
Come creiamo connessioni tra i vari sommovimenti?
L'atipicità del Forum
delle donne
Come entra in tutto questo l'atipicità del
Forum, la sua originalità di soggetto politico femminista che
agisce dentro/fuori un partito tradizionale come rifondazione
comunista? E’ tempo di bilanci. Abbiamo, in questi anni,
provato a fare del femminismo l'anima della rifondazione comunista,
criticando assieme il comunismo novecentesco e patriarcale e la
neutralizzazione delle parole dell'innovazione. Sappiamo che ora ci
sono tra noi, una, o tante, differenze di bilancio e prospettive.
Riusciamo a nominare queste differenze?
Quanto
l'esperienza del Forum delle donne ha subito, ha convissuto con il
dato di fondo, forse mai sufficientemente indagato, della complicità
femminile nel contesto patriarcale?
Come ha agito, se ha agito,
la nostra differenza? Come agiamo oggi le nostre differenze?
Come
evitiamo che le differenze sulla prospettiva politica fagocitino
tutto quello che abbiamo costruito in questi anni fino a dissolvere
un patrimonio prezioso per tutte? Che cosa significa
ricominciare?
Roma, 22 ottobre 2008
Eleonora Forenza e Linda Santilli