STRATEGIA RIFIUTI ZERO PER LA PROVINCIA DI ANCONA
La produzione annua di rifiuti nella provincia di Ancona continua a salire. La raccolta differenziata porta a porta non è ancora diffusa. Gran parte delle risorse preziose contenute nei rifiuti non vengono recuperate, ma sotterrate per sempre nelle discariche. Queste tra l’altro sono in via di esaurimento e senza un’inversione di rotta nella gestione dei rifiuti andremo incontro a una situazione di emergenza. L’unico modo per allontanare questo rischio è produrre meno rifiuti, recuperare quelli prodotti e allo stesso tempo creare nuova occupazione e non pesare sulle tasche dei cittadini, in poche parole, adottare e attuare la Strategia Rifiuti Zero.
Questa è la fotografia della situazione nella provincia di Ancona. In vista dell’imminente riunificazione dei consorzi Conero Ambiente e CIR 33, come stabilito dalla Finanziaria 2008, riteniamo che la politica provinciale di gestione dei rifiuti debba perseguire il principio indicato dalle leggi comunitarie secondo il quale si deve privilegiare la prevenzione nella produzione dei rifiuti e il riciclaggio.
Mentre i 33 comuni del bacino 2 guidati dal consorzio CIR 33 stanno recuperando terreno con il sistema di raccolta porta a porta, i 16 comuni del bacino 1 riferiti al Consorzio Conero Ambiente, dopo ben 5 anni dalla costituzione del consorzio, non hanno messo in campo nemmeno un’azione e hanno continuato a riempire le discariche. Qui la raccolta porta a porta è un miraggio. Solo negli ultimi mesi se ne parla, dopo anni che associazioni e comitati hanno fatto pressioni per introdurla in fretta come unica via per evitare una “emergenza rifiuti” anche per la nostra provincia.
Oggi i materiali contenuti nei rifiuti, anziché essere impiegati nel compostaggio e nel riciclaggio, vengono gettati nelle discariche. Il CDR (combustibile da rifiuto cioè le cosiddette ecoballe) e il suo incenerimento (solo in Italia chiamata termovalorizzazione), che vengono oggi presentati come soluzioni alla crisi rifiuti, in realtà aumentano i rischi per l’ambiente (produzione di diossina e di ceneri tossiche che vanno smaltite addirittura in discariche per rifiuti speciali), distruggono per sempre le risorse che invece dovremmo condividere con le future generazioni e soprattutto si reggono solo grazie a contributi pubblici (CIP 6) che dovrebbero andare alle fonti rinnovabili come il solare e l’eolico. Tra l’altro è noto che la produzione di energia ricavata dall'incenerimento sia notevolmente inferiore all'energia risparmiata con il riciclo
Per non arrivare ad una crisi come quella campana, va disincentivato lo smaltimento in discarica (prevedendo ad esempio un aumento graduale negli anni del relativo costo di smaltimento a tonnellata e un calcolo dell’ecotassa regionale inversamente proporzionale al livello di raccolta differenziata raggiunto dai Comuni) e vanno indirizzate le risorse per incentivare gli impianti per il riciclaggio e non gli impianti che producono CDR o gli inceneritori. Allo stesso tempo vanno incentivati tutti gli Enti, le aziende e le attività locali che possono utilizzare i materiali riciclati.
In un ottica di sviluppo che deve obbligatoriamente tener conto del risparmio di energia e delle risorse naturali, chiediamo che la strategia per evitare un’emergenza rifiuti non preveda l’utilizzo di inceneritori o impianti per CDR e preveda un utilizzo marginale delle discariche. La più conosciuta è Rifiuti Zero 2020 elaborata da Paul Connett (professore universitario di Chimica generale e ambientale alla St. Lawrence University di New York) uno dei massimi esperti di emissioni ed effetti sanitari legati all’incenerimento dei rifiuti.
Le azioni previste dalla Strategia Zero si orientano alla riduzione e al riciclaggio: oltre a far bene all’ambiente, queste azioni fanno bene anche all’economia. La riduzione comporta infatti minori costi per la collettività e il riciclaggio va visto nell’ottica di nuove opportunità di lavoro e di nuove attività economiche durature.
Sinteticamente la Strategia Rifiuti Zero prevede:
azioni per la riduzione della produzione dei rifiuti
un sistema di raccolta porta a porta spinto
il compostaggio della parte umida dei rifiuti (35%)
il riciclaggio della parte secca dei rifiuti (45%)
il trattamento a freddo (TMB Trattamento meccanico-biologico) del residuo (20%)
lo smaltimento in discarica di ciò che rimane dal TMB senza produzione di percolato e cattivi odori
il raggiungimento di rifiuti zero puntando sulla buona progettazione industriale dei prodotti perché i rifiuti non sono un problema tecnologico, ma un problema di progettazione sostenibile.
La Strategia Rifiuti Zero è “nemica” sia delle discariche che degli inceneritori. Non è difficile capire chi si opponga ad essa se si considera che ogni chilo di rifiuti in più per la raccolta differenziata costituisce un chilo in meno conferito ai gestori delle discariche, ai gestori degli inceneritori e ai gestori degli impianti di CDR.
Riteniamo fondamentale che la provincia di Ancona adotti la Strategia Rifiuti Zero al 2020.
L’occasione giusta è l’aggiornamento del Piano provinciale di gestione rifiuti che, tra l’altro, deve tenere conto dei nuovi obiettivi di raccolta differenziata (50% entro il 2009, 60% entro il 2011).
I comuni del bacino 2 devono continuare sulla strada del porta a porta indicata dal CIR 33 e fare tutti gli sforzi per arrivare a raccolte differenziate del 70-80%.
I comuni del bacino 1 (Ancona, Falconara, Osimo in testa) devono recuperare l’enorme tempo perduto avviando la raccolta spinta porta a porta immediatamente. Questa è l’unica via per salvarsi dall’enorme colpa degli amministratori di non aver realizzato una raccolta differenziata seria e di aver riempito conseguentemente le discariche di Chiaravalle e Castelcolonna.
La raccolta porta a porta dovrà essere effettuata seriamente, recuperando il maggior quantitativo possibile di materiali. L’umido separato dal secco. Il secco può essere recuperato in un unico contenitore o separatamene per ogni materiale (carta, vetro, plastica, lattine, ecc). L’umido dovrà essere trattato negli impianti di Corinaldo (in corso di realizzazione) e di Ancona (previsto). Il secco se viene raccolto in modo separato per ogni materiale potrà essere inviato a riciclaggio. Se viene raccolto in un unico contenitore allora occorre realizzare anche un impianto per la separazione del secco.
Il sistema porta a porta permette di controllare meglio quanti rifiuti ogni cittadino produce e quindi di applicare la tariffa puntuale che permette di far pagare in base alla quantità di rifiuti prodotti. A livello economico, i maggiori costi della raccolta sono ampiamente ripagati dalla riduzione dei costi per lo smaltimento e dai proventi della vendita del materiale riciclabile. Inoltre crea nuovi posti di lavoro, libera spazi pubblici, vie e piazze dal degrado dei cassonetti, spesso sommersi da rifiuti abbandonati.
In ogni caso ci sarà una parte di rifiuti residui (20-30%) che può essere trattata in un impianto di trattamento a freddo (TMB), il cui prodotto finale sarà un materiale bio-stabilizzato ed essiccato che può essere smaltito in discarica senza problemi per la salute e l’ambiente. In Italia esistono impianti che riescono a recuperare totalmente anche il materiale residuo e avere zero rifiuti da inviare in discarica.
La tipologia di impianto previsto ad Ancona non è coerente con la Strategia Rifiuti Zero perché prevede la produzione di CDR. Nulla si sa in quale località e in quale possibile impianto verrà bruciato (cementificio, centrale elettrica o altro). Tuttavia potrebbe essere riprogettato per avere, oltre alla già prevista linea di compostaggio, una linea di TMB.
Nell’ottica della futura riunificazione tra il bacino 1 e il bacino 2, l’impianto di Ancona potrebbe servire tutto il territorio provinciale. Quinti si potrebbe valutare la possibilità che nella linea di TMB venga trattato anche il residuo prodotto dai comuni del bacino 2, che hanno comunque bisogno di un impianto di TMB del residuo. In questa ipotesi si potrebbe giungere ad un accordo tra i comuni che preveda la realizzazione dell’impianto di Ancona di TMB che serva tutta la provincia.
In alternativa, per evitare un trasporto eccessivo dei rifiuti (il residuo del bacino 2 verso Ancona e viceversa il prodotto del TMB da Ancona alle discariche del bacino 2), l’impianto di Ancona potrebbe servire solo il bacino 1, mentre per il bacino 2 si potrebbe realizzare un altro piccolo impianto di TMB. Infine, l’impianto di TMB di Ancona e/o quello del bacino 2 potrebbero essere progettati come quelli già esistenti in altre zone d’Italia capaci di recuperare il 100% del residuo.
In ogni caso, se la strada del porta a porta viene perseguita con decisione, da subito, l’esigenza della discarica sarà sempre più residuale, per cui potrebbero risultare sufficienti quelle già esistenti a Corinaldo e Maiolati Spontini.
Pertanto chiediamo che nella revisione del piano provinciale dei rifiuti:
venga realizzata in tutti i comuni della provincia una raccolta porta a porta spinta come previsto dalla Strategia Rifiuti Zero;
vengano adottate le azioni per ridurre la produzione dei rifiuti (vedi elenco che segue);
venga esplicitata la non produzione di CDR;
venga modificata la tipologia di impianto di selezione e trattamento a biocelle prevista nel bacino 1 a favore di un impianto di compostaggio e di TMB;
venga dichiarata l’impossibilità di realizzare qualsiasi impianto nella bassa Vallesina, già riconosciuta “area ad elevato rischio di crisi ambientale” (AERCA), area dove gravano attività industriali altamente inquinanti, grandi infrastrutture di trasporto, insediamenti civili, e particolari condizioni di rischio idrogeologico.
Di seguito elenchiamo alcune azioni per ridurre la produzione di rifiuti che andrebbero messe in campo.
Vendita dei prodotti alla spina o con vuoto a rendere
Nella provincia di Ancona esistono già esperienze di vendita alla spina di detersivi, di bevande e di generi alimentari. Andrebbero promosse con una maggiore comunicazione pubblica e incentivate con contributi pubblici.
Acqua del rubinetto
La nostra acqua pubblica è di buona qualità, anche meglio di molte acque minerali in commercio, quindi va promosso il suo utilizzo e va disincentivato l’acquisto di acqua in bottiglia. Nei bar e nei ristoranti deve essere servita acqua del rubinetto, mentre quella in bottiglia solo se richiesta dal cliente.
No alla cultura dell’usa e getta
Si potrebbe ad esempio vietare l’utilizzo di stoviglie usa e getta di plastica nelle mense, sagre, feste e in tutti quegli eventi pubblici con somministrazione di cibi e bevande. In alternativa possono essere usate stoviglie lavabili e riutilizzabili oppure monouso, ma in materiale biodegradabile.
Riduzione degli imballaggi
I produttori dovrebbero utilizzare solo l’imballaggio strettamente necessario e ridurne il suo utilizzo per scopi di marketing. Inoltre va incentivato l’utilizzo di imballaggi a rendere, realizzati in materiale riciclato e riciclabili a loro volta.
Noleggio
La sua promozione permette di condividere e utilizzare lo stesso bene da parte di più persone.
Mercato dell’usato
Le isole ecologiche dei Comuni potrebbero ospitare un centro dell’usato. Si potrebbe formare e impiegare nuovo personale per riparare elettrodomestici o mobili che potrebbero poi essere venduti o dati in beneficenza.
Autocompostaggio domestico
Occorre incentivare chi ne ha la possibilità a gettare tutti i rifiuti umidi (scarti alimentari, sfalci, potature) nella compostiera per farne compost di qualità. La compostiera andrebbe fornita gratuitamente e andrebbe riconosciuta una riduzione della tassa/tariffa dei rifiuti a chi pratica l’autocompostaggio.
Acquisti pubblici verdi
Gli enti pubblici dovrebbero acquistare prodotti in materiale riciclato (specialmente carta e legno-arredo).
Ancona, 25 febbraio 2008
Ambasciata dei Diritti Ancona
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