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riprendiamoci il futuro

 

  

Importante successo della manifestazione dei lavoratori Telecom contro i licenziamenti

 

                                   

 

Una bella manifestazione, ha titolato il giorno dopo “il Manifesto”. Ed è stata davvero una gran bella manifestazione questa indetta da CGIL CISL e UIL -cui hanno aderito anche le altre sigle sindacali tranne l’UGL- che ha portato migliaia di persone (8.000 per le agenzie di stampa) in corteo a Roma a chiedere il licenziamento di un management incapace.

 

In testa al corteo i lavoratori della TILS dell’Abruzzo, colpiti con 70 licenziamenti, un altro terremoto di nome Telecom.

 

Una azienda priva di senso di responsabilità, incapace di gestire una fase delicata in cui necessitano ricapitalizzazioni, investimenti, nuovi e più efficaci assetti regolatori e proprietari. Ma invece di piani industriali questa azienda è in grado solo di proporre svendite di aziende importanti ed in attivo, come è la Sparkle.

 

Anche dall’Emilia e dalla Romagna tanti lavoratori, di tutti i reparti, segno di una buona consapevolezza della gravità dello scontro ma anche di una rinata fiducia nelle proprie forze.

 

Al rientro, nonostante le poche ore di sonno, era palpabile la soddisfazione per aver fatto la cosa giusta.

 

Lo sciopero -sostenuto anche in questo caso da tutte le sigle sindacali tranne l’UGL(!)- ha superato il 70% di adesioni ed i mezzi di informazione questa volta sono stati meno “distratti” del solito nel darne conto.

 

A proposito di queste “distrazioni” è bene ricordare -come denunciava il periodico “L’Espresso” qualche mese fa- che le aziende di telecomunicazioni sono tra i grandi investitori in pubblicità a favore delle Reti del premier. La Telecom, nello specifico, avrebbe investito 91 milioni (su 194 milioni di budget complessivo) nelle reti Mediaset, mentre la quota RAI si è ridotta a 37 milioni.

 

Il Ministero -subito dopo la manifestazione- ha ribadito la sua intenzione di riconvocare le parti  nel tentativo di evitare i licenziamenti.

 

Il sindacato da parte sua ha ribadito che le trattative possono riprendere solo se questa azienda rinuncia a tutti i licenziamenti così come ai trasferimenti coatti, se si impegna per il mantenimento dei livelli occupazionali delle aziende esternalizzate e se rispetta tutti gli accordi sindacali presi in precedenza.

 

 

Le gravi conseguenze del referendum elettorale

 

Vi riportiamo ampi stralci di una nota del dipartimento Riforme Istituzionali della CGIL che entra nel merito della consultazione referendaria sul sistema elettorale. L’obiettivo è quello di dare un’attenta informazione perché ciascuno possa poi decidere liberamente, perché -come è noto-  la CGIL su materie non direttamente attinenti alle proprie competenze, non dà indicazioni sul comportamento di voto.

 

(…) Il primo punto da evidenziare è che, fermo restando che riteniamo una vera porcheria l’attuale legge, non è vero che col Referendum si abroga il “porcellum” come alcuni esponenti politici vanno dicendo. Il Referendum abroga soltanto alcune disposizioni della legge vigente per cui il porcellum continuerà ad applicarsi ad eccezione delle parti abrogate.

 

L’unico effetto positivo sarebbe quello di impedire le candidature multiple ma verrebbe confermato, in peggio, l’impianto attuale e certamente non inciderebbe su quello che è il grosso problema della legge attuale: il mancato rapporto tra cittadini ed eletti ed un concetto di rappresentanza che rasenta l’incostituzionalità, tenendo conto anche dell’inosservanza dell’art.51.

 

Gli elettori sono infatti espropriati della possibilità di concorrere a determinare la composizione del Parlamento in quanto tutti i “rappresentanti” del popolo sono nominati dai partiti.

 

In questo modo il principio costituzionale della rappresentanza attraverso la quale i cittadini concorrono a determinare la politica nazionale, ha subito uno svuotamento significativo.

 

Vi sono dunque già dubbi di costituzionalità sul “porcellum”, ma ciò che risulterebbe dal Referendum sarebbe ancora peggio perché si consentirebbe ad una minoranza anche esigua, ad un solo partito, soltanto perché prende un voto in più del secondo partito, di avere il 55% dei seggi alla Camera e i premi di maggioranza al Senato.

 

E’ evidente il rischio che questo possa poi anche cambiare da solo la Costituzione o, addirittura, con qualche alleanza raggiungere la maggioranza dei due terzi che preclude il Referendum sui progetti di riforma costituzionale.

 

Se il Referendum raggiungesse il quorum e se vincesse il SI sarebbe facile dire che quel che rimane del porcellum avrebbe avuto la sanzione del voto popolare, e infatti lo si sta già dicendo molto chiaramente per cui risulta un’utopia dire che a quel punto si può cambiare la legge in Parlamento(…)