Siamo qui a nome del movimento dell'Onda universitaria, dei gruppi studenteschi dell'UDU e di Sinistra Universitaria, per esprimere la nostra contrarietà ad un'iniziativa assembleare che altro non è che una mera illusione di democrazia.
Il percorso che questa assemblea inaugura, infatti, è tutto fuorché un percorso aperto, di confronto, come invece ci si aspetterebbe nel momento in cui ci si appresta a riscrivere lo statuto, la carta costituzionale della nostra comunità.
Il metodo con cui questa commissione è stata composta palesa la mancanza di volontà nell'affrontare le problematiche che sono alla base della crisi che il nostro ateneo sta attraversando.
Non soltanto coloro che per la maggior parte compongono la commissione d'ateneo per la modifica delle regole di governo, sono le stesse persone che come membri degli organi collegiali hanno portato l'università allo stato di attuale disastro, ma si avverte la mancanza di uno spirito comunitario di gestione e condivisione delle scelte, e di trasparenza nella gestione dei processi.
Anche noi riteniamo assolutamente necessario riformare la governance della nostra università, perché l'attuale sistema favorisce l'instaurarsi di dinamiche clientelari, la difesa di interessi particolari a discapito di quelli dell'intero mondo universitario.
Si può sperare di uscire da questa crisi soltanto attraverso la riscrittura partecipata delle regole comuni, consci che non è sufficiente cambiare le norme del governo per risolvere i nostri problemi, ma è anzi necessario mettere mano a tutti i settori collegati alla vita universitaria, interrogandosi sulla valenza e la funzionalità del diritto allo studio, del welfare studentesco, dei servizi.
Per fare questo riteniamo necessario che il confronto non avvenga secondo granitici rapporti di forza prestabiliti, ma anzi la strada maestra non possa essere che quella della pariteticità tra la componente strutturata e quelle non strutturate e studentesca.
Per questo motivo abbiamo espresso la nostra contrarietà alla composizione dell'attuale commissione e ci siamo rifiutati di nominare la componente studentesca all'interno della stessa.
Chiediamo pertanto che venga rivista da zero la composizione della commissione: nel caso contrario Vi assumerete la responsabilità di riscrivere lo statuto della comunità universitaria senza una parte fondamentale di essa.
In ogni caso, ma in particolar modo se da questo percorso saremo esclusi, costruiremo un percorso parallelo, aperto alle istanze di tutte le componenti universitarie, che rifletta sulle ragioni della crisi, sulle riforme che l'università ha subito in questi anni, su una nuova governance basata sul principio dell'equa rappresentanza delle componenti negli organi maggiori e attivi meccanismi di partecipazione diretta dell'intero mondo universitario.
Perchè è inaccettabile la mancanza di trasparenza di cui il mondo accademico ha dato prova in ogni momento delicato, come nell'approvazione del protocollo d'intesa con la regione toscana, in cui nei fatti si delinea la trasformazione in fondazione degli atenei toscani.
A nostro parere così si avalla la logica della 133, ponendo nei fatti in vendita il sapere e la conoscenza: Siena diventa ancora una volta il terreno di sperimentazione per l'ennesima riforma demolitrice del sistema pubblico della formazione.
Come abbiamo fatto nei mesi scorsi continueremo a portare avanti le nostre istanze, e promettiamo che non permetteremo mai che l'ennesimo scempio si compia sulla nostra testa.