Le partite non finiscono mai
Darwin Pastorin,
Ed. Feltrinelli, 1999,

"Trent’anni fa c’era un altro mondo, c’erano altri ideali e, come potete immaginare, c’era un altro calcio. Il calcio dei giocatori-bandiera, delle maglie senza sponsor, degli ingaggi contenuti, dei numeri che connotavano il ruolo, degli stadi che erano stadi e non faraoniche cattedrali."

Questo è l’incipit di uno dei quattordici racconti che compongono il libro, e può essere considerato il suo riassunto e il suo filo conduttore."Le partite non finiscono mai" è un viaggio delizioso nei ricordi, antichi e recenti, legati al calcio, dalle cose più piccole e intime agli eventi più noti e fragorosi, dai personaggi sconosciuti ai campioni esaltati in tutto il mondo.Darwin Pastorin, giornalista cresciuto in Brasile, attuale direttore dei programmi sportivi di Stream, tifoso dichiarato e fazioso del Palmeiras e della Juventus, riesce in appena 133 pagine a fare una splendida dichiarazione d’amore al calcio e nello stesso tempo a lanciare un grido, arrabbiato ed angosciato, per quello che esso sta diventando.Esilarante la figura della madre dell’autore, grandissima esperta di calcio, che telefona al figlio durante una riunione di redazione per segnalargli lo stopper del Bochum, e che fa biechi ricatti morali ai nipotini per convincerli a tifare per la sua squadra del cuore; emozionanti e toccanti, senza mai cadere nel patetico, le pagine dedicate a Superga, a Meroni e all’Heysel.Strano giornalista sportivo, Darwin Pastorin, lontano anni luce dalle urla, dai biscardismi, dalle polemiche fini a se stesse, dagli odi e dalle pacchianate di cui il calcio attuale è pieno.Ed è per farvi capire che cosa troverete in questo libro, che vogliamo chiudere, così come abbiamo cominciato, con una citazione:"Quando il calcio diventa ricettacolo di odi e di veleni, scusate, ma mi metto in disparte. Non ci sto. non ci sto ad accendere la miccia di una polemica, a diventare fautore di processi del lunedì. Per me il pallone continua ad essere un ‘sogno fanciullo’, la magia del prato verde, l’euforia del bel gol, la folla che pare trabocchi nel campo."