In applicazione degli articoli 11 e 23 della L.R. 26.03.1999, n. 10, e successive modificazioni ed integrazioni, viene predisposto il presente Studio (SIA) per la Valutazione di Impatto Ambientale (VIA), riguardante il progetto di nuovo cantiere della concessione mineraria di sali magnesiaci, denominata “Schievenin”, situata in località Schievenin, nel Comune di Quero (BL) e con le relative pertinenze: costruzione della galleria Schievenin ed adeguamento della strada di arroccamento (Figura 1 – Ubicazione della miniera – Atlante Touring Club Italiano, scala 1 200.000).
Il suddetto intervento è costituito da progetti previsti dalla lettera l) “Attività di coltivazione di minerali solidi” dell’Allegato A1 – “Progetti assoggettati alla procedura di VIA in tutto il territorio regionale” della sopra richiamata L.R. 10/1999.
Vengono presentati, anche, gli elaborati per la Valutazione di Incidenza e quelli previsti per la Relazione sul Paesaggio.
In fine viene chiesto, sempre contestualmente, il rinnovo della suddetta concessione mineraria, rilasciata l’ 11.03.1988, con decreto del Distretto Minerario di Padova, per la durata di 20 anni.
Titolare della concessione “Schievenin” e Proponente del SIA è la Ditta Rech Gianfranco e Marziano s.n.c., con sede a Quero, Provincia di Belluno, località Schievenin, n. 74/H CF e PI 00080050255.
Nella presente relazione, pertanto, sono illustrati, i contenuti dello studio, trattati sulla scorta dell’esperienza già maturata in precedenti lavori ed in base ai dati e notizie ricavati da documenti, soprattutto di Enti pubblici (Regione Veneto, Provincia di Belluno, Comunità Montana Feltrina e Comune di Quero) oltre che dai contribuiti dell’attività scientifica a livello universitario o da lavori originari dei singoli professionisti incaricati.
I contenuti sono svolti nel rispetto di quanto previsto, sulla Valutazione di Impatto Ambientale, sulla Valutazione di Incidenza e sulla Relazione paesaggistica, dalla normativa stabilita dalle leggi regionali e statali, coerentemente applicate al caso in esame.
L’intervento proposto interferisce, infatti, direttamente con il sito classificato SIC ZPS: IT 3230022, denominato “Massiccio del Grappa”,
L’intervento ha lo scopo di perseguire le migliori condizioni possibili di compatibilità ambientale per l’attività mineraria e contemporaneamente di garantire, per una congrua prospettiva temporale, la fornitura della materia prima, ricavata dalla dolomia, per i molteplici impieghi ai quali viene destinata, con beneficio economico-sociale non solo per l’impresa, ma anche a favore dei lavoratori diretti del settore e di quelli del vasto indotto.
La titolare della concessione si avvale della procedura di VIA “Unificata” ai sensi degli artt. 11 e 23 della L.R. 26.03.1999, n. 10, ai fini del rinnovo della concessione, dell’ottenimento contestuale del giudizio di compatibilità ambientale e dell’autorizzazione dell’intervento: nuovo cantiere di coltivazione, costruzione della galleria Schievenin ed adeguamento della strada di arroccamento, opere pertinenziali della miniera.
Figura 1 – Ubicazione della miniera – Estratto da Atlante De Agostini
L’intervento è caratterizzato dai seguenti elementi essenziali:
superficie della concessione mineraria ha 33.00.00
nuovo progetto di coltivazione
- volume totale del materiale m3 7.950.000
I° stadio m3 250.000
II° stadio m3 1.225.000
III° stadio m3 1.185.000
IV° stadio m3 2.300.000
V° stadio (finale) m3 2.990.000
durata degli stadi
I° stadio anni 3
II° stadio anni 5
III° stadio anni 5
IV° stadio anni 9
V° stadio anni 12
opere pertinenziali della miniera:
galleria Schievenin;
adeguamento della strada di arroccamento.
Il progetto di coltivazione all’interno dell’area di concessione della miniera “Schievenin”, sarà sviluppato, presumibilmente, in un arco temporale di circa 36 anni, compresi gli anni necessari per completare le operazione di ricomposizione ambientale; infatti, la ricomposizione comincia e finisce due anni dopo l’inizio dei lavori (Tabella 3.4.1.b – Cronoprogramma).
L’incarico di redigere lo Studio di Impatto Ambientale, la Valutazione di Incidenza e la Relazione sul Paesaggio, relativamente all’intervento proposto, è conferito dalla Ditta Rech Gianfranco e Marziano s.n.c., titolare della concessione mineraria “Schievenin” dal 1988 e Proponente, al Gruppo di lavoro composto come di seguito evidenziato:
Dott.ssa For. Agazia Elena (Paulownia Italia s.r.l.)
per la redazione e il coordinamento dello studio riguardanti gli aspetti della vegetazione, flora e fauna, degli ecosistemi, del paesaggio, della valutazione di incidenza e della ricomposizione ambientale del progetto di coltivazione;
collaboratori:
Dott.ssa For. Zane Giorgia;
Geom. Gaetano Rocco Guadagno;
Dott. Ing. Pasqua di Bisceglie Nicola
per la redazione ed il coordinamento dello studio riguardanti gli aspetti dell’atmosfera, i rumori, le vibrazioni e le infrastrutture, la salute e sicurezza interna ed esterna al cantiere;
Dott. Geol. Scaramuzza Luigino
per il coordinamento generale e la redazione dello studio riguardante gli aspetti sulle generalità della dolomia, del quadro programmatico, delle alternative progettuali, delle risorse energetiche, della salute e sicurezza umana, dei beni culturali, della viabilità e traffico, della situazione socio – economica, delle sintesi generali degli impatti e delle mitigazioni, delle risultanze finali;
collaboratore:
per. ind. Scaramuzza Luca (ESSELLE.NET di Luca Scaramuzza);
Dott.ssa Geol. Vuillermin Michéle Luisa (Comitgeo s.r.l.)
per la redazione ed il coordinamento dello studio riguardanti gli aspetti del quadro progettuale, degli ambienti idrico (con modellazione idrologica distribuita), suolo e sottosuolo, dell’idrogeologia, della geomeccanica, delle caratteristiche specifiche del progetto di coltivazione, particolarmente sotto il profilo dell’estrazione, con relativi impatti e mitigazioni;
collaboratori:
Comitgeo s.n.c.
Dott. Geol. Marchesi Stefano;
Dott. Geol. Pisoni Alberto;
Dott.ssa Mazzanti Mariarosa;
Dott.Geol. Pasquazzo Rodolfo.
Inoltre hanno collaborato:
Geom. Canavese Erminio (Virtualgeo s.r.l.)
per il rilevamento topografico;
Dott. Ing. Garzon Franco
per la progettazione delle pertinenze esterne della miniera;
Silaq Veneto s.r.l
per i rilievi fonometrici;
Dott. Geol. Maurice Vuillermin
della Comitgeo s.n.c. per il rendering in 3 D della miniera.
Il materiale, oggetto dei lavori di coltivazione, è dato dalla Dolomia principale del Trias superiore e dalla dolomia del Giurese inferire.
La dolomia, in generale, fa parte delle rocce carbonatiche. Essa è costituita prevalentemente dal minerale denominato dolomite, che è il sale doppio di carbonato di calcio e di carbonato di magnesio – Ca Mg(CO3)2.
Esistono dolomie primarie, che sono rocce formate per diretta precipitazione chimica di dolomite in ambienti lagunari o marini poco profondi, tendenzialmente iperhalini.
Trattasi di rocce molto rare ed industrialmente non importanti. Esistono, altresì, dolomie secondarie, derivate da sostituzione metasomatica molto avanzata o completa del carbonato di calcio CaCO3 di originari calcari con dolomite.
Questo fenomeno, detto di dolomitizzazione, si realizza nel corso di periodi di tempo variabili dalle centinaia di migliaia ai milioni di anni, durante i quali avviene la progressiva dissoluzione di quantità infinitesimale di carbonato di calcio e, contemporaneamente, la precipitazione di dolomite nello stesso sito.
Come emerge (Frizzo P. 1991) dalla Figura 1.2.1 - Diagramma composizionale schematico per le comuni rocce carbonatiche (calcite – dolomite – minerali insolubili), la dolomia è costituita, per la quantità del 100%, 90% dal minerale dolomite - Ca Mg(CO3)2 - e per la quantità dello 0% - 10 % dal minerale calcite - CaCO3 .
La dolomite stechiometrica (E. Artini 1957, 1959) è costituita come segue:
MgCO3 45,7 % CaCO3 54,3%
In natura, tuttavia, si rilevano le seguenti vicarianze:
Mg sostituibile da Ca, Fe, Mn, Zn, Co, Ni, ecc.;
Ca sostituibile da Ba, Pb.
Il ferro e/o il manganese, in vicarianza del magnesio, conferiscono leggere colorazioni avorio o rosato alla dolomite.
In assenza dei due metalli suddetti, la colorazione si presenta bianca od incolore.
Figura 1.2.1 - Diagramma composizionale schematico per le comuni rocce carbonatiche (calcite – dolomite – minerali insolubili)
La dolomite, sottoposta a riscaldamento, subisce decomposizione nei seguenti successivi stadi:
a 880° C Ca Mg(CO3)2 ---------------------> CaCO3 + Mg0 + C02
a 940°C CaCO3 ---------------------> Ca0 + C02
L’impiego della dolomia è legato al suo contenuto di MgO e alla presenza di Fe2O3, Al2 O3 , SiO2, Mn2 O3 ed eventualmente di tracce di S, P, Zn, Cu.
In generale la dolomia, come il calcare compatto, ha peso specifico variabile tra 2,70 – 2,90, peso di volume tra 2,65 - 2,85 e coefficiente di resistenza alla compressione 800 – 900 Kg/cm2.
La Dolomia principale è una dolomia secondaria.
Dai risultati (V. Fenti 1989) delle analisi chimiche, eseguite il 14.05.1971 dalla Dott. Siena dell’Istituto di Mineralogia dell’Università di Ferrara, sono emersi i risultati riportati nella seguente Tabella 1.2.1.a - Analisi chimiche di dolomia della miniera “Schievenin”, in Quero (BL)
Tabella 1.2.1.a - Analisi chimiche di dolomia della miniera “Schievenin”, in Quero (BL)
Dolomia principale miniera Schievenin | % |
CaCO3 | 55,22 |
MgCO3 | 44,71 |
Fe, Al, SiO2 | 0,07 |
In data 30.01.1986 analisi eseguite dal Laboratorio della Cementi Piave S.p.a hanno dato i risultati riportati nella seguente Tabella 1.2.1.b - Analisi chimiche di dolomia della miniera Schievenin
Tabella 1.2.1.b - Analisi chimiche di dolomia della miniera Schievenin
Dolomia principale miniera Schievenin | % |
CaCO3 | 54,55 |
MgCO3 | 45,06 |
SiO2 | 0,16 |
R2O3 | 0,11 |
Na2O | tracce |
K2O | assente |
CaO | 30,55 |
MgO | 21,55 |
Perdita al fuoco C02 | 47,55 |
Per opportuno confronto vengono riportati i dati stechiometrici della dolomite cristallina purissima nella tabella che segue: Tabella 1.2.1.c - Dati stechiometrici della dolomite
Tabella 1.2.1.c - Dati stechiometrici della dolomite
Dolomia principale miniera Schievenin | % |
CaCO3 | 54,3 |
MgCO3 | 45,7 |
CaO | 30,4 |
MgO | 21,7 |
C02 | 47,9 |
Mg | 13,2 |
Ca | 21,7 |
I dati complessivi documentano trattarsi di una dolomia con eccezionale contenuto di Mg0 (21,55 %) ed elevate caratteristiche di purezza (Fe , Al, SiO2 = 0,07%).
Queste caratteristiche hanno trovato positivo apprezzamento da parte del Consiglio Superiore delle Miniere nella seduta del 18.07.1990, oggetto n. 1.
Infatti – di fronte al dilemma se la dolomia doveva essere classificata miniera o cava - il Consiglio Superiore delle Miniere, prendendo in esame le concessioni minerarie di sali magnesiaci, denominate “Costa Alta”, in territorio del Comune di S. Nazario (VI) e “Schievenin”, in territorio del Comune di Quero (BL), ha “Considerato che il minerale dolomite prodotto nelle due concessioni risulta con un grado di purezza elevato e di un non frequente rinvenimento nelle comuni rocce dolomitiche, tale da consentire l’uso nell’industria chimica e metallurgica in ragione delle caratteristiche chimico – fisiche che la presenza del metallo magnesio gli conferisce”.
Il Consiglio Superiore delle Miniere ha rilevato, quindi, che per le suddette caratteristiche, nei casi esaminati come in altri similari, il minerale dolomite deve essere collocato tra i sali magnesiaci e, conseguentemente, fra le sostanze che il R.D. 29.07.1927, n. 1443 – legge mineraria fondamentale dello Stato – classifica di prima categoria, alla quale appartengono le miniere.
Conclusivamente ha ritenuto, pertanto, che le concessioni minerarie per sali magnesiaci, denominate “Costa Alta”, ricadente nel territorio del Comune di S. Nazario (VI), e “Schievenin”, ricadente in quello del Comune di Quero (BL), rilasciate dall’Ufficio distrettuale di Padova, sono conformi ai criteri della legge mineraria.
Sulla base della letteratura specialistica (A. Desio 1958 – Carr & Rooney 1983 – A. Dal Prà 1987 – O’ Dricoll 1988 – Marteau 1989 – P. Frizzo 1999) è possibile evidenziare i principali impieghi della dolomia e i relativi prodotti derivati nei settori dell’industria, dell’agricoltura e delle costruzioni.
Gli impieghi delle dolomia, come precedentemente evidenziato, dipendono dal contenuto di magnesio e dal livello della sua purezza. Ma costituisce importante elemento concorrente per l’impiego l’ubicazione del giacimento, rispetto alla viabilità ed il rapporto con l’area di consumo.
Per questa circostanza, infatti, può accadere che quantitativi notevoli di dolomia, anche di elevata purezza, e pertanto, utilizzabili in varie applicazioni industriali (siderurgia, chimica, refrattari, ecc.), servano come semplici materiali litoidi di largo impiego.
I settori di impiego della dolomia sono:
Industria
La dolomia destinata all’industria, impropriamente denominata dolomite, è una formazione rocciosa con rilevante contenuto del minerale dolomite con Mg0 > 18% - 19% e, di norma, quantità molto limitate di Fe2O3, Al2O3, SiO2 , che vengono impiegati senza preventivo trattamento.
La dolomia pura ed altamente pura trova impiego nelle seguenti principali applicazioni industriali:
Magnesio metallico
Vengono utilizzate dolomie ad elevato contenuto in magnesio (Mg > 19% con tenori relativamente bassi in Al, Fe, Mn, e minimi contenuti in alcali e SiO2.
Calcinata e miscelata con ferrosilicio (FeSi), la dolomia viene riscaldata a 1200° - 1500° C in appositi forni a vuoto (processo pirometallurgico o silicotermico); il magnesio evolve in forma gassosa e viene recuperato per condensazione.
Il processo produce gran parte del magnesio metallico mondiale.
Fino alla fine della prima guerra mondiale, il magnesio elementare era usato, per lo più, nei fuochi d’artificio e nei bulbi delle lampadine per lampi fotografici (flash), che sfruttavano la sua grande reattività con l’ossigeno dell’aria e la forte luminosità prodotta dalla reazione.
Da quel tempo si sono sviluppati molti altri usi del metallo e delle leghe che sono state realizzate.
Il magnesio è più leggero dell’alluminio e viene impiegato nelle leghe con alluminio stesso per allegerirne la densità e migliorarne la resistenza alla corrosione in ambiente basico.
Esso è anche impiegato come agente riducente per produrre altri metalli come il titanio, l’uranio e il berillio dai loro composti.
Fonderia
Dolomia, aggiunta nella misura di 20 – 25 Kg per ogni tonnellata di acciaio, abbassa la temperatura di fusione, induce maggiore fluidità e favorisce l’eliminazione con le scorie di silice alluminio, zolfo, fosforo, ecc.
Per questo tipo di impiego non occorre che la dolomia sia particolarmente pura:
con Mg 0 > 18% ; SiO2 2% - 6%; Al2 O3 < 4% e solo tracce minime di S, P, Zn, Cu.
La dolomia, in particolare, rispetto ai calcari, garantisce una migliore salvaguardia dei rivestimenti refrattari dei forni.
Grande quantità di dolomia per uso industriale viene ancora utilizzata dal settore siderurgico.
Industria vetraria
Il vetro, scoperto circa 4000 anni fa dai Fenici o dagli Egizi, è un materiale oggi impiegato per innumerevoli usi: bottiglie, bicchieri, vasi, contenitori, finestre, finestrini delle auto, ecc.
Il vetro è un materiale duro, fragile e trasparente, che si ottiene per fusione di una miscela di sabbia quarzosa e di calcare puro, già calcinato e trasformato in calce spenta, con l’aggiunta di quantità variabili di fondenti.
Viene considerato un liquido a viscosità molto elevata. Dolomia e calcare abbassano il punto di fusione della miscela e conferiscono stabilità e brillantezza ai vetri. Nella miscela entrano quantità di dolomia variabili da 0% ad oltre il 15%, a seconda delle manifatture.
Il magnesio migliora la lavorabilità dei fusi utilizzati nella fabbricazione di contenitori ed articoli pressati e aumenta la durezza e la resistenza dei vetri.
I metalli coloranti (Fe2O3 + Mn2O3) sono complessivamente tollerati nella dolomia per contenitori e comuni vetri bianchi in quantitativi compresi tra 0,1% - 0,04%. Dannosa è la presenza di granuli infusibili a 1300°C, nonché quella di Cu, Ni, Cr, V.
I materiali naturali devono essere sufficientemente puri (A. Dal Prà 1987).
Contenuti apprezzabili di ossido di ferro, compromettono la trasparenza del vetro e lo colorano: per vetri da finestra è tollerata una quantità di ferro fino a 0,5%, per ottenere vetri della migliore qualità sono usati materiali praticamente privi di ferro.
Lana di vetro
Dalla dolomia, anche non particolarmente pura, è possibile ottenere lana di vetro, tramite fusione e successiva trafilatura.
Prodotti ceramici
La dolomia viene impiegata come smagrante (A. Dal Prà 1987) nella preparazione delle ceramiche, fabbricate con argilla più pura e più accuratamente lavorata di quella per laterizi.
I prodotti ceramici comprendono una vasta gamma di oggetti: piastrelle, vasche, articoli sanitari, tubazioni, recipienti, oggetti casalinghi, decorativi ed artistici.
Refrattari dolomitici
I refrattari dolomitici basici sono costituiti da MgCO3 ed hanno il punto di fusione a 2570° C - 2580°C.
Le dolomie devono contenere almeno 85% – 90% di dolomite con discreti contenuti in silice, alluminio e ossidi di ferro e/o Mn (A. Dal Prà 1987).
Se queste sostanze sono insufficienti, occorre procedere con aggiunte correttive in modo di avere, mediante sinterizzazione a 1600° C, un prodotto con 1% - 4% di Al2 O3 + Fe2O3 + Mn2 O3 e 1% - 2% di SiO2.
Sono refrattari i materiali che – impiegati in rivestimenti interni di forni, camere di combustione e focolai – sopportano temperature elevate senza deformarsi o fondere.
Per consuetudine devono avere una resistenza al calore di 200° C superiore a quella di lavoro.
Calce dolomitica ed altre applicazioni
Da dolomia di pezzatura 30 – 60 mm, con discreti contenuti di silice (1% - 2%), in allumina, ossidi di Fe e/o Mn (1% - 4%), calcinata a diverse temperature sono derivati i seguenti principali prodotti:
dolomia semicalcinata (Mg0CaC03 ) è ottenuta per riscaldamento a 800° C. Serve a:
separare solo il carbonato di magnesio (MgCO3);
preparare, con specifici reagenti, i seguenti prodotti:
articoli di poliestere;
derivati del carbonato di magnesio (MgCO3);
cementi da presa rapida. Nel cemento Portland l’ossido di magnesio (Mg0) deve essere non superiore al 3%;
dolomia calcinata (CaMg03) è ottenuta per riscaldamento a 1000° C. Serve a:
produrre calce aerea;
realizzare stabilizzazione di suoli argillosi;
effettuare disinfezioni;
depurare acque reflue dell’industria tessile o comunque contenenti F, As, metalli pesanti e silice;
procedere alla desolforizzazione di fumi di scarico di centrali termoelettriche;
produrre l’ossido di magnesio (Mg0) e di carbonato di magnesio (MgCO3) dall’acqua del mare, purchè la dolomia sia particolarmente pura. Il processo consiste nel passaggio della dolomite - CaMg(CO3) 2 - a dolomite calcinata (CaMg03) e a idrossido di magnesio Mg(0H)2, il quale comprende non solo il magnesio che proviene dall’acqua di mare, ma anche quello della dolomia.
Agricoltura
Emendanti per l’agricoltura
Dolomie e calcari, non necessariamente puri, finemente macinati, servono a neutralizzare l’acidità di suoli agricoli e garantiscono una migliore utilizzazione del fosforo e di vari oligoelementi da parte della vegetazione.
Dolomite e calcari dolomitici hanno il vantaggio di fornire Mg utile per alcune coltivazioni.
Molti concimi minerali, infatti, sono a base di carbonato di calcio e magnesio (calcare magnesiaco, dolomia) oppure di solfato di potassio contenente sali di magnesio.
Costruzioni
Il comparto delle costruzioni assorbe ingenti quantitativi di dolomie, spesso anche di prima qualità (O’ Driscoll, 1988). I principali impieghi sono sottoelencati:
Massicciate ferroviarie
Per massicciate ferroviarie (ballast) occorrono rocce dure, non gelive e non facilmente alterabili.
La dolomia, nella pezzatura 30 – 60 mm, è tra le rocce che risultano associare meglio i requisiti suddetti.
Strade
Nello strato di base delle strade viene impiegato il pietrisco dolomitico e calcareo – dolomitico per la capacità legante e di consolidamento naturale dei frammenti: i carbonati, che in minima parte si sciolgono nell’acqua, vanno a cementare gli elementi calcarei e dolomitici.
Il pietrisco di dolomia, mescolato con idrocarburi come leganti ( bitume o catrame), forma la pavimentazione della strada (asfalto). La pezzatura commerciale è compresa tra 0 – 30 mm.
Calcestruzzo
Tra le rocce migliori per ottenere inerte per calcestruzzo figurano le dolomie e i calcari dolomitici, sotto forma di pietrisco (o ghiaia) e sabbia. Il pietrisco, normalmente, non deve superare le dimensioni di 30 mm, ad eccezione di quello destinato alle strutture di grande sezione, per le quali può arrivare fino a 70 mm. Pietrisco o ghiaia e sabbia devono essere opportunamente dosati, bene assortiti ed esenti da ogni tipo di alterazione e privi di frazione terrose, argillose od organiche e possedere una resistenza alla compressione non inferiore a quella del cemento
D) Altri impieghi
Va ricordato, in generale, che dal calcio e dal magnesio derivano tanti prodotti ormai insostituibili, principalmente nelle seguenti attività:
Farmaceutica: eccipienti ed assorbenti, dentifrici, magnesia, antiacidi e vitamine;
Alimentare: sale da cucina;
Cosmesi: cipria, talco, shampoo;
Sport: grippante per palestre e freeclimbing;
Plastica: carte di credito;
Edilizia: pitture, smalti, vernici, siliconi, sigillanti e tapparelle;
Cartaria: sigarette;
Acciaieria: lamierino magnetico;
Inchiostri;
Gomma.
La varietà degli impieghi, delle applicazioni e i necessari e crescenti prodotti derivati dai processi di trasformazione collocano la dolomia di Carpanè fra i materiali di fondamentale importanza economica e sociale, come ha ufficialmente riconosciuto il Consiglio Superiore delle Miniere, classificandola di prima categoria (parere del 18.07.1990, 0ggetto 1).
La sua coltivazione costituisce attività caratterizzata da rilevante interesse pubblico, trattandosi di un bene pubblico dalle riconosciute proprietà, indispensabile per diversificati e crescenti usi, al fabbisogno del mercato e al mantenimento dei livelli occupazionali del settore specifico e di quelli del relativo indotto. Non a caso i lavori entro il perimetro della concessione mineraria sono considerati di pubblica utilità a norma dell’art. 32 del R.D. 27.07.1927, n. 1443.
La ricerca e la coltivazione delle sostanze minerali, industrialmente utilizzabili, riguardano due categorie di attività estrattiva, le miniere e le cave, distinte dall’art. 2 del R.D. 29.07.1927, n. 1443, esclusivamente dal tipo di materiale.
Nella Regione del Veneto la quantità e la qualità di materiale estratto da cave, distinte per Provincia, sono riportate nella Tabella 1.2.3 - Quantità di materiale estratto (m3) da cave nelle Province del Veneto nell’anno 2005.
Tabella 1.2.3 - Quantità di materiale estratto (m3) da cave nelle Province del Veneto nell’anno 2005
Materiale/Provincia | Argilla | Materiale lapideo e pietrisco | Sabbia e ghiaia | Calcare per cemento e calce |
Belluno | 110.104 | 695.010 | 0 | 163.754 |
Padova | 19.880 | 34.163 | 45.000 | 236.164 |
Rovigo | 0,00 | 0 | 0 | 0 |
Treviso | 216.474 | 6.432 | 5.741,877 | 1370 |
Venezia | 26.893 | 0 | 0 | 0 |
Verona | 0,00 | 904.780 | 1.942.125 | 65.681 |
Vicenza | 249.092 | 1.716.670 | 905.407 | 892.784. |
Totale | 622.443 | 3.357.057 | 8.634.409 | 1.359.753 |
Diversamente dalle cave, che sono in disponibilità del proprietario del suolo e vengono coltivate a seguito di autorizzazione, le miniere appartengono al patrimonio indisponibile dello Stato e vengono coltivate a seguito di concessione.
Il territorio del Veneto ha pochi giacimenti di miniera, che riguardano limitate tipologie di materiali:
marna da cemento con 3 concessioni minerarie presenti: una in Provincia di Treviso (Comuni di Possagno e Paderno del Grappa), una in Provincia di Verona (Comuni di Fumane e Marano di Valpolicella) e l’altra in Provincia di Vicenza (Comune di Villaga);
sali magnesiaci con 3 concessioni minerarie presenti: due in Provincia di Belluno (Comuni di Quero e Vas), una in Provincia di Vicenza (Comune di S. Nazario);
bentonite, caolino, terre da sbianca, terre refrattarie in Provincia di Vicenza (Comuni di Recoaro T. Posina e Laghi, Sarego, Schio, Monte di Malo).
La miniera di sali magnesiaci, denominata “Schievenin”, ricadente in località Schievenin del Comune di Quero, è una delle due miniere di uguale classificazione tipologica di materiale, esistenti nella Provincia di Belluno.
Nell’ambito di influenza potenziale (area vasta) dell’intervento proposto, come definito al paragrafo 4.1.3 – interessante esclusivamente parte del territorio di Quero - ricadono la ricordata miniera “Schievenin” e, all’interno della miniera, la cava non estinta denominata “Val Storta” della stessa Ditta.
Da ricerche svolte non risulta disponibile una generale e omogenea raccolta dell’estrazione nel tempo della dolomia.
Tuttavia è possibile trarre una significativa indicazione dell’andamento del suo fabbisogno dall’aumento crescente, avvenuto nel tempo e descritto nel precedente paragrafo, della varietà di prodotti di trasformazione derivati e dei processi tecnologici di impiego.
Più precisamente il fabbisogno di dolomia (dolomite) deriva, in particolare, dagli usi di seguito evidenziati in funzione della granulometria richiesta dal mercato:
dolomite superventilata con granulometria 0/100 μm:
la dolomite superventilata è oggi di largo impiego in svariati campi, da quello dell’industria cosmetica, all’industria ceramica (GIMAT), ai colorifici; viene inoltre utilizzata per la costruzione di guaine (General Membrane, Italiana Membrane, Nova Glass), di carta catramata, per la miscelazione degli asfalti per garantire il drenaggio superficiale;
dolomite sabbietta con granulometria 100/600 μm:
la dolomite sabbietta è un materiale testato. Oggi è utilizzato dalle più prestigiose industrie di collanti (Kera Koll, MAPEI) e per la produzione di malte d’alta qualità (Weber et Broutin);
dolomite macinata “vetreria” con granulometria 600/2000 μm:
la dolomite macinata è un materiale indispensabile per la lavorazione del vetro e viene perciò utilizzata dalle vetrerie di tutto il territorio. Per le caratteristiche chimico fisiche il prodotto conferisce al fuso una consistenza tale da poter essere lavorato con estrema facilità ma, contemporaneamente, di poter mantenere la forma assegnatagli. Per la sua alta qualità è utilizzato inoltre per la produzione dei cristalli delle più prestigiose case automobilistiche nonché per la creazione di cristalli particolarmente pregiati. Tale prodotto viene impiegato, altresì, nel settore degli asfalti (Adige Bitumi, Girardini s.pa.), Adria Strade), delle malte (Le Malte, I.P.M.), delle guaine (General Membrane, Italiana Membrane, Nova Glass);
dolomite granulare 1000/3000 μm:
la dolomite granulare è utilizzata nel campo delle fibre minerali, nella lana di roccia – lana di vetro, ma soprattutto nel campo dell’agricoltura (HУdro Agri Italia, G.V.M. S.p.a) come concime per le piante da frutta e da ornamentazione; spesso le piante, infatti, necessitano di un arricchimento minerale in termini di calcio e magnesio dovuto alla loro povertà del terreno agricolo.
La produzione della miniera alimenta con i prodotti minerari una rilevante serie di attività produttive.
La miniera “Schievenin” è ubicata in Provincia di Belluno, nel territorio del Comune di Quero, sulle pendici orientali del Massiccio del Monte Grappa.
Attualmente l’accesso alla miniera avviene dalla strada statale n. 348, passando attraverso l’abitato Nord del centro di Quero, percorrendo la valle del torrente Tegorzo, attraverso l’abitato della frazione di Schievenin e proseguendo per circa 1 Km.
La miniera ricade alla confluenza della Valle della Storta nella Valle Schievenin e si estende su un’area di 33 ha, compresa tra Costa Cavrera e Case Col Dante, a quote variabili da circa 400 m s.l.m.m. e 600 m s.l.m.m. (Figura 1.3.1 – Delimitazione dell’area della concessione mineraria“Schievenin”).
Figura 1.3.1 – Delimitazione dell’area della concessione mineraria “Schievenin”
Vengono di seguito richiamati i principali provvedimenti riguardanti la miniera “Schievenin”.
La Ditta Rech Gianfranco e Marziano s.n.c., con sede in Quero, Provincia di Belluno, loc. Schievenin n. 74, CF 00080050255, è titolare della concessione mineraria per sali magnesiaci, denominata “Schievenin”, sita in territorio del Comune di Quero, Provincia di Belluno, per la durata di 20 (venti) anni a decorrere dall’11.03.1988, data del decreto di concessione, rilasciato dal Ministero dell’Industria Commercio e dell’Artigianato – Corpo delle Miniere di Padova, su una superficie di 33 ha, per la durata di 20 (venti) anni ( Reg. 1 – Ind. e Comm. – Fg. 82 – G.U. n 142 del 18.06.1988).
In base alla citata concessione la Ditta, tra l’altro, è tenuta:
“a) ad accertarsi presso le autorità competenti che i lavori minerari non ricadano nelle aree precluse ai sensi della legge 8.08.1985, n. 431 nonchè a munirsi, ove occorra, delle autorizzazioni prescritte a tutela dell’ambiente;
ad informare ogni dodici mesi l’Ufficio distrettuale delle Miniere dell’andamento dei lavori e dei risultati ottenuti;
a fornire ai funzionari del Corpo delle Miniere i mezzi necessari per visitare i lavori ed a comunicare i dati statistici e le notizie che venissero richieste;
ad attenersi alle disposizioni di legge ed alle prescrizioni che venissero comunque impartite dall’autorità Mineraria ai fini del controllo e della regolare esecuzione delle lavorazioni;
a corrispondere allo Stato il diritto annuo anticipato di £ 105.600= (lire centocinquemilaseicento) pari a 3 3.200 per ogni ettaro compreso nell’area della concessione;
a far pervenire a questo Ufficio, entro tre mesi dalla data di concessione del presente Decreto da parte dell’Ufficio del registro, copia autentica della nota di avvenuta trascrizione all’Ufficio dei Registri Immobiliari”.
Con DD.GG.RR. n. 938 del 20.02.1992 e n. 12734 del 08.05.1992 la Ditta è stata autorizzata, nei soli riguardi del vincolo idrogeologico, all’apertura e all’esercizio della miniera distinta in catasto del Comune di Quero al foglio n. 20, mappali n. 6, 7, 11, 12, 16, 17, 18, 20, 13, 14, 8, 9, 10 e foglio n. 11, mappali n. 37, 36, 38, 39, per un superficie totale di ha 7.20.00.
In base a questa autorizzazione la Ditta “è tenuta all’osservanza delle norme previste dalle Prescrizioni di massima e di polizia forestale in vigore ed in particolare:
tutte le aree di terreno smosso e le scarpate dovranno essere quanto prima conguagliate, consolidate e rinverdite;
dovranno essere realizzati tutti gli accorgimenti atti a prevenire fenomeni erosivi ed in generale danni di natura idrogeologica;
le date di inizio e di ultimazione dei lavori dovranno essere tempestivamente comunicate al Servizio Forestale Regionale di Belluno per la vigilanza di competenza;
a garanzia della corretta e completa esecuzione degli interventi di ricomposizione ambientale dovrà essere effettuato prima dell’inizio dei lavori, un deposito cauzionale di £ 50.000.000 da effettuarsi a mezzo di libretto postale bancario, intestato alla Ditta e vincolato alla Giunta Regionale del Veneto-Servizio Forestale di Belluno;
dovranno essere osservate eventuali disposizioni integrative e provvedimenti cautelativi che il Servizio Forestale Regionale di Belluno ritenesse opportuno impartire in corso d’opera”.
Con atto del 28.04.1995, il Ministero per i Beni Culturali e Ambientali ha autorizzato, ai soli fini ambientali, in conformità del parere favorevole espresso dalla Soprintendenza per i Beni Ambientali e Architettonici del Veneto con nota n. 3314 del 20.01.1993 e del parere espresso dall’Ispettorato Tecnico Centrale in data 05.01.1995, l’attività estrattiva relativa alla concessione mineraria, denominata “Schievenin”, nel Comune di Quero (BL), demandando allo stesso Comune di accertare la conformità dell’intervento medesimo con la normativa urbanistica vigente sull’area interessata.
Nel citato atto del 28.04.1995 il Ministero per i beni Culturali e Ambientali “ha ritenuto le opere in questione compatibili con il contesto ambientale nel rispetto delle seguenti prescrizioni:
al termine dei lavori di ricomposizione ambientale dovrà essere ripristinata la sede originale dell’alveo della Val Storta;
tutti i raccordi, tra aree di scavo e di riporto, dovranno essere assimilati all’andamento naturale del terreno;
i piazzali, al termine dei lavori, non andranno mantenuti pianeggianti, ma si dovranno prevedere pendenze e raccordi con pendii circostanti il più possibili naturaliformi;
nella ricomposizione ambientale dei lotti di coltivazione non dovranno risultare visibili gradoni regolari, ma si dovrà conferire al pendio una pendenza uniforme, con porzioni di gradoni disposti irregolarmente, in modo da rendere la superficie simile alle zone naturali confinanti, caratterizzate dalla presenza di “rupi boscate”
per quanto riguarda il possibile inquinamento atmosferico ed acustico, relativo al brillamento di mine ed al trasporto del materiale di scavo a valle mediante l’utilizzo di mezzi pesanti, dovranno essere presi precisi accordi con la locale Amministrazione comunale sulla regolamentazione della attività mineraria, al fine di evitare disagi alla popolazione residente”.
Sono seguiti, poi, opposizioni, e ricorsi che hanno ostacolato lo sviluppo dell’attività di coltivazione della miniera.Rinnovo della concessione mineraria
1.3.3 Rinnovo della concessione mineraria
La Ditta proponente non ha potuto eseguire i lavori nei tempi originariamente programmati per le sopra accennate vicende non dipendenti dalla propria volontà.
La concessione mineraria per sali magnesiaci, denominata “Schievenin” in territorio del Comune di Quero (BL) è stata rilasciata dal Ministero Industria, Commercio e dell’Artigianato – Corpo delle miniere – Distretto minerario di Padova con decreto in data 11.03.1988 – Reg. 1 Ind. e Comm. – Fg – 82 – Pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 142 del 18 giugno 1988 per la durata di 20 anni (venti anni) a decorrere dalla data dello stesso decreto.
Confermando la volontà di dare attuazione ai lavori di coltivazione, in osservanza di quanto dispone la legge mineraria fondamentale dello Stato (R.D. 29.07.1927, n. 1443) sull’obbligo della coltivazione delle miniere, la ditta chiede il rinnovo della durata per il periodo di 36 anni, fermo restando l’attuale delimitazione della concessione, illustrata nella Figura 1.3.1 – Delimitazione dell’area della concessione mineraria “Schievenin”.
Lo Studio di Impatto Ambientale è sviluppato nel rispetto di quanto previsto dalla L.R. 26 marzo 1999, n.10 e successive modifiche ed integrazioni.
Per lo sviluppo dello Studio viene fatto riferimento anche alla normativa nazionale, ed in particolare a quanto previsto dall’Atto di Indirizzo e Coordinamento - DPR 12.4.96 e dal DPCM 27.12.88, che contiene le norme tecniche per la redazione degli Studi di Impatto Ambientale, adattandone l’applicazione alle specifiche caratteristiche del Progetto in esame.
Lo Studio è articolato nei 3 quadri di riferimento previsti: Programmatico, Progettuale ed Ambientale ed è completato da una Sintesi non tecnica.
Lo Studio è sviluppato sia per il nuovo progetto di coltivazione, sia per i progetti delle relative pertinenze: costruzione della “Galleria Schievenin” e “Adeguamento della strada di arroccamento”. E’ articolato nella fase di estrazione ed in quella di ricomposizione e post-ricomposizione. Include un’analisi di alternative sia rispetto al progetto di coltivazione proposto, sia rispetto alle opere pertinenziali, l’indicazione delle mitigazioni adottate per gli impatti individuati e la definizione del monitoraggio nel tempo degli impatti e dell’efficacia delle mitigazioni da attuare.
Lo Studio ha recepito quanto disposto dall’allegato A (par. 2.2) della D.G.R. n. 2803 del 4 ottobre 2002, in ordine ai progetti assoggettati a procedura di VIA, che comprendono anche la valutazione di incidenza.
Infatti, poiché il suddetto intervento interferisce direttamente con il sito classificato SIC ZPS: IT 3230022 , denominato “Massiccio del Grappa”, lo Studio di Impatto Ambientale è corredato di una sezione riguardante le verifiche relative alla compatibilità dello stesso intervento con le finalità conservative degli habitat e delle specie presenti nel sito appena specificato.
Tale documento raccoglie, infatti, la valutazione riguardante l’incidenza ambientale (VINCA) del l’intervento sullo stesso sito. Essa è sviluppata ad hoc rispetto alle specificità del SIC e della ZPS coinvolti, facendo riferimento alle analisi e alle stime effettuate per le diverse componenti ambientali.
In fine lo Studio è completato dalla Relazione paesaggistica ai sensi del decreto legislativo 22.01.2004, n. 42, e del D.P.C.M. del 12.12.205 – “ Codice dei beni culturali e del paesaggio”.
Lo studio di Impatto Ambientale (SIA) comprende i seguenti elaborati:
Elab. A1 - Studio per la valutazione di impatto ambientale - Relazione generale;
Elab. A2 - Riassunto non tecnico;
Elab. A3 - Valutazione di incidenza;
Elab. A4 - Relazione paesaggistica;
Elab. B: - Progetti
Elab. B1 - Progetto di coltivazione;
Elab. B2/A – Relazione geologica e geomeccanica della Galleria Schievenin;
Elab. B2/B – Relazione tecnica comprendente il raccordo con la SR 348 “Feltrina” (Appendice B2B.7);;
Elab. C - Vibrazioni indotte;
Elab. D - Album fotografico;
Elab. E - Rendering in tre D della miniera;
Elab. F - Documento in Compact disk del SIA (compreso il riassunto non tecnico)
Elab. G - Preventivo di spesa;
Elab. H - Elenco delle Amministrazioni competenti e dichiarazione degli estensori del SIA;
Elab. I - Appendici;
Elab. L - Tavole;
Elab. M - Allegati cartografici;
Elab. N - Documento in CD-ROM: P.R.G. di Quero;
Elab. O - Perizia forestale.
La metodologia adottata nello svolgimento dello studio è schematizzata nella Figura 1.5 – Schema metodologico per la valutazione dell’impatto ambientale.
Lo schema prevede anche la redazione degli elaborati della Relazione paesaggistica e della Valutazione di incidenza.
Sviluppata la parte generale, a carattere introduttivo, (Capitolo 1), riguardante l’oggetto e lo scopo dell’intervento, lo Studio si articola nei tre quadri di riferimento previsti dal D.P.C.M. 27/12/1988:
Quadro programmatico;
Quadro progettuale;
Quadro ambientale.
Il Quadro programmatico (Capitolo 2) , richiama il complesso normativo di riferimento in relazione agli ambiti legislativi coinvolti e verifica l’ammissibilità normativa dell’intervento.
Inoltre riporta l'analisi delle relazioni esistenti tra l’interevento proposto e i diversi strumenti pianificatori. In tale contesto evidenzia sia i rapporti di coerenza dell’intervento stesso con le linee strategiche generali di pianificazione del territorio espresse dagli Enti diversamente competenti e gerarchicamente ordinati.
Il Quadro progettuale (Capitolo 3) descrive i principali elementi costitutivi dell'intervento. Tali elementi fanno riferimento principalmente al processo di ottimizzazione progettuale, ovvero ai condizionamenti e vincoli al progetto, alle alternative considerate, ai motivi delle scelte fatte.
Lo spirito che guida la descrizione è quello di individuare i presupposti, le scelte, le linee guida, le caratteristiche fondamentali dell’intervento e di evidenziare gli elementi potenzialmente interferenti con l'ambiente.
Figura 1.5 – Schema metodologico per la valutazione dell’impatto ambientale
Nel Quadro progettuale viene sviluppata, poi, l’analisi delle interferenze indotte sull’ambiente dall’intervento. Sono individuate dapprima le possibili interazioni tra i singoli elementi progettuali e le diverse componenti ambientali, sia per il progetto di coltivazione, articolato nella fase di estrazione e nella fase di ricomposizione ambientale e post ricomposizione, sia per le relative opere pertinenziali. Infine a ciascuna interferenza viene assegnato un livello (prioritario - secondario) al quale corrisponde nel Quadro Ambientale un diverso livello di approfondimento.
Il Quadro ambientale (Capitoli 4, 5, 6, 7), infine, costituisce il cuore del SIA. Infatti caratterizza le varie componenti con le quali l’intervento interferisce, attraverso l'utilizzo di dati scelti in modo mirato alla configurazione del relativo quadro conoscitivo e permette di pervenire alla successiva stima degli impatti ed alla definizione delle misure mitigative.
Il Quadro ambientale dello Studio di Impatto Ambientale dell’intervento proposto è caratterizzato dai seguenti tre aspetti:
un primo aspetto (Capitolo 4: aspetto conoscitivo) mirato a ricostruire lo stato di fatto ambientale del territorio interessato dall’intervento nelle sue componenti (territoriali e ambientali) e finalizzato a fornire al Gruppo di lavoro incaricato uno strumento per valutare, anche da un punto di vista ambientale, le scelte progettuali.
Relativamente alle componenti e fattori ambientali interessati dall’intervento, sono in prima istanza individuati e raccolti studi, dati ed informazioni disponibili presso Enti pubblici, Istituzioni e Centri di Ricerca, selezionando quelli ritenuti più utili alla realizzazione dello studio.
La raccolta è rivolta alla acquisizione dei dati necessari per la caratterizzazione delle componenti, al fine di pervenire ad un quadro di base, da considerare quale contesto di riferimento (“stato attuale”) del territorio in esame, per le successive individuazioni ed analisi delle interferenze intervento/ambiente, nonché per la stima degli impatti;
un secondo aspetto (Capitolo 4: aspetto interpretativo) nel quale è effettuata in primo luogo l’analisi di dettaglio del materiale raccolto (testi ed elaborati cartografici) che ha permesso la selezione dello stesso al fine di indirizzare il lavoro alle necessità specifiche dello Studio di Impatto Ambientale.
Successivamente il materiale è interpretato e omogeneizzato, pervenendo alla caratterizzazione delle componenti e dei fattori ambientali in esame ed alla ricostruzione dello stato di fatto ambientale del territorio.
In questa fase dello studio sono verificate prescrizioni, direttive e vincoli delle aree connesse allo sviluppo dell’intervento, nonché le caratteristiche del territorio interessato dallo stesso.
un terzo aspetto (Capitolo 5: aspetto valutativo) nel quale utilizzando specifici “indicatori ambientali”, sono stimati gli impatti per ogni singola componente ed individuate le misure di mitigazione, ove necessarie od opportune. Seguono il capitolo 6 per la sintesi generale degli impatti ed il capitolo 7 per la sintesi generale delle mitigazioni.
Sono trattati, infine, i seguenti argomenti:
il confronto impatti, costi e benefici (Capitolo 8);
il sistema di monitoraggio in grado di verificare e confermare gli impatti previsti e l’efficacia delle misure di mitigazione adottate (Capitolo 9);
il sommario delle difficoltà incontrate e l’attendibilità dei dati utilizzati (Capitolo 10).
Lo studio conclude evidenziando le risultanze sulla compatibilità ambientale (Capitolo 11) ed indicando le principali fonti di consultazione attraverso l’indice bibliografico (Capitolo 12).
Il percorso logico per la stima degli impatti è schematizzato nella Figura 1.5.2 - Percorso logico per la stima degli impatti.
Come primo passo verso la stima degli impatti, le informazioni desunte dal Quadro progettuale sono incrociate con quelle desunte dallo stato attuale (o stato di fatto) delle componenti ambientali, così da individuare le interazioni potenziali intervento/ambiente (o fattore causale di impatto).
In questo modo è costruita una matrice bidimensionale attività di intervento/componenti ambientali. Successivamente, è effettuata la “misura” di tali interazioni, al fine di rapportare il fenomeno potenziale alla situazione reale e definire, quindi, gli impatti diretti ed indiretti sia per la ridelimitazione della concessione, sia per il progetto di coltivazione, articolato nella fase di estrazione e nella fase di ricomposizione e post ricomposizione ambientale.
L’analisi per la stima degli impatti è realizzata seguendo un approccio “top-down” che permette di selezionare le interferenze più importanti.
La metodologia adottata fa riferimento, nei suoi aspetti generali, alle esperienze consolidate in materia di Valutazione di Impatto Ambientale in Italia.
La scelta di metodologie specifiche per le diverse componenti è operata in funzione delle peculiari caratteristiche territoriali e ambientali.
L’approccio metodologico generale è il seguente:
individuazione degli indicatori ambientali, intesi come fattori idonei a descrivere e quindi a quantificare o qualificare, singolarmente od in combinazione con altri, per ogni componente interessata, le modifiche indotte dall’intervento sulle componenti stesse;
individuazione dei parametri (attributi) che caratterizzano l’indicatore e ne permettono la “misura”. Tale “misura” è espressa in termini quantitativi o qualitativi, in relazione alle componenti in esame ed ai dati desumibili dall’intervento, dallo stato di fatto e dalla normativa esistente, utilizzando comunque valori o sistemi di valori riconosciuti, che possano essere ordinati gerarchicamente. Questa gerarchia è intesa nel senso che, definito il valore dell’indicatore, possa essere sempre riconosciuto quale sia quello minore e quale quello maggiore in termini di interferenza negativa o positiva sull’ambiente. Qualora non siano applicabili, per specificità della componente o dell’indicatore, standard o valori riconosciuti, è effettuata una parametrizzazione riconoscibile e dichiarata dei valori presi a riferimento;
costruzione di una scala di misurazione (scala ordinale di impatto) per ciascuna componente ambientale che presenta interferenze potenziali;
stima degli impatti, per le diverse componenti, relativamente a tutte le interferenze evidenziate, con particolare riferimento a quelle prioritarie, sia riguardanti la ridelimitazione della concessione, sia attinenti al progetto di coltivazione, articolato nella fase di estrazione e nella fase di ricomposizione e post ricomposizione ambientale.
Nell’ambito della stima degli impatti sono individuate e descritte le mitigazioni da adottare per la minimizzazione degli impatti stessi.
Figura 1.5.2 - Percorso logico per la stima degli impatti.
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