4.3Ambiente idrico

L’area interessata dal progetto ricade nel bacino del sistema idrico Tegorzo-Tegorzino-Valle dell’Inferno, che ha un’asta principale di circa 9038 m. La valle ricade in destra idrografica a quella principale del Piave in prossimità di Alano.

Il fiume Piave, incluso per 125 chilometri nella provincia di Belluno, dal monte Peralba a Fener, esce in pianura a nord del Montello e si articola sino a Nervesa della Battaglia, dove si considera chiuso. Il regime del Piave è profondamente alterato dalla rete di utilizzazione idroelettrica delle acque, che attinge dagli sbarramenti dei laghi di Alleghe e S. Croce. Nel primo tratto in pianura, in provincia di Treviso, il fiume alimenta la falda sotterranea, per restringersi sempre più verso valle.

Il Piave, oltre al Tegorzo, riceve tra gli affluenti di destra, tutti con aste fluviali superiori a 10-15 km, l’Ansiei il Padola in Comelico, il Boite (che scende dalla conca ampezzana), il Molinà, il Maè (che percorre la Val di Zoldo), il Cordevole che attraversa l’Agordino, l’Ardo a Belluno, il Sonna ed il Caorame. Gli affluenti di sinistra del Piave (Frisone, Piova, Tesa, Rai, Cicogna, Limana ecc.) sono torrenti più brevi.

4.3.1Regime idrologico e stato ecologico ed ambientale.

Il torrente Tegorzo ricade nel settore omogeneo 71 del “Piano stralcio per la gestione delle risorse idriche del fiume Piave – MISURE DI SALVAGIARDIA” con una portata specifica di 32 l/sec x kmq un indice i criticità biologica di 1,4 ed iun indice di criticità naturalistica di 0,3 .















Figura 4.3.1 - alveo del torrente Tegorzo..

Il D.Lgs 152/1999 prevede che i corsi d’acqua siano classificati per il loro stato ecologico e per il loro stato ambientale.

L’ARPAV ha installato una rete di monitoraggio per adempiere alle normative. I parametri considerati nel monitoraggio sono i seguenti:

I parametri di base riflettono le pressioni antropiche sui corpi idrici superficiali tramite la misura del carico organico, del bilancio dell’ossigeno, dell’acidità, del grado di salinità e del carico microbiologico nonché le caratteristiche idrologiche del trasporto solido. I parametri definiti macrodescrittori vengono utilizzati per la classificazione. Lo stato di qualità ambientale dei corpi idrici superficiali viene così definito sulla base dello stato ecologico e dello stato chimico del corpo idrico

La classificazione dello stato ecologico dei corsi d’acqua superficiali adottata nel documento attribuisce ad ogni ambito analizzato il risultato peggiore tra quelli afferenti i macrodescrittori e l’Indice Biotico Esteso (I.B.E.). L’I.B.E. è un indicatore dell’effetto della qualità chimica e chimico-fisica delle acque sulla fauna macrobentonica che vive nell’alveo del fiume e prevede 5 classi di qualità, dalla I (Elevata) alla V (Pessima).

Lo stato ambientale di un corso d’acqua viene determinato rapportando i dati dello stato ecologico con i dati relativi alla presenza di inquinanti chimici (“parametri addizionali”): metalli pesanti, composti organoalogenati e fitofarmaci.

La classificazione generale degli indicatori ambientali è riportata in Tabella 4.3.1.a - Livello di qualità secondo i macrodescrittori ai sensi del D.lgs. 152/99”).



Tabella 4.3.1.a - Livello di qualità secondo i macrodescrittori ai sensi del D.lgs. 152/99

Parametro

Livello 1

Livello 2

Livello 3

Livello 4

Livello 5

100 – OD (% sat.)

< | 10 |

< | 20 |

< | 30 |

< | 50 |

>| 50 |

BOD5 (O2 mg/L)

< 2,5

< 4

< 8

< 15

> 15

COD (O2 mg/L)

< 5

< 10

< 15

< 25

> 25

NH4 (N mg/L)

< 0,03

< 0,1

< 0,5

< 1,5

> 1,5

NO3 (N mg/L)

< 0,30

< 1,5

< 5

< 10

> 10

Fosforo totale (P mg/L)

< 0,07

< 0,15

< 0,30

< 0,6

> 0,6

Escherichia coli (UFC/100 mL)

< 100

< 1.000

< 5.000

< 20.000

> 20.000

Punteggio da attribuire per ogni parametro analizzato (75° percentile del periodo di rilevamento)

80

40

20

10

5

LIVELLO DI INQUINAMENTO DAI MACRODESCRITTORI

480 – 560

240 – 475

120 – 235

60 – 115

< 60

I.B.E.

> 10

8 – 9

6 – 7

4 – 5

1, 2, 3

STATO ECOLOGICO DEL CORSO D’ACQUA

CLASSE 1

CLASSE 2

CLASSE 3

CLASSE 4

CLASSE 5



Gli stati ambientali previsti per i corsi d’acqua sono: Elevato, Buono, Sufficiente, Scadente, Pessimo. Ai sensi del D.lgs. 152/99 e successive modifiche; l’obiettivo da perseguire (o mantenere) per quanto riguarda i corpi idrici superficiali è lo stato di qualità “buono”.

Per il monitoraggio ambientale in prossimità dell’area di studio non si sono reperite stazioni di misura, per cui si farà riferimento alla stazione di monitoraggio ARPAV di Fener in alveo al Piave, a valle della confluenza con il torrente Tegorzo (stazione n°.16)

A tale scopo s’illustrerà la condizione ambientale del fiume Piave, che raccoglie le acque del torrente Tegorzo, per far meglio comprendere il monitoraggio della stazione di Fener a cui si farà riferimento in prima analisi.

Fra i monitoraggi previsti nell’ambito del progetto cè anche quello delle acque del Tegorzo, per la cui attuazione prima dell’inizio dei lavori verranno scielti due punti (rispettivamente a monte ed a valle dell’area mineraria), che verranno monitorati periodicamente.

in Figura 4.3.1.b è riportata l’ubicazione della stazioni di monitoraggio dell’ARPAV (Stazioni di monitoraggio sul fiume Piave).





























Figura 4.3.1.b - Stazioni di monitoraggio sul fiume Piave e classificazione delle acque alla stazione di Fener (fonte dati: sito WEB LEGAMBIENTE)


Il regime idrologico del fiume Piave, è caratterizzato da un tipico andamento delle aree alpine e subalpine, con massimi autunnali, submassimi primaverili e tardo primaverili (ricollegabili allo scioglimento delle nevi) e minimi invernali. Gli affluenti della parte centrale e meridionale del Piave portano uno scarso afflusso di acqua, tale da creare periodi siccitosi anche molto prolungati sul fiume. Tutto ciò non favorisce la diluizione degli inquinanti (vedi la Tabella 4.3.1.b - Aree omogenee del bacino del Piave e portate specifiche).



Sul bacino del Piave nel 1999 sono state analizzate 41 stazioni di campionamento, 6 delle quali sull’asta principale ed 1 sugli affluenti. Secondo queste analisi l’asta principale del Piave oscilla fra la I° e la II° classe LIM e la I° e la III° classe IBE, mentre sia i parametri LIM che gli IBE degli affluenti sono compresi nelle classi dalla I° alla III°.







Tabella 4.3.1.b: Aree omogenee del bacino del Piave e portate specifiche.



























































In base ai monitoraggi del 2001, lo stato ambientale del fiume Piave è fra i imigliori della regione Veneto, nonostante l’estrema variabilità delle sue caratteristiche dalla sorgente alla foce (vedi Monitoraggi mensili ARPAV di Figura 4.3.1.c – Stato ambientale dei principali sistemi idrografici del Veneto (anno 2001)).

































Figura 4.3.1.c – Stato ambientale dei principali sistemi idrografici del Veneto (anno 2001)



In base ai dati del 2001 infatti, lo stato delle acque del Piave nel primo tratto del bellunese è “buono” e va peggiorando via via verso valle sino ai torrenti Boite (a valle di Cortina) e Biois, in prossimità dei quali il Piave è classificabile come “sufficiente” e come “scadente” nel tratto terminale a Ponte di Brenta.

In Tabella 4.3.1.c – Stato ambientale dei corsi d’acqua del Veneto – Anno 2001, sono riportati (fra gli altri) i dati di monitoraggio della stazione di Fener (Stazione n°. 16).

In base ai monitoraggi eseguiti, lo stato ambientale delle acque del Piave a Fener si classifica come “buono”.

Tabelle 4.3.1.c - Stazioni di monitoraggio ARPAV – Fiume Piave e stazione di Fener (fonte dati: sito WEB ARPAV).

4.4Suolo e sottosuolo

L’analisi della componente suolo e sottosuolo, con particolare riguardo alle caratteristiche geologiche dell’area di concessione mineraria, è stata estesa all’ “area vasta”, integrando i dati disponibili raccolti nell’ambito degli studi e dei progetti, con fonti bibliografiche e (ove necessario) con verifiche integrative sul campo.

Poiché l’area di intervento e l’area vasta, che verranno descritte di seguito, presentano numerose affinità dal punto di vista del suolo e sottosuolo, per evitare inutili ripetizioni i caratteri relativi verranno trattati contemporaneamente, soffermandosi maggiormente su quelli dell’area di intervento che è stata studiata in maggior dettaglio.

La presente analisi includerà anche le caratteristiche delle aree di sedime dei tracciati stradali di pertinenza della miniera.

I rilievi e le relative elaborazioni utilizzate per la descrizione della componente suolo e sottosuolo sono tratti dall’Elab. B e da studi precedentemente eseguiti sull’area da autori diversi (vedi bibliografia), integrati da nuove analisi e rilievi effettuati appositamente per il SIA.

Nell’ambito dei progetti definitivi oggetto del presente rapporto, lo studio è stato finalizzato alla definizione delle seguenti tematiche:

Le elaborazioni eseguite per il Progetto di coltivazione di Elaborato B1 sono le seguenti:

Con la finalità di analizzare le componenti del SIA, ad integrazione di quanto indicato in precedenza, per le componenti “suolo e sottosuolo” sono state eseguite le seguenti elaborazioni;

Appendice B1.4.4.a: Relazione tecnica sulle strade di arrocco di pertinenza esterna alla miniera “Schievenin” in valle Storta

Appendice B1.4.4.a.10 e 02: Planimetria della strada di miniera – Stato di Progetto e stato finale Stato di Finale

Appendice B1.4.4.a.03, 04 e 05: Profilo Longitudinale – Strada Tratto 1 – Tav. 1, 2 ei 3

Appendice B1.4.4.a.06: Profilo Longitudinale – Strada Tratto 2

Appendice B1.4.4.a.07, 08 e 09: Sezioni Trasversali – Strada Tratto 1 – Tav. 1 , 2 e 3 di 3

Appendice B1.4.4.a.10, 11 e 12: Sezioni Trasversali – Strada Tratto 2 – Tav. 1, 2 e 3

Relativamente alla componente suolo e sottosuolo, lo stato attuale dei luoghi di progetto è illustrato dai seguenti documenti, parte integrante degli Elaborati B1 – Progetto di coltivazione e B2 – Galleria “Schievenin”:

Allegato B2B: Relazione tecnica della Galleria “Schievenin” comprendente la rotatoria sulla S.S. 348 (Appendice B2B.7)

Allegato B2B.2.a: Galleria “Schievenin” - Planimetria del tracciato

Allegato B2B.2.b e c: Galleria “Schievenin” – Profilo longitudinale – Tav. 1 e Tav. 2

Allegato B2B.4.a: Galleria “Schievenin” – Sezione tipo A

Allegato B2B.4.b: Galleria “Schievenin” – Sezione tipo B – B1 – B2 – B3

Allegato B2B.4.c: Galleria “Schievenin” – Sezione tipo C – C1 – C2 – C3

Allegato B2B.4.d: Galleria “Schievenin” – Sezione tipo D - E

Allegato B2B.8.a: Ponte sul Torrente Tegorzo - Planimetria di progetto

Allegato B2B.8.b: Ponte sul Torrente Tegorzo – Sezioni tipo e particolari

Appendice B2B.7: Relazione tecnica sulla rotatoria sulla S:S. 348

Appendice B2B.7.a: Rotatoria su S.S. 348 - Planimetria di Progetto

Appendice B2B.7.b: Rotatoria su S.S. 348 – Sezioni Trasversali di Progetto

I risultati conseguiti sono illustrati dalla presente relazione, dalle appendici e tavole allegate e dalle figure e tabelle relative.

4.4.1Suolo

Sull’area di progetto la coltre sciolta quaternaria ha uno spessore molto ridotto ovunque, anche perché la morfologiadei luoghi ad elevata acclività non ne favorisce la formazione.

La granulometria dei depositi di copertura è tendenzialmente medio grossolana ed ha quindi permeabilità molto elevate; il substrato roccioso è impermeabile dove le formazioni sono più compatte ed a permeabilità molto elevata dove esso è più fratturato e/o interessato da carsismo. Tale fattore, unitamente ad un drenaggio da “elevato” ad “eccessivo” dei siti (determinato soprattutto dall’elevata acclività delle pendici), al limitato spessore e permeabilità del terreno agrario pedogenizzato ed all’elevata pendenza dei versanti, conferisce ai suoli dell’area un carattere di aridità.

4.4.1.1Geomorfologia, litologia e stratigrafia.

L’area di concessione della miniera “Schievenin”, interessa le pendici orientali delle valli dei torrenti Tegorzo, Tegorzino e valle dell’Inferno. In destra idrografica l’area di concessione comprende la parte terminale del bacino della valle Storta ed una vallecola di limitata estensione appena a nord della precedente, individuata come “valle Storta nord”.

Sul fianco sud della valle Storta, sino alla “Costa Cravera”, si sviluppa una strada in parte di pertinenza dell’area estrattiva attuale ed in parte consortile. Da quest’ultima si diparte una strada forestale che si sviluppa entro la valle Storta per giungere (approssimativamente a quota 690 m s.l.m.) in prossimità di dello spigolo nord ovest dell’area di concessione.

La galleria “Schievenin” si estende fra l’area di concessione mineraria ad ovest dell’abitato di Schievenin e la strada regionale “Feltrina”.

Essa si sviluppa interamente in sinistra idrografica ai torrenti Tegorzino e Tegorzo, per una lunghezza totale di 3960 m circa. In Figura 4.1.2.a, è riportato l’inquadramento geografico dei luoghi

L’area allo studio ricade nell’ambito del massiccio carbonatico triassico-giurassico. In Figura 4.4.1.a è riportato lo stralcio della “Carta geologica del massiccio del Grappa”, alla scala 1:70.000 (P. Grandesso –1989), del quale l’area in studio fa parte.

La Carta geomeccanica e geomorfologica di Allegato B1.2.4.b e le Carte geomeccaniche del tracciato in galleria di Allegati B2A.2.2.a, b e c sono state redatte sulla base del rilievo di dettaglio dell’area d’interesse, integrato con i dati di rilievo pregressi.

La successione stratigrafica delle formazioni rocciose affioranti entro e nei pressi dell'area di progetto (dai termini più recenti a quelli più antichi) può essere sintetizzata come segue:











































Figura 4.4.1.a: “Carta geologica del massiccio del Grappa” (estratto da P. Grandesso-1989)


Sulle acclivi pendici locali non si hanno segni di dissesti in atto; la morfologia dei siti indica la presenza di grandi strutture tettoniche; queste ultime si sviluppano in numero minore ma con maggior estensione lungo le principali direttrici regionali (con assi EO e NE-SO) trattata in seguito e di un numero maggiore con assi a direzione NNE-SSO ben visibili su tutta l’area di concessione.

I caratteri litostratigrafici locali, qui sinteticamente illustrati, saranno descritti in maggior dettaglio nei paragrafi seguenti.

4.4.1.2Caratteri strutturali regionali e locali.

Le principali strutture tettoniche regionali sono le seguenti:



In Figura 4.4.1.2.a (Sezioni geologiche B e C dalla “Carta geologica del massiccio del Grappa -estratto da P. Gradasso-1989) sono riportate le sezioni geologiche B e C tratte dalla pubblicazione del ”Grandesso”, in cui sono ben evidenziale le pieghe che interessano le aree a NE e SW di quella allo studio.

Per lo studio delle caratteristiche meccaniche dei depositi rocciosi locali, in primo luogo sono state analizzate le connessioni fra tettonica, reticolo idrografico e punti d’acqua rilevati; lo schema tettonico locale è stato definito sulla base dello studio fotogeologico alla scala 1:20.000 circa e dell’analisi strutturale eseguita tramite l’analisi degli stereodiagrammi cumulativi della fratturazione e della stratificazione, illustrati negli Elaborati B1 e B2; il commento agli elaborati sarà fatto unitamente alla descrizione della tettonica elaborata dalla fotoaerea.























Figura 4.4.1.2.a: Sezioni geologiche B e C dalla “Carta geologica del massiccio del Grappa” (estratto da P. Grandesso-1989).

Poiché l’area è sostanzialmente suddivisibile in settori distinti sia dal punto di vista litologico che dal punto di vista strutturale e tettonico, ogni settore è stato rappresentato da diversi diagrammi.

Sulle carte geomeccaniche di Allegato B1.2.4.b e di Allegati B2A.2.2.a, b e c, oltre alla distribuzione delle diverse litologie sull'area, sono rappresentati gli stereodiagrammi puntuali della stratificazione e fratturazione; oltre agli elementi strutturali rilevati e misurati in sito, in essi sono state inserite anche le lineazioni dedotte dal rilievo fotoaereogeologico, che trovavano riscontro nel rilievo geologico di campagna e/o nella morfologia dei luoghi.

Lo schema tettonico locale è relativamente semplice, costituito da poche lineazioni di notevole estensione, con un reticolo idrografico a densità prevalentemente elevata nella parte alta dei bacini e nella parte valliva degli stessi.

Si rileva inoltre che gli schemi tettonici a nord ed a sud dell’area mineraria sono nettamente diversi, con le principali lineazioni secondo ONO-ESE nel settore settentrionale e secondo SO-NE in quello meridionale, approssimativamente in corrispondenza dell’asta principale della valle Storta. Sul tracciato in galleria il reticolo idrografico ha densità variabile da luogo a luogo, con una minore densità del numero di fratture ma con una maggiore lunghezza unitaria delle stesse nel settore orientale, a causa degli eventi tettonici locali che hanno interessato l’area.

Sui Diagrammi stellari delle lineazioni di Figura 4.4.1.2.b, relativi all’area mineraria sono rilevabili due sistemi disgiuntivi pressoché equivalenti secondo N120° e N 40°-50°, in posizione normale l’uno rispetto all’altro, secondo gli assi valbellunensi e normali ad essi e due sistemi di taglio reciprocamente normali secondo N80°-90° e N10°, secondo l’asse della sinclinale Quero –Alano e normalmente ad essa.

















Figura 4.4.1.2.b: Diagrammi stellari delle lineazioni dell’area mineraria e della galleria.

Lungo il tracciato della galleria il principale sistema disgiuntivo è orientato secondo N120, in posizione normale rispetto alla direttrice tettonica regionale della Val Belluna (con asse a direzione N30 circa), che rappresenta un submassimo, mentre la direttrice Alano_Quero (secondo N80 E) ha una concentrazione minore in posizione di taglio rispetto ai due sistemi principali

















Figura 4.4.1.2.c: Stereodiagrammi cumulativi della stratificazione e fratturazione dell’area mineraria.

In Figura 4.4.1.2.c - Stereodiagrammi cumulativi della stratificazione e fratturazione dell’area mineraria sono rappresentati gli stereodiagrammi cumulativi dell’area; lo sterodiagramma “val Storta nord” comprende le misure strutturali rilevate sui territori a nord dell’asta principale della valle Storta; quello della valle Storta sud include i territori appena a valle della strada forestale e quelli ad est ed ovest della destra e della sinistra idrografica al torrente Tegorzino, nel settore sud dell’area di progetto.

Dall’analisi degli stereodiagrammi dell’area mineraria si può rilevare quanto segue:

















Figura 4.4.1.2.d: Stereodiagrammi cumulativi delle stratificazione e fratturazione lungo il tracciato della galleria.



Sugli Stereodiagrammi cumulativi delle stratificazione e fratturazione lungo il tracciato della galleria di Figura 4.4.1.2.d, dei tre settori in cui è stato distinto il tracciato in base alla litologia (depositi principalmente dolomitici a nord ovest, calcareo dolomitici al centro e calcarei a sud est) sono state individuate le seguenti direttrici:

4.4.1.3Idrologia di superficie ed analisi morfologica delle valli.

L’area di concessione mineraria sulla quale si svilupperà il progetto, comprende sia la destra che la sinistra idrografica del torrente Tegorzino ed include parte dei bacini della valle Storta e della valle Storta nord.

L’area di progetto, per le ragioni spiegate al capitolo 3 ed al capitolo 4 dell’Elaborato B1 interesserà solo la destra idrografica del torrente Tegorzino, la valle Storta nord e la sinistra idrografica della valle Storta.

Il bacino idrografico del torrente Tegorzino-Valle dell’Inferno (questo ultimo emissario del Tegorzino), alla sezione di chiusura dell’area di concessione ha un’estensione di 5,6 kmq circa ed una quota media di circa 900 m s.l.m. Poco a valle dell’area mineraria il Tegorzino prende il nome di Torrente Tegorzo; quest’ultimo s’immette nel fiume Piave appena a sud dell’abitato di Quero, approssimativamente a 180 m s.l.m.

Nel corso dei rilievi si è notato che (con la sola eccezione di un limitato periodo particolarmente piovoso), nel torrente Tegorzo non si aveva mai acqua approssimativamente sino a quota 410 m s.l.m. circa, appena a valle del guado in prossimità della sezione di chiusura della concessione mineraria.

Il tracciato della galleria stradale di progetto si sviluppa interamente in sinistra idrografica ai torrenti Tegorzino e Tegorzo, attraversa la valle che confluisce a Schievenin presso Borgo Chiesa e la val di Prada (principale elemento idrografico locale, se si esclude il Piave). Le due valli si presentano ben solcate e con asse allineati secondo nord-sud, direzione coincidente con una delle direttrici tettoniche principali evidenziate dall’analisi strutturale locale nel settore occidentale e centrale; tale fattore indica un controllo della tettonica sul reticolo idrografico superficiale.

Per quanto concerne i caratteri meteoclimatici di dettaglio dell’area si rimanda alla relazione di progetto (Elaborato B1) ed al capitolo 4.2 del SIA (Elaborato A1: Quadro Ambientale – Atmosfera).

Si ricorda solo che la temperatura media annua a Quero è di circa 10°; la temperatura media ragguagliata dell’area di tracciato in galleria è ipotizzabile approssimativamente in 8° la piovosità media annua alla stazione di Quero è di circa 1220 mm (vedi dati ARPAV relativi ai soli anni 2003-2006), con un regime di piogge tipico dell’ambiente prealpino di transizione fra l’area mediterranea e quella continentale.

In base ai dati riportati al capitolo 4.2, risulta che il mese più piovoso è agosto con 200 mm di piogge distribuiti in 11 giorni.

Per quanto concerne le piogge intense, non avendo stazioni climatiche sufficientemente vicine per poter elaborare dati statistici, sono stati utilizzati i dati della stazione di Valdobbiadene riportati nell’Elaborato B2B (relazione idrologica del ponte di progetto), che per tempi di ritorno di 100 anni e piogge intense di 24 ore indica altezze di pioggia di circa 35 mm (calcolate con il metodo razionale).

Nella Carta idrogeologica di Allegato B1.2.6.a sono state indicate le sorgenti inventariate e le principali strutture idrogeologiche locali.

Fra le sorgenti rilevate nell’area di possibile influenza della concessione solo tre (1, 2 e 3), inventariate anche nel PRG del Comune di Quero, ubicate entro od a valle dell’area mineraria, sono perenni.































Figura 4.4.1.3.a: Opera di presa della sorgente del Tegorzo.



Fra le sorgenti inventariate ricopre particolare importanza la sorgente del Tegorzo (sorgente R1), di importanza regionale, che emerge sul fianco sinistro della Val Da Pont, a quota 420 m s.l.m.; le portate della sorgente si aggirano fra 120 e 350 l/sec, la temperatura delle acque fra 7,2° ed 9,6°, la durezza è di circa 12-14 °F ed il Ph 8-8,5. I parametri della sorgente indicano una circolazione relativamente profonda entro il massiccio calcareo dolomitico.

Un’altra sorgente diffusa (R14) emerge a valle della sorgente Tegorzo, in destra idrografica alla Val Da Pont.

La sorgente R2 (sorgente Tegorzino) e la sorgente R3 sono ubicate 50-100 m a sud del limite della concessione mineraria; le sorgenti hanno portate di 2-10 l/sec, durezza di circa 14,2 °F ed il Ph 8,3. I valori parametrici delle sorgenti indicano anche per esse un serbatoio calcareo dolomitico.

A nord ovest dell’area di concessione (circa a 625 m s.l.m.), è stata rilevata una zona ossidata che, pur non essendo un’emergenza idrica al momento del rilievo, forse costituisce il livello di tetto di un possibile acquifero locale.

Nell’area mineraria e nelle sue adiacenze non sono state rilevate altre emergenze idriche.

Fra le sorgenti rilevate nell’area all’intorno della galleria solo tre (R4, R5 ed R13) sono ubicate a valle del tracciato, tutte e tre entro le alluvioni del torrente Tegorzo; si tratta però di sorgenti stagionali di portata limitata (generalmente <0,5-1 l/sec), che solo al massimo del periodo di piena arrivano a 4-5 l/sec.

Le temperature delle acque misurate nel corrente mese di giugno (9,2°-10,4°) su queste tre sorgenti, indicano temperature prossime alla temperatura media annua locale dell’aria alla stazione di Quero, leggermente superiore alla temperatura media ragguagliata del bacino dei torrenti Tegorzo e Tegorzino e molto superiore a quella del periodo (20°-25°) al momento delle misure (vedi Elaborato B1). Questo fattore indica che le sorgenti sono almeno in parte alimentate dal massiccio calcareo dolomitico. La durezza misurata sulla sorgente R5 nel giugno c.a. è stata di 17,4 °dF fattore che sembrerebbe confermare l’alimentazione mista delle sorgenti.

L’unica sorgente perenne (R6), ubicata a nord del tracciato entro la val di Prada, è captata dall’acquedotto locale. Il tracciato in galleria si sviluppa comunque a quote molto inferiori a quelle dell’acquedotto che attraversa la valle. La temperatura dell’acqua della sorgente al momento della misura era di circa 9,1°C e cioè prossima alla temperatura media annua, valore che indica un’alimentazione prevalentemente dal bacino calcareo dolomitico; le portate sono variabili fra 1 e 5 l/sec circa, relativamente ai momenti di misura.

Numerose altre sorgenti stagionali o effimere minori e di portata molto ridotta interessano per lo più le coltri sciolte quaternarie ed hanno generalmente limitate portate.

Fra le altre sorgenti si cita la R8, sorgente perenne con alimentazione mista in alveo al Piave, con portate di circa 1-2 l/sec, che è a monte dello sbocco della galleria e comunque troppo lontana per poter essere influenzata dalle opere in progetto.

4.4.1.4Analisi morfologica della valle Storta e della valle Storta nord.

Il progetto di coltivazione dell’ area mineraria, come già rilevato, interesserà i bacini della valle Storta e della valle Storta nord, elementi idrici che potrebbero mostrare una maggior sensibilità ai lavori in progetto anche se, come vedremo in seguito, il progetto contribuirà a migliorare la stabilità e l’assetto vegetazionale locale, grazie alla formazione di aree a drenaggio meno rapido.

Per valutare le possibili interferenze fra l’ambiente ed il progetto proposto è stata eseguita l’analisi idrogeologica dei due bacini, illustrata dall’Allegato B1.2.7.a - Carta della permeabilità (gruppi idrologici e del CN) - Stato di fatto alla scala 1:10.000. Sulla tavola sono state rappresentate le suddivisioni caratterizzanti la caratteristiche idrologiche della copertura, il coefficiente di drenaggio dei bacini ed il reticolo drenante locale.

Sia l’area mineraria che le valli laterali sono caratterizzate da una pendenza media piuttosto elevata, su substrato roccioso subaffiorante. Sulla concessione, le minori acclività si rilevano in corrispondenza dei piazzali e dei gradoni di miniera attuali (se si eccettua il fondovalle).

In base a quanto illustrato anche in Tabella 4.4.1.4.a. (Analisi morfometrica delle valli), emerge che il coefficiente di drenaggio locale è piuttosto elevato e con parametri idrometrici tipici di bacini con grado di evoluzione basso.

Per quanto concerne le caratteristiche morfologiche ed idrauliche della valle Storta e della valle Storta nord, che costituiscono gli elementi idrografici locali a maggior sensibilità (in quanto potrebbero risentire maggiormente della presenza dall’attività mineraria), sussistono delle differenze. Nella valle Storta il reticolo idrografico è più definito ed ordinato gerarchicamente, mentre nella valle Storta nord il reticolo è più giovane e presenta frequenti anomalie gerarchiche ed incisioni che scompaiono e ricompaiono, indice di più intenso carsismo.

Come emergerà in seguito i lavori minerari previsti in progetto ne favoriranno la stabilità, lo sviluppo dell’assetto vegetazionale e lo scorrimento superficiale delle acque, grazie alla formazione di aree a drenaggio meno rapido e maggiormente incanalato.

Per poter sviluppare le determinazioni che verranno effettuate nel paragrafo 5.4, sono state rilevate le caratteristiche dei due torrenti, descritte di seguito e documentate in maggior dettaglio nelle appendici di riferimento.

In prima analisi, per la verifica dello stato di fatto saranno calcolate e le portate di progetto con il “metodo razionale” e con altre metodologie illustrate in Appendice.

Estrapolando i dati di alla quota media della valle, sono stati ricavati i dati delle piogge intense per tempi di ritorno di 100 anni indicati, che verranno utilizzati per i due bacini nelle modellazioni dei capitoli successivi per il calcolo delle portate di progetto ed il trasporto solido delle valli del progetto. I dati idrologici delle valli sono riportati nelle Appendici B1.4.9






Tabella 4.4.1.4.a: Analisi morfometrica delle due valli,

























Figure 4.4.1.3.1.a - Particolari dei pendii all’imbocco della valle Storta (a sinistra) e della valle Storta nord (a destra).

In base ai dati di rilievo le valli Storta e Storta nord risultano avere un trasporto solido molto ridotto, limitato in prevalenza alle confluenze al fondovalle dei rii minori, oppure ai tratti d’alveo a valle dei salti morfologici, ma costituito da elementi di dimensioni notevoli (data la dimensione dei bacini), in particolare sulla valle Storta nord, che sbocca a valle con un ripido saldo e maggiore energia.

I maggiori quantitativi di depositi sciolti di copertura (seppur presenti in quantità limitate) sono rilevabili in prossimità dello sbocco a valle dei rii (Figure 4.4.1.3.1.b – Granulometrie d’alveo allo sbocco della valle Sorta (a sinistra) e della valle Storta nord (a destra)).

















Figure 4.4.1.3.1.b – Granulometrie d’alveo allo sbocco della valle Sorta (a sinistra) e della valle Storta nord (a destra).



In base a quanto sinora noto ed al rilievo di dettaglio dell’asta delle valli, il detrito ipoteticamente trascinabile a valle potrebbe derivare da fenomeni di ripulitura d'alveo, con assunzione in carico soprattutto dal fondo, in quanto le valli laterali sono quasi inesistenti, od ancora per erosione dei pendii o assunzione in carico e trasporto di tronchi d’albero, durante le piogge intense.

La considerazione esposta sopra e la modesta quantità di depositi rilevati sull’asta del rio portano a concludere che, anche in caso di trasporto solido di massa, non si possono avere fenomeni significativi di deposito e trasporto. In caso di evento alluvionale, seppur limitate quantità di detrito saturato potrebbero comunque raggiungere la strada comunale, dalla valle Storta.

Tale dato sembrerebbe confermato dalle osservazioni degli astanti.

4.4.1.5Carsismo e grotte

Tutto il sistema del- Massiccio del Grappa risulta formato da rocce dolomitiche e calcaree.

A costituirne il basamento è la Dolomia, seguita dalle serie calcaree del Giurese.

La predominanza di litotipi carbonatici quali calcari marnosi e dolomie (molto sensibili all’aggressione dell’acqua) ha comportato una situazione in cui viene registrata l’assenza quasi totale di una circolazione idrica superficiale, sostituita da una complessa circolazione sotterranea carsica; si verifica così la non coincidenza fra la linea dello spartiacque superficiale e di quello sotterraneo, e quindi un’oggettiva difficoltà nel ricostruire il funzionamento del sistema idrico della valle.





























Figura 4.4.5.1.a: Grotta della Madonna.

Sul Monte Grappa è possibile identificare numerosi fenomeni carsici: doline, inghiottitoi, voragini sviluppatesi grazie all’azione dell’acqua sulle rocce di natura calcarea degli strati più alti.

Col passare del tempo, questa fratturazione si è notevolmente intensificata, rendendo possibile la discesa dell’acqua prima attraverso lo stesso strato calcareo superficiale, poi nella dolomia degli strati di roccia più bassi, fino a raggiungere i livelli idracidi base del Massiccio, da cui si originano le sorgenti carsiche.

Sul Catasto delle Grotte della Regione Veneto sull’area di studio sono inventariate 4 grotte, 3 delle quali prossime all’area di coltivazione, che sono riportate sulla carta di Figura 4.1.2.c; la quarta è ubicata in Val di Prada qualche centinaio di metri a monte del tracciato della galleria.

L’intervento ricade nell’area carsica MG5.

4.4.1.6Sismicità

Appare utile mettere in evidenza la sismicità che caratterizza la zona, ove ricade l’area di intervento, secondo il “Modello sismotettonico dell’Italia Nord-orientale”, redatto a cura di D. Sleiko ed altri (C.N.R. – G.N.D.T. Trieste 1987).

Il sito di intervento è situato nell’Area feltrina, come è evidente dalla Figura 4.4.1.6 - Modello sismotettonico dell’Italia Nord orientale.









































Figura 4.4.1.6 - Modello sismotettonico dell’Italia Nord orientale.



I caratteri sismotettonici, illustrati nella Carta dell’evoluzione tettonica nel Pleistocene medio – Olocene, sono di seguito riportati dall’appena ricordato lavoro: “ Area feltrina.

E’ caratterizzata da pieghe ed accavallamenti sud–vergenti di direzione valsuganese, con sensibile raccorciamento crostale, e da faglie trasversali trascorrenti. Dal punto di vista neotettonico l’area è soggetta a deformazione articolata per evoluzione differenziata delle strutture suddette. La fascia pedemontana coincide con una rapida variazione dell’anomalia di Bouguer l passaggio dall’alto gravimetrico di Feltre – Belluno al minimimo di Bassano, che sarebbe legato all’avanfossa plio–uaternaria. La sismicità è medio alta e concentrata sia nella fascia pedemontana, specialmente nel Montello e nella zona di Bassano, sia nel Feltrino fino all’altipiano dei Sette Comuni dove si è manifestata anche recentemente. Essa potrebbe essere collegata all’attività trascorrente delle fagli trasversali ed eventualmente all’interazione tra queste ed i sovrascorrimenti più meridionali, interessando sicuramente anche il basamento cristallino”.

Con la circolare 24.09.1988 n. 30483: Legge 02.02.1974, n. 64 - art.1 D.M. 11.03.1988 - “Istruzioni riguardanti le indagini sui terreni e sulle rocce, la stabilità dei pendii naturali e delle scarpate, i criteri generali e le prescrizioni per la progettazione, l’esecuzione ed il collaudo delle opere di sostegno delle terre e delle opere di fondazione, il Ministero dei Lavori Pubblici, al punto G, fornisce disposizioni operative.

Con ordinanza n. 2788 del 12.06.1998 “Individuazione delle zone ad elevato rischio sismico del territorio nazionale” (G.U. n. 112 del 25.06.1988, Supp. Ord. alla G.U. n. 146 del 25.06.1998), il Ministro dell’interno, delegato per il coordinamento della protezione civile, ha individuato in apposito elenco i Comuni ad elevato rischio sismico.

Relativamente all’area vasta in esame All. A1: 3.4 – Alternative di viabilità ed ambito di influenza potenziale dell’intervento (BL), la situazione è illustrata nella Tabella 4.4.1.6 a - Art. 12 L 449/9 Elenco dei Comuni ad elevato rischio sismico - Quero, ricavata dall’elenco dei Comuni allegato alla predetta ordinanza ministeriale.



Tabella 4.4.1.5 a - Art. 12 L 449/9 Elenco dei Comuni ad elevato rischio sismico - Quero

Codice ISTAT

Regione

Provincia

Comune

Popolazione residente (1991)

Abitazioni (1991)

Grado di sismicità

Data classificazione

Indice di rischio

Intensità massima osservata (MCS)

5025042

VENETO

BL

Quero

2101

1905

9

14.5.1982

0.1195

10



Risulta che, per il Comune di Quero, l’indice di rischio, del valore 0,1195, era 2, 6 volte quello medio nazionale calcolato in 0,0455.

Con Ordinanza n. 3274 del 20.03.2003 “Primi elementi in materia di criteri generali per la classificazione sismica del territorio nazionale e di normative tecniche per la costruzione in zona sismica” (G.U. n. 105 del 08.05.2003), il Presidente del Consiglio dei Ministri, delegato per il coordinamento della protezione civile, ha predisposto i primi elementi dei criteri generali per la classificazione sismica ed ha effettuato un aggiornamento degli elenchi delle zone sismiche riportati nel suo “Allegato 1: Criteri per l’individuazione delle zone sismiche”.

In base a questa ultima ordinanza i Comuni di Quero ricade in zona 2.

Il Consiglio Regionale del Veneto, con deliberazione del 03.12.2003, n. 67, ha approvato la nuova classificazione sismica dei Comuni del Veneto e le direttive da osservarsi, rispettivamente contenute negli allegati 1 e 2 della stessa deliberazione.

Con questo provvedimento è stata confermata l’appartenenza alla zona 2 sia del Comune di Quero.

La corrispondenza tra le differenti classificazioni è schematizzata nella seguente Tabella 4.4.1.6. b - Corrispondenza tra classificazioni sismiche.

Tabella 4.4.1. b - Corrispondenza tra classificazioni sismiche

Cod. Istat

Comune

Grado

Sismicità (S)

Fino 1984

Categoria

Proposta dal GdL 1998

Zona ai

Sensi Ord.

3274/2003

Zona ai sensi

Delib. C.R.

n. 67 del 2003

5025042

Quero

9

2

2

2



La verifica della stabilità è una diretta conseguenza dell’obbligo di tutelare la sicurezza nei confronti sia dei lavoratori, sia dei terzi, stabilito nella normativa mineraria.

La classificazione di zona sismica non costituisce un divieto generalizzato ed assoluto all’esecuzione dei lavori di scavo, ma comporta l’obbligo di appropriate valutazioni.

Infatti la classificazione in zona 2 è stata tenuta in considerazione in tutti i tipi di verifiche effettuate: per le verifiche grafiche inserendo l’azione sismica con la riduzione dell’angolo di attrito dei giunti di discontinuità rilevati di un fattore equivalente all’effetto sismico e per le altre verifiche (G Slope) attraverso l’introduzione del coefficiente sismico corrispondente alla classificazione dell’area.



4.4.2Sottosuolo

4.4.2.1Unità e strutture idrogeologiche locali.

Dall’analisi della “Carta geologica del massiccio del Grappa” di Figura 4.4.1.a e dalle carte idrogeologiche sopraccitate, è stato possibile identificare le principali unità e strutture idrogeologiche locali.

Nella Carta schematica delle Unità idrogeologiche di Figura 4.4.2.1.a sono evidenziate le principali strutture delle aree interessate dal progetto; si distinguono infatti due assi anticlinalici con direzione approssimativa NNO-SSE, che delimitano i bacini idrogeologici delle strutture idriche studiate ed un asse sinclinalico che segue la valle principale del Tegorzo. La carta deriva dall’interpretazione idrogeologica della Carta di Figura 4.4.1.a

Le principali unità idrogeologiche locali sono le seguenti:

  1. Depositi sciolti quaternari: costituiscono il primo acquifero indifferenziato a permeabilità primaria, sede di un multiacquifero che può dare luogo a falde temporanee sospese, che nei periodi maggiormente piovosi contribuiscono ad alimentare le sorgenti locali. L’orizzonte impermeabile di base localmente può essere costituito dalle facies più compatte del substrato roccioso sottostante.

  2. Terziario indifferenziato: costituiscono il secondo acquifero a ridotta permeabilità primaria e secondaria per fratturazione, delle formazioni arenaceo conglomeratiche. L’orizzonte impermeabile di base localmente può essere costituito dalla facies più compatte del substrato calcareo dolomitico.

  3. Formazioni calcaree dal Giurese medio al Cretaceo superiore: costituiscono il terzo acquifero delle formazioni rocciose prevalentemente calcaree, a permeabilità secondaria per fessurazione (ridotta nelle formazioni inferiori), con circolazione sia in senso orizzontale che in senso verticale. Non interessano direttamente l’area di concessione, ma sono presenti in prossimità delle aree di spartiacque ed il tracciato in galleria. L’acquifero principale si sviluppa entro il “Rosso Ammonitico”, con limitata circolazione anche interstrato. L’orizzonte impermeabile di base localmente può essere costituito dai “Calcari argillosi di Igne” ove esistenti, o dalla facies marnosa dei calcari giurassici (non rilevati in affioramento ma descritti dalla bibliografia) od ancora dalla facies più compatta del substrato calcareo dolomitico.

  4. Formazioni prevalentemente dolomitiche del Giura inferiore (calcari del Vajont): quarto acquifero tendenzialmente impermeabile, a permeabilità secondaria per fessurazione e carsismo limitato, soprattutto in senso verticale. L’orizzonte di base è costituito dalle facies più compatte e dolomitizzate dell’orizzonte stesso e dalle Dolomie Selcifere Giurassiche.

  5. Formazioni prevalentemente calcareo-dolomitiche del Trias superiore: quinto acquifero a permeabilità secondaria per fessurazione e carsismo diffuso, soprattutto in senso verticale, con possibili venute idriche in pressione. L’orizzonte di base è costituito dalle facies più compatte e dolomitizzate del substrato calcareo dolomitico.































Figura 4.4.2.1.a: Carta schematica delle Unità idrogeologiche.

Le strutture idrogeologiche locali sono prevalentemente impostate entro i termini prequaternari, che costituiscono il serbatoio principale, localmente e periodicamente alimentate dalle formazioni sciolte soprastanti. Lo schema di circolazione idrica è quindi impostato prevalentemente lungo i sistemi disgiuntivi subverticali che (come rilevato con l’indagine geomeccanica eseguita in sito), sono quelli che in maggior parte si presentano aperti, sino al livello di base impermeabile (costituito da orizzonti dolomitici più compatti); l’emergenza del livello di base delle strutture acquifere inferiori è presumibilmente costituita (almeno in parte) dall’acqua rilevabile in alcuni tratti del torrente Tegorzo, mentre la parte soprastante sarà interessata da circolazione idrica solo in concomitanza con le piogge; fanno eccezioni gli elementi drenanti indicati di seguito. Il livello di base ipotizzato è stato indicato sulle “Sezioni geofisiche ed idrogeologiche” di Allegato B1.2.6.b, costruite anche con l’ausilio della prospezione geofisica eseguita in loco, trattata anche ai capitoli seguenti e sulle “Sezioni geomeccaniche del tracciato in galleria” degli Allegati B2A.2.2.D, E ed F..


Le principali strutture idrogeologiche comprese entro i bacini di alimentazione dei punti d’acqua dell’area mineraria sono le seguenti:


Le principali strutture idrogeologiche comprese entro i bacini di alimentazione dei punti d’acqua lungo la galleria sono le seguenti:


Sull’area mineraria ed adiacenze, entrando nel dettaglio delle strutture evidenziate in Allegato B1.2.6.a, si rileva la presenza di un’alternanza di strutture anticlinaliche-sinclinaliche con assi NNE-SSO, in posizione di taglio rispetto all’asse valbellunense. La maggior parte delle strutture s’interrompono sull’anticlinale Colle Croda Rotta- Faladen.

Dalle carte allegate risulta evidente che i bacini idrografici e quelli idrogeologici non coincidono, essendo questi ultimi allineati verso nord approssimativamente lungo strutture ad assi con orientazione NS e verso sud con orientazione EO.



Come evidenziato la galleria interessa in buona parte un massiccio carsico, in cui per la valutazione delle massime portate temibili in galleria diventa predominante l’individuazione dei bacini idrogeologici delle diverse strutture, rendendo tale valutazione molto articolata e complessa, in quanto dipende dalle strutture locali e dagli afflussi ed interscambi sotterranei sicuramente presenti negli acquiferi locali. Per questa ragione le indagini ed i calcoli necessari a definire il quadro idrico locale di dettaglio vengono demandate al progetto esecutivo.

4.4.2.2Modello geomeccanico locale

Per la caratterizzazione stratigrafica e geomeccanica dei siti, sono stati eseguiti i seguenti rilievi ed analisi:



Le metodologie utilizzate sono illustrate in Appendice B1.3.a.

          1. Prospezione geofisica

Per la valutazione delle caratteristiche geomeccaniche in particolare dei termini meno competenti rilevati sul tracciato, in corrispondenza della val di Prada (approssimativamente nel settore centrale del tracciato di dominio calcareo dolomitico), sono state eseguite 3 basi sismiche a rifrazione.

Le tre basi sismiche ricoprono (oltre ai termini quaternari) i conglomerati terziari, le dolomie del Giura inferiore (BS 1 e 2) ed i calcari dolomitici del Vajont (BS 3).

Il risultato dell'indagine geofisica, oltre che dal presente rapporto è illustrato dalle “Dromocrone” di Appendice B2A.3.2.A.

La distribuzione spaziale dei punti di misura è indicata nelle “Carte geomeccaniche” del tracciato in galleria di Allegati B2A.2.2.a, b e c.



Tabella 4.4.2.2.a: Moduli elastico dinamici



La prospezione geofisica ha rilevato la seguente successione dall'alto al basso:

V1 - Orizzonte aerato superficiale, con velocità delle onde sismiche P compresa fra 360 e 460 m/sec, delle onde S comprese fra 170 e 220 m/sec, con una rigidità sismica di 0,6-0,8; è costituito da depositi completamente sciolti quaternari, asciutti ed a granulometria prevalentemente grossolana; in corrispondenza della fascia di corona dell'area di coltivazione, esso è probabilmente attribuibile a depositi alluvionali recenti ed a depositi di riporto antropico. E' rilevabile sui punti di misura sino alla massima profondità di c.a. - 4 m da p.c.

V2 - Orizzonte intermedio, con velocità delle onde sismiche P comprese fra 2520 e 2570 m/sec, delle onde S comprese fra 1475 ed 1600 m/sec e con una rigidità sismica di 6,1-6,3. E' attribuibile al substrato conglomeratico molto compatto o saturo in acqua, oppure a calcari o dolomie molto fratturate. Sui punti di misura è' rilevabile sino alla massima profondità di -35 m da piano campagna.

V3 - Orizzonte terminale con velocità delle onde P di 3030-3835 m/sec, delle onde S comprese fra 1930 e 2269 m/sec e con una rigidità sismica di 7,9-10. E' probabilmente attribuibile a dolomie e calcari molto compatti. Sui punti di misura è' rilevabile a partire da - 8 da p.c. circa.

Dall'analisi delle sezioni geofisiche di Appendice B2A.3.1.a e dei dati sopra indicati emerge quanto segue:

Per la definizione della continuità delle caratteristiche dei termini rilevati in superficie e la ricerca dell’orizzonte acquifero di base sono state eseguiti 8 sondaggi elettrici verticali entro l’area di concessione (vedi Appendice B1.3.1.a). La prospezione geofisica pregressa ha rilevato la seguente successione elettrostratigrafica dall'alto al basso:

L’interpretazione eseguite è riportata sulle sezioni geomeccaniche di Allegato B1.2.4.c e sulle sezioni geofisiche ed idrogeologiche di Allegato B1.2.6.b.

Sulla Carta idrogeologica di Allegato B1.2.6.a sono state rappresentate le isopieze della massima quota falda temibile sull’area mineraria, ricostruite sia sulla base della prospezione geofisica eseguita che sulla base dell’indagine geologica ed idrogeologica. Tali isopieze, ricostruite tenendo conto delle strutture locali, sono estremamente prudenziali in quanto ipotizzano la presenza di una “tavola d’acqua“ continua interstrato; in realtà, le strutture idrogeologiche identificabili anche dalle sezioni idrogeologiche allegate, indicano che le acque, in corrispondenza dello sbarramento costituito da alcune strutture tettoniche subverticali, s’incuneano in profondità, lasciando alcuni settori completamente asciutti, per riaffiorare a valle grazie a strutture diverse.

Questo fattore è determinato dal controllo tettonico sull’idrogeologia locale, come indicato al capitolo 2.6 del presente rapporto.

          1. Modello concettuale dell’area di progetto.

Le aree di progetto sono interessate da un succedersi di blande pieghe anticlinaliche e sinclinaliche con locali variazione di pendenza, tagliate da alcuni grossi sistemi di fratture con direzioni prevalenti secondo NS; le strutture rilevate, anche se non sono sempre percorribili in affioramento, sono servite da "linee guida" per l'ubicazione delle misure e per la zonazione delle diverse “aree omogenee” indicate in Allegato B1.3.1.a (Analisi di stabilità a lungo termine).

La caratterizzazzione geomeccanica, estesa a tutte le aree accessibili entro ed all’intorno dell’area, ove possibile è stata integrata anche con “rilievi strutturali rapidi” (utili alla verifica della continuità delle strutture rilevate), che hanno contribuito a fornire un maggior dettaglio sulle caratteristiche meccaniche dei settori di progetto attualmente accessibili; si prevede comunque di integrare e verificare l’analisi geomeccanica di stabilità in corso d’opera al procedere della coltivazione.

Tramite l'analisi statistico strutturale sono stati determinati i parametri significativi di tutte le famiglie di giunti individuate (vedi Appendice B1.3.1.b - “Caratteristiche geomeccaniche e classificazione degli ammassi rocciosi secondo Barton e Bieniswski”). I punti di misura sono indicati in Allegato B1.2.4.b (Carta geomeccanica e geomorfologica) e negli Allegati B2A.2.2.a, b e c.

I dati più significativi sono riportati nelle “Sezioni geomeccaniche” degli Allegati B2A.2.2.d, e ed f.

Nell’area del Progetto di coltivazione gli angoli di attrito interno individuati secondo i parametri di Barton e Bieniawski in presenza di falda interstrato e sisma sono risultati compresi fra 27° e 73°, sia lungo i giunti di stratificazione, che lungo quelli di fratturazione; il recupero percentuale è estremamente variabile fra buono e molto buono (52-91%); i giunti sono leggermente alterati, con spaziatura da larga a molto larga e superfici a scabrosità molto variabile; la resistenza a compressione semplice sull’area di ampliamento della roccia intatta è per lo più >150 Mpa; i materiali di riempimento interstrato sono praticamente assenti. Mediamente, in base a Barton gli ammassi si classificano come scadenti o medi ed in base a Bieniawski come discreti o buoni.

Sulle “Sezioni geomeccaniche” alla scala 1:2.000 di Allegato B1.2.4.c, ad un’apparente regolarità dell’assetto dei giunti di stratificazione fa riscontro una maggiore complessità dei sistemi di fratturazione, in funzione delle intense e complesse azioni deformative a cui l’ammasso è stato sottoposto nel tempo.

Nelle sezioni di progetto di Allegati B2A.2.2.d, d ed f, sono illustrate le caratteristiche peculiari dei vari settori considerati lungo la galleria e le tematiche relative, a partire dall’imbocco ovest di progressiva 0,0 verso est.

In Tabella 4.4.2.2.b si riporta la classificazione GSI (Geological Strenght Index) degli ammassi rocciosi sui punti d’indagine che interessano la galleria.

Tabella 4.4.2.2.b: Classificazione GSI lungo il tracciato (Geological Strenght Index)



Sui diagrammi stereografici illustrati sulle sezioni della galleria, sono state analizzate le possibili instabilizzazioni verificabili in galleria per “gravità” e per “scivolamento” lungo le intersezioni fra giunti, rispetto alla calotta (che prudenzialmente è assunta come fosse orizzontale e non ad arco) ed ai fianchi della galleria (vedi metodo di E. Hoek ed E.T. Brown), per tutti i giunti rilevati su ogni tratto omogeneo di galleria.

Nelle sezioni di progetto della galleria sono illustrate tratto per tratto le caratteristiche relative, a meno di una verifica sul campo della rispondenza fra ipotesi progettuale e realtà.

Le analisi di stabilità allo scivolamento planare ed a cuneo sono illustrate sulle sezioni di progetto (vedi rappresentazione sui diagrammi di Schmidt); per le verifiche all’inflessione ed al ribaltamento, a breve ed a lungo termine e la metodologia adottata si rimanda alle Appendici B1.3.1 di Elaborato I.

4.4.2.3Analisi di stabilita' del pendio naturale.

Per l’analisi di stabilità dello stato di fatto sugli ammassi rocciosi sono state eseguite verifiche grafiche di stabilità per scivolamento planare, a cuneo, verifiche al ribaltamento ed all’inflessione e verifiche di stabilità di tipo LEM sull’insieme degli elementi che costituiscono il pendio.

Sulla base dei dati di angolo di attrito interno ricavato dai parametri di Barton in presenza di acqua, per tutte le famiglie di giunti che interessano ogni singolo stereodiagramma sono state eseguite le “Verifiche grafiche di stabilità per scivolamento planare ed a cuneo” degli ammassi rocciosi, in presenza di acqua e con un coefficiente sismico di 0,12 pari ad un’accellerazione di 0,24 g per aree di seconda categoria sismica. Le verifiche sono illustrate sugli stereodiagrammi e rappresentazioni grafiche di Allegato B1.3.1.a (“Analisi di stabilità a lungo termine”)

In Allegato sono rappresentati gli angoli di stabilità “limite” dei versanti (e cioè i valori di angolo di pendio superati i quali si ha instabilizzazione dei fronti ed a cui applicare i coefficienti di sicurezza di legge), in presenza di vibrazioni lungo tutte le direzioni di pendio, relativamente ad ogni settore geomeccanico omogeneo individuato sul terreno; sono stati inoltre distinti gli angoli limite da considerarsi per evitare possibili scivolamenti planari (cioè lungo piani continui), da quelli da considerarsi per evitare eventuali scivolamenti a cuneo (cioè lungo intersezioni fra giunti diversi).

La rappresentazione dell’analisi di stabilità è stata visualizzata per ogni punto d’indagine strutturale, con l’analisi per stabilità a “lungo termine” (inserendo acqua ed azione sismica); i dati sono contenuti in due cerchi concentrici, entro i quali sono indicati gli angoli di stabilità limite dei pendii, rispetto alle diverse direzioni cardinali, derivanti dalle analisi di stabilità allo scivolamento planare, a cuneo, all’inflessione ed al ribaltamento; nella circonferenza più interna, sono indicati gli angoli di stabilità limite per scivolamento planare e le relative altezze critiche, nel settore intermedio le intersezioni instabili; all’esterno del cerchio (in blu o arancio) è indicata la possibilità di ribaltamento e/o inflessione.

Dall’analisi dei dati risulta che, sebbene la maggior parte dei giunti ammetta angoli di pendio superiori a 60°-70°, in presenza di acqua in prossimità dell’STD 1 ed in sinistra idrografica al Tegorzino, su brevi tratti sussiste ipoteticamente rischio di instabilizzazioni per scivolamento planare.

Nel corso delle analisi strutturali sin qui condotte è stato verificato che, in particolar modo sull’area d’intervento, gli ammassi rocciosi risultano localmente costituiti da giunti subverticali continui e stratificati, che potrebbero teoricamente dare luogo a ribaltamenti ed inflessioni, generabili anche da “scivolamenti lungo giunti molto inclinati, su piccole e grandi aree (vedi“stabilità statica e dinamica”); tale tipologia di dissesto è stata analizzata nelle Appendici B1.3.1.c (“Verifiche di stabilità all’inflessione ed al ribaltamento” a breve ed a lungo termine); inoltre sono state calcolate le altezze critiche (Hc) dei giunti subverticali e continui, per diversi angoli di pendio (Appendice B1.3.1.d, “Altezze critiche dei fronti in roccia”), sebbene le nuove scarpate di progetto tenderanno a disporsi lungo pendii con acclività eguale all’angolo d’immersione dei giunti continui locali. Le metodologie utilizzate sono illustrate in Appendice B1 – “Metodologie”.

Dall’analisi delle verifiche di stabilità emerge che, rispetto alle direzioni indicate in tabella, il maggior rischio locale potrebbe derivare da “ribaltamento ed inflessione” dei giunti subverticali, su pareti non gradonate con sviluppo maggiore dell’altezza critica indicata per ogni “settore omogeneo”.

Dall’analisi delle appendici ed allegati sull’area mineraria si rileva quanto segue:



I valori tabulati in appendice sono indicativi di una situazione potenziale che è stata analizzata lungo tutte le possibili direzioni di pendio per poter redigere un progetto di coltivazione “stabile“, evitando situazioni di rischio.

La possibilità di scivolamento planare della morfologia attuale è stata valutata anche con verifiche di tipo LEM.

Per l’analisi di stabilità della morfologia dello stato di fatto, si sono utilizzati metodi LEM (vedi G Slope, secondo Bishop e Jambu corretto), lungo le superfici di separazione fra orizzonti a litologia e consistenza diversa, in presenza di vibrazioni e di acqua lungo le presunte superfici di scivolamento (Vedi Appendice B1.3.1.d – “Verifiche di stabilità dello stato di fatto con metodi LEM”).

I parametri geotecnici utilizzati per le verifiche, derivano dall'indagine strutturale locale.

Le verifiche di stabilità dello stato di fatto eseguite con le premesse operate, hanno verificato i coefficienti di sicurezza locali sono sempre al disopra di quelli di legge. Solo sulla superficie A della sezione C dello stato di fatto si hanno coefficienti di sicurezza inferiori ad 1,3; si rileva per contro che tale superficie interessa una parte di pendio che nel corso delle operazioni di coltivazione verrà completamente asportata.

Sezione

Superficie scivolamento

Falda

Coefficiente

sismico

Coefficiente di sicurezza

Bishop

Janbu corretto

A

Stato di fatto

A

no

no

3,52

3,27

si

no

2,67

2,40

no

si

3,46

3,17

si

si

2,63

2,34

B

si

no

2,18

1,92

si

si

1,70

1,47

C

si

no

1,75

1,79

si

si

1,36

1,37

D

si

no

3,568

2,842

si

si

3,147

2,238

B

Stato di fatto

A

asciutto

si

1,89

1,91

si

si

1,39

1,39

B

asciutto

si

1,67

1,59

si

si

1,41

1.28

C

si

si

1,74

1,73

C

Stato fatto

A

si

si

1,74

1,14

B

si

si

2,19

2,11

Tabella 4.4.2.3.a: verifiche di stabilità dello stato di fatto con metodi LEM.



In base all’indagine geomeccanica eseguita ed allo stato attuale delle conoscenze, risulta che la stabilità dei siti allo stato naturale, su larga parte dell’area di studio è condizionata in prevalenza dalla possibilità di ribaltamento od inflessione, su pareti “strutturali” subverticali non gradonate, più elevate dell’altezza critica indicata per ogni “settore omogeneo” individuato dall’indagine geomeccanica, modalità che si può sviluppare però solo localmente e su aree poco estese, fattore comunque facilmente scongiurabile, in sede di progettazione, con adeguate orientazioni dei pendii in coltivazione.

Tutti gli elementi sopra descritti hanno contribuito alla determinazione del locale modello geomeccanico, sulla base del quale sono stati redatti i progetti dell’area di studio.





142