Il Quadro ambientale si prefigge di caratterizzare lo stato attuale delle componenti ambientali interessate dall'intervento attraverso l'utilizzo di dati scelti in modo mirato alla descrizione del grado di interferenza progetto/componenti, al fine di pervenire alla stima degli impatti ed alla successiva definizione delle eventuali misure mitigative e compensative.
Il Quadro ambientale contiene:
la definizione dell’ambito territoriale interessato dall'intervento: a - Ambito di influenza potenziale;
l’analisi della qualità ambientale: b - Stato di fatto delle componenti interessate, con riferimento alle componenti potenzialmente soggette ad un impatto significativo dell'intervento;
la descrizione e quantificazione dei probabili effetti, positivi e negativi, prodotti sull’ambiente: c - Analisi degli impatti ambientali;
la descrizione delle mitigazioni e delle compensazioni, che verranno proposte con i progettisti: d - mitigazioni e compensazioni;
la descrizione delle esigenze di monitoraggio connesse con la realizzazione dell’intervento, al fine di verificare gli effetti ambientali prodotti e controllare la loro evoluzione nel tempo: e - Ipotesi di monitoraggio.
Più precisamente:
Ambito di influenza potenziale
Viene circoscritto il territorio interessato sia direttamente che indirettamente dal progetto, ossia l’ambito, entro cui è da presumere che possano manifestarsi effetti ambientali significativi a seguito della realizzazione delle diverse alternative progettuali.
Stato di fatto delle componenti interessate
Le componenti e i fattori ambientali, oggetto di analisi, sono i seguenti:
atmosfera: è sviluppata la caratterizzazione meteoclimatica dell'area con particolare riguardo al regime dei parametri convenzionali che ne definiscono lo stato fisico (temperatura, precipitazioni, venti), ed è analizzato lo stato di qualità dell'aria, utilizzando i dati disponibili della stazione ARPAV di Quero, per i dati meteo; sono stati anche utilizzati i grafici contenuti nel “Rapporto sullo stato dell’ambiente” redatto dalla Comunità Montana Feltrina sulla base delle rilevazioni ARPAV;
ambiente idrico: viene caratterizzato per quanto concerne la qualità delle acque del sistema dei corsi d’acqua Tegorzino – Tegorzo, nell’ambito dell’area di influenza;
suolo e sottosuolo: sono trattati gli aspetti pedologici, geomorfologici, litologici e stratigrafici dell’area; in particolare, vengono caratterizzate le tematiche relative all’alterazione della circolazione idrica superficiale, all’erodibilità e al rischio idraulico connesso al trasporto solido e alla stabilità dei versanti;
aspetti naturalistici (vegetazione, flora e fauna ed ecosistemi): vengono analizzati al fine di individuare gli aspetti di maggior pregio e sensibilità in relazione all'intervento; la trattazione riguarda essenzialmente le cenosi vegetali e animali a maggior carattere di naturalità e più rappresentative dell’ambiente considerato. Inoltre, poiché il progetto interferisce direttamente con il Sito di Importanza Comunitaria (SIC) e Zone di Protezione Speciale (ZPS), come ricordato al par. 2.2.2.9, si veda l’ Elab A3 ed in particolare la Tavola 1 – Inquadramento dell’area vasta all’interno del SIC – ZPS “Massiccio del Grappa”;
paesaggio: è condotta l’analisi delle caratteristiche generali dell’area di inserimento dell'intervento previsto, con particolare riguardo al sistema paesaggistico nel suo insieme e alle modalità di fruizione del paesaggio inteso come risorsa del territorio.
beni culturali: delineate le vicende storiche più significative che hanno interessato il territorio oggetto di studio sono prese in considerazione le eventuali interferenze dell’intervento proposto con le testimonianze storiche-archeologiche-culturali individuate e le relative misure precauzionali e mitigative;
viabilità e traffico: viene individuato lo stato di funzionalità della viabilità e del traffico nella valle Schievenin e nella valle del Piave, sul tratto interessato dai veicoli di trasporto del materiale dalla miniera e le prospettive attuali e future, riguardanti gli effetti prodotti dai mezzi pesanti di trasporto;
rumore e vibrazioni: è effettuata una caratterizzazione dell’area finalizzata a determinare la presenza di ricettori sensibili (aree naturali, aree residenziali, altri tipi di ricettori quali attrezzature sanitarie, per l’istruzione e per lo svago). Per la caratterizzazione del clima acustico sono state eseguite misure fonometriche in prossimità dei recettori più esposti in data 22.5.2007.
energia: nel quadro generale dei consumi sono analizzati i tipi di fonti e i quantitativi di energia che sarà utilizzata e vengono messi in evidenza le possibili misure di mitigazione per conseguire l’uso razionale dell’energia in un sistema più equilibrato e sostenibile,
salute umana: vengono analizzate le condizioni di sicurezza dei lavoratori in miniera e l’applicazione delle relative misure di prevenzione e protezione in relazione alle operazioni di coltivazione e all’uso delle strutture, degli impianti, delle sostanze, dei macchinari ed attrezzature. Vengono, altresì, individuati i potenziali rischi e disagi alla popolazione ed applicate le misure di prevenzione, di miglioramento della gestione, di monitoraggio e delle mitigazioni eventualmente necessarie;
sistema socio-economico: delineata l’evoluzione storico-economica vengono messi in rilievo gli elementi socio-economici più recenti della zona, considerando gli effetti dell’intervento proposto sull’occupazione diretta ed indiretta del vasto indotto dei settori della trasformazione, del commercio e dell’impiego dei prodotti derivati dal materiale estratto.
Analisi degli impatti ambientali
Lo studio di impatto ambientale è finalizzato alla verifica delle conseguenze ambientali del progetto e fornisce alla progettazione le informazioni relative ai condizionamenti significativi posti dall’ambiente nei suoi vari settori e di cui è necessario tenere conto.
La determinazione degli impatti consente di delineare uno stato “ante” ed uno “post” che va opportunamente valutato in relazione a valori di qualità accettabili.
Rispetto alle componenti analizzate nello stato di fatto, la parte relativa alla stima degli impatti prende in considerazione anche l'aspetto legato alla salute pubblica. Nel presente contesto, nell’ambito della componente salute pubblica vengono considerate le interferenze che direttamente o indirettamente possono causare disturbo o fastidio alla popolazione, non necessariamente con conseguenze sulla salute umana.
Mitigazioni e compensazioni
Sono individuati quegli accorgimenti tecnici atti a mitigare l’importanza di eventuali impatti negativi; tali accorgimenti possono riguardare gli aspetti tecnologici, le modalità di realizzazione dell’intervento o di gestione. Sono prospettate, e saranno definite tra le parti, le misure compensative e/o a valenza compensativa, intese come risarcimenti di tipo economico o come nuove realizzazioni di interesse naturalistico, per quegli impatti che dovessero superare i limiti di criticità definiti o nel caso in cui si rendessero necessari interventi per riequilibrare gli scompensi indotti sull’ambiente.
Ipotesi di monitoraggio
Vengono definite le esigenze di monitoraggio connesse con la realizzazione dell’intervento, al fine di verificare gli effetti ambientali prodotti e controllare la loro evoluzione nel tempo ed, inoltre, viene evidenziata la possibilità di definire le condizioni di riferimento (“ante operam”) attraverso l’informazione già disponibile sul sito potenzialmente interessato dagli effetti dell’intervento ovvero prodotta dagli strumenti di monitoraggio già operativi od in corso di attivazione, indicando eventuali specifiche nuove esigenze.
Quero è uno dei tredici Comuni che costituiscono la Comunità Montana Feltrina (Figura 4.1.1 – Quero nella Comunita Montana Feltrina).
Il territorio della Comunità, si trova nel Veneto nord-orientale, nella parte meridionale della Provincia di Belluno, e confina a Sud con le Province di Treviso e Vicenza, a Nord Ovest con la Provincia di Trento.
Figura a parte
Figura 4.1.1 – Quero nella Comunita Montana Feltrina
L’area [Comunità Montana Feltrina, 2000] ha una superficie di circa 608 Kmq sui circa 3678 dell’intero territorio provinciale.
Si tratta di un’area rurale, dalle caratteristiche morfologiche complesse, valliva e montana.
I caratteri montani del territorio sono illustrati nella Tabella 4.1.1.a – Elementi montani caratteristici.
Tabella 4.1.1.a – Elementi montani caratteristici
|
Comune |
Superf. totale |
Superf. montana (Kmq) |
Altitudine Min max |
Densità popolazione | |
|
Alano di Piave |
36,45 |
36,45 |
174 |
1.636 |
76,07 |
|
Arsiè |
64,5 |
64,5 |
272 |
1.512 |
43,50 |
|
Cesiomaggiore |
86,04 |
86,04 |
240 |
1.900 |
47,46 |
|
Feltre |
100,59 |
100,59 |
256 |
2.200 |
191,27 |
|
Fonzaso |
27,94 |
27,94 |
315 |
1.454 |
122,19 |
|
Lamon |
54,35 |
54,35 |
360 |
2.080 |
62,77 |
|
Pedavena |
24,92 |
24,92 |
300 |
1.453 |
176,04 |
|
Quero |
28,25 |
28,25 |
237 |
1.675 |
81,84 |
|
S.Gregorio nelle Alpi |
18,96 |
18,96 |
325 |
2.186 |
84,33 |
|
Santa Giustina |
35,88 |
35,88 |
252 |
2.186 |
179,15 |
|
Seren del Grappa |
62,41 |
62,41 |
350 |
1.785 |
41,77 |
|
Sovramonte |
50,84 |
50,84 |
330 |
2.339 |
33,37 |
|
Vas |
17,75 |
17,75 |
220 |
1.394 |
48,67 |
|
Comunità Montana Feltrina |
608,88 |
608,88 |
|
|
|
Sul fondo valle si concentrano i nuclei residenziali, le attività economiche,le infrastrutture di collegamento e le attività agricole, mentre solo sulle prime pendici e in qualche altopiano dei monti del comprensorio sono situati nuclei abitativi, qualche attività economica, attività agricole, agrituristiche e turistiche.
Nel Feltrino è concentrato circa il 25 % della popolazione della Provincia di Belluno. L’evoluzione demografca degli ultimi decenni è illustrata nella Tabella 4.1.1.b – Evoluzione demografica
Tabella 4.1.1.b – Evoluzione demografica
|
Comuni |
Popolazione ai censimenti | |||
|
1971 |
1981 |
1991 |
2001 | |
|
Alano di Piave |
2.563 |
2.492 |
2.521 |
2.773 |
|
Arsiè |
3.768 |
3.297 |
2.913 |
2.806 |
|
Cesiomaggiore |
4.271 |
4.229 |
4.007 |
4.084 |
|
Feltre |
22.745 |
21.003 |
19.783 |
19.240 |
|
Fonzaso |
3.474 |
3.483 |
3.447 |
3.414 |
|
Lamon |
4.596 |
4.203 |
3.743 |
3.412 |
|
Pedavena |
4.028 |
4.098 |
4.172 |
4.387 |
|
Quero |
2.076 |
2.197 |
2.091 |
2.312 |
|
S.Gregorio nelle Alpi |
1.423 |
1.477 |
1.386 |
1.599 |
|
Santa Giustina |
5.679 |
5.950 |
6.026 |
6.428 |
|
Seren del Grappa |
2.785 |
2.534 |
2.480 |
2.607 |
|
Sovramonte |
2.150 |
1.982 |
1.818 |
1.697 |
|
Vas |
945 |
890 |
805 |
864 |
|
Comunità Montana Feltrina |
60.503 |
57.835 |
55.192 |
55.623 |
La popolazione residente al 2001 è 55.623, con una crescita di 431 unità (pari al 0,77 %) rispetto all’ultimo censimento del 1991 (55.192 unità).
Questo lieve incremento rappresenta comunque un’inversione di tendenza rispetto al calo evidenziato dai censimenti Istat del 1971, 1981 e 1991, pari complessivamente all’ 8,77 %.
Il Comune di Quero, nel 2001, ha un netto incremento della popolazione rispetto ai censimenti precedenti, superando la tendenza negativa che ha caratterizzato il periodo 1981 - 1991.
Alla situazione demografica illustrata nella tabella sopra riportata va aggiunta la presenza degli stranieri, nota fino all’anno 2003 ed evidenziata nella Tabella 4.1.1.c – Presenza di cittadini stranieri (al 2001)
Tabella 4.1.1.c – Presenza di cittadini stranieri (al 2001)
|
Comune |
Totale |
% sui residenti |
|
Alano di Piave |
281 |
10,13 |
|
Arsiè |
57 |
2,03 |
|
Cesiomaggiore |
47 |
1,15 |
|
Feltre |
433 |
2,25 |
|
Fonzaso |
73 |
2,13 |
|
Lamon |
15 |
0,43 |
|
Pedavena |
90 |
2,05 |
|
Quero |
224 |
9,6 |
|
S.Gregorio nelle Alpi |
19 |
1,18 |
|
Santa Giustina |
121 |
1.88 |
|
Seren del Grappa |
65 |
2,49 |
|
Sovramonte |
7 |
0,41 |
|
Vas |
80 |
9,9 |
|
Comunità Montana Feltrina |
1512 |
|
Dal confronto delle due tabelle 4.1.1.c e 4.1.1.d emerge che, a fronte dell’ abbassamento demografico verificatosi nel periodo 1971 - 1991, si è verificata al 2001 una significativa immigrazione di cittadini stranieri .
La miniera “Schievenin” ricade in Provincia di Belluno, nella frazione di Schievenin del Comune di Quero, sulle pendici Est del Massiccio del Monte Grappa.
L’inquadramento territoriale della miniera è illustrato nella Figura 4.1.2.a - Inquadramento dell’area dove ricade la miniera Schievenin.
Quero, situato tra l’area montana bellunese e la pianura trevigiana, vicino a una stretta naturale della valle del fiume Piave, è sempre stato – a seconda dei momenti storici – snodo di comunicazione o punto di confine strategico, tanto che la sua storia è sicuramente legata alla sua collocazione geografica.
Anticamente il Massiccio del Grappa faceva parte di un unico altopiano che andava da Asiago sino a Piancavallo.
Intensi fenomeni erosivi e l’azione dei fiumi Piave e Brenta mutarono nel tempo la morfologia del paesaggio che, ricoperto di ghiacci sommatali sino all’ultima glaciazione, isolarono il Massiccio dal resto del rilievo, lasciando come unico testimone della glaciazione il carsismo e le profonde incisioni vallive.
Figura a parte
Figura 4.1.2.a - Inquadramento dell’area dove ricade la miniera Schievenin
La pastorizia, l’agricoltura e lo sfruttamento del bosco accellerarono i processi erosivi che causarono il denudamento di vaste radure.
Dal punto di vista morfologico il settore settentrionale del Grappa (a cui l’area vasta allo studio appartiene), è modellato da un sistema di dorsali divergenti rispetto alla cima più alta (Cima Grappa). Queste creste costituiscono lo spartiacque di alcune valli fra le quali la valle del Tegorzo, affluente del fiume Piave, che incidono più o meno profondamente il rilievo.
L
Figura a parte
a struttura litologico-formazionale di queste aree non permette il perdurare di forme molto antiche ed è in continua evoluzione. In area non si riconoscono infatti forme precedenti all’ultima glaciazione Wurmiana.
La morfologia e struttura dell’ambiente non consente nemmeno il formarsi e depositarsi dei sedimenti più recenti; infatti, la copertura sciolta quaternaria (costituita da limitati spessori di depositi detritici ed alluvionali) è molto limitata.
Figura 4.1.2.b – Pinnacoli a libro.
.
Del carattere in continua evoluzione dell’area ne sono testimoni i “pinnacoli a libro” (vedi Figura 4.1.2.b). rilevabili anche in alcuni settori della valle di Schievenin, in equilibrio
spesso precario e molto frequenti anche nella bassa Valsugana.
La valle del Tegorzo è costituita esclusivamente da rocce carbonatiche di mare profondo, per lo più carsiche, fattore che determina la mancanza di una rete idrografica superficiale che, assieme alle presenza di condotti carsici, anche ad andamento suborizzontale, determinano la rapida filtrazione delle acque meteoriche verso il livello di base del Massiccio del Grappa, conferendo un carattere di sostanziale aridità al territorio e creando erti rilievi con pareti spesso subverticali.
Il torrente Tegorzo, assieme ad altri torrenti minori del Grappa, ha un breve percorso e portate idriche variabili, generalmente molto basse.
Fra i condotti suborizzontali si ricorda la “Grotta del Marmo” di Schievenin ubicata fuori dell’area mineraria.
In prossimità dell’area mineraria sono state reperite tre grotte accatastate, tutte ricadenti al di fuori dell’area di concessione e separate da essa da uno spartiacque, che ne maschererà la vista; l’ubicazione delle grotte è indicata in Figura 4.1.2.c – Ubicazione delle grotte accatastate nell’intorno dell’area mineraria
Figura a parte
Figura 4.1.2.c – Ubicazione delle grotte accatastate nell’intorno dell’area mineraria
La valle di Schievenin è di origine tettonica ad “horst”, come testimoniano anche le brusche variazioni di direzione del sistema idrico Tegorzo-Tegorzino-valle dell’Inferno, soprattutto nella parte alta del bacino, interessato da formazioni più rigide. Il sistema tettonico locale consente l’affioramento della “Dolomia Principale”, grazie a strutture tettoniche orientate secondo NO-SE.
Una grossa struttura tettonica a “ginocchio” a carattere regionale (flessura Bassano – Valdobbiadene), fa sì che formazioni più vecchie affiorino a quote più alte di formazioni più giovani che dovrebbero trovarsi a quote più elevate. La flessura attraversa il tracciato in galleria nella metà orientale fra la Val di Prada ed il fondovalle del Piave, dove interessa le Formazioni del Rosso Ammonitici, dei calcari di Fonzaso e del Biancone.
Attualmente la valle di Schievenin è meta di scalatori ed escursionisti. In Figura 4.1.2.d (Carta dei sentieri della valle di Schievenin) sono riportati i sentieri del CAI nella valle di Schievenin.
Figura a parte
Figura 4.1.2.d - Carta dei sentieri della valle di Schievenin
L’ambito di influenza potenziale, denominato anche area vasta, è illustrato nella Allegato A1: 3.4 – Alternative di viabilità ed ambito di influenza potenziale dell’intervento.
L’area vasta di influenza potenziale dell’intervento, costituito dal progetto di coltivazione e da quelli delle pertinenze minerarie della Galleria Schievenin e dell’Adeguamento della strada di arroccamento, è articolata nella parte relativa ai lavori di coltivazione ed in quella riguardante il trasporto del materiale:
area di influenza rispetto ai lavori di coltivazione:
Il progetto di coltivazione, all’interno della concessione mineraria, non interessa il versante destro della Valle della Storta, né il versante sinistro della Valle del Tegorzino.
Dal centro dell’area del progetto di coltivazione il limite dell’area vasta è compreso, in linea d’aria, tra 700 m e 1 Km.
Il perimetro dell’area vasta parte dalla strada di Schievenin, in corrispondenza della località Le Pose, attraversa il torrente Tegorzo e corre lungo la Val di Pont; raggiunta quota 400 m.s.l.m, sale lungo il crinale fino a quota 620 m.s.l.m.per poi salire ancora, in direzione Ovest, fino a quota 870 m.s.l.m. Da questo punto il perimetro prosegue verso Nord – Ovest scendendo a quota 670 m.s.l.m, in corrispondenza della Valle della Storta, per poi risalire lungo il crinale e ridiscendere a quota 735 m.s.l.m,,m dove incrocia la Valle del Paion; quindi, proseguendo in direzione Nord, raggiunge quota 925 m.s.l.m e ridiscende lungo il crinale a quota 775 m.s.l.m, attraversando la Valle S. Barbara. Dal punto 775 m.s.l.m sale ancora fino a quota 815 m.s.l.m, per ridiscendere lungo il crinale fino alla Valle Inferno, a quota 300 m.s.l.m, e poi salire fino a quota 360 m.s.l.m.
Passando dal versante sinistro della Valle Inferno, il perimetro corre in direzione Sud – Est a quota 550 m.s.l.m fino ad incontrare Valle Sassuma; attraversata questa valle, il perimetro segue l’isoipsa 550 m.s.l.m per poi risalire fino a quota 700 m.s.l.m e proseguire lungo questa isoipsa fino ad incontrare la Valle Brandaie, nel punto in cui parte l’area vasta relativa al trasporto del materiale;
area di influenza rispetto al trasporto del materiale:
il materiale viene trasportato con automezzi attraverso la costruenda “Galleria Schievenin”. Relativamente a questa galleria e al suo raccordo con la strada feltrina, l’area di influenza è delimitata da due fasce della larghezza di 100 m ciascuna dall’asse della galleria stessa.
Il perimetro dell’area vasta, in superficie, prosegue correndo lungo l’argine destro del fiume Piave, fino al ponte per Segusino, comprendendo il relativo raccordo stradale, da cui risale in direzione Nord – Ovest, parallelamente alla strada feltrina, fino all’imbocco della costruendo Galleria Schievenin.
La realizzazione della Galleria Schievenin, con il relativo raccordo con la strada feltrina, consente di escludere dall’area vasta il centro abitato di Quero e la frazione abitata di Schievenin, in quanto la viabilità di progetto, con l’attività a regime, non prevede alcun attraversamento in osservanza della prescrizione stabilita con l’autorizzazione rilasciata, in data 28.04. 1995, dal Ministero per i Beni Culturali e Ambientali. In questo modo viene delimitato un ambito di influenza che racchiude la sorgente del Tegorzo, la Valle Inferno, il Torrente Tegorzino, ed il Torrente Tegorzo.
Tale scelta permette di studiare gli effetti della coltivazione sulle componenti ambientali individuate e, particolarmente, relative alla qualità delle acque, all’emissione di polveri, rumori e vibrazioni.
La componente atmosfera verrà analizzata per la valutazione della situazione esistente e dell’influenza che potrà avere l’attività mineraria programmata sulla qualità dell’aria ambiente.
L’inquinamento atmosferico è la situazione per cui in atmosfera sono presenti sostanze (gas di vario genere, aerosol e particelle di varia granulometria) a concentrazioni tali da essere superiori a quelle naturalmente presenti in aria e tali da poter produrre potenziali effetti nocivi sulla salute umana, sulla qualità della vita, sulla flora, sulla fauna, sul paesaggio, sui materiali, sui manufatti e sulle opere d’arte.
Se si escludono gli eventi naturali, come per esempio le eruzioni vulcaniche esplosive, la maggior parte delle sostanze emesse sono il risultato delle attività umane.
Le principali fonti di emissione possono essere individuate:
nelle attività industriali nelle quali i processi di combustione rivestono un ruolo molto importante;
nelle attività agricole;
negli impianti di riscaldamento civile;
nei mezzi di trasporto (autoveicoli ed aerei) usati dall’uomo durante la vita quotidiana.
Le sostanze emesse dall’uomo sono le più varie. I processi di combustione che hanno luogo nelle industrie e nei mezzi di trasporto sono i principali responsabili delle emissioni di ossidi di zolfo, di carbonio e di azoto.
Dal punto di vista androcentrico si ha inquinamento atmosferico se l’atmosfera viene a trovarsi in uno stato chimico-fisico tale da interferire direttamente o indirettamente con la vita dell’uomo: direttamente, se questo stato di cose può danneggiare la salute umana, indirettamente se tale stato di cose può disturbare le attività umane o danneggiare manufatti di interesse umano o modificare l’habitat in modo da peggiorare la qualità della vita dell’uomo.
Secondo la normativa vigente col termine inquinamento può essere definita ogni modificazione della normale composizione o stato fisico dell'aria atmosferica, dovuta alla presenza nella stessa di una o più sostanze in quantità e con caratteristiche tali da alterare le normali condizioni ambientali e di salubrità dell'aria; da costituire pericolo ovvero pregiudizio diretto o indiretto per la salute dell'uomo; da compromettere le attività ricreative e gli altri usi legittimi dell'ambiente; alterare le risorse biologiche e gli ecosistemi ed i beni pubblici e privati ...... ".
Per quanto riguarda le emissioni industriali la parte preponderante deriva dalle centrali termoelettriche, le raffinerie di petrolio, le cokerie, i cementifici e gli inceneritori di rifiuti con particolare riferimento alle emissioni di inquinanti convenzionali (SO2, CO2, NOx).
Tra le emissioni civili sono prevalenti quelle derivanti dagli impianti di riscaldamento civile e soprattutto dal traffico auto e motoveicolare con particolare riferimento alle emissioni di benzene, PM10 e di ozono.
Per quanto riguarda la Regione Veneto, dal Piano Regionale di Tutela e Risanamento dell’Atmosfera emerge che in linea generale, a partire dalla metà degli anni ’80, le emissioni di biossido di zolfo sono state fortemente ridotte, grazie all’introduzione negli usi civili ed industriali di combustibili a basso tenore di zolfo e del gas naturale, praticamente privo di zolfo. Questo, insieme ad altre misure di intervento sui processi (miglioramento dell’efficienza, processi meno inquinanti) e sulle emissioni (abbattimento degli inquinanti ai camini) ha portato ad un generalizzato contenimento delle emissioni da fonti fisse di altri inquinanti, tra cui gli ossidi di azoto, il monossido di carbonio, i composti organici.
Relativamente alle emissioni dal settore trasporti, l’aumento del numero totale di veicoli e dei chilometri percorsi ha controbilanciato l’effetto positivo dovuto alla diffusione di veicoli meno inquinanti; questo, oltre ad aumentare le situazioni di congestione con i connessi disagi, ha fatto permanere i problemi legati alle emissioni di inquinanti caratteristici del traffico.
L’esame dei fattori meteoclimatici della zona interessa oltre che per le attività di ricomposizione e di regimazione dei deflussi delle acque meteoriche, anche per la caratterizzazione delle capacità dispersive degli inquinanti.
Le variabili metoclimatiche, quali precipitazioni, direzione e velocità del vento, irraggiamento, temperatura, influiscono considerevolmente sulla diffusione degli inquinanti in atmosfera.
L’area della miniera “Schievenin” è situata circa un chilometro a Nord Ovest della frazione di Schievenin del Comune di Quero, sul fondo della omonima valle, in corrispondenza della confluenza con la “Val Storta”. La zona è caratterizzata da versanti molto ripidi solcati da numerose vallecole, che alimentano il torrente “Tegorzino”, tributario del torrente Tegorzo poco a Sud della miniera.
Le caratteristiche climatiche dell’area sono tipiche dell’ambiente prealpino, di transizione fra l’area mediterranea e l’area continentale, con forti escursioni diurne e piogge piuttosto abbondanti. Il clima è condizionato dall’altitudine e dall’esposizione, con variazioni anche notevoli da luogo a luogo.
La temperatura non è governata solo dalla normale diminuzione con la quota. A questa si associa anche il fenomeno dell’inversione termica, per cui l’aria più fredda e quindi più pesante tende a raccogliersi a fondovalle, specialmente durante l’inverno.
L’aria più rarefatta e trasparente determina una intensa radiazione globale che nel periodo estivo è causa di una maggiore nuvolosità rispetto alla pianura, per lo sviluppo di cumuli di origine termoconvettiva che spesso portano precipitazioni sotto forma di locali rovesci. L’inverno è caratterizzato da maggiore serenità.
Non sono disponibili dati meteorologici riferiti al comprensorio interessato dalla miniera. Per l’analisi delle variabili meteorologiche sono state utilizzate in prima approssimazione le rilevazioni ARPAV –Centro Meteorologico Regionale di Teolo- relative alla stazione meteo di Quero, ubicata circa 5 km a SE dell’area in studio. Le misure si riferiscono al periodo 1 gennaio 2003 – 31 dicembre 2006. Sono stati anche utilizzati i grafici contenuti nel “Rapporto sullo stato dell’ambiente” redatto dalla Comunità Montana Feltrina sulla base delle rilevazioni ARPAV. Sulla base dei dati acquisiti, diffusamente riportati in Appendice 4.2 – “Dati meteo”, sono stati elaborati i diagrammi rappresentativi dell’andamento delle variabili meteorologiche della zona.
a) Temperatura
Per quanto riguarda le temperature, i valori medi nel quadriennio oscillano fra – 3,6 °C e + 32,4 °C.
Il grafico di Figura 4.2.1.a Temperature Quero - medie mensili anni 2002 – 2006. mostra l’andamento dei valori medi mensili delle temperature minime, medie e massime misurate dalla centralina di Quero nel quadriennio considerato. I mesi mediamente più freddi sono gennaio e febbraio.
La temperatura media del quadriennio è stata di 9,9 °C.
Figura 4.2.1.a – Temperature Quero - medie mensili anni 2002 – 2006
I valori medi mensili delle temperature minime e massime misurati a Quero presentano escursioni decisamente più contenute rispetto a Feltre come risulta dal confronto con la Figura 4.2.1.b Temperature Feltre - medie mensili anni 1997 – 2004 riferita all’andamento delle temperature misurate dalla stazione di Feltre.
F
igura 4.2.1.b - Temperature Feltre - medie mensili anni 1997 - 2004
b) Umidità
Per quanto riguarda l’umidità relativa, il valore medio del quadriennio è di poco superiore al 73%. L’andamento medio mensile indicato in Figura 4.2.1.c – Umidita’ relativa media anni 2003 – 2006 mostra una notevole uniformità intorno al valore del 70% con aumenti nei mesi autunnali.
Figura 4.2.1.c – Umidita’ relativa media anni 2003 – 2006
La variabilità delle condizioni climatiche locali interessa anche i valori di umidità relativa che nella stazione di Feltre hanno fatto registrare valori decisamente più alti rispetto a Quero, come evidenziato dalla Figura 4.2.1.d - Stazione di Feltre – Umidità relativa media mensile anni 1997 – 2005 sui valori medi mensili del’umidità relativa misurata a Feltre fra il 1997 e il 2005.
Figura 4.2.1.d - Stazione di Feltre – Umidità relativa media mensile anni 1997 - 2005
c) Irraggiamento
Relativamente alti sono i valori dell’irraggiamento solare che, pur restando nei limiti caratteristici della zona prealpina, sono sensibilmente più alti dei valori registrati in altre centraline del comprensorio del Grappa. In Figura 4.2.1.e – Irraggiamento solare globale, è indicato l’andamento medio mensile della radiazione solare globale misurata negli anni dal 2003 al 2006 nella stazione di Quero.
Figura 4.2.1.e – Irraggiamento solare globale
d) Piovosità
L
a Val Belluna è caratterizzata da valori pluviometrici fra i più alti della Regione (Appendice 4.2 Figura4.2.1.a, b, c) con precipitazioni annue mediamente superiori a 1300 mm. Tuttavia anche i valori di piovosità risultano diversi per località relativamente vicine, come indicano gli istogrammi di Figura 4.2.1.f – Piovosità annuale delle stazioni di Feltre, Lamon, Monte Avena relativi alle stazioni di Feltre, Lamon e Monte Avena.
Figura 4.2.1.f – Piovosità annuale delle stazioni di Feltre, Lamon, Monte Avena.
La stazione di Quero ha fatto registrare, nel periodo di funzionamento fra il 2003 e il 2006, una valore medio annuo di 1220 mm. I valori annui sono indicati nell’istogramma di Figura 4.2.1.g – Stazione di Quero - Precipitazioni totali annue
Figura 4.2.1.g – Stazione di Quero - Precipitazioni totali annue
Il 2004 è stato un anno particolarmente piovoso con 1.518 mm di pioggia complessivi
L’andamento mensile, rappresentato in Figura 4.2.1.h – Precipitazioni medie mensili appare piuttosto irregolare, probabilmente in dipendenza della brevità del periodo considerato. Sono comunque visibili due massimi e due minimi di piovosità durante l’anno, tipici del comprensorio della Val Belluna e del Feltrino.
Figura 4.2.1.h – Precipitazioni medie mensili
Mediamente nella stazione di Quero sono stati registrati 87 giorni piovosi/anno, con un massimo di 101 giorni nel 2004.
Considerando la distribuzione dei giorni piovosi indicati nel grafico di Figura 4.2.1.i – Giorni piovosi – media mensile , vediamo che la maggiore frequenza si registra fra aprile e agosto. Questa caratteristica favorisce l’abbattimento degli inquinanti nei mesi più caldi caratterizzati da maggiori valori di irraggiamento e maggiore turbolenza.
Figura 4.2.1.i – Giorni piovosi – media mensile
e) Vento
Per quanto riguarda l’andamento del vento, nella Tabella 4.2.1.a. – Velocita’ e direzione media mensile del vento sono schematicamente riassunti i dati registrati dalla stazione di Quero nel periodo 2003 – 2006, riportati nel grafico di Figura 4.2.1.l – Velocita’ media mensile del vento
Tabella 4.2.1.a. – Velocita’ e direzione media mensile del vento
|
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Figura 4.2.1.l – Velocita’ media mensile del vento
Nella Figura 4.2.1.m – Stazione di Quero - Velocita’ media mensile del vento e direzione prevalente di provenienza è indicato l’andamento medio mensile della velocità del vento nella stazione di Quero e la corrispondente direzione di provenienza prevalente.
Figura 4.2.1.m – Stazione di Quero - Velocita’ media mensile del vento e direzione prevalente di provenienza
Nella Figura 4.2.1.n – Stazione di Quero – Frequenza dei valori della velocità media mensile del vento la frequenza degli intervalli della velocità media mensile del vento.
Figura 4.2.1.n – Stazione di Quero – Frequenza dei valori della velocità media mensile del vento
Andamento del tutto difforme, sia riguardo alla velocità, sia riguardo alla direzione prevalente del vento, risulta dai dati registrati nella stazione di Feltre nel periodo 1997 – 2005 (Figura 4.2.1.o – Stazione di Feltre – Velocità media mensile del vento- anni 1997 – 2005)
Figura 4.2.1.o – Stazione di Feltre – Velocità media mensile del vento- anni 1997 - 2005
Il diagramma indica la velocità media in km/giorno. Il valore massimo, relativo al mese di aprile, corrisponde a circa 0,52 m/s (nel 2004 il valore massimo è stato di 0,6 m/s, come mostra il grafico di Figura 4.2.1.p – Stazione di Feltre – Velocità media mensile del vento nelle varie ore del giorno- anno 2004) a fronte di valori di oltre 3,5 m/s misurati dalla stazione di Quero.
Anche la direzione del vento mostra una forte difformità fra luoghi relativamente vicini.
Figura a parte
Figura 4.2.1.q– Stazione di Feltre – Direzione di provenienza del vento – anno 2004
La direzione prevalente del vento registrata dalla stazione di Quero è da NO, mentre per la stazione di Feltre la direzione prevalente è da SO, come mostra la Figura 4.2.1.q– Stazione di Feltre – Direzione di provenienza del vento – anno 2004
Il confronto fra i dati misurati dalle stazioni di Quero e di Feltre manifesta la variabilità locale delle caratteristiche anemometriche, fortemente influenzate dalla morfologia, evidenziando la netta prevalenza delle correnti di versante nella stazione di Feltre.
Per quanto riguarda l’area della miniera di Schievenin, considerata la diversa conformazione geomorfologica della zona mineraria, rispetto alla località in cui è situata la stazione di rilevamento di Quero, non sarà possibile fare sicuro riferimento ai dati misurati.
La miniera è situata a NO di Schievenin, al termine della omonima valle, quasi completamente circondata dai rilievi che dalla quota 450 giungono rapidamente oltre quota 1000.
I versanti sono solcati da numerosi impluvi (Val di Pont, Valle della Storta, Val de Paion, Valle inferno) tributari del torrente Tegorzo, che nasce poco a valle dell’area di miniera.
I rilievi che circondano l’area costituiscono una efficace barriera ai venti provenienti da NO, prevalenti nelle registrazioni della stazione di Quero, mentre favoriscono il formarsi delle correnti di pendio e delle correnti di versante. che caratterizzano il regime anemometrico dell’area della miniera.
Le correnti di pendio (Figura 4.2.1.r - brezze di pendio) sono prodotte dal gradiente orizzontale di temperatura presente tra l’aria adiacente al terreno e quella posta alla medesima altitudine in corrispondenza della parete del pendio. Le disomogeneità termiche sono conseguenza del riscaldamento diurno dovuto alla radiazione solare e dal raffreddamento notturno associato alla radiazione infrarossa emessa dal suolo.
Il gradiente di temperatura dà luogo a venti che risalgono il pendio durante le ore diurne (venti anabatici) e a correnti discendenti fredde (venti catabatici) durante la notte.
Figura a parte
Figura 4.2.1.r - Brezze di pendio
Analogo effetto hanno le correnti di brezza che si incanalano lungo la valle di Schievenin, soffiando di giorno da valle verso monte a causa della bassa pressione che l’insolazione determina sui rilievi (brezza di valle). Tali brezze risalgono longitudinalmente la valle ed alimentano i venti anabatici (Figura 4.2.1.s - Brezze di versante)
Le correnti di brezza e di pendio hanno una velocità rilevante (1 – 5) m/s e generalmente risultano prevalenti rispetto ai venti principali, che nella zona di Quero hanno direzione prevalente da NO e velocità media più frequente fra 1,5 e 3 m/s.
Per quanto riguarda l’area in esame, le variabili meteoclimatiche sono localmente influenzate dalla presenza dei rilievi che chiudono verso Nord, la valle del Tegorzo.
La miniera è situata sul versante destro della Valle, in corrispondenza dell’incisione perpendicolare della Valle della Storta..
La valle principale, nel tratto interessato dal cantiere, è diretta circa NNO- SSE, ed il versante ha una pendenza media di circa 40 gradi.
Figura a parte
Figura 4.2.1.s - Brezze di versante
Nella situazione orografica che caratterizza la zona mineraria, risultano quindi preponderanti gli effetti dovuti alle brezze di versante ed alle correnti di pendio che, nelle ore diurne, provengono prevalentemente da SSE e risalgono il versante montuoso caratterizzando il regime anemometrico dell’area.
La direzione verso monte delle correnti di pendio durante il giorno, e quindi durante l’orario di lavoro, determinerà una notevole attenuazione dei meccanismi di diffusione verso valle delle sostanze inquinanti prodotte dall’attività di coltivazione mineraria.
I rilievi che circondano la valle, impediscono inoltre le irruzioni dinamiche di aria fredda, provenienti dall'Europa del Nord o dalla Russia. Queste ultime generano un tipo di freddo dinamico più intenso rispetto al freddo radiativo generando situazioni di spiccata inversione. Infatti le masse d'aria di origine polare o talvolta artica irrompono sulle Prealpi apportando aria fredda a tutte le quote. Tale situazione determina inizialmente un profilo termico verticale normale che rispecchia la graduale diminuzione delle temperature verso l'alto. Successivamente la subsidenza anticiclonica (moti discendenti dell'aria) consente l'accumulo dell'aria fredda a fondo valle. Nello stesso tempo il maggiore soleggiamento tende a riscaldare gli strati atmosferici superiori. Questa dinamica determina l'intensificazione del freddo negli strati d'aria a fondovalle e la sua attenuazione in altitudine.
La specificità delle micro-circolazioni atmosferiche a fondovalle comporta l’impossibilià di estrapolazione dei dati relativi alla centralina di Quero, per poter giungere ad una conoscenza accurata delle vie aerologiche inerenti i bassi strati atmosferici della valle.
Può solo essere ipotizzato che durante le ore notturne ed al primo mattino i venti predominanti provengono dai rilievi montuosi (venti di caduta o brezza di monte)
Nelle ore diurne il vento negli strati prossimi al suolo ha prevalentemente direzione opposta e segue percorsi consentiti dalla topografia locale, tendendo parzialmente ad allinearsi all’asse principale della valle.
Per la costruzione di un modello diffusionale che consenta di prevedere con sufficiente approssimazione la diffusione delle emissioni provenienti dalla miniera sarebbe necessario utilizzare dati meteoclimatici locali attualmente non disponibili.
In uno studio condotto dall’ARPAV e riportato nel PRTRA è stata analizzata la distribuzione in ambito regionale delle classi di stabilità atmosferica (Pasquill modificate – Tabella 4.2.1.b : Metodologia di calcolo delle classi di stabilità atmosferica in base ai dati delle stazioni meteo per gli anni 1998-2000.
Tabella 4.2.1.b : Metodologia di calcolo delle classi di stabilità atmosferica
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Giorno |
Notte | ||||||||
|
Radiazione solare W/m2 |
Tramonto Alba |
Nuvolosità ottavi | ||||||||
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>750 |
600<<750 |
450<<600 |
300<<450 |
150<<300 |
<150 |
0-3 |
4-7 |
8 | ||
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0<<1 |
A |
A |
A |
B |
B |
C |
D |
F |
F |
D |
|
1<<2 |
A |
A |
B |
B |
B |
C |
D |
F |
F |
D |
|
2<<3 |
A |
B |
B |
B |
C |
C |
D |
F |
E |
D |
|
3<<4 |
B |
B |
B |
B |
C |
C |
D |
E |
D |
D |
|
4<<5 |
B |
B |
C |
C |
C |
C |
D |
E |
D |
D |
|
5<<6 |
C |
C |
C |
D |
D |
D |
D |
D |
D |
D |
|
>6 |
C |
C |
D |
D |
D |
D |
D |
D |
D |
D |
Tipicamente le classi stabili (E e F) favoriscono la formazione di inquinanti primari e sono collegate a scarsa ventilazione e a notti serene con forte inversione termica; le classi neutre (D) sono collegate a situazioni ventose e/o con cielo coperto, favorevoli alla dispersione degli inquinanti; le classi instabili (A, B e C) sono causate da forte irraggiamento solare e scarsa ventilazione, sono situazioni di rimescolamento atmosferico, che però possono essere collegate a formazione di inquinanti secondari se accompagnati da scarsa ventilazione.
Benché il piano non prenda in considerazione la provincia di Belluno, tuttavia, considerando la vicinanza dell’area della miniera alle zone esaminate dallo studio dell’ARPAV, si può ipotizzare anche per la zona della miniera una distribuzione delle classi di stabilità analoga a quella delle aree limitrofe, con una prevalenza della classe “F” come risulta dai grafici riportati in appendice 4.2 (§ 3).
La definizione di qualità dell'aria parte dalla definizione di un elenco di sostanze chimiche che vengono definite come inquinanti.
Gli inquinanti generalmente monitorati nelle centraline di rilevamento sono il biossido di zolfo (SO2), gli ossidi di azoto (Nox), l'ozono (O3), il monossido di carbonio (CO), le polveri (soprattutto il particolato avente diametro inferiore a 10 mm), il benzene e gli idrocarburi policiclici aromatici (IPA).
Biossido di zolfo (SO2)
E’ un gas incolore, di odore acre. Proviene per la maggior parte dalla combustione del carbone o di altri combustibili fossili contenenti zolfo, usati per il riscaldamento. In misura molto minore (dell’ordine del 5%) proviene dalle emissioni dei veicoli diesel. Per questo motivo la concentrazione di SO2 presenta una variazione stagionale molto evidente, con i valori massimi nella stagione invernale. Grandi sorgenti di SO2 sono le centrali termoelettriche a carbone, e alcuni processi industriali. L’SO2 è molto irritante per gli occhi, la gola e le vie respiratorie. In atmosfera, attraverso reazioni con l'ossigeno e le molecole di acqua, contribuisce all'acidificazione delle precipitazioni, con effetti negativi sulla salute dei vegetali. Le precipitazioni acide possono avere effetti corrosivi anche su materiali da costruzione, vernici, metalli e manufatti in pietra, in particolare marmi.
Ossidi di azoto (NO e NO2)
Il monossido di Azoto (NO) è un gas incolore, inodore e insapore, mentre il biossido di Azoto (NO2) si presenta sotto forma di un gas rossastro di odore forte e pungente. L'NO si forma, in tutti i processi di combustione in presenza di aria per reazione dell'azoto con l'ossigeno atmosferico, soprattutto in condizioni di elevata temperatura. Esso reagisce successivamente con l'ossigeno (O2) dell'atmosfera, dando origine al biossido di azoto (NO2). La concentrazione di NO2 in aria dipende però anche da altri processi, tra i quali è particolarmente rilevante la reazione dell'NO con l'ozono (O3) prodotto nelle ore di maggiore irraggiamento solare. L’ NO2 è dunque da considerare un inquinante secondario, anche se piccole quantità di questo gas si formano durante il processo di combustione stesso. Le principali sorgenti artificiali di NO, e dunque di NO2, sono gli impianti di riscaldamento, alcuni processi industriali e i gas di scarico dei veicoli a motore, soprattutto in condizione di accelerazione e marcia a regime di giri elevato (combustione a temperatura più alta). Anche le concentrazioni degli ossidi d’azoto presentano un andamento stagionale, che però è meno marcato rispetto a quello del SO2. Perché più stabile, NO2 è considerato più importante per gli effetti sulla salute umana; esso provoca irritazioni alle mucose degli occhi e danni alla vie respiratorie e alla funzionalità polmonare. L’NO2 contribuisce all'acidificazione delle precipitazioni, con effetti dannosi del tipo di quelli prodotti da SO2.
Ozono (O3)
L'ossigeno dell'aria si presenta abitualmente in forma di molecola biatomica (O2). Quando però si presenta in forma di molecola triatomica (O3) prende il nome di ozono. E’ un gas altamente reattivo, di odore penetrante e dotato di elevato potere ossidante. E’ generato a partire dall'azione della radiazione solare sulle molecole di biossido di azoto presenti in atmosfera in presenza di idrocarburi reattivi, trovandosi in situazione favorevole allo sviluppo di smog fotochimico. L’ozono è quindi un tipico inquinante secondario, caratteristico dei mesi primaverili ed estivi a più alta insolazione. L'ozono è particolarmente irritante per le vie respiratorie e per gli occhi. Provoca lesioni sulle foglie di alcuni vegetali. Su gomme e fibre tessili provoca alterazioni riducendo l'elasticità e rendendo fragile il materiale. L'ozono è inoltre un gas serra, ovvero in grado di modificare, significativamente, anche a basse concentrazioni, l'equilibrio radiante dei sistema terra - atmosfera, producendo un riscaldamento globale dell'atmosfera. Il suo contributo percentuale al riscaldamento globale è stato stimato nell'8%, contro il 50% della CO2, il 20% dei clorofluorocarburi, il 16% dei metano e il 6% del protossido d'azoto (N2O).
Monossido di Carbonio (CO)
E’ l'inquinante gassoso più abbondante in atmosfera; l'unico la cui concentrazione venga espressa in milligrammi al metro cubo. E’ un gas incolore e inodore. Proviene dalla combustione di materiali organici quando la quantità di ossigeno a disposizione è insufficiente. La principale sorgente di CO è rappresentata dai gas di scarico dei veicoli a benzina, soprattutto (a differenza di NO) funzionanti a bassi regimi, come nelle situazioni di traffico urbano intenso e rallentato.
Polveri totali sospese (PTS) e frazione fine (PM10)
L’origine delle particelle presenti in sospensione nell’atmosfera è assai varia. Il diametro delle particelle in sospensione è indicativamente così correlato alla fonte di provenienza:
diametro > l0 μm: processi meccanici (es. erosione del vento, macinazione e diffusione), polverizzazione di materiali da parte di veicoli, risospensione di polveri inerti da cantieri, aree scoperte, superfici stradali.
l μm < diametro < l0 μm: provenienza da particolari tipi di terreno, da polveri e prodotti di combustione di determinate industrie e da sali marini in determinate località;
0.1μm < diametro < l μm: combustione e aerosol fotochimici,
diametro < 0.1 μm: particelle non sempre identificabili chimicamente, originate apparentemente quasi del tutto da processi di combustione.
Infine è importante notare che, sempre in relazione alle dimensioni delle particelle, sono stati effettuati studi sui tempi di permanenza nell'aria e sul meccanismo di rimozione dei particolati da parte delle piogge. Questo meccanismo, noto con il termine washout, è efficace per le particelle di dimensioni non inferiori a circa 2 μm. Esso consiste nel fatto che le piogge possono avere un effetto ripulente dell'atmosfera poiché le nubi negli alti livelli della troposfera si formano più facilmente per la presenza di piccole particelle che agiscono da nuclei di condensazione. Le gocce così formatesi, cadendo, inglobano anche altre particelle ingrandendosi man mano che scendono nei livelli più bassi.
La nocività sulla salute umana, dipende sia dalla composizione chimica che dalla dimensione delle particelle: quelle di diametro superiore a 10 µm si fermano nelle mucose rinofaringee; quelle di diametro inferiore a 10 µm raggiungono la trachea e i bronchi; quelle infine con diametro inferiore a 2,5 µm possono penetrare fino agli alveoli polmonari. Le particelle fini sono dunque particolarmente pericolose. Per questo motivo la legislazione ha preso in considerazione la misura selettiva della frazione di particolato atmosferico con diametro aerodinamico inferiore a 10 µm, indicato come PM10, stabilendo per essa specifici valori di riferimento di concentrazione e, in prospettiva la frazione PM2,5. Il particolato atmosferico produce degradazione delle superfici esposte e riduzione della visibilità. Su larga scala può produrre modificazioni sul clima.
Benzene (C 6 H 6)
Il benzene è il composto aromatico più semplice. Questo inquinante primario proviene per circa il 90% dagli autoveicoli, emesso sia dai gas di scarico che, in misura inferiore, dall'evaporazione del combustibile medesimo. Anche la combustione del legno produce benzene, così come il fumo di sigaretta, che rappresenta una notevole fonte di esposizione per i fumatori attivi e passivi. In ambiente confinato le concentrazioni di benzene possono raggiungere valori confrontabili, se non superiori, a quelli dell'atmosfera esterna inquinata, per effetto, come già accennato, del fumo di sigarette e dell'utilizzo di materiali per l'edilizia, colle, vernici, legnami, prodotti per la pulizia contenenti benzene come solvente.
Il benzene viene classificato dall'IARC (International Agency for Research on Cancer) nel gruppo 1, cui appartengono tutte quelle sostanze per le quali è stato accertato il potere di induzione di tumore nell'uomo. Per esposizione cronica esso infatti esercita un'azione tossica sul midollo osseo con possibile induzione di leucemia. Altri effetti sono a carico dei sistema nervoso centrale.
Idrocarburi Policiclici Aromatici
Gli IPA costituiscono una classe numerosa di composti organici, tutti caratterizzati strutturalmente dalla presenza di due o più anelli aromatici condensati fra loro.
I vari IPA variano fra loro sia per le diverse fonti ambientali che per le caratteristiche chimiche. Si formano nel corso delle combustioni incomplete di prodotti organici come il carbone, il petrolio, il gas o i rifiuti; molti vengono utilizzati per condurre delle ricerche e alcuni vengono sintetizzati artificialmente; in alcuni casi sono impiegati nella produzione di coloranti, plastiche, pesticidi e medicinali.
Anche se esistono più di cento diversi IPA, quelli ritenuti responsabili di causare dei danni alla salute di uomini e animali sono: l’acenaftene, l’acenaftilene, l’antracene, il benzo(a)antracene, il dibenzo(a,h)antracene, il crisene, il pirene, il benzo(a)pirene, l’indeno(1,2,3-c,d)pirene, il fenantrene, il fluorantene, il benzo(b)fluoroantene, il benzo(k)fluoroantene, il benzo(g,h,i)perilene e il fluorene.
Solitamente nell’aria non sono ritrovati mai come composti singoli, ma all’interno di miscele dove sono presenti molte decine di IPA diversi e in proporzioni che in alcuni casi possono anche variare di molto. Il fatto che l’esposizione avvenga ad una miscela di composti, di composizione non costante, rende difficile l’attribuzione delle conseguenze sulla salute alla presenza di uno specifico idrocarburo policiclico aromatico.
Pur essendo lo studio di queste miscele particolarmente complicato, è stato comunque dimostrato che l’esposizione alle miscele IPA comporta un aumento dell’insorgenza del cancro, soprattutto in presenza di benzo(a)pirene (peraltro l’unico IPA che finora è stato studiato approfonditamente).
Il Decreto Legislativo n. 351/99 “Attuazione della direttiva 96/62/CE in materia di valutazione e di gestione della qualità dell’aria ambiente” assegna alla Regione il compito di valutare preliminarmente la qualità dell’aria secondo un criterio di continuità rispetto all’elaborazione del piano di risanamento e tutela della qualità dell’aria, al fine di individuare le zone del territorio regionale a diverso grado di criticità in relazione ai valori limite previsti dalla normativa in vigore per i diversi inquinanti atmosferici.
Il Piano Regionale di Tutela e Risanamento dell’Atmosfera persegue, su tutto il territorio regionale, il raggiungimento degli obiettivi di riduzione degli inquinanti entro i limiti previsti dalla normativa italiana ed europea, nei tempi prescritti. In particolare per il biossido di azoto, le concentrazioni dovranno ridursi come indicato in Tabella 4.2.2.a – Obiettivi del P.R.T.R.A. per i limiti di concentrazione del biossido di azoto.
Tabella 4.2.2.a – Obiettivi del P.R.T.R.A. per i limiti di concentrazione del biossido di azoto
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1/1/03 |
1/1/04 |
1/1/05 |
1/1/06 |
1/1/07 |
1/1/08 |
1/1/09 |
1/1/10 | |
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Limite orario per la protezione della salute umana (1 ora) |
270 mg/m3 come NO2 da non superare più di 18 volte nell’anno civile |
260 mg/m3 |
250 mg/m3 |
240 mg/m3 |
230 mg/m3 |
220 mg/m3 |
210 mg/m3 |
200 mg/m3 |
|
Limite di 24 ore per la protezione della salute umana (anno civile) |
54 mg/m3 come NO2 |
52 mg/m3 |
50 mg/m3 |
48 mg/m3 |
46 mg/m3 |
44 mg/m3 |
42 mg/m3 |
40 mg/m3 |
|
Limite per la Protezione degli ecosistemi (anno civile) |
30 mg/m3 come N0x |
|||||||
|
Soglia di allarme |
400 mg/m3misurati per tre ore consecutive | |||||||
Nella Tabella 4.2.2.b – Schema riassuntivo dei limiti di concentrazione per vari inquinanti sono riportati riassuntivamente i limiti stabiliti dalle disposizioni vigenti per i vari inquinanti, tratti dalla Rel. Reg.le sulla qualità dell’aria, anno 2005.
T
abella 4.2.2.b – Schema riassuntivo dei limiti di concentrazione per vari inquinanti
Per quanto riguarda il particolato totale sospeso, l’unico riferimento è fornito dal D.P.R. n. 203/1988 relativamente alle concentrazioni medie, illustrate nella Tabella 4.2.2.c – Concentrazioni medie del particolato totale sospeso
Tabella 4.2.2.c – Concentrazioni medie del particolato totale sospeso
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Particolato Totale Sospeso PTS |
Media Aritmetica delle concentrazioni medie di 24h rilevate nell'anno |
40 - 60 g/m3 |
dal 1° all'ultimo giorno del mese |
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Valore medio delle 24h: |
100-150 g/m3 |
|
e per quanto riguarda le soglie di attenzione e di allarme dai dm 15.04.1994 e dm 25.11.1994, illustrate nella Tabella 4.2.2.d – Soglie di attenzione e di allarme. Tali limiti hanno tuttavia solo valore indicativo, essendo stati abrogati dal DM 60/02.
Tabella 4.2.2.d – Soglie di attenzione e di allarme
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Particolato Totale Sospeso PTS |
Media Aritmetica delle concentrazioni medie di 24h rilevate nell'anno |
150 g/m3 |
1° Aprile - 31 Marzo |
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95° Percentile delle concentrazioni medie di 24h rilevate nell'anno: |
300 g/m3 |
1° Aprile - 31 Marzo |
Per le polveri sedimentabili non vi sono disposizioni normative e pertanto viene fatto riferimento agli indici di polverosità elaborati dalla Commissione Centrale contro l'Inquinamento Atmosferico del Ministero dell'Ambiente, illustrati nella Tabella 4.2.2.e – Indici di polverosità.
Tabella 4.2.2.e – Indici di polverosità
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CLASSE DI POLVEROSITA' |
POLVERE TOT. SEDIMENTABILE mg/m2 giorno |
INDICE POLVEROSITA' |
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I |
<100 |
praticamente assente |
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II |
100 - 250 |
bassa |
|
III |
251 - 500 |
media |
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IV |
501 - 600 |
medio-alta |
|
V |
>600 |
elevata |
La Regione Veneto è caratterizzata da un insediamento abitativo di tipo diffuso, distribuito su tutta la parte centrale del territorio. La popolazione presente negli agglomerati urbani con più di 200.000 abitanti rappresenta, infatti, poco più del 15%, mentre circa il 40% della popolazione totale risiede nei Comuni con meno di 10.000 abitanti.
Questa caratteristica del territorio Veneto comporta generalmente forti difficoltà di individuare aree scarsamente abitate dove insediare attività estrattive, e minerarie in particolare, che tuttavia devono necessariamente essere collocate dove esiste il giacimento. Da questo punto di vista la miniera di Schievenin si trova in una condizione particolarmente favorevole in quanto lontana e defilata rispetto ai centri abitati.
La distribuzione degli inquinanti è influenzata dalla presenza di fonti di pressione, individuate nel PRTRA dai poli produttivi (mobile, conciario, centrali elettriche, cementerie, polo di Marghera), dai principali agglomerati urbani e dalle principali vie di comunicazione. In fig. 4.2.4.a dell’appendice 4.2 è riportata la distribuzione sul territorio regionale dei principali insediamenti produttivi e industriali della Regione, unitamente alle più importanti vie di comunicazione (strade statali e autostrade) che attraversano il suo territorio. La Provincia di Belluno non è interessata da alcuna fonte di pressione, se si esclude la rete stradale principale, che costituisce una importante fonte di emissione.
La Tabella 4.2.2.f - Inquinanti emessi in atmosfera nelle sette città del Veneto con popolazione maggiore di 50.000 abitanti, mostra come una notevole percentuale di inquinanti deriva dal traffico veicolare.
Tabella 4.2.2.f - Inquinanti emessi in atmosfera nelle sette città del Veneto con popolazione
maggiore di 50.000 abitanti (stima CORINAIR, 1990 - Fonte ARPAV – PRTRA)
|
Inquinanti emessi: |
CO |
COVNM |
NOx |
SO2 |
|
Totale |
70,034 |
27,134 |
8,728 |
2,963 |
|
Traffico stradale |
65,646 |
12,753 |
4,518 |
563 |
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Traffico stradale / totale |
94% |
47% |
52% |
19% |
In appendice 4.2 sono riportate le tabelle delle emissioni di inquinanti nella Regione Veneto, per il comparto veicolare, negli anni 1998-2001 con suddivisione per provincia (fonte ANPA elaborazione ARPAV-ORAR).
Dalle tabelle viene evidenziato come il contributo maggiore alle emissioni di CO è dato dalle autovetture e motocicli, mentre del tutto irrilevante (1.3% del totale) è il contributo dei veicoli commerciali pesanti (compresi i bus).
Risulta invece rilevante il contributo dei mezzi pesanti alle emissioni di ossidi di azoto (dal 26% del totale nel 1998 al 27% del totale nel 2001), per il quale il contributo maggiore è comunque dato dalle autovetture.
Pure rilevante è il contributo dei mezzi pesanti alle emissioni di PM10.
Per quanto riguarda la situazione generale di inquinamento a livello regionale, dai dati storici risulta che in nessuna zona del territorio regionale sono stati superati i limiti di legge relativamente al biossido di zolfo e al monossido di carbonio. La situazione favorevole relativa al SO2 e al CO è confermata anche per gli anni dal 2001 al 2005, dalla Relazione ARPAV sulla qualità dell’aria. Alcune situazioni di criticità si registrano invece per l’Ozono e il PM10.
Per quanto riguarda la situazione locale, i dati disponibili derivano dalla stazione ARPAV di Feltre che misura i valori di SO2, CO, NO2 , Ozono e PM10.
I grafici tratti dalla Relazione mostrano che, nel 2005, la concentrazione media annua di NO2 misurata dalla centralina di Feltre è stata la più bassa fra le stazioni di background della Regione, con 18 g/m3, con valori più bassi anche rispetto alle stazioni di background rurale (Appendice 4.2 , Figura 4.2.5.b – grafico di confronto fra le stazioni di misura regionali per i valori medi annui di NO2).
Anche relativamente al 98° percentile sono stati registrati i valori più bassi nella centralina di Feltre., con valori di poco superiori a 50 g/m3 , a fronte del valore di 200 g/m3 indicato come obiettivo per il 2010 dal D.M. 60/02 (Appendice 4.2 - Figura 4.2.5.c – grafico di confronto fra le stazioni di misura regionali per il 98° percentile dei valori orari di NO2)
Per il biossido di Azoto, fino al recepimento dei valori limite, previsto per il 1° gennaio 2010, rimane in vigore anche il valore limite di 200 g/m3 calcolato come 98° percentile delle concentrazioni medie di un’ora, rilevate nell’arco di un anno, dal 1° gennaio al 31 dicembre. I valori misurati nella centralina di Feltre risultano molto inferiori a tale limite ed anche al limite di 40 g/m3 stabiliti come valore obiettivo al 2010 per le concentrazioni medie annue.
Meno favorevole risulta la situazione dell’inquinamento da PM10, fortemente influenzato dal traffico sulla feltrina, come risulta dal grafico riportato in appendice 4.2, Figura 4.2.5.d (grafico di confronto fra stazioni regionali del numero di superamenti del limite giornaliero di PM10) che evidenzia 96 superamenti del limite giornaliero (su 35 consentiti), anche se i valori medi annui restano sotto la soglia di 40 g/m3 , come risulta dal grafico di confronto (Appendice 4.2 Figura 4.2.5.e– grafico di confronto fra stazioni regionali delle concentrazioni medie annue di PM10 )
Per quanto riguarda il PM10, la ripartizione percentuale delle emissioni è illustrata nel grafico di Figura 4.2.2.a - Ripartizione percentuale delle emissioni di PM10 in Veneto negli 11 macrosettori Corinair tratto da un recente lavoro realizzato dall’ ARPAV, nel quale viene individuato il contributo di ciascun macrosettore alla produzione di polveri PM10.
E
merge che, i contributi più rilevanti sono da attribuirsi al macrosettore 7 “trasporto su strada” (28%), al macrosettore 3 “combustione nell’industria manifatturiera” (18%), al macrosettore 1 “Combustione: energia e industria di trasformazione” (16%) e al macrosettore 8 “altre sorgenti e macchinari mobili (14%).
Figura 4.2.2.a Ripartizione percentuale delle emissioni di PM10 in Veneto negli 11 macrosettori Corinair. – fonte ARPAV – Relazione regionale qualità dell’aria 2005)
Per quanto riguarda l’anno 2006, le misure di concentrazione relative agli inquinanti sono riportati nei grafici seguenti, nei quali vengono confrontati i valori misurati dalle centraline di Belluno e Feltre
Relativamente al Biossido di Azoto la centralina di Feltre ha misurato concentrazioni costantemente inferiori rispetto ai valori misurati a Belluno, come mostra il grafico di Figura 4.2.2.b - Media mensile dei valori massimi orari misurati nel 2006 (fonte ARPAV). I valori massimi orari misurati nelle 24 ore sono comunque relativamente bassi, sia a Belluno che a Feltre, con minimo nei mesi di luglio e agosto.
Figura 4.2.2.b - Media mensile dei valori massimi orari misurati nel 2006 (fonte ARPAV)
Andamento opposto hanno i valori di concentrazione dell’Ozono, che tuttavia risultano più alti nella zona di Feltre rispetto alla zona di Belluno Figura 4.2.2.c – Concentrazioni medie mensili di ozono – anno 2006 (fonte ARPAV)
Figura 4.2.2.c – Concentrazioni medie mensili di ozono – anno 2006 (fonte ARPAV)
Le concentrazioni di Ossido di carbonio mostrano forti variazioni mensili misurate sia dalla centralina di Feltre che da quella di Belluno (Fig. 4.2.2.d – Valori medi mensili della massima media mobile di 8 ore per il CO – fonte ARPAV).
Figura 4.2.2.d – Valori medi mensili della massima media mobile di 8 ore per il co – fonte ARPAV
Per quanto riguarda le polveri sottili, la centralina di Feltre ha registrato, nel 2006, valori più alti nei mesi invernali e particolarmente nei primi mesi dell’anno (Figura 4.2.2.e – Medie mensili dei valori medi giornalieri di pm10 – fonte ARPAV).
Figura 4.2.2.e – Medie mensili dei valori medi giornalieri di pm10 – fonte ARPAV
Le concentrazioni medie annuali di PM!0 misurate dalle centraline di Belluno e Feltre fra il 2003 e il 2007 mostrano tuttavia una netta tendenza alla diminuzione, con valori annuali inferiori a 40 g/m3 per la zona di Belluno e che tendono ad assestarsi intorno a tale valore per la zona di Feltre (Figura 4.2.2.e - Concentrazioni medie annuali di pm10 – fonte ARPAV).
Figura 4.2.2.e - Concentrazioni medie annuali di pm10 – fonte ARPAV
La zonizzazione dei regimi di qualità dell’aria, stabilita dal PRTRA prevedeva la suddivisione del territorio regionale in tre zone:
Zone A - zone nelle quali applicare i piani di azione o zone critiche;
Zone B - zone nelle quali applicare i piani di risanamento;
Zone C - zone nelle quali applicare i piani di mantenimento.
Il territorio del Comune di Quero era compreso nella zona C per tutti gli inquinanti.
Con D.G.R. n. 3195 del 17.10.2006, è stata approvata una nuova zonizzazione del territorio regionale. La nuova classificazione è basata sulla densità emissiva di ciascun comune ed indica come:
“A1 agglomerato” i Comuni con densità emissiva superiore a 20 t/a km2;
“A1 Provincia” i Comuni con densità emissiva compresa fra 7 e 20 t/a km2;
“A2 Provincia” i Comuni con densità emissiva inferiore a 7 t/a km2;
“C” (senza problematiche dal punto di vista della qualità dell’aria) i Comuni situati al di sopra dei 200 m s.l.m. quota al di sopra della quale il fenomeno dell’inversione termica permette un inferiore accumulo di sostanze inquinanti.
Anche con la nuova zonizzazione il Comune di Quero è assegnato alla classe “C” .
Nell’ambito del Progetto Regionale SIMAGE I, con l’obiettivo di realizzare la rete di monitoraggio ambientale dedicata ai composti di origine industriale, l’Osservatorio Regionale Aria, con la consulenza di TerrAria s.r.l., in assenza di un inventario regionale delle emissioni in atmosfera, ha prodotto una stima preliminare delle emissioni su tutto il territorio regionale, elaborando i dati di emissione forniti con dettaglio provinciale da APAT – CTN per l’anno di riferimento 2000.
Le sorgenti di emissione sono classificate secondo tre livelli gerarchici: la classe più generale prevede 11 macrosettori (riportati in Appendice 4.2 – tabella 4.2.7.a).
Per ciascun macrosettore e per ciascun inquinante, sono state stimate le emissioni attribuibili a ciascun Comune.
I quantitativi annui di emissione attribuiti al Comune di Quero sono riportati in Appendice 4.2 – tabella 4.2.7.b). I quantitativi di emissione valutati sono estremamente bassi.
Si consideri ad esempio che le emissioni del Comune di Quero sono mediamente circa 10 volte inferiori a quelle del Comune di Feltre, che comunque registra dati di qualità dell’aria molto buoni.
Per quanto riguarda i macrosettori di provenienza, risulta che anche nella zona in esame, pur non essendo interessata da vie di comunicazione principali, il contributo di gran lunga prevalente per il CO proviene dal traffico e, subordinatamente, dagli impianti di riscaldamento. Anche per gli ossidi di azoto e per il PM10 la sorgente principale è costituita dal traffico ed in subordine da altri macchinari mobili (macrosettore 8).
4.2.3. Conclusioni
Dai dati riportati emerge che la qualità dell’aria, sia in ambito regionale che locale, non presenta particolari criticità.
Il biossido di zolfo si conferma, come già evidenziato dall’analisi svolta nel Piano Regionale di Tutela e Risanamento dell’Atmosfera, un inquinante primario non critico, grazie alle sostanziali modifiche dei combustibili avvenute negli ultimi decenni (da gasolio a metano, oltre alla riduzione del tenore di zolfo in tutti i combustibili, in particolare nei combustibili diesel).
Analogamente non destano preoccupazione le concentrazioni di monossido di carbonio (CO) rilevate sia a livello regionale che a livello locale: le concentrazioni misurate dalle centraline di Belluno e Feltre sono molto inferiori al limite di 10 mg/m3, calcolato come massima media mobile otto ore.
Anche gli ossidi di azoto risultano largamente inferiori ai limiti stabiliti come obiettivo dal D.M. n. 60/2002.
Alcune criticità sono state registrate per il PM10 e l’Ozono e quindi si dovrà porre attenzione, nella valutazione delle emissioni derivanti dall’attività estrattiva, alle emissioni di NO2 che è individuato come un precursore dell’ozono.
Riguardo alle polveri, la maggior parte del particolato derivante dall’attività mineraria è costituito dalle polveri originate da azioni meccaniche di disgregazione della roccia dolomitica e subordinatamente da processi di combustione.
Le polveri inerti derivanti dalla lavorazione della dolomia non hanno le caratteristiche di nocività del particolato prodotto dai processi di combustione, in quanto prive delle sostanze tossiche residue della combustione (composti organici volatili, diossine, ecc) contenute nel particolato carbonioso. La polvere di dolomia è anche priva di componenti metalliche o silicotigene dannose per la salute.
Riguardo alla zona di influenza della miniera, i dati stimati di emissione nell’ambito del Progetto Regionale SIMAGE I, mostrano livelli di emissione molto bassi.
Considerando che anche le condizioni meteoclimatiche della zona di Quero sono più favorevoli alla dispersione degli inquinanti rispetto alla zona di Feltre, è possibile senz’altro ritenere che le concentrazioni di inquinanti nel Comune di Quero e nella zona della miniera siano inferiori alle concentrazioni misurate nella zona di Feltre, che potranno quindi essere assunte, per eccesso, come valori di riferimento.
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