4.6Ecosistemi

4.6.1Generalità e modalità di studio

Col termine “ecosistema” viene inteso l’insieme di tutti gli esseri viventi di un determinato ambiente fisico, comprese le relazioni che intercorrono sia tra loro che tra loro e l’ambiente stesso.

Un ecosistema, pertanto, comprende una parte inanimata detta “biotopo” (unità d’ambiente fisico in cui vive una singola o più popolazioni animali e vegetali) e un complesso di organismi detto “biocenosi” che in esso vive.

L’ecosistema è una associazione biologica complessa di diverse specie vegetali e animali d’ogni tipo e forma; una sorta di grande organismo regolato da precisi ritmi fisiologici i quali, a loro volta, interagiscono tra loro.

Tutti gli ecosistemi si differenziano in ecosistemi antropici ed ecosistemi naturali.

In particolari condizioni, alcune piante ed alcuni animali trovano le loro migliori condizioni ambientali di vita dove svilupparsi; in tal modo danno origine ad un particolare Habitat, dal latino "abitare", cioè un particolare complesso di condizioni ambientali in cui si compie una parte o tutto il ciclo biologico delle specie che lo caratterizzano.

Pertanto, lo studio dello stato di fatto della componente ambientale “Ecosistemi” è stato condotto come segue:

    Infine, va ricordato che l’area oggetto di studio interessa parzialmente il SIC ZPS IT3230022 denominato “Massiccio del Grappa”, la cui trattazione è svolta in maniera più approfondita nell’Elaborato A3 “Valutazione di Incidenza”, al quale si rimanda.

4.6.2Reperimento, analisi e sintesi dei dati preesistenti

Ogni ecosistema è caratterizzato da determinati tipi di flora, fauna, reti trofiche, diversità, stabilità, stadi successionali e da complessi legami con le condizioni edafiche.

I livelli floristici e vegetazionali rappresentano un tramite tra la componente biotica e quella abiotica; la produzione primaria autotrofa dipende principalmente dalla disponibilità di luce, acqua, calore e sostanze minerali.

La vegetazione stessa modifica le condizioni microclimatiche attraverso processi di differenziazione strutturale e accumulo nel suolo di sostanza organica.

Ogni azione si traduce in una variazione, più o meno accentuata, dei fattori in gioco e quindi ogni azione è causa ed effetto della formazione di un nuovo processo tendente ad un nuovo e diverso equilibrio.

Come indicato in premessa, gli ecosistemi risultano di tipo naturale o antropico. La differenza è dettata dalla presenza o meno dell’uomo e da come le sue azioni interferiscono con l’ambiente.

Pertanto, come prima operazione è stato analizzato l’uso del suolo per l’area in oggetto, evidenziando da subito tali interferenze.

L’esame è stato condotto attraverso la consultazione della Carta dell’uso del suolo (Tavola 4.6.2 - Carta dell’uso del suolo - stato di fatto) costruita attraverso la classificazione Corine (COoRdination of INformation on the Environment).

Nella suddetta Tavola 4.6.2.a, l’area individua n. 5 categorie Corine di primo livello. Per ognuna di queste categorie vi è una successiva ripartizione (secondo livello Corine) con la quale sono evidenziati i tipi di uso puntualmente descritti attraverso il terzo livello Corine (Tabella 4.6.2 - Classificazione di Corine).

Questa classificazione raccoglie le informazioni standardizzate e geograficamente localizzate dello stato dell’ambiente dei Paesi della U.E., armonizzandole ed organizzandole in un sistema informativo geografico suddiviso in 44 classi, raccolte in 3 livelli, uno per i differenti gradi di dettaglio.

Dall’esame dei dati suddetti emerge che il territorio oggetto di studio risulta classificabile come segue:





Tabella 4.6.2-Classificazione di Corine



Tabella a parte









Se vengono escluse le aree urbanizzate del fondo valle, l’area indagata presenta come uso prevalente del suolo quello “agro forestale”, con netta prevalenza della componente forestale piuttosto che di quella agraria.

Altro elemento determinante è rappresentato dalla presenza del torrente Tegorzo e dalle sue sorgenti. Queste sono poste al di fuori dell’area vasta, mentre il corso si sviluppa poi all’interno della valle per poi confluire nel Fiume Piave.

Nell’intera area di studio è possibile perciò individuare due ecosistemi e cioè:

Infine, come precedentemente indicato, l’area di studio ricade all’interno di un’area SIC e ZPS, contraddistinta da diversi habitat che permettono la vita e lo sviluppo di determinate specie vegetali e animali. Per quest’area, data l’importanza che riveste sotto l’aspetto della conservazione della biodiversità, verrà comunque compiuta una trattazione a parte, attraverso l’illustrazione di indicatori scelti ad hoc per tali ambienti, riportati nell’Elaborato A3.

4.6.3Ecosistema ripario

4.6.3.1Indicatori di valenza ambientale dell’ecosistema ripario

L’evoluzione corrente degli indicatori ambientali dei corpi idrici tende verso il concetto multimetrico, una forma di convergenza tra la tendenza storica europea a creare indici biotici sempre più evoluti e teoricamente elaborati e la tendenza nord-americana a descrivere la valenza ambientale dei corpi idrici in modo efficace e pratico.

L’approccio multimetrico si risolve nel selezionare un indicatore specifico composto da un gruppo di variabili di natura diversa (fisico-funzionali, biotiche), che diano nel loro insieme il massimo sviluppo possibile e la massima sensibilità ad un gradiente di risposte ambientali agli impatti antropici che si verificano nell’ecosistema studiato.

I fiumi e, in particolare i torrenti, sono corpi "aperti" ed "eterotrofi", che importano sostanza organica dall’esterno e la consumano (trasformazione del carbonio ridotto in carbonio ossidato).

Le fitocenosi presenti legate al fiume, sono di tre tipi:

Analogamente, le zoocenosi presenti saranno di tre tipi:

Pertanto, per valutare il grado di funzionalità dell’ecosistema ripario nel complesso, sono assunti quali elementi principali di stima quelli relativi alla vegetazione e alla fauna presenti nello stesso.

Gli indicatori scelti per valutare lo stato di fatto, pertanto, sono i seguenti:

Semplici indicatori descrittivi geografici che combinino informazioni sullo stato morfologico, idrologico, demografico e d’uso del territorio permettono una comprensione delle potenzialità naturali delle zone umide e delle potenziali pressioni antropogeniche.

La misura, ad esempio, del rapporto tra la superficie agricola e/o altre fonti di inquinamento diffuso e la superficie o la dimensione lineare di zone umide, tra cui specchi d’acqua, che fungono da filtro allo scorrimento superficiale verso l’alveo principale, rappresenta un efficace parametro per definire il valore di naturalità di tale ambiente. Un valore inferiore a 0,5% tra queste superfici in un bacino ad uso prevalentemente agricolo è indice, ad esempio, di corpi idrici a rischio e manifesta l’opportunità di un piano per il ripristino o creazione di specchi d’acqua e zone umide riparie.

Lo studio della vegetazione, inoltre, permette al tempo stesso una classificazione degli habitat delle zone umide considerate; la classificazione morfologica e vegetazionale delle zone umide permette, a sua volta, la distinzione di più gruppi relativamente omogenei all’interno dei quali è più facile distinguere una modificazione dello stato dell’ambiente.

Campagne di studio condotte dall’IUCN (International Union for Conservation of Nature) hanno rilevato che l’utilizzo di piante vascolari è risultato di gran lunga più efficace di conoscenza, a causa della velocità d’identificazione, della gran varietà delle specie che rende l’indice maggiormente sensibile e della stretta connessione esistente tra vegetazione e condizioni idromorfologiche.

La vegetazione di ripa, in presenza di aree urbanizzate, esplica la sua azione di “filtro” nei confronti del carico di inquinanti derivante dalle attività dell’uomo, intervenendo direttamente sulla conservazione della qualità dell’acqua.

Per le sostanze debolmente assorbite dalle particelle del suolo, quali i nitrati, sono implicati principalmente i fenomeni di trasporto in soluzione per ruscellamento superficiale o percolazione profonda; per le sostanze fortemente assorbite (composti del fosforo) prevalgono invece i processi di erosione e sedimentazione.

Questo tipo di vegetazione agisce come una banda boscata “filtro” capace di esaltare l’attività microbica di denitrificazione propria delle piante e la capacità di assorbimento dei nutrienti e di filtrazione fisica delle acque attraverso gli apparati radicali i quali, cosa non meno importante, riescono a fissare il terreno alle rive.

Inoltre, la vegetazione riparia rappresenta la via naturale per la fauna selvatica (corridoi-reti ecologiche) e habitat ideali per insetti pronubi ed ausiliari.

Pertanto, più ricca è la tipologia vegetazionale presente lungo le rive di un fiume, più forte è la sua azione ecologica; tanto più si esplica la possibilità di usufruire di un substrato pedologico adeguato, tanto maggiore risulterà la sua crescita e la sua diversificazione (biodiversità), con la conseguenza di una più elevata efficienza rispetto alla capacità di agire come corpo assorbente nei confronti dell’anidride carbonica.

L’area in questione appare caratterizzata da:



L’indicatore biotico Uccelli

E’ ben noto che rispetto ad indici di qualità basati su analisi chimiche, gli indici biotici integrano contemporaneamente gli effetti di fattori di disturbo di natura diversa e ne riproducono gli impatti anche a distanza nel tempo manifestando un "effetto memoria".

Oltre alla loro sensibilità ed all’efficiente opportunità di monitoraggio dei fenomeni di inquinamento che essi offrono, l’utilizzo di indici biotici integra informazioni sulla qualità di habitat e microhabitat acquatici, permettendo una ridefinizione delle priorità di progetto di risanamento e fornendo supporto conoscitivo a nuovi interventi.

Utilizzando indici biotici basati sulla flora e la fauna, il monitoraggio si avvicina ad una valutazione diretta della biodiversità, la quale spesso rappresenta uno dei momenti principali alla base dei progetti di risanamento.

A differenza delle acque correnti dove l’utilizzo di indici biotici è basato sullo studio di comunità ben identificate, ampiamente sperimentato, formalizzato su basi teoriche largamente condivise e diffuso in tutti i paesi della Comunità, per quanto riguarda le zone umide riparie non vi è ancora una lista di indicatori biologici né indici diffusi.

Esperienze condotte dall’USEPA e dall’Unione Internazionale per la Tutela della Natura (IUCN) convergono nell’individuare 5 gruppi di organismi utili per definire un indice di qualità o integrità biologica e cioè: i macroinvertebrati, le piante vascolari, gli anfibi, le alghe, gli uccelli.

Tra questi, gli indici basati sui macroinvertebrati sono senza dubbio tra i più diffusi grazie all’esperienza accumulata da organi di monitoraggio e ricerca nell’uso di indici biotici per la valutazione ambientale delle acque correnti. Il loro potenziale utilizzo quali indicatori ambientali è dovuto alla sedentarietà che li obbliga a subire ogni cambiamento delle condizioni locali e alla relativa lentezza di crescita che permette loro di manifestare risposte biologiche a modificazioni dell’ambiente a livello genetico, fisiologico oltre che di struttura di popolazione anche a distanza di tempo.

Nelle zone umide e nelle acque stagnanti in generale lo studio dei macroinvertebrati è limitato dalla necessità di strumenti adeguati al campionamento, dalla necessità di separare gli organismi dal substrato e dalla relativa difficoltà di identificazione tassonomica di specie tipiche delle acque stagnanti come le larve di Ditteri (soprattutto i Chironomidi) e i vermi Oligocheti e Nematodi.

Tuttavia, mentre le larve sono sedentarie, gli adulti sono noti per la loro sorprendente abilità nel volo e negli spostamenti a grande distanza, al punto che possono facilmente non risentire del degrado ambientale locale e la loro presenza può risultare poco significativa nel rilevare impatti ambientali sugli habitat acquatici locali.

Lo studio degli uccelli, invece, essendo correttamente eseguibile dal punto di vista sistematico, facilmente rilevabile, soprattutto durante il periodo di nidificazione, ed essendo le specie particolarmente sensibili a cambiamenti dell’ambiente, offre la maggior garanzia di completezza nel rilievo.

L’avifauna, in quanto tale, compie spostamenti fra i diversi habitat fluviali e, pertanto, studiando la biologia di alcune specie e valutando la ricchezza media (grado di ricchezza) delle specie presenti è possibile conoscere il livello di complessità dell’ecosistema e della relativa catena trofica. Nelle condizioni tipiche di ripa, la presenza di determinate specie di uccelli è indice di qualità.

Dallo studio bibliografico, sono stati ricavati gli elenchi delle specie di uccelli che potenzialmente interessano un’asta fluviale, per procedere poi al loro confronto con lo stato di fatto (Tabella 4.6.3.1 - Elenco dell’avifauna legata all’ambiente fluviale potenzialmente nidificante e delle sub unità ambientali in cui avviene di preferenza la nidificazione) con le quali vengono evidenziate le specie, il numero e le sub unità in cui avviene di preferenza la nidificazione.


Tabella 4.6.3.1 - Elenco dell’avifauna legata all’ambiente fluviale potenzialmente nidificante e delle sub unità ambientali in cui avviene di preferenza la nidificazione



FAMIGLIA

TIPOLOGIE AMBIENTALI

PODICIPEDIDAE

Tuffetto Tachybaptus ruficollis

Svasso maggiore Podiceps cristatus

ARDEIDAE

Tarabusino Ixobrychus minutus

Nitticora Nycticorax nycticorax

Garzetta Egretta garzetta

Airone cenerino Ardea cinerea

Airone rosso Ardea purpurea

ANATIDAE

Germano reale Anas platyrhynchos


Marzaiola Anas querquedula

ACCIPITRIDAE

Nibbio bruno Milvus migrans

Falco di palude Circus aeruginosus

FALCONIDAE

Lodolaio Falco subbuteo

RALLIDAE

Porciglione Rallus aquaticus

Gallinella d’acqua Gallinula chloropus

Folaga Fulica atra


CHARADRIDAE

Corriere piccolo Charadrius dubius

SCOLOPACIDAE

Piro-piro piccolo Actitis hypoleucos

BURHINIDAE

Occhione Burhinus oedicnemus

LARIDAE

Gabbiano comune Larus ridibundus

Gabbiano reale Larus cachinnans

Sterna comune Sterna hirundo

Fraticello Sterna albifrons

ALCEDINIDAE

Martin pescatore Alcedo atthis

MEROPIDAE

Gruccione Merops apiaster ripe sabbioso-argillose

HIRUNDINIDAE

Topino Riparia riparia ripe sabbioso-argillose

ALAUDIDAE

Calandrella Calandrella brachydactyla greti colonizzati da veget. erb.

Cappellaccia Galerida cristata greti colonizzati da veget. erb.

Tottavilla Lullula arborea greti con veget. erb. e cesp.

MOTACILLIDAE

Cutrettola Motacilla flava incolti erbosi, mais

Ballerina gialla Motacilla cinerea tratti torrentizi, ruscelli

Ballerina bianca Motacilla alba greti, mucchi di ghiaia

CINCLIDAE

Merlo acquaiolo Cinclus cinclus tratti torrentizi

SYLVIIDAE

Usignolo di fiume Cettia cetti veget. cespugliosa riparia

Salciaiola Locustella luscinioides lanche con fragmiteto a Salix

Cannaiola verdognola Acrocephalus palustris alta veget. erbacea

Cannaiola Acrocephalus scirpaceus fragmiteti

Cannareccione Acrocephalus arundinaceus fragmiteti

REMIZIDAE

Pendolino Remiz pendulinus

saliceti (semiallagati)

EMBERIZIDAE

Migliarino di palude Emberiza schoeniclus


Lanche

laghetti di cava


lanche (veget. riparia)

boschi ripari, fragmiteti con Salix

boschi ripari, fragmiteti con Salix

boschi ripari, (pioppeti)

fragmiteti con Salix


fragmiteti con Salix lanche, boscaglie e incolti ripari

lanche


boschi d’alto fusto

fragmiteti


pioppeti


lanche

lanche, vegetazione riparia

lanche con ampi specchi d’acqua



greti sabbioso-ghiaiosi


greti ciottolosi


greti sabbiosi parzialmente vegetati


isoloni sabbiosi

isoloni sabbiosi

isoloni e spiagge

isoloni e spiagge


ripe sabbioso-argillose


ripe sabbioso-argillose


ripe sabbioso-argillose


greti colonizzati da veget. erb.

greti colonizzati da veget. erb.

greti con veget. erb. e cesp.


Incolti erbosi, mais

Tratti torrentizi, ruscelli

Greti, mucchi di ghiaia


Tratti torrentizi


Veget. Cespugliosa riparia

Lanche con fragmiteto a Salix

Alta veget. Erbacea

Fragmiteti

Fragmiteti


Saliceti (semiallagati)



Lanche con fragmiteto a Salix











4.6.3.2Scala degli indicatori dell’ecosistema ripario

          1. L’indicatore descrittivo fisico funzionale

Nel determinare il valore dell’indicatore descrittivo fisico, è stata ricercata la condizione ottimale, espressione del valore massimo di qualità ambientale, degli ecosistemi ripari, per poi costruire la relativa scala dei valori e valutare lo stato di fatto.

Gli ambienti di ripa manifestano la loro maggiore naturalità attraverso elementi vegetazionali anche abbastanza diversi tra loro. Vanno, infatti, dai boschi planiziali ai boschi igrofili a Salix alba, Popolus alba, Ulmus minor e Alnus glutinosa e comprendono in questa categoria i fragmiteti a Phragmites australis adiacenti a formazioni arboree o in fase di transizione verso altre formazioni erbacee quali i tifeti (a Typha angustifolia, T. latifoglia, ecc.) ed i prati umidi (a Carex sspp. Scirpus sylvaticum, ecc.). Per tutti, però, il concetto dominante è quello della continuità delle formazioni forestali e della loro estensione.

Quando questi due elementi sono tali da costituire piuttosto lembi o ambienti di transizione che aree autosufficienti e stabili, il valore dell’area si riduce. In questa categoria rientrano, ad esempio, le formazioni arboree ad arbustive composte prevalentemente da specie alloctone1 senza un corteggio floristico adeguato. Tra queste figurano le formazioni a Robinia pseudoacacia, gli arbusteti a Broussonetia papirifera o ad Amorpha fruticosa diffusi negli ambienti più degradati di gran parte del basso corso dei fiumi. Rientrano, sempre in questa categoria, anche i fragmiteti a Phragmites australis i quali, a differenza della prima classe, risultano presenti nelle anse di deposito dei fiumi e linearmente in ampie parti dei tratti pensili del fiume.

Quando l’area si impoverisce ancora in presenza di superfici agricole golenali che, sebbene estese, non sono intensive ma frazionate in superfici a diversa coltura, la vegetazione arborea ed arbustiva spontanea appare ridotta a siepi, sovente assai complesse come composizione e struttura, posta a ridosso del fiume e negli spazi interpoderali per una superficie di almeno il 5% dell’intera area golenale. In questo caso l’unico elemento fisso del paesaggio è rappresentata dalla sola presenza di siepi, dove la fauna selvatica può rifugiarsi e trovare fonte di nutrimento.

Su una scala ancora inferiore stanno le colture intensive e ripetute nel corso dell’anno (es. campi di cereali) e quindi assai povere di nicchie ecologiche per la fauna selvatica in genere. Inoltre, queste aree a causa dei frequenti trattamenti con fitofarmaci risultano assai pericolose per l’avifauna nidificante. La vegetazione arborea ed arbustiva è spesso assente o limitata a filari monospecifici di modesta densità. Limitato come estensione è anche l’ecotono2 di scambio con il livello dell’acqua.

Infine, all’ultimo livello vengono collocate le superfici radicalmente alterate nella loro naturalità dove il fiume è ridotto ad un canale incassato senza naturalità delle rive (se non addirittura cementate). Analoga stima deve essere attribuita per ambiti fluviali interessati da un’intensa urbanizzazione con presenza di aree industriali e commerciali, attività estrattive in corso, strade, centri abitati densi. Le conseguenze più negative per l’avifauna e per la mammalofauna selvatica sono legate alla sparizione di coltivi alberati, dei greti e dei boschetti ripari.

Ciò premesso, viene riportata di seguito la Tabella 4.6.3.2.1 - Scala dell’indicatore descrittivo fisico relativa alla scala di misura dell’indicatore descrittivo fisico.

Tabella 4.6.3.2.1 - Scala dell’indicatore descrittivo fisico

Classe

Valore/Qualità

Aspetti considerati

I

5

MOLTO

ALTA

- Formazioni boscate naturali o seminaturali estese, con radure, prati umidi ed altra vegetazione erbacea;

- Formazioni boscate naturali o seminaturali, intervallate a prati o coltivazioni non intensive, a vigneti e a frutteti di piccola o modesta estensione;

- Aree abbandonate da anni alla naturale dinamica di invasione delle specie vegetali.

II

4

ALTA

- Rive naturali del fiume confinanti con campagne soggette ad agricoltura non intensiva;

- Formazioni boscate naturali o seminaturali estese (più di 1 ha) anche in presenza di case isolate;

- Aree cuscinetto tra ambienti con valore sufficiente e buono;

- Presenza di fragmiteti estesi.

III

3

MEDIA

- Case isolate con piccoli prati e alberi intorno;

- Vigneti e frutteti di piccola estensione;

- Presenza diffusa di siepi;

- Rive naturalii confinanti con piccole zone urbanizzate.

IV

2

BASSA

- Vigneti e frutteti intensivi estesi;

- Campi a monocoltura estesi;

- Modesta presenza di siepi o filari;

- Abitati strutturati con case più o meno distanziate.

V

1

MOLTO BASSA

- Corsi d’acqua con sponde spoglie;

- Aree industriali estese adiacenti;

- Cave attive;

- Strade asfaltate diffuse e trafficate;

- Abitati adiacenti il corso d’acqua.


          1. L’indicatore biotico Uccelli

Per determinare il valore del secondo indicatore, l’indicatore biotico “uccelli”, è stato fatto ricorso alla precedente Tabella 4.6.3.1 - Elenco dell’avifauna legata all’ambiente fluviale potenzialmente nidificante e delle sub unità ambientali in cui avviene di preferenza la nidificazione, la quale riporta le specie di uccelli potenzialmente presenti (considerati come indicatori ecologici).

Per le specie potenzialmente nidificanti nella tipologia ambientale riscontrabile all’interno dell’area vasta per l’ecosistema ripariale, cioè i tratti torrentizi e i ruscelli, le specie individuate sono state la Ballerina gialla (Motacilla cinerea) e il Merlo acquaiolo (Cinclus cinclus), osservate nella Valle di Schievenin, così come indicato dal Piano d’Area Vasta Massiccio del Grappa e da L.Masutti in “Incontri con il Grappa sulle tracce degli animali” (1998, Ed.Moro). Per tali specie è stato determinato il valore sotto l’aspetto fenologico, ecologico, biogeografico e della rarità.

La Ballerina gialla è una specie diffusa come nidificante in tutta Europa, ad eccezione delle latitudini più settentrionali; in Italia è presente in tutte le regioni e generalmente comune, con densità maggiori nelle zone del centro-nord, ricche di piccoli corsi d’acqua a regime quasi costante.

Strettamente legata agli ambienti dove sia presente acqua corrente, anche se in quantità limitata ma perenne, meglio se movimentati da piccoli salti di fondo o da rocce affioranti, con sponde scoscese o coperte di vegetazione, si insedia anche lungo i canali di irrigazione, ma non privi completamente di vegetazione riparia. Questa specie costruisce il nido in piccole cavità naturali, lungo le sponde dei torrenti, oppure tra i massi dei muretti di arginatura, sotto i ponti, o nei fori di abitazioni che costeggiano i corsi d’acqua. In condizioni strettamente naturali, nidifica preferenzialmente tra le radici lasciate libere dall’erosione lungo le scarpate laterali dei torrenti.


Tabella 4.6.3.2.2.a – Tabella riassuntiva del valore della specie Ballerina gialla (Motacilla cinerea) sotto l’aspetto fenologico, ecologico, biogeografico e della rarità

Fenologia

Periodo

Struttura sociale e spaziale

Relazione con l’acqua

Relazione con l’atitudine

Relazione con l’uso del suolo

Schema di attività

Struttura sociale

Territoriale

Sovrapposizione intersessuale

Sovrapposizione intrasessuale

Esigenze particolari legate all’acqua

Distanza da acque permanenti



Nidificante

Apr Mag

Giu

Diurno

In Coppia

No

Med 10 m

Min 0

Min opt 300

Max opt 2000

Max 3000

Roccia nuda

idoneità bassa

Aree con vegetazione sparsa idoneità media

Corsi d’acqua

idoneità alta

Migratrice

Mar Apr

Sett Ott

Nov

Diurno

Gregaria

No

No

No

No



Corsi d’acqua

idoneità alta

Svernante

Dic

Gen

Feb

Diurno

Gregaria

No

No

No

Med 50 m


Edificato urbano discontinuo;

Terre irrigate permanenti;

Saline;

Corpi d’acqua;

Lagune;

Delta ed estuari

Idoneità media

Aree estrattive;

Risaie;

Aree interne palustri;

Paludi di acqua salmastra;

Corsi d’acqua

Idoneità alta



Secondo IUCN, questa specie ha un grande areale, con un'estensione globale stimata pari a 10,000,000 km2. La popolazione include 1.500.000-3.200.000 individui stimati in Europa (BirdLife International in prep.).

Le tendenze delle popolazione globali non sono state quantificate, ma non si crede che la specie si avvicini alle soglie per essere definita in declino secondo i criteri della Lista Rossa IUCN (cioè con una diminuzione maggiore del 30% in dieci anni o in tre generazioni).

Per queste ragioni, la specie è valutata come Least Concern (Preoccupazione Minima).

Il Merlo acquaiolo è distribuito sui rilievi montuosi di tutta in Europa; in Italia nidifica nell’arco alpino, sulla dorsale appenninica e in Sicilia. E’ in genere poco frequente e piuttosto localizzato, frequentando i corsi d’acqua a carattere torrentizio dalla fascia pedemontana fino ad oltre i 2000 m di quota.

Il Merlo acquaiolo, in virtù del regime alimentare basato sugli stadi preimmaginali dei macroinvertebrati acquatici, è strettamente legato ai tratti torrentizi caratterizzati da una portata minima garantita, acque poco profonde, modesti ma frequenti salti di fondo e presenza di massi affioranti, usati come posatoi.


Tabella 4.6.3.2.2.b – Tabella riassuntiva del valore della specie Merlo acquaiolo (Cinclus cinclus), sotto l’aspetto fenologico, ecologico, biogeografico e della rarità

Fenologia

Periodo

Struttura sociale e spaziale

Relazione con l’acqua

Relazione con l’atitudine

Relazione con l’uso del suolo

Schema di attività

Struttura sociale

Territoriale

Sovrapposizione intersessuale

Sovrapposizione intrasessuale

Esigenze particolari legate all’acqua

Distanza da acque permanenti



Nidificante

Mar -Apr

Mag -Giu

Lug

Diurno

In Coppia

No

Med 1 m

Min 50

Min opt 500

Max opt 1900

Max 2300

Corsi d’acqua

idoneità alta

Sedentaria

Gen Feb

Mar Ago

Sett Ott

Nov Dic

Diurno

Individuale

No

No

Med 0,1 m

Min 50

Min opt 500

Max opt 1900

Max 2300

Corsi d’acqua

idoneità bassa



Questa specie ha un vasto areale globale; la dimensione totale non è stata ancora quantificata, ma si stima che solo l'estensione in Africa sia pari a 91,000 km2. La popolazione globale include circa 330.000-660.000 individui stimati in Europa (BirdLife International in prep).

Le tendenze delle popolazione globali non sono state quantificate, ma non si crede che la specie si avvicini alle soglie per essere definita in declino secondo i criteri della Lista Rossa IUCN (cioè con una diminuzione maggiore del 30% in dieci anni o in tre generazioni).

Per queste ragioni, la specie è valutata come Least Concern (Preoccupazione Minima).

Ciò premesso, viene riportata di seguito la Tabella 4.6.3.2.2.c - Scala dell’indicatore biotico Uccelli dove viene proposta la scala dei valori della componente “Uccelli”.

Tabella 4.6.4.1.d - Scala dell’indicatore biotico Uccelli

Classe

Valore/Qualità

Aspetti considerati

I

5

MOLT ALTA

Specie elencata in tutti e 9 gli strumenti di tutela e conservazione individuatii3

II

4

ALTA

Specie elencate in almeno 6 dei 9 strumenti di tutela e conservazione individuati

III

3

MEDIA

Specie elencate in almeno 3 dei 9 strumenti di tutela e conservazione individuati

IV

2

BASSA

- Specie elencate in almeno 1 degli strumenti di tutela e conservazione individuati

V

1

MOLTO BASSA

- Specie per le quali non sono previsti strumenti di tutela ai fini conservazionistici


4.6.3.3Valore degli indicatori riferito allo stato di fatto

          1. L’indicatore descrittivo fisico funzionale dell’Ecosistema Ripario

Con riferimento alla scala, così come riportata alla precedente Tabella 4.6.3.2.1 ed esaminata la situazione riscontrata in loco è stato possibile classificare la stessa all’interno della terza classe e cioè quella di Qualità Media, con valore pari a “3”.

          1. L’indicatore biotico Uccelli dell’Ecosistema Ripario

Per la quantificazione di questo indicatore sono state scelte le seguenti informazioni:

L’esame dello stato di fatto ha evidenziato la presenza di solo 2 specie: la Ballerina gialla (Motacilla cinerea) e il Merlo acquaiolo (Cinclus cinclus), entrambe elencate in due dei 9 strumenti di tutela e conservazione considerati: nel Red Data Book IUCN, come specie Least Concern (Preoccupazione minima) e nell’Allegato II della Convenzione di Berna.

Tale situazione ha permesso, in relazione alla scala riportata in Tabella 4.6.4.1.d, la collocazione dell’area di studio all’interno della seconda classe e cioè quella di Qualità Bassa, con valore pari a “2”.



4.6.4Ecosistema forestale

4.6.4.1Indicatori dell’ecosistema forestale

Procedendo da valle verso monte, cominciano a delinearsi in modo deciso i caratteri tipici degli ambienti di foresta. Il primo fattore che suggerisce una maggiore esistenza di elementi naturali rispetto al fondovalle è evidenziato dalla presenza sempre più massiccia di fioriture. Qui, gli ecosistemi si arricchiscono notevolmente di arbusti e specie erbacee, di discreto valore ecologico.

L’ecosistema forestale dell’orizzonte submontano che caratterizza l’area vasta, vede l’alternarsi dinamico di diverse tipologie forestali, in relazione all’esposizione e alle condizioni edafiche, con una netta prevalenza di carpino nero e orniello.

La notevole vicinanza con il nucleo abitato ha condizionato fortemente la composizione dei soprassuoli di questi boschi, anche in ragione dell’elevata richiesta di legna da ardere (oggi usanza assai ridotta) da parte dei locali.

L’ecosistema forestale è un ambito ecologico strutturatosi in uno spazio tridimensionale formato da suolo, soprassuolo e spazio aperto, dove la produzione di sostanza organica primaria (vegetale) varia in quantità e qualità, secondo la densità e l’età del soprassuolo arboreo.

Pertanto, il controllo e la verifica dei processi evolutivi si basa sullo studio di determinati indicatori ambientali capaci di quantificare e qualificare il mantenimento dell’equilibrio tra il sistema bosco e l’ambiente, dove le piante determinano i bioritmi delle popolazioni animali.

Il perseguimento del principio della durevolezza di beni e servigi offerti dalle foreste trova applicazione attraverso la gestione sostenibile su base naturalistica, la quale ha, come obiettivo generale, la tutela della qualità ambientale.

La “gestione sostenibile forestale” ha quale obiettivo prioritario quello di garantire la funzionalità dell’ecosistema bosco, al quale lasciare un’ampia possibilità all’auto organizzazione, poiché il bosco è una sistema vivente, complesso e composito.

La selvicoltura presuppone una rinnovazione naturale ed interventi a basso impatto ambientale, cioè interventi mirati a favorire la disomogeneità, la diversificazione della struttura e la composizione multipla, capace di accrescere l’auto organizzazione e l’integrazione di tutte le sue componenti, biotiche ed abiotiche, ovvero: la biodiversità.

Con il termine biodiversità sono intesi vari aspetti della “complessità” dell’ecosistema: dalla numerosità delle specie vegetali e animali presenti, alla variabilità genetica intraspecifica, fino alla variabilità del paesaggio. Gli obiettivi sono, dunque:

Per quantificare il grado della complessità ecosistemica e, quindi, la sua qualità ambientale, viene assunto come indicatore di studio il “grado di biodiversità”, valutato in base ai seguenti fattori:

La scelta è dettata dal fatto che, oggigiorno vi è la tendenza di valutare le componenti della diversità forestale attraverso l’esame “spaziale” del bosco. Gli indicatori citati, permettono tale esame in quanto:

I dati sono stati desunti dalla pubblicazione “Biodiversità e Indicatori nei tipi forestali del Veneto”.


Tabella 4.6.4.1.a – Diffusione sul territorio

TIPO FORESTALE

DIFFUSIONE SUL TERRITORIO

(è la stima della posizione dell’unità nel territorio reginale)

Orno ostrieto tipico

Questo Tipo Forestale, nel complesso, occupa nella regione una superficie oltre i 1000 ha

Faggeta submontana con ostria

Questo Tipo Forestale, nel complesso, occupa nella regione una superficie oltre i 1000 ha

Castagneto dei suoli xerici

Questo Tipo Forestale, nel complesso, occupa nella regione una superficie compresa fra 100 e 1000 ha

Aceri frassineto con ostria

Questo Tipo Forestale, nel complesso, occupa nella regione una superficie compresa fra 100 e 1000 ha

Aceri tiglieto di versante

Questo Tipo Forestale, nel complesso, occupa nella regione una superficie compresa fra 100 e 1000 ha

Robinieto misto

Questo Tipo Forestale, nel complesso, occupa nella regione una superficie compresa fra 100 e 1000 ha





Tabella 4.6.4.1.b - Distribuzione sul territorio: Unità ecologica (Tipo Forestale)

TIPO FORESTALE

DISTRIBUZIONE SUL TERRITORIO

(relativa all’inquadramento della distribuzione dell’unità sul territorio in esame)

Orno ostrieto tipico

Questo Tipo Forestale, nel complesso, è presente sul territorio in modo pressoché continuo con distribuzione interrotta solo da variazioni della geomorfologia.

Faggeta submontana con ostria

Questo Tipo Forestale, nel complesso, è presente sul territorio in modo pressoché continuo con distribuzione interrotta solo da variazioni della geomorfologia.

Castagneto dei suoli xerici

Questo Tipo Forestale, nel complesso, è presente sul territorio solo in piccoli nuclei

Aceri frassineto con ostria

Questo Tipo Forestale, nel complesso, è presente sul territorio in aree singolarmente estese ma distanziate fra loro.

Aceri tiglieto di versante

Questo Tipo Forestale, nel complesso, è presente sul territorio in aree singolarmente estese ma distanziate fra loro.

Robinieto puro

Questo Tipo Forestale, nel complesso, è presente sul territorio in aree singolarmente estese ma distanziate fra loro.


Tabella 4.6.4.1.c - Contaminazione specifica

4.6.4.2

TIPO FORESTALE

CONTAMINAZIONE SPECIFICA

(è la capacità delle specie arboree presenti ad invadere anche altre unità: contaminazione attiva; o a subire l’invasione di specie di altre unità di contatto:contaminazione passiva).

Orno ostrieto tipico

Questo Tipo Forestale, nel complesso, manifesta:

contaminazione attiva: alta

contaminazione passiva: bassa

Faggeta submontana con ostria

Questo Tipo Forestale, nel complesso, manifesta:

contaminazione attiva: media

contaminazione passiva: bassa

Castagneto dei suoli xerici

Questo Tipo Forestale, nel complesso, manifesta:

contaminazione attiva: alta

contaminazione passiva: bassa

Aceri frassineto con ostria

Questo Tipo Forestale, nel complesso, manifesta:

contaminazione attiva: alta

contaminazione passiva: bassa

Aceri tiglieto di versante

Questo Tipo Forestale, nel complesso, manifesta:

contaminazione attiva: bassa

contaminazione passiva: alta

Robinieto misto

Questo Tipo Forestale, nel complesso, manifesta:

contaminazione attiva: alta

contaminazione passiva: media

Scala degli indicatori dell’ecosistema forestale

Per la determinazione dei valori di scala, trattandosi di ecosistema forestale, è stato fatto riferimento ai Tipi Forestalii4 desunti dai rilievi dello stato di fatto già descritti nel sottocapitolo 4.5, quello relativo alla componente ambientale “Vegetazione, Flora e Fauna”.

Poiché il grado di biodiversità si riferisce alla situazione oggettiva rispetto ai Tipi Forestali Standard esistenti nel territorio regionale veneto, viene riportato di seguito il significato dei valori che questi Tipi Forestali assumono nelle condizioni di massima qualità ambientale (Tabella 4.6.4.2 - Scala del grado di Biodiversità).

Tabella 4.6.4.2 - Scala del grado di Biodiversità

Valore

Posizione dell’unità

Distribuzione

territorio

Contaminazione

specifica

TOTALE


molto diffusa

accorpata

attiva/passiva: alta


Basso

1

1

1

3


Mediamente

diffusa

parzialmente

frazionata

attiva/passiva: media


Medio

2

2

2

6


Rara

Molto frazionata

attiva/passiva : bassa


Alto

3

3

3

9


Posizione dell’unità nel territorio forestale regionale

Questo primo elemento offre una valutazione di tipo quantitativo dell’ecosistema bosco, associando questo ultimo alla specifica unità forestale (tipo forestale) che lo rappresenta in senso spaziale, ripartendolo in tre possibili categorie:

Distribuzione nel territorio

L’analisi dell’organizzazione spaziale delle aree omogenee costituisce il secondo elemento di giudizio in merito alla biodiversità.

Alcuni habitat, tipicamente rappresentati da specifiche forme, sono frequentemente associati a specie particolari; l’abbondanza relativa di fauna e flora negli ecotoni è strettamente connessa al grado di frammentazione; le interazioni tra comunità animali e cenosi vegetali dipendono largamente dal loro livello di connettività e compenetrazione.

Da questo punto di vista, l’ecosistema forestale, rappresentato da una o più unità forestali, può essere distinto nei seguenti tre gruppi:

Contaminazione specifica

Terzo elemento è la contaminazione specifica che quantifica la capacità delle specie arboree presenti in una formazione ad invadere anche altre unità (contaminazione attiva) o a subire l’invasione di specie di altre unità di contatto (contaminazione passiva).

La conoscenza della contaminazione consente di valutare la capacità dell’ecosistema di mantenersi stabile nel tempo esternandosi attraverso la facilità o meno delle specie arboree che lo compongono di diffondersi o essere invase da altre specie che necessitano di una nuova struttura e quindi una diversa organizzazione sistemica. La contaminazione specifica delle specie arboree viene espressa attraverso i seguenti tre indici:

Ciò premesso, riferendo il grado di biodiversità dell’Ecosistema Forestale al Tipo Forestale che lo rappresenta, il valore massimo di scala dei tre indicatori suddetti viene desunto dal testo già citato: "Biodiversità e Indicatori nei tipi forestali del Veneto”, manuale per la conoscenza dei valori ambientali standard ai quali i Tipi Forestali tendono per la loro autoperpetuazione (vedasi Tabella 4.6.4.2 – Scala del grado di Biodiversità).

4.6.4.3 Valore degli indicatori riferito allo stato di fatto

Essendo stati assunti i Tipi Forestali quali ambiti territoriali costituenti l’ecosistema forestale e, vista la superficie totale che ognuno di loro occupa all’interno dell’area di studio, è stato possibile ripartire percentualmente l’ecosistema forestale nelle sei aree suddette con i seguenti valori:

Per gli stessi è stato identificato il loro grado di biodiversità nel rispetto dei valori standard desunti dalla più volte citata pubblicazione forestale e riportati nells Tabella 4.6.4.3 - Valore standard grado di biodiversità.

Analizzando la suddetta Tabella e confrontando i valori desunti dall’analisi dello stato di fatto, è possibile affermare che nel suo complesso l’ecosistema forestale manifesta un grado di biodiversità con valore pari a “4,69”, con una QUALITÀ MEDIO BASSA.

Tabella 4.6.4.3 - Valore standard grado di biodiversità

Tipo Forestale

Posizione dell’unità

Distribuzione nel territorio

Contaminazione specifica

TOT

ORNO OSTRIETO TIPICO

molto diffusa

accorpata

contaminazione attiva: alta

contaminazione passiva: bassa


Valore indice

1

1

2

4

FAGGETA SUBMONTANA CON OSTRIA

molto diffusa

accorpata

contaminazione attiva: media

contaminazione passiva: bassa


Valore indice

1

1

3

5

CASTAGNETO DEI SUOLI XERICI

Mediamente diffusa

Molto frazionata

contaminazione attiva: alta

contaminazione passiva: bassa


Valore indice

2

3

2

7

ACERI FRASSINETO CON OSTRIA

Mediamente diffusa

Parzialmente frazionata

contaminazione attiva: alta

contaminazione passiva: bassa


Valore indice

2

2

2

6

ACERI TIGLIETO DI VERSANTE

Mediamente diffusa

Parzialmente frazionata

contaminazione attiva: bassa

contaminazione passiva: alta


Valore indice

2

2

2

6

ROBINIETO MISTO

Mediamente diffusa

Parzialmente frazionata

contaminazione attiva: alta

contaminazione passiva: media


Valore indice

2

2

1

5

VALORE MEDIO PONDERATO RISPETTO ALLE SUPERFICI DELLE TIPOLOGIE FORESTALI PRESENTI ALL’INTERNO DELL’AREA VASTA

4,69



4.6.5Sintesi del valore degli Ecosistemi - stato di fatto

In conclusione, nella valutazione complessiva dell’intera area di studio, il calcolo del valore complessivo è stato eseguito come segue:

  1. determinazione della media di tutti i valori così come riportati nella seguente Tabella 4.6.5.a – Tabella riassuntiva dei valori degli indicatori.

Tabella 4.6.5.a - Tabella riassuntiva dei valori degli indicatori

    Indicatore Ecosistema Ripariale

    =>

    2,5

    Fisico funzionale

    Qualità media

    3,0


    Indicatore biotico Uccelli

    Qualità basso

    2,0


    Indicatore Ecosistema Forestale

    =>

    4,69

    Grado di biodiversità

    Qualità Medio Bassa

    4,69


    2. costruzione della scala dell’ecosistema nel suo complesso, attribuendo ad ogni classe il corrispondente valore dell’indicatore e determinando la scalarità così come di seguito indicato nella Tabella 4.6.5.b - Scala del valore dello stato di fatto della componente ambientale “Ecosistemi”

I CLASSE

II CLASSE

III CLASSE

IV CLASSE

V CLASSE

Indici qualità

molto alta

Indici qualità

alta

Indici qualità media

Indici qualità bassa

Indici qualità molto bassa

Q.fisico funzionale

e

Q. faunistica


(5,0 +5,0) / 2 = 5

+

Grado di

biodiversità = 9

Q.fisico funzionale

e

Q. faunistica


(4,0 + 4,0) / 2 = 4,0

+

Grado di

biodiversità = 7,5

Q.fisico funzionale

e

Q. faunistica


(3,0 +3,0) / 2 = 3,0

+

Grado di

biodiversità = 6

Q.fisico funzionale

e

Q. faunistica


(2,0 +2,0) / 2 = 2,0

+

Grado di

biodiversità = 4,5

Q.fisico funzionale

e

Q. faunistica


(1,0 +1,0) / 2 = 1,0

+

Grado di

biodiversità = 3

Totale 14

Totale 11,5

Totale 9,0

Totale 6,5

Totale 3

Tabella 4.6.5.b - Scala del valore dello Stato di Fatto della componente ambientale “Ecosistemi”


3. somma dei valori reali desunti dall’analisi dello Stato di Fatto (2,5 + 4,69 = 7,19);

4. raffronto dei valori dello stato di fatto con quelli riferibili alla Tabella 4.6.5.b.

La somma dei valori degli indicatori riferiti allo stato di fatto è risultata pari a 7,19. Questo valore, rapportato alla scala finale, si colloca tra la 3a e la 4a classe e quindi è possibile concludere che: LA COMPONENTE AMBIENTALE “ECOSISTEMI - STATO DI FATTO” RISULTA DI “QUALITÀ MEDIA”.

1 Specie introdotte, non originarie dei luoghi.

2 Ecotono: zona di transizione fra due diverse biocenosi. Nell’ecotono si ha un graduale passaggio fra le specie caratteristiche di una biocenosi e le specie caratteristiche dell’altra. l’importanza dell’ecotono è dovuta al fatto che in esso, generalmente, si ha una maggiore biodiversità che nelle biocenosi che separa.



3 Strumenti di tutela e conservazione individuati: Red Data Book IUCN; Direttiva Uccelli 79/409/CEE; Direttiva Habitat 92/43/CEE; Convenzione di Bonn; Convenzione di Berna; Convenzione di Washington (CITES) e Regolamenti comunitari di attuazione; Legge n°157 del 11/02/1992; Convenzione di Barcellona; Birds in Europe: their conservation status.

4 Il TIPO FORESTALE è un’unità territoriale boscata, dove viene descritto, in forma codificata, il soprassuolo con le sue tendenze dinamico-evolutive. La Regione del Veneto, circa 15 anni fa, ha compiuto la prima classificazione tipologica dei boschi, individuando nel proprio territorio oltre 90 Tipi Forestali ai quali associare precisi indicatori ambientali. Questa prima codifica fu ulteriormente oggetto di studio, tanto che nel 2000 venne pubblicato il testo "Biodiversità e Indicatori nei tipi forestali del Veneto”, assunto dall’intero mondo forestale regionale, come il “manuale guida” per il riconoscimento dei citati Tipi Forestali e per la conoscenza dei valori ambientali standard al quali li Tipi Forestali tendono per la loro autoperpetuazione nello logica del loro sviluppo sostenibile.

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