La caratterizzazione dei livelli di qualità della vegetazione, della flora e della fauna presenti nel sistema ambientale oggetto di studio, è stata realizzata secondo la seguente successione temporale:
1) Svolgimento delle operazioni preliminari ai rilievi di campagna e cioè:
reperimento, analisi e sintesi di eventuali dati preesistenti;
predisposizione dei lavori di campagna attraverso:
l’individuazione degli indicatori ambientali1, intesi come fattori idonei a descrivere e, quindi, a quantificare e qualificare le due sottocomponenti “Vegetazione – Flora” e “Fauna”;
la codifica dei parametri (attributi) che li caratterizzano e ne permettono la “misura”;
la costruzione delle scale dei valori per singolo indicatore, in relazione ai dati desumibili dalla normativa esistente e dal giudizio di esperto;
la definizione di come rilevare i dati.
2) Svolgimento dei lavori di campagna con l’individuazione degli indicatori e il rilievo dei loro parametri.
3) Analisi dei dati raccolti. Questa fase ha permesso di redigere una serie di documenti sia sottoforma di tabelle e grafici, sia sottoforma di cartografia.
4) Stima sulla qualità ambientale dello stato di fatto. Ciò ha comportato:
la misurazione degli indicatori rilevati, espressa in termini quantitativi e qualitativi, attraverso il confronto con quanto indicato nelle rispettive scale dei valori;
la descrizione riassuntiva dello stato di fatto.
Dalla lettura dei dati riferibili dalla bibliografia esistente inerente studi e progetti interessanti l’area vasta, è emerso che oltre l’65% di tale area è caratterizzata dalla presenza di boschi con una copertura predominante della specie arborea Ostrya carpinifolia (carpino nero). In percentuale assai minore vengono ritrovate altre specie, alcune delle quali estranee alle caratteristiche fitosociologiche dei luoghi o, in termini attuali, “specie ecologicamente non coerenti”, nonchè formazioni antropogene.
Pertanto, per conoscere l’area di studio in tutte le sue componenti vegetazionali (specie arboree, arbustive ed erbacee) è stato necessario, come primo lavoro, rilevare le specie presenti e come le stesse si presentano.
L’analisi vegetazionale, secondo la moderna selvicoltura, è stata svolta attraverso l’identificazione sul territorio dei cosiddetti Tipi Forestali, ovvero delle un’unità floristico- ecologico-selvicolturali territoriali boscata descritte nelle loro tendenze dinamico-evolutive.
La Regione del Veneto, circa 20 anni fa, ha compiuto la prima classificazione tipologica dei boschi del Veneto, individuando oltre 90 Tipi Forestali, poi oggetto di successive revisioni nel 2000, con la quale sono state codificate le suddette tipologie in altrettante schede tecniche capaci di mettere in evidenza gli elementi ritenuti essenziali.
Tale codifica è stata oggetto di una pubblicazione, oggi assunta come manuale tecnico scientifico per l’intero mondo forestale veneto. Con detta pubblicazione dal titolo "Biodiversità e Indicatori nei tipi forestali del Veneto” la Regione del Veneto ha indicato, quantificando i loro parametri, gli indicatori capaci di descrivere i citati Tipi Forestali, affiancando ad ogni indicatore il valore che lo caratterizza e che meglio esprime la garanzia dell’autoperpetuazione e dello sviluppo sostenibile di ogni unità forestale.
Secondo i più recenti dati (anno 2006) relativi ai tipi Forestali, forniti per la redazione del presente studio dalla Direzione Foreste ed Economia Montana della Regione del Veneto, quelli presenti all’interno dell’area oggetto di studio, così come indicato nella Tabella 4.5.2.4. - Superficie dei Tipi Forestali più rappresentativi dell’area, risultano essere sette: l’orno-ostrieto tipico, la faggeta submontana con ostria, il robinieto, il castagneto dei suoli serici, l’acero- frassineto con ostria, l’acero – tiglieto di versante, le formazioni riparie.
Pertanto dalla suddetta pubblicazione sono stati ricavati, dapprima, gli indicatori della tipologia dell’orno-ostrieto tipico, è stato poi effettuato l’esame dei relativi parametri che la caratterizzano, confrontando gli stessi con quelli rilevati durante le indagini di campagna e i loro valori indicati, potendo così attribuire alla componente “vegetazione-flora” un valore chiaramente riconoscibile, espressione della qualità ambientale del territorio indagato.
Gli indicatori prescelti, per poter cogliere la reale situazione dello stato di fatto, sono stati distinti in due categorie: gli indicatori qualitativi e gli indicatori quantitativi.
Tra i primi sono stati selezionati: la composizione arborea tipica; la composizione arborea ecologicamente coerente.
Tra i secondi: gli indicatori biometrici; gli standard di naturalità2.
Pertanto, prima di procedere all’analisi dello stato di fatto, è stato necessario individuare i parametri dei suddetti indicatori, così come descritti nel testo regionale, in quanto, essendo questi ultimi espressione di garanzia dell’autoperpetuazione e dello sviluppo sostenibile di ogni Tipo Forestale, rappresentano il modello al quale tendere per il raggiungimento della massima qualità ambientale.
Con il termine di “composizione arborea tipica” viene intesa la classificazione delle specie arboree presenti nel Tipo Forestale, distinte in tre gruppi:
specie principali: ovvero specie con indice di copertura maggiore di 1 (oltre il 20%);
specie secondarie: ovvero specie con indice di copertura uguale a 1 (dall’1 al 20%);
specie accessorie: ovvero specie con indice di copertura minore di 1 (meno dell’1%).
Come prima evidenziato, il Tipo Forestale caratterizzante l’area oggetto di studio è: l’Orno - Ostrieto Tipico, la cui “composizione arborea tipica" desunta dalla già citata pubblicazione risulta la seguente:
La composizione arborea tipica dell’ Orno - Ostrieto Tipico:
Sp. principali: Ostrya carpinifolia (indice modale pari a 4, cioè grado di copertura compreso tra 61 - 80%);
Sp. secondarie: Fraxinus ornus, Quercus dalechampii, Quercus pubescens, Acer campestre (con indice modale pari a 1, cioè grado di copertura tra 1 - 20%);
Sp. accessorie: Sorbus aria, Fagus sylvatica, Populus tremula, Prunus avium, Salix appendiculata, Tilia cordata, Acer pseudoplatanus, Sorbus aucuparia, Picea abies, Abies alba, Castanea sativa, Cercis siliquastrum, Carpinus betulus; Frangula alnus, Juglans regia, Prunus mahaleb (con indice modale < a 1, ovvero grado di copertura – di 1%).
A fianco di ciascuna specie arborea è riportato un numero chiamato “indice modale3”.
Questo indice esplicita in che percentuale una determinata specie è presente nel bosco, considerandola in tutti i suoi strati (dal semenzale alla pianta adulta), secondo la chiave di lettura illustrata nella Tabella 4.5.2.2. - Grado di copertura delle specie e indice modale di riferimento:
Tabella 4.5.2.2 - Grado di copertura delle specie e indice modale di riferimento
|
INDICE MODALE |
|
VALORE DI COPERTURA |
|
r |
= |
raro |
|
+ |
= |
< dell’1% |
|
1 |
= |
01 - 20% |
|
2 |
= |
21 - 40% |
|
3 |
= |
41 - 60% |
|
4 |
= |
61 - 80% |
|
5 |
= |
81 - 100% |
La composizione delle specie arboree autoctone ecologicamente coerenti
Sempre con riferimento al testo citato, il secondo indicatore di qualità prescelto è stato quello delle “specie arboree autoctone4 ecologicamente coerenti”.
Tale indicatore assume un ruolo determinante nel caratterizzare i Tipi Forestali sotto l’aspetto della autoecologia ed ecofisiologia e dei rapporti di competizione interspecifici con le caratteristiche della stazione che le ospita.
Lo studio di questa composizione è utile a fini gestionali, per capire quali tra le specie presenti siano quelle, comunque, da favorire nella coltivazione, presente e futura, del bosco.
Per il Tipo Forestale di progetto, la composizione arborea risulta la seguente:
La composizione delle specie arboree autoctone ecologicamente coerenti dell’ Orno - Ostrieto Tipico:
Ostrya carpinifolia (con indice modale uguale a 4);
Fraxinus ornus (con indice modale uguale a 3);
Quercus sp. (con indice modale uguale a 3);
Acer campestre (con indice modale uguale a 1);
Carpinus betulus (con indice modale uguale a 1).
Relativamente all’indice modale, vale quanto scritto per il precedente indicatore.
Una volta descritta la composizione del bosco, è necessario comprendere in che stadio evolutivo si trovi quest’ultimo (se giovane o vecchio) e come si stia sviluppando, questo sempre avendo come modello di riferimento il Tipo Forestale già citato.
Pertanto, gli indicatori scelti per quantificare il bene sono stati quelli biometrici e quelli relativi al grado di naturalità.
Gli indicatori biometrici sono quei valori che assumono il significato di intervallo orientativo per descrivere il funzionamento di un sistema. Ad esempio a trent’anni un dato bosco deve avere una determinata statura, un certo numero di piante, un quantitativo di volume legnoso pari a.., etc.
Questi indicatori sono, pertanto, diversi in relazione al tipo di gestione forestale e, cioè, se un bosco venga coltivato (tagliato) oppure se lasciato alla libera evoluzione.
Nel caso in cui un bosco sia lasciato alla libera evoluzione gli indicatori biometrici da rilevare sono:
l’altezza media (espressa in metri), che assume la formazione raggiunto il suo aspetto fisionomico caratteristico;
la modalità di copertura, con la quale viene specificato il tipo di copertura della formazione, adottando gli stessi aggettivi impiegati per la descrizione della struttura somatica;
la fertilità relativa, calcolata in una scala da 1 a 10, con la quale viene indicata la fertilità dell’unità rispetto alle altre formazioni presenti nella Regione; il valore della fertilità relativa è espressa sinteticamente attraverso un giudizio esperto desunto dall’osservazione di vari elementi (stazionali, produttivi, incrementali, velocità di rinnovazione, reazione agli interventi o alle perturbazioni, ecc.).
Nel caso delle unità ordinariamente governate a ceduo gli indicatori biometrici da rilevare sono:
l’incremento medio a maturità per ettaro di superficie di bosco;
il turno, ovvero gli anni che il bosco deve avere quando viene tagliato;
la fertilità relativa, (calcolata come sopra).
Ciò premesso, i valori standard desunti dalla pubblicazione "Biodiversità e Indicatori nei tipi forestali del Veneto” e riferibili all’Orno - Ostrieto Tipico (governato a ceduo) interessante l’area di studio, risultano i seguenti:
I/ha a maturità: (m3 3) 2-4
turno minimo: 15 anni, consigliato: 25 – 30 anni
fertilità relativa: 4.
Con il termine “naturalità” viene intesa la differenza che intercorre fra lo stato attuale e quello ottenibile qualora l’uomo non avesse esercitato alcuna attività.
In altre parole, valutando la naturalità viene data una misura degli effetti prodotti dalle attività dell’uomo. Tanto minore è il grado di naturalità, tanto maggiore è l’effetto di disturbo prodotto dall’uomo. Pertanto, per individuare lo standard di naturalità dei soprassuoli in ciascuna unità sono stati considerati i fattori che permettono di quantificare l’incidenza del disturbo antropico. Questi sono:
Il tipo di gestione: che costituisce certamente l’elemento di maggior peso nella valutazione dello standard di naturalità essendo strettamente connesso all’attività antropica esercitata sulla vegetazione. Gli effetti della gestione forestale possono essere quantificati nel caso in cui la forma di governo sia il ceduo. Nelle unità così governate, infatti, quanto più breve è il turno, tanto più risultano avvantaggiate le specie efficienti nell’uso dell’acqua, quelle dotate di maggior capacità pollonifera e quelle a rapida crescita iniziale. Dopo il taglio, con il trascorrere del tempo, quando la situazione va “naturalizzandosi”, anche le specie più svantaggiate dalla ceduazione, purché ancora presenti, possono recuperare e affiancarsi alle altre. In generale, per molte unità è possibile ritenere che questo “tempo di recupero” avvenga in modo significativo in almeno un trentennio. Di conseguenza, l’indicatore pari a 15 evidenzia che il bosco, rispetto al trentennio citato, ha un turno pari a 15 anni (30-15 =15). Al crescere di tale differenza la possibilità di recupero delle specie svantaggiate diminuisce, fino, al limite, a farle scomparire.
Il numero medio di specie emerofite: ovvero la media delle presenze in tutti i rilievi floristici attribuibili all’unità che solitamente indicano un’attività antropica.
Sempre con riferimento alla pubblicazione "Biodiversità e Indicatori nel tipi forestali del Veneto” l’orno-ostrieto tipico manifesta i seguenti valori standard:
disturbo dovuto al tipo di gestione: 15;
numero medio specie emerofite: 0,73.
Una volta stabiliti gli indicatori è stato definito come rilevare i loro parametri e quale valore attribuire ad ognuno di essi.
Per la raccolta dei dati di campagna sono state individuate sul territorio in esame n° 8 aree di saggio a sezione circolare con raggio pari a 10 metri, due interne all’area di progetto e sei esterne ma, comunque, comprese nella “area vasta”.
La scelta dei punti di rilevamento è avvenuta con l’obiettivo di cogliere parametri biometrici e di composizione specifica delle differenti formazioni forestali presenti nell’area vasta. La selezione è avvenuta prediligendo soprassuoli ben serviti dalla viabilità forestale. In ogni punto individuato è stato posizionato il centro di un’area di saggio circolare con 10 m di raggio (superficie reale di 314 mq).
All’interno dell’area di saggio è stato compiuto:
breve descrizione stazionale;
breve descrizione del soprassuolo;
localizzazione nel ctr 1:5000;
cavallettamento delle specie legnose con soglia dendrometrica superiore ai 0.05 m;
analisi di elementi puntuali (sentieristica, rocce affioranti,ecc.)
rilievo floristico.
Di seguito viene riportata una breve descrizione delle stesso con un giudizio finale circa lo stato dei luoghi..
Area di saggio n° 1: Acero-frassineto con ostria
La stazione si caratterizza per la micromorfologia varia (microdossi e avvallamenti) che influisce nella composizione del soprassuolo.
Nel suolo superficiale prevale nettamente carpino nero (Ostrya carpinifolia) e orniello (Fraxinus ornus); nei microimpluvi acero di monte (Acer pseudoplatanus) e frassino (Fraxinus excelsior). Partecipano carpino bianco (Carpinus betulus) e castagno (Castanea sativa). Il nocciolo (Corylus avellana) concorre nel piano dominato alla ricolonizzazione dell’ex prato.
Nello strato arbustivo si presentano il prugnolo (Prunus spinosa), il ginepro (Juniperus communis), la rosa (Rosa arvensis), il corniolo (Cornus mas), la vitalba (Clematis vitalba) e il dafne mezereo (Daphne mezereum). Entrata del rovo (Rubus caesius e Rubus idaeus) avviene nelle discontinuità di copertura arborea.
Lo strato erbaceo offre cicerchia primaticcia (Latyrus vernus), mercorella bastarda (Mercurialis perennis), barba di capra (Aruncus dioicus), lingua cervina (Phyllitis scolopendrium), erba rugginina (Asplenius trichomanes), felce maschia (Dryopteris filix-mas), pervinca minore (Vinca minor), tamaro (Tamus communis), Sesleria varia, ecc.
Complessivamente: giovane ceduo di neoformazione (diametro medio: 7 cm) con buona densità di copertura (area basimetrica: 13 m2/ha; densità: 2420 individui/ha).
Il disturbo antropico calcolato all’interno dell’area di saggio risulta: +2,-3 (7)
Area di saggio n° 2: Orno-ostrieto tipico
Stazione con buone capacità edafiche che si caratterizza per l’abbondanza nel soprassuolo di roverella (Quercus pubescens).
Concorrono nel piano dominato Ostrya carpinifolia e Fraxinus ornus. L’abbondanza di roverella è da ricondurre all’abbandono colturale. Buona la copertura del popolamento. Partecipano sorbo montano (Sorbus aria) e carpino bianco. Ai margini presenza di pero corvino (Amelanchier ovalis) e di gisilostio (Lonicera xilosteum).
Nel piano arbustivo s’aggiungono il nocciolo, la vitalba e l’edera (Hedera helix).
Tra le specie erbacee si annovera Dryopteris filix-mas, Poligonatum multiflorum, Aruncus dioicus, Luzula nivea, Latyrus vernus, Ruscus aculeatus, Vinca minor, Hepatica nobilis, Cyclamen purpurascens, ecc.
Complessivamente: ceduo invecchiato di roverella e carpino con buona copertura (area basimetrica: 26 m2/ha con diametro medio di 16 cm ; densità: 1465 individui/ha); presenza abbondante di legno morto in piedi e a terra.
Il disturbo antropico calcolato all’interno dell’area di saggio risulta: +1,-1 (5)
Area di saggio n° 3: Acero-frassineto con ostria
Ceduo costituito da Ostrya carpinifolia, Fraxinus ornus e Tilia platyphyllos. Acero montano, nocciolo, corniolo e caprifoglio comune (Lonicera caprifolium) concorrono nel piano dominato.
Nello strato erbaceo buona presenza di specie mesofile del Fagetalia (Asarum europaeum, Mercurialis perennis e Latyrus vernus). Si aggiungono Sesleria varia, Aposoeris foetida, Helleborus niger, Hepatica nobilis, ecc.
Complessivamente: ceduo maturo e rado con buona copertura del soprassuolo nel piano dominante (area basimetrica: 30 m2/ha con diametro medio di 15 cm; densità: 1465 individui/ha).
Il disturbo antropico calcolato all’interno dell’area di saggio risulta: +1,-3 (7)
Area di saggio n° 4: Orno-ostrieto con carpino bianco
Ceduo ad elevata composizione di carpino bianco che concorre con carpino nero e orniello nella costituzione del soprassuolo. Intervento del sorbo montano nel piano dominante.
Nello strato arbustivo partecipazione di Daphne mezereum, Corylus avellana, Crategus monogyna e Cornus mas.
Presenza di specie erbacee del Fagetalia.
Complessivamente ceduo invecchiato con buona copertura del soprassuolo (diametro medio: 14 cm; area basimetrica di 35 m2/ha con densità di 2040 individui/ha). Assenza di interventi colturali recenti. Sentieristica da valorizzare.
Il disturbo
antropico calcolato all’interno dell’area di saggio
risulta: +2,-1 (5)
Area di saggio n° 5: Castagneto dei suoli serici
Stazione caratterizzata da suoli superficiali e ridotta disponibilità idrica. Individui di castagno di grosse dimensioni in abbandono colturale; ottimo lo stato fitosanitario.
Buona partecipazione dell’orniello nel consorzio con polloni di piccola dimensione; sporadici carpino bianco e sorbo montano. Nocciolo nello strato arbustivo.
Lo strato erbaceo è povero con Sesleria varia, Cyclamen purpurascens, Latyrus vernus ed Erica carnea. Parziale entrata del rovo (Rubus caesius e Rubus idaeus).
Complessivamente: ceduo invecchiato di castagno ricco di polloni di ostria e buona copertura del soprassuolo (area basimetrica di 37 m2/ha e diametro medio di 16 cm; densità di 1178 individui/ettaro).
Il disturbo
antropico calcolato all’interno dell’area di saggio
risulta: +1,-6 (9)
Area di saggio n° 6: Castagneto dei suoli serici
Stazione caratterizzata da suoli superficiali, migliore rispetto alla precedente. Individui di castagno di grosse dimensioni in abbandono colturale; ottimo lo stato fitosanitario. Partecipazione di orniello, carpino bianco, ciliegio, abete rosso e roverella nel consorzio.
Nello strato arbustivo Acer campestre, Cornus sanguinea, Rosa canina, Prunus spinosa ed Hedera helix. Parziale entrata del rovo (Rubus caesius e Rubus idaeus) nelle discontinuità di copertura. Strato erbaceo povero.
Complessivamente ceduo invecchiato di castagno con buona copertura del soprassuolo (area basimetrica di 1138 m2/ha e diametro medio di 19 cm; densità di 1138 individui/ha).
Il disturbo antropico calcolato all’interno dell’area di saggio risulta: +4,-8 (9)
Area di saggio n° 7: Orno-ostrieto tipico
Il soprassuolo è costituito da una boscaglia di orniello e carpino nero con assenza di roverella. Individui isolati di Betula pendula e Prunus avium.
Nello strato arbustivo si annoverano Corylus avellana, Coronilla emerus e Amelanchier ovalis. Si riscontrano altezze medie di 5-6 m; non si raggiunge la soglia di cavallettamento (ciò impedisce il calcolo dell’area basimetrica e di conseguenza per questa area di saggio manca il relativo grafico).
La ridotta copertura del popolamento influisce sullo strato erbaceo che risulta quantitativamente molto abbondante e caratterizzato da specie xerofile appartenenti all’Erico-Pinetalia quali Sesleria varia, Carex alba e Calamagrostis varia. Presenza di piccole radure e di rocce affioranti con Teucrium chamaedrys.
Assenza di gestione boschiva. Sentieristica presente con funzione turistico-sportiva (arrampicata sportiva).
Il disturbo antropico calcolato all’interno dell’area di saggio risulta: +3,-3 (5)
Area di saggio n° 8 Faggeta submontana con ostria
La composizione dello strato arboreo si caratterizza dalla netta dominanza di faggio a cui si accompagnano carpino nero, orniello, carpino bianco e acero di monte.
Nello strato arbustivo Daphne mezereum, Corylus avellana, Sambucus nigra, Hedera helix e Clematis vitalba.
Lo strato erbaceo risulta costituito da specie quali Dentaria pentaphyllos, Euphorbia amygdalloides, Helleborus niger, Hepatica nobilis, Primula vulgaris, Petasites albus, Pulmonaria officinalis e Vinca minor.
Complessivamente ceduo invecchiato di faggio; partecipazione di ostria e orniello con polloni di piccole dimensioni (area basimetrica di 36 mq/ha con diametro medio di 18 cm; densità di 1497 individui/ha). Il disturbo antropico calcolato all’interno dell’area di saggio risulta: 4,-2 (7)
Nelle successive tre Tabelle - Tabella 4.5.2.3.a - Dati generali riferiti alle singole aree di saggio; Tabella 4.5.2.3.b - Sintesi dei dati dendrometrici rilevati ed elaborati nelle relative aree di saggio; Tabella 4.5.2.3.c - Rilievo Floristico dove con “1” viene indicata la presenza della specie e con “0” l’assenza- sono riportati i dati raccolti durante i rilievi.
Area di saggio 1 |
% |
Area di saggio 4 |
% |
Area di saggio 8 |
% |
|
Acer pseudoplatanus |
38 |
Ostrya carpinifolia |
38 |
Carpinus betulus |
4 |
|
Carpinus betulus |
3 |
Fraxinus ornus |
17 |
Fagus sylvatica |
79 |
|
Corylus avellana |
14 |
Carpinus betulus |
21 |
Fraxinus ornus |
9 |
|
Fraxinus excelsior |
10 |
Sorbus aria |
10 |
Ostrya carpinifolia |
8 |
|
Fraxinus ornus |
10 |
Quercus pubescens |
5 |
|
|
Ostrya carpinifolia |
10 |
Picea abies |
5 |
|
|
|
Tilia platyphyllos |
15 |
Prunus avium |
4 |
|
|
|
|
|
|
|
|
|
Area di saggio 2 |
% |
Area di saggio 5 |
% |
|
|
|
Fraxinus ornus |
10 |
Castanea sativa |
42 |
|
|
|
Ostrya carpinifolia |
17 |
Ostrya carpinifolia |
55 |
|
|
|
Quercus pubescens |
73 |
Quercus pubescens |
3 |
|
|
|
|
|
|
|
|
|
Area di saggio 3 |
% |
Area di saggio 6 |
% |
|
|
|
Corylus avellana |
3 |
Castanea sativa |
90 |
|
|
|
Fraxinus ornus |
25 |
Fraxinus ornus |
7 |
|
|
|
Ostrya carpinifolia |
64 |
Prunus avium |
3 |
|
|
|
Tilia Platyphyllos |
8 |
|
|
|
|
Tabella 4.5.2.3.b - Sintesi dei dati dendrometrici rilevati ed elaborati nelle relative aree di saggio
N° area di saggio |
1 |
2 |
3 |
4 |
5 |
6 |
7 |
8 |
|
Individui (n) |
76 |
46 |
40 |
67 |
48 |
37 |
0 |
47 |
|
Area basimetrica (m2) |
0 |
0.81 |
1 |
1.03 |
1.12 |
1.01 |
0 |
1.13 |
|
Area basimetrica/ettaro (m2/ha) |
13 |
26 |
30 |
33 |
35 |
32 |
0 |
36 |
|
Area basimetrica media (m2) |
0.004 |
0.02 |
0.020 |
0.016 |
0.02 |
0.03 |
0 |
0.024 |
|
Diametro medio (cm) |
7 |
16 |
15 |
14 |
16 |
19 |
0 |
18 |
|
Individui/ettaro (n/ha) |
2420 |
1465 |
1667 |
2040 |
1178 |
1138 |
0 |
1497 |
|
Inclinazione (°) |
45 |
50 |
50 |
38 |
37 |
25 |
45 |
50 |
|
Regime colturale: 1= neoformazione 2= Ceduo matricinato invecchiato |
1 |
2 |
2 |
2 |
2 |
2 |
2 |
2 |
Tabella 4.5.2.3.c - Rilievo Floristico
Vedi tabella a parte
Una volta compiuti i rilievi entro le già citate aree di saggio, sono state estese le caratteristiche individuate nelle aree all’intero contesto territoriale oggetto di studio, così da suddividere quest’ultimo in sotto aree identificanti i Tipi Forestali rilevati puntualmente.
La Tavola 4.5.2.4 “Carta dei Tipi Forestali - Stato di Fatto” (costruita su base C.T.R.) riproduce la loro localizzazione territoriale, mentre la successiva Tabella 4.5.2.4 - Superficie dei Tipi Forestali propone le rispettive superfici in ettari e la loro distribuzione in %.
Tabella 4.5.2.4. - Superficie dei Tipi Forestali più rappresentativi dell’area
|
Tipo Forestale |
Superficie (ha) |
% |
|
Castagneto dei suoli xerici |
25 |
12,4 |
|
Faggeta submontana con ostria |
6 |
3,0 |
|
Orno-Ostrieto tipico |
131 |
65,0 |
|
Acero tilieto di versante |
1 |
0,5 |
|
Robinieto |
6 |
1,4 |
|
Acero frassineto con ostria |
33 |
16,3 |
|
Totale superficie boscata in area vasta |
202 |
100% |
Di seguito viene riportata una breve descrizione della Tipologia Forestale che occupa l’intera area di progetto e cioè dell’Orno-ostrieto tipico, al fine di poter mettere a confronto lo stato di fatto con la tipologia stessa.
L’Orno - Ostrieto Tipico è una formazione largamente diffusa in tutta la fascia pedemontana veneta ad altitudini comprese tra i 200 e 800 m.s.l.m., l’Orno - Ostrieto risulta insediato nelle aree di accumulo detritico, su terreni primitivi e superficiali, piuttosto poveri ed a scarsa evoluzione, ricchi di calcare ad elevata basicità, di tipo rendzina-rendzina bruno, con ridotta disponibilità idrica.
In presenza di addolcimenti della morfologia in situazioni localizzate, dove i pendii sono meno ripidi ed esistono tratti di suolo in accumulo e aree protette dai venti, in ambienti pedologicamente e termicamente più favorevoli sono rinvenibili nuclei di roverella ad elevata copertura e, in aree più fresche ed umide, specie arbustive quali Asarum europaeum (Asarbacca) e Rosa arvensis (Rosa campestre).
L’Orno – Ostrieto Tipico negli ambienti più caldi ed assolati, con esposizione Sud - Ovest, è caratterizzato da specie più termofile fra le quali spicca il Cotinus coggygria (scotano) e, a livello erbaceo, la specie Carex hallerana.
Oltre a queste specie, a livello arbustivo, vengono rilevate le seguenti:
Viburnum lantana (Viburno);
Amelanchier ovalis (Pero corvino);
Lonicera caprifolium (Caprifoglio);
Cornus sanguinea (Sanguinella);
Coronilla emerus (Coronilla);
Cornus mas (Corniolo).
Tra le specie erbacee, oltre alle specie elio-termofile variabili in funzione delle condizioni microstazionali, sono rilevabili:
Sesleria coerulea (Codino azzurro);
Carex alba (Carice);
Erica herbacea (Erica);
Chamaecytisus purpureus (Ginestra rossa).
I popolamenti, in generale, sono radi, mediamente fertili, caratterizzati dalla presenza di Ostrya carpinifolia (carpino nero), Quercus pubescens (roverella), con la partecipazione di Fraxinus ornus (orniello). Inoltre, in ambienti di rupe l’Orno Ostrieto assume l’aspetto tipico dell’Orno-Ostrieto di Rupe, caratterizzato dalla presenza di poche specie, viste le condizioni di vita così difficili, ma da una notevole variabilità microambientale che consente la vita a diverse specie vegetali quali: Castanea sativa, Carpinus betulus, Quercus petraea, Fraxinus ornus, Robinia pseudacacia, Acer campestre, Frangula alnus, Laburnum anagyroides, Salix caprea, Sorbus torminalis, Prunus avium.
Il dinamismo nell’Orno - Ostrieto non è mai eccessivamente evidente, poiché non è possibile una parallela evoluzione del suolo. Si tratta, comunque, di un tipo di bosco complesso, perché può andare da un estremo con forte partecipazione di carpino, ad una dominanza quasi assoluta di roverella dove il carpino risulta marginale e subordinato.
Per la determinazione della stima dello stato di fatto, una volta individuati gli indicatori ambientali e i loro attributi (valori), sono stati messi a confronto i dati dello stato di fatto con quelli riferibili al Tipo Forestale così come descritto nel precedente sottoparagrafo 4.5.2.4.
Le tabelle e i grafici riportati nelle pagine che seguono esplicitano tale raffronto.
Una volta confrontati i dati è stato possibile quantificare la differenza tra i parametri relativi allo stato di fatto e quelli propri del Tipo Forestale corrispondente. Questo “discostamento” è stato assunto come metro di misura per definire il grado di qualità dello stato di fatto poiché, come già detto, i parametri del Tipo Forestale desunto dalla pubblicazione "Biodiversità e Indicatori nei tipi forestali del Veneto” rappresentano i valori della situazione ottimale. Pertanto, quanto più lo stato di fatto si allontana da tali valori, tanto più la sua qualità ambientale si riduce.
Per calcolare il grado di discostamento e quindi il grado di qualità ambientale, si è proceduto a costruire le scale di misura su giudizio esperto, per poi, riassunti i valori ricavati, definire il valore finale della componente ambientale “vegetazione – flora”.
Nelle pagine che seguono sono riportate le tabelle con i quali sono mettono a confronto i valori degli indicatori stato di fatto con quelli del Tipo Forestale e, successivamente, sono riportate le scale di misura per quantificare tale discostamento.
Per l’Orno Otrieto tipico, tipo forestale caratterizzante l’intera area di studio vengono riportate:
le tabelle degli indicatori quantitativi (Tabelle 4.5.2.5.a, 4.5.2.5.b) ;
le tabelle degli indicatori qualitativi (Tabelle 4.5.2.5.c, 4.5.2.5.d);
ORNO - OSTRIETO TIPICO
INDICATORI QUANTITATIVI
Tabella 4.5.2.5.a - Indicatori Biometrici
|
INDICATORI BIOMETRICI |
Orno-Ostrieto Tipico |
|
|
Stato di fatto |
Tipo Forestale |
|
|
Incremento a maturità m3/ha |
2 |
3 |
|
Turno minimo medio anni (consigliato) |
34 |
15 (27) |
|
Fertilità relativa |
4 |
4 |
Tabella 4.5.2.5.b - Indicatori grado di Naturali
|
STANDARD DI NATURALITÀ |
Orno-Ostrieto Tipico |
|
|
Stato di fatto |
Tipo Forestale |
|
|
Disturbo dovuto al tipo di gestione |
18 |
15 |
|
Numero medio di specie emerofite |
0,28 |
0.73 |
ORNO - OSTRIETO TIPICO
INDICATORI QUALITATIVI
Tabella
4.5.2.5.c - Composizione arborea ecologicamente coerente
STATO DI FATTO TIPO FORESTALE
ORNO - OSTRIETO TIPICO ORNO - OSTRIETO TIPICO
Ostrya carpinifolia (Carpino nero) 2 Ostrya carpinifolia (Carpino nero) 4
Fraxinus ornus (Orniello) 1 Fraxinus ornus (Orniello) 3
Quercus pubescens (Roverella) 3 Quercus pubescens (Roverella) 3
Carpinus betulus (Carpino bianco) 1 Carpinus betulus (Carpino bianco) 1
---- ----------- Acer campastre (Acero campestre) 1
Discostamento del:
ORNO - OSTRIETO TIPICO
INDICATORI QUALITATIVI
Tabella 4.5.2.5.d - Composizione arborea tipo
STATO DI FATTO TIPO FORESTALE
ORNO - OSTRIETO TIPICO ORNO - OSTRIETO TIPICO
Ostrya carpinifolia (Carpino nero) 3 Ostrya carpinifolia (Carpino nero) 4
Fraxinus ornus (Orniello) 2 Fraxinus ornus (Orniello) 3
Quercus pubescens (Roverella) 3 Quercus pubescens (Roverella) 3
Carpinus betulus (Carpino bianco) 1 Carpinus betulus (Carpino bianco) 1
------------ Picea abies (Abete rosso) 1
------------ Fagus silvatica (Faggio) 1
------------ Castanea Sativa (Castagno) r
--------------------- Quercus dalechampii 1
--------------------- Acer campastre (Acero campestre) 1
--------------------- Acer pseudoplatanus (A. montano) r
-------- Sorbus aria (Sorbo ) + Sorbus aria (Sorbo ) +
--------------------- Frangula alnus, +
--------------------- Juglans regia +
--------------------- Prunus mahaleb +
--------------------- Populus tremula, +
--------------------- Cercis siliquastrum, +
--------------------- Salix appendiculata, +
--------------------- Tilia cordata, +
Discostamento del:
40% rispetto alla componente arborea tipica Standard (tabella a destra);
+/- 2 rispetto l’indice modale(vedi Tabella 4.5.2.2) di copertura standard (tabella a destra).
Una volta confrontati i dati tra lo stato di fatto e i valori standard e quantificato il loro discostamento, è stata costruita per ognuno la relativa scala, suddivisa in 5 classi di qualità, formate su un giudizio esperto, che fissa il limite massimo e minimo di discostamento per singola classe. Di seguito sono riportate le scale di misura nelle tabelle 4.5.2.5.e, 4.5.2.5.f, 4.5.2.5.g, 4.5.2.5.h.
Tabella 4.5.2.5.e - Scala dell’indice “Componente arborea tipica”
|
Classe |
Valore Qualità |
Caratteristiche |
|
I |
5 MOLTO ALTA |
Corrispondenza con la “componente arborea tipica” del Tipo Forestale di riferimento e con i valori relativi all’indice modale di copertura di ogni singola specie, sempre relativa al Tipo Forestale di riferimento. |
|
II |
4 ALTA |
Discostamento del 20% dalle componente arborea tipica del Tipo Forestale di riferimento e conservazione del valore dell’indice modale di copertura di ogni singola specie, sempre relativa al Tipo Forestale di riferimento. |
|
III |
3 MEDIA |
Discostamento del 30% dalle componente arborea tipica del Tipo Forestale di riferimento e, rispetto all’indice modale di copertura del Tipo Forestale di riferimento, un discostamento pari a +/- 1 |
|
IV |
2 BASSA |
Discostamento del 40% dalle componente arborea tipica del Tipo Forestale di riferimento e, rispetto all’indice modale di copertura del Tipo Forestale di riferimento, un discostamento pari a +/- 2 |
|
V |
1 MOLTO BASSA |
Discostamento del 50% dalle componente arborea tipica del Tipo Forestale di riferimento e, rispetto all’indice modale di copertura del Tipo Forestale di riferimento, un discostamento pari a +/- 3 |
Tabella 4.5.2.5.f - Scala dell’indice “Componente arborea ecologicamente coerente”
|
Classe |
Vvalore Qualità |
Caratteristiche |
|
I |
5 MOLTO ALTA |
Corrispondenza con la “componente arborea ecologicamente coerente” del Tipo Forestale di riferimento e con i valori relativi all’indice modale di copertura di ogni singola specie, sempre relativa al Tipo Forestale di riferimento. |
|
II |
4 ALTA |
Discostamento del 20% dalle componente arborea ecologicamente del Tipo Forestale di riferimento e conservazione dell’indice modale di copertura di ogni singola specie, sempre relativa al Tipo Forestale di riferimento. |
|
III |
3 MEDIA |
Discostamento del 30% dalle componente arborea ecologicamente coerente del Tipo Forestale di riferimento e, rispetto all’indice modale di copertura del Tipo Forestale di riferimento, un discostamento pari a +/- 1 |
|
IV |
2 BASSA |
Discostamento del 40% dalle componente arborea ecologicamente coerente del Tipo Forestale di riferimento e, rispetto all’indice modale di copertura del Tipo Forestale di riferimento, un discostamento pari a +/- 2 |
|
V |
1 MOLTO BASSA |
Discostamento del 50% dalle componente arborea ecologicamente coerente del Tipo Forestale di riferimento e, rispetto all’indice modale di copertura del Tipo Forestale di riferimento, un discostamento pari a +/- 3 |
Tabella 4.5.2.5.g - Scala degli indicatori biometrici
|
Classe |
Valore Qualità |
Caratteristiche |
|
I |
5 MOLTO ALTA |
Corrispondenza con valori del Tipo Forestale di riferimento (incremento a maturità – Turno minimo anni - fertilità relativa) |
|
II |
4 ALTA |
Discostamento del 10% rispetto ai valori del Tipo Forestale di riferimento (incremento a maturità – Turno minimo anni - fertilità relativa) |
|
III |
3 MEDIA |
Discostamento del 20% rispetto ai valori del Tipo Forestale di riferimento (incremento a maturità – Turno minimo anni - fertilità relativa) |
|
IV |
2 BASSA |
Discostamento del 30% rispetto ai valori del Tipo Forestale di riferimento (incremento a maturità – Turno minimo anni - fertilità relativa) |
|
V |
1 MOLTO BASSA |
Discostamento del 40% rispetto ai valori del Tipo Forestale di riferimento (incremento a maturità – Turno minimo anni - fertilità relativa) |
|
Classe |
Valore Qualità |
Caratteristiche per Tipo Forestale |
|
I |
5 MOLTO ALTA |
Corrispondenza con valori del Tipo Forestale di riferimento (disturbi dovuto al tipo di gestione - n.medio specie emerofite) |
|
II |
4 ALTA |
Discostamento del 10% rispetto ai valori del Tipo Forestale di riferimento (disturbi dovuto al tipo di gestione - n.medio specie emerofite) |
|
III |
3 MEDIA |
Discostamento del 20% rispetto ai valori del Tipo Forestale di riferimento (disturbi dovuto al tipo di gestione - n.medio specie emerofite) |
|
IV |
2 BASSA |
Discostamento del 30% rispetto ai valori del Tipo Forestale di riferimento (disturbi dovuto al tipo di gestione - n.medio specie emerofite) |
|
V |
1 MOLTO BASSA |
Discostamento del 40% rispetto ai valori del Tipo Forestale di riferimento (disturbi dovuto al tipo di gestione - n.medio specie emerofite) |
Analizzando i dati precedente riportati e confrontando gli stessi con le scale fin qui illustrate, è possibile affermare quanto segue:
la Composizione Arborea Tipo risulta rientrare nella IV classe: QUALITA’ BASSA;
la Composizione Arborea Ecologic. Coerente rientra nella II classe: QUALITA’ ALTA;
gli Indicatori biometrici risultano rientrare nella III classe: QUALITA’ MEDIA;
gli Indicatori dello standard di naturalità rientrano nella III classe: QUALITA’ MEDIA.
Riassumendo, lo studio dello stato di fatto della “Vegetazione – Flora” è stato condotto attraverso l’esame del soprassuolo e delle sue tendenze dinamico evolutive, privilegiando l’analisi degli aspetti floristici naturali e recependo dalla fitosociologia le differenziazioni delle formazioni forestali più importanti dal punto di vista ecologico.
Pertanto, l’analisi dello stato di fatto è stata eseguita attraverso l’individuazione sul territorio dei tipi forestali; la definizione degli indicatori del Tipo Forestale del’Orno-Ostrieteto, individuato come l’unico di interesse rispetto all’area di progetto; la stima degli stessi indicatori in base a quanto gli elementi che lo compongono si discostano dai valori propri del Tipo Forestale così come descritti in "Biodiversità e Indicatori nei tipi forestali del Veneto”. La tabella 4.5.2.6.a - Tabella riassuntiva dei valori degli indicatori evidenzia tali dati.
Tabella 4.5.2.6.a - Tabella riassuntiva dei valori degli indicatori
|
INDICATORE QUALITATIVO |
=> |
valore medio 3,0 |
|
|
La composizione arborea tipica |
Qualità bassa |
Valore: 2 |
|
|
La composizione arborea ecologicamente coerente |
Qualità alta |
Valore: 4 |
|
|
INDICATORE QUANTITATIVO |
=> |
valore medio 3,0 |
|
|
Indicatori biometrici |
Qualità media |
Valore: 3 |
|
|
Standard di naturalità |
Qualità media |
Valore: 3 |
|
Una volta individuato il valore medio dei due indicatori, per la determinazione del valore finale della componente “Vegetazione – Flora” è stata costruita la “scala del Valore di Qualità”, così come illustrato nella successiva Tabella 4.5.2.6.b - Scala della qualità della componente ambientale “Vegetazione – Flora”
|
Classe |
Qualità |
Valore Medio degli indici |
Prodotto Valori Medi |
VALORE QUALITA’ |
|
I |
MOLTO ALTA |
In. qualitativo = 5; In. quantitativo = 5 |
25 |
25,0 ÷ 21,5 |
|
II |
ALTA |
In. qualitativo = 4; In. quantitativo = 4 |
16 |
21,4 ÷13,5 |
|
III |
MEDIA |
In. qualitativo = 3; In. quantitativo = 3 |
9 |
13,4 ÷ 7,5 |
|
IV |
BASSA |
In. qualitativo = 2; In. quantitativo = 2 |
4 |
7,4 ÷ 3,5 |
|
V |
MOLTO BASSA |
In. qualitativo = 1; In. quantitativo = 1 |
1 |
3,4 ÷ 1,0 |
Il prodotto dei valori degli indicatori riferiti allo stato di fatto è risultato pari a 9,0. Detto valore, rapportato alla suddetta scala, si colloca all’interno della III classe e quindi è possibile concludere che: LA COMPONENTE AMBIENTALE “VEGETAZIONE - FLORA - STATO DI FATTO” RISULTA DI “QUALITÀ MEDIA”.
Come per la componente Vegetazione - Flora, anche per la componente Fauna le operazioni di raccolta e sintesi dei dati preesistenti hanno comportato consultazioni bibliografiche specifiche di settore, con le quali effettuare un primo inquadramento a scala vasta delle presenze faunistiche dei luoghi oggetto di studio.
Successivamente, anche attraverso la consultazione di siti-web, sono state controllate specifiche segnalazioni relative ad alcune specie. E’ stata così costruita a tavolino la lista delle specie potenzialmente presenti nell’area di studio da sottoporre a verifica attraverso i rilievi sul campo.
Come già descritto nel sottocapitolo relativo alla vegetazione, l’area oggetto di studio ricade all’interno del massiccio del Grappa dove, per realizzare il censimento della sola avifauna, le osservazioni sono state condotte nell’arco di cinque anni con una media di 3 uscite al mese. In esse hanno confluito anche altri lavori svolti negli stessi anni a livello Regionale (coordinati da Ivan Farronato) e dal Bird Life International – LIPU (coordinato a livello regionale da Francesco Mezzavilla).
Detto lavoro ha interessato circa 40.000 ha con un’altitudine compresa tra i 200 ed i 1775 m. toccando tutti gli habitat caratterizzanti il massiccio e così riassumibili:
fascia collinare e submontana: il tipo di vegetazione più diffuso è costituito da bosco caducifoglio termofilo (carpino nero, roverella, orniello).
fascia montana (fino ai 1550 m): il tipo di vegetazione più diffuso è costituito da faggete (Fagus silvatica) essenza che predilige un clima fresco-umido.
fascia sommitale: il tipo di vegetazione più diffuso è costituito per lo più da distese a pascolo; esse rappresentano per tali ambienti una delle forme di vegetazione naturale.
Sono state individuate, inoltre, altre formazioni vegetali quali Populo-Saliceti lungo i corsi d’acqua, la vegetazione acquatica delle pozze d’alpeggio ed ancora numerose pareti rocciose con notevoli pendii
Risultato del censimento è stata la compilazione definitiva della check list5 dell’avifauna del Massiccio del Grappa che si riporta di seguito e che è stata assunta come dato di partenza per lo studio dela fauna locale.
Tabella 5.4.3.1 - check list dell’avifauna del massiccio del Grappa
-------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------
ACCIPITRIFORMI
FALCO PECCHIAIOLO Pernis apivorus M REG B 1 6 8
NIBBIO REALE Milvus milvus A /
NIBBIO BRUNO Milvus migrans M REG B 7 8
ALBANELLA REALE Circus cyaneus W 1 8
ASTORE Accipiter gentilis S B 3 4 5
SPARVIERE Accipiter nisus S M B 3 4 5
BIANCONE Circaetus gallicus A /
POIANA Buteo buteo M REG B 1 5 8
AQUILA REALE Aquila chrysaetos S B 1 7
FALCONIFORMI
GHEPPIO Falco tinninculus S B 1 7
PELLEGRINO Falco peregrinus S B
GALLIFORMI
FAGIANO DI MONTE Tetrao tetrix S B 2 6
GALLO CEDRONE Tetrao urogallus S B 5 6
FRANCOLINO DI MONTE Bonasa bonasia S B 2 5 6
COTURNICE Alectoris graeca S B 1 7
QUAGLIA Coturnix coturnix M REG B 1
FAGIANO Phasianus colchicus S B 8
GRUIFORMI
RE DI QUAGLIE Crex crex M REG B 1 2
CARADRIFORMI
BECCACCIA Scolopax rusticola M REG 6
COLUMBIFORMI
COLOMBACCIO Columba palumbus M REG B 5 6
TORTORA DAL COLL. OR. Sreptopelia decaocto S B 9
TORTORA Streptopelia turtur M REG B 6 8
CUCULIFORMI
CUCULO Cuculus canorus M REG B 2 6 8
CAPRIMULGIFORMI
SUCCIACAPRE Caprimulgus europaeus M REG B 2 6 7
STRIGIFORMI
ASSIOLO Otus scops M REG B 1
CIVETTA NANA Glaucidium passerinum S B 3
CIVETTA Athene noctua S B 8 9
CIVETTA CAPOGROSSO Aegolius funereus IRR /
BARBAGIANNI Tyto alba S B 9
ALLOCCO Strix aluco S B 5 6
GUFO COMUNE Asio otus S B 5 6
GUFO REALE Bubo bubo S B 5 7
APODIFORMI
RONDONE Apus apus M B 7 9
RONDONE MAGGIORE Apus melba M B 1 7
CORACIFORMI
UPUPA Upupa epops M B 8
PICIFORMI
PICCHIO VERDE Picus viridus S B 3 6
PICCHIO CENERINO Picus canus A /
PICCHIO ROSSO MAGGIORE Picoides major S B 5 6
PICCHIO NERO Dryocopus martius S B 5 6
TORCICOLLO Jynx torquilla M B 8 9
PASSERIFORMI
ALLODOLA Alauda arvensis M S B 1
RONDINE MONTANA Ptyonoprogne rupestris M S B 7 9
RONDINE Hirundo rustica M B 1 9
BALESTRUCCIO Delichon urbica M B 8 9
PRISPOLONE Anthus trivialis M B 1
PISPOLA Anthus pratensis M 1 8
SPIONCELLO Anthus spinoletta M B 1
BALLERINA GIALLA Motacilla cinerea M S B 1 8 10
BALLERINA BIANCA Motacilla alba M S B 1 8 10
BECCOFRUSONE Bombycilla garrulus A /
MERLO ACQUAIOLO Cinclus cinclus S B 10
SCRICCIOLO Troglodytes troglodytes S B M W 2 5
PASSERA SCOPAIOLA Prunella modularis S B W 2 6
SORDONE Prunella collaris S B W 1 7
PETTIROSSO Erithacus rubecula M B W 2 5 6
USIGNOLO Luscinia megarhynchos M B 2 5
CODIROSSO SPAZZACAM. Phoenicurus ochruros M B W 1 7
CODIROSSO Phoenicurus phoenicurus M B 8 9
STIACCINO Saxicola rubetra M B 1 2
SALTIMPALO Saxicola torquata M B W 8
CULBIANCO Oenanthe oenanthe M B 1
CODIROSSONE Monticola saxatilis M B 1 7
PASSERO SOLITARIO Monticola solitarius IRR 7
MERLO DAL COLLARE Turdus torquatus M B W 1 6
MERLO Turdus merula S B W 2 6 9
CESENA Turdus pilaris M W 2 6
TORDO BOTTACCIO Turdus philomelos M B W 2 5 6
TORDO SASSELLO Turdus iliacus M W 2 6
TORDELA Turdus viscivorus M B W 1 6
OCCHIOCOTTO Sylvia melanocephala S B 8 9
BIGIA PADOVANA Sylvia nisoria IRR /
BIGIARELLA Sylvia curruca M B 2 6
STERPAZZOLA Sylvia communis M B 2
CAPINERA Sylvia atricapilla M B W 2 5 6
LUI’ BIANCO Phylloscopus bonelli M B 5
LUI’ VERDE Phylloscopus sibilatrix M B 5
LUI’ PICCOLO Phylloscopus collybita M B W 5 6
REGOLO Regulus regulus S B W 4 5
FIORRANCINO Regulus ignicapillus S W 4 5
PIGLIAMOSCHE Muscicapa striata M B 8
BALIA NERA Ficedula hypoleuca M /
CODIBUGNOLO Aegithalos caudatus S 2 5
CINCIA BIGIA Parus palustris S B 5
CINCIA BIGIA ALPESTRE Parus montanus S B 5
CINCIA DAL CIUFFO Parus cristatus S B 4
CINCIA MORA Parus ater M B W 4
CINCIARELLA Parus caeruleus S B 5
CINCIALLEGRA Parus major S B 3 4 5
PICCHIO MURATORE Sitta europaea S 3 5
PICCHIO MURAIOLO Tichodroma muraria W 7
RAMPICHINO ALPESTRE Certhia familiaris S 4 5
RAMPICHINO Certhia brachydactyla S 3
RIGOGOLO Oriolus oriolus M B 3
AVERLA PICCOLA Lanius collario M B 2
AVERLA CENERINA Lanius minor A /
AVERLA MAGGIORE Lanius excubitor IRR /
AVERLA CAPIROSSA Lanius senator A /
GHIANDAIA Garrulus glandarius S B W 3 4 5
GAZZA Pica pica S B 8
NOCCIOLAIA Nucifraga caryocatactes M B S 5 6
GRACCHIO ALPINO Pyrrhocorax graculus S B W 1
TACCOLA Corvus monedula A /
CORVO Corvus frugilegus W 8
CORNACCHIA NERA Corvus corone corone S 6 8
CORNACCHIA GRIGIA Corvus corone cornix S B 1 2 6 8 9
CORVO IMPERIALE Corvus corax S B 1 7
STORNO Sturnus vulgaris S B W 8 9
PASSERA D’ITALIA Passer italiae S 8 9
PASSERA MATTUGIA Passer montanus S 8 9
FRINGUELLO ALPINO Montifringilla nivalis A /
FRINGUELLO Fringilla coelebs S M W 2 6 8 9
PEPPOLA Fringilla montifringilla W 8 9
VERZELLINO Serinus serinus S B M WP 9 6
VERDONE Carduelis chloris S B M W 9 6
CARDELLINO Carduelis carduelis S B M W 1 6 8 9
LUCARINO Carduelis spinus M W 4
FANELLO Carduelis cannabina S B M W 1 6
ORGANETTO Carduelis flammea S B M W (IRR) 2 4
CROCIERE Loxia curvirostra W 4
CIUFFOLOTTO Pyrrhula pyrrhula S B M W 4 5
FROSONE Coccothraustes coccothraustes S B M (IRR) 3 6
ZIGOLO GIALLO Emberiza citrinella S B M 6 2
ZIGOLO NERO Emberiza cirlus S B 8 2
ZIGOLO MUCIATTO Emberiza cia S B M W 7 2
ORTOLANO Emberiza hortulana M B (IRR) 8
STRILLOZZO Miliaria calandra M B 1 2
Analizzando i tipi di ambiente propri dell’area vasta, dal precedente elenco sono state stralciate le specie strettamente legate alle “Praterie Pascoli di Montagna” e ai “Boschi di Conifere”. Inoltre sono state escluse le specie i cui areali non interessavano l’area oggetto di studio.
Le indagini di campo sono state effettuate lungo una serie di percorsi, scelti in modo tale da permettere la copertura dei principali ambienti (umidi e terrestri) presenti in loco.
Il rilevamento della presenza delle specie è stato basato sull’osservazione diretta (Avifauna, Anfibi Rettili), sulla ricerca di tracce soprattutto per le specie ad attività notturna o, comunque, di difficile avvistamento (Mammiferi) e sull’ascolto di canti (Avifauna).
E’ stato assunto come documento di base per la ricerca dell’avifauna l’elenco riportato nella precedente tabella 4.5.3.1 intergrato per le altre categorie, dall’elenco delle specie che manifestano una potenziale distribuzione all’interno dell’area vasta.
I dati così raccolti sono stati messi a confronto con tutti i dati desunti da fonti bibliografiche e da precedenti avvistamenti, così da poter compensare eventuali mancanze derivanti da rilievi condotti per un periodo troppo breve rispetto il tempo necessario per eseguire un corretto censimento della fauna locale.
Per meglio comprendere la realtà faunistica dei luoghi oggetto di studio, inizialmente è stata compiuta un’analisi funzionale del paesaggio allo scopo di conoscere come lo stesso influisca sull’uso che le specie ne possono fare (territorio di caccia, area di nidificazione, area di transito, ecc,).
Ad esempio, ripide pareti rappresentano una barriera naturale per alcune specie o una via preferenziale di spostamento per altre.
Così le specie di ridotte dimensioni e a minor capacità dispersiva tendono a restare negli ambienti lungo il fondovalle, a loro più idonei, senza mai risalire in quota, mentre altre specie come il Camoscio (Rupicapra rupicapra) e il Capriolo (Capreolus capreolus), di maggiori dimensioni, compiono movimenti verticali tra fondovalle ed aree a quote più elevate, utilizzando spesso per spostarsi le strette valli caratteristiche dell’area.
Altro elemento importante per le dinamiche faunistiche locali è la presenza dell’acqua (T. Tegorzo) che svolge anch’esso il duplice ruolo di barriera naturale e/o di corridoio naturale.
Nel primo caso le specie penalizzate sono quelle più strettamente terricole e di ridotte dimensioni (es. Micromammiferi, o specie idrofobe), che tendono a muoversi lungo direzioni parallele al corso d’acqua, ma senza attraversarlo.
Il secondo caso, invece, il torrente diventa un naturale corridoio per tutte quelle specie legate all’ambiente acquatico per l’intero ciclo vitale (es. Ittiofauna), o per le specie a vita semi-acquatica (es. Anfibi e alcuni Rettili) che ricercano l’ambiente acquatico solo durante il periodo riproduttivo. Queste specie si muovono lungo le sponde ma anche nel corso d’acqua, a seconda degli ambienti che sfruttano per le loro esigenze ecologiche (vedi Tavola 4.5.3.3 – Carta delle presenze Faunistiche - Stato di Fatto).
Infine ci sono specie le cui dinamiche non vengono influenzate dalla presenza del corso d’acqua, perché lo attraversano facilmente per via aerea o a nuoto (es. Avifauna e Mammiferi di maggiori dimensioni). Per queste specie l’ambiente fluviale svolge altre importanti funzioni ecologiche quali territorio di caccia, sito di nidificazione (molte specie ornitiche tipiche d’ambiente ripariale), risorsa idrica (es. ungulati e carnivori).
Quanto fin qui esposto indica gli elementi naturali influenti sulle dinamiche faunistiche locali, le quali vedono delineate le seguenti linee principali di mobilità:
una lineare, parallela al corso d’acqua, per le specie che compiono spostamenti ridotti (poco vagili) e più strettamente terricole (es. Insettivori e Roditori di piccole dimensioni, invertebrati non alati);
una trasversale al corso d’acqua, utilizzata dalle specie capaci di compiere spostamenti più ampi (Avifauna o Mammiferi di grosse e medie dimensioni).
Relativamente alla presenza di centri abitati, per alcune specie gli stessi sono diventati fonti di risorse trofiche (es.Cornacchia grigia), o sede di nidificazione (es. Balestruccio), mentre per altre costituiscono delle barriere che ne hanno limitato gli spostamenti e l’utilizzo dell’area. La presenza antropica ha interferito, invece, in maniera meno significativa sulle vie di spostamento verticale seguite dall’Avifauna che, spesso, nidifica alle quote maggiori e scende verso il fondovalle per cacciare negli ambienti aperti (ex coltivi), nonché lungo il fiume.
La ricerca è stata conclusa attraverso la stesura dell’elenco definitivo delle specie presenti nell'area interessata, (Tabella 4.5.3.3 - Check list delle Fauna presente nell’area vasta), precisando che gruppo degli Invertebrati, visto l’elevato numero di specie presenti, propone elenco per gruppi principali (indicati come stanziali nell’area), senza riportare le singole specie.
Tabella 4.5.3.3 - Check list delle Fauna presente nell’area vasta
Vedi tabella a parte
Da fonti bibliografiche risulta che l’insieme degli ambienti presenti nell’area d’influenza è in grado, in condizioni ottimali, d’ospitare una comunità faunistica estremamente differenziata e ricca in unità sistemiche, sia per i Vertebrati che per gli Invertebrati.
La determinazione del valore dello stato di fatto è avvenuta, dapprima, attraverso lo studio di due indicatori: “il grado di idoneità e funzionalità territoriale” riferito alle specie presenti e "il grado di vulnerabilità della fauna”. Successivamente si è definito “il grado di vulnerabilità il grado di qualità della fauna presente all’interno dell’area vasta.
Il grado di idoneità e funzionalità territoriale
Per la determinazione del presente indicatore, si è fatto riferimento al lavoro sviluppato dal Dipartimento di Biologia Animale e dell’Uomo di Roma “La sapienza” nell’ambito dello sviluppo della “rete ecologica nazionale”. Lo studio individua areali e mosaici a diverso valore di conservazione per le specie di vertebrati italiani (per maggiori informazioni www.gisbau.uniroma1.it). Del sopra citato studio sono quindi stati adottati:
areale di distribuzione;
modello d’idoneità ambientale,
per le singole specie di vertebrati presenti nel Massiccio del Grappa.
L’areale di distribuzione ha rappresentato un primo strumento efficace di consultazione che è stato successivamente integrato con i modelli d’idoneità ambientale8.
L’idoneità è stata qualificata tramite l’assegnazione di un punteggio crescente da 0 a 3 (tabella 4.5.3.4.a - Elenco delle classi di idoneità dell’area d’influenza del progetto) in celle elementari di 100 metri di lato.
Tabella 4.5.3.4.a - Elenco delle classi di idoneità dell’area d’influenza del progetto
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VALORE E CLASSE DI IDONEITÀ |
DESCRIZIONE |
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0 Idoneità nulla |
Categoria ambientale inadatta alla presenza della specie. |
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1 idoneità bassa |
Categoria ambientale caratterizzata dalla presenza parziale delle risorse necessarie alla specie. |
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2 idoneità media, |
Categoria ambientale caratterizzata dalla presenza contemporanea delle risorse necessarie alla specie a livello non ottimale. |
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3 idoneità alta |
Categoria ambientale caratterizzata dalla presenza contemporanea delle risorse necessarie alla specie a livello ottimale. |
Dall’analisi dei dati ricavati, è stato possibile, dapprima, individuare le specie ricadenti all’interno dell’area vasta e, quindi, valutare l’attitudine dell’area vasta a quella specie e, cioè, comprendere quanto l’area studiata fosse in grado di offrire alle specie siti idonei non solo alla possibilità di trovare siti idonei per insediamenti stabili, ma anche alla possibilità di compiere spostamenti tra le diverse zone ad idoneità elevata, in modo da garantire la persistenza della specie nel lungo periodo.
Sommando i prodotti delle percentuale di copertura con i rispettivi gradi di idoneità si è ottenuto il valore di idoneità totale per singola specie. La tabella riportata a fine capitolo riassume i dati circa il grado di idoneità e funzionalità territoriale dell’area vasta (Tabella 4.5.3.6 – Quadro generale per la determinazione del grado di qualità della fauna presente nell’area vasta).
L’analisi di validazione del modello è avvenuta con materiale bibliografico attraverso il quale è stata accertata la presenza reale della specie. La bassa frammentazione paesaggistica ed ecologica dell’area ad esame ha, inoltre, accolto la risoluzione delle informazioni contenute.
La scala di punteggi utilizzata per la stima dell’idoneità è la seguente:
Tabella 4.5.3.4.b - Scala della idoneità
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Classe |
Valore |
Aspetti considerati |
Punteggio |
|
I |
MOLTO ALTA |
1,00 0,81 |
5 |
|
II |
ALTA |
0,80 0,61 |
4 |
|
III |
MEDIA |
0,60 0,41 |
3 |
|
IV |
BASSA |
0,40 0,21 |
2 |
|
V |
MOLTO BASSA |
0,20 0,00 |
1 |
Successivamente, è stato calcolato il numero di specie presenti in ogni classe e, posto il numero totale di specie pari a 100, è stata ricavata la percentuale di specie incluse nelle diverse classi rispetto al totale.
Sono stati ottenuti i seguenti risultati :
Classe I: => 42 %
Classe II: => 13 %
Classe III : => 9 %
Classe IV: => 16 %
Classe V: => 20 %
Da ciò si deduce che allo stato attuale il grado di idonetà è rappresenato principalmente dalla 1a classe che assegna all’area di studio il valore pari a 5
Il grado di vulnerabilità della fauna
Una volta selezionate le specie presenti con elevato grado di idoneità, si è proceduto allo studio del loro grado di vulnerabilità secondo il criterio conservazionistico e cioè attraverso l’individuazione, tra tutte le popolazioni (specie) locali, di quelle cui viene riconosciuto uno status di conservazione a rischio e, dunque, che richiedono misure di tutela urgente.
Il Valore conservazionistico è stato determinato in funzione della presenza della specie nella Lista Rossa Nazionale, in Convenzioni internazionali e Direttive CEE e Leggi Nazionali di tutela della fauna selvatica, assegnando ad ogni documento di tutela un valore pari ad 1. Tale valore è ricavabile dalla tabella 4.5.3.6, riportata a fine capitolo.
La scala di punteggi utilizzata per la stima del grado di vulnerabilità è la seguente:
Tabella 4.5.3.4.c - Scala del grado di vulnerabilità
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Classe |
Valore |
Aspetti considerati |
Punteggio |
|
I |
MOLTO ALTA |
> 5 |
5 |
|
II |
ALTA |
4 3 |
4 |
|
III |
MEDIA |
2 |
3 |
|
IV |
BASSA |
1 |
2 |
|
V |
MOLTO BASSA |
0 |
1 |
Successivamente, è stato calcolato il numero di specie presenti in ogni classe e, posto il numero totale di specie pari a 100, è stata ricavata la percentuale di specie incluse nelle diverse classi rispetto al totale.
Sono stati ottenuti i seguenti risultati :
Classe I: => 5 %
Classe II: => 14 %
Classe III : => 19 %
Classe IV: => 50 %
Classe V: => 12 %
Da ciò si deduce che allo stato attuale il grado di vulnerabilità rientra principalmente nella IV classe che assegna all’area di studio il valore pari a 2.
Gli indicatori fin qui valutati hanno raggiunto valori pari a quelli riassunti nella successiva Tabella 4.5.3.5.a - Tabella riassuntiva dei valori degli indicatori.
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INDICATORI FAUNISTICI |
=> |
Prodotto pari a 10,0 |
|
|
Grado di idoneità e funzionalità territoriale |
Idoneità bassa |
Valore: 5 |
|
|
Grado di vulnerabilità |
Vilnerabilità media |
Valore: 2 |
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Per la determinazione del valore finale della componente “Fauna” è stata costruita la scala del “Valore dello stato di fatto”, riportata nella seguente Tabella 4.5.3.5.b - Scala valore dello stato di fatto della componente ambientale “Fauna”.
Tabella 4.5.3.5.b - Scala valore dello stato di fatto della componente ambientale “Fauna”
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Classe |
Qualità |
Rispettivi valori degli indici |
Prodotto |
Valore Qualità |
|
I |
MOLTO ALTA |
(5 x 5) |
25 |
25,0 ÷ 20,50 |
|
II |
ALTA |
(4 x 4) |
16 |
20,00 ÷ 12,5O |
|
III |
MEDIA |
(3 x 3) |
9 |
12,00 ÷ 6,50 |
|
IV |
BASSA |
(2 x 2) |
4 |
6,00 ÷ 2,50 |
|
V |
MOLTO BASSA |
(1 x 1) |
1 |
2,00 ÷ 1,00 |
Il prodotto dei valori degli indicatori riferiti allo stato di fatto è risultato pari a 10,0.
Questo valore, rapportato alla suddetta scala, si colloca all’interno della III classe e quindi è possibile concludere che: LA COMPONENTE AMBIENTALE “FAUNA - STATO DI FATTO” RISULTA DI “QUALITÀ MEDIA”.
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Tabella 4.5.3.6 – Quadro generale per la determinazione del grado di qualità della fauna presente nell’area vasta
Tabella a parte
1 Per la componente “Vegetazione – Flora” sono stati ricavati dai Tipi Forestali, mentre per la componente “Fauna” sono stati distinti per classi: per i Vertebrati, sono stati ricavati tramite il metodo basato sulla scelta di specie-target, mentre per gli Invertebrati sono stati ricavati essenzialmente in base al loro valore conservazionistico.
2 Con gli standard di naturalita’ viene valutato il funzionamento dell’unità ecologica.
3 Per valore modale si intende la copertura di ciascuna specie che si presenta con la maggiore frequenza nell’ambito della cenosi. E’ espresso nel sistema proposto da Braun-Blanquet e modificato da Pignatti: r = raro; + = inferiore dell’1% di copertura; 1 = 01 - 20%; 2 = 21 - 40%; 3 = 41 - 60%; 4 = 61 - 80%; 5 = 81 - 100%.
4 La precisazione data dall’aggettivo autoctono risulta necessaria in quanto vi sono casi in cui anche specie arboree eteroctone (comunemente dette esotiche) possono essere coerenti con le caratteristiche stazionali. È quanto avviene, per esempio, per la robinia perfettamente “ambientata” nelle stazioni proprie dei carpineti.
5 Tratto da Bollettino del Centro Ornitologico Veneto Orientale - Vol 7 Dicembre 1996 - L’avifauna del massiccio del Grappa (check list) -Gianfranco Martignago e Silveri Gian Carlo.
6 M= Specie Migratrice (Migratory); S= Sedentaria o Stazionaria (Sedentary); W= Svernante (Wintering); B= Nidificante(Breeding); S.V.= Estivante (Osservabile in periodo riproduttivo) (Non Breeding, Summer Visitor); REG= Regolare (Regular);IRR= Irregolare (Irregular);A = Accidentale (Accidental); P= Probabile (Probable).
8 Il modello d’idoneità ambientale di una specie costituisce una mappa indicante la distribuzione e l’articolazione di aree non idonee e aree a bassa, media ed alta idoneità sul territorio nazionale. L’elaborazione si è basata su un processo di sovrapposizione ed integrazione di strati geografici in formato raster (uso e La funzionalità è una proprietà intrinseca del territorio e dice quanto esso è in grado di permettere alla fauna che lo abita, sia di svolgere le proprie attività biologiche (riproduzione, caccia, ecc), sia di compiere spostamenti durante il proprio ciclo vitale.copertura del suolo, altimetria, rete idrografica e stradale) tramite l’utilizzo di un GIS convalidati con dati di presenza.
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