Il Quadro progettuale inserisce l’intervento nell’assetto territoriale interessato da vincoli e condizionamenti, che derivano dalle caratteristiche naturali dei luoghi e dalle scelte infrastrutturali, produttive ed urbanistiche stabilite dagli strumenti di pianificazione.
In particolare, analizzate più alternative di coltivazione ed ipotesi progettuali, precisa i presupposti, le scelte e gli aspetti significativi del nuovo progetto di coltivazione della miniera “Schievenin” in Comune di Quero (BL), descrivendo le soluzioni adottate a seguito degli studi effettuati.
Esplicita, soprattutto, le motivazioni tecniche delle scelte progettuali non solo in relazione ai vincoli esistenti, ma anche alle tecnologie applicate, ai mezzi e agli impianti impiegati, all’organizzazione del lavoro da effettuare.
Il Quadro progettuale delinea, inoltre, in modo il più possibile esaustivo, nell’ambito del dettaglio disponibile, gli elementi dell'intervento da utilizzare per le previsioni delle interferenze tra attività di progetto e componenti ambientali e per l’individuazione delle azioni di mitigazione e/o compensazione degli impatti prevedibili durante sia la fase di estrazione che quella di ricomposizione ambientale.
In fine evidenzia i costi, nonché gli aspetti di cumulo ed interferenza con altri progetti.
La prima alternativa è costituita dal non procedere con il nuovo intervento. Questa ipotesi corrisponde con l’opzione zero.
Le principali conseguenze, di questa eventualità, sono le seguenti:
non utilizzare una risorsa disponibile ed estraibile nel rispetto delle condizioni di compatibilità ambientale; il giacimento interessato dal progetto di coltivazione costituisce oggetto di concessione mineraria ai sensi della legge mineraria vegente, per la quale le miniere appartengono al patrimonio indisponibile dello Stato e costituiscono un bene pubblico che deve essere valorizzato;
non rispondere direttamente alla crescente domanda del mercato riguardante i sempre più numerosi prodotti in cui viene impiegata la dolomia;
non tenere adeguatamente in considerazione le esigenze economiche del Paese, e della Regione Veneto in particolare, in settori molto importanti (§ 1.2);
favorire l’attività di importazione, per esempio dalla Liguria, della calce magnesiaca, aumentando l’inquinamento dell’ambiente attraverso l’incremento dei mezzi di trasporto;
perdere imprenditorialità e professionalità specializzate;
perdere prospettive occupazionali e di benessere economico-sociale.
L’impiego di altre sostanze, in sostituzione della dolomia, dipende oltre che dal tipo di applicazione, anche dalla disponibilità dell’una o dell’altra sostanza per vicinanza dei siti di estrazione, lavorazione e di utilizzazione.
Di seguito sono evidenziate alcune sostituzioni della dolomia con altre sostanze o tecnologie :
come prodotto per cariche la dolomia può essere sostituita in alcune applicazioni da calcari dolomitici e calcari con analoghe caratteristiche;
nella fabbricazione della carta la dolomia, più dura ed abrasiva, può essere sostituita da calcare puro;
in fonderia la dolomia può essere sostituita, ove disponibili, da rocce silicate magnesiache, quali duniti, serpentiniti, etc.;
nell’industria siderurgica l’impiego della dolomite negli elementi refrattari dei forni elettrici ad arco voltaico tende ad essere sostituita con quelli in magnesite. Tuttavia questi ultimi, in presenza di scorie costituite da ossidi di calcio, ferro, alluminio e silicio e bassi tenori di magnesio sono soggetti a maggior usura.
Il maggior consumo, infatti, è legato alla cospicua cessione, per solubilizzazione di magnesio alla scoria da parte dei refrattari stessi.
A tale fenomeno viene di fatto posto rimedio inserendo nella calce, impiegata per la scarificazione, una percentuale cospicua di magnesio, il quale, originando una soluzione satura di ossido di magnesio, limita al minimo la solubilizzazione dello stesso magnesio presente nei refrattari.
La minor usura del refrattario riduce anche in maniera sensibile l’apporto di inquinanti alla colata, in quanto cioè è causato dalle sostanze solubilizzate presenti nel refrattario stesso.
Inoltre l’impiego della dolomia modifica la reologia della scoria rendendola dall’aspetto schiumoso e di fatto più viscosa, in grado pertanto di inglobare maggiormente le bolle di CO che si formano nei processi fusori.
Questo rende il bagno, nel suo complesso, maggiormente isolato, concorrendo ad un considerevole risparmio energetico per la conduzione del forno stesso.
Pertanto l’impiego della dolomia può essere visto nell’ottica di:
maggiore durata del refrattario;
minore consumo di energia;
minori fermi di produzione e conseguentemente maggiore produttività;
più elevata costanza di produzione;
minori inquinanti nelle colate;
in alcuni impieghi la calce dolomitica può essere sostituita dalla calce calcarea. Tuttavia la calce dolomitica conferisce agli impasti di malte caratteristiche di lavorabilità, di plasticità e coesione;
nella fabbricazione della lana di vetro l’ossido di magnesio (MgO) può essere fornito da basalti e diabasi, invece che da dolomia anche non particolarmente pura.
Il basalto serve alla fabbricazione di bottiglie di vetro scure; nelle massicciate ferroviarie la dolomia può essere sostituita da basalto e nelle costruzioni stradali da calcari compatti.
Si tratta di sostituzioni che non sono alternative soprattutto alla dolomia di pregio. Esse, infatti, non superano gli aspetti ambientali connessi alle attività estrattive, in quanto spostano i problemi connessi alla coltivazione da un tipo di formazione rocciosa (dolomia) ad altri (calcari, basalti, duniti, serpentiniti) che, tra l’altro, non sono sempre facilmente disponibili.
Va considerato, in fine, che nel Veneto la dolomia è largamente disponibile nel territorio montuoso e che è anche in grado – quando è caratterizzata da purezza molto elevata - di costituire la più conveniente materia prima necessaria a coprire il fabbisogno dei più svariati impieghi.
Le dolomie sono rocce relativamente abbondanti e diffuse. Dolomie pure e altamente pure (P. Frizzo, 1991) Figura 3.2.3 - Diagramma composizionale in peso per rocce carbonatiche (calcite – dolomite – magnesite - minerali insolubili) sono presenti nel mondo ed in Italia: nelle Alpi Centro – orientali, nell’Appennino settentrionale, in Sicilia ed in Sardegna.
Soprattutto nel Trias medio superiore, grandiosi fenomeni di dolomitizzazione hanno interessato, nel Triveneto, ingenti porzioni delle piattaforme carbonatiche, caratterizzanti la regione dolomitica.
La Formazione della Dolomia Principale (Norico) è fra le varie formazioni, la più importante. Essa affiora per centinaia di chilometri con potenze variabili da qualche centinaio ad oltre un migliaio di metri.
A fronte della suddetta disponibilità territoriale sussistono, spesso, impedimenti insuperabili alla coltivazione della materia prima per le seguenti circostanze: particolari condizioni geologiche, presenza di aree protette in senso assoluto, vigenza di leggi e piani specifici o connessi con l’attività estrattiva, contenenti divieti sempre assoluti, diretti o anche indiretti, caratteristiche topografiche di non accessibilità od anche semplicemente di troppa lontananza dai luoghi di lavorazione o dalle aree di mercato del prodotto.
In generale la possibile alternativa territoriale, nella scelta di una area di intervento per l’estrazione di dolomia, come peraltro di altro tipo di formazione rocciosa, dipende principalmente dai seguenti requisiti:
idonee ubicazione e dimensione dell’area di mercato, rispetto al sito di intervento estrattivo e di prima lavorazione;
favorevole situazione giacimentologica ed idrogeologica;
favorevoli norme del settore e di quelle connesse;
Figura 3.2.3 - Diagramma composizionale in peso per rocce carbonatiche ( calcite – dolomite – magnesite - minerali insolubili)
Figura a parte
sufficiente quantità e qualità del materiale estraibile;
possibilità di condurre una coltivazione compatibile sotto il profilo ambientale;
accettabili condizioni di viabilità e del trasporto
adeguato valore di mercato del materiale.
Inoltre occorre tenere presente:
che i depositi di dolomia acquistano valore commerciale solo quando sono ubicati in vicinanza di centri di consumo, essendo questa condizione un fattore economico altrettanto, e talora più importante, delle proprietà stesse del materiale (Coope, 1981);
che solo dolomie molto pregiate e quindi con elevato valore aggiunto, come quelle bianche adatte a prodotti di carica per carta, plastica, preparazione di colori, etc., possono restare competitive per trasporti superiori ad alcune centinaia di chilometri;
che un corretto criterio di comportamento ambientale induce a contenere il più possibile il sorgere di attività minerarie in modo sparso e a preferire l’ottimizzazione di quelle esistenti, soprattutto quelle che sono bene collegate ai centri di trasformazione e ai luoghi di commercializzazione, e sono già risultate compatibili con l’ambiente.
La possibilità di ubicare l’intervento in luogo diverso, anche nell’ipotesi di individuare un giacimento di analoghe caratteristiche mineralogiche e di purezza del minerale, comporterebbe un impatto difficilmente inferiore, considerata la favorevole ubicazione della miniera di Schievenin, situata sul fondo della stretta valle omonima, circondata da rilievi che da un lato la rendono scarsamente visibile e d’altro canto ostacolano i meccanismi di diffusione degli inquinanti.
La Ditta Rech Gianfranco e Marziano s.n.c, infatti è già titolare della concessione mineraria “Schievenin”, in virtù del decreto 11.03.1988 rilasciato dal Corpo delle Miniere Distretto minerario di Padova per la durata di 20 anni, a decorrere dalla data di rilascio, della quale è richiesto il rinnovo.
Si tratta di miniera che, con provvedimento del 28.04.1995, è stata autorizzata ai fini ambientali anche dal Ministero per i Beni Culturali e Ambientali sia pure con prescrizioni come evidenziato dettagliatamente al precedente paragrafo 1.3.2 e, quindi, giudicata compatibile dalla compatente autorità.
Inoltre l’eventuale reperimento di area alternativa a quella in progetto può comportare l’alterazione di località ancora integre, determinando una enfatizzazione degli impatti potenziali indotti dalla attività mineraria.
In fine l’evenienza di utilizzare un nuovo sito di intervento ha maggior rilevanza ambientale rispetto al mantenimento, nei limiti della originaria concessione, di una miniera esistente e già interessata da un certo impatto.
Nel caso in argomento, l’intervento proposto risulta la soluzione più opportuna sotto il profilo ambientale, anche se meno conveniente sotto quello economico, a causa dei rilevanti investimenti iniziali previsti.
Gli elementi posti alla base delle alternative progettuali sono i seguenti:
le caratteristiche chimico – fisiche del materiale estratto;
la morfologia del versante;
la configurazione della miniera durante e dopo i lavori, soprattutto in relazione al ripristino vegetazionale e allo smaltimento delle acque.
L’obiettivo, nel perseguimento della soluzione più idonea, è quello di coniugare le esigenze di compatibilità ambientale alla convenienza dell’intervento estrattivo proposto.
Le scelte di impostazione progettuale sono distinguibili in due distinte modalità operative: le coltivazioni in sotterraneo e le coltivazioni in superficie.
Nei sottoparagrafi che seguono sono brevemente considerati il caso delle miniere a “grandi camere” sotterranee, quelli attinenti ai tipi di progettazione del passato e l’impostazione del progetto che viene proposto.
L’evoluzione nelle scelte di impostazione progettuale documenta come siano state approfondite, anche sperimentalmente, soluzioni tese non solo ad estrarre il materiale industrialmente utile e ricomporre il sito di intervento, ma soprattutto a migliorare le condizioni operative ed ambientali nella sicurezza del territorio, degli abitati e dei lavoratori.
Un’altra opzione è data dalla coltivazione della miniera di sali magnesiaci in sotterraneo.
Oggi il metodo, notevolmente evoluto, consiste nella formazione di gallerie sotterranee di carreggio, dalle quali si dipartono dei tracciamenti che attraversano il materiale da coltivare; da questi tracciamenti vengono eseguiti la perforazione e l’abbattimento mediante esplosivo, realizzando dei vuoti sotterranei, chiamati “grandi camere”.
Questa metodologia offre un vantaggio rilevante dal punto di vista paesaggistico; infatti la miniera in sotterraneo non produce alcun impatto significativo dal punto di vista paesaggistico, ma presenta il non trascurabile problema di garantire la stabilità dei versanti, una volta realizzati i grandi vuoti sotterranei (le camere), nonché rilevanti difficoltà operative in ordine a:
tecnologia di scavo da applicare;
monitoraggio da adottare e gestire;
reperimento di personale specializzato e disposto a lavorare in sotterraneo;
condizioni di sicurezza da gestire e garantire;
difficoltà di mantenere aperti i grandi vuoti a tempo indeterminato, attesa l’impossibilità, nel caso in argomento, di reperire i materiali di riempimento necessari a garantire la stabilità delle camere;
maggiori costi da sostenere;
limitazione dei volumi estraibili.
In passato sono stati condotti lavori di coltivazione della cava denominata “Valle Storta” con avanzamento a gradoni subverticali sviluppati lungo tutto il fronte di abbattimento. Il progetto in esame comprende anche l’area della suddetta cava.
Le modalità di coltivazione della cava sono rappresentate nella Foto 3.2.4.2 – Metodologia di scavo adottata in passato nella cava “Valle Storta” [Dott. Geol. V. Fenti, 1987] dove risulta evidente la visibilità dei lavori sul fronte in avanzamento, con il metodo tradizionale a gradoni.
Foto 3.2.4.2 – Metodologia di scavo adottata in passato nella cava “Valle Storta”. [Dott. Geol. V. Fenti, 1987]
Le nuove tecnologie disponibili rendono economicamente utilizzabile il metodo di coltivazione “parziale imbuto canadese”
Questo metodo operativo utilizza la realizzazione, in collegamento, di un fornello di gettito e di una galleria di carreggio, sia per l’estrazione del materiale, a fasce discendenti con argine di mascheramento e di protezione verso valle, sia per la movimentazione e la prima lavorazione del materiale nell’area mineraria: il materiale attraverso il fornello raggiunge la camera di base, dove viene convogliato con nastro, lungo la galleria, fino agli impianti di successiva lavorazione.
Tale sistema di coltivazione consente di impostare i lavori di abbattimento iniziando dall’alto verso il basso, con una coltivazione a fossa, che consente di conseguire migliori condizioni di sicurezza e di ridurre al massimo l’impatto visivo con l’avvio dei lavori di ricomposizione coordinatamente con quelli di estrazione. Contemporaneamente vengono minimizzati gli impatti dovuti al trasporto del minerale estratto eliminando l’inquinamento da polveri, rumori, gas di scarico prodotti dai mezzi di trasporto.
La necessità inderogabile di conseguire migliori condizioni di sicurezza ed ambientali hanno comportato la conseguenza di variare l’impostazione dei lavori minerari, attraverso un nuovo progetto di coltivazione; gli obiettivi posti a fondamento del nuovo progetto di coltivazione sono i seguenti:
controllo della stabilità e della sicurezza generali e locali dei pendii nel rigoroso rispetto dell’angolo di stabilità limite e dell’altezza di scarpata critica;
riorganizzazione della rete idraulica drenante con regolazione del deflusso delle acque superficiali sulla pedata dei gradoni;
controllo della erodibilità dei pendii con maggiore possibilità di trattenere il terreno vegetale di copertura riportato durante i lavori di ricomposizione ambientale;
attenuazione della caratteristica dell’artificiosità dell’intervento, conferendo aspetto naturaliforme alla superficie finale della miniera;
facilità di accesso per i lavori da porre in atto e per le manutenzioni necessarie;
miglioramento dell’assetto morfologico e vegetazionale e, conseguentemente, paesaggistico ed ambientale;
La nuova proposta progettuale persegue i suddetti obiettivi ed in particolare fa proprie le seguenti misure:
adozione del tipo di coltivazione a gradoni, con scarpate irregolari il più possibile “naturaliformi” (in luogo della progettazione a scarpate parallele a spaziatura approssimativamente costante) che meglio si inseriscono nell’ambiente e la formazione di strette valli per meglio drenare le acque superficiali;
ricorso - per la movimentazione del materiale estratto nell’area mineraria - al sistema di tecnologia estrattiva, costituito dalla combinazione di fornello-galleria, denominato a “parziale imbuto canadese”;
mantenimento di pendii interessati dalle coltivazioni con scarpate ad acclività relativamente basse (a vantaggio della stabilità), riproducenti lo stato naturale dei siti.
conferimento al sito di un assetto stabile e sicuro;
contenimento della caratteristica di artificiosità, che risponde alla esigenza di dare all’area di intervento un aspetto naturaliforme;
possibilità di recuperare a verde il versante;
L’impostazione progettuale proposta consegue il corretto equilibrio tra produzione e ricomposizione ambientale, conseguendo gli obiettivi sopra elencati.
In considerazione degli obiettivi dell’intervento sopra delineati la progettazione è stata supportata da una serie di attività preliminari conoscitive.
In fase preliminare l’area di studio è stata estesa ad un’area più vasta di quella di progetto, per poter meglio valutare la qualità e la quantità del giacimento minerario e (fattore che è stato determinante e di primaria importanza per lo studio) le connessioni fra l’estrazione e le locali falde utilizzate ad uso idropotabile, sia sulle aree limitrofe alla miniera che su quelle relative alle pertinenze della stessa di cui tratteremo ai capitoli seguenti.
I rilievi e relative elaborazioni afferenti lo studio per il progetto di coltivazione hanno incluso le seguenti attività:
reperimento, analisi e sintesi dei dati pregressi esistenti in loco, derivanti da bibliografia;
analisi fotogeologica, del campo totale delle lineazioni e del drenaggio, da fotoaeree alla scala 1:20.000 circa;
rilievo della copertura e del reticolo drenante dell’area mineraria e delle valli interessate dal progetto e definizione dei gruppi idrologici e delle carte del CN;
rilievo geologico - strutturale, geomorfologico ed idrogeologico dell'area di ampliamento in progetto e di quelle limitrofe, alla scala 1:2.000;
rilievo statistico strutturale dell’area di coltivazione e di sviluppo delle relative pertinenze, con analisi su 30 punti stazione (STD da 1 a 30) e su 6 punti d’indagine strutturale rapida (da 31 a 36);
campagna geofisica consistente in 3 basi sismiche a rifrazione, con definizione dei moduli elastico dinamici ed in 8 sondaggi elettrici verticali in AB massimo eguale a 300 m;
reperimento da bibliografia di campioni geominerari e determinazioni rapide di campagna delle caratteristiche della roccia;
prelievo ed analisi di campioni d’alveo;
esecuzione di verifiche grafiche di stabilità allo scivolamento planare ed a cuneo, in prospettiva sismica;
verifiche di stabilità al ribaltamento ed all’inflessione e calcolo delle altezze critiche dei fronti in progetto;
verifiche di stabilità dello stato di fatto, con metodi LEM (vedi G Slope);
analisi di stabilità dell’ipotesi di progetto;
analisi morfologica evolutiva de bacino della valle Storta e della valle Storta nord, in rapporto ai lavori di coltivazione;
simulazione idrologica delle due valli con “modello idrologico distribuito” Wooditem, rispetto allo stato attuale ed allo stato finale di progetto;
definizione del trasporto solido della valle Storta, della valle Storta nord e del Torrente Tegorzino, per la valutazione delle interferenze di progetto
analisi e rielaborazione dati e stesura della relazione con le conclusioni in esito.
Nella presente relazione le indagini elencate sopra sono solo brevemente riassunte, mentre per il dettaglio dei dati relativi viene fatto rinvio al nuovo progetto di coltivazione sopraccitato (Elaborato B – Progetto di coltivazione).
Operazione indispensabile per la redazione del progetto di coltivazione (una volta definiti i vincoli territoriali e gli aspetti geologico-ambientali generali) è stata l’esecuzione dell’analisi strutturale delle aree d’intervento, allo scopo di definire gli angoli di scarpa e d’inviluppo e le altezze critiche dei fronti di scavo, per poter elaborare una morfologia di progetto stabile in tutti gli stadi progettuali e l’analisi morfologica dei siti per poter valutare le implicazioni evolutive del progetto.
Per raggiungere l’obiettivo prescelto sono state osservate le seguenti modalità operative:
delimitazione delle aree geomeccaniche omogenee e relativa caratterizzazione delle famiglie di giunti;
identificazione degli angoli di stabilità limite del pendio nelle diverse direzioni cardinali;
redazione del progetto di coltivazione secondo le indicazioni delle elaborazioni riportate nel presente studio.
Sulla Carta geomeccanica e geomorfologica di Allegato B1.2.4.a oltre ai principali elementi geologici, sono rappresentati i diagrammi di Schmidt dei punti d’indagine strutturale utilizzati per il presente progetto; rielaborando tali dati ed assemblandoli con quelli derivanti dalle diverse tipologie di “Analisi di stabilità” illustrate nelle Appendici B1.3.1.a, b, c e d, sono state eseguite altre elaborazioni cartografiche utili alla progettazione illustrata ai paragrafi seguenti.
Per fornire uno strumento di cantiere possibilmente agile e facilmente “leggibile”, utile anche al raggiungimento degli obiettivi di progetto, sulla carta di Allegato B1.3.1.a-- Analisi di stabilità, sono state inserite le rappresentazioni grafiche di alcuni dei parametri da utilizzare sia per una rapida soluzione di eventuali problemi locali di “profilatura” dei pendii durante i lavori, sia per l’approntamento del progetto in tutte le sue articolazioni. In Allegato B1.3.1.a è stato illustrato quanto segue:
Delimitazione delle “aree geomeccaniche omogenee” (così come definite al paragrafo 3.2): in carta si sono indicate le delimitazioni delle aree rilevate attualmente in superficie; nel corso della progettazione, con l’utilizzo delle nelle Sezioni geomeccaniche dello stato di fatto (Allegato B1.2.4.c) si è tentato di estrapolare i caratteri geomeccanici in profondità; la rispondenza fra le ipotesi progettuali e la realtà dei siti andrà comunque verificata in corso d’opera.
Delimitazione delle aree maggiormente soggette a rischio di ribaltamento indicate con barrati blu orizzontali e dalla sigla R; poiché la possibilità d’inflessione è presente quasi ovunque (anche se su scarpate di estensione in altezza spesso rilevante), si è scelto di non rappresentarle.
Delimitazione delle aree maggiormente soggette a rischio di scivolamento planare, secondo le direzioni esposte, indicate con una bordura rossa e dalla sigla SP.
Delimitazione delle aree con altezze critiche delle scarpate <20 m, comprese fra 20 e 30 m e maggiori di 30 m, indicate con barrati trasversali.
Rappresentazione degli angoli di stabilità limite: la rappresentazione è stata visualizzata per ogni punto d’indagine strutturale, con l’analisi per stabilità a “lungo termine” (inserendo acqua ed azione sismica). I dati elaborati derivano dalle analisi di stabilità eseguite (Appendici B1.3.1.a, b, c e d). In Allegato sono rappresentati gli angoli di stabilità “limite” dei versanti (e cioè i valori di angolo di pendio superati i quali si ha instabilizzazione dei fronti ed a cui applicare i coefficienti di sicurezza di legge), in presenza di vibrazioni lungo tutte le direzioni di pendio, relativamente ad ogni settore geomeccanico omogeneo individuato sul terreno; si sono inoltre distinti gli angoli limite da considerarsi per evitare possibili scivolamenti planari (cioè lungo piani continui), da quelli da considerarsi per evitare eventuali scivolamenti a cuneo (cioè lungo intersezioni fra giunti diversi). La rappresentazione dell’analisi di stabilità è stata visualizzata per ogni punto d’indagine strutturale, con l’analisi per stabilità a “lungo termine” (inserendo acqua ed azione sismica); i dati sono contenuti in due cerchi concentrici, entro i quali si sono indicati gli angoli di stabilità limite dei pendii, rispetto alle diverse direzioni cardinali, derivanti dalle analisi di stabilità allo scivolamento planare, a cuneo, all’inflessione ed al ribaltamento; nella circonferenza più interna, si sono indicati gli angoli di stabilità limite per scivolamento planare e le relative altezze critiche, nel settore intermedio le intersezioni instabili; all’esterno del cerchio (in blu o arancio) si è indicata la possibilità di ribaltamento e/o inflessione. Sul bordo eseterno di ogni circonferenza sono indicate con segno rosso le direzioni di pendio a maggior rischio per “quel” tripodi modalità di dissesto.
Fra le cause di possibile instabilizzazione, quella preponderante, che potrebbe eventualmente dare luogo ad estese aree di dissesto, è lo scivolamento planare (valori in rosso), mentre scivolamento a cuneo, inflessione e ribaltamento possono ingenerare solo fenomeni localizzati molto meno estesi; ove gli angoli limite per scivolamento planare hanno valori superiori a 60°, per lo più se ne è omesso il valore.
Sulla base della cartografia sopra descritta è stato redatto il Piano di Estrazione (a curve di livello di Allegato B1.4.2.a e l’ Elababorato B - Progetto di coltivazione .
L’attività mineraria nel giacimento in argomento sarà articolata secondo lo schema di seguito evidenziato:
Grandi preparazioni:
realizzazione della pista di accesso all’area di coltivazione;
sbancamenti iniziali fra le quote 575 e 432 per il posizionamento dell’impianto di trattamento del minerale;
galleria di base e fornello di gettito del minerale;
galleria Schievenin;
2. Attività di coltivazione (estrazione e ricomposizione ambientale)
Le scelte progettuali sono basate sui presupposti generali già evidenziati al paragrafo 3.3.1 e su quelli di seguito elencati:
l’opportunità di dare priorità, nel reperimento della materia prima necessaria all’attività di trasformazione, all’ottimizzazione della produzione di materiale proveniente dai giacimenti già oggetto di concessione.
la necessità di dare adeguato sviluppo alla miniera in relazione alla potenzialità estrattiva,
l’esigenza di coordinare i lavori di estrazione e ricomposizione ambientale, in modo da ridurre gli impatti futuri e realizzare da subito le economie possibili per mezzo delle seguenti iniziative
- realizzazione del sistema fornello – galleria nella parte centrale del cantiere proposto;
- realizzazione della strada di arroccamento dalla quota 430 m s.l.m. circa, alla quota sommitale della miniera;
- realizzazione della galleria Schievenin di collegamento tra la miniera e la strada 348 Feltrina;
conduzione dei lavori di coltivazione, nel rispetto delle norme di polizia mineraria di cui al D.P.R. 26.06.1959, n. 128.
la necessità di ottimizzare le condizioni di sicurezza dei lavori di coltivazione, attraverso l’impiego funzionale di uomini e mezzi sul fronte di abbattimento e sui piazzali di lavorazione;
la convinzione che la morfologia finale di depositi rocciosi consistenti sia prevedibile entro limiti ben “definiti”, che dipendono dalle caratteristiche geomeccaniche “locali” delle formazioni; per contro, finché i siti di progetto non saranno raggiungibili con strumentazioni atte ad individuare la successione in profondità (geofisica ed altro), esse non potranno essere esattamente “definibili” a livello progettuale dove, per cercare d’individuare l’andamento stratigrafico in profondità (soprattutto su aree scarsamente accessibili come quelle di progetto) è stato necessario estrapolare i dati di rilievo di superficie con una serie di “ipotesi” relative allo schema “strutturale” locale;
la consapevolezza che, in particolare, il “Piano di estrazione” e la morfologia finale devono derivare, perciò, da un progetto in “divenire”, che si adatterà man mano alle realtà geologico-strutturali riscontrate, ove queste non saranno pienamente conformi alle ipotesi iniziali; da qui ne consegue la necessità di eseguire “verifiche geomeccaniche in corso d’opera”, che avranno come unico scopo la verifica di stabilità finale dei versanti;
l’aumento dei tipi di impiego della dolomia e conseguentemente del suo fabbisogno;
l’obiettivo di ottenere, da una parte, una congrua disponibilità di materiale industrialmente utilizzabile per le crescenti necessità produttive e, dall’altra, un adeguato stato di naturalità del versante anche sotto il profilo morfologico, implica la possibilità di intervenire su un’ampia area conformata in modo naturaliforme. La mitigazione dell’intervento risulta più agevole e viene conseguita con il più opportuno metodo di coltivazione, in particolare coordinando strettamente tra loro le fasi di estrazione con quelle di ricomposizione ambientale e adottando tecniche e tecnologie, soprattutto dell’ingegneria naturalistica, che minimizzano gli effetti dei lavori in grado ottimale. La scelta di intervenire su un’ampia area offre l’opportunità di evitare ulteriori attività minerarie, frammentate sul territorio; ovviamente, ciò comporta il prolungamento del periodo di durata dei lavori di coltivazione.
Nel definire il periodo di durata del rinnovo della concessione, oltre alle esigenze di mercato, va tenuta presente l’opportunità di approvare – invece che interventi ridotti che danno luogo facilmente a negativi effetti di frammentarietà e di artificiosità sul territorio – progetti di rilevanza significativa, purché ovviamente compatibili con l’ambiente. Non mancano, certamente non per caso, concessioni minerarie pluridecennali o addirittura perpetue, sia pure come applicazione della norma transitoria di cui all’art. 53 del R.D. 29.07.1927, n. 1443.
Nella definizione della durata dei lavori minerari, è fondamentale quanto già impartito, in generale, dalle istruzioni ministeriali (Circ. del 16.11.1967), secondo le quali la concessione mineraria deve essere considerata in funzione del pubblico interesse, consistente nella utilizzazione razionale dei giacimenti minerari e la sua durata deve essere stabilita in relazione all’importanza del giacimento e alla rilevanza dei mezzi economici, meccanici e di personale impiegati per la sua utilizzazione.
Sul periodo della durata della concessione mineraria, la relazione al citato decreto chiarisce che per la stessa concessione non è predeterminato, come termine rigido il limite di tempo di vigenza. Infatti, il “Consiglio Superiore delle Miniere, organo consultivo massimo del quale dispone l’Amministrazione pubblica, suggerirà, nei singoli casi, il termine che meglio si adatta alla natura delle sostanze minerali, all’ampiezza e potenza del giacimento, alla importanza delle opere progettate”.
E’ il caso di aggiungere, con riguardo all’accresciuta importanza dell’ambiente nel tempo, che, fra gli interventi progettati, sono compresi quelli di cui ai lavori di ricomposizione ambientale e le eventuali ricadute economiche che da essi possono derivare all’economia e alla popolazione.
Costituiscono sicuramente lavori preparatori quelli attinenti alle realizzazioni della strada di arroccamento, del sistema fornello-galleria per la migliore movimentazione del materiale estratto all’interno dell’area di concessione, la costruzione della galleria denominata “Schievenin” per il trasporto del materiale dalla miniera alla strada 348 Feltrina, in modo da evitare l’attraversamento dei nuclei abitati di Schievenin e Quero..
L’area del nuovo progetto interesserà 13 ha c.a, per una volumetria totale di circa 7.950.000 mc estraibili, che verrà realizzato in 36 anni (inclusi i ripristini) secondo i tempi e le quantità illustrate nella Tabella 3.4.1.b – Cronoprogramma.
Il nuovo progetto indurrà, in sintesi, le seguenti variazioni nell’assetto territoriale locale:
riorganizzazione del reticolo drenante superficiale;
riorganizzazione e rafforzamento dell’assetto morfologico e vegetazionale con il ridisegno di pendii, gradonature, microgradonature ed anfratti integrati da una vegetazione arricchita nelle specie e nelle forme di governo.
L’intervento proposto produrrà inoltre i seguenti effetti:
produzione di materia prima;
occupazione di personale e sviluppo di nuovo indotto.
Per maggiore dettaglio viene fatto rinvio all’ Elab. B – Progetti, a firma della dr. geol. Michèle L. Vuillermin (per la parte geologico - estrattiva), della dr. for. Elena Agazia (per la parte di ricomposizione ambientale) e dell’ing. Franco Garzon (per la viabilità esterna all’area di concessione) che costituisce l’oggetto del presente Studio di Impatto Ambientale (SIA).
Al fine d’individuare le caratteristiche fondamentali del nuovo progetto di coltivazione, nell’ottica dell’identificazione delle interferenze potenziali con l’ambiente, lo stesso progetto, nel suo insieme, può essere scomposto in due fasi principali caratterizzate da distinte attività e modalità operative.
Le fasi in cui è scomponibile il progetto sono:
fase di estrazione;
fase di ricomposizione e post ricomposizione ambientale.
Per l’utilizzazione ottimale del giacimento, in modo da ottenere, a fine coltivazione, una morfologia che sia il più possibile simile a quella delle aree naturali circostanti e poter rinverdire in modo penecontemporaneo al completamento dell’estrazione nei diversi settori dei nuovi fronti coltivati, il progetto prevede la coltivazione a lotti di attuazione, per fasce orizzontali da monte verso valle, con le modalità sotto evidenziate.
Le tavole di progetto dell’area sono illustrate in dettaglio dai seguenti allegati:
Allegato B1.2.4.a – Planimetria quotata dello stato di fatto
Allegato B1.4.2.a - Piano di estrazione (a curve di livello)
Allegato B1.4.2.b –Stadi di coltivazione
Allegati B1.4.2.c, d – Sezioni geomeccaniche Stato di fatto – Stato di progetto
Allegato B1.4.2.e – Piano di ricomposizione finale.
Allegato B1.4.2.f - Esempio della progressione dei lavori di estrazione e ricomposizione;
Per la formulazione del “Piano di estrazione” (Allegato B1.4.2.a) è stato preso in considerazione quanto emerso dalle verifiche di stabilità in prospettiva sismica, illustrate nelle Appendici B1.3.1.a, b, c e d .
L’estrazione della dolomia sarà effettuata come segue:
al completamento della viabilità esterna si potrà procedere alla coltivazione dell’area estrattiva vera e propria, che procederà dall’alto al basso;
nel corso di tutte le fasi di coltivazione, sino al raggiungimento del profilo finale di ogni settore, come già detto ai capitoli precedenti si opererà con una coltivazione a “fossa”, mantenendo sul bordo esterno al perimetro dell’area di scavo un setto sopraelevato di 5-10 m di altezza rispetto al piazzale di base, per assicurare il mascheramento dell’area di coltivazione e scongiurare fenomeni di caduta sassi e massi in corso d’opera;
i gradoni in via di completamento, “in corso d’opera potranno avere angoli ed altezze di scarpa diversi da quelli previsti dallo stadio finale di progetto, a condizione che mantengano angoli d’inviluppo massimi di 45° (100%, ove le caratteristiche locali lo consentono) e comunque senza mai superare gli angoli limite indicati in Allegato B.1.3.1.a - Analisi di stabilità a lungo termine ed Appendici relative. Per una miglior comprensione di quanto si spiegherà di seguito, si specifica che l’ “inviluppo” dei fronti è definito dalla congiungente fra il piede di una scarpata ed il piede della scarpata precedente o seguente e comprende quindi anche il gradone fra essi incluso (vedi Figura 3.3.3.2);
Figura 3.3.3.2: Angoli d’inviluppo.
i gradoni dovranno essere abbastanza larghi da consentire eventuali rettifiche o variazioni senza rischio per i lavoratori; anche in corso d’opera sarà necessario verificare che essi abbiano le caratteristiche geometriche individuate con le analisi di stabilità delle Appendici B1.3.1 e di Allegato B.1.3.1.a , lungo le direzioni di pendio in divenire che via via verranno coltivate, o quelle individuate con eventuali verifiche in corso d’opera;
verifiche in corso d’opera verranno effettuate per lotti di circa 250.000 mc e comunque prima del completamento e rinverdimento di ogni singolo gradone. Data l’impossibilità di definire in dettaglio le caratteristiche geomeccaniche delle dolomie in profondità in fase progettuale, non sempre le ipotesi formulate risulteranno esattamente conformi alla realtà e talvolta le previsioni si mostreranno eccessivamente o scarsamente prudenziali. Per questa ragione, prima del completamento di ogni singolo lotto e della fase di ricomposizione, verranno effettuate le operazioni indicate al paragrafo 4.2. punto D dell’ Elaborato B1.
Basandosi sui presupposti sopra descritti, il presente progetto si svilupperà secondo le modalità e gli stadi intermedi descritti di seguito.
Il programma di coltivazione prevede 5 stadi di avanzamento dei lavori, descritti sinteticamente di seguito
I° STADIO - (fasi preparatorie del cantiere): prima dell’inizio delle operazioni vere e proprie di coltivazione, occorrerà approntare le seguenti opere:
Viabilità di miniera esterna al cantiere di pertinenza della miniera, oggetto del capitolo 4.6 dell’Elaborato B1 – Progetto di coltivazione della miniera “Schievenin” e dell’Appendice B1.4.4.a - Relazione tecnica sulla strada di arroco di pertinenza esterna alla miniera “Schievenin”, in valle Storta.
Viabilità relativa al progetto della galleria stradale di pertinenza della miniera, oggetto degli Elaborati B2A – Relazione geologica e geomeccanica della galleria “Schievenin” e B2B – Relazione tecnica della galleria “Schievenin” comprendente la rotatoria sulla SR 348 (Appendice B2B.7).
Si provvederà anche a preparare il piazzale entro il quale andranno predisposti gli impianti di lavorazione e di carico delle dolomie. Una strada di cantiere, dopo il passaggio sulla strada comunale e su un bailey sul torrente Tegorzino (vedi Elaborato B2B – Capitolo 8); una strada camionabile collegherà il ponte e l’imbocco della galleria stradale all’area degli impianti, passando con un guado la valle Storta.
L’impianto di micronizzazione che sarà approntato in corrispondenza dei vecchi piazzali di cava, dovrà essere incassato in un’area “entro” gli attuali gradoni di cava, approssimativamente fra quota 440 e 465; per ottenere un’area idonea all’ubicazione dell’impianto occorrerà infatti eseguire uno scavo con ribasso dei gradoni e limitata rimodellazione dei fronti attuali; l’impianto resterà così completamente addossato alle pareti rocciose e quasi completamente mascherato, anche grazie ai rinverdimenti che verranno eseguiti sul tetto dello stesso attraverso l’impiego di specie rampicanti; alla fine delle operazioni preparatorie per le operazioni di carico dei materiali per il transito dei mezzi di trasporto, si otterrà un edificio con un’apertura verso est ed una stradina di transito sul lato sud, incassata fra il fianco dell’edificio ed una parete rocciosa scavata nei gradoni per mascherarne l’attività e due pareti (nord ed est) ed il tetto completamente mascherate alla vista.
Per ridurre al massimo lo scavo di monte che si eseguirà per l’incasso dell’area d’impianto (che raggiungerà al colmo circa 550 m s.l.m., comprendendo i vecchi fronti di cava), la parete nord dell’edificio dovrà avere un’azione di sostegno del piede del pendio roccioso, con il risultato di poter aumentare lo sbancamento mediamente solo di altri 12-13 m circa rispetto ai fronti attuali, su un’area di circa 200 mq (vedi Figura 3.4.1a – Raffronto fra le isoipse di fatto e di progetto nell’area dell’Impianto di micronizzazione); la scarpata antistante l’impianto di micronizzazione, che dovrà esistere per lungo tempo, verrà gradonata e ripristinata in via transitoria; il progetto degli impianti sarà redatto in fase esecutiva.
.
Figura a parte
Figura 3.4.1.a: Raffronto fra le isoipse di fatto e di progetto nell’area dell’impianto di micronizzazione.
Gli altri impianti saranno mascherati con una quinta di specie arboree e/o arbustive scelte tra quelle tipiche dell’area in oggetto. Inoltre, verrà prevista la creazione di una gabbionata rinverdita (gabbionata ricoperta di terra nella quale vengono inserite robuste talee e/o piantine in pane di terra) al fine di ridurre al minimo l’impatto acustico, formando una protezione permanente facilmente inseribile nel paesaggio circostante
Appena le operazioni preparatorie del primo stadio lo consentiranno, si procederà alla preparazione del primo piazzale di miniera sul quale, una volta che l’estrazione sarà giunta a quota 585 m s.l.m. (con un ribasso massimo di circa 10 m) si preparerà il primo piazzale di scarico e si appronteranno il camino e la galleria di adduzione del “tout venant”, impostando così la fossa per sviluppare il sistema di scavo ad “imbuto canadese” (vedi Figura 3.4.1.b - Esempio di coltivazione ad imbuto canadese); la galleria di adduzione avrà una lunghezza di circa 220m, il camino, che sarà inclinato di circa 85° verso nord e si estenderà fra quota 585 e 440 m s.l.m circa. L’area di scavo del primo stadio (esclusi gli sbancamenti per la viabilità di pertinenza) sarà di circa 4300 mq, per una volumetria totale dic a 250.000 mc. Alla fine di questo stadio, a seguito delle verifiche dell’assetto geomeccanico dei siti, si potrà cominciare a rinverdire il gradone nella parte alta del fronte. La durata del primo stadio sarà di circa 3 anni. La superficie ricomposta sarà pari a circa mq. 5000. Per la scelta delle tipologie forestali si rimanda all’Elaborato B1-paragrafo 5.1.4.
Figura a parte
Figura 3.4.1.b – Schema di organizzazione del cantiere ed esempio di coltivazione ad imbuto canadese
II° STADIO - (quote 585/565 ms.l.m.): dopo il completamento ed il ripristino delle aree “preparatorie” del primo stadio, il Piano di estrazione prevede di svilupparsi verso sud est, con un ribasso massimo di ulteriori 20 m circa sino a 565 m s.l.m. internamente all’area estrattiva, con coltivazione a fossa su tutta l’area. Solo nella primissima fase di coltivazione, quando si attaccherà il naso sud occidentale dell’area di concessione, dalla strada consortile di arrocco potranno essere visibili gli sbancamenti sulla parte esterna della piccola porzione di pendio a valle di quota 690 m s.l.m., che verrà prontamente ricomposta mentre, sulle parti restanti, fra l’area del camino ed il pendio di valle sarà mantenuto un setto in controtendenza di alcuni metri. L’area di produzione totale raggiungerà complessivamente circa 4,5 ha, con ricomposizione ultimata su circa 2 ha. La durata dei lavori di estrazione sarà di circa 5 anni, con c.a. 1.225.000 mc estratti. La progressione di estrazione dall'alto al basso e "a fossa" imporrà particolare attenzione nell’esecuzione dei lavori di ricomposizione ambientale. Questi ultimi, infatti, dovranno dimostrarsi di sicura realizzazione ed efficacia, specie dal punto di vista del contenimento dell'impatto ambientale. La ricomposizione sarà attuata come illustrato nell’Allegato B1.4.2.f – “Esempio della progressione dei lavori di estrazione e ricomposizione ed interesseranno, a ricomposizione ultimata una superficie di circa 1,8 ettari; pertanto, alla fine del II stadio la superficie complessivamente ricomposta sarà pari a ha 2,3.
III° STADIO - (quote 565/540 m s.l.m.): la coltivazione, che interesserà quasi tutto il settore occidentale dell’area di progetto, si spingerà sino a quota 540 m s.l.m., per lotti di attuazione come per il secondo stadio. L’area totale di produzione raggiungerà a circa 7 ha. Alla fine di questo stadio si saranno iniziate le operazioni di rinverdimento su circa 3 ha, a seguito delle verifiche dell’assetto geomeccanico sui gradoni definitivi. La durata dei lavori di estrazione sarà di circa 5 anni, con c.a. 1.185.000 mc estratti. I lavori di ricomposizione procederanno con le modalità indicate nello stadio precedente; interesseranno una superficie di circa 1,4 ettari che porterà la superficie complessivamente ricomposta pari a ha 3,7.
IV° STADIO - (quote 540/490): l’estrazione e la ricomposizione penecontemporanea si estenderanno da sud verso nord e da ovest verso est, sino al dosso che delimita la sponda destra della valle del Tegorzino, che costituirà anche lo spartiacque orientale per la nuova “valle Storta nord”. In questo stadio la viabilità permanente dell’area di progetto si collegherà con il “sentiero storico” della valle “Storta nord” e lambirà gli sbancamenti effettuati per la realizzazione dell’impianto di micronizzazione e di carico dei mezzi di trasporto. L’area totale di produzione raggiungerà circa 10 ha. La ricomposizione sarà attuata come illustrato nel già citato Allegato B1.4.2.f e occuperà una superficie di circa ha 3, che porterà la superficie complessivamente ricomposta pari a ha 6,7. La durata dei lavori di estrazione sarà di circa 9 anni, con c.a. 2.300.000 mc estratti.
STADIO FINALE - (V ed ultimo STADIO): l’estrazione e la ricomposizione penecontemporanea procederanno come indicato sopra per lotti di 250.000 mc circa, sino al raggiungimento della quota base di 425 m s.l.m. circa ed al collegamento con i fronti del settore sud delle aree d’impianto. Con il procedere della coltivazione, si perderà il primo camino; prima che ciò avvenga bisognerà approntare un secondo camino od un collegamento con carrelli trasportatori o similari. A questo punto si saranno completate le operazioni di ricomposizione sulla maggior parte delle aree interessate dall’attività mineraria e gli impianti verranno smantellati. A fine coltivazione la superficie ricomposta sarà pari a 7,9 ha. L’area totale di produzione di fine lavori sarà circa 13 ha. La durata dei lavori di estrazione sarà di circa 12 anni, con 2.990.000 mc estratti.
Va puntualizzato nuovamente che gli angoli di scarpa dello stadio finale di progetto (a meno dei rinverdimenti e di eventuali riporti), come previsto dall’impostazione dello stesso, andranno verificati in fase di “profilatura finale” a seguito delle “volate di prova” descritte sopra e delle verifiche geomeccaniche puntuali; le isoipse finali dei fronti che verranno realizzati non potranno essere più arretrate delle “isoipse principali” indicate in Allegato B1.4.2.a (Piano di estrazione (a curve di livello)) ed i relativi “angoli d’inviluppo” non potranno eccedere quelli indicati in Allegato B1.3.1.a (Analisi di stabilità a lungo termine) per la stabilità a lungo termine; potranno fare “eventualmente” eccezione a questa norma solo le aree per le quali le verifiche in corso d’opera daranno diversa indicazione. La traccia delle sezioni topografiche di raffronto è indicata negli allegati sopraindicati.
La viabilità interna alle aree di estrazione rappresentate nei diversi stadi di Allegato B1.4.2.b (Stadi di coltivazione) è solo indicativa e non vincolante per l’evoluzione del progetto. E’ infatti prevista la realizzazione di una viabilità temporanea di cantiere, che sarà modificata con l’avanzare dei lotti di coltivazione.
In sintesi, l’estrazione e la ricomposizione penecontemporanea procederanno come indicato sopra, per lotti di 250.000 mc circa, sino al raggiungimento della quota base di 425 m s.l.m. circa ed al collegamento con i fronti del settore sud. Annualmente verranno eseguiti i lavori di ricomposizione per le superfici completate.
In Allegato B1.4.2.c e d sono rappresentate le “Sezioni geomeccaniche stato di fatto – stato di progetto”; in taluni casi però, ad effetto dell’evolversi dell’analisi geomeccanica dalle operazioni d’ingegneria forestale localmente previsti, la profilatura di dettaglio dei fronti potrà variare e di conseguenza i relativi profili potranno leggermente differire da quelli rappresentati nelle sezioni elaborate per il progetto, ma dovranno comunque essere mantenute le “isoipse fondamentali” (indicate con tratto verde più marcato ogni 25 m di dislivello, sulla cartografia di progetto).
Nella seguente Tabella 3.4.1.a sono riassunti i dati essenziali degli Stadi di coltivazione, mentre nella Tabella 3.4.1.b – “Cronoprogramma” (riportata al capitolo successivo) viene illustrato lo sviluppo nel tempo dei lavori di coltivazione dell’area mineraria.
Annualmente verranno eseguiti i lavori di ricomposizione ambientale, in forma “definitiva” sulle superfici per le quali sarà completata l’estrazione e “provvisoria” sulle superfici nelle quali i lavori estrattivi dovranno essere ripresi in tempi successivi, che in caso contrario resterebbero denudate per lungo tempo.
Tabella 3.4.1.a: Stadi di coltivazione
|
STADI |
AREA (ha) |
N° LOTTI |
VOLUMI COMPLESSIVI MOVIMENTATI (m3) |
TEMPO DI ESTRAZIONE (ANNI) |
TEMPI DI RICOMPOSIZIONE (ANNI) |
|
1°+ viabilità |
0,4 |
1 |
250.000 |
3 |
3 |
|
2° |
4,1 |
5 |
1.225.000 |
5 |
5 |
|
3° |
2,5 |
5 |
1.185.000 |
5 |
5 |
|
4° |
3 |
9 |
2.300.000 |
9 |
9 |
|
5° (finale) |
3 |
12 |
2.990.000 |
12 |
12 |
|
TOTALE |
13 |
32 |
7.950.000 |
34 |
34 |
Alla coltivazione sarà quindi interessata un’area di circa 13 ha per una volumetria totale di 7.950.000 mc c.a., che si svilupperà in c.a. 36 anni inclusi 2 anni di ricomposizione ambientale.
Tabella 3.4.1.b: Cronoprogramma
|
Materiale residuo disponibile (mc) |
Materiale totale progressivo coltivato nello stadio (mc) |
LOTTI E STADI ESTRAZIONE DEL PROGETTO 2007 |
LOTTI E STADI RICOMPOSIZIONE DEL PROGETTO 2007 |
Durata progressiva deli stadi (anni) |
ANNI TOTALI DI COLTIVAZIONE |
NOTE |
|
7.900.000 |
0 |
Viabilità (galleria) |
|
1 |
1 |
|
|
7.900.000 |
0 |
Viabilità ed impianti |
|
2 |
2 |
|
|
7.650.000 |
250.0000 |
Estraz Stadio 1 , Lotto 1 |
Ricomposizione strada arrocco e zona impianti |
3 |
3 |
Realizzazione camino |
|
7.400.000 |
250.000 |
Estraz Stadio 2 , Lotto 1 |
Ricomposizione strada arrocco e zona impianti |
1 |
4 |
|
|
7.150.000 |
500.000 |
Estraz Stadio 2 , Lotto 2 |
Ric.Amb. .Stadio 1,Lotto 1 |
2 |
5 |
|
|
6.900.000 |
750.000 |
Estraz Stadio 2 , Lotto 3 |
Ric.Amb. .Stadio 2,Lotto 1 |
3 |
6 |
|
|
6.650.000 |
1.000.000 |
Estraz Stadio 2 , Lotto 4 |
Ric.Amb. .Stadio 2,Lotto 2 |
4 |
7 |
|
|
6.400.000 |
1.225.000 + 25 stadio 3 |
Estraz Stadio 2 , Lotto 5 |
Ric.Amb. .Stadio 2,Lotto 3 |
5 |
8 |
|
|
6.150.000 |
275.000 |
Estraz Stadio 3 , Lotto 1 |
Ric.Amb. .Stadio 2,Lotto 4 |
1 |
9 |
|
|
5.900.000 |
525.000 |
Estraz Stadio 3 , Lotto 2 |
Ric.Amb. .Stadio 2,Lotto 5 |
2 |
10 |
|
|
5.650.000 |
775.000 |
Estraz Stadio 3 , Lotto 3 |
Ric.Amb. .Stadio 3,Lotto 1 |
3 |
11 |
|
|
5.400.000 |
1.025.000 |
Estraz Stadio 3 , Lotto 4 |
Ric.Amb. .Stadio 3,Lotto 2 |
4 |
12 |
|
|
5.150.000 |
1.185.000 + 90 stadio 4 |
Estraz Stadio 3 , Lotto 5 |
Ric.Amb. .Stadio 3,Lotto 3 |
5 |
13 |
|
|
4.900.000 |
340.000 |
Estraz Stadio 4 , Lotto 1 |
Ric.Amb. .Stadio 3,Lotto 4 |
1 |
14 |
|
|
4.650.000 |
590.000 |
Estraz Stadio 4 , Lotto 2 |
Ric.Amb. .Stadio 3,Lotto 5 |
2 |
15 |
|
|
4.400.000 |
840.000 |
Estraz Stadio 4 , Lotto 3 |
Ric.Amb. .Stadio 4,Lotto 1 |
3 |
16 |
|
|
4.150.000 |
1.090.000 |
Estraz Stadio 4 , Lotto 4 |
Ric.Amb. .Stadio 4,Lotto 2 |
4 |
17 |
|
|
3.900.000 |
1.340.000 |
Estraz Stadio 4 , Lotto 5 |
Ric.Amb. .Stadio 4,Lotto 3 |
5 |
18 |
|
|
3.650.000 |
1.590.000 |
Estraz Stadio 4 , Lotto 6 |
Ric.Amb. .Stadio 4,Lotto 4 |
6 |
19 |
|
|
3.400.000 |
1.840.000 |
Estraz Stadio 4 , Lotto 7 |
Ric.Amb. .Stadio 4,Lotto 5 |
7 |
20 |
|
|
3.150.000 |
2.090.000 |
Estraz Stadio 4 , Lotto 8 |
Ric.Amb. .Stadio 4,Lotto 6 |
8 |
21 |
|
|
2.900.000 |
2.300.000 + 40 stadio 5 |
Estraz Stadio 4 , Lotto 9 |
Ric.Amb. .Stadio 4,Lotto 7 |
9 |
22 |
|
|
2.650.000 |
290.000 |
Estraz Stadio 5 , Lotto 1 |
Ric.Amb. .Stadio 4,Lotto 8 |
1 |
23 |
|
|
2.400.000 |
540.000 |
Estraz Stadio 5 , Lotto 2 |
Ric.Amb. .Stadio 4,Lotto 9 |
2 |
24 |
|
|
2.150.000 |
790.000 |
Estraz Stadio 5 , Lotto 3 |
Ric.Amb. .Stadio 5,Lotto 1 |
3 |
25 |
|
|
1.900.000 |
1.090.000 |
Estraz Stadio 5 , Lotto 4 |
Ric.Amb. .Stadio 5,Lotto 2 |
4 |
26 |
|
|
1.650.000 |
1.340.000 |
Estraz Stadio 5 , Lotto 5 |
Ric.Amb. .Stadio 5,Lotto 3 |
5 |
27 |
|
|
1.400.00 |
1.590.000 |
Estraz Stadio 5 , Lotto 6 |
Ric.Amb. .Stadio 5,Lotto 4 |
6 |
28 |
|
|
1.150.000 |
1.840.000 |
Estraz Stadio 5 , Lotto 7 |
Ric.Amb. .Stadio 5,Lotto 5 |
7 |
29 |
|
|
900.000 |
2.090.000 |
Estraz Stadio 5 , Lotto 8 |
Ric.Amb. .Stadio 5,Lotto 6 |
8 |
30 |
|
|
650.000 |
2.340.000 |
Estraz Stadio 5 , Lotto 9 |
Ric.Amb. .Stadio 5,Lotto 7 |
9 |
31 |
|
|
400.000 |
2.590.000 |
Estraz Stadio 5 , Lotto 10 |
Ric.Amb. .Stadio 5,Lotto 8 |
10 |
32 |
|
|
150.000 |
2.840.000 |
Estraz Stadio 5 , Lotto 11 |
Ric.Amb. .Stadio 5,Lotto 9 |
11 |
33 |
|
|
0 |
2.990.000 |
Estraz Stadio 5 , Lotto 12 |
Ric.Amb. .Stadio 5,Lotto 10 |
12 |
34 |
|
|
- |
- |
- |
Ric.Amb. .Stadio 5,Lotto 11 |
- |
35 |
|
|
- |
- |
- |
Ric.Amb. .Stadio 5,Lotto 12 |
- |
36 |
|
Il progetto indurrà in sintesi le seguenti variazioni nell’assetto territoriale locale:
riorganizzazione del reticolo drenante superficiale;
mantenimento della stabilità generale dei pendii;
riorganizzazione e rafforzamento dell’assetto morfologico e vegetazionale con il ridisegno di pendii, gradonature, microgradonature ed anfratti integrati da una vegetazione arricchita nelle specie e nelle forme di governo.
Il nuovo assetto morfologico produrrà inoltre i seguenti effetti:
produzione di materie prime;
continuazione dell’occupazione locale e di conseguenza di nuovo indotto;
riduzione degli impatti relativi.
Il presente progetto prevede la realizzazione di una viabilità temporanea di cantiere, che si modificherà con l’avanzare dei lotti di coltivazione.
La strada di arroccamento ha lo scopo di:
permettere la penetrazione nei boschi per lo svolgimento di tutte le operazioni forestali di taglio e raccolta/lavorazione del legno;
permettere l’accesso e la circolazione dei veicoli cingolati per le operazioni di cantiere connesse all’attività estrattiva e alle operazioni di ripristino ambientale;
collegare la parte di monte (dove verrà realizzato il piazzale di deposito del materiale e dei mezzi necessari alla coltivazione della miniera) con l’area sottostante.
Le operazioni previste per la realizzazione della viabilità di progetto risultano le seguenti:
individuazione della traccia con picchetti;
taglio del soprassuolo e sgombero della traccia;
apertura della traccia (movimento terra);
costruzione delle necessarie opere d’arte (cunettoni, drenaggi, ecc.);
stabilizzazione e rinverdimento delle scarpate;
formazione della massicciata;
sistemazione di sciacqui (canalette trasversali) e costruzione di cunette longitudinali;
eventuale inghiaiatura della carreggiata.
Sulla base di quanto descritto nel paragrafo precedente e delle modalità operative seguite all’interno della miniera, è possibile individuare una serie di azioni di progetto che caratterizzano, nelle due attività principali di estrazione e di ricomposizione e post ricomposizione, l’intervento nel suo complesso:
A) Attività di estrazione
L’attività di estrazione implica l’utilizzo delle consuete tecnologie estrattive già descritte nel precedente paragrafo.
Per l’apertura della strada di arrocco, che costituisce una pertinenza della miniera, durante l’attraversamento dei depositi rocciosi, verrà impiegato un escavatore cingolato munito di benna roccia e martellone. Nei tratti più tenaci verranno impiegate quantità limitate di esplosivo. Con l’escavatore saranno effettuati anche il disgaggio e l’estrazione del materiale, che verrà caricato sui dumper; potrà essere utilizzato il martellone (da montare sull’escavatore), anche per messe in sicurezza in situazioni nelle quali non sia possibile usare gli esplosivi.
Nell’azione di disboscamento, che precede quelle successive di estrazione e di esecuzione delle strade:
viene eseguita un’accurata pulizia del sito col taglio della vegetazione dove necessario;
viene recuperata, il più possibile, la terra di sottofondo che, attraverso l’uso di pala cingolata e di escavatore, è posta a dimora nelle prossimità per il riutilizzo successivo nella ricomposizione ambientale.
Per l’esecuzione della galleria di estrazione:
i lavori iniziano con la perforatrice che, secondo uno schema di fori in avanzamento, provvede all’impostazione delle volate successive fino alla profondità desiderata;
l’escavatore e la pala cingolata, in successione, liberano dai detriti l’avanzamento in galleria;
è messa in sicurezza, quindi, la volta della galleria, attraverso infissione di chiodi e spruzzaggio di boiacca cementizia (spritz beton);
il materiale, all’esterno della galleria, viene poi caricato sui camion e portato via.
Per la realizzazione del fornello:
viene utilizzata la tecnologia “raise boring” che impiega una macchina fresatrice posta sul piazzale superiore Figura 3.4.3.a - Tecnologia “raise boring”. La macchina, azionata da un motore elettrico da 450 kW, esegue un foro guida del diametro di circa 350 mm dall’alto verso il basso, fino a raggiungere la camera di fondo. Eseguito il foro guida, viene montata sulla colonna di perforazione la testa di alesaggio, che procedendo dal basso verso l’alto scava il fornellone del diametro di 4 m;
con la pala cingolata la camera di fondo è liberata dai detriti e in successione i camion portano via il materiale.
Figura a parte
Figura 3.4.3.a - Tecnologia “raise boring”
Le sequenze del raise boring sono schematicamente illustrate in Figura 3.4.3.b - Sequenze del “raise boring”.
Figura 3.4.3.b - Sequenze del “raise borin”
Figura a parte
Per quanto riguarda la formazione di piazzali e il processo di estrazione, le tecniche operative sono più o meno le stesse:
l’avanzamento è sempre dato dall’uso combinato di perforatore ed esplosivo;
segue la messa in sicurezza cogli escavatori, quindi, il trasporto del materiale sui camion. Nella formazione dei piazzali e dei gradoni il mezzo di trasporto più indicato è la pala gommata.
Attività di ricomposizione e post ricomposizione ambientale
Nell’attività di ricomposizione e post ricomposizione ambientale, avvengono le seguenti operazioni:
copertura dei gradoni con 40-50 cm di terra;
ossidazione delle pareti grezze con boiacche ossidate attraverso spruzzatura;
piantumazione nella stagione vegetativa più opportuna con essenze locali;
reintegro in primavera con nuove piante in sostituzione di quelle morte.
E’ chiaro che alle azioni strettamente legate alle attività suddette vanno considerate quelle per l’esercizio dell’ impianto di lavorazione, in miniera, del materiale estratto e quelle connesse con la relativa commercializzazione ed il trasporto ai luoghi di impiego del prodotto lavorato, nel modo evidenziato nel paragrafo che segue.
Nel seguito sono evidenziate anche le suddette attività, articolate nelle relative azioni e vengono riportati i relativi mezzi ed impianti utilizzati.
Particolare rilevanza, nel caso in esame, assume la costruzione della “Galleria Schievenin”, pure pertinenza della miniera, ma connessa alle esigenze della viabilità e traffico, in rapporto ai centri abitati di Schievenin e Quero.
L'attività di miniera viene sviluppata con le operazioni riportate schematicamente di seguito:
Perforazione della volata con perforatrice idraulica;
abbattimento del materiale tramite esplosivo;
disgaggio della parete con escavatore;
caricamento del materiale sui dumper, tramite escavatore e pala
gommata;
trasporto interno tramite dumper fino al track;
frantumazione primaria in quota;
trasporto a mezzo di fornello subverticale, galleria di servizio e nastri trasportatori fino all'impianto "fisso";
lavorazione primaria con l'impianto fisso;
lavorazione secondaria del materiale nell’impianto di micronizzazione sul piazzale di base;
caricamento del materiale per il trasporto esterno per lo più mediante autocarri (bilici) e autocisterne.
I mezzi, le apparecchiature e gli impianti impiegati sono quelli di seguito evidenziati:
A) per i lavori di estrazione e ricomposizione ambientale sono utilizzati i mezzi d'opera elencati nella seguente Tabella 3.4.4.a - Mezzi d'opera :
Tabella 3.4.4.a - Mezzi d'opera
|
TIPO ATTIVITÀ |
MEZZO UTILIZZATO |
|
Perforazione dei fori da mina |
Perforatrice idraulica ATLAS - COPCO ROC D7 |
|
Lavori di scavo, carico su automezzi e ricomposizione ambientale |
Escavatore cingolato CAT 345BL ME più martellone |
|
Lavori di movimentazione e di caricamento del materiale |
Pala gommata CAT 980 H |
|
Trasporto, su strada interna, del materiale all'impianto di lavorazione; |
2 Dumper PERLINI DP 405 |
|
Funzionamento fornello e galleria |
Una serie di nastri trasportatori |
|
Rifornimento mezzi e attrezzature |
Autocisterna |
|
Bagnatura strade e idrosemina |
Autocisterna |
|
Pulizia strade |
Spazzatrice |
Le macchine che verranno utilizzate per la coltivazione del cantiere programmato sono descritte di seguito:
Perforatrice idraulica Atlas-Copco Roc D7-11
Appartiene alla nuova generazione di carri cingolati idraulici e si contraddistingue per le innovazioni tecnologiche.
Ha il braccio a ginocchiera e permette di affrontare svariate condizioni di lavoro, per fori con diametri da 64 a 102 mm.
Risponde alla Direttiva della CEE ed è certificata dal marchio CE .
Le dimensioni d'ingombro rientrano nei limiti internazionali per il trasporto su strada.
Per ridurre al minimo le vibrazioni e allo stesso tempo offrire un'eccellente visibilità indipendentemente dalla posizione dei cingoli, la cabina è montata su ammortizzatori di gomma fissati al telaio principale del carro. Questa nuova cabina risponde a tutte le norme di sicurezza: (ROOS/FOPS), bassi livelli di rumorosità ed ambiente di lavoro pulito.
E' dotata di motore Deutz turbo raffreddato ad acqua capace di erogare 152 KW, a 2200 g/min.
Le emissioni di gas di scarico ed i livelli di rumorosità sono al di sotto dei valori prescritti dalle leggi in vigore.
La nuova tecnica adottata assicura che l'aspiratore delle polveri funzioni al massimo della capacità aspirativa fin dal momento dell'intesto del foro. I filtri dell'aspiratore sono puliti continuamente per garantire un'elevata e omogenea velocità d'aspirazione dall'inizio alla fine della perforazione.
Escavatore cingolato CAT 345BL
L'escavatore ha un motore a 6 cilindri di cilindrata 10300 cmc., con potenza di 216 KW a 2000 giri/min ed emissioni inferiori alle norme CEE.
Presenta un impianto idraulico con due pompe idrauliche a pistoni assiali a portata variabile che azionano sollevamento, traslazione e rotazione, il tutto controllato elettronicamente dalla velocità del motore.
La cabina è montata su supporti elastici, a struttura ROPS e FOPS e sedile con sospensione e posizioni regolabili ed equipaggiata con kit di insonorizzazione conforme alle norme CEE.
I dispositivi speciali montati sono:
controllo elettronico del regime dei giri del motore per la riduzione del consumo di combustibile;
selettore di potenza;
priorità dei circuiti idraulici in funzione del lavoro da effettuare;
modulazione dell'arresto rotazione;
regolazione della potenza meccanica ed idraulica.
Pala gommata CAT 980 H
La macchina, equipaggiata con motore, turbocompresso e sovralimentato, a 6 cilindri, di 15200 cc e potenza netta di 237 KW, per produttività e capacità di movimentazione è al top delle macchine operatrici.
La cabina di guida è pressurizzata, insonorizzata e dotata di impianto di ventilazione ad aria filtrata, riscaldamento e condizionamento dell'aria, videocamera posteriore.
La macchina sopra descritta è in possesso di certificato di conformità CEE.
Dumper PERLINI DP 405
La macchina è equipaggiata con motore diesel DETROIT S60, quattro tempi e sei cilindri in linea, da 14000 cmc, turbocompresso e sovralimentato.
Sviluppa una potenza max di 398 KW a 2000 g/min con limitatore elettronico della velocità a 1900 giri/min e trasporta volumi che a raso della benna standard raggiungono i 20 mc.
La cabina è conforme alle norme CEE e presenta un livello sonoro interno pari a un LpA di 79,6 dB(A), mentre tutto il veicolo, prodotto nel 2001, risponde ai requisiti di sicurezza richiesti dalla direttiva macchine CEE 89/392 e successive modifiche.
Autocisterne
Sono costituite da automezzi con cisterna solidale da 12.000 litri di tipo stradale per il rifornimento di carburante. Consentono di trasportar l'acqua e di bagnare per l'abbattimento delle emissioni diffuse di polveri prodotte dal passaggio degli automezzi. Con tale mezzo si effettuano anche i lavori di idrosemina delle scarpate.
Per tutte le operazioni della lavorazione, dalla perforazione dei fori per l’alloggiamento dell’esplosivo con cui viene abbattuta la roccia, fino ai vari gradi della sua frantumazione e selezione verranno impiegate macchine di nuova costruzione e quindi rispondenti ai requisiti della direttiva macchine.
Impianti di lavorazione
Gli impianti di lavorazione del minerale proveniente dal cantiere estrattivo verranno realizzati su due diversi livelli (Tavola 3.4.4 – Schema planimetrico dell’impianto di lavorazione del minerale):
1. impianti di testa del fornello, ubicati sul piazzale a quota 585 circa e costituiti dal griglione di chiusura del fornello di gettito e dall’impianto mobile di frantumazione;
2.a - impianti di separazione del minerale utile dal minerale associato e dallo sterile, ubicati sul piazzale di base a quota 440 e costituiti essenzialmente da:
1 alimentatore sotto il fornello ;
1 nastro trasportatore in galleria;
vaglio principale di separazione dal materiale inquinato;
mulino e vagli di lavorazione del materiale associato;
alimentatori dell’impianto di micronizzazione dai cumuli del minerale utile.
2.b impianti di micronizzazione ubicati sempre sul piazzale di base a quota 440 e costituiti essenzialmente da:
2 frantoi primari 600 – 60;
vaglio a due tele per la selezione delle granulometria 60 – 40; 40 – 20; <20;
essiccatore, elevatore, silos e nastri di alimentazione dei mulini;
2 mulini e relativi vagli per produzione delle granulometria < 100 m; 100 – 600 m ; 600 m – 2 mm; 1 – 3 mm.
2 mulini per produzione delle granulometria < 100 m; 100 – 600 m ;
1 mulino per produzione dolomia ventilata < 100 m.
Il ciclo produttivo è articolato nei seguenti tre impianti:
1 – Impianto di testa del fornello
Griglione
Il minerale abbattuto nei cantieri di estrazione viene trasportato con dumper all’imbocco del fornello, dotato di un griglione, realizzato con sbarre di ferro distanziate di 30 cm. che verranno utilizzate per la coltivazione del cantiere programmato sono descritte di seguito. Il sopravaglio di pezzatura maggiore di 30 cm viene accumulato e successivamente ridotto tramite
Impianto mobile di frantumazione Trak OM 105G.
L'impianto mobile di prima frantumazione (track) è costituito da una tramoggia vibrante che alimenta il frantoio a mascelle. L'impianto di frantumazione mobile, posizionato presso il fornellone, provvede poi, tramite un nastro trasportatore, a scaricare il materiale frantumato nel fornellone stesso.
2 - Impianti di separazione
Il minerale gettato attraverso il fornello giunge nel camerone di base da dove, tramite il nastro trasportatore situato nella galleria di estrazione, viene portato a giorno agli impianti di lavorazione di quota 440.
Il vaglio principale effettua la separazione del minerale utilizzabile per la successiva lavorazione di micronizzazione, dal minerale inquinato. In questa fase il rendimento di arricchimento è di circa il 50% del tout venant.
Il minerale utile verrà depositato in due cumuli, uno di alimentazione dello stabilimento N.1 per la produzione di varie granulometrie ed uno di alimentazione dello stabilimento N. 2 di produzione della dolomite ventilata.
Il materiale associato viene successivamente trattato mediante ulteriore selezionatura e frantumazione secondaria ed inviato ai cumuli del materiale da utilizzare per usi civili.
3 – Impianti di micronizzazione
L’impianto di produzione del minerale industriale è composto essenzialmente di 5 settori.
Dai depositi del minerale utile il materiale utilizzabile per usi industriali viene inviato all’impianto di frantumazione di testa dell’impianto di micronizzazione. La frantumazione viene effettuata mediante due frantoi a mascelle con pezzatura massima di ingresso 600 mm e pezzatura di uscita 60 mm. Dai frantoi il minerale passa ad un vaglio a tre stadi che seleziona le seguenti pezzature:
40 – 60 mm per impiego nelle ferrovie e nei calcifici – resa 28 %;
20 - 40 mm per il successivo trattamento di micronizzazione – resa 60% ;
< 20 mm per l’alimentazione del mulino di produzione della dolomite ventilata – resa 12%.
2. La pezzatura 20 – 40 viene inviata all’impianto di essiccazione, costituito da un forno con potenzialità termica massima di 3.000.000 kCal/ora e minima di 1.000.000 kCal/ora, che riduce l’umidità del minerale da circa 2% a 0,5%.
Il minerale essiccato viene inviato ai mulini dello stabilimento N.1.
Lo stabilimento n. 1 è formato da due linee produttive ciascuna composta da 1 mulino, due vagli ed un separatore a vento; la linea produttiva n. 1 è dotata di filtro aspiratore a maniche, funzionante in controlavaggio ad aria compressa, con portata di 20.000 Nm3/h. La sezione filtrante possiede una tramoggia di decantazione del particolato che viene immesso pneumaticamente nel silos del prodotto finito. La loine aproduttiva n. 2 è analogamente dotata di filtro aspiratore a maniche, funzionante in controlavaggio ad aria compressa, con portata di 32.000 Nm3/h. La sezione filtrante possiede una tramoggia di decantazione del particolato che viene immesso pneumaticamente nel silos del prodotto finito. Lo stabilimento n. 1, per la riduzione della polverosità interna, è anche dotato di un impianto di pulizia pneumatico costituito da un filtro di depolverazione a 24 maniche con preselettore ciclonico ad alta efficienza. Il mezzo filtrante viene pulito automaticamente con un sistema ad aria compressa in controcorrente, con recupero delle polveri che vengono reimmesse nel ciclo produttivo.
Lo stabilimento n. 2 formato da una linea produttiva composta di 1 mulino, 2 vagli ed un filtro aspiratore a maniche, funzionante in controlavaggio ad aria compressa, con portata di 40.000 Nm3/h.Lo stabilimento è dotato di impianto di filtraggio analogo a quello dello stabilimento n. 1.
5. Nello stabilimento n. 2 sarà situato il mulino di produzione della sola dolomite ventilata, che riceve il minerale direttamente dal cumulo di alimentazione. Il minerale, attraverso un estrattore-alimentatore a disco rotante con velocità variabile regolata dal mulino, verrà immesso nel mulino a rulli dove avviene la macinazione in presenza di aria calda. L’aria proveniente da un generatore di calore da 1.500.000 kCal/h, viene introdotta per depressione nella zona di macinazione ed aspirata all’estremità superiore del mulino, dove un separatore rotante a velocità variabile provvede ad ottenere il taglio granulometrico desiderato. Il flusso arriva quindi al filtro di processo, suddiviso in due corpi gemelli, dove avviene la separazione delle polveri dall’aria. Il filtro è di tipo a maniche con pulizia automatica in controcorrente con tramogge di raccolta, gruppo di scarico polveri e camino dotato di silenziatore. Dai gruppi di scarico il materiale micronizzato, mediante un sistema combinato di sollevamento costituito da due coclee ed un elevatore, viene inviato ai silos del prodotto finito dotati di proboscide a soffietto per il carico delle autocisterne. Le caratteristiche produttive degli impianti di micronizzazione sono indicati nella Tabella 3.4.4.b - Caratteristiche di produzione nei settori di micronizzazione
Tabella 3.4.4.b - Caratteristiche di produzione nei settori di micronizzazione
|
SETTORE
|
LINEA PRODUTTIVA
|
N. MULINI
|
POTENZA COMPLESSIVA kw |
PRODUZIONE t/h | ||||
|
VENTILATA |
VETRERIA |
SABIETTA |
GRANELLA |
TOT | ||||
|
STABILIMENTO 1 |
1 |
2 |
300 |
8 |
31 |
9 |
12 |
60 |
|
STABILIMENTO 1 |
2 |
2 |
240 |
13 |
|
7 |
|
20 |
|
STABILIMENTO 2 |
|
1 |
315 |
16 |
|
|
|
16 |
La potenzialità complessiva dell’impianto di micronizzazione è di circa 96 t/ora.
Il ciclo produttivo è schematizzato nella Figura 3.4.4 – Diagramma di flusso
F
Figura a parte
igura 3.4.4 – Diagramma di flussoC) mezzi di trasporto
I mezzi di trasporto del prodotto finito sono costituiti da vari trattori stradali ( Mercedes Benz -) di proprietà della Ditta e comunque da quelli di vario tipo della clientela che carica il prodotto finito nel piazzale ove sono posizionati i capannoni.
Al paragrafo 5.9.2.3 è illustrata la stima degli impatti dovuti all’incremento di traffico compreso nei giorni lavorativi.
L’opportunità di evitare la strada di arrocco della miniera sul versante esposto alla visibilità ha indotto ad assumere la soluzione dell’adeguamento di una strada esistente che si sviluppa, in parte, all’esterno della concessione mineraria (Elab. B1 – Progetto di coltivazione ed Elab. I – Appendice B1.4.4.a: Relazione tecnica sulla strada di arroco di pertinenza esterna alla miniera “Schievenin”, in valle Storta).
Parimenti la difficoltà incontrata di utilizzare la viabilità comunale esistente, in Valle Schievenin, per trasportare il materiale dalla miniera alle località di trasformazione ed impiego, ha comportato la necessità di esaminare attentamente più ipotesi alternative fino ad individuare quella prescelta, consistente nella costruzione della “Galleria Schievenin” (Elab. B2 – Galleria Schievenin) opportunamente raccordata con la strada provinciale da e per Schievenin e la strada regionale 348 “Feltrina”.
I documenti relativi al progetto della galleria stradale di pertinenza della miniera sono:
Elab. B2A – Relazione geologica e geomeccanica della galleria “Schievenin”
Elab. B2B – Relazione tecnica della galleria “Schievenin” comprendente la rotatoria sulla SR 348 “Feltrina” (Appendice B2B.7).
Al riguardo, circostanza determinante sulla coltivabilità della miniera è stata, infatti, la prescrizione, stabilita nell’autorizzazione in data 28.04.1995 del Ministero per i Beni Culturali e Ambientali, di prendere precisi accordi con la locale Amministrazione Comunale sul trasporto a valle del materiale estratto.
In ambedue i casi sopra evidenziati si tratta di pertinenze esterne alla miniera, regolate dall’art. 23 del R.D. 29.07.1927, n. 1443: la strada di arroccamento è direttamente connessa alla miniera attraverso il progetto di coltivazione, la costruzione della “Galleria Schievenin” attiene alla insopprimibile funzione di collegamento della stessa miniera con la rete stradale per la commercializzazione e per il trasporto del minerale estratto in località distante.
Si tratta di opere che formano una unione strutturale e si trovano in un rapporto di servizio immediato ed attuale con la miniera.
Dal carattere pertinenziale delle suddette opere trova fondamento la loro ammissibilità normativa.
Infatti la miniera e le sue pertinenze sono disciplinate dal 5° comma dell’art. 17 delle N. di A. del PTRC e dall’art. 17 del PAMAG, che escludono da divieto assoluto l’attività delle miniere, come illustrato rispettivamente ai paragrafi 2.3.2 e 2.3.8.
Sotto il profilo del giudizio di compatibilità la costruzione della strada di arrocco fa parte dei lavori del progetto di coltivazione, come emerge dal quadro ambientale del cap. 3.
Il giudizio di compatibilità della “Galleria Schievenin” è espresso con l’analisi delle componenti viabilità e traffico al paragrafo 5.9 e delle componenti suolo e sottosuolo al paragrafo 5.4.
Per rendere disponibile la risorsa proveniente dalla miniera è necessario che i mezzi di trasporto possano raggiungere le località di utilizzo.
Allo scopo di risolvere il problema del trasporto del materiale, in osservanza della prescrizione impartita con la già ricordata autorizzazione del Ministero per i Beni Culturali e Ambientali del 28.04.1995, di prendere accordi con l’Amministrazione Comunale sul trasporto a valle del materiale con mezzi pesanti, la Proponente ha preso in considerazione le seguenti alternative con i risultati evidenziati per ciascuna di esse, arrivando a definire anche l’area vasta dell’intervento (Allegato A1: 3.4 – Alternative di viabilità ed ambito di influenza potenziale dell’intervento):
uso della viabilità comunale esistente (Linea continua di colore giallo):
l’ipotesi si è rivelata non attuabile per l’attraversamento dei mezzi pesanti del centro abitato di Quero e della frazione di Schievenin ritenuto non compatibile con le caratteristiche dell’abitato e con le esigenze degli abitanti;
costruzione di tratto stradale lungo il torrente Tegorzo (Linea continua di colore verde scuro) e uso di tratto stradale esistente:
l’ipotesi avrebbe comportato l’attraversamento di Schievenin e consentito di non attraversare il centro abitato di Quero, ma avrebbe reso necessario l’interessamento di parte dell’abitato di Fener.
La costruzione della strada lungo il torrente Tegorzo, corso d’acqua vincolato paesaggisticamente, e l’interessamento dell’abitato di Fener sono state ritenute circostanze non superabili;
costruzione di due gallerie (Linea di colore marrone):
una di aggiramento a monte della frazione di Schievenin e l’altra sotto il M. Cornella, nelle vicinanze di Ponte Cagnin, con uscita diretta sulla SR 348 “Feltrina” per evitare il centro abitato di Quero.
L’ipotesi non avrebbe soddisfatto la necessità di escludere completamente il traffico pesante dalla strada per Schievenin e, pertanto, è stata abbandonata;
trasporto del materiale della miniera con nastri (Linea continua di colore bleu).e poi in galleria sotto M. Cornella, nei pressi di Ponte Cagnin, con uscita dei mezzi sulla SR 348 “Feltrina” :
i nastri avrebbero interessato un percorso, all’incirca parallelo alla condotta idrica in destra del T. Tegorzo, in modo abbondantemente mitigabile, ma inevitabilmente lungo circa 2,750 m, fino a un piazzale che è parso di dimensioni insufficienti, dove costruire un cantiere con la necessaria attrezzatura per le operazioni di accumulo, deposito, parcheggio dei mezzi e caricamento degli stessi.
L’ipotesi è stata abbandonata per i costi aggiuntivi di gestione dell’impianto, di deposito, di movimentazione e caricamento del materiale sui mezzi pesanti, oltre che per l’inevitabile impatto ambientale che ne sarebbe derivato nella valle per la presenza di altro cantiere;
costruzione della “Galleria Schievenin”, pertinenza della miniera (delimitata da linee di colore rosso):
si tratta della costruzione di una unica e continua galleria sul percorso dalla miniera al nuovo raccordo sulla SR 348 “Feltrina”, precisato alla lettera seguente;
costruzione di raccordo tra SP 21 da e per Schievenin e la SR 348 “Feltrina” (Disegno in colore verde chiaro e giallo):
l’opera, tramite rotatoria, regolerà sia il traffico normale per il centro di Quero, sia quello della stessa galleria.
Le opere indicate alle suddette lettere e) ed f), descritte nel paragrafo seguente, sono state prescelte perché soddisfano pienamente la prescrizione del Ministero dei Beni Culturali ed Ambientali, in quanto nessun veicolo pesante passerà per il centro abitato di Quero e per quello della frazione di Schievenin.
La costruzione della galleria non riguarda una nuova strada aperta al pubblico, ma un collegamento, ad esclusivo uso dell’attività di miniera della quale è pertinenza, che esclude il passaggio di mezzi dagli abitati di Schievenin e di Quero,
La galleria allo studio si estende fra l’area di concessione mineraria a nord dell’abitato di Schievenin e la strada provinciale Feltrina 348.
Essa si sviluppa interamente in sinistra idrografica ai torrenti Tegorzino e Tegorzo, per una lunghezza totale di 3960 m circa.
La quota nord d’imbocco sarà a 413 m s.l.m., appena a monte del guado presente sul torrente Tegorzino fra la strada comunale e l’area della concessione mineraria. L’imbocco sud si raccorderà con la quota 220 m s.l.m. della strada comunale.
Le quote galleria avranno una pendenza costante fra i 2 imbocchi e la galleria Enel; quest’ultima verrà intercettata approssimativamente alla progressiva 3320 di progetto; rispetto ad essa bisognerà mantenere un franco di almeno 40 m.
La galleria avrà una larghezza di 7,5 m ed un’altezza di 7 m, con una sezione di scavo di 45 m2.
Un ponte camionabile sul torrente Tegorzino collegherà l’area mineraria alla strada comunale in prossimità dell’imbocco nord.
Il progetto della prevista galleria è stato formulato tenendo in considerazione i seguenti aspetti:
necessità di rispettare le norme sui beni ambientali e culturali significativi dei luoghi di intervento;
necessità di non provocare disturbi a persone ed a strutture diverse con le vibrazioni che si produrranno sia nel corso degli scavi che, in seguito, con il traffico pesante;
necessità di salvaguardare la stabilità dei pendii in essere;
necessità di non interferire con le utenze idropotabili precostituite o di particolare interesse;
necessità di convogliare le acque di scorrimento superficiale nel reticolo idrografico principale e/o secondario, in modo da non alterare lo schema di circolazione idrica superficiale.
Il punto 1 è stato sviluppato ampiamente nel “Quadro Programmatico”; il punto 2 è stato analizzato e valutato relativamente alla componente ambientale “Rumore e vibrazioni” e nell’Elab. C – Vibrazioni indotte.
Relativamente al punto 3 si rileva quanto segue:
in area non sono visibili dissesti potenziali od in atto;
la galleria, con la sola eccezione degli imbocchi, è impostata molto all’interno dei pendii;
con la progettazione attuata è stata salvaguardata la stabilità dei fronti di scavo, incidendo di conseguenza anche nella salvaguardia dei pendii esterni alle opere;
in fase esecutiva si integrerà la caratterizzazione geotecnica e geomeccanica della galleria e dei pendii che interagiscono con essa, con indagini geognostiche ed idrogeologiche di maggior dettaglio, adeguate a quello che sarà il tracciato esecutivo..
Relativamente al punto 4 l’unica captazione idropotabile perenne è la sorgente A5/6. Rispetto al bacino idrografico, la sorgente è ubicata alcune centinaia di metri a monte del tracciato della galleria (Carta idrogeologica di dettaglio – Allegato B2.4.2.a). La struttura idrogeologica che funge da bacino di alimentazione della sorgente, localmente è costituita dal fianco di un’anticlinale (vedi Carta schematica delle Unità idrogeologiche – Tavola B1.2.6.a); anche in riferimento ad essa la galleria è ubicata a valle rispetto alla sorgente.
Gli elementi suddetti dimostrano che non vi può essere interferenza fra la galleria ed il sistema idrico locale.
Relativamente al punto 5 non sono ipotizzabili turbative possibili, in quanto le acque eventualmente drenate dalla galleria verranno restituite al reticolo idrografico locale dalla “finestra” di progetto.
Il tracciato sotterraneo non compromette le caratteristiche naturali e quelle tutelate dai vincoli idrogeologico e paesaggistico. Le due estremità saranno sistemate con adeguate misure di mitigazione ambientale
Il raccordo tra strada provinciale da e per Schievenin con la strada regionale 348 “Feltrina” costituisce un’opera di pubblica utilità, necessaria a migliorare le attuali condizioni di sicurezza e concorre a mitigare l’effetto della immissione dei mezzi della miniera nel traffico della suddetta strada regionale (§ 2.3.12).
Ulteriori approfondimenti possono essere acquisiti attraverso la consultazione per gli aspetti geologici e geomeccanici dell’Elab. B2A e per quelli costruttivi dell’Elab. B2B ed Appendice B2B.7.
Le caratteristiche e le azioni di progetto individuate nel paragrafi precedenti, confrontate ed incrociate con lo stato ambientale attuale dell’area interessata, consentono di identificare le interferenze progetto/ambiente, distinte per l’attività di estrazione e per l’attività di ricomposizione e post ricomposizione.
L’analisi delle interferenze è condotta, su ciascuna componente ambientale, individuando le interferenze prefigurabili e assegnando loro un livello (prioritario o secondario), al quale corrisponde un adeguato approfondimento nel Quadro Ambientale (capitoli 4 e 5). L’individuazione delle priorità è effettuata tenendo conto della sensibilità intrinseca delle singole componenti ambientali, sia in relazione al loro grado di qualità, sia come residua capacità di carico ambientale nei confronti di pressioni di origine esterna (progetto).
La valutazione di tale sensibilità intrinseca è guidata da considerazioni relative a:
pregio – aree oggetto di specifici strumenti di tutela, aree ad elevata diversità ecologica e/o naturalità, aree con presenza di specie di elevata importanza, morfologie caratteristiche dell’ambiente di intervento;
criticità – aree non in grado di sopportare ulteriori carichi inquinanti; aree con caratteristiche strutturali e funzionali gravemente compromesse;
degrado – aree la cui realtà ambientale esprime una situazione precaria che pressioni esterne, anche modeste, porterebbero a condizioni di criticità.
Una volta individuate tutte le interferenze potenziali, sono selezionate quelle più significative, al fine di effettuare le analisi per la stima degli impatti secondo un approccio “top down”. Tale approccio concentra le analisi sulle componenti maggiormente interessate dagli effetti dell’intervento, pur senza trascurare tutte le altre interferenze individuate dall’analisi stessa. Queste ultime, vengono analizzate con un livello di approfondimento inferiore, adeguato alla loro rilevanza.
Le interazioni individuate tra il progetto e le diverse componenti ambientali, relativamente all’attività di estrazione, sono esposte nella Tabella 3.4.7 - Interazioni indotte sull’ambiente per l’attività di estrazione, assieme al grado di priorità assegnato (in grassetto le interferenze prioritarie, con carattere normale quelle a priorità secondaria).
Va precisato che tali giudizi di priorità non corrispondono a livelli di impatto, alti e bassi che siano. Essi identificano, sulla base delle scelte progettuali e di una analisi ambientale preliminare, le interferenze potenziali di maggior rilievo.
In riferimento alle interazioni progetto/ambiente nell’attività di estrazione vengono segnalate, in particolare, interferenze di ordine prioritario collegabili ad aspetti fisico – ambientali, morfologici, naturalistici ed antropici indotti dai lavori sui pendii e strettamente connessi alla tipicità dell’intervento. Tali interferenze sono riconducibili alle seguenti tematiche:
effetti per emissioni sull’ambiente di polveri, rumore dell’ attività estrattiva e generazione di vibrazioni dovute allo scoppio di mine;
modifica delle qualità delle acque del sistema di corsi d’acqua Tegorzino e Tegorzo vincolati della valle Storta;
Tabella 3.4.7 - Interazioni indotte sull’ambiente per l’attività di estrazione (in grassetto le interferenze prioritarie).
|
Componente |
Descrizione dell’interferenza (in grassetto interferenza prioritaria) | |
|
Atmosfera |
Modifica della qualità dell'aria per emissioni di polveri < 10 m dai lavori di abbattimento e dall’impianto | |
|
Disturbi per Cà Begnaminon per polveri depositate in condizioni atmosferiche sfavorevoli, attuando interventi di mitigazione e accorgimenti operativi. | ||
|
Modifica della qualità dell'aria per emissione di gas combusti dai mezzi di cantiere, reazione esplosiva e impianto di micronizzazione | ||
|
Modifica della qualità dell'aria per emissione di gas combusti dai mezzi di trasporto esterno al cantiere | ||
|
Ambiente idrico |
Modifica della qualità delle acque del sistema dei corsi d’acqua Tegorzino e Tegorzo per aumento della concentrazione di solidi sospesi | |
|
Suolo e sottosuolo |
Effetti sulla stabilità dei versanti | |
|
Variazione del regime idrico superficiale | ||
|
Variazione del trasporto solido e rischio idraulico | ||
|
Variazione nella circolazione idrica sotterranea | ||
|
Utilizzo/consumo di risorse naturali (suolo e sottosuolo) | ||
|
Vegetazione flora |
Perdita temporanea di habitat, alterazioni microclimatiche ed idrogeologiche | |
|
Effetti sulla vegetazione per alterazione della componente pedologica | ||
|
Effetti sulla vegetazione per alterazione idrogeologica | ||
|
Fauna |
Perdita temporanea di habitat per effetto diretto dovuto a variazione della copertura vegetale e per disturbo sonoro | |
|
Perdita temporanea di habitat per effetto indiretto dovuto ad alterazione della qualità delle acque e per la possibile presenza di polveri | ||
|
Ecosistemi |
Perdita di habitat per la sola area estrattiva per modifica temporanea della destinazione d’uso | |
|
Perdita di habitat per effetto indiretto per disturbo indotto da rumore e polveri | ||
|
Effetti sugli habitat per alterazione idrogeologica | ||
|
Paesaggio |
Riduzione della naturalità per riduzione del manto vegetale | |
|
Disturbo sulla percezione visiva ed acustica prodotto dall’attività estrattiva | ||
|
Introduzione di geometrie artificiali | ||
|
Beni culturali |
Alterazione e/o eliminazione di siti od oggetti di interesse archeologico e storico | |
|
Viabilità e Traffico |
Variazione del flusso veicolare per il trasporto dei mezzi, delle attrezzature e del materiale esternamente alla miniera: | |
|
a) in Valle Schievenin | ||
|
b) sulla sr 348 “Feltrina” | ||
|
Rumore e vibrazioni |
| |
|
Effetti indotti sull'ambiente dall'emissione di rumore durante il brillamento di mine |
| |
|
Effetti indotti sull'ambiente dall'emissione di rumore dai mezzi di cantiere e dall’impianto |
| |
|
Effetti indotti sull'ambiente dall'emissione di rumore dai mezzi di trasporto esterno |
| |
|
| ||
|
Effetti indotti sull'ambiente dalle vibrazioni generate dal brillamento di mine di estrazione |
| |
|
Effetti indotti sull'ambiente dalle vibrazioni generate dal brillamento di mine nella galleria Schievenin |
| |
|
|
Effetti pesreturbativi indotti sulla galleria idroelettrica ENEL Sonna - Quero |
|
|
Energia |
Effetto sulla qualità della vita |
|
|
Effetto sul sistema energetico |
| |
|
Salute umana |
| |
|
Rischi e/o disagi dovuti alle operazioni di coltivazione |
| |
|
Rischi e/o disagi per uso di macchine, attrezzature, impianti e sostanze |
| |
|
| ||
|
Rischi e disagi per emissione di polveri (per Cà Begnaminon sono state individuate le mitigazioni ai § 5.2.6 - 5.12.4.B/a) |
| |
|
Rischi e disagi per emissione di gas |
| |
|
Disturbo per emissione di rumore (per Cà Begnaminon sono state individuate le mitigazioni ai §§ 5.10.4 - 5.12.4.B/c) |
| |
|
Effetti nocivi per emissione di vibrazioni |
| |
|
Effetti negativi per lanci di materiale (accorgimenti indicati al § 5.12.3.B/d per Cà Begnaminon) |
| |
|
Effetti negativi per caduta sassi e massi(§ 5.12.3.B/e) |
| |
|
Sistema socio - economico |
Effetti sull’occupazione diretta ed indiretta |
|
stabilità dei versanti;
alterazione della circolazione idrica sotterranea
taglio delle specie arboree ed arbustive e scotico con conseguente eliminazione delle specie erbacee durante l’attività di estrazione, alterazione microclimatiche, idrogeologiche e podologiche ed effetti sulla fauna;
perdita di habitat, sull’area di intervento, per modifica temporanea di destinazione d’uso e per rumore e polvere, relativamente agli ecosistemi e a SIC/ZPS;
alterazioni/disturbi/modificazioni rispetto alla naturalità e alle vocazioni paesaggistiche dell’area;
effetti sulla viabilità e sul traffico;
emissioni sonore derivanti dai mezzi di cantiere utilizzati per l’estrazione e per il trasporto;
effetti sul sistema energetico;
effetti dovuti al brillamento di mine nei lavori di avanzamento della galleria Schievenin sugli edifici in prossimità del tracciato e sulla galleria idroelettrica;
effetti sul sistema socio - economico.
Vengono segnalate, altresì, interferenze di ordine secondario per le seguenti tematiche:
alterazione della circolazione idrica superficiale
rischio idraulico connesso al trasporto solido;
utilizzo/consumo di risorse naturali (suolo e sottosuolo)
effetti sulla vegetazione e sugli habitat per alterazione idrogeologica;
disturbo alla visibilità prodotto dall’attività estrattiva;
presenza di polveri e rumori in rapporto alla fauna;
emissioni di gas derivanti dai mezzi di cantiere utilizzati per l’estrazione e per il trasporto;
lanci di materiale e caduta di sassi e massi;
siti di interesse storico-culturale o rinvenimento di reperti archeologici in relazione all’area di intervento ;
effetti del rumore per brillamento delle mine, uso dei mezzi di cantiere e di trasporto;
effetto dell’energia sulla qualità della vita;
disturbi, fastidi, rischi per i lavoratori e la popolazione.
Analogamente a quanto fatto per l’attività di estrazione, anche per quella di ricomposizione e post ricomposizione sono di seguito esposte, in Tabella 3.4.8 - Interazioni indotte sull’ambiente per l’attività di ricomposizione e post ricomposizione, le interazioni individuate tra il progetto e le componenti ambientali maggiormente coinvolte nella fase in argomento, assieme al grado di priorità assegnato (in grassetto le interferenze prioritarie e con carattere normale quelle secondarie).
L’approccio utilizzato per la valutazione delle interferenze e per l’assegnazione della loro priorità è nuovamente di tipo “top-down”, già specificato in precedenza.
Tabella 3.4.8 - Interferenze indotte sull’ambiente per l’attività di ricomposizione e post ricomposizione (in grassetto le interferenze prioritarie)
|
Componente |
Descrizione dell’interferenza (in grassetto interferenza prioritaria) |
|
Suolo e sottosuolo |
Effetti sulla stabilità dei versanti |
|
Variazione del regime idrico superficiale | |
|
Variazione del trasporto solido e rischio idraulico | |
|
Variazione nella circolazione idrica sotterranea | |
|
Utilizzo/consumo di risorse naturali (suolo e sottosuolo) | |
|
Vegetazione flora |
Alterazione temporanea di habitat |
|
Ricostituzione di habitat | |
|
Fauna |
Ricreazione di habitat per la variazione della morfologia del suolo e copertura vegetale |
|
Alterazione temporanea del grado di fruizione per il passaggio dei mezzi meccanici durante i lavori di ripristino | |
|
Ecosistemi |
Perdita di habitat per effetto indiretto: disturbo prodotto da rumori e polveri, alterazione della qualità delle acque |
|
Miglioramento di habitat per effetto diretto | |
|
Paesaggio |
Riformazione di più habitat per effetto diretto secondo un disegno paesaggistico locale e conseguente riduzione della visibilità dell’intervento |
|
Disturbo prodotto dalle attività di ricomposizione |
Per quanto concerne l’attività di ricomposizione e post ricomposizione le interferenze riguardano prioritariamente gli effetti del progetto di ricomposizione nella sua evoluzione e, una volta ultimato, sulle diverse componenti. Molte delle interferenze, pertanto, sono comuni con l’attività di estrazione, in particolare quelle di ordine prioritario riguardanti la componente suolo e sottosuolo, per la quale appare opportuna la valutazione della modifica della stabilità dei versanti, degli effetti sulla circolazione idrica sotterranea a seguito del completamento dell’attività di ricomposizione.
Di ordine prioritario, inoltre, sono le interferenze sulle componenti naturalistiche (Vegetazione, Flora e Fauna ed Ecosistemi) e sul Paesaggio, tramite la cui analisi, è verificata l’efficacia dell’intervento di ricomposizione in termini di riformazione di habitat e di ecosistemi, introduzione di specie vegetazionali di pregio e di recupero delle vocazioni paesaggistico-ricreazionali dell’area.
Analogamente all’attività di estrazione sono evidenziate le interferenze sui SIC/ZPS, direttamente coinvolti nella ricomposizione, che sono trattate all’interno della componente Ecosistemi.
Correlate alle operazioni di cantiere dell’attività di ricomposizione, l’analisi evidenzia anche interferenze di priorità secondaria: per la componente suolo e sottosuolo la valutazione della variazione della circolazione idrica superficiale, ambientale e del rischio idraulico connesso al trasporto solido e dell’utilizzo/consumo di risorse naturali (suolo e sottosuolo), per la componente vegetazione - flora l’alterazione temporanea di habitat, per la componente Ecosistemi e SIC/ZPS la perdita di habitat per effetto indiretto dovuto al disturbo prodotto da rumori e polveri, per la componente Paesaggio il disturbo prodotto dalle attività di ricomposizione ambientale
La valutazione economica discende dai seguenti elementi:
Inquadramento economico del comparto estrattivo nell’area
Il progetto prevede la coltivazione del giacimento di dolomia e il trattamento nell’impianto di frantumazione e nello stabilimento produttivo annesso di un quantitativo di circa 650.000t annue di carbonato doppio di calcio e magnesio. L’azienda tra impieghi diretti ed indiretti (trasportatori, fornitori e consulenti) occuperà alcune decine di addetti.
Il materiale prodotto per le sue peculiari caratteristiche verrà richiesto per l’alimentazione di impianti industriali a lavorazione continua che interessano alcune migliaia di addetti.
Relazione domanda offerta
Nel corso degli anni la richiesta di dolomia per uso industriale è andato via via aumentando: in particolare per quanto riguarda il materiale macinato e micronizzato, che rappresenterà una quota superiore al 60% del totale del minerale utile, proveniente dall’impianto di arricchimento primario.
Bilancio economico dell’attività
Con l’intervento proposto è prevista la produzione di 250.000 m3/anno.
Sotto il profilo degli investimenti bisogna tenere presente che dovranno essere acquisiti i mezzi e gli impianti indicati al precedente paragrafo 3.4.4.
Ovviamente sarà necessario anche costruire la strada di arroccamento ed il sistema fornello – galleria, nonché procedere alla graduale scopertura del giacimento.
Un investimento di notevole impegno sarà quello necessario per la realizzazione della “galleria Schievenin” per eliminare il traffico dai centri abitati di Quero e della frazione Schievenin.
Costi intervento e costi di gestione e ricavi
Il progetto in esame prevede la coltivazione di 7.950.000 m3 di dolomia, pari a circa 20.670.000 t di materiale da lavorare, considerato come valore dell’ammasso roccioso.
Il valore attuale del materiale grezzo, posto sul piazzale della miniera è di 5 Euro/t, contro un costo di coltivazione intorno ai 4 Euro/t. Il materiale sarà vagliato a varie pezzature acquistando un valore commerciale di 9 Euro/t, con un costo di 6,5 Euro/t. Il 50% circa verrà trattato nell’impianto di base per la produzione delle varie granulometrie commerciabili. Di queste, una quota pari al 70% circa sarà sottoposto a trattamento di micronizzazione acquisendo un valore di mercato di 12 Euro/t, (costo di produzione complessivo di 10 Euro/t); del materiale micronizzato, il 40 % circa verrà trasformato in prodotto ventilato con un valore commerciale di 13 Euro/t, a fronte di un costo di 10 Euro/t.
Per la determinazione dei costi relativi all’istruttoria dell’intervento proposto viene redatto il relativo preventivo di spesa in osservanza di quanto stabilito dalla D.G.R. del 19.07.2005, n. 1843. Emerge così che la stima dei costi dell’intervento, nel suo complesso, ammonta indicativamente a € 78.260124 come illustrato nella Tabella 3.4.9 – Costi delle operazioni.
Tabella 3.4.9 – Costi delle operazioni.
|
Descrizione degli interventi |
Quantitativi |
Prezzo € |
|
GALLERIA SCHIEVENIN |
|
|
|
Costruzione della galleria pertinenziale dalla miniera alla sr n. 348 Feltrina: larghezza di 7,5 m, altezza 7 m, con una sezione di scavo di 45 m2 |
m 3960 |
14.000.000 |
|
PONTE |
|
|
|
Costruzione del ponte Baley, largo 8 m, sul torrente Tegorzino per il collegamento dell’area mineraria di coltivazione con la strada comunale e l’imbocco della galleria pertinenziale suddetta |
n.1 |
300.000 |
|
STRADA DI ARROCCAMENTO |
|
|
|
La strada di arroccamento esterna, che costituisce pertinenza della miniera, sarà ottenuta con modesti allargamenti del sentiero forestale esistente sino al raggiungimento del nuovo tracciato di prolungamento (m 1068). A partire da quota 580 m s.l.m sarà realizzato il nuovo tratto di tracciato permanente, di larghezza di circa 5 m, che si svilupperà fino a 590 m s.l.m. al limite della concessione mineraria (m 425). A fine coltivazione il sedime verrà ridotto ad una larghezza massima di circa 2,5 – 3 m |
m 1.483 |
300.000 |
|
GALLERIA DI BASE |
|
|
|
Perforazione dei fori in avanzamento per le volate successive fino alla profondità desiderata, con sgombero ed allontanamento, tramite camion, dei detriti; messa in sicurezza della volta. €/m |
m 220 |
264.000 |
|
FORNELLO |
|
|
|
Impiego della tecnologia “raise boring”: esecuzione di foro guida del diametro di circa 350 mm dall’alto verso il basso, fino a raggiungere la camera di fondo; montaggio sulla colonna di perforazione della testa di alesaggio, che procedendo dal basso verso l’alto scava il fornellone del diametro di 4 m; sgombero dei detriti ed allontanamento con camion. |
m 145 |
87.000 |
|
LAVORI ESTRATTIVI |
|
|
|
Esecuzione di accurata pulizia del sito col taglio della vegetazione dove necessario; costruzione della viabilità interna e suo aggiornamento in funzione dello sviluppo dei lavori; recupero, il più possibile, della terra di sottofondo che, attraverso l’uso di pala cingolata e di escavatore, sarà posta a dimora nelle prossimità per il riutilizzo successivo nella ricomposizione ambientale; perforazione della volata con perforatrice idraulica; abbattimento del materiale tramite esplosivo; disgaggio della parete con escavatore; caricamento del materiale sui dumper, tramite escavatore e pala gommata; trasporto interno tramite dumper fino al track; frantumazione primaria in quota; trasporto a mezzo di fornello subverticale, galleria di servizio e nastri trasportatori fino all'impianto "fisso". |
t 20.670.000 |
59.842.000 |
|
IMPIANTI |
|
|
|
Impianto fisso di lavorazione primaria; Impianto di micronizzazione sul piazzale di base; Caricamento del materiale per il trasporto esterno per lo più mediante autocarri (bilici) e autocisterne. |
n. 2 |
2.000.000 |
|
RIMODELLAMENTO VERSANTE: |
|
|
|
Sistemazione del terreno attraverso il riporto del materiale di scopertura e terroso, nonché livellamento e rimodellamento delle scarpate, esclusa la fornitura (operazione meccanica) |
m3 60.962 |
385.891 |
|
Opere di ingegneria naturalistica e microgradonature |
m2 15288 |
169.698 |
|
Opere di ingegneria naturalistica a sviluppo lineare |
m 10.000 |
111.000 |
IMBRUNIMENTO VERSANTI |
|
|
|
imbrunimento attraverso l’irrorazione degli stessi con un composto formato da resine acriliche, composti chimici ossidanti integrato con sementi e materiali tesi alla prima colonizzazione floristica della superficie. |
m2 8587 |
9.274 |
INERBIMENTO |
|
|
|
Costo per l’inerbimento dei gradoni mediante lo spargimento a spaglio di un miscuglio di sementi di specie erbacee selezionate Kg. 100/ha più concime €. 1,11/mq |
m2 44.173 |
49.032 |
|
Idrosemina potenziata con collanti e ammendanti Realizzazione di un inerbimento su di una superficie piana o inclinata mediante la tecnica dell’idrosemina consistente nell’aspersione di una miscela formata da acqua, miscuglio di sementi di specie erbacee selezionate e idonee al sito (40 gr./mq), concime organico, collanti e sostanze miglioratrici del terreno; il tutto distribuito in un’unica soluzione con speciali macchine irroratrici a forte pressione (idroseminatrici), tutto compreso, esclusa solo la preparazione del piano di semina. |
m2 95019 |
152.031 |
IMPIANTO SPECIE ARBOREE/ARBUSTIVE |
|
|
|
Fornitura e messa a dimora di specie arboree o arbustive, in vasetto o alveolo, compresa l’apertura di buca 40 x 40 cm; collocamento a dimora delle piante; compresa la ricolmatura e la compressione del terreno; fornitura e posa di tutore (bambù); prima irrigazione (20 l/pianta); compreso oneri per picchettamento e allineamento. Risarcimenti compresi pari al 15% del totale. |
n. 57857 |
340.198 |
|
RACCORDO STRADALE |
|
|
|
Partecipazione alla spesa per la costruzione del raccordo stradale con rotatoria tra sp 21 e sr 348 |
|
250.000 |
|
TOTALE GENERALE |
|
78.260.124 |
Le attività economico - produttive collegate
La Dolomia, che costituisce il banco fertile del giacimento, ha una composizione omogenea e purezza elevata. Queste caratteristiche, rare da ritrovare in natura, consentono di soddisfare la richiesta di carbonato doppio di calcio e magnesio con prodotti a diversa granulometria per utilizzi specialistici, come già evidenziato ai paragrafi 1.2.2 e 1.2.3.
All’interno dell’area vasta, come definita alla Tavola 4.1.3 – Ambito di influenza potenziale dell’intervento non risultano ricadere altri progetti che interferiscano con quello di coltivazione proposto.
61