La grande impostura dell’emergenza intercettazioni
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di Chiazzese
Ora che ne abbiamo letto il testo e abbiamo potuto verificare che del declamato equilibrio non c’è traccia alcuna nella proposta di legge deliberata dal Governo venerdì scorso e che, invece, oltre all’irresponsabile e radicale taglio alle intercettazioni di conversazioni telefoniche, c’è la sostanziale completa soppressione delle intercettazioni di conversazioni tra presenti e ci sono altre micidiali mine ad orologeria sparse qua e là, non c’è più alcun dubbio.
Come ha scritto Marco Travaglio, chiudendo la sua Ora d’Aria del 14 giugno, “da qualunque parte la si guardi, è una legge salvacriminali”.
Sintetico ed efficace per un semplice motivo, è la verità.
Gli altri, quasi tutti, rispondendo in coro al richiamo degli impresari, ispirato alla collaudata tecnica di creare emergenze pubbliche per coprire e risolvere magagne privatissime, cantano in coro: in Italia è troppo facile intercettare! In Italia ci sono troppe intercettazioni! In Italia si spende una cifra enorme in intercettazioni, addirittura il 33%! In Italia siamo tutti intercettati! Se non domani, dopodomani o al più tardi il prossimo fine settimana, vedrete spiattellate su tutti i giornali e su tutti i canali televisivi le vostre conversazioni con i fidanzati o le fidanzate, con i mariti o le mogli, con i compagni o le compagne, con gli amanti o le amanti; presto, forse oggi stesso sul tg di mezza sera o al massimo domani sul quotidiano della mattina, saranno sbattute in pasto alla “morbosa curiosità” della “gggente” le vostre preferenze sessuali, i vostri sospiri, le vostre parole d’amore, le vostre confidenze più segrete!
Attori e coristi sono stati precettati in massa. Poi ci sono quelli che non mancano mai, pronti a servire il principe senza che questi batta ciglio. La potenza di fuoco impegnata è gigantesca.
Merita sicuramente l’appellativo di “Maestro fuochista” Piero Ostellino che, ne “il Dubbio” del 14 giugno, rappresenta un’Italia invasa da “intercettazioni di massa”, fatte non “di fronte a una specifica ipotesi di reato da accertare, ma nella speranza che un qualche reato salti fuori”.
Le castronerie non solo fioccano che è un piacere ma assumono dimensioni colossali.
E ciò che più lascia esterrefatti è vedere professoroni delle università degli impresari pronti a sorreggerle e puntellarle con argomenti semplicemente risibili.
E così c’è chi scrive sui giornali degli stessi impresari le cui magagne sono state disvelate dalle intercettazioni, che sì, effettivamente è così, siamo in piena emergenza, occorre presidiare le nostre libertà da alcune pericolosissime minoranze.
Quali? Ovviamente non i criminali.
Da chi provengano i pericoli per le libertà e da chi occorra proteggersi è presto detto: uno sparuto manipolo di giornalisti che danneggia l’immagine dell’intero mondo dell’informazione e un ristretto numero di magistrati che rischia di minare la fiducia del cittadino nel sistema giudiziario.
E come costituire un adeguato presidio contro questa ribalda masnada?
La risposta è semplice e ce la suggerisce l’ineffabile e disinteressato Luciano Violante, prossimo componente bipartisan della Corte costituzionale, uomo la cui assoluta imparzialità è ora finalmente riconosciuta quasi unanimemente (ci sono, ancora per poco per fortuna, quei due o tre sciagurati grilli parlanti che non si vogliono convincere a riconoscere la “Verità”): “il vero scandalo delle intercettazioni - tuona l’Autorità - è nella impunità per la violazione del segreto”.
Poco importa a Violante che quasi mai ci sia stata violazione di segreti, in particolare nel caso che gli sta più a cuore, le conversazioni di alcuni “compagni” legittimamente trascritte nelle ordinanze di Clementina Forleo e legittimamente conosciute dagli italiani; e poco gli importa, soprattutto, del sudiciume che le intercettazioni mettono in luce.
Sì, è vero, un caso di lesione della privacy c’è stato. E’ stata violata l’intimità di Anna Falchi, altrimenti così saldamente salvaguardata. Che cosa non si fa per Anna!
Ma delle due l’una: o questa legge la vuole la bella attrice di Tampere o la vogliono alcuni potenti ai quali i tappeti a disposizione non bastano più a nascondere la mondezza in circolazione. Non risulta che la Falchi si sia agitata granché.
Resta la seconda possibilità.
Insomma, il re non può, non deve apparire nudo.
Se proprio non si riesce più a coprirlo, se anche le vesti più moderne, ampie e resistenti lasciano comunque trapelare alcuni rotoli della prorompente ciccia, allora si accechino definitivamente quei pochi bambini che ancora, per dovere o per passione, si ostinano a voler guardare.
Orsù dunque, se le intercettazioni rivelano schifezze immonde, il gioco è presto fatto: cancelliamo le intercettazioni, istituiamo nuovi segreti e teniamoci le schifezze nelle quali chi sa e chi può sguazza meravigliosamente sulle spalle di tutti gli altri, secondo la legge più antica e l’unica dotata di vera effettività, quella del più forte.
Come dicevamo, stanno tentando di farci credere che l’iniziativa del Governo risponde ad una grande emergenza nazionale.
Se ci stiano riuscendo o meno non lo sapremo mai perché anche i dati che vengono diffusi sulle idee degli italiani sono totalmente inaffidabili.
I dati sulle intercettazioni, invece, ci sono e ovviamente non sono quelli ingannevoli sparati dal Ministro Alfano.
Chi è disposto a conoscere i dati veri – la conoscenza costa fatica ma è il presupposto della libertà – si potrà rendere conto che siamo di fronte a una grande impostura.
Arriveranno su questo blog specifici e puntuali commenti tecnici che evidenzieranno i danni enormi che la proposta governativa rischia di arrecare, se trasformata in legge, alla scoperta dei reati e gli ulteriori ostacoli ingiustificati che rischia di frapporre all’individuazione dei responsabili.
Intanto smascheriamo la mala fede di chi questa impostura regge e governa.
Vi riporto un testo di grande interesse:
«Uno dei temi più scottanti emerso in occasione delle polemiche pubbliche a tutti i livelli è quello relativo all'ampiezza dei poteri della magistratura nel disporre controlli telefonici, telematici, ambientali e di tutti gli altri generi previsti dalle norme di rito penale.
La polemica orbita essenzialmente attorno a tre questioni:
- non sono troppo numerose le fattispecie di reato per le quali è possibile il ricorso a tale strumento di indagine?
- non è quantitativamente eccessivo il ricorso della magistratura a tale strumento?
- il cittadino è tutelato di fronte alla legge e di fronte a possibili
abusi del magistrato?
Spesso si risponde a tali quesiti ricorrendo al confronto con gli Stati esteri e si ritiene di poter concludere con una “condanna” nei confronti del sistema italiano delle intercettazioni (in diritto e in fatto).
Ma la realtà è ben diversa, soprattutto se si tiene presente il fatto che – tra i Paesi democratici facenti parte del cosiddetto mondo occidentale – l'Italia è uno dei pochi che affida il sistema delle intercettazioni “legali” a norme di rango costituzionale ed è uno dei pochissimi che prevede un sistema costituzionale contenente una duplice esplicita riserva: di legge e giudiziaria.
Ciò costituisce una indubitabile, anche se ancora astratta, garanzia per il cittadino, che vede affidata la tutela della propria riservatezza e della propria privacy ad un organismo come la magistratura, costituzionalmente e per definizione delegato alla tutela dei diritti fondamentali e con l'unico vincolo costituito dalla sottomissione soltanto alla legge.
Si osservi poi come, anche in Paesi culturalmente e socialmente a noi vicini come la Francia o la Spagna o la Gran Bretagna o la Germania e persino gli USA, le intercettazioni (nelle loro variegate forme) siano di competenza soprattutto di autorità amministrative o di polizia, se non addirittura dei soli servizi di sicurezza …
Ne conseguono due considerazioni.
Innanzitutto, per quanto alle volte utile e stimolante, non ha senso paragonare sistemi tra loro disomogenei; non ha senso in particolare paragonare i costi (sicuramente elevati ed in aumento di anno in anno) delle intercettazioni effettuate in Italia con i costi segnalati dall'estero, in quanto da noi le uniche intercettazioni (legali) sono quelle disposte dalla magistratura (come da normativa costituzionale), mentre NEI PAESI STRANIERI I CONTROLLI telefonici (et similia) IN QUESTIONE VENGONO DISPOSTI ED EFFETTUATI PRINCIPALMENTE DA ALTRO GENERE DI AUTORITÀ (amministrative, di polizia o di sicurezza), CON MINORI LIVELLI DI GARANZIA PER IL CITTADINO, AUTORITÀ CHE NON FANNO DI CERTO CONOSCERE FACILMENTE CASISTICA, NUMERI, DATI E COSTI.
A solo titolo di esemplificazione, si consideri come il numero delle intercettazioni giudiziarie in Francia non superi il 30/40 per cento del totale, come in Gran Bretagna esse siano effettuate quasi soltanto dai servizi segreti (senza la possibilità, tra l'altro, di una loro utilizzazione processuale), come siano recentissime le polemiche scatenate negli USA dalla stampa statunitense a proposito dell'affermato uso clandestino (asseritamente non autorizzato dalla legge) di centinaia di migliaia (qualche giornale statunitense parla di milioni) di intercettazioni telefoniche, al di fuori di ogni controllo di legalità.
E si consideri, infine, a proposito dei costi, essendo per legge obbligatorie le prestazioni richieste dalla magistratura alle società di gestione, come qualche Stato estero (come la Germania) abbia stabilito che tali prestazioni debbano essere gratuite, facendo concettualmente rientrare il tutto in una sorta di ulteriore prezzo (o condizione) per il rilascio della concessione o autorizzazione.
In secondo luogo, LE GARANZIE CHE IL NOSTRO SISTEMA LEGALE ASSICURA AL CITTADINO NON HANNO L'EGUALE, ovviamente nella teorica prospettazione normativa, PRESSO ALCUN'ALTRA DEMOCRAZIA OCCIDENTALE. Infatti, in Italia la limi¬tazione di diritti fondamentali come quelli tutelati dall'articolo 15 della Costituzione (definiti “inviolabili”) può avvenire soltanto a seguito di previsione legislativa e di provvedimento motivato dell'autorità giudiziaria.
Va osservato come non possa sostenersi, nemmeno nel confronto con i sistemi normativi delle altre democrazie occidentali, che il nostro sistema preveda un numero eccessivo di reati, per i quali ex lege sia consentito disporre intercettazioni telefoniche.
La semplice presa d'atto di quanto previsto negli Stati esteri già citati (Francia, Gran Bretagna, Spagna, Germania e USA) ci convince facilmente del contrario o, quanto meno, del fatto che la previsione delle fattispecie normative è in Italia più precisa e meglio delineata, con pressoché nulle possibilità di interpretazioni allargate o estensive, come invece succede per altri Stati, soprattutto in materia terroristica-eversiva.
La stessa durata delle intercettazioni e delle proroghe prevista nel nostro ordinamento non si discosta molto dalla durata di quanto consentito all'estero, anzi in alcuni casi la nostra normativa è sicuramente più restrittiva».
Non è Chiazzese che parla.
Quelle riportate qui sopra sono parole del documento (consultabile nella sua interezza a questo link) APPROVATO ALL’UNANIMITÀ dalla Commissione giustizia del Senato della Repubblica meno di un anno e mezzo fa a conclusione della Indagine conoscitiva sul fenomeno delle intercettazioni avviata all’indomani degli scandali bancopoli, vallettopoli, calciopoli, ecc. per svelare a tutti quanto facili, eccessive, invasive, dannose fossero le intercettazioni in Italia e che si è dovuta concludere, invece, con la presa d’atto che la realtà è ben diversa: “LE GARANZIE CHE IL NOSTRO SISTEMA LEGALE ASSICURA AL CITTADINO NON HANNO L'EGUALE PRESSO ALCUN'ALTRA DEMOCRAZIA OCCIDENTALE”.
Dunque, lo sanno benissimo che le cose non stanno come dicono e sanno benissimo che quella che intendono approvare “da qualunque parte la si guardi, è una legge salvacriminali”.
Nessuna emergenza nazionale dunque.
L’unica emergenza reale è quella privatissima di impedire il controllo di legalità sui reati dei colletti bianchi.
E vedrete che la soluzione sarà completata con l’emendamento dell’ultimo minuto, quello che – ovviamente spacciato per una necessità imposta da ineludibili ragioni di uguaglianza tra i cittadini – estenderà inequivocabilmente le limitazioni nell’utilizzo delle intercettazioni anche ai procedimenti in corso e nessuno, ovviamente, penserà più ai soldi già spesi, a questo punto inutilmente.
Statene certi, ci proveranno e, quel che è più grave, è molto molto probabile che ci riescano.
In questo spettacolo penoso, la tragedia è che, come già per il megaindulto e per le innumerevoli “riforme” che hanno reso il processo penale un colabrodo, allo scopo di ottenere l’impunità di pochi prìncipi si sta conducendo oltre il baratro – quello lo abbiamo già raggiunto – l’intero sistema. Come si sa, infatti, il diavolo fa le pentole ma non i coperchi e, come già è avvenuto in passato, anche queste norme gioveranno non solo ai criminali che, puliti e in doppiopetto, frequentano i palazzi del potere, ma anche a quelli che, sporchi, malvestiti e magari extra, girano per le strade frequentate da tutti.
E adesso, benevoli lettori, non venite a dirci che siamo pregiudizialmente “antiberlusconiani”.
La verità è sotto gli occhi di tutti e, anche se molti non sanno, non possono o non vogliono vederla, è molto semplice: C’è del marcio in Danimarca!
Le intercettazioni non fanno che rappresentarlo.
Si può scegliere di provare ad eliminare il marcio o di impedirne la rappresentazione.
E’ una questione di gusti.
Noi preferiamo la prima soluzione.
Con questa proposta di legge, invece, si abbraccia decisamente la seconda, fornendo l’ennesima prova che la “sicurezza” tanto sbandierata da Berlusconi, per ora, continua a consistere esclusivamente nel mettere al sicuro sé stesso e Consorti.
Avanti, rallegriamoci! Su queste basi, il dialogo non può che andare avanti.