Per favore, basta menzogne e sciocchezze

sulle intercettazioni

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di Felice Lima

(Giudice del Tribunale di Catania)



Anche su questo blog, come dappertutto, dilagano i dibattiti sul tema delle intercettazioni.


Dibattiti che paiono fondati sul nulla. Su dati falsi o solo suggestivi.


Dibattiti falsificati dalla pretestuosità degli argomenti addotti per giustificare (!?) l’ennesima legge ad personas (uso volutamente il plurale).


Con riferimento ai quesiti posti da diversi lettori del blog, quelli che a me sembrano i punti di riferimento da tenere presenti sono i seguenti.



1. La assoluta pretestuosità degli argomenti addotti.


Davvero non è possibile accettare che si imbroglino fino a questo punto i cittadini.


Chi lavora nel nostro settore sa che è assolutamente falso che le intercettazioni telefoniche siano poco fruttuose. Al contrario, sono fruttuosissime. Per molte ragioni sono tra gli strumenti di indagine più efficaci.



2. Ciò che scrivono coloro che dicono che questa efficacia va a scapito di “altri strumenti di indagine” è sciocco (se detto in buona fede) o disonesto (se detto in malafede). In ogni caso sintomo evidente di disinformazione (in buona o malafede).


Per un verso, infatti, non ha alcun senso contrapporre “nuovi metodi” a “vecchi metodi”.


In tutti i campi si usano i metodi migliori del momento in relazione agli obiettivi da perseguire.


La TAC non fa ombra all’auscultazione del torace.


Dove serve la TAC serve proprio la TAC e dove basta l’auscultazione non si fa la TAC.


E’ normale che il numero delle TAC aumenti.


Perchè è uno strumento di indagine prezioso che consente di salvare vite umane. E non ha alcun senso non usarlo per lasciare spazio “ai bei vecchi metodi”.


Chi dice queste cose dei “metodi investigativi di una volta” è semplicemente persona che non sa di cosa parla o che è in perfetta malafede.



3. Dire che molte intercettazioni non danno alcun esito non ha alcun senso. Perchè anche moltissime perquisizioni e moltissimi pedinamenti e moltissime assunzioni di informazioni non danno alcun esito.


L’esito - positivo o negativo - di un’indagine dipende da mille cose e non dice nulla della bontà oggettiva di questo o quel metodo.


Peraltro, nella sarabanda di numeri da dilettanti allo sbaraglio data in questi giorni – lo stesso Ministro per la Giustizia ha avuto l’audacia di dire pubblicamente di avere fatto solo dei “conti empirici” (sul punto rinvio all’articolo “L’onorevole Angelino” del sempre efficace Travaglio: sarà perchè è troppo efficace, come le intercettazioni, che vogliono farlo tacere) – nessuno dei soloni che ha pontificato sulla questione ha mostrato di avere dati oggettivi su quante perquisizioni, quanti interrogatori di testimoni, quanti sequestri di documenti si fanno a paragone di quante intercettazioni.


Dei furbacchioni amici di inquisiti eccellenti si sono inventati questa bufala che le intercettazioni sono “troppe” e un intero popolo ripete questa storia.


Con la stessa logica si potrebbe anche dire che si fanno troppe TAC, o troppe radiografie (e come si può negarlo!) o addirittura troppe fotocopie.


Sicuramente troppe telecamere.


Avete notato che ormai ci sono telecamere dappertutto?


In banca, in metropolitana, in aeroporto, nelle piazze importanti, davanti a tutti gli edifici governativi. Agli ingressi delle zone a traffico limitato. Negli stadi.


Che vogliamo fare: le leviamo?


C’è stata una rapina in banca. Dai filmati delle telecamere si scopre che due giorni prima della rapina un pregiudicato per rapina ha fatto un versamento.


Certo questo non può essere considerato una prova a carico. Ma desta un serio sospetto.


Che si fa?


Qualcuno ha scritto qui: gli facciamo la perquisizione a casa. Geniale! Come abbiamo fatto a non pensarci?


Ora, a parte che la perquisizione non è meno invasiva della privacy della intercettazione, c’è il problema che molto difficilmente lui terrà il bottino a casa e, facendogli la perquisizione, lui scoprirà che lo sospettiamo.


Che si fa? Intercettarlo è una buona idea. Non lo vogliamo fare?

E allora non facciamolo. Ma non diciamo, per favore, che è perchè ci sono troppe intercettazioni.


Ci sono anche troppe email e troppi sms. E c’è questa tiritera del “gli sms stanno impoverendo il linguaggio”. E anche “ormai nessuno scrive più con la penna stilografica”.


Che facciamo: il blog con la carta e la penna?


Ma dai!


Un trucco investigativo che spesso funziona consiste nell’invitare in caserma due sospettati di essere complici in un reato, mettergli una microspia in macchina e sentire quello che si dicono quando vanno via. Cose tipo: “Eh li abbiamo fregati” (se sono colpevoli), oppure, se sono innocenti, “Caspita, ma come hanno potuto pensare che fossimo stati veramente noi”.


E’ uno strumento molto efficace. L’intercettazione ambientale segue le regole di quella telefonica. Vogliamo farne a meno perchè è “troppo” efficace”? Facciamone a meno.



4. Si usano strumenti di indagine moderni perchè sono più efficaci e perchè anche gli strumenti dei criminali sono moderni.


Quarant’anni fa, se i Carabinieri volevano sapere dove era stato dieci giorni prima Mario Rossi, contattavano un informatore.


E poi si ricostruivano i movimenti di Mario Rossi, che era stato visto andare a dorso di mulo verso il paese da un contadino ed era stato incontrato poi al bar dalla zia Pippina detta “la sciancata”.


Oggi Mario Rossi va e torna in giornata da Palermo a Milano e viceversa con un aereo di linea o addirittura con uno privato. Non usa il mulo e non viene visto al bar.


Il tessuto sociale è del tutto diverso da quello di un tempo e non c’è neppure a chi chiedere cosa io abbia fatto ieri.


Qualche anno fa due siciliani sono andati a fare un omicidio in Canada e non si riuscivano a trovare indizi di un loro viaggio lì, perchè avevano usato nomi falsi.


Non ci crederete, ma, per non perdere i relativi bonus, si erano caricati i biglietti aerei con nomi falsi sul loro conto con nomi veri delle Millemiglia!


Oggi tante cose si fanno per via telematica.


Ieri i complici erano persone che abitavano nello stesso quartiere.


Ora sono complici un banchiere svizzero, un notaio del Lazio che, magari ha una clinica privata (vedi il caso di Milano di questi giorni) e un magistrato di una corte superiore.


Gente così con la scopri chiedendo al loro portiere (che oggi nella maggior parte delle case non c’è più) chi è venuto a trovare il dottore ieri sera.


Dunque, per favore, basta sciocchezze; basta improvvisazioni dilettantesche; basta discorsi da bar; e soprattutto basta imbrogli e menzogne. Facciano quello che vogliono, ma non ci ammorbino con discorsi privi di qualunque senso. E il Ministro della Giustizia consideri, per favore, che il primo valore non è la cortesia, ma la sincerità.



5. Quello che mi stupisce e mi affligge di più è il seguente quesito: ma è mai possibile che da dieci/vent’anni a questa parte i Governi e i Parlamenti che si sono succeduti lavorano (letteralmente) giorno e notte per fare leggi in materia di giustizia e queste leggi servano TUTTE, ma proprio TUTTE, SOLO a rendere MENO EFFICACE la giustizia e a impedirle di “colpire” i delinquenti più grossi?


Vogliono sapere quali sono le cose che si potrebbero fare – A COSTO ZERO – per fare funzionare meglio la giustizia? Non c’è che l’imbarazzo della scelta. Mi limito qui a citare un capitolo di “Toghe Rotte”, dal significativo titolo “Il legislatore non vuole che la giustizia penale funzioni”, che abbiamo riportato nel blog.


E’ mai possibile che, invece di lavorare a cose che rendano l’azione di ricerca e punizione dei delitti più efficace e più celere si lavori costantemente e solo a ottenere che Cesare Previti non sconti la pena inflittagli, che la prescrizione maturi il più presto possibile, che Tizio, Caio, Filano e Martino la facciano franca?


E’ mai possibile che i Ministri della Giustizia invece di andare a braccetto con coloro che cercano di perseguire i reati e aiutarli a farlo, vanno a braccetto con indagati eccellenti e si impegnano a farli sfuggire al processo e alla pena?


Infine, è mai possibile che poi, per rifarsi una verginità, si organizzino forme di repressione intransigente e “terribilissima” per il lavavetri?


Ma è normale un Paese nel quale uno che di notte ruba della benzina da un’auto sia punito e uno che di giorno fa un falso in bilancio da 18.000 miliardi, derubando i risparmiatori resti impunito?


Questi a me sembrano i problemi che ha il Paese.


Il problema che finisca sul giornale la telefonata con la quale chiede a un dirigente statale di assumere due attricette per fare un favore a un senatore di un altro partito che, in cambio del favore, ha promesso di cambiare partito non ce l’ha il Paese. Ce l’ha il Presidente del Consiglio. E’ un problema suo, non nostro.


A tutti coloro che dicono che “si effettivamente c’è questo pericolo che chiunque finisca sul giornale” chiedo: ma veramente voi avete paura di finire sul giornale? Voi persone qualunque?


Mi potreste indicare una telefonata di una “persona qualunque” finita sui giornali?


Ma da quando fa notizia cosa dice al telefono una “persona qualunque”?


Fa notizia ciò che dice al telefono un uomo pubblico. E il popolo ha il diritto di sapere la verità su chi ricopre cariche pubbliche e su chi condiziona o può condizionare il destino di una nazione.


Il lavoro che faceva e tornerà a fare il dr Saccà non è privato e dunque non c’è alcuna esigenza di privacy.


E’ un lavoro pubblico, fatto con denaro pubblico che doveva perseguire fini pubblici.


Sapere che è servito a fare favori privati è un diritto del popolo.