Ecologisti Democratici Forlì
Sommario
La ristrutturazione ecologica dell’economia e della società 5
Ammodernare ambientalmente le nostre città. 7
Passare in fretta alla mobilità sostenibile 8
Il futuro viaggia sul trasporto pubblico
Aumentare la velocità di percorrenza del Trasporto Pubblico
Regolazione degli accessi di carico/scarico nei centri
Parcheggi scambiatori
Car sharing e car pooling
Aumentare la dotazione di posti auto a corona delle città
Promuovere la realizzazione della metropolitana di superficie da Rimini a Bologna
Barriere architettoniche
Accrescere e qualificare il verde urbano e perturbano 12
Realizzare i boschi periurbani
Riqualificare i corsi d’acqua nei loro tratti di intersezione con le città
Informare responsabilizzare e coinvolgere i cittadini
per l’attuazione di buone pratiche di sostenibilità 13
Realizzare una “casa della sostenibilità” come luogo dove
promuovere le buone pratiche
Potenziare il volontariato ambientale
Sviluppare con maggiore forza l’educazione ambientale
nelle scuole
Approvare i bilanci ambientali in ogni comune
Promuovere l’attivazione dei forum di Agenda 21 in ogni comune.
Energie rinnovabili
Ridurre, riciclare e recuperare i rifiuti 15
Ridurre la quantità di rifiuti.
Estendere la raccolta differenziata.
L’impiantistica di smaltimento.
Istituire il comitato di controllo dell’impianto di incenerimento dei rifiuti di Forlì Favorire la realizzazione di un impianto di compostaggio delle deiezioni avicole .
Adottare il metodo della tariffa puntuale
Estendere le dimensioni delle isole pedonali. 17
Triplicare le superfici destinate a isole pedonali e/o a traffico limitato
Installare i sistemi di controllo automatici all’ingresso delle zone a traffico limitato(vigile elettronico)
Liberare le piazze dei centri storici dai parcheggi delle auto
Tutelare il territorio,arrestare la dispersione degli insediamenti
e ricompattare le città per riqualificarle in senso ecologico 18
Ridimensionare le nuove previsioni insediative contenute nei Piani Strutturali Comunali
Riqualificare le città con interventi di recupero e di ristrutturazione edilizia ed urbanistica
Conservare e valorizzare il paesaggio per favorire le riconnessioni tra i sistemi ecologici
Istituire il “paesaggio naturale e seminaturale protetto” delle colline forlivesi.
Istituire un’area protetta lungo l’asta del fiume Ronco, tra Meldola e Forlì.
Conservare e valorizzare i beni comuni “senza prezzo”
(aria, acqua, foreste, fauna ) 21
L’acqua come bene comune.
Forlì - Interventi sulle fognature comunali
La governance delle multiutilities
Migliorare la qualità dell’acqua dei nostri fiumi
Forestare le aree perifluviali
Riqualificare i boschi delle aree dell’alta collina
Rispettare i parametri di Kyoto
Tutelare la fauna selvatica , programmare attentamente i prelievi e contenere le specie più invasive
Le risorse dell’ appennino al servizio dello sviluppo
della montagna e per la protezione della pianura 23
Aprire una seconda fase della vita del Parco Nazionale incentrata sullo sviluppo locale e sulla partecipazione delle comunità
Favorire la zootecnia e le produzioni tipiche .
Promuovere il turismo di qualità
Ridurre i tempi di percorrenza tra i centri dell’appennino e la Via Emilia
Coinvolgere i privati nella difesa del suolo e per una forestazione più produttiva
Risparmiare energia da fonti fossili per migliorare la qualità della vita 25
Promuovere la bioedilizia.
Aumentare l’efficienza e il risparmio energetico degli edifici pubblici.
Favorire la cogenerazione
Premiare l’utilizzo di energie rinnovabili negli interventi edilizi pubblici e privati
Ambientalizzare le strutture della pubblica amministrazione 26
Costituire strutture nella pubblica amministrazione dedicate alla sostenibilità ambientale
Istituire gli assessorati alla sostenibilità ambientale
Snellire, semplificare, coordinare
ALLEGATI:
ALLEGATO 1 UNA NUOVA STAGIONE PER IL “NOSTRO” PARCO
Una risorsa per il territorio. Un patrimonio per la nazione.
ALLEGATO 2 Miglioramenti del nuovo impianto di incenerimento di Hera a Forlì
La ristrutturazione ecologica dell’economia e della società
Gli sconvolgimenti ambientali di scala planetaria in atto , a cominciare dai cambiamenti climatici, richiedono alle forze riformiste e di sinistra una profonda modifica dei paradigmi politici e culturali ed etici e non solo economici di riferimento per riuscire a riorientare le proprie prospettive di governo e di cambiamento della società.
Occorre:
porsi l’obiettivo di compiere una grande ristrutturazione ecologica dell’economia, a cominciare dai paesi più sviluppati, in grado di determinare allo stesso tempo almeno il rallentamento degli squilibri ecologici indotti dalle attività umane ;
una diversa distribuzione della ricchezza tra i paesi, una maggiore giustizia sociale , un nuovo sviluppo fondato sui pilastri della terza rivoluzione industriale.
affermare una nuova etica pubblica;
contrastare gli illeciti ambientali con azioni sanzonatorie , potenziando i controlli e sollecitando una riforma della giustizia che preveda una più agile applicabilità delle leggi;
erogare risorse destinate alla tutela dell’ambiente.
La profonda crisi in cui versa il capitalismo di “carta” fondato sullo sviluppo quantitativo e la produzione di beni effimeri, che non ha tenuto minimamente nel conto la loro utilità sociale e la loro “impronta ecologica” , sta drammaticamente presentando il conto all’intera umanità. Oggi il capitalismo è di fronte ad una difficoltà strutturale non ad una crisi passeggera. Viviamo tre crisi diverse che si sommano tra di loro. La crisi del sistema creditizio, la crisi energetica e la crisi ecologica determinata dal riscaldamento globale. Siamo al passaggio tra due ere e stiamo passando dalla seconda alla terza rivoluzione industriale. Quello che si è appena aperto è il secolo di internet e dell’energia dolce. La seconda rivoluzione industriale , quella del novecento, è arrivata a fine corsa e per ripartire ci vuole una visione del futuro. Non comprendere il senso di questo cambiamento significa essere tagliati fuori dai nuovi processi.
Per uscire da questo stato di cose , modificando radicalmente le logiche che hanno presieduto allo sviluppo capitalistico di questo inizio secolo,una delle chiavi di volta è costituita dalla questione ecologica che assomma in se altre esigenze decisive per il genere umano a cominciare da un nuovo assetto davvero multipolare del mondo e dal bando della guerra come strumento per dirimere i conflitti tra gli stati.
Porsi il tema della ristrutturazione ecologica dell’economia e per certi versi della società , per una forza riformista, di sinistra e di progresso quale vuole essere il Partito Democratico, significa porsi l’obiettivo di costruire la propria cultura politica e il proprio patrimonio ideale anche sul pilastro di un moderno ambientalismo ; scientifico , realistico e sostenuto dalla partecipazione consapevole e responsabile dei cittadini.
In sostanza il Partito Democratico per essere una vera forza di innovazione, democratica e riformatrice non può che essere una forza ambientalista .
Sul versante delle politiche della sostenibilità ambientale esiste del resto una delle maggiori e più evidenti distinzioni rispetto alle forze politiche del centro destra che governano il paese.
Ed è su questo terreno che nell’immediato si dovrà costruire una battaglia che evidenzi la effettiva capacità dell’opposizione di avanzare proposte innovative e davvero alternative rispetto a quelle del governo di centro destra che sta portando avanti solo il tentativo di arretrare rispetto alle pur timide innovazioni in campo ambientale introdotte dal governo Prodi, a cominciare dai parametri di diminuzione delle emissioni di CO2 previste dal trattato di Kyoto, con il rischio di determinate l’isolamento dell’Italia in ambito Europeo .Un ’Europa che sta assumendo un ruolo di leadership in campo mondiale nella lotta ai cambiamenti climatici e ad imporre al mondo il legame tra la battaglia per la difesa del clima , l’innovazione tecnologica e un nuovo sviluppo. In questa prospettiva stare fuori dalla scommessa sul clima , come sta cercando di fare il governo Berlusconi, significa stare fuori dall’economia vincente.
Il nostro Governo considera l’ecologia come un optional, quasi come un costo aggiuntivo. Un extra di cui ci si illude di poter fare a meno pur di risparmiare e di far conservare al mondo industriale i margini di profitto attuali. Una sorta di lusso che in questo momento non ci possiamo permettere. Siamo di fronte ad una regressione culturale che minaccia di isolare l’Italia dal resto dell’Europa. Per un paese come il nostro, povero di materie prime e straordinariamente ricco di risorse artistiche, culturali e ambientali la centralità della “questione ambientale” rappresenta una scelta obbligata, il più grande investimento che possiamo fare sul nostro presente e sul nostro futuro.
Per tutte queste ragioni la prossima battaglia elettorale per il rinnovo di tante amministrazioni locali non può non essere segnata , da parte del PD, da una netta scelta a favore di proposte programmatiche orientate alla sostenibilità ambientale.
E’ prevedibile che la questione ambientale sarà inevitabilmente una delle questioni di fondo intorno alla quale si misurerà la distanza tra chi vorrebbe , illusoriamente , apportare solo dei semplici aggiustamenti ai modelli di sviluppo capitalistici andati in crisi e chi invece vuole introdurre profonde innovazioni e discontinuità nel segno di una maggiore giustizia sociale e della solidarietà verso le future generazioni e , in fondo, verso noi stessi e ora.
Non ci può essere un vero ammodernamento delle nostre città e del loro territorio di riferimento se non mettendo al centro la sostenibilità ambientale ed il miglioramento della qualità ecologica e sociale della ripresa dello sviluppo, uno sviluppo nuovo e di qualità.
Si deve fare strada una maggiore consapevolezza e cioè che sempre di più ,in futuro, il fattore ambientale sarà esso stesso un elemento di competitività tra territori, nel senso che la dotazione di servizi ambientali efficienti, la capacità di risparmio energetico, la disponibilità di risorse naturali (aria,acqua e suolo) in buono stato di conservazione ,consentiranno di affrontare al meglio le sfide del nuovo millennio e di garantire il successo delle stesse politiche si sviluppo sostenibile.
Ammodernare ambientalmente le nostre città.
Se oggi Forlì e il suo territorio comprensoriale di riferimento non sono ultimi in quanto a vivibilità, sotto il profilo ambientale, non sono però sicuramente nel gruppo di testa delle città e dei territori più virtuosi della nostra regione e del paese.
Si debbono e si possono fare dunque molti passi in avanti.
Per compierli occorre:
avere il coraggio e la lungimiranza di effettuare scelte programmatiche molto innovative dettando delle priorità precise;
mettere al centro delle prospettive strategiche per le città del nostro comprensorio il loro ammodernamento ambientale.
Per produrre una effettiva crescita della qualità della vita dei centri e del territorio del nostro comprensorio proponiamo alcune idee , sinteticamente esposte di seguito, che, pur non potendo costituire da sole la soluzione dei problemi strutturali che vivono le nostre comunità ne, tantomeno, risolvere quelli ambientali , rappresentano però degli obiettivi e insieme degli esempi paradigmatici della direzione che sarebbe auspicabile imboccare sia per il nostro territorio, sia per l’intero paese, con lo scopo di generare un più solido sentimento di cittadinanza attiva e una maggiore responsabilizzazione individuale per affrontare le sfide ecologiche che abbiamo davanti.
Passare in fretta alla mobilità sostenibile
Il nostro paese , nel campo della mobilità , registra uno dei deficit maggiori rispetto agli altri paesi europei più avanzati che da tempo hanno affrontato questo problema spostando quote sempre maggiore di traffico verso le ferrovie ,i mezzi pubblici a minore impatto di emissioni .Il rispetto delle direttive comunitarie, a cominciare da quella dell’aria, impone scelte indilazionabili che riguardano innanzitutto la mobilità veicolare nelle città. L’incidenza del volume di traffico sulla qualità dell’aria delle città e quindi sulla salute dei cittadini è sempre più evidente. Per fare parte del gruppo dei paesi europei più avanzati in questo campo all’Italia è richiesto un salto di qualità fortissimo segnato dallo sviluppo della mobilità sostenibile e del trasporto pubblico, e ciò è tanto più auspicabile oggi a fronte di un prevedibile e costante incremento dei costi dei carburanti. Su questo tema più che rispetto ad altri dovranno misurarsi le capacità innovative dei programmi di governo locale senza avere il timore di generare resistenze o dissensi ma nella consapevolezza che non è più possibile temporeggiare , adottare soluzioni parziali mentre servono soluzioni finalmente incisive e di prospettiva. Occorre pertanto operare un deciso spostamento dalla gomma al ferro e non solo per il trasporto delle merci. Si tratta di un obiettivo non rinviabile anche per ridurre le emissioni in atmosfera oltre che per rallentare, fino ad arrestarlo, il continuo consumo di suolo necessario per realizzare nuove infrastrutture viarie non sempre indispensabili .
Il futuro viaggia sul trasporto pubblico:E’ indispensabile assumere su questo tema un’ottica programmatoria almeno di scala romagnola e prevedere la profonda ristrutturazione dell’attuale assetto delle troppo numerose società ed agenzie pubbliche che si occupano di questa materia. Occorre dare un ruolo più incisivo , negli enti locali più importanti , al Mobility Manager, figura prevista dal decreto del Ministro dell’Ambiente datato 27 marzo 1998 "Mobilità sostenibile nelle aree urbane". Il suo compito è quello di razionalizzare gli spostamenti casa-lavoro dei dipendenti, promuovendo tutti i modi innovativi e alternativi all’utilizzo di una automobile per un passeggero. A questo scopo ogni Ente Pubblico è opportuno che si doti di un Piano della mobilità aziendale nel quale siano previste le azioni per migliorare l’accessibilità alle sedi ed incentivi ai collaboratori mirati a ridurre la necessità di utilizzare l’auto privata. Nella contrattazione decentrata l’istituzione di un “Buono Mobilità” da utilizzarsi per ridurre il numero dei mezzi circolanti deve diventare una prerogativa che consenta al dipendente di realizzare una economia nella spesa di trasporto per il percorso casa – lavoro – casa. La stessa attenzione deve essere posta nella costruzione degli orari della scuola per rendere possibile l’uso del mezzo pubblico a tutti gli studenti che si muovono per raggiungere il luogo dello studio e per il ritorno alla loro abitazione. Inoltre è indispensabile ammodernare il parco degli automezzi pubblici per aumentare la dotazione di quelli a basse emissioni: a metano, ibridi ed elettrici di ultima generazione.
Aumentare la velocità di percorrenza del Trasporto Pubblico Occorre realizzare idonee corsie preferenziali per i mezzi pubblici anche laddove la loro attivazione richiede la riduzione delle aree di sosta lungo le principali arterie cittadine. Dedicare strade e corsie preferenziali al trasporto pubblico collettivo consente l’aumento della velocità di servizio, certezza degli orari, interscambi regolari, sicurezza di trasporto, minori costi per gli utenti, un minore carico inquinante.
Regolazione degli accessi di carico/scarico nei centri E’ indispensabile ridurre il numero e la frequenza degli accessi dei trasporti delle merci nel centro delle città per rendere più scorrevole il traffico oltre che, conseguentemente, per ridurre le emissioni. La necessità di dotare la Città di un servizio di raggruppamento e di consegna della merce è strettamente correlato alla qualità della vita e alla necessità di far pervenire nei punti vendita le derrate e i prodotti in tempi utili.
Parcheggi scambiatori La realizzazione dei parcheggi scambiatori nelle città, ponendosi l’obiettivo di incentivare l’uso del trasporto pubblico attraverso il miglioramento dell’interscambio e di garantire una prima accoglienza per cittadini, è una tra le iniziative che contribuiscono a diminuire i fattori inquinanti dell’aria. Il programma dei parcheggi, finalizzato a contenere l’accesso al centro storico ai veicoli privati e sulle linee di adduzione ai centri urbani, deve permettere al cittadino di integrare l’uso del mezzo privato con quello del trasporto pubblico. Il servizio integrato permettere di parcheggiare l’auto in appositi parcheggi principalmente ai limiti della città e l’utente usufruisce del trasporto pubblico per la città con una tariffa agevolata.
Incrementare e migliorare le piste ciclabili cittadine La mobilità ciclopedonale è uno degli elementi chiave nelle politiche della mobilità ragionevole poiché rappresenta un esempio di spostamento modale direttamente messo in relazione con l’ambientale, la sicurezza dei trasporti ed il miglioramento della qualità della vita. Per tradizione è invalso, nelle nostre città, l’uso delle biciclette per gli spostamenti più brevi. Alla già discreta dotazione delle piste ciclabili attuali occorre affiancare una nuova dotazione di piste più orientate al collegamento con i quartieri periferici attraverso un vero e proprio piano generale della mobilità ciclabile. In questo senso serve , inoltre, che i comuni si dotino di appositi regolamenti per disciplinare meglio la progettazione e la realizzazione delle piste ciclabili e per favorire la rimozione degli ostacoli che spesso ne impediscono una agevole fruizione. La creazione della rete dei percorsi ciclo-pedonali sicuri deve però essere accompagnata anche dalla progettazione e dalla realizzazione degli interventi di traffic- calming, in particolare attraverso la sostituzione degli incroci, anche semaforizzati, con rotatorie, l’utilizzo esteso dei passaggi pedonali sopraelevati; l’introduzione in tutti i centri urbani di sistemi automatici per il controllo dei limiti di velocità e la progressiva estensione delle zone con limite di velocità di 30 Km nei centri urbani interessati dai programmi di intervento per il miglioramento della qualità dell’aria. Vanno previste apposite ed idonee aree di bici park ed un sistema funzionale di noleggio di bici pubbliche poste in prossimità dei principali parcheggi a corona e punti di interesse. Crediamo, inoltre, che lungo le aste fluviali si possano realizzare percorsi ciclabili sia ai fini naturalistici che per offrire un’alternativa ai collegamenti lungo la strada. Va ipotizzato, inoltre, quantomeno a Forlì, la creazione di un apposito ufficio della mobilità ciclabile.
Il car sharing - Il car pooling Realizzazione e/o potenziamento dei servizi integrativi e complementari al trasporto pubblico locale, come i servizi a chiamata, taxi bus per il servizio serale
Il car sharing E’ un servizio di mobilità alternativo, complementare al trasporto pubblico locale, che consente agli utenti di utilizzare in condivisione una flotta di automobili di diversi tipi. I veicoli sono disponibili 24 ore su 24 in aree di parcheggio riservate e distribuite sul territorio ed il costo del servizio si compone di una quota fissa associativa da versare al gestore e di una quota variabile, proporzionale ai km percorsi e al tempo di utilizzo.
Questa formula innovativa cambia le abitudini degli automobilisti e contribuisce a creare quella cultura delle buone pratiche della mobilità che nel lungo periodo producono effetti positivi e vantaggiosi. Il car pooling Una sola autovettura con più persone a bordo che compiono quotidianamente un medesimo tragitto, ad esempio per recarsi al lavoro. E’ l’utilizzo condiviso dell’automobile negli spostamenti per il tragitto casa-lavoro, casa-studio, o in qualunque altra occasione. L’auto privata diventa un mezzo di trasporto collettivo e riduce il suo costo di gestione a beneficio del bilancio familiare di ognuno di noi. Gli Enti pubblici e le Imprese potrebbero incentivare i propri dipendenti all’uso del car pooling riservando loro un posto auto gratuito se i colleghi trasportati sono almeno tre. Poche regole, con sistemi semplici e chiari, possano governare gli interessi degli automobilisti che condividono l’utilizzo dell’auto.
Aumentare la dotazione di posti auto a corona delle città .Negli anni scorsi, soprattutto nella città di Forlì, sono stati incrementati i posti auto pubblici a corona della città ,in quantità tali da rendere sicuramente possibile un alleggerimento del traffico entro le mura cittadine. Principalmente nel capoluogo occorre ora realizzare una quota di parcheggi scambiatori in prossimità dei punti di intersezione con le principali arterie viarie vallive, presso l’aeroporto, all’ingresso dell’autostrada e potenziare quelli in prossimità della stazione ferroviaria.
La sosta all’interno del centro storico rappresenta per i residenti, spesso senza garage, l’unico modo di poter parcheggiare l’auto ad una distanza accettabile dalla residenza. Allo stesso modo, i frequentatori esterni del centro storico cercano un parcheggio possibilmente in prossimità del luogo di interesse . Il “parcheggio di diritto” non esiste in quanto la strada è un bene pubblico e come tale ne dovrebbero poter beneficiare tutti. Nel centro storico, ricco di strade strette, spazi non adeguati e di inquinamento dell’aria, l’uso degli spazi comuni va reso disponibile con regolamenti che ne razionalizzino l’uso con costi non troppo onerosi, ma in ogni caso non gratuito.
Promuovere la realizzazione della metropolitana di superficie da Rimini a Bologna . Nel tratto ferroviario meno servito dalle linee nazionali e regionali, e cioè nel tratto Bologna – Rimini, che non sarà toccato dall’alta velocità ,è almeno indispensabile puntare ad un moderno potenziamento della dotazione di nuovi binari e nuovi mezzi a servizio del trasporto rivolto ai numerosi pendolari e per disincentivare l’uso dei mezzi motorizzati privati per raggiungere Bologna. Consapevoli che questo obiettivo non può, data la sua portata, essere inserito tra le opere da realizzare da parte dei nostri enti locali è tuttavia fondamentale indicarlo con forza per potere, su questo, aprire una vera e propria “vertenza Romagnola” sia in ambito nazionale che regionale.
Barriere architettoniche Per consentire ai portatori di handicap e in genere alle persone con difficoltà motorie di vivere la città e avere una vita di relazione, occorre promuovere la cultura dell’attenzione alla barriera architettonica. Occorre invertire il concetto “del possibile adeguamento della struttura” con quello “della assenza della barriera” fin dalla progettazione e quindi dalla realizzazione di qualsiasi opera pubblica o privata che sia.
Realizzare una circolazione urbana ed extraurbana praticabile è l’unico obiettivo per ottenere una città accessibile e ospitale a tutti. La presenza delle barriere architettoniche (marciapiedi, gradini, ecc.) è un limite invalicabile che rende impossibile vivere la città e l’uso del mezzo di trasporto pubblico tradizionale (autobus, filobus, tram, ecc).Oggi, molti portatori di handicap hanno la patente e sono automuniti, per questi, oltre alla necessità della eliminazione delle barriere, avere a disposizione parcheggi riservati in adiacenza dell’entrata delle strutture, è dar loro la possibilità di relazionare ed essere cittadini attivi.
Per i portatori di handicap e in genere le persone con difficoltà motorie, ma che riescono a muoversi con sufficiente autonomia mediante ausili (carrozzine, stampelle, ecc.), i mezzi e le strutture delle tratte di collegamento fra le città, sia sulle linee su ferro, sia sulle linee su gomma, vanno adeguate eliminando tutte le barriere che ne impediscono l’uso.
Accrescere e qualificare il verde urbano e periurbano
Le città italiane sono agli ultimi posti in quanto a dotazione pro capite di verde pubblico attrezzato e di verde pubblico periurbano.
La nostra Regione è tra quelle con percentuali più alte a scala nazionale così come anche la città di Forlì grazie ,soprattutto,alla presenza del grande Parco urbano fluviale . Tuttavia il miglioramento della qualità della vita dei cittadini e l’abbellimento degli assetti urbani dei nostri centri richiedono un passo in avanti importante su questo piano ,capace di produrre una europeizzazione urbanistica delle città che sia indirizzata alla realizzazione di aree verdi periurbane ,di cintura delle aree edificate , e in grado di imprime un effetto inclusivo della campagna all’interno delle città stessa .Si deve tendere a dare quindi un nuovo volto alle aree urbane di margine delle città che vanno considerate non come periferie informi , in attesa di essere ulteriormente affiancate da altre costruzioni, ma come zone con una loro fisionomia definita e un loro assetto urbanistico identitario.
Realizzare i boschi periurbani:. La realizzazione di questa vera e propria infrastruttura ambientale a cintura della città di Forlì deve avere la funzione di migliorare, la biodiversità in ambito urbano, di qualificare il paesaggio e di aumentare la capacità di immagazzinamento di CO2. Per la sua realizzazione , attraverso la creazione nel prossimo quinquennio di almeno tre boschi con una superficie ognuno di 4-6 ettari, potrebbero essere prioritariamente utilizzate le aree del demanio fluviale, le aree delle cave dismesse e procedere poi ad acquisizioni progressive di terreni agricoli attraverso le entrate derivanti dagli oneri di urbanizzazione e/o stimolando le donazioni pubbliche e private .Questa scelta deve assumere una valenza sia di tipo urbanistico che ambientale. Essa potrebbe produrre una significativa suggestione culturale nei confronti dell’opinione pubblica circa il tipo di città che vogliamo realizzare in futuro e soprattutto evocare un rapporto città-campagna totalmente nuovo ,rispetto a quello che si è andato sedimentando dagli anni ottanta fino ad oggi sostanzialmente volto a rendere sempre più labili e provvisori i confini esterni delle nostre città.
Riqualificare i corsi d’acquaa cominciare dai tratti di intersezione con le città Occorre puntare a dare vita a veri e propri parchi fluviali in prossimità dei centri urbani con la funzione di migliorare la qualità dell’acqua , la portata idrica dei fiumi e per favorire la loro fruizione pubblica .In questo senso è necessario riprendere e concretizzare alcuni dei progetti esistenti da anni ma che non è stato possibile realizzare finora ,spesso per carenza di risorse . A questi interventi debbono essere finalizzate le risorse derivanti dagli oneri di urbanizzazione comunali ed indirizzate i molte delle opere che effettuano le autorità di gestione dei demani fluviali ed idrici (Servizi Tecnici di Bacino e Consorzi di Bonifica Idraulica).
Informare responsabilizzare e coinvolgere i cittadini per l’attuazione di buone pratiche di sostenibilità
Accrescere l’informazione pubblica e la responsabilità verso l’ambiente costituiscono alcuni degli obiettivi che l’Unione Europea ha posto con forza all’attenzione degli Stati membri attraverso l’emanazione di apposite Direttivi e Programmi. In questo senso è stato attivato il programma di Agenda 21 al quale anche il nostro Paese ha aderito e che ha visto , in primo luogo , un grande protagonismo delle istituzioni locali.
La consapevolezza dei rischi che già oggi corre la salute del pianeta è di fondamentale importanza per fare si che i cittadini assumano comportamenti collettivi ed individuali più sobri e rispettosi degli equilibri naturali. La nostra Regione è da tempo all’avanguardia in queste iniziative, anche grazie a leggi che hanno svolto un ruolo di apripista a livello nazionale, soprattutto nel campo dell’educazione ambientale rivolta ai giovani e promuovendo il volontariato ambientale. E’ però indispensabile compiere subito un deciso balzo in avanti nella promozione di queste pratiche ; occorre produrre un avanzamento che sia capace di corrispondere all’acutezza che hanno assunto gli squilibri ambientali in atto e che sia in grado di suscitare movimenti responsabili di cittadini tali da spingere nei confronti delle pubbliche amministrazioni affinché assumano decisioni più coraggiose. E’ indispensabile un nuovo protagonismo collettivo anche per controbilanciare la logica del “no” (la così detta sindrome di Nimby) che spesso anima molti movimenti di opinione pubblica che si muovono contro qualsiasi realizzazione, anche quelle che possono produrre effetti positivi per contrastare i fenomeni ambientali negativi in atto.
Realizzare una “casa della sostenibilità” come luogo dove promuovere le buone pratiche Questa realizzazione deve fungere da centro di attività per l’educazione e la divulgazione ambientale, sia scientifica che didattica. Occorre strutturare un centro nella città di Forlì, animato e coordinato dalle amministrazioni pubbliche e sostenuto anche da finanziamenti privati, con lo scopo di fornire informazioni, servizi e incentivare la diffusione di pratiche innovative nel campo del risparmio delle risorse, in primo luogo quelle energetiche, dei consumi responsabili e per promuovere il volontariato. La “casa della sostenibilità” deve e può essere anche il luogo nel quale si sviluppano le attività dell’associazionismo e del volontariato ambientale locale, e dove le stesse imprese presentano le proprie proposte ed i propri progetti di innovazione nel campo della sostenibilità ambientale. Nella “casa della sostenibilità” potrebbe trovare la sua ubicazione anche AGESS il cui ruolo va aggiornato alla luce dei risultati e dell’esperienza effettuata finora .
Potenziare il volontariato ambientale. serve fornire da parte delle amministrazioni locali maggiore sostegno alle attività delle associazioni presenti (GEV ecc.) e favorirne anche la nascita di nuove legate al volontariato sociale ed ambientale . Occorre un maggiore coinvolgimento del volontariato ambientale nelle scelte di governo delle nostre comunità e utilizzarlo innanzitutto sul piano della prevenzione, dell’informazione e dell’educazione evitando il più possibile di impegnarlo nel campo della repressione. In questo campo e cioè quello della repressione ci si deve invece avvalere prevalentemente del personale della pubblica amministrazione che deve essere quantitativamente potenziato e professionalizzato. Le strutture della pubblica amministrazione preposte ai controlli ambientali debbono essere meglio coordinate e la stessa ARPA deve assumere sempre di più il ruolo di soggetto primario nello svolgimento di queste attività che sono essenziali per reprimere gli abusi e i comportamenti illegali.
Sviluppare con maggiore forza l’educazione ambientale nelle scuole .E’ fondamentale che nella battaglia per contrastare i provvedimenti contro la scuola pubblica assunti dal governo Berlusconi si tenga conto dell’esigenza di non ridurre questa fondamentale attività scolastica che dovrebbe diventare una vera e propria materia di insegnamento ,legata a quella dell’educazione civica , sempre più indispensabile per formare una nuova leva di cittadini ,responsabili nei propri comportamenti verso l’ambiente che li circonda. Occorre inoltre stimolare anche un maggiore impegno e determinazione da parte delle pubbliche amministrazioni per sollecitare le aziende strumentali che agiscono nel campo dei servizi ambientali a finanziare sistematicamente sia le attività scolastiche che extrascolastiche in questo campo
Approvare i bilanci ambientali in ogni comune Riteniamo fondamentale l’introduzione in ogni comune dell’elaborazione del bilancio ambientale che deve rispondere proprio alle esigenze di nozione di crescita economica basata sulla qualità ambientale, strumento ormai indispensabile per valutare gli effetti ambientali delle politiche territoriali . Bisogna che tutti i comuni comincino a tener conto dei costi dell’ambiente, coniugando ogni intervento ad una attenta analisi della sua sostenibilità ambientale. L’ecobilancio consente di rendere fisici e monetari i contenuti ambientali e di monitorare i risultati ottenuti sia in base alle competenze che in base alle priorità. Sarà questo un documento programmatico che ,stimando l’incidenza ambientale dei programmi annuali di spesa degli enti locali e delle loro aziende, individui anche le misure da assumere per ottenere performance positive in termini , di diminuzione delle emissioni in atmosfera, di suoli sottratti alla cementificazione, di risparmio nel consumo dell’acqua, di riduzione della produzione dei rifiuti ecc.
Promuovere l’attivazione dei forum di Agenda 21 in ogni comune . E’ indispensabile impegnarsi per rivitalizzare i progetti in corso, a cominciare da quello della città di Forlì, e istituire un Forum di Agenda 21 Provinciale che, raccogliendo le migliori esperienze di lavoro realizzate nei comuni, le veicoli e le confronti , oltre che essere la sede di un momento permanente e regolato di dialogo rispetto alle politiche ambientali di scala provinciale.
Energie rinnovabili Lo sviluppo dei mercati energetici fondato sulle energie rinnovabili è una prospettiva straordinaria per le nostre città. E’ basilare attuare progetti per la realizzazione di impianti di piccole e medie dimensioni che si affianchino all’attuale sistema centralizzato di produzione energetica: ogni edificio pubblico o privato potrebbe autoalimentarsi.
Gli edifici pubblici dovrebbero essere il primo è più importante oggetto dal quale partire per promuovere l’autonomia energetica. Primo passo la promozione del risparmio energetico coinvolgendo i dipendenti pubblici. Va attuata una campagna di motivazione puntata a dare informazioni ai dipendenti sui consumi energetici e per monitorare i consumi degli edifici. Naturalmente non ci sfugge l’entità degli investimenti che saranno necessari per rendere operativo qualunque progetto, ma è indispensabile la convinzione che sarà ampio il corollario di vantaggi, che otterremo.
Ridurre, riciclare e recuperare i rifiuti
L’emergenza rifiuti ha rappresentato uno dei temi sui quali il centrosinistra ha dimostrato, più che in altri casi , la propria difficoltà a saper gestire responsabilmente e adeguatamente una delle più acute contraddizioni ambientali della nostra epoca. Il PD ha preso nettamente le distanze da logiche di “finto ambientalismo”, tipiche dei movimenti più radicali , che, come nel caso di Napoli o della TAV, conducono solo ad affermazioni negative e protestatorie. Nel campo dei rifiuti occorre però, oltre a combattere gli atteggiamenti più oltranzisti e velleitari, evitare anche di assumere come unica e principale scelta, spesso vissuta in termini salvifici, quella impiantistica e tecnologica. E’ indispensabile invece assumere un approccio integrato che punti innanzitutto a diminuire i rifiuti (intervenendo su tutto il ciclo di vita dei prodotti) responsabilizzando i cittadini e agendo con le leve fiscali e tariffarie, sia verso le imprese che verso i consumatori, per promuovere ed incentivare i comportamenti più virtuosi.
La nostra Regione , pur al riparo da emergenze in questo settore grazie alla dotazione di impianti adeguati, non è sicuramente ai primi posti in quanto a diminuzione dei rifiuti, a riciclo e recupero. Serve quindi operare una discontinuità marcata per produrre politiche innovative a cominciare dalla revisione del metodo tariffario, dal sistema di raccolta, dalla qualità e dal dimensionamento degli impianti e infine dal coinvolgimento, strutturato e regolamentato, dei cittadini nel controllo del funzionamento degli stessi impianti. In questo senso si propone di assumere come obiettivi strategici in questa materia quelli contenuti nel recente Progetto di Legge Regionale presentato all’Assemblea Legislativa da alcuni Consiglieri del PD e denominato “disposizioni a sostegno della raccolta differenziata nei comuni dell’Emilia Romagna
Ridurre la quantità di rifiuti. La prima scelta è quella di riuscire effettivamente a ridurre la produzione di rifiuti ed incentivare la pratica del riuso superando la logica dell’usa e getta. Se è vero che a questo proposito molto dipende da politiche e decisioni nazionali è altresì vero che anche sul piano locale è possibile mettere in campo azioni volte al contenimento degli imballaggi e ad evitare la proliferazione dei prodotti monouso. Vanno incentivate tutte le forme di compostaggio domestico e all’interno delle aree verdi
Estendere la raccolta differenziata. Crediamo che non porsi l’obiettivo di recuperare quanta più materia possibile dai rifiuti esistenti sia oggi assolutamente non più tollerabile stante le evidenti conseguenze in termini di effetto serra, inquinamento, spreco di energia. Sul nostro territorio provinciale, dopo la positiva esperienza di Forlimpopoli, riteniamo non sia più eludibile l’introduzione di sistemi di raccolta domiciliare pressoché ovunque a partire dai due capoluoghi. Anche lo stessa diatriba sui costi non può che essere affrontata alla luce degli obiettivi che si vogliono perseguire. E’ oramai evidente che se si vogliono raggiungere obiettivi di riciclaggio superiori al 50% la tecnica della raccolta domiciliare è non solo quella nettamente più efficace ma anche quella meno dispendiosa. Inoltre, crediamo che la forza dei sistemi di raccolta porta a porta (che chiaramente andranno modulati ed implementati tenendo conto delle specifiche caratteristiche di ogni realtà) sia quella di introdurre forme di responsabilizzazione nel cittadino-consumatore favorendone lo sviluppo di una coscienza critica sulle forme attuali di consumismo. Riteniamo che, oltre all’introduzione della tariffa puntuale ( e cioè far pagare in base alla effettiva quantità di rifiuto prodotto) ,vada particolarmente incentivato e diffuso il compostaggio domestico del rifiuto organico, magari riconoscendo al cittadino compostatore una riduzione sulla tariffa rifiuti.
L’impiantistica di smaltimento. In questi anni molta attenzione si è incentrata in particolare sul nuovo inceneritore di Forlì, sul suo dimensionamento, sulla coesistenza con quello attuale, sulle scelte tecnologiche, sul controllo delle emissioni inquinanti. Oggi, pur confermando un netto giudizio critico sul dimensionamento del nuovo inceneritore , non possiamo che partire da alcuni punti oramai acquisiti. Il nuovo inceneritore sarà presto pienamente a regime per termodistruggere e termovalorizzare una quantità massima di rifiuti, prodotti unicamente in ambito provinciale, di 120.000 tonnellate. Il vecchio impianto che in base agli impegni assunti dovrà essere chiuso e smantellato non potrà in alcun modo coadiuvare quello nuovo, neppure quando quest’ultimo sarà fermo per le programmate manutenzioni. La scelta tecnologica dell’impianto prevede un forno a griglia in grado di bruciare rifiuti con un potere calorifico da 1.800 a 4.600 Kcal/Kg il che vuol dire poter bruciare (e recuperare energia) sia un rifiuto molto indifferenziato (e quindi poco calorico) che uno molto differenziato (e quindi molto calorico). Sono previsti sistemi di controllo delle emissioni prodotte a monte del camino e dovrà essere creato quanto prima un comitato di controllo sulle emissioni generate che saranno anche pubblicizzate in internet in modo da garantire al massimo la dovuta trasparenza. Nell’ambito del processo autorizzatorio si è stabilito in sede AIA che le effettive quantità di rifiuti da smaltire dal nuovo impianto saranno quelle determinate dalle risultanze della raccolta differenziata. Serve quindi creare le condizioni perché con le politiche di riduzione della produzione dei rifiuti e lo sviluppo della raccolta domiciliare si possa fare concretamente in modo di destinare all’inceneritore di Forlì quote sempre minori di rifiuto indifferenziato. A tal fine crediamo che vada anche previsto sia nel forlivese che nel cesenate un adeguato sistema di pretrattamento dei rifiuti non precedentemente differenziati in modo da ulteriormente separare la frazione secca (da incenerire) da quella umida da destinare alle discariche previo trattamento di biostabilizzazione/inertizzazione. In questo modo riusciremo da una parte a ridurre le quantità bruciate e conseguentemente le emissioni inquinanti e, dall’altra parte, dal momento che il rifiuto immesso avrà un maggior potere calorifico, potremo generare lo stesso il massimo di recupero energetico.
Istituire il comitato di controllo dell’impianto di incenerimento dei rifiuti di Forlì . Occorre permettere ai cittadini ed alle istanze rappresentative più coinvolte ,come sono i quartieri più direttamente interessati, di partecipare attivamente alla lettura in tempo reale dei dati delle emissioni in atmosfera ed al monitoraggio del funzionamento dell’impianto stesso . Questo strumento appare inoltre fondamentale anche per riguadagnare la fiducia verso gli strumenti di controllo ambientali pubblici. Allegato 2
Favorire la realizzazione di un impianto di compostaggio delle deiezioni avicole .E’ di fondamentale importanza realizzare un impianto che oltre ad essere urgente ,dato il livello molto alto di deiezioni prodotte, dovrà possedere caratteristiche tecnologiche tali da garantire il minimo impatto sulla salute . Il suo dimensionamento deve essere rapportato allo smaltimento dei reflui prodotti dagli allevamenti presenti nel solo territorio comprensoriale Forlivese. La localizzazione di questo impianto , la cui realizzazione deve essere a carico dei privati, deve essere effettuata dopo un attento studio di impatto . L’impianto deve inoltre permettere di evitare al minimo gli spandimenti agrozootecnici che attualmente sono spesso effettuati su terreni inidonei a raccogliere i reflui ,sia per acclività che per composizione dei suoli, producendo notevoli problemi in termini di inquinamento delle falde.
Adottare il metodo della tariffa puntuale . Una volta che il sistema di raccolta domiciliare sarà pienamente operativo e accettato bisognerà pensare all’introduzione della tariffa puntuale o su base comunale o su base individuale in modo da premiare effettivamente chi sarà in grado di produrre meno rifiuto e di riciclarne il più possibile
Estendere le dimensioni delle isole pedonali.
Per riqualificare le città, renderle più salubri, vivibili e belle è indispensabile limitare il traffico veicolare all’interno delle loro parti più centrali. Si tratta di sviluppare un complesso coordinato di azioni che debbono procedere in sincronia temporale tra di loro pena la perdita di efficacia e di organicità; infatti pianificare gli insediamenti urbani con le esigenze di mobilità dovrebbe essere un elemento strategico da considerare in fase di progettazione. E’ tuttavia indispensabile estendere le zone interdette al traffico senza le quali qualsiasi altra azione perderebbe valore . Purtroppo la città di Forlì presenta attualmente uno degli indici più bassi a livello regionale in quanto a quantità di superficie di isola pedonale per abitante. Si tratta dunque di innalzare rapidamente questo rapporto sia per produrre una spinta al miglioramento della qualità dell’aria, sia per favorire, anche attraverso specifiche iniziative pubbliche, la riqualificazione sia urbanistica che commerciale del centro della città.
Accrescere in maniera consistente le superfici destinate a isole pedonali e/o a traffico limitato. Pur consapevoli della portata quantitativa di questo ambizioso obiettivo riteniamo sia da perseguire con determinazione e sia da realizzare già nei primi treanni della nuova fase amministrativa
Installare i sistemi di controllo automatici all’ingresso delle zone a traffico limitato(vigile elettronico) L’obiettivo è quello di rendere davvero più incisive le scelte già operate e effettivamente praticabili quelle nuove che si impongono a breve .
Liberare le piazze dei centri storici dai parcheggi delle auto . Questo obiettivo riguarda, soprattutto, la città di Forlì dove , con la prossima entrata in attività di alcuni nuovi parcheggi a corona del centro, appare indispensabile ridurre drasticamente le aree di sosta poste nel cuore del centro cittadino e in alcune delle sue piazze per renderle più vivibili , sicure per i pedoni,i ciclisti e per migliorare la qualità dell’aria. Non escludiamo in via di principio la realizzazione di parcheggi sotterranei, purchè non accrescano la quota complessiva di posti auto e consentano un effettivo recupero di spazi pedonali.
Tutelare il territorio,arrestare la dispersione degli insediamenti e ricompattare le città per riqualificarle in senso ecologico
Particolarmente dagli anni novanta diversi fattori ,tra i quali le difficoltà della finanza locale e l’investimento edilizio concepito anche come “bene rifugio” di capitali, hanno spinto all’espansione dell’edilizia e del consumo dei suoli agricoli, determinando anche il fenomeno della così detta dispersione insediativa. Le conseguenze negative più evidenti si sono materializzate nell’aggressione delle aree collinari e costiere, nel peggioramento del paesaggio, nella frammentazione degli habitat naturali e seminaturali, nella perdita di interesse per la riqualificazione delle città, nella sottrazione di territorio all’agricoltura, nella impermeabilizzazione dei suoli con le inevitabili ricadute negative in termini di equilibrio idrogeologico.
Ciò ha comportato anche una forte espansione delle richieste di servizi (trasporti pubblici, strade, servizi alla persona ecc.) con l’ effetto di aumentare nel tempo la spesa pubblica e di fare così svanire le entrate per i bilanci comunali derivanti dagli oneri di urbanizzazione e finora dall’ICI.
In quindici anni, dal 1990 ad 2005, in Italia sono stati urbanizzati circa tre milioni di ettari di territorio pari alla superficie delle regioni Lazio e Abruzzo messe insieme. Nella nostra regione in questo lasso di tempo è stato urbanizzato circa il 22% del territorio libero. La dimensione di questo fenomeno , da un lato dimostra che non è possibile invertire la tendenza in atto con le sole politiche di tipo locale, dall’altro ci esorta ad un impegno straordinario nell’ affrontare una sfida che è anche di tipo locale, nel senso che possiamo e dobbiamo agire per contribuire ad arrestare il processo in atto anche dal basso ed attraverso un sostenibile governo del territorio.
Ridimensionare le nuove previsioni insediative contenute nei Piani Strutturali Comunali
Quasi tutti gli strumenti urbanistici Comunali contengono previsioni espansive che in alcuni casi ipotizzano incrementi demografici del 50% della popolazione. Si tratta evidentemente di previsioni esagerate, dettate da scelte urbanistiche unicamente finalizzate a favorire l’espansione edilizia e scarsamente attende alla tutela ed alla qualità del territorio e delle risorse naturali primarie. Tali previsioni vanno ridimensionate drasticamente per riportarle in linea con le effettive stime di incremento demografico realisticamente prevedibili e soprattutto ricercando la risposta all’incremento di nuovi volumi all’interno dei perimetri dei centri urbani esistenti. L’obiettivo deve essere quindi quello di incrementare l’espansione dell’urbanizzato a una quota non superiore al 2% dell’attuale superficie edificata nel corso dei prossimi 5 anni.
Riqualificare le città con interventi di recupero e di ristrutturazione edilizia ed urbanistica
Gli obbiettivi strategici dei prossimi anni, verso i quali indirizzare la riqualificazione dell’intero comparto produttivo dell’edilizia ,devono essere quelli di compattare le città, riammodernarle e riqualificarle puntando al risparmio energetico ed idrico, migliorando la vivibilità degli spazi pubblici e della viabilità. Occorre anche attivare le risorse del sistema creditizio locale lungo questa direttrice e mettere in gioco il patrimonio edilizio pubblico per realizzare partnership pubblico-privato sul modello delle esperienze più innovative di scala europea anche attraverso l’applicazione dell’'art.120 del D.Lgs. 18 agosto 2000, n.267, "Testo Unico delle leggi sull'Ordinamento degli Enti Locali", che ha disciplinato la facoltà delle città metropolitane e dei comuni di costituire, anche con la partecipazione della provincia e della regione, società per azioni a capitale misto pubblico/privato, denominate Società di Trasformazione Urbana(STU) finalizzate alla progettazione e alla realizzazione di interventi di trasformazione urbana in attuazione degli strumenti urbanistici vigenti. Alla costituzione delle società suddette, oltre alle città metropolitane ed ai comuni, possono partecipare anche le province e le regioni nonché privati scelti tramite procedura di evidenza pubblica. Nel caso in cui i privati siano proprietari di aree o immobili che rientrano nelle operazioni di acquisizione da parte dell'ente locale, la partecipazione alla società di trasformazione urbana potrà avvenire attraverso la "trattativa privata", ciò al fine di limitare gli oneri finanziari della società stessa
Conservare e valorizzare il paesaggio per favorire le riconnessioni tra i sistemi ecologici Entro breve dovrà iniziare il percorso di revisione del Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale in seguito all’aggiornamento del Piano Territoriale e Paesistico che la Regione si appresta ad effettuare in adempimento al nuovo Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio (Codice Urbani). In tale contesto occorrerà riconsiderare le scelte dimensionali ed insediative previste nell’attuale PTCP , per aggiornarle e soprattutto dedicare una attenzione maggiore alla tutela degli elementi del paesaggio agrario ed alla rete ecologica provinciale.Bisognerebbe anche , in questa ottica volta al risparmio del territorio agrario.
Istituire il “paesaggio naturale e seminaturale protetto” delle colline forlivesi. La legge regionale n.6/2005 sul sistema regionale delle aree protette prevede , tra le altre, anche una nuova tipologia di tutela per la quale non sono necessari né la costituzione di un ente appositamente dedicato, ne l’approntamento di nuovi e particolari strumenti di pianificazione in aggiunta a quelli offerti dalla legislazione regionale in campo urbanistico e paesaggistico. L’area interessata dovrebbe essere quella delle colline Forlivesi ,tra Castrocaro e Bertinoro , che contiene già oggi al suo interno alcuni Siti di Interesse Comunitario (SIC) la cui presenza sta ad indicare l’alta valenza naturalistica di questo territorio nel quale insiste anche la Riserva Naturale Regionale di Scardavilla. La Riserva, funzionante da anni, potrebbe costituire il perno della futura area protetta e diventarne la struttura tecnica e divulgativa di riferimento. Unire idealmente questo spazio geografico e pianificare l’uso del suolo in maniera univoca risponderebbe sicuramente ad alcuni obiettivi e particolarmente ai seguenti:
tutelare più organicamente gli aspetti naturali e paesaggistici presenti;
garantire una programmazione dell’uso del suolo attenta ai problemi di assetto idrogeologico che verrebbero così affrontati con normative comunali unitarie
favorire la realizzazione di percorsi fruitivi progettati e gestiti unitariamente
collegarsi al Parco regionale della Vena del gesso Romagnola, costituendo, di fatto, il suo prolungamento nel Forlivese;
contribuire ad arrestare il crescente utilizzo a fini edificatori ed abitativi della collina attraverso la realizzazione di seconde case
valorizzare le aziende agricole ed agrituristiche presenti e insieme a loro alcune produzioni di qualità come quelle vitivinicole
Istituire un’area protetta lungo l’asta del fiume Ronco, tra Meldola e Forlì. Occorre rompere gli indugi e rimuovere gli ostacoli che hanno finora impedito la mancata creazione di questa vera e propria area naturale protetta a ridosso dei principali centri urbani del comprensorio Forlivese. Gli enti locali interessati (Forlì, Meldola, Bertinoro e Forlimpopoli) avevano infatti deciso di realizzarla, attraverso la stipula di un apposito protocollo, ben otto anni fa. Lo strumento giuridico-amministrativo di tutela che si propone di utilizzare ora , per concretizzare finalmente questa scelta, è quello del “paesaggio naturale e seminaturale protetto”;uno strumento previsto dalla Legge di settore regionale (LR n.6/2005) . Obiettivo della creazione formale dell’area protetta deve essere quello di conservare innanzitutto gli habitat e le specie comprese nell’area in questione ,che fa parte del Sito di Interesse Comunitario “Meandri del fiume Ronco”, e contestualmente di valorizzare il tratto fluviale interessato sotto il profilo della fruizione didattica e per il tempo libero. Dato il ritardo accumulato in questi anni e gli innumerevoli studi condotti sullo stato ambientale dell’area ,riteniamo che questo obiettivo programmatico debba potersi realizzare entro i prossimi due anni. Nel contempo appare però altrettanto urgente che le amministrazioni interessate esaminino con grande attenzione e effettuino tutte le valutazioni di incidenza ecologica che potrebbero determinare sul Sito Comunitario interessato (“Meandri del fiume Ronco”) il progettato insediamento turistico-sportivo a complemento del campo di golf esistente ,la realizzazione di nuove arginature , così come il proseguimento delle attività di cava ancora funzionanti.
Conservare e valorizzare i beni comuni “senza prezzo”
(aria, acqua, foreste, fauna )
Dare un valore anche monetario ai così detti “beni comuni senza prezzo”, quali l’aria e l’acqua, è di fondamentale importanza per rivalutarne fino in fondo l’importanza per la vita dell’uomo. Nel mondo la detenzione di questi beni, soprattutto l’acqua dolce, costituirà sempre di più nel tempo un motivo di vantaggio nella competizione tra gli stati. Il rischio è che a fronte del surriscaldamento del clima l’acqua diventi ancora più scarsa e possano generarsi crescenti conflitti per il suo utilizzo. Per queste ragioni dobbiamo educarci al risparmio di queste risorse ed attivarci perché queste mantengano la loro integrità, sia quantitativa che qualitativa. In questa prospettiva assume il massimo di valore la scelta compiuta negli anni settanta di realizzare l’acquedotto della Romagna ;scelta compiuta dalle amministrazioni locali e regionale governate, in quegli anni, dalle sinistre. Quella scelta deve essere di insegnamento anche per il futuro pur sapendo la tutela e l’ utilizzo razionale della risorsa idrica passano innanzitutto dall’uso plurimo di tutte le fonti di approvvigionamento (piccoli invasi, stoccaggio di acqua in piccole casse di espansione perifluviali, utilizzo dell’acqua del Po ecc.) per evitare così al massimo il ricorso all’acqua di falda sia per i costi di pompaggio, sia per l’abbassamento del suolo che il suo massiccio prelievo necessariamente comporta.
L’acqua come bene comune. L’acqua è un bene prezioso, fondamentale per tutti gli esseri viventi e le attività dell’uomo, che deve essere usufruito da tutti; la sua disponibilità va garantita nelle condizioni segnate dai mutamenti climatici, dagli utilizzi eccessivi e impropri e dall’inquinamento dei corpi idrici.
Il primo problema che si pone è quello del risparmio e a questo fine andrà sviluppata una più forte iniziativa per ridurre sensibilmente i consumi in agricoltura (75% dell’idroesigenza) con sistemi di irrigazione che elimino gli sprechi e agendo sulle varietà colturali. Per l’industria occorre accentuare il recupero, riciclo e riuso della risorsa; per gli utilizzi civili si devono ridurre le perdite degli acquedotti e contenere i consumi domestici. Il completamento della rete secondaria del Cer, per sostituire con acqua del Po larga parte del prelievo dalle falde di agricoltura e industria nelle zone di pianura, dovrà continuare ad essere un punto fermo dell’azione di governo locale; questo consentirà di destinare agli usi civili gran parte della potenzialità degli acquiferi. Per i consumi civili va favorito l’uso prioritario di acque appenniniche, con integrazione stagionale dalle falde, secondo le prescrizioni normative nazionali che privilegiano la qualità della risorsa, il bilancio energetico attivo, l’economicità della produzione e quindi il contenimento dei costi tariffari. Ulteriore rilevante questione è la necessità di procedere ad una pianificazione strategica del risparmio idrico, finalizzata non solo a limitare ogni spreco di risorsa da parte dell’utente finale, ma anche a contenere entro valori non fisiologici le perdite idriche in rete. Contenere le perdite sia con studi di affidabilità e determinazione delle fallanze nelle reti di distribuzione idrica sia con tecniche di ricerca delle perdite occulte mediante indagini di campo sulla rete idrica urbana. La minimizzazione delle perdite idriche comporta non solo vantaggi di natura economica, connessi ai minori costi di captazione, stoccaggio, potabilizzazione, adduzione, distribuzione, nonché di raccolta, trattamento e smaltimento di acque reflue, ma anche significativi benefici di natura ambientale, in relazione ai minori prelievi di acque di superficie e sotterrane.
Forlì - Interventi sulle fognature comunali Gli interventi necessari sulle fognature comunali a Forlì sono di diversa natura. Innanzi tutto nel centro cittadino occorre completare la separazione fra fognature bianche e fognature nere, in modo da favorire un miglior funzionamento del depuratore ed evitare tracimazioni di liquami nei corsi d’acqua in caso di piogge consistenti. Esistono poi interventi specifici che non devono essere ulteriormente differiti ( quali ad esempio le ristrutturazioni di diversi tratti di fognature nei quartieri Ronco, Coriano, Spazzoli, la sistemazione delle pendenze dello scolo Cerchia e l’eliminazione di scarichi abusivi sullo stesso ).
In termini di pianificazione è necessaria una verifica delle potenzialità del depuratore cittadino, in relazione agli incrementi in atto ed alle previsioni di espansione di residenze e insediamenti industriali.
Per quanto riguarda il forese è noto che - attualmente - esistono scarichi di acque reflue non trattate su corsi d’acqua superficiale o dispersioni non a norma nella terra, dovute a singole abitazioni o ad interi agglomerati ;le soluzioni per il forese dovrebbero privilegiare il trattamento locale, anche con soluzioni relativamente innovative, quale la fitodepurazione . Occorre dare corso ai progetti di trattamento che la Legge impone.
La governance delle multiutilities . La creazione di Hera ha posto indubbiamente problemi di indirizzo e di controllo dei Comuni azionisti, di qualità dei servizi erogati di rapporto con gli utenti e di livello delle tariffe.
Pur riconoscendo la giustezza del processo intrapreso l’esperienza condotta suggerisce ora la necessità di correzioni e di innovazioni che riguardano importanti aspetti di governance per favorire una gestione della multiutilitis più attenta alle esigenze poste dai cittadini , per regolare in maniera più trasparente, attraverso una autorità regionale competente, la tariffa di acqua e rifiuti, per fare funzionare in modo efficace i comitati degli utenti , per ridimensionare il livello di remunerazione del capitale dei servizi gestiti, di fatto, in regime di monopolio, snellendo la miriade di società collegate e ridimensionare in maniera consistente le indennità di carica dei numerosi amministratori della multiutilities e delle sue controllate.
Migliorare la qualità dell’acqua dei nostri fiumi . Questo obiettivo è da perseguire innanzitutto attraverso l’ammodernamento dei sistemi comunali di depurazione esistenti e favorendo la loro razionalizzazione, anche costruendo impianti intercomunali. Nel contempo occorre diminuire l’intensità degli spandimenti agrozootecnici per contenere l’apporto di nutrienti ai corsi d’acqua ed al mare.
Forestare le aree perifluviali L o scopo di questa azione deve essere quello di accrescere la funzione dei corsi d’acqua di corridoi ecologici naturali di primaria importanza per consentire così l’irradiamento di specie animali e vegetali tra le diverse fasce altimetriche del territorio.
Riqualificare i boschi delle aree dell’alta collina E’ importante incentivare la riforestazione di aree abbandonate per migliorarne la funzione estetico-paesaggistica , quella produttiva e la capacità di assorbimento di CO2. In particolare deve essere sviluppata la filiera legno energia, unicamente però con lo scopo di alimentare impianti di piccola taglia al servizio degli insediamenti rurali .
Redigere i piani comunali delle emissioni di CO2 Appare indispensabile che i Comuni più popolosi e più intensamente interessati da attività industriali o attraversati da sistemi viari importanti, e cioè i Comuni a ridosso della Via Emilia, si dotino di un Piano Comunale delle Emissioni avendo come obiettivo quello di rispettare almeno gli obiettivi di riduzioni di CO2 che il protocollo di Kyoto ha assegnato al nostro paese.
Tutelare la fauna selvatica , programmare attentamente i prelievi e contenere le specie più invasive Al pari di altre risorse naturali anche la fauna rischia di essere sempre di più considerata di proprietà di chi la preleva e di chi detiene i territori dove vive. Questa logica “proprietaria”, che la destra cerca di imporre, condurrebbe inevitabilmente alla riduzione della fauna selvatica a causa dello sviluppo di una caccia privatistica e consumistica . Gli attuali assetti organizzativi della gestione faunistica e venatoria , vanno quindi mantenuti e semmai perfezionati attraverso i seguenti obiettivi:
- aumentare le oasi di protezione della fauna selvatica nelle aree collinari e della pianura;
- rivedere la utilizzazione faunistica e venatoria del demanio forestale senza aumentare la percentuale delle aree cacciabili e tenendo conto degli istituti di conservazione (Parco e Siti di Rete Natura) presenti
- promuovere piani di contenimento delle specie più invasive ,ed in particolare del cinghiale per ridurne almeno del 50% la consistenza numerica nell’arco dei prossimi due anni di questa specie.
Le risorse dell’ appennino al servizio dello sviluppo della montagna e per la protezione della pianura
Gli sforzi compiuti dalle amministrazioni locali e dalla regione a favore delle aree appenniniche tra gli anni settanta e novanta hanno dato dei risultati apprezzabili in termini di sostanziale arresto dell’esodo e di tenuta produttiva. Restano però ancora alcuni comuni che rischiano di scivolare sotto la soglia della “sopravvivenza” . Nell’insieme la nostra montagna è però una delle più vitali dell’intero Appennino regionale. Ciò non significa tuttavia che non debba essere promosso nei prossimi anni, da parte della regione e delle amministrazioni locali, uno sforzo straordinario per bloccare le pericolose politiche che il governo sta per promuovere ,come nel caso della chiusura dei plessi scolastici minori, per mantenere i livelli accettabili dei servizi,garantire il sostegno alle attività produttive e aiutare l’ ammodernamento delle infrastrutture indispensabili per garantire parità di opportunità tra tutti i cittadini. Va inoltre riaffermato, con scelte programmatiche precise, che debbono attenere soprattutto al livello provinciale, lo stretto legame di interdipendenza che esiste tra montagna, collina e pianura per garantire un assetto territoriale armonico, che sia innanzitutto sicuro sotto il profilo idrogeologico e che garantisca un interscambio di valori e di risorse. La logica che deve presiedere a questa rinnovata integrazione funzionale , tra le diverse parti del nostro territorio,risponde alla convinzione che le aree più capaci di resistere alle difficoltà saranno quelli più coesi sia fisicamente che socialmente e economicamente. Quindi un impegno a favore dei territori interni del comprensorio non va concepito come una esigenza solo o tanto di queste aree ma come lo sforzo per irrobustire la coesione territoriale e le capacità competitive del forlivese nel suo insieme.
Aprire una seconda fase della vita del Parco Nazionale incentrata sullo sviluppo locale e sulla partecipazione delle comunità Su questo tema ,condividendo i contenuti del recente documento approvato da tutti i circoli del PD dei Comuni del Parco, si rimanda ad esso per quanto riguarda le strategie da perseguire e le azioni da realizzare. (Allegato 1)
Favorire la zootecnia e le produzioni tipiche .Occorre incentivare con forza il mantenimento delle aree aperte pascolive ancora presenti a ridosso ed all’intorno più immediato della foresta e del parco. Le istituzioni locali più interessate, come o le Comunità Montane e la Provincia, debbono impegnarsi per sostenere le filiere produttive “corte” , proseguendo ed innovando le iniziative promosse in questi anni ;
Promuovere il turismo di qualità Per favorire la permanenza dei giovani in montagna è necessario puntare anche , tra le altre cose, sul turismo di qualità che oggi, nel nostro crinale, ha soprattutto bisogno di una continua promozione ed organizzazione dell’offerta . In questo senso appare indispensabile elaborare e finanziare un programma di promo commercializzazione che veda protagonisti alla pari sia le istituzioni locali e la regione ,sia gli operatori privati . Importante è il contributo che può e deve dare la soc. L’AltraRomagna di cui dovrebbero essere riviste sia la mission specifica , sia la partecipazione dei privati ,anche in vista dell’attivazione dei nuovi programmi comunitari Leader plus.
Ridurre i tempi di percorrenza tra i centri dell’appennino e la Via Emilia Questo obiettivo costituisce uno punto strategico per la qualificazione e la tenuta del tessuto sociale, economico e culturale dell’intera provincia . In questo senso l’amministrazione provinciale deve proseguire con la realizzazione dei piani di ammodernamento delle strade di valle mettendo ai primi posti dei programmi di viabilità i relativi interventi
Migliorare la viabilità considerando la sua sostenibilità ambientale e sociale Riconsiderare il progetto di collegamento fra i sistemi tangenziali di Forlì e di Cesena attraverso la realizzare della via Emilia bis, sia per ragioni di consumo di territorio, per i rilevanti costi , per il fatto che non determinerebbe riduzioni nei tempi di percorrenza rispetto a quelli garantiti dal tragitto autostradale e infine il fatto che quest’opera consumerebbe tutte le future risorse per la viabilità nell’ambito della provincia di Forlì-Cesena. Per la via Emilia ci sembra sia più opportuno riprendere in esame la possibilità di migliorarne il tracciato con varianti specifiche da introdurre lungo l’attuale tracciato.
Coinvolgere i privati nella difesa del suolo e per una forestazione più produttiva Una moderna politica di difesa del suolo deve necessariamente essere fondata sulla programmazione e sulla prevenzione . Per questo è necessario rispettare coerentemente le previsioni contenute nei Piani di Bacino e sperimentare forme di contratto con i privati proprietari dei terreni agricoli ,e non, per impegnarli, dietro forme di contribuzione ed incentivi, nella difesa attiva del territorio e nelle piccole, ma importantissime, manutenzioni. Analogamente occorre non perdere di vista la funzione , in termini di difesa idrogeologica, che giocano le aree boscate dell’alta collina e del crinale dove è necessario continuare ad intervenire cercando di coinvolgere maggiormente i privati che sono insediati nel territorio ,anche nella stessa gestione del demanio forestale .
Risparmiare energia da fonti fossili per migliorare la qualità della vita
La sfida energetica è forse la principale sfida che l’umanità ha davanti a se. Non servono dati o scenari di prospettiva per rendere evidente l’esigenza di diminuire l’uso di energia da fonti prossime all’esaurimento o ad alto impatto. Investire nelle fonti energetiche rinnovabili è quindi indispensabile ma essenziale è ,innanzitutto, puntare al risparmio e all’efficienza energetica.
Se le grandi scelte circa le fonti di approvvigionamento dipendono da livelli decisionali che, come minimo, sono di scala nazionale, la lotta per migliorare l’efficienza ed il risparmio è invece, in buona misura, alla portata delle amministrazioni pubbliche locali. In questo senso anche nelle nostre realtà occorre che i programmi di governo locale partano dalla consapevolezza che le città sono il nucleo propulsore anche dell’attuale stato di inquinamento del pianeta e puntino alla realizzazione di progetti finalizzati all’autonomia energetica delle nostre città. Questo obbiettivo chiave, se metabolizzato da tutti gli attori in campo: amministratori,imprenditori, ricercatori e non ultimi i cittadini, darà risultati positivi in termini economici, urbanistici , climatici e culturali.Alcuni obiettivi in particolare, oltre a quelli già delineati all’interno dei capitoli precedenti possono e debbono essere perseguiti nel corso del prossimo mandato amministrativo ed in particolare i seguenti.
Promuovere la bioedilizia. Da parte delle pubbliche amministrazioni è indispensabile favorire, anche con idonei incentivi, i soggetti privati che intendono costruire utilizzando tecniche e materiali orientati al risparmi energetico nel suo complesso ed all’utilizzo di materiali tradizionali e reperibili in loco. Tutto ciò deve quindi valere in primo luogo per le nuove costruzione o i recuperi edilizi realizzati dalle pubbliche amministrazioni che debbono vincolarsi al rispetto rigoroso di queste tecniche approvando appositi atti regolamentari e di indirizzo
Aumentare l’efficienza e il risparmio energetico degli edifici pubblici. Gli investimenti nel campo della manutenzione degli edifici pubblici debbono includere, al primo posto, quelli orientati al risparmio energetico ed all’efficienza. In questo senso le amministrazioni locali debbono varare dei veri e propri programmi quinquennali di intervento ponendosi anche dei precisi obiettivi quantitativi di risparmio energetico e indirettamente di diminuzione delle emissioni.
Favorire la cogenerazione Nella realizzazione dei nuovi insediamenti abitativi e produttivi deve essere previsto una forte incentivazione se non l’obbligo di ricorrere alla cogenerazione
Premiare l’utilizzo di energie rinnovabili negli interventi edilizi pubblici e privati Prendendo spunto dalle esperienze già consolidate debbono essere adeguati i regolamenti comunali in questa materia e previsti incentivi , sotto forma di detrazione degli oneri di costruzione, per quegli interventi che si propongono di superare , in quanto a ricorso alle fonti rinnovabili,gli standard obbligatori previsti dalle amministrazioni locali o da specifiche normative in vigore.
Ambientalizzare le strutture della pubblica amministrazione
Qualsiasi azione pubblica nel campo della sostenibilità ambientale per essere credibile ed efficace ha bisogno ,a suo corredo, di essere affiancata da una costante ed incisiva iniziativa di comunicazione rivolta ai cittadini e, contemporaneamente, di essere improntata a comportamenti , da parte delle strutture pubbliche, segnate dalla massima trasparenza, snellezza, velocizzazione e semplificazione burocratica. Qualsiasi regola o vincolo devono poter essere comunicati in modo appropriato e semplice ed essere praticati e gestiti con linearità, tempestività e con il massimo di dialogo con il cittadino-utente, pena il dare luogo a reazioni di rigetto .
La capacità delle strutture pubbliche ,nel caso delle tematiche ambientali, deve quindi evolversi , affinarsi ed organizzarsi in modo più flessibile per riuscire così a corrispondere, più che in altri campi, alle mutevolezze delle situazioni che, per essere affrontate adeguatamente, richiedono risposte continuamente nuove .
Costituire strutture nella pubblica amministrazione dedicate alla sostenibilità ambientale Non si tratta semplicemente di ristrutturare gli uffici dedicati all’ambiente, magari per potenziarne l’operatività, serve invece una vera e profonda rivoluzione organizzativa delle strutture pubbliche che agiscono in questa materia. Occorre cioè passare da strutture dedicate e confinate sui temi più classicamente considerati di interesse ambientale (il verde, i rifiuti ecc.) a strutture di tipo trasversale che si occupino di tutte le problematiche che attengono alla sostenibilità ambientale all’interno della macchina organizzativa e che sappiano intervenire a supporto dei vari settori quando questi sono chiamati ad operare su temi che hanno a che fare con la sostenibilità ,per misurarne la coerenza generale o la congruità tecnica rispetto a parametri ambientali di cui l’amministrazione si è dotata.
Istituire gli assessorati alla sostenibilità ambientale Senza attribuire a questo obiettivo un valore risolutivo occorre tuttavia marcare , anche sul piano terminologico una certa discontinuità con il passato per indicare una accresciuta importanza ed attenzione politica che si vuole dedicare in futuro a questi temi.
Snellire, semplificare, coordinare Forse in poche altre materie serve, così come in campo ambientale, garantire una accelerazione dei tempi autorizzativi e soprattutto improntare lo stile amministrativo a un rapporto più aperto verso i privati senza che questo debba significare un allentamento delle verifiche e della cura con cui debbono essere esaminati i progetti ed i provvedimenti di competenza della pubblica amministrazione. Vanno, in questo senso, accentuati i controlli e potenziate le strutture dedicate, invertendo la tendenza che si è affermata in questi anni, sempre di più improntata alla minuziosa e burocratica disamina dei progetti, per poi assumere invece atteggiamenti lassisti e deboli in fase di verifica sul campo. In particolare si deve poi intervenire per dare vita a sistemi di coordinamento autorizzativi, tra i settori della stessa amministrazione, e soprattutto tra amministrazioni pubbliche diverse per sveltire i tempi di conclusione delle pratiche ed evitare ai cittadini una affannosa rincorsa tra un ufficio e l’altro. In sostanza deve potersi finalmente praticare la logica metodologica degli sportelli autorizzativi unici che per affermarsi hanno però bisogno che i decisori pubblici assumano orientamenti molto improntati al superamento delle attuali parcellizzazione delle funzioni e delle “gelosie” istituzionali .
ALLEGATO n. 1
UNA NUOVA STAGIONE PER IL “NOSTRO” PARCO
Una risorsa per il territorio. Un patrimonio per la nazione.
Le politiche nazionali e regionali hanno spesso dimenticato i territori e le popolazioni di montagna che per decenni hanno mantenute intatti ambienti naturali ,culture e tradizioni. La velocità dei tempi indotti dalla globalizzazione e la monetarizzazione di ogni bene ha, nel degrado complessivo del pianeta, ulteriormente marginalizzato le comunità più periferiche, sottovalutando le potenzialità insite nella conservazione e nella valorizzazione delle risorse naturali.
Quasi sempre gli interventi realizzati in montagna sono stati visti come il tentativo di fare sopravvivere gli insediamenti esistenti, quasi in chiave di assistenza, e non come investimenti in grado di migliorare la vita di tutta la popolazione, soprattutto di quella delle aree metropolitane. Le nuove politiche di Governo mirano a tagliare quei servi essenziali alla piccole comunità come scuola, sanità, trasporto pubblico semplicemente perché “non incidono” sui numeri della politica.
Oggi occorre cambiare radicalmente queste impostazioni per promuovere un nuovo ciclo di sviluppo qualitativo e ambientalmente sostenibile che consideri le aree più ricche di natura come centrali e strategiche per tutta la società.
In questo quadro i territori organizzati a parco naturale rivestono un ruolo primario e come tali possono rappresentare gli esempi di un nuovo rapporto tra la nostra civiltà e le risorse naturali.
Le nostre comunità locali vogliono essere dentro questi processi in modo da avere un potenziale vantaggio competitivo rispetto ad altri territori. Di questo bisogna avere piena coscienza ed assumersi tutte le responsabilità conseguenti.
Occorre quindi assumere una visione globale, dove il Parco diventa elemento fondamentale per la crescita culturale, sociale ed economica delle Comunità locali.
Il parco, quindi, come progetto innovativo di sviluppo locale incentrato sulla sostenibilità e come soggetto istituzionale promotore di buone pratiche di governo del territorio, deve tornare ad animare le speranze e gli sforzi delle nostre comunità per darsi un futuro migliore.
Per riuscire in questa missione, che il Parco deve e può svolgere, dobbiamo essere consapevoli che necessitano alcune condizioni di base:
le Comunità locali devono partecipare in modo effettivo al “progetto Parco”, attraverso la piena funzionalità della Comunità del Parco, inteso come progetto di sostenibilità e di sviluppo locale incentrato sull’uso razionale delle risorse naturali e sul protagonismo delle popolazioni residenti;
la Comunità del Parco deve essere parte attiva nella definizione delle politiche di tutela e di sviluppo del Parco
i cittadini ed i portatori di interessi organizzati che operano e vivono nei comuni del Parco devono essere coinvolti, attraverso nuovi strumenti partecipativi e di coinvolgimento, nelle scelte che debbono dare vita attiva al Parco
bisogna rivedere profondamente il rapporto tra l’Ente Parco e le istituzioni locali e regionali, partendo dal potenziamento della Comunità del Parco, nel segno del confronto preventivo, della cooperazione reale e non formale, rifuggendo da qualsiasi logica gerarchica;
aggiornare il modo di lavorare dell’Ente Parco in modo che assuma prioritariamente la missione dell’animazione locale e quella della promozione della sostenibilità ambientale;
modificare ed attualizzare le modalità con cui sono gestiti alcuni istituti autorizzativi, quali il nulla osta, e gli strumenti di programmazione e di pianificazione territoriale perché diventino un mezzo di reale cooperazione tecnica tra l’ente parco, gli altri soggetti interessati, le istituzioni locali ed i cittadini.
studiare forme di avvicinamento tra la popolazione, gli uffici dell’Ente e le attività di sorveglianza del territorio, per improntare prioritariamente un rapporto di collaborazione costruttiva che ponga l’Ente e le istituzioni locali al servizio della popolazione, in un ottica condivisa di conservazione e sviluppo sostenibile del territorio;
promuovere il volontariato ambientale, anche attraverso nuove forme di coinvolgimento dei residenti, in quanto componente attiva del nostro territorio;
fare assumere agli enti locali, alla regione ed ai ministeri competenti (ambiente e agricoltura) impegni ed intese programmatiche precise e vincolanti in ordine alla gestione dei rispettivi demani, ai sistemi autorizzativi (che debbono essere improntati alla semplificazione burocratica), alle iniziative di valorizzazione del turismo, dell’agricoltura di qualità e di promozione della ricerca, dell’educazione e della divulgazione in campo naturalistico;
fissare per la fine del 2008 una vera e propria “conferenza programmatica del parco”, da articolare in sessioni tematiche e da concludere con l’approvazione di un documento programmatico contenente le priorità d’azione per i prossimi tre anni, condiviso e sottoscritto dall’Ente Parco, dalla Comunità del Parco, dalle Regioni, dagli Enti Locali, da proporre all’arricchimento ed all’implementazione da parte dei portatori di interesse locali.
Per creare le condizioni migliori, necessarie ad avviare questo percorso, è necessario si concludano rapidamente alcune operazioni amministrative e si definiscano alcune scelte operative, ed in particolare le seguenti:
l’approvazione definitiva del Piano del Parco e la conseguente apertura di un tavolo di lavoro con gli Enti locali dedicato alla sua revisione;
la redazione e l’approvazione del Programma socio-economico;
la redazione e l’approvazione del Regolamento di gestione;
la nomina del direttore del Parco, da parte del Ministro dell’Ambiente e, in prima istanza, la definizione della terna di candidati;
la formulazione di un accordo tra il Consiglio Direttivo e la Comunità del Parco teso a definire con precisione le forme della reciproca consultazione e le modalità dei rapporti politico-istituzionali tra questi due organi;
la realizzazione di un progetto pianificato di comunicazione turistica sul Parco che coinvolga l’Ente Parco, i Comuni, le Provincie e le Regioni ad esso collegato al fine di contrastare l’attuale momento di crisi del settore.
Allegato 2
Miglioramenti del nuovo impianto di incenerimento di Hera a Forlì
“ Miglioramenti del forno e della combustione“
La recente legislazione indica chiaramente la necessità di adottare tecniche di incenerimento aggiornate e valide. Coerentemente con tale indirizzo la griglia del nuovo forno, adottata dalla terza linea di incenerimento - ora in fase avanzata di costruzione - è certamente innovativa; essa inoltre è già stata referenziata con successo nell’ inceneritore realizzato in modo analogo a Ferrara, da poco in funzione.
L'innovazione è ottenuta attraverso modifiche impiantistiche di rilevo ( relative al controllo della distribuzione spaziale e temporale della portata dell'aria comburente - che dà la possibilità di " modulare " la potenza termica del forno - ed al raffreddamento ad acqua dei componenti della griglia stessa ).
I miglioramenti impiantistici sopraddetti, oltre a generare una minore produzione di inquinanti, danno al forno una nuova caratteristica - non esistente in ugual misura nei vecchi forni a griglia - che consente di accettare rifiuti a potere calorifico molto variabile ( da 1800 a 4600 Kcal/Kg ); ciò significa che, nel nuovo inceneritore di Forlì, potrà essere bruciata una frazione residua da raccolta differenziata ad elevato potere calorifico e ridotto contenuto di frazione organica.
Inoltre una più completa combustione produrrà minori quantità di ceneri da trattare e porre in discarica o inertizzare.
Poichè il carico termico dell'inceneritore è stabilito e non può essere aumentato - se non altro per non danneggiare l'impianto - al più alto potere calorifico del rifiuto, funzione dell'obiettivo che sarà raggiunto di raccolta differenziata e della nuova composizione del rifiuto da incenerire, corrisponderà una riduzione della massima potenzialità dell'inceneritore in termini di tonnellate/anno di rifiuto bruciate.
In altri termini, per non superare la massima potenza termica del forno, che non può tecnicamente essere aumentata, se la raccolta differenziata raggiungerà obiettivi importanti si dovranno bruciare quantità minori di rifiuti che avranno potere calorifico maggiore, e ciò sarà consentito dal forno.
Questo ridurrà l’ eventuale incentivo a limitare l'obiettivo di raccolta differenziata in relazione all' esistenza di un nuovo inceneritore ( a meno che non vengano importate da fuori Provincia rifiuti urbani tal quale; ma la legge non consente l'acquisizione di rifiuti urbani da fuori Provincia ).
Viceversa, anche in relazione all’aumento della raccolta differenziata, risulterà minore la possibilità di utilizzo delle due vecchie linee di incenerimento esistenti, che andranno, anche per tale ragione, dimesse.
Infatti, allo scopo di poter utilizzare il forno a griglia in linea con l'attuale normativa, oltre che per poter tecnicamente bruciare i rifiuti a più alto potere calorifico derivanti da un efficiente raccolta differenziata, è indispensabile avere le griglie innovative del nuovo inceneritore; ma le vecchie linee tali griglie innovative non le hanno: il vecchio impianto non servirà più quando si raggiungerà un buon obiettivo di raccolta differenziata.
Hera pertanto dovrà mettere fuori uso le vecchie linee in tempi brevi, correlati con la definitiva entrata in funzione della terza linea.
" Potenziamento dei sistemi di monitoraggio degli inquinanti ".
Le normative relative all'incenerimento richiedono il monitoraggio continuo al camino di un elevato numero di parametri di processo e di tenore di inquinati nei fumi. Anche in relazione alla necessità di ottemperare agli indirizzi delle normative europee, e per venire incontro all’ esigenza di maggiore trasparenza nella gestione degli impianti, Hera ha deciso la realizzazione di alcuni aggiornamenti e potenziamenti dei sistemi di monitoraggio.
Molti parametri e molte misure che rivelano la presenza di inquinanti, sono tipicamente misurati in continuo solo all'uscita dal camino; nel nuovo inceneritore invece molti inquinanti sono rilevati anche a monte del camino; in tal modo eventuali tendenze allo " sforamento " dei limiti imposti dalla normative possano essere corretti più tempestivamente, anche in modo automatico, con interventi sui processi ( interventi sulle portate dei reagenti usati negli impianti di abbattimento inquinanti e, se necessario, interventi di modulazione dello stesso processo di combustione, fino al blocco automatico dell'alimentazione di rifiuti al forno ).
Questi interventi anticipati potranno evitare che, per inerzia dei processi stessi, gli sforamenti si verifichino anche per poco tempo.
Le misure delle quantità di prodotti emessi, insieme ad altri parametri importanti di processo, saranno trasmesse ad un centro integrato di telecontrollo degli impianti, che Hera ha realizzato presso la sua sede di Rimini. In tale sede una “ Sala Controllo “ dedicata riceve e riporta in tempo reale su un grande schermo tutte le misure importanti fatte su diversi nuovi impianti di incenerimento, compresa la terza linea di Forlì; la figura mostra una tipica schermata. L’organizzazione che gestisce queste misure è indipendente dalle strutture operative, e si configura come un Ente di Controllo interno di Hera stessa; il suo scopo è quello di garantire supporto alle unità operative che eserciscono gli impianti, attraverso un competente esame delle situazioni di esercizio, con possibilità di intervento in caso di malfunzionamenti.
Si ricorda che, in ogni caso, le misure relative ai parametri monitorati al camino sono messe in rete in tempo reale e rese visibili ( in termini di medie giornaliere ) su Internet, al sito di Hera-Ambiente, oltre che, come richiesto dalle Leggi, conservate in forma cartacea sotto la responsabilità penale dei responsabili di impianto.
Hera infine ha tenuto conto del fatto che i criteri di monitoraggio di diossine e metalli pesanti emessi dal camino non sono mai stati soddisfacenti, e che i relativi rilievi sulle ricadute al suolo anche sono insoddisfacenti. In relazione alla recente realizzazione e qualifica di nuova strumentazione, Hera ha introdotto nella terza linea dell’inceneritore di Forlì sistemi in linea di campionamento che consentono una periodica e frequente misura della presenza di diossine e di mercurio nei fumi.
“Pretrattamento rifiuti “
Le due linee di incenerimento esistenti dispongono di un sistema di pretrattamento del rifiuto urbano, che era originariamente indirizzato sia all'eliminazione di ingombranti, sia alla separazione di organico e ferro. Questo sistema è fisicamente legato alle due vecchie linee di incenerimento ( è nello stesso edificio del vecchio inceneritore ), è alimentato in parallelo ad esse, ed ha una limitata potenzialità ( circa 20 tennellate/ora di rifiuto tal quale ).
La linea di selezione ingombranti è fuori uso: oggi essa ha minore importanza in relazione all'avvio delle stazioni ecologiche che recuperano gran parte degli ingombranti.
La linea di separazione della frazione organica è alimentata dalla stessa benna che alimenta i vecchi forni; essa dispone di un deferrizzatore e, avendo un solo piccolo vaglio, produce un organico di cattiva qualità e una frazione secca contaminata da organico.
Evidentemente, con lo smantellamento delle due linee di incenerimento esistenti, questo impianto, troppo piccolo e già ora poco sfruttabile, non servirà più; converrebbe allora rimuoverne i componenti, per trasferirli in un nuovo analogo impianto di separazione del rifiuto tal quale nelle sue frazioni secca e organica, con pressatura della frazione secca; tale impianto infatti può essere solo realizzato a fianco di un nuovo o di un esistente impianto di compostaggio, in modo da evitare inefficienti trasporti.
Nello spazio reso così disponibile nell’area di Coriano di Forlì, potrebbe essere invece realizzato un impianto di inertizzazione delle scorie e delle ceneri leggere prodotte dalla nuova linea di incenerimento.
Nota: Inertizzazione delle ceneri e delle scorie
Le ceneri leggere recuperate dai filtri dell' impianto di incenerimento e le scorie estratte dal forno sono rifiuti che possono essere pericolosi; essi quindi vanno trasferiti in discariche di livello opportuno. Si può tuttavia prevedere la loro " inertizzazione " : questo processo consiste nell'inglobare le ceneri o le scorie , preventivamente deferrizzate e triturate, in matrici cementizie costituite da opportuni manufatti ( ad esempio dei cubetti o delle piastrelle ) additivate da particolari elementi che conferiscono ai manufatti in questione compattezza strutturale e, soprattutto, non " lisciviabilità " (questi manufatti posti in acqua, anche molto a lungo, non rilasciano particolati e percolati, e possono così essere utilizzati come riempimenti o pavimentazioni, senza inviare ceneri e scorie in discarica ).
Le tecniche di inertizzazione sono state qualificate fin dagli anni '70, e l'Azienda che gestisce i Rifiuti a Modena ha una particolare competenza in materia.
Poiché tale Azienda è ora integrata in Hera, è adesso più alla portata di Hera la possibilità di inertizzare le ceneri prodotte a Forlì, consentendone il ri-uso senza inquinamenti ulteriori.