Al Sig. Sindaco del Comune di Sarzana e p.c. all’Ufficio Tecnico
Sarzana, 08/08/2009
Oggetto: Osservazioni alla VARIANTE AL PIANO PARTICOLAREGGIATO DI INIZIATIVA PUBBLICA AREA PROGETTO N. 3 – VIA MUCCINI adottata con delibera n. 29 del 30/03/2009 e n. 59 del 09/07/2009. |
OSSERVAZIONI DI CARATTERE SPECIFICO
e) VIA MUCCINI
34. Siamo convinti che la modalità di edificazione di via Muccini, con edifici di 7 piani di altezza, sia una scelta che modifica gravemente in senso negativo l’immagine di Sarzana. Si tratta di un ingresso pesante: che introduce non un carattere di nuova urbanità, ma di greve perifericità nella città. Non siamo dell’opinione che si debba escludere qualsiasi forma di edificazione, ma pensiamo che si debba progettare una edificazione leggera, che sia la giusta premessa, per il visitatore e il cittadino, all’incontro con gli spazi e i valori urbani del centro storico. Il principio di portare l’edificazione a 7 piani – introdotto dai precedenti piani regolatori – ha portato a produrre condomini di cattiva qualità, che sono sotto gli occhi di tutti: con una sensibile perdita della qualità urbana di Sarzana. Il fatto che la proprietà sia impegnata in operazioni immobiliari non significa che non si debba ritornare – per correggerle in funzione di un piano più misurato e credibile – alle scelte edificatorie del ’94.
35. UNIECO, proprietaria del 60% delle aree del progetto produce anche mattoni, proprio come quelli che utilizza l’architetto Botta prevalentemente nelle sue costruzioni. Esiste una relazione tra la scelta dell’architetto Botta e l’uso di tali materiali? – uso che avvantaggerebbe doppiamente il proprietario delle aree e costruttore, nonché produttore degli stessi laterizi – oppure al contrario la scelta del mattone rosso è stata pensata in quanto la più idonea alla tradizione costruttiva sarzanese?
36. Sarzana è una città solare. Il nuovo progetto di via Muccini snatura l‘approccio alla città, oscura l’ingresso, il palazzo a ponte impedisce entrando da quella via di scorgere le colline sovrastanti (direzione Fosdinovo), deforma il paesaggio e lo skyline. La considerazione giustificazionista fondata sulla preesistenza di palazzi di altezze analoghe (peraltro non vera) non può da sola validare tale ampliamento volumetrico in quelle aree. Le volumetrie a sei-sette piani della edificazione esistente sono orribili edifici che tornano a disdoro di Sarzana. Vogliamo continuare su questa strada?
37. Il progetto di riqualificazione della periferia ovest di Sarzana, così come commissionato dall’amministrazione comunale all’architetto Botta, presenta evidenti criticità sin dai suoi stessi fondamenti: le volumetrie eccessive che trasformano l’intervento urbanistico in una forzata e innaturale espansione della città, segneranno fortemente il territorio, mutando irrimediabilmente il paesaggio. La trasformazione di quella disorganica periferia che in teoria dovrebbe essere oggetto di riqualificazione creerà in realtà un ibrido urbanistico, un quartiere di periferia che pur avendo nelle intenzioni dell’amministrazione un carattere di nuova centralità, non si collegherà né con il centro storico, né con l’edificato esistente oltre la linea di demarcazione della ferrovia; sarà un quartiere caratterizzato da edifici imponenti che graveranno sugli edifici preesistenti (di dimensioni ben più modeste), e insisteranno su vie e spazi aperti troppo ridotti per non risultare soffocati. La “nuova” città apparirà certamente inadeguata ed estranea al contesto, pur modificandolo in modo così evidente. Al fine di evitare di ripetere gli errori drammatici di un recente passato, che hanno permesso un utilizzo indiscriminato delle campagne, la nascita di caotiche zone a carattere commerciale, e in centro hanno permesso addirittura di edificare lungo i fossati, si ritiene assolutamente necessario ripensare all’intero intervento, cercando soluzioni più aggiornate che tengano conto delle reali esigenze della città e dei suoi abitanti.
38. Perché
non pensare ad un nuovo ingresso alla città, non caratterizzato da
palazzoni, ma da zone verdi alternate ad edifici dalle soluzioni e da
materiali all’avanguardia? Perché non cogliere l’occasione per
ripensare alla distribuzione degli edifici destinati alle scuole che
a Sarzana sono di epoche, dimensioni e collocazioni estremamente
variegate, caratterizzati tutti da problemi diversi, destinando la
zona di ingresso alla città all’edilizia “scolastica”,
realizzando una sorta di campus “diffuso”, corredato anche di
adeguate strutture sportive, con spazi verdi, adeguati al terzo
millennio? |