Desta polemiche la bocciatura dei Sert da parte di Letizia Moratti. “Daremo i soldi solo a chi si impegni nel recupero integrale e nel reinserimento lavorativo, non più a chi punta alla riduzione del danno” aveva minacciato il sindaco. “Non siamo d’accordo” hanno risposto gli addetti ai lavori, quelli che con i tossicodipendenti lavorano ogni giorno. Tossicodipendenti sempre più diversi dagli eroinomani emarginati di un tempo. L’ultimo dato parla chiaro: secondo l’analisi delle fognature milanesi operata dall’Istituto Mario Negri, ben 20 abitanti su mille farebbero uso di cocaina, un numero che andrebbe raddoppiandosi nel weekend. Come aiutarli?
“La nostra funzione principale è la cura. – precisa il dottor Maurizio Trombini del Sert di via Canzio - Ma quando questo obiettivo non è possibile ci dobbiamo accontentare di altri risultati”. Trombini quindi lancia una provocazione: “Che cosa dovremmo fare? Lasciare che i malati terminali muoiano? No, la nostra cultura ci porta a trattare anche il malato che non possa essere curato”. Le modalità d’aiuto sono diverse: dal sostegno psicologico, all’inserimento nei servizi sociali, fino alle cosiddette terapie per la riduzione del danno. “Quando non ci sono alternative somministriamo dei farmaci sostitutivi come il metadone. Questo può essere il primo passo verso un percorso che porterà alla guarigione”.
Non solo i Sert al centro della polemica. La Moratti ha parlato chiaro: “Non daremo più soldi per le macchine scambiasiringhe”. A Milano queste macchine, figlie dell’emergenza Aids degli anni Novanta, sono in tutto diciotto: da Stazione Centrale a Piazza Firenze, da viale Fulvio Testi a viale Ortles. “La loro istallazione – spiega Franco Zuin del Dipartimento Dipendenze del Comune, l’organo che cura la gestione dei distributori – fu decisa proprio dal Comune nel 1997. Se ora sono cambiate molte cose lo dobbiamo anche a questa politica”. Non esistono dati recenti, ma fino a tre anni fa su 100.000 siringhe distribuite ogni anno, ben 80.000 venivano restituite. Il sistema è semplice: si mette dentro una siringa sporca e gratuitamente ne viene erogata una nuova, sigillata. “Prendiamo atto dell’opinione della Moratti, ma non possiamo fare a meno di ricordarle che i nostri interventi, seppur di bassa soglia, sono importanti”. Se i Sert si rivolgono a chi ha già riconosciuto il problema e vuole uscirne, i servizi del dipartimento Dipendenza cercano di avvicinare i tossicodipendenti che non hanno alcuna voglia di voltare pagina, attraverso le Unità notturne e i due centri di Drop-in. “Non tutti sono nella condizione di volersi curare, questa è la realtà. Con le unità di strada andiamo nei luoghi della marginalità e dello spaccio. Non distribuiamo solo siringhe e preservativi, ma cerchiamo di aprire gli occhi ai nostri utenti, di dar loro una scossa. Nei due centri Drop- in inoltre, diamo ai tossicodipendenti la possibilità di lavarsi, farsi il bucato, ricevere informazioni”. Sono circa cento al giorno i loro utenti, alcuni passano per non tornare altri, invece, cominciano proprio da qui il loro cammino verso la guarigione”. Un metodo molto diverso da quello intrapreso dalla Comunità Exodus. Secondo il suo fondatore Don Antonio Mazzi, infatti, “si potrebbero spendere meno soldi per queste attività finanziando maggiormente la prevenzione”, ma “tutte le strutture sono importanti, e non bisogna certo ingaggiare una lotta tra comunità e servizio pubblico”.
Intervista a Luciana Muscas
“Siamo con il Sindaco Moratti”. I genitori del Movimento Antidroga di Rozzano (MAR) non hanno dubbi: “Sì al recupero dei tossicodipendenti, no al mantenimento di zombi che girano per la città.” Parola di Luciana Muscas, mamma volontaria di questa associazione nata dall’unione di genitori accomunati da un’esperienza di droga in famiglia.
Cosa avete apprezzato delle parole del sindaco?
“Ha fatto bene a puntare sul recupero. Non siamo più disposti a finanziare istituzioni che mantengano degli zombi”.
Ad esempio?
“Spesso i Sert non somministrano il metadone a scalare ma a mantenimento. In questo modo non c’è via d’uscita”.
Di cosa vi occupate?
“Agiamo da filtro. Lavoriamo con diverse comunità e medici. Quando i tossicodipendenti si rivolgono a noi cerchiamo di indirizzarli verso le persone che possano aiutarli nel modo migliore”.
Quanti vi chiedono aiuto?
“Moltissimi giovani ma anche numerosi genitori che non sanno bene come aiutare i loro figli”.
E’ favorevole all’idea dell’Assessore De Albertis di fornire ai genitori degli adolescenti un kit per testare se i loro figli fanno uso di droga?
“Noi siamo per la prevenzione. Quindi sarebbe meglio arrivare prima che si presenti il problema”.
Quali consigli date ai genitori?
“Venite ai nostri gruppi di auto-mutuo aiuto perché ascoltare le testimonianze di chi ci è già passato è molto utile. Dà speranza a chi spesso non ne ha più.
Qual è, invece, l’errore da non fare mai?
“Dare soldi e sforzarsi di credere a situazioni paradossali. Bisogna capire quando i nostri figli ci raccontano delle menzogne. E’ pericoloso chiudere la mente e far finta di non vedere.”
Intervista a Fabio Sbattella
“Uscire da una dipendenza richiede molto tempo”. Il monito arriva da Fabio Sbattella, docente di Psicologia dello Sviluppo presso l’Università Cattolica. Lui che è anche responsabile dell’Unità di Ricerca in Psicologia dell’emergenza e per anni ha svolto attività come terapeuta della famiglia, non vuole entrare nella polemica ma ricorda il motivo originario che spinse all’installazione di queste macchine.
Perché vennero installate?
“E’ stata un’iniziativa importante per combattere la diffusione dell’Aids e dell’epatite. Le siringhe venivano abbandonate nei parchi dove andavano a giocare i bambini con il rischio che ne venissero in contatto”.
Ora però i dipendenti da eroina stanno diminuendo…
“E vero, il problema della dipendenza non è quasi più legato al consumo di eroina, ma alla cocaina e all’alcol. E rispetto a questi problemi la questione delle macchine scambiasiringhe cambia poco”.
E’ d’accordo anche con l’Assessore De Albertis?
“Vorrei sapere se in altre città del mondo paragonabili a Milano ci sono stati dei risultati soddisfacenti. Se invece la città di Milano si propone come avanguardia è necessario strutturare un impianto di verifica su campioni sperimentali”.
Cosa dovrebbe fare un genitore do fronte alla prova del nove?
“Innanzitutto va detto che non sempre sono i genitori a dover scoprire i figli. Spesso è il contrario. Le nostre ricerche parlano di tossicodipendenti di 30-40 anni che magari hanno figli. Oppure potrebbero essere le fidanzate ad avere dubbi sui propri partner o i datori di lavoro sui propri dipendenti”.
Da terapeuta della famiglia quale consiglio dà a chi si trovi a convivere con problemi di droga?
“Essere presenti, ascoltare e dialogare”.