di Silvano D'Alto Anche
un intervento limitato come Piazza Terzi e via Muccini – preziose aree
residue della prima periferia di una centralità antica – richiede di
costruire una visione di insieme di nuovi fattori generatori di senso
urbano. Nel
tentativo di aprire una problematica ampia e complessa si indicano tre
filoni di indagine e di relazioni da strutturare sul territorio: Il
rapporto città–campagna è stato nel corso della storia millenaria di Sarzana il fattore che ha dato senso alle forme della vita quotidiana,
nella città e nella campagna. Senza quella relazione non ci sarebbe
stata né la città – nelle modalità in cui storicamente la conosciamo –
né la campagna, come opposto, e realtà complementare della città. Oggi
quel rapporto è radicalmente mutato: la società industriale, prima, e
quella post-industriale, poi, lo hanno destrutturato. Oggi abbiamo
residui – relitti – di vita urbana e residui – relitti – di vita
agricola. Ma
la vita urbana – nella varietà di forme, di luoghi e di tempi – resta
un valore centrale delle società occidentali: memoria, identità,
relazione sono dimensioni strutturanti – dinamiche, non statiche –
della città: che qui possiamo utilmente intendere quale “punto di
massima concentrazione delle energie e della cultura di una comunità”
(Mumford). Sarzana
vive, come ogni altra città occidentale, la temperie della
trasformazione: la campagna ha subito un violento processo di
urbanizzazione, la città è ricondotta ad una parte (centro storico) che
ha perso il rapporto col tutto – appunto quell’antico rapporto
città–campagna – che le dava vita e senso. La ricostruzione ci pone davanti alla “città in frantumi”. Ogni
intervento spazio–temporale – cioè ogni attività edificatoria –
dovrebbe far nascere l’impegno a pensare in termini globali: di nuova
città, nuovo ordine urbano, per superare ogni isolamento, ogni
individualismo solitario. Questo è un compito di tutti: non solo è un
compito tecnico, ma politico, nel senso più ampio e onnicomprensivo:
quello di costruire la ‘civitas’, come comunità; la ‘urbs’ come forma
dello spazio vivente; la ‘polis’ come governo della città. Tenere
separate per principio queste tre parti vuol dire perdere la
possibilità di costruire la nuova città. Nella urbanizzazione diffusa della Val di Magra – nello ‘sprawl’ (rapida e disordinata crescita di un'area metropolitana, anche in città di piccole dimensioni - n.d.r.)
della piana – nel labirinto di una edificazione che cresce trasformando
ogni residuo di rendita o reddito agrario in rendita urbana, nasce il
fenomeno – per noi positivo – degli orti urbani. Ossia di una
produzione orticola che non è ordinata alla filiera mercantile, ma che
esprime il piacere di un rapporto pieno e libero con la fertilità della
terra, con la bellezza della sua produzione; con un impegno che ha
spesso nel dono
la sua motivazione profonda. Si tratta di una dimensione sempre più
diffusa nel contesto urbano e suburbano europeo e ovunque è accolta
come un momento positivo: culturalmente, economicamente, socialmente.
È importante assumere tale fenomeno come un momento strategico per
produrre nuova relazione di senso nella città da costruire come
prospettiva di futuro. Va da sé che la città non è riconducibile – nel
senso qui assunto – alla realtà parziale del centro storico, ma è un
nuovo sistema di relazioni che unisce una complessità di elementi –
geografici sociali culturali – del territorio della piana. Ci
si deve chiedere – con un senso batesoniano – che cosa connette orti
urbani e città, cioè quali valori sono da selezionare e coltivare, come
un dato culturalmente significativo di nuova vita urbana, per produrre
la relazione orti urbani-città. Un problema che è già avuto alcuni
utili approfondimenti. Quando
le strade del Parco-campagna si riempiono di visitatori incuriositi e
attratti da un mondo che è in gran parte scomparso, il parco campagna
diventa città, perché suscita l’incontro, la mescolanza, l’esperienza
di una identità che si apre e cerca di ridefinirsi in rapporto alla
storia. Ma quando nella città cresce un albero che appartiene alla
campagna, allora è la campagna che entra in città: perché quell’albero
è memoria e progetto di novità, nel contesto che lo risignifica. Il
fiume è una realtà geograficamente, economicamente, culturalmente
Introdurre
il senso del fiume – invece dell’evento metropolitano – avrebbe portato
a ridurre un poco le volumetrie e a cercare di costruire quella
dimensione di ‘città sostenibile’, che è progetto di nuova città. La città è progetto: nel senso di un pensiero di città
che si genera lentamente, con contributo aperto di tutti, con la
crescita di una coscienza della ‘sostenibilità urbana’, che è coscienza
di futuro. Risolvendo i nostri bisogni del presente, dobbiamo pensare a
quello che lasceremo, in termini di civiltà e di cultura, alle
generazioni future. Tutto si rovescia in questa prospettiva. Non c’è spazio per le merci fini a se stesse. Occorre
riflettere sul bisogno di porre ‘limiti’ e ‘misura’ allo sviluppo, di
considerare la ‘decrescita’ come abbandono dalla quantità massiva e
come ricerca, invece, attenta e colta del senso. Praticare la
complessità come ricchezza di valori. da scavare in quella costruzione
tipica della condizione umana che è la cultura e, in particolare, la
cultura urbana. Sarzana:
verso una nuova idea di città. È un progetto che il piccolo – ma
generoso e intelligente – movimento partecipativo che si è generato a
Sarzana, può assumere come un seme fecondo: dal quale possano nascere –
nel prato oggi incolto e arido della urbanizzazione diffusa – i fiori
di una nuova bellezza urbana. I
tre filoni di analisi sono direttrici di ricerca, libere e creative: da
coltivare nella reciprocità degli scambi, dei frammenti di memoria,
nelle considerazioni più singolari e originali che ciascuno, individuo
o gruppo, può produrre. Una memoria collettiva e un progetto collettivo
da far nascere insieme: che siano l’humus di ogni futuro intervento
urbanistico, nella relazione di senso che connette in unità civitas,
urbs e polis. Silvano D'ALTO
- il rapporto ‘parco campagna-città’,
- il rapporto ‘fiume- città’.
Il
Parco campagna è una realtà che si sta lentamente e positivamente
consolidando. Ma non può restare un’isola di conservazione: deve farsi
un fattore che scava nelle tre direzioni segnalate: la storia,
l’identità, la relazione. Appunto, anche in questo caso, ci si deve
chiedere: cosa connette Parco-campagna e città. Ossia: in che misura il
Parco-campagna si fa evento non di un ‘revival’ rurale, ma di un nuovo
senso urbano. Il Parco-campagna – con il suo rigore di progetto ideale,
con la rivisitazione di storia, memoria, identità – si deve fare
produttore di valori da trasmettere al contesto della urbanizzazione
diffusa della piana: per impedirne la totale mercificazione nella
prospettiva della valorizzazione mercantile. Non serve un’isola felice,
ma un fattore propulsivo e dinamico di nuova cultura urbana. Alt,
dunque, alla valorizzazione edilizia della piana. E ricerca di quel
senso globale di ciascun nuovo intervento che dovrebbe orientare verso
una nuova idea di città. Non immobilismo, ma ricerca di senso, di
valori da introdurre: non merci, buone soltanto in funzione
dell’accumulazione di profitti individuali e di gruppi di interesse. Ma
ricondurre ciascun intervento ad un significato più ampio: del
pubblico interesse, ovvero della nuova città da costruire con un
impegno che unisca civitas, urbs e polis.
strutturale della piana sarzanese: è stato principio di vita rurale e
di benessere. Oggi è un mondo che lentamente sta uscendo da storici
processi di degrado. Ma il fiume nel sistema città-campagna è stato una
straordinaria energia di cultura e di socialità. Ancora, in questo
caso, ci possiamo chiedere che cosa connette oggi il fiume a questa
idea ampia, generale, di città. Qualche decennio fa, si entrava a
Sarzana dalla via Aurelia attraversando il ponte sul fiume Magra
portandosi ‘dentro’ il senso del fiume, dell’acqua, della umidità del
luogo, della freschezza della vegetazione. Oggi quel mondo di relazioni
è perduto, quasi orgogliosamente dimenticato. Questa orgogliosa dimenticanza – sia detto per inciso – è nella pesante edificazione della via Muccini del progetto Botta.