Al Sig. Sindaco del Comune di Sarzana

                                                                                  e p.c. all’Ufficio Tecnico

Sarzana, 08/08/2009


Oggetto: Osservazioni alla VARIANTE AL PIANO PARTICOLAREGGIATO DI INIZIATIVA PUBBLICA AREA PROGETTO N. 3 – VIA MUCCINI adottata con delibera n. 29 del 30/03/2009 e n. 59 del 09/07/2009.


OSSERVAZIONI DI CARATTERE GENERALE



1. Ci pare che sia mancata una reale pianificazione relativamente al progetto ed alla variante al piano regolatore adottato. La pianificazione dovrebbe costituire un prerequisito essenziale alla progettazione. Una amministrazione moderna si dovrebbe chiedere a priori a chi servono quelle costruzioni, le cubature, e a quali funzioni sarebbero dedicate: abitazioni uffici o spazi commerciali. Quali i rilievi e le previsioni demografiche per il futuro. Quali i rapporti tra espansione demografica e sviluppo economico, tra densità di popolazione prevedibile e spazi vitali. L’amministrazione ha prodotto a suo tempo studi e ricerche in tali direzioni? I risultati di questi studi sono a disposizione della cittadinanza affinché essa possa verificare la corrispondenza fra bisogni e prospettive di sviluppo della città e l’entità delle cubature proposte per le abitazioni, gli uffici e le attività commerciali previste dal progetto? La Variante acquisisce le superfici utili del ’94 senza aggiornare le problematiche. Dal 94 ad oggi c’è una consapevolezza nuova riguardo all’ambiente e riguardo al paesaggio e ci sono problemi economici e sociali nuovi, che richiedono un aggiornamento dei dati. La pianificazione del '94 (se c’è stata) doveva essere aggiornata, stante l’ampiezza e importanza dell’intervento: si tratta di una nuova area urbana che modifica completamente l’ambiente e il senso del paesaggio urbano. Occorre chiedersi, dunque: a chi servono le costruzioni previste nelle variante, come si conciliano con dinamiche attuali (modesto aumento di popolazione, chiusura di negozi, ecc.) che non le giustificano. Occorre chiedersi con quali criteri le superfici di variante sono suddivise in residenziali (47%, = 24.346), commerciali (20% = 10.360 mq), direzionali (19% = 9.842 mq), servizi (10% = 5.180 mq).


2. La forte volumetria prevista accentua il processo di esclusività del centro storico confermandone la sua destinazione a gruppi di più alto reddito, probabilmente provenienti dall’esterno. È il ben noto processo di ‘gentrificazione’ dei centri storici che sarebbe bene contenere, perché finisce per accentuare le disuguaglianze urbane, aumentare la rendita urbana, ecc. L’aumento volumetrico introdurrà forti conseguenze sul centro storico e su tutto il territorio: conseguenze sociali, di traffico, di immagine della città.

Su questi aspetti occorre portare l’analisi e la riflessione.


3. Sarebbe bello utilizzare questa occasione per creare una autentico spazio urbano dove gli elementi tipici della vita urbana di Sarzana possano continuare: dove possa svolgersi il mercato all’aperto, dove possano trovare opportuno spazio le attività artigianali, le mostre. Con questi interventi dove andrà a finire il tessuto delle piccole imprese mercantili e artigianali oggi in crisi anche a Sarzana? Si può pensare a un progetto che curi invece massimamente quel cordiale rapporto tra spazi aperti ed edificato che è la bellezza urbana di Sarzana, da tutti praticabile? Nell’attuale progetto gli spazi pubblici sono inadatti a sviluppare tali attività. Perché questo progetto non contempla anche spazi per mostre, attività artigianali, spettacoli all’aperto?


4. Un piano richiede che gli interessi privati siano inquadrati nell’interesse più alto: che è l’interesse pubblico. Qui ci sembra che venga meno proprio il senso della storia, della cultura e dell’immagine della città di Sarzana. Su questo punto esiste una ampia convergenza di opinioni da parte di cittadini, intellettuali, tecnici, come risulta dagli interventi raccolti nel blog del comitato “Sarzana, che botta!” (sarzanachebotta.blogspot.com). Si tratta di una Città che ha cambiato immagine negli ultimi 10 anni: Festival della Mente, Sconfinando, Libri in Strada, Lirica, Acoustic Guitar Meeting, Suona Garibaldi ecc. Il centro storico è migliorato moltissimo per la grande ristrutturazione, tanto da essere diventato noto come uno dei migliori centri storici liguri. E’ utile in questo momento storico snaturare questo processo con tale cementificazione?


5. Sarzana è una città divisa tra la parte urbana afferente al centro storico – al di qua della ferrovia – e quella al di là del fascio di binari. Si tratta di due mondi diversi e opposti: l’uno ricco di storia millenaria e di valori, l’altro sviluppato con una urbanizzazione diffusa sulla base della edificazione dei lotti di proprietà: una periferia sgangherata. Occorre superare la divisione: il progetto di Piazza Terzi potrebbe essere l’occasione per affrontare questo problema e per proporre una immagine di grande interesse per una Nuova Città di Sarzana. Chiediamo una revisione degli indici edificatori, una riprogettazione sia di via Muccini, sia dell’insieme Stazione autobus e Stecca sovrastante, Piazza coperta, Palazzo pentagonale; chiediamo di pensare a un collegamento strutturale con l’altra città, al di là del fascio ferroviario. Riteniamo che l’architetto Botta sia all’altezza dell’impegno: ma con consegne più leggere e con maggiore attenzione a Sarzana, che è sempre stata una libera città. con un forte senso dello spazio pubblico.


6. La concentrazione di grandi strutture in un’area compresa tra la ferrovia, l’asse di penetrazione viaria in città (via Muccini) e il centro storico; la forma, estranea al contesto urbano, delle edificazioni proposte e la loro ripetizione ossessiva a distanze brevi l’una dall’altra; il trattamento delle coperture (tutte rigorosamente piane) e l’uniformità (anche questa ossessiva) della ‘pelle’ in mattone a “faccia-vista”, estraneo alla tipologia ambientale della nostra Regione, proposta pervasivamente per la nuova città, costituiscono, a nostro parere, evidentissime lesioni all’assetto urbanistico dettato dal vigente PRG, deroga allo stesso PTCP.




7. Sembrerebbe doveroso sottoporre a verifica le superfici previste dallo strumento urbanistico approvato, dal momento che la mancata realizzazione delle cubature previste dal piano del ’94 induce a ritenere eccessive le previsioni a suo tempo (quindici anni orsono) formulate. Ad esempio l’andamento demografico di Sarzana non ha prodotto un incremento superiore alle 2.300 unità in trent’anni. Appare arduo sostenere che si possa produrre un’impennata nei prossimi dieci anni tale da incrementare la popolazione residente di oltre 1.000 unità, come le proiezioni del progetto riportano.


8. In attuazione delle direttive regionali, riguardanti l’obbligo di inserire nel PRG norme e regole riguardanti il cosiddetto “livello puntuale” del Piano Paesistico Regionale, il P.R.G. vigente ha assoggettato tutto il territorio di Sarzana a dettagliate prescrizioni riguardanti perfino la forma dei tetti e la posizione dei nuovi edifici. Nel caso di via Muccini (l’area di 6 ettari, lo ricordiamo, è posizionata tra il centro storico e la linea ferroviaria ) queste prescrizioni sono state ulteriormente approfondite (cfr. allegato al PRG denominato Area Progetto n°3, via Muccini), individuando, oltre alla distribuzione delle attività previste, anche allineamenti e articolazione dei volumi. Queste prescrizioni di Piano Paesistico Regionale vengono cancellate dalla nuova tipologia degli edifici, che appare più coerente con le produzioni laterizie del nuovo soggetto privato. Peraltro il nuovo piano, a differenza dell’attuale PRG e del Piano Paesistico, non indica in dettaglio la tipologia delle nuove costruzioni, dei materiali ecc. E’ generico. Né appare sufficientemente motivato il mutamento di indirizzo e si tace sulla deroga al Piano Paesistico Regionale.


9. L’imprenditoria privata sembra oggi in grado di imporre scelte urbanistiche distruttive di ambiente e paesaggio e di operare una gestione privata del territorio attraverso offerte alle amministrazioni locali che hanno una ridotta capacità di resistenza a causa del cronico disavanzo finanziario in cui versa l’intero settore degli enti locali. La variante chiesta dal privato, e l’adeguamento della Amministrazione alle scelte del privato con una concertazione in cui manca un chiaro segno di autonomia della Amministrazione, ha determinato la scelta dello stesso architetto per l’area pubblica e quella privata. Esiste un conflitto di interessi? Perché non è stata fatta una gara?


10. Il progetto presentato dal soggetto attuatore (ovvero dalla proprietà dei terreni) ha la capacità di imprimere un segno indelebile e di ipotecare pesantemente anche il prossimo strumento urbanistico. Un privato può svolgere, impropriamente, un ruolo di indirizzamento – culturale, urbanistico, tipologico e sociologico – che è proprio dell’Amministrazione della città? È necessario che l’Amministrazione si riappropri dei suoi ruoli e che non abdichi a chi, possedendo i terreni, impone – seppur con nomi di prestigio – progetti che sembrano essere ispirati e stimolati dalla massimizzazione della rendita immobiliare .



11. Botta è contemporaneamente architetto delle cooperative e consulente del Comune di Sarzana. Chi riterrà sia la sua committenza? La cittadinanza? Siamo noi cittadini che ci ritroveremo questo intervento sul groppone "da qui all'eternità", abbiamo il diritto di dire che non ci piace e pretendiamo, come faremmo per l'architetto della nostra abitazione personale, diverse soluzioni e soluzioni diverse.



12. Riteniamo che le eccessive volumetrie, la localizzazione (entrata da via Muccini) e l’insieme delle costruzioni nonché la loro morfologia e struttura possano modificare l’ambiente ed il paesaggio, deformando l’habitat, riducendo ulteriormente il verde pubblico e privato, depotenziando le naturali bellezze di una città che dal ‘500 mantiene una sua coerenza, architettonica e urbanistica. E che sino agli anni ’50 così si è mantenuta (per poi raggiungere il suo massimo ‘sottosviluppo’ con l’ultimo assedio degli ipermercati sulla variante Aurelia).


13. Siamo rimasti sconcertati dal progetto.

Memori degli ultimi dieci anni di urbanistica in cui la parola d’ordine di tutti i progetti presentati doveva essere: rigore, rispetto per la tipologia rurale, utilizzo di materiali umili tipici della nostra civiltà contadina, osservare il ricorso in questo progetto a tanto cemento e soprattutto a tanto mattone mi ha sconcertato; tali strutture si possono forse inserire in Emilia o in Pianura Padana, certamente non nel nostro paesaggio.



14. I temi della sostenibilità, dell’energia, della vivibilità, della sicurezza, della residenzialità, non sono nuovi ma oggi richiedono nuove e differenti modalità di risposta. Se serve alla città, occorre che si trovi anche il coraggio di proporre un ridimensionamento delle cubature residenziali, oppure che si congeli la sistemazione della periferia ovest in previsione del futuro strumento urbanistico. Non sarebbe giusto sospendere tutto in attesa del futuro strumento urbanistico?